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venerdì 31 gennaio 2020

A SAN VALENTINO PROTEGGI CHI AMI CON I DEVICE DELLA FAMIGLIA ARLO



San Valentino è la festa dell’amore, di coloro che si amano: coppie di fidanzati e sposi, ma anche tutte le persone che si vogliono bene.

I device della famiglia Arlo, il brand numero uno di telecamere connesse senza fili, sono il regalo perfetto per far sentire amati e protetti i propri cari 365 giorni l'anno!

Facili da installare, si adattano a qualsiasi ambiente, grazie al loro design smart e minimale, e a qualsiasi esigenza - dai techguys/girls più esigenti, a coloro che non possono fare a meno di viaggiare e lasciano spesso incustodita la propria casa, a coloro che vogliono proteggere la propria abitazione senza rinunciare all'estetica e a design, fino alle coppie tech attente alla sicurezza dei propri bambini. 

A San Valentino scegli il device Arlo più adatto alla persona che ami!
ARLO PRO 3: la telecamera di sicurezza di nuova generazione che registra immagini a 2K di risoluzione con HDR - Per esigenti Techguys/girls

Arlo Pro 3 rappresenta un ulteriore passo avanti nella tecnologia già vincente di Arlo Pro 2. Offrendo una risoluzione in 2K con High Dynamic Range (HDR), un faretto integrato con visione notturna a colori e un ampio campo visivo di 160 gradi, Arlo Pro 3 restituisce immagini chiare e nitide che vantano quasi l’80% di pixel in più rispetto al suo predecessore. Pro 3 include anche il nuovo Smart Hub che gestisce in modo sicuro il traffico di rete verso la telecamera, oltre a migliorarne la potenza e le prestazioni WiFi, per una maggiore autonomia e durata della batteria.
Prezzo consigliato al pubblico: € 599,99 (Smart Hub+ kit da 2 videocamere)
Immagini ad alta al seguente link.

ARLO GO: la videocamera di sicurezza che puoi portare sempre con te - Per Globetrotter

Arlo Go è la videocamera di sicurezza 100% senza fili, “custode” del vostro relax vacanziero ed estremamente pratica. Arlo Go funziona con la rete telefonica mobile (3G e 4G LTE) e può essere posizionata praticamente ovunque senza la necessità di essere collegata a una rete WiFi, fornendo così agli utenti un sistema di monitoraggio veloce e semplice da utilizzare anche nelle località più remote. Basta acquistare e inserire una SIM con traffico dati per avere la sicurezza a portata di mano.
Prezzo consigliato al pubblico: 399€
Immagini in alta al seguente link.

ARLO DOORBELL&CHIME: progettati per offrire flessibilità e semplicità dell'installazione fai da te - Per Design addicted
Si possono associare alle telecamere wireless Arlo o ad Arlo Lights per una visione completa della porta d'ingresso o come soluzione stand-alone. Attraverso l'app gratuita Arlo, gli utenti possono connettersi ad Arlo Audio Doorbell per comunicare con i propri visitatori direttamente dallo smartphone o dal tablet. Per rendere completa l’esperienza di ingresso della smart home è possibile associare l’accessorio Arlo Chime che emette un segnale acustico, ogni volta che viene rilevato un movimento.
Prezzo consigliato al pubblico: 89,99€ e 59,99€
Immagini ad alta al seguente link.

ARLO BABY: per vegliare sempre sul tuo bambino - Per Techie Family

Il design di Arlo Baby si presenta con un look adatto a integrarsi in pressoché qualsiasi stanza, in modo discreto ed elegante. Trattandosi di un device che deve lavorare a stretto contatto con i bambini, Arlo ha pensato anche a diverse opzioni di personalizzazione, che lo trasformano in un simpatico personaggio del tutto simile a quelli dei cartoni animati. Arlo Baby è in grado di riprendere senza soluzione di continuità quanto avviene all’interno della stanza in cui è posizionato e le immagini possono essere visualizzate in streaming in tempo reale su smartphone, attraverso l’applicazione ufficiale fornita da Arlo, anche da remoto. Sono inoltre presenti luci LED e a infrarossi per controllare ogni movimento del bambino senza disturbarne il riposo. Grazie alla presenza di microfono e altoparlante, poi, è possibile parlare con il piccolo anche a distanza, direttamente dal telefono, così da tranquillizzarlo se necessario.
Prezzo consigliato al pubblico: 325€

"STARDUST Bowie by Sukita": a Palazzo Fruscione "Doodah in love with Disclan" e la proiezione di Furyo



Continuano i numerosi eventi collaterali alla mostra "STARDUST Bowie by Sukita", in corso a Palazzo Fruscione (Vicolo Adelberga 24, Salerno), organizzata dall’associazione culturale Tempi Moderni - con il supporto della Regione Campania e Scabec - e da ONO arte contemporanea, con patrocinio del Comune di Salerno e del Dipartimento degli studi politici e sociali dell'Università di Salerno. La rassegna i Racconti del Contemporaneo – IV edizione, Lights on Mars, curata dell’associazione Tempi Moderni con il contributo della Regione Campania-Scabec, Fondazione Carisal e di sponsor privati, sta riscuotendo grande successo di pubblico. Venerdì 31 gennaio 2020, alle h. 20,00, si apriranno ancora una volta le stanze dei ricordi con l’incontro pensato per la sezione "Alla corte del duca", per  l'appuntamento "Doodah in love with Disclan" con il giornalista Carlo Pecoraro. Per la prima volta, Elisabetta e Mario Maysse, Gianfranco Marmoro e Massimo Russo, proprietari dei due storici store di musica - Disclan e Doodah - s’incontreranno per parlare di loro, facendo parlare soprattutto le loro playlist. Sarà poi Carlo Pecoraro, attraverso aneddoti musicali e variazioni sul tema, ad intrecciare la storia dei generi e dei loro interpreti con i racconti di vita dei protagonisti della serata. Domenica sera (2 febbraio), sarà il cinema il protagonista assoluto. Alle h. 19,00 dialogo a più voci con Barbara Cangiano e Barbara Waschimps per introdurre gli ospiti di "Stardust Memories" alla visione di Furyo, film del 1983 diretto da Nagisa Oshima, tratto dal romanzo "The Seed and the sower" di Laurens van der Post. Inoltre domenica 2 febbraio per visitare la mostra "Stardust Bowie by Sukita" il costo del biglietto sarà di 5 euro per tutti.
Il programma completo su https://www.bowiebysukitasalerno.it/ .

