a cura di Tommaso Pasquali
Pablo Bronstein torna a Palazzo Bentivoglio con un progetto installativo site specific, che traccia ironicamente una contro-narrazione del progresso attraverso oggetti e feticci del collezionismo popolare
22 gennaio - 25 aprile 2027
via del Borgo di San Pietro 1
Bologna
Pablo Bronstein, Ur-Utz, curated by Tommaso Pasquali, Palazzo Bentivoglio, Bologna, 2027
Bologna, 15 ottobre 2026. Ur è un’antica città mesopotamica, spesso e impropriamente considerata la prima città della storia, ma è anche il prefisso che indica ciò che è originario o primario. Utz è invece il nome del protagonista dell’omonima novella di Bruce Chatwin, eccentrico collezionista che nella Praga della Guerra Fredda vive appartato insieme alla sua raccolta di porcellane di Meissen. Da questi due riferimenti, apparentemente lontani, prende avvio Ur-Utz, la mostra personale di Pablo Bronstein che Palazzo Bentivoglio presenta dal 22 gennaio al 25 aprile 2027, a cura di Tommaso Pasquali.
Il progetto immagina un’evoluzione della civiltà industriale dichiaratamente falsa, anacronistica e pseudo-storica, costruita attraverso oggetti da collezione che rasentano spesso il kitsch, tra gusto popolare e aspirazioni borghesi. Giocattoli di latta, casette Old England di resina, animali in miniatura e soprammobili di ceramica Wedgwood diventano gli elementi attraverso cui Bronstein ricostruisce, con ironia e meticolosa precisione, una presunta genealogia della modernità.
La comprensione dei meccanismi sociali ed economici che si nascondono dietro le forme estetiche è il fondamento del lavoro di Pablo Bronstein, artista britannico di origine argentina che intreccia architettura, critica e decorazione, attraverso disegni, installazioni, performance e costruzioni scenografiche. «Abbiamo invitato Pablo Bronstein a confrontarsi con i sotterranei di Palazzo Bentivoglio nella maniera più radicale possibile: non con una mostra di opere, ma attraverso la costruzione di un’intera narrazione integralmente installativa. Ci interessava riportare al centro del discorso quella parte della sua ricerca in cui si manifesta su larga scala il suo sguardo disincantato sui moventi che si celano dietro al decorativo», spiega il curatore Tommaso Pasquali.
Ur-Utz nasce nel solco di un rapporto già consolidato tra Bronstein e Palazzo Bentivoglio, che negli anni ha acquisito diverse opere dell’artista, gli ha commissionato un lavoro per la mostra Felicissimo Giani (2023–2024) e ha esposto allo sguardo dei passanti Horological Piazza (2008) grazie al progetto di garage Bentivoglio. Con questa nuova mostra l’istituzione rinnova il proprio interesse per la ricerca di Bronstein con un progetto di più ampio respiro, in cui l’immaginario di epoche passate diventa uno strumento per mettere a nudo, con ironia sferzante, le pretese e le illusioni della modernità.
La mostra sarà accompagnata da un libro d’artista pubblicato da Koenig Books.
Pablo Bronstein è nato nel 1977 a Buenos Aires e vive e lavora a Londra. Si è formato alla Slade School of Fine Art (BA, 2001) e al Goldsmiths College, dove ha conseguito il Master in Visual Arts nel 2004. La sua ricerca è incentrata sull'architettura e sulle arti decorative e si esprime attraverso disegni, stampe, installazioni, video e performance dal vivo. I suoi minuziosi studi di architettura e design europei, storici o pseudostorici, spesso venati di ironia, indagano i temi dell'aspirazione sociale, dell'identità e della rappresentazione della ricchezza. Le sue opere intrecciano riferimenti che vanno dall'antichità romana al Barocco, dal Neoclassicismo al Postmoderno, interrogando il modo in cui l'architettura incide sull'identità personale, sui movimenti, sui comportamenti e sulle consuetudini sociali.
Ha tenuto mostre personali al Metropolitan Museum of Art di New York (2009), alla Tate Britain (2010), all'ICA di Londra e alla Konsthall Charlottenborg di Copenaghen (2011), al Centre d'Art Contemporain di Ginevra (2013) e al REDCAT di Los Angeles (2014). Nel 2016 ha realizzato la Tate Britain Commission, e nel 2017 il RIBA di Londra gli ha dedicato la mostra Conservatism, or the Long Reign of Pseudo-Georgian Architecture. Tra le mostre più recenti figurano Hell in its Heyday al Sir John Soane's Museum di Londra (2021), Cakehole da Herald St (2023), Horological Piazza al garage Bentivoglio di Bologna (2024) e The Temple of Solomon and its Contents a Waddesdon Manor (2025). Ha partecipato a Manifesta 8, a Performa 07 a New York e alla Tate Triennial di Londra. Le sue opere fanno parte, tra le altre, delle collezioni del British Museum, della Tate e del Victoria and Albert Museum di Londra, del Centre Pompidou di Parigi, del Brooklyn Museum e del Metropolitan Museum of Art di New York e del Museum of Fine Arts di Houston.
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