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mercoledì 1 luglio 2026

Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 PORTAMI IL FUTURO presenta GIBELLINA PHOTOROAD 2026 a cura di Arianna Catania

 


Edizione speciale del festival open air e site-specific di fotografia contemporanea tra architetture, piazze e spazio pubblico, inserito nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

 

4 luglio – 6 settembre 2026

 

gibellina2026.it


 

Gibellina, 1 luglio 2026. Nel suo decimo anniversario, Gibellina Photoroad torna dal 4 luglio al 6 settembre 2026 con un’edizione speciale inserita nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Per due mesi il festival curato da Arianna Catania e organizzato e prodotto dall’Associazione On Image, trasforma ancora una volta la città siciliana in un percorso espositivo a cielo aperto, accogliendo mostre, installazioni e interventi site-specific che mettono in dialogo fotografia contemporanea, architettura, memoria e paesaggio urbano.

 

Fulcro dell’edizione è Ruins of Renewal, nuovo progetto site-specific dell’artista olandese Erik Kessels (Roermond, Paesi Bassi, 1966), tra le figure più influenti della fotografia contemporanea internazionale. Accanto a lui, il festival presenta nuove opere e installazioni di Alice Grassi, Teresa Giannico, Jacopo Di Cera e Stefano Cerio, insieme a un programma diffuso che coinvolge luoghi simbolici della città e numerosi spazi della vita quotidiana.

 

Nato nel 2016 da un’idea della curatrice Arianna Catania, che ne firma la direzione artistica sin dalla fondazione, Gibellina Photoroad è l’unico festival italiano interamente dedicato alla fotografia contemporanea open air e site-specific. Nel corso degli anni ha sviluppato un modello originale di fruizione dell’immagine, nel quale le opere si confrontano direttamente con il contesto urbano, sociale e culturale che le ospita, trasformando la città in uno spazio di ricerca, partecipazione e sperimentazione.

 

A Gibellina la fotografia incontra una storia unica: quella della ricostruzione seguita al terremoto del Belice del 1968 e del progetto culturale promosso da Ludovico Corrao, che chiamò artisti, architetti e intellettuali a contribuire alla rinascita della città. In questo contesto il festival si inserisce come un dispositivo di lettura del presente, capace di intrecciare storie individuali e memoria collettiva, patrimonio materiale e immaginario contemporaneo.

 

Nelle precedenti edizioni, patrocinate dal Comune di Gibellina e della Fondazione Orestiadi, Gibellina Photoroad ha realizzato oltre 150 mostre e installazioni site-specific, coinvolgendo artisti internazionali e sviluppando collaborazioni con istituzioni nazionali ed estere quali MAXXI, Triennale Milano, Images Vevey, FORMAT Festival, Belfast Photo Festival, Parlamento Europeo, Rai, ambasciate e fondazioni culturali.

 

L’edizione 2026 riunisce progetti che affrontano temi legati alla memoria, all’identità, al paesaggio e alle trasformazioni sociali e ambientali contemporanee. Tra questi Ruins of Renewal – nuovo progetto site-specific dell’artista olandese Erik Kessels (Roermond, Paesi Bassi, 1966) – rappresenta uno degli interventi più significativi del programma. Sostenuto da Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi e Mondriaan Fonds, il progetto nasce da una lunga ricerca condotta con gli abitanti di Gibellina attraverso fotografie di album di famiglia e archivi cittadini.

Concepita come una “nuova piazza”, l’installazione monumentale di Kessels occupa lo spazio adiacente a Piazza Beuys e si configura come un luogo di incontro e partecipazione composto da immagini della ricostruzione della città tra gli anni Settanta e Novanta. Totem, strutture e sedute convertono la memoria privata in esperienza collettiva, restituendo alla fotografia una funzione sociale e civile.

 

Il rapporto tra memoria e appartenenza è al centro anche di RoundTrip di Alice Grassi (Catania, 1981), uno dei progetti simbolo della storia del festival. Nato nel 2016 e oggi ampliato, il lavoro affronta il tema dell’emigrazione giovanile siciliana.

Protagonisti sono giovani gibellinesi che hanno lasciato la città per studiare o lavorare altrove che vengono ritratti nei luoghi che “sentono casa”. Le fotografie, installate nelle finestre delle abitazioni della città, restituiscono simbolicamente una presenza a chi è partito, trasformando l’intero centro urbano in una mappa affettiva costruita da ricordi, emozioni e appartenenze.

 

Con Alphabet, Teresa Giannico (Bari, 1985) interviene invece nello spazio sospeso e monumentale del Teatro di Pietro Consagra. La sua installazione costruisce un alfabeto visivo fatto di immagini, frammenti e suggestioni che dialogano con l’architettura brutalista dell’edificio. Attraverso una ricerca che intreccia fotografia e immaginazione, Giannico invita il pubblico a comporre autonomamente significati e connessioni, trasformando il percorso espositivo in un’esperienza aperta e personale.