CRESCE L’INTERESSE PER I PRODOTTI A MARCA DEL DISTRIBUTORE: ACQUISTATI DAL 74% DEGLI ITALIANI.

La scelta di prodotti a Marca del Distributore dipende dalle categorie merceologiche: importante il ruolo giocato da fresco e freschissimo, ancora limitata la preferenza di bevande MDD
È quanto emerge dai dati presentati da Nomisma a Marca 2020

Bologna, 31 gennaio 2020 – Cresce la penetrazione della Marca del Distributore in Italia. Nell’ultimo anno il 74% degli italiani ha acquistato almeno un prodotto food o beverage a Marca del Distributore, +2% rispetto a 12 mesi fa. Per più di 4 responsabili di acquisto su 10 dei poi non esiste spesa senza prodotti MDD: è il 43% ad acquistare prodotti alimentari o bevande a Marca del Distributori ogni volta che fanno la spesa. E’ quanto emerge dallo studio curato da Nomisma e presentato a Marca 2020 durante l’incontro “il ruolo della MDD nella categoria Vino: oggidomani, all’estero” dove sono intervenuti: Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma, Mirco Gianaroli - Presidente sezione vitivinicol CONFAGRICOLTURA MODENA, Calogero Giuliano - Product Manager MDD DESPAR, Laura Stefanini - Brand Manager di Fior Fiore COOP, Armando Garosci, giornalista di Largo Consumo.
Tra i motivi del successo dei prodotti MDD spicca innanzitutto la fiducia che la Marca del Distributore sa comunicare al consumatore: 1 responsabile degli acquisti su 3 ripone massima fiducia (somma dei giudizi 8, 9, 10) nei prodotti a Marca del Distributore poiché sono una garanzia di sicurezza e qualità di materie prime e metodi di produzione. Se per il 36% degli italiani i prodotti a MDD sono sinonimo di qualità al giusto presso, il 31% degli italiani associa l’offerta FOOD a Marca del Distributore a ingredienti di qualità e il 19% a prodotti in grado di rispondere completamente alle sue esigenze (Nomisma per Osservatorio Marca 2019).
L’analisi per categoria evidenzia come la scelta di prodotti a Marca del Distributore dipenda ancora fortemente dalla tipologia di prodotto. Di fronte alla decisione di acquistare MDD o Marca Industriale nota, i prodotti MDD hanno la meglio nel reparto del fresco/freschissimo: 6 responsabili di acquisto su 10 hanno preferito carni a Marca del Distributore a fronte di un 20% che ha invece acquistato soprattutto carne di marca nota e il 19% che non ha manifestato una preferenza netta. Importante anche la percentuale di italiani che hanno scelto prodotti MDD nel reparto ortofrutta (54% vs 16% di chi ha preferito frutta e verdura di Marca Industriale). Dal lato opposto, il comparto in cui la preferenza per la MDD è ancora limitata è quello delle bevande. Nel caso del vino in brik/cartone è il 12% dei responsabili di acquisto a preferire la MDD mentre il 75% opta per la Marca Industriale, i vini in bottiglia di vetro MDD sono invece acquistati da appena il 2% degli italiani, che propendono invece per quelli con etichetta di marca nota nell’87% dei casi.
È bene considerare la dimensione di mercato del vino all’interno della Grande Distribuzione Organizzata; che nel 2019 ha registrato un incremento delle vendite del +3,2% rispetto all’anno precedente (dati in valore). Trend positivo anche per il vino a Marca del Distributore che nel 2019 - con un aumento del +2,9% - ha sfiorato i 160 milioni di Euro di vendite.
Allargando lo spettro al periodo 2017/2019 emerge come la fetta di mercato di vino e spumante “Marca del Distributore” presenti importanti percentuali di crescita: +11,4% per l’intero comparto vino e spumante MDD, +11,0% per il solo comparto vino e +15,2% per le bollicine.
Analizzando il consumatore italiano che effettua la spesa in supermercato e dichiara di aver visto sugli scaffali almeno una volta vini a marca di supermercato emerge come il 38% di essi abbia effettuato l’acquisto -almeno una volta – di prodotto in brik/cartone a fronte del 28% in bottiglia di vetro. Chi, secondo lo studio Nomisma, dichiara di averli visti ma ha deciso di non acquistarli si attesta al 35% per i vini in brik/cartone vs 28% bottiglia di vetro.
Se si passa a considerare la mancata conoscenza del prodotto, gli italiani che confessano di non aver visto vini a marca del supermercato sugli scaffali e che, al contrario, lo avrebbero potuto acquistare sono per l’8% orientati su prodotto in brik/cartone contro il 15% in bottiglia di vetro. Chi invece dichiara il disinteresse perché non effettua acquisti di vino al supermercato presenta un’analoga percentuale -9%- sia per il prodotto in brik/cartone sia per quello in bottiglia di vetro. Chi invece non ha fatto caso al prodotto sugli scaffali del supermercato è per il 10% interessato al vino in brik/cartone mentre il 20% in bottiglia di vetro.
Il 45% degli intervistati dichiara di aver acquistato almeno una volta in maniera consapevole vino a marca del produttore (sia esso in brik o in bottiglia di vetro). Rispetto alla frequenza di acquisto di vino di marca del distributore, chi ogni settimana lo compra è per l’1% orientato alla bottiglia di vetro e al 3% in brik e cartone. Percentuali basse altrettanto si riscontrano per acquisti effettuati di questo prodotto più volte al mese: 15% in brik/cartone e 9% per la bottiglia di vetro. Al contrario rispetto a un acquisto effettuato 2-3 volte all’anno ben il 53% dei rispondenti ha comperato bottiglie di vetro, a fronte del 41% in brik/cartone. Rispetto a un acquisto “più raro” il 37% dichiara di aver preso vino in bottiglia vs 41% in brik/cartone.
Anche per gli acquirenti di vino a marca del distributore l’offerta a marca del supermercato non è la prima scelta (53% seconda scelta vino in brik vs 59% seconda scelta vino in vetro).
Passando ad analizzare le occasioni di consumo dei vini a marca del supermercato emerge come – per il prodotto in brik- il 45% degli acquirenti lo usi per cucinare, a fronte del 35% in occasione dei pasti di tutti i giorni e, solo il 7% per cocktail e aperitivi fatti in casa.
Situazione opposta rispetto al vino in bottiglia di vetro: il 45% degli intervistati lo utilizza in occasione dei pasti quotidiani, il 17% per occasioni speciali (quali anniversari, cene romantiche, etc.) e solo il 16% per cucinare.
Quali sono i driver di acquisto? Per quanto riguarda i vini in brik/cartone al primo posto (42%) il fattore prezzo/convenienza, seguito – al 17%- dalle caratteristiche del pack e al 14% per il formato. Sempre al primo posto – anche per i vini in vetro- il prezzo/convenienza (30%) seguito dal territorio e dall’origine (24%) e al terzo posto dal marchio biologico (14%).
E rispetto alla percezione e reputazione dei vini a marchio del distributore? Il 55% degli intervistati da Nomisma vorrebbe conoscere quali cantine producono i vini a marca del supermercato. Sempre per il 50% dei rispondenti i vini a marca del distributore rappresentano una concreta alternativa low-cost ad altre marche di vino (50%); passando all’immagine del prodotto il 50% del campione Nomisma indica di collegare i vini a marca del supermercato a vini utili per cucinare (50%) e a vini in brik/di cartone (47%).
Rispetto alla reputazione i vini a marca del supermercato sono una valida alternativa ai vini di marca nota (51%) e il 46% considera l’acquisto di vini a marca del distributore come un’occasione per la compera di un prodotto di buona qualità (46%).
Per gli acquirenti i fattori distintivi e caratterizzanti di un vino a marca del supermercato dovrebbero essere:
-per l’ambito “territorio & produttore”: 47% la zona di produzione/certificazioni di origine e per il 26% la notorietà della cantina.
-per quello “green”: marchio biologico (22%) e sostenibilità ambientale (17%)
-per il “prezzo & convenienza”: prezzo basso (35%)
Allargando il fronte al mercato potenziale il 67% degli intervistati da Nomisma dichiarano che acquisterebbero vino a marca del distributore in bottiglia di vetro; nello specifico l’acquisto in bottiglia di vetro viene privilegiato per il 33% per il prezzo e convenienza, per il 19% per cantine produttrici note e ben visibili in etichetta e per il 12% per la denominazione d’origine. Al quarto posto per il marchio bio (11%).
In ultimo il consumatore si dichiara interessato a conoscere le caratteristiche dei vini a marca del supermercato in particolare attraverso promozioni, buoni sconto, coupon (52%), per il 46% grazie a isole dedicate all’interno del punto vendita e a seguire (45%) attraverso volantini nel punto vendita.

Love is in the air: le idee Duetorrihotels per San Valentino

Un 14 febbraio romantico da trascorrere a Verona, Firenze, Bologna o Genova: il gruppo Duetorrihotels invita gli innamorati a scoprire le proposte dei suoi hotel, situati in antichi palazzi ricchi di storia e arte. L’occasione per lasciarsi tentare dalle ricette, i brunch, le cene a lume di candela, perché la vera seduzione è quella della tavola.







31 gennaio 2020_ Una sorpresa da condividere, un luogo magico da esplorare e una cena romantica da gustare in due: what else? Sono gli ingredienti di un San Valentino perfetto. Le proposte di Duetorrihotels vanno in questa direzione: il gruppo leader dell'hôtellerie ha in serbo quattro idee per una festa degli innamorati da trascorrere nei palazzi storici delle città d’arte italiane, a Verona, Firenze, Bologna e Genova.


Verona, Due Torri Hotel: San Valentino nella città dell’amore
A Verona il romanticismo è onnipresente: non per nulla Shakespeare ha ambientato qui Romeo e Giulietta. Quindi perché non giurarsi eterno amore a pochi passi dal balcone di Giulietta, in un antico palazzo trecentesco immerso nel centro storico, tra stradine medievali e monumenti, con vista sui tetti e sulle romantiche anse dell’Adige. L’Hotel propone “San Valentino nella città dell’amore”: le coppie che soggiorneranno al Due Torri per due notti (check in il 14 febbraio) riceveranno uno sconto del 15%. Uno speciale menù è disponibile per la cena del 14.

L’altra proposta riguarda la cena di San Valentino: a partire dalle 20 si può sorprendere il palato dell’amato o dell’amata con le sorprese dello chef. In menù, piatti di mare (l’astice, i ravioletti di pesce) e di terra (il filetto di branzino alla Piastra), delicatamente abbinati a prodotti del territorio, cuore di cioccolato Caramelia con gel di agrumi, pere allo zenzero, streutzel alle mandorle e un assortimento di dolci coccole finali. A tavola si brinda con la speciale selezione del Due Torri, Franciacorta Brut S. A. di Vezzoli, Soave Superiore 2017 'Ciondola' di Rocca Sveva, Recioto Di Soave 2016 di Rocca Sveva.