 

Tra i progetti che dialogano con l’identità e la memoria di Gibellina c’è Between di Jacopo Di Cera (Milano, 1981), videoinstallazione realizzata durante una residenza artistica al Grande Cretto di Alberto Burri, con il coinvolgimento diretto di quattordici abitanti della città. Attraverso una serie di video-loop ripresi dall’alto, il progetto mette in dialogo la dimensione monumentale dell’opera di Burri con i gesti minimi di vita quotidiana.

Corpi, ombre e movimenti ripresi dalla visione zenitale, attraversano il Cretto trasformandolo da luogo della memoria a spazio abitato. Il risultato è una riflessione poetica sul rapporto tra storia collettiva ed esperienza individuale, assenza e presenza.

Realizzata in collaborazione con HF4, International Art Hub, agenzia impegnata nella creazione e comunicazione di progetti culturali e nella costruzione di relazioni tra artisti, istituzioni e territorio, l’opera sarà presentata alla Fondazione Orestiadi.

 

Completa il percorso Redemption of Nature di Stefano Cerio (Roma, 1962), progetto sostenuto interamente da Strategia Fotografia 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con il mudaCMuseo delle arti di Carrara.

Attraverso fotografie e video realizzati in Sicilia e Sardegna, l’artista indaga i processi di rigenerazione della natura dopo i grandi incendi che hanno colpito il Mediterraneo negli ultimi anni. Le immagini, installate all’aperto nel paesaggio di Gibellina, costruiscono una riflessione sul rapporto tra emergenza climatica, trasformazione ambientale e capacità di rinascita dei territori.

 

In città sarà possibile visitare anche le due installazioni Una città quasi infinita di Paolo Ventura (presentata all’edizione 2025 di Gibellina Photoroad), il fotomosaico permanente Gibellina selfie di Joan Fontcuberta (realizzato in occasione di Gibellina Photoroad 2019), Hollywood di Salvatore Di Gregorio, e il progetto realizzato nel 2025 con gli abitanti Singolare Plurale: un ritratto per la città. Questi interventi sono inseriti in un percorso espositivo diffuso nei bar e negozi della città.

 

Accanto alle mostre, il festival celebra il proprio decennale con la pubblicazione di un catalogo dedicato ai dieci anni di attività, un volume che raccoglie materiali d’archivio, immagini e contributi di artisti e studiosi che hanno accompagnato la storia di Gibellina Photoroad, restituendo il percorso di un progetto che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra fotografia contemporanea e spazio pubblico in Italia che sarà presentato il 30 luglio.

 

Il programma inaugurale, previsto per il 4-5 luglio e il 30 luglio, prevede incontri con gli artisti, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti di partecipazione aperti alla cittadinanza, confermando come il festival sia uno spazio di confronto tra creativi, abitanti e visitatori, che valorizza la fotografia come linguaggio interprete del presente, capace di attivare nuove relazioni con le comunità.

Chihuahua Tacos: la nuova destinazione del bere messicano a Milano

 



La più grande Agave Selection della città e la nuova carta Free Spirits dedicata ai mocktail premium

Chihuahua Tacos inaugura una nuova fase della propria evoluzione e si afferma come uno dei riferimenti più interessanti della scena beverage milanese. Nato nel 2019 come pionieristico tacos bar contemporaneo, il locale di Viale Col di Lana si trasforma oggi in un Mexican Bar di respiro internazionale, dove la cultura del bere messicano diventa protagonista attraverso la più ampia selezione di distillati d’agave di Milano e una nuova proposta di mixology che guarda al futuro.

Al centro del nuovo progetto c’è una visione precisa: raccontare il patrimonio culturale e gastronomico del Messico attraverso un’esperienza completa che unisce cucina, design e beverage in un linguaggio contemporaneo, sofisticato e internazionale.

La più grande carta di distillati d’agave di Milano

Elemento distintivo del nuovo corso di Chihuahua Tacos è la sua straordinaria bottigliera, oggi la più profonda selezione di distillati d’agave della città, con oltre trenta referenze dedicate ai Mexican Spirits.

La carta accompagna gli ospiti in un viaggio attraverso le molteplici espressioni dell’agave, dalle grandi tequila ai mezcal artigianali, fino a distillati più rari e ancora poco conosciuti in Italia come raicilla, bacanora e sotol. Una selezione costruita con un approccio curatoriale che valorizza territori, biodiversità, tecniche produttive e piccoli produttori, offrendo una lettura autentica e contemporanea dell’universo degli spirits messicani.

La proposta beverage si sviluppa come naturale estensione della cucina e trova la sua espressione in una carta cocktail costruita attorno ai grandi classici della tradizione messicana. Protagonista una verticale dedicata al Margarita, interpretato in diverse versioni, dal classico alle declinazioni più contemporanee e tropicali, affiancata da signature Paloma, Batanga e highball che esaltano le caratteristiche dei distillati selezionati.

Accanto alla miscelazione, Chihuahua Tacos introduce anche percorsi di degustazione guidata, offrendo agli ospiti la possibilità di approfondire la cultura dell’agave attraverso un racconto che unisce storia, territorio e tecnica produttiva.

Free Spirits: la nuova generazione dei mocktail

Tra le principali novità della nuova carta debutta Free Spirits, una selezione di mocktail contemporanei pensata per chi desidera vivere l’esperienza del cocktail senza rinunciare al gusto, alla convivialità e alla complessità aromatica.

I drink sono realizzati con distillati analcolici premium a base di agave, ispirati al mondo della tequila, e ingredienti naturali a basso contenuto di zuccheri. Una proposta che interpreta una nuova idea di libertà: non semplicemente senza alcol, ma libera da compromessi.

La carta nasce per rispondere alle nuove abitudini di consumo di un pubblico internazionale e della Generazione Z, sempre più attento al benessere e alla moderazione, ma desideroso di continuare a vivere il rito dell’aperitivo e della mixology con stile, personalità e qualità.

Free Spirits si inserisce così in uno dei trend più rilevanti del beverage contemporaneo, confermando Chihuahua Tacos come osservatorio privilegiato delle nuove tendenze del bere e come destinazione capace di accogliere ogni tipo di consumatore, dagli appassionati di spirits ai curiosi del mondo low e no alcohol.

Un nuovo indirizzo per la cultura del bere a Milano

Con il rinnovamento degli spazi e una proposta beverage unica nel panorama cittadino, Chihuahua Tacos rafforza la propria identità come destinazione dedicata alla cultura messicana contemporanea.

Non solo un ristorante o un cocktail bar, ma un luogo dove la scoperta dei distillati d’agave, la qualità della miscelazione e l’esperienza gastronomica convivono in un racconto coerente e distintivo, destinato a ridefinire il concetto di Mexican Dining e Mexican Drinking Experience a Milano.

CHIHUAHUA TACOS
Viale Col di Lana 1, Milano
hola@chihuahuatacos.com
02 3674 2528

TENUTA GORGHI TONDI Metodo Classico Brut Nature Rosé Bio 60 mesi Millesimato2020

 


Una nuova tappa nel percorso intrapreso da Tenuta Gorghi Tondi nel campo del Metodo Classico. La prima versione del Brut Nature Rosé Bio 2020 era stata presentata nel 2024. Da questa prima produzione sono state accantonate 700 bottiglie che hanno proseguito la sosta sui lieviti per altri 2 anni. Una scelta realizzata con la consapevolezza che un affinamento di 60 mesi potesse donare al vino una maggiore complessità e armonia espressiva, senza intaccare la freschezza salina tipica del terroir mediterraneo. Il progetto nasce da lontano, dall’amore di Michele Sala per il celebre vitigno francese e dal desiderio di sperimentarne il potenziale nell’agro di Mazara del Vallo. Le uve di pinot nero provengono da un singolo vigneto situato a poca distanza dal mare. I vini base si affinano per 8 mesi in vasche d’acciaio e per il 35% in barrique nuove di rovere francese. Si procede quindi alla seconda fermentazione con una sosta sui lieviti di 60 mesi. Lo spumante viene proposto in versione pas dosé proprio per salvaguardare la purezza espressiva del vitigno e il carattere del terroir. Nel calice si presenta di un delicato colore rosa antico, attraversato da un perlage di straordinaria finezza e persistenza. Il bouquet ricorda profumi di piccoli frutti a bacca rossa, cenni agrumati, sfumature floreali e iodate. Il sorso è cristallino, ricco e minerale, con una tessitura raffinata, un finale sapido e rinfrescante.  Un Metodo Classico a tiratura limitata dedicato ai grandi amanti delle nobili bollicine.

 

 

 Tenuta Gorghi Tondi è una realtà di carattere familiare, gestita con grande passione dalle sorelle Annamaria e Clara Sala. La proprietà si trova nella Sicilia occidentale, nei pressi di Mazara del Vallo, vicino a Marsala. I vigneti sono situati all’interno di una Riserva Naturale del WWF e si affacciano direttamente sul mar Mediterraneo, in un contesto caratterizzato da una natura incontaminata e da una ricca biodiversità. Fin dall’inizio, sono stati banditi i diserbanti e i pesticidi chimici e dal 2016 i vigneti sono gestiti secondo i principi dell’agricoltura biologica certificata. Tra i filari si coltivano i vitigni storici del territorio, in particolare il grillo, che copre circa il 40% della superficie complessiva, e a seguire zibibbo, catarratto, nero d’Avola, frappato, perricone, nerello mascalese e alcune varietà internazionali che si sono adattate molto bene alla zona, come syrah, sauvignon blanc e pinot noir. I vini di Tenuta Gorghi Tondi esprimono in modo diretto e trasparente le caratteristiche dei vitigni, del terroir e le atmosfere marine tipiche della costa del Mediterraneo. La gamma dei vini spazia dal Metodo Classico a base di pinot noir, ai bianchi freschi e fragranti, ai bianchi più complessi e strutturati, ai rossi fruttati e delicati, in sintonia con il gusto contemporaneo.