Firenze, Bernini Palace: il Rinascimento dei sensi
La famosa sindrome di Stendhal è conosciuta anche sindrome di Firenze. Può capitare, infatti, come accadde allo scrittore francese, di essere letteralmente rapiti dalla bellezza di questa città e della sua arte. Ragion per cui, un San Valentino nella capitale del Rinascimento è un’idea brillante. Il Bernini Palace accoglie i suoi ospiti in un palazzo del XV secolo, a pochi passi dalla Galleria d’Arte degli Uffizi e dal David di Michelangelo.

Il 5 stelle propone una cena per due a cura dello chef Enrico Lo Presti. In tavola prodotti di eccellente qualità, abbinati al Toscana IGT Rosato, del Cipresseto Santa Cristina. Si inizia con il Salmone selvaggio Sockeye dell’Alaska al sale affumicato di Maldon, con cremoso di cavolfiore e gorgonzola, sorbetto di finocchio e yuzu: una ricetta che solletica il palato con una palette aromatica originale. Si prosegue con una Passatina di fagiolo zolfino e fave di cacao, bon bon di sedano rapa e rigatino, pomodorino datterino in oliocottura d’erbe provenzali, che prepara la strada al cuore, in questo caso di capasanta, con ginger e caffè coulis di pisellini e barbina rossa soffiata. Si chiude in dolcezza, con “amore e cioccolato”: grue di cacao Madagascar, burro di cacao arancia e cannella dacquoise al cocco ed essenza di liquirizia.


Bologna, Grand Hotel Majestic “già Baglioni”: musica e ricette
A Bologna, la “grassa”, la seduzione passa per la gola. Il Grand Hotel Majestic “già Baglioni” propone un San Valentino originale, a partire dal long weekend del 13-16 febbraio. Gli ospiti sono accolti da un calice di bollicine e fragole, e trovano petali di rosa e sorprese in camera. Le coccole proseguono, tra un cocktail di San Valentino e un’ora di accesso alla Majestic Health & Wellness con la possibilità di prenotare uno speciale massaggio sincronizzato di coppia, a due biglietti per la mostra “Chagall – Sogno e Magia” – visitabile nel vicino Palazzo Albergati.

Inoltre per celebrare l’amore l’hotel ha ideato il menù di Cupido del 14 febbraio. Ogni piatto è associato a un vino: ad esempio, i Tortelli di rapa rossa alla ricotta e puntarelle al peperoncino con astice e zenzero sono accompagnati da Sauvignon Blanc Vigna piccola di Enrico Vallania, mentre la Ricciola alle erbe aromatiche e arancio con fiore rosso d’inverno e finocchio è valorizzata dal triestino Vitovska Zidarieck. Nel frattempo gli ospiti sono cullati dal trio jazz composto da Monica Gualdi, Marco Preger e Dino Mondello.

La magia di San Valentino, al Majestic, prosegue fino al 16 febbraio: il classico brunch domenicale è dedicato agli innamorati, con ricette dolci e salate, primi e secondi piatti che esaltano sapori e profumi dell’Emilia Romagna.


Genova, Bristol Palace: amarsi in stile liberty
Il fascino del mare in inverno non si batte. Soprattutto a Genova, città dai mille volti, che non si finisce mai di scoprire. Incastonato tra i palazzi storici del centro, a due passi dal Palazzo Ducale e dal teatro Carlo Felice, il Bristol Palace è reso particolarmente romantico dalle atmosfere Art Déco che lo caratterizzano.

Il palazzo in stile Liberty accoglie le coppie con una proposta di San Valentino in due versioni, Silver (un pernottamento per due) e Gold (due pernottamenti per due). In entrambi i casi, gli ospiti trovano calici di bollicine e cioccolatini in camera all’arrivo, una colazione all’americana e una cena a lume di candela con menù di San Valentino nella sala del ristorante Giotto. La cena dedicata alla festa degli innamorati si apre con un flute di benvenuto accompagnato dall’Ostrica Fin de Claire con Aria di Champagne Dumez Bourboin. Seguono i Cuori ripieni al gambero rosso di Mazara con pistilli di zafferano e paprica dolce e la Ricciola cotta a bassa temperatura con il suo fumetto profumato allo zenzero. Anche il dessert è una tentazione: la mezza sfera di cioccolato bianco con mousse al frutto della passione e lamponi, con un robusto caffè 100% arabico e dolci assortiti. In abbinamento, il Brut Rose Vigna Dogarina e il Sauvignon Carlo Pradis.


LUGANA DOC UNA DENOMINAZIONE IN CONTINUA CRESCITA

LE INIZIATIVE PER MILANO VETRINA DEL GUSTO





 A Milano presentato alla stampa il programma 2020 dell’Associazione Borghi Europei del Gusto e quattro territori con le loro meravigliose produzioni enogastronomiche

Nell' “Osteria della Stazione” di Milano, una deliziosa trattoria “verace” di Milano, i giornalisti dei “Borghi Europei del Gusto”, hanno presentato il progetto 'L'Europa delle Scienze e della cultura', patrocinato dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica- Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella Regione Adriatico Jonica), che si sviluppa per tutto il 2020 in oltre dieci Paesi europei. In tale occasione sono stati presentati ben quattro territori, con i loro prodotti di eccellenza: il Friuli (che giocava in casa, visto che l’Osteria è il tempio della cucina friulana a Milano) il Veneto, la Valtellina e l’Emilia-Romagna.
Si è iniziato con la Degustazione dell’ ”Ostrica Rosa di Scardovari”, nel Delta veneto del Po, presentata da Alessio Greguoldo, che, in collaborazione con l’azienda francese Tarbouriech, ha sviluppato un originale processo di produzione. Non si è trattato di un’impresa facile, visto che la bassa escursione di marea non rendeva possibile l’esposizione delle ostriche all’aria per alcune ore, che è indispensabile per garantire la qualità del prodotto. Si è dovuti quindi ricorrere ad un macchinario, grazie a cui le ostriche nella loro fase iniziale di crescita vengono incollate a funi, quindi messe a dimora in acqua. Poi, azionando un motore comandato da terra e completamente alimentato da energia eolica e fotovoltaica, è possibile metterle periodicamente a secco, simulando così l’effetto della marea.
Il risultato è stato grandemente apprezzato dai giornalisti, grazie anche all’abbinamento con il “Tokai che-non- si- chiama- tokai- ma solo Friulano” dell’Azienda Agricola Mont’Albano di Savorgnano, che non ha fatto rimpiangere qualsiasi Champagne.
Il Friuli ha poi trovato la sua piena espressione nel racconto di David Pesce di “Friulando”, una rete di cinque aziende friulane che amano il proprio territorio, votata alla valorizzazione del territorio con l’organizzazione di piccoli gruppi per tour esperenziali, dedicati particolarmente alla conoscenza di “food&wine” regionali. Non avendo potuto mostrarci meraviglie come la “Casa delle Farfalle” o accompagnarci lungo tutta la Strada dei Vini e dei Sapori, David Pesce, si è limitato a farci degustare il magnifico Prosciutto di San Daniele del Prosciuttificio Prolongo, accompagnato naturalmente dagli altri vini dell’Azienda Mont’Albano , ma ciò è bastato per far innamorare tutti i giornalisti presenti di questo territorio e degli splendidi suoi figli enogastronomici.
E’ stato poi il turno della Valtellina, zona di viticoltura eroica da un bel pò particolarmente apprezzata e comunicata dalla Redazione dellla Testata Borghi d'Europa e ottimamente rappresentata ed illustrata dall'Azienda Agricola Alberto Marsetti di Sondrio con le 2 prestigiose etichette Valtellina Superiore Grumello Docg (che è proprio il nome della sottozona vinicola tipica dov'è situata la Cantina Marsetti) e il Valtellina Superiore Le Prudenze Docg. 
Oltre a questi due grandi vini rossi, perfettamente abbinati alla altre portate proposte dall'Osteria della Stazione, va sicuramente menzionato anche lo  Sforzato della Valtellina DOCG , sempre di Alberto Marsetti, che ha inaspettatamente accompagnato il dolce a base di cioccolato.
Ha chiuso l’evento la presentazione di un progetto nato in Emilia-Romagna : “Appennini Ars Coquinaria”, voluto da Rete Esa (Excelentia Superior Animus). Si tratta di una originale iniziativa di imprenditori, locali e non, per valorizzare l’area appenninica, in particolare l’Appennino Tosco Emiliano, un territorio pieno di ricchezze paesaggistiche, storiche e naturali, che tuttavia dagli anni ’50 del secolo scorso ha visto un progressivo impoverimento demografico ed economico.


Per Rilanciare quest’area, il progetto, che vede la collaborazione di Enti come la Facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie dell’Università di Bologna, mira innanzi tutto a riscoprire e valorizzare gli antichi prodotti di queste terre, che sono degli autentici tesori nutrizionali e salutari.
Si è ritenuto che il turismo possa essere individuato come elemento primario di questa ripresa economica. Per attivare un flusso turistico verso le località montane, si utilizzerà innanzi tutto la motivazione enogastronomica, sensibilizzando la rete di ristoranti ed agriturismi locali, così da renderli interpreti di una rinnovata cultura alimentare (che unisca tradizioni, gusto e benessere) per costituire il primo elemento di questo fenomeno di rinascita, che poi riguarderà anche altri comparti, come l’artigianato, la piccola industria ecc.
In quest’ottica Rete ESA - Excellentia Superior Animus, che promuove e patrocina l’iniziativa di Borghi Europei del Gusto, presenterà in particolare il proprio progetto a “TRIESTE ESOF 2020 - Capitale Europea della Scienza”.
In tale occasione infatti, una relazione sarà dedicata al progetto della Rete Esa e dell’Università di Bologna, teso ad una valorizzazione delle coltivazioni antiche e di qualità dell’area appenninica, viste come primo passo verso la rinascita di un’economia ecocompatibile dell’Appennino.

Photo Credits by Endstart Photo

L’INNOVATIVO PIANOFORTE ZB200 DI ZANTA RICEVE IL PREMIO IDA International Design Award CON UNA MENZIONE D’ONORE, IL NUOVO CONCETTO DI PIANOFORTE IDEATO DA ENZO BERTI E REALIZZATO DALLA BOTTEGA ZANTA PIANOFORTI HA OTTENUTO IL PRIMO PREMIO NELLA CATEGORIA “DESIGN FOR SOCIETY”



Da pochi giorni, ZANTA Pianoforti (www.zantavenice.it), storico laboratorio di restauro e creazione di pianoforti è stato insignito del primo premio per la categoria Design for Society del prestigioso IDA International Design Award (https://idesignawards.com/), riconoscimento statunitense che, attraverso una giuria di professionisti affermati in ambiti differenti, celebra e promuove progetti e designer dal piglio visionario e giovani talenti emergenti nell’ambito architettura, prodotto, fashion, interior e grafica: “aspires to draw attention to the iconoclasm of design world wide, conceptualizing and producing great work” recita la sua mission.

Zanta Pianoforti ha vinto ricevendo anche la menzione d’onore per il suo ultimo modello: il pianoforte ZB200.

Questo innovativo concetto di pianoforte, ideato dall’Architetto veneziano Enzo Berti e realizzato dalle mani sapienti del fondatore Silvano Zanta e del figlio Roberto (il nome del modello deriva proprio dall’unione delle iniziali dei due cognomi, 200 è la lunghezza dello strumento) è il frutto – vincente - di una riflessione storica sulla forma, mai messa in discussione dalla sua nascita, unita al vincolo della funzione dell’oggetto.
Un gioiello di ingegneria che, partendo dalle linee tracciate da Enzo Berti, ha richiesto lunghi e complessi studi per il suono, la meccanica e la struttura che hanno dato vita ad una nuova armonia musicale che si fonde con la proporzione delle forme.
Il risultato è un pianoforte mezzacoda con le performance di una grancoda che unisce una nuova linea estetica ad un suono inimitabile, realizzato in soli 99 esemplari al mondo, personalizzabili nei colori e nelle finiture.

Secondo i criteri di innovazione, estetica, funzionalità, ergonomia, durevolezza, impatto sull’utente, utilità del progetto, sostenibilità dell’insieme e componente emozionale del prodotto, anche la giuria del premio IDA International Design Award, ha ritenuto che lo ZB200 fosse meritevole del primo posto per la categoria Design for Society, ossia quei prodotti che non sono strettamente di arredamento ma che lasciano il segno per la progettualità alle loro spalle. Una progettualità che coinvolge forma e funzione per creare un impatto reale e duraturo nella vita – in questo caso – di chi lo suona, lo ascolta e lo possiede.

Ricevere il primo premio con la menzione d’onore all’IDA International Design Award – commentano Silvano e Roberto Zanta – ci conferma che il nostro sforzo produttivo, unito all’orizzonte visionario dell’architetto Berti, ha prodotto un esemplare non solo bello esteticamente, funzionale per il pianista ma anche “comprensibile” per chi gode del suono e del design dello ZB200. Abbiamo “sfidato” lo status quo e il risultato non ha precedenti: è una grandissima soddisfazione che ci ripaga delle lunghe ore di lavoro

Quando ci siamo presentati – continuano gli Zanta - per la categoria "Design for society" abbiamo motivato la nostra candidatura descrivendo lo ZB200 come un pianoforte che con la sua voce racconta la musica e ci avvicina all'universo, scatenando emozioni e valori che non hanno confini”.

Come Architetto, in questo caso vestito dei panni del designer di prodotto - aggiunge Enzo Berti – decidere di analizzare e innovare qualcosa che è rimasto immutato nei secoli ti “costringe” anche ad un rispetto reverenziale che in questo caso è dettato anche dalla funzione. Sono orgoglioso che la giuria abbia compreso lo spirito dello ZB200 nel suo complesso e la sinergia tra me e gli Zanta per superare la dicotomia tra forma e funzione, che solitamente in un pianoforte ha più peso”.

PRESENTATO “RE.NOIR”, IL NUOVO PINOT NERO IN PUREZZA DELL’AZIENDA AGRICOLA REBOLLINI (OLTREPÒ PAVESE)


Gabriele Rebollini: “Abbiamo voluto consolidare il legame con la nostra terra,
vocata all’allevamento di questo importante vitigno internazionale”

 
Borgoratto Mormorolo (Pavia), 30 gennaio 2020 – Non solo bollicine, ma anche importanti vini rossi, in Oltrepò Pavese! Se, infatti, il Pinot Nero dà prova della sua classe nella produzione di grandi spumanti, è anche vero che i rossi che se ne ottengono sono di raro prestigio. Per questo, l’Azienda Agricola Rebollini, una delle perle vitivinicole della regione, ha voluto affiancare alle proprie eccellenze spumeggianti il nuovo Re.Noir, un Pinot Nero in purezza, frutto della competenza e dell’esperienza dell’illustre enologo e agronomo Leonardo Valenti.

“Proponendo il nostro Re.Noir, spiega Gabriele Rebollini, titolare dell’azienda (che due anni fa ha celebrato il mezzo secolo di attività), abbiamo voluto consolidare il legame con la nostra regione: una terra vocata all’allevamento di questo importante vitigno internazionale, che proprio sulle colline oltrepadane trova l’ambiente ideale per regalarci vini di valore assoluto”.

Re.Noir esordisce sulle tavole e sugli scaffali delle enoteche con l’annata 2016. Si tratta di un Pinot Nero di sorprendente intensità, piena espressione del terroir dal quale proviene. Vino complesso, fine ed elegante, al naso presenta aromi di fiori appassiti, sottobosco, terra e funghi, confermandosi in bocca con persistenza, sapidità, carattere.

Il Pinot Nero destinato a Re.Noir è allevato a cordone speronato con potatura corta (resa di 50 quintali di uva per ettaro) e con diradamento dei grappoli in agosto. La vendemmia 2016 è avvenuta nella prima decade di settembre, con una doppia selezione dei grappoli: dapprima sulla pianta e successivamente in cantina. La macerazione è durata due settimane, con ripetuti délestage. L’affinamento, al termine della fermentazione malolattica, è avvenuto per 12 mesi in botti di rovere francese e successivamente per 15 mesi in bottiglie coricate.

Fondata nel 1968, l’Azienda Agricola Rebollini ha 35 ettari di vigneti e una produzione annuale di circa 100 mila bottiglie. Oltre al nuovo Re.Noir la cantina propone una gamma di 16 etichette, suddivise in quattro linee: Bollicine, Superiore, “Base” e vini Speciali (Novello e Passito).

 
Azienda Agricola Rebollini
Località Sbercia, 1, 27040 Borgoratto Mormorolo PV - t.0383872295

giovedì 30 gennaio 2020

I nuovi tartufi di Gennaro Bottone puntano all'estero



Lo storico laboratorio partenopeo del gusto di Gennaro Bottone, specializzato nel mondo della cioccolateria, lancia sul mercato nazionale e internazionale la nuova linea di tartufi artigianali. “Ho sempre creduto nel “buono” e nella ricerca di materie prime di alta qualità per produrre dolci gustosi e sani” racconta il Maestro Gennaro Bottone. “Per la nostra nuova linea di tartufi gelato artigianali partiamo da latte fresco intero campano e panna fresca che ci vengono forniti da una piccola azienda agricola a chilometro zero. Così scegliamo prodotti certificati come la nocciola Piemonte IGP, tonda gentile delle Langhe, il pistacchio di Bronte DOP, l'amaretto di Saronno, i limoni di Sorrento IGP e una selezione di cioccolato artigianale le cui fave provengono da Perù, Colombia e Venezuela". I nostri tartufi hanno un cuore dolce: cioccolato fondente al 70% (cioccolato monorigine Perù) o un pan di spagna bagnato per il limone di Sorrento o il babà. Nella nuova gamma i gusti sono molteplici: si parte dal classico, quello al Tartufo Nero (con gelato al cioccolato ed alla nocciola, ripieno di cuore tenero al cioccolato fondente, delicata impanatura di cacao e granella di nocciole I.G.P.) o alla nocciola (con impanatura di granella di nocciole IGP); dal caffè al pistacchio di Bronte; dal gusto cocco all'amaretto di Saronno; dal babà al cioccolato&zabaione; dalla Delizia (ripieno di un pan di spagna imbevuto con liquore al limoncello) al croccantino al rhum;  dalla ricotta e pera ai frutti di bosco; dal tartufo Roccia (gelato alla gianduja e trionfo di granella di nocciole, ripieno di cuore tenero al cioccolato fondente e impanatura di cialda e  granella di nocciole IGP) al torroncino, per 16 golose referenze.
Una maturazione di 24 ore per il latte pastorizzato e una mantecazione del gelato che parte semplicemente dal latte e dalla panna, per una lavorazione a mano con l'ausilio di "parrozzi", le tipiche semisfere di alluminio, per realizzare la tipica forma e una granellatura esterna applicata manualmente.
                                             
Il Laboratorio di Gennaro Bottone
Giunti alla terza generazione di maestri cioccolatieri con il figlio Orlando, che porta lo stesso nome del nonno che ha fondato la prima sede napoletana in zona Santa Lucia, dal 1979 Gennaro Bottone lavora in modo artigianale il cioccolato fondente, gianduia, latte, bianco e insegna l’arte del cioccolato a tutti gli appassionati, anche ai più piccini, aprendo il suo laboratorio in via Pietro Castellino, zona Vomero, agli alunni delle scuole elementari, medie e superiori. Un fatturato che si attesta a oltre 1 milione di euro e una produzione di 100 mila pezzi  di tartufo artigianale che entro il prossimo anno vuole raggiungere le 200 mila unità  per un picco di lavoro che nei momenti di massima affluenza arriva a 30 dipendenti e una distribuzione che si concentra unicamente sul settore HoReCa e alla ristorazione di qualità.

Il 5 febbraio alla Taverna La Riggiola il rinomato riso Magisa della piana di Sibari protagonista di un intero menu dall’antipasto al dessert




Un intero menu, dall’antipasto al dessert, per celebrare il rinomato riso calabrese della piana di Sibari: questo il leit motiv di “Ris8”, l’evento in programma mercoledì 5 febbraio (ore 20,30) presso la Taverna La Riggiola di Napoli. Ben otto le portate che lo chef Francesco Pucci preparerà con le diverse varietà di riso prodotte da Magisa, azienda di Villapiana (Cs) condotta dalle tre giovani sorelle Maria, Giusi e Sara Praino, affiancate da Paolo e Daniela Rizzo. Tante le specialità sia campane sia calabresi impiegate nella preparazione dei piatti. La Campania sarà ben rappresentata dalle torzelle e dai fagioli a formella provenienti dall’azienda agricola di Pietro Micillo, titolare dalla Taverna La Riggiola; la Calabria, invece, accanto al riso avrà come altre eccellenze la ‘nduja e il caciocavallo silano. Il menu della serata spazierà da un classico della tradizione come il Sartù al più raffinato Risotto allo zafferano, burro acido, ostrica grattugiata e caviale, quest’ultimo già presente in carta e molto apprezzato dalla clientela de La Riggiola.
Anche per i vini che accompagneranno i piatti dello chef Pucci si è dato spazio sia alla Campania con l’azienda CantaVitae di Marano di Napoli sia alla Calabria con le Cantine Spadafora 1915 di Mangone (Cs).    

Menu
Panino con farina Jemma, scarola e sashimi di baccalà 
Risotto Karnak crema di friarielli, baccalà e 'nduja          
Sfoglia fritta, spuma di caciocavallo silano e tartufo nero
Riso nero al salto con fagioli a formella e cozze
Risotto Karnak allo zafferano, burro acido, ostrica grattugiata e caviale
Bottone di riso Jemma con ripieno di ricotta e torzella, condimento alla genovese
Sartù
Cassata infornata con farina Jemma

In abbinamento:
Madreperla bianco vino spumante brut 2018 Cantine Spadafora 1915
Rosaspina Calabria Igp rosato 2018 Cantine Spadafora 1915
Falanghina Campania Igp 2018 Cantavitae
Peperosso Calabria Igp rosso 2018 Cantine Spadafora 1915
Primitivo Campania Igp 2019 Cantavitae

Ticket di partecipazione: euro 40

Ingresso solo su prenotazione

Info e prenotazioni:
Taverna La Riggiola
Vico Satriano, 11
Napoli      
Tel. 081 7647030 – 336 847956


mercoledì 29 gennaio 2020

OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta Dancing is what we make of falling 2 MY BODIES A cura di Valentina Lacinio e Samuele Piazza Video meets performance @ OGR Torino



21 febbraio – 22 marzo 2020
Opening: 21 febbraio 2020 dalle 20.30



> Venerdì 21 febbraio 2020, dalle 20.30 | Hannah Black
> Venerdì 28 febbraio 2020, dalle 20.30 | Patrick Staff
> Venerdì 6 marzo 2020, dalle 20.30 | Lorenza Böttner | Eva Egermann e Viktor Neumann 
In collaborazione con OGR Public Program | Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT
> Venerdì 13 marzo 2020, dalle 20.30 | Wong Ping | Beatrice Marchi
> Venerdì 20 marzo 2020, dalle 20.30 alle 03.00 | Colette Sadler | Marianna Simnett | Koreless
Serata Finale: OGR SoundSystem, evento in collaborazione con Club To Club Festival
 

  
BINARIO 2 
OGR - Officine Grandi Riparazioni
Corso Castelfidardo 22, Torino
INGRESSO GRATUITO
Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano MY BODIES, la seconda edizione del progetto Dancing is what we make of falling, a cura di Valentina Lacinio e Samuele Piazza, che dal 21 febbraio al 22 marzo 2020 animerà gli spazi del Binario 2.

Con questa seconda edizione, le OGR proseguono la ricerca iniziata nel 2018 sulle interrelazioni tra video e performance, con un format sperimentale che unisce screening, performance e conferenze: una mostra di video che si susseguono sullo stesso schermo e cinque appuntamenti serali (tutti i venerdì a partire dal 21 febbraio e fino al 20 marzo) in cui ogni settimana viene presentato un nuovo video legato a un evento performativo pensato per gli spazi delle OGR.
Dancing is what we make of falling nasce con l’obiettivo di creare uno spazio di discussione condiviso sui temi dell’alterità e delle responsabilità dell’arte contemporanea nella creazione di immaginari alternativi. 

Grazie a Dancing is what we make of falling, lavori di artisti di provenienza e generazioni diverse si sommano in un racconto a più voci, e su più registri.
In un mondo che vede crescere a dismisura le disparità economiche e sociali, in cui si erigono muri fisici e metaforici per tenere l’Altro lontano dagli occhi, in cui ondate sempre più violente di “espulsioni” e rampanti rigurgiti di razzismo dominano lo scenario politico e sociale, il lavoro degli artisti rimane fondamentale, nella sua creazione di immaginario
Il titolo della mostra prende in prestito un verso del poeta e ricercatore Fred Moten, e diventa una constatazione di quello che, in tempo di crisi, l’arte è chiamata a fare: trasformare la caduta in una danza.
Il focus della seconda edizione del progetto è evidenziato dalla scelta del sottotitolo, preso in prestito da un video di Hannah Black: My Bodies.

Immagine guida dell'edizione 2020 è la rielaborazione di una stampa secentesca destinata a illustrare un atlante anatomico di Giulio Cesare Casseri: un corpo ripreso dalla statuaria antica si offre allo sguardo dello spettatore scorticandosi il ventre.
Un’immagine molto diversa da quella a cui l’anatomia contemporanea ci ha abituato: le viscere del modello mostrano globuli e masse, corpi simili a broccoli, che non trovano riscontro nella nostra rappresentazione del corpo umano, elemento non oggettivo, ma definito dal discorso che lo accompagna.

L’idea alla base dell’edizione MY BODIES è che nuovi concetti legati al corpo, nelle sue accezioni sociali e biologiche, possano emergere dalla sua rappresentazione artistica, prendendo come punto di partenza l’evidenza storica che ha visto nella raffigurazione visiva un campo di discussione privilegiato nella ridefinizione dei limiti e delle configurazioni del corpo umano.

I lavori selezionati ci offrono una riflessione sul corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità, le sue relazioni con il concetto di identità, le sue trasformazioni alla luce dei cambiamenti sociali e tecnologici della contemporaneità, la sua evoluzione, ridefinizione e risemantizzazione. Il corpo è visto come interfaccia privilegiata nei confronti del mondo, come veicolo di desiderio e campo di lotta nella definizione dei diritti. 

Alcuni dei corpi della mostra ballano davanti agli occhi dei visitatori, come nel caso di Lorenza Böttner, le cui coreografie e performance, documentate in video raramente mostrati al pubblico, saranno presentate in una lecture performance pensata per le OGR da Eva Egermann e Viktor Neumann, nell’ambito del Public Program sviluppato dalle OGR in collaborazione con Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea.

Il corpo smaterializzato, riconfigurato come veicolo dei flussi digitali è al centro dell’assolo Learning from the future della coreografa Colette Sadler.
Nasce da una sensibilità per la performance e per la danza, espandendosi al video e all’installazione, l’attenzione al corpo nella ricerca di Patrick Staff che per le OGR realizza una nuova performance invitando i visitatori ad entrare in uno spazio inquieto e straniante.
Il corpo in varie declinazioni è al centro della produzione di Hannah Black, che nel suo lavoro spazia dal video alla scultura, dalla scrittura alla performance. 
Le animazioni di Wong Ping nascondono, dietro l’apparente “caramellosità” dei colori pop e l’ingenua grafica da animazione da videogioco anni Ottanta, un mondo popolato dalle peggiori perversioni. 
Un immaginario che unisce scenari da fiaba e disturbanti riflessioni sul corpo, caratterizza buona parte della produzione dell’artista Marianna Simnett, che dà vita a narrazioni surreali che uniscono a una spinta femminista immaginari di forte intimità e al tempo stesso di grande uneasiness
Attraverso una pratica che spazia dalla performance alla pittura, dall’installazione al disegno, Beatrice Marchi riesce a creare un vocabolario unico e un immaginario personale in cui coesistono ironia e amarezza, amatorialità e complessità. Tenendo fede alla sua ricerca sospesa tra il camp e la critica sociale, Marchi realizzerà per le OGR una nuova performance pensata appositamente per gli spazi di Binario 2.

Tutte le serate saranno accompagnate da un’introduzione musicale, curata da Ramona Ponzini in dialogo con i temi di ogni singolo incontro, e da una fanzine prodotta in collaborazione con Kabul Magazine, che fungerà da foglio di sala e conterrà la traduzione italiana inedita di un testo sulle tematiche trattate nella serata.
Alcune serate prevedono le collaborazioni con OGR Public Program, a cura di OGR Torino e Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT, e con la rassegna OGR SoundSystem sviluppata da OGR e Club To Club Festival. 

Si ringraziano: tutti gli artisti, Galleria Isabella Bortolozzi, Berlin; Commonwealth and Council, Los Angeles; The Society of Friends of Lorenza Böttner; Edouard Malingue Gallery, Hong Kong.

Per le immagini e i contenuti trattati è consigliabile la visione al solo pubblico adulto.