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domenica 20 settembre 2026

74° edizione della Festa dell’Uva e del Vino di Carema 21 - 27 settembre 2026

 



Il Comune di Carema, in collaborazione con la Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, l’Associazione Andar per Cantine Antiche e altre associazioni del territorio, organizza dal 21 al 27 settembre la 74° edizione della Festa dell’Uva e del Vino di Carema. Un tradizionale evento dedicato ai vini di Carema e alla cultura della vite, che da sempre fa parte della storia di questo piccolo borgo piemontese. Nel corso dei secoli, gli abitanti di Carema hanno realizzato un vigneto unico al mondo. Un’architettura costituita da terrazzamenti e muretti a secco, con piloni che sostengono alte pergole. Una viticoltura di montagna che richiede un faticoso lavoro non meccanizzabile: legatura dei tralci con i rami di salice, costante cura del vigneto e vendemmia manuale con selezione in vigna dei migliori grappoli.  Un approccio artigianale tramandato di generazione in generazione, che consente di produrre un Nebbiolo di alta qualità, caratterizzato da grande finezza e freschezza. 

Nel corso delle giornate della Festa dell’Uva e del Vino di Carema sono in programma molti appuntamenti per scoprire il territorio e i vini di Carema all’interno di un clima di festa, che quest’anno coincide anche con la chiusura di una vendemmia particolarmente anticipata.

Programma della Festa dell’Uva e del Vino di Carema 2026

• Lunedì 21 settembre

Ore 19:00 - 3ª edizione di "Carema Prima"

Presentazione e degustazione in anteprima delle nuove annate dei vini Carema DOC presentate da Fabrizio Gallino, in compagnia dei produttori, presso il ristorante La Maiola - Carema. I vini saranno accompagnati da 3 portate di specialità della cucina tradizione del territorio.

• Giovedì 24 settembre

Ore 21:00 - Presso la Sala San Matteo (Capela Suplin), si terrà l’incontro culturale "Gran Masun: casaforte quattrocentesca di Carema", a cura della dott.ssa Beatrice Rampin.

Venerdì 25 settembre

Ore 21:00 - Presso la Sala San Matteo (Capela Suplin) si terrà il tradizionale Concerto del Coro Bajolese

• Sabato 26 settembre

Alle ore19:00 inizia la 20ª edizione di "Andar per Cantine Antiche".

Una suggestiva passeggiata tra le vie del borgo di Carema alla scoperta delle vecchie cantine familiari, situate all’interno delle antiche abitazioni del paese. La serata è un affascinante viaggio nella storia del piccolo borgo piemontese con degustazione dei vini Carema Doc, accompagnati dalle specialità gastronomiche del territorio. 

• Domenica 27 settembre

Ore 10:00 - Escursione lungo il Sentiero dei Vigneti, in collaborazione con l'Ecomuseo Anfiteatro Morenico Ivrea. Partenza dal parcheggio dell’area sportiva.

Ore 11:00 - Santa Messa solenne, con la tradizionale benedizione dei frutti della terra e la partecipazione del Complesso Bandistico di Carema

Ore 13:00 - “Pranzo del viticoltore” a cura della Pro Loco di Carema presso il ristorante La Maiola - Carema

Ore 17:00 - Premiazione dei migliori grappoli e assegnazione del "Grappolo d'oro". L’evento si terrà nel parcheggio antistante il ristorante La Maiola

Nella giornata di domenica 27 settembre, la Sala museale "Gran Masun" sarà aperta dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

 

Per informazioni e prenotazioni: tel. 3421547634 - 0125 805009

sabato 19 settembre 2026

Borghi della Storia – Il Castello di San Pietro e la Locanda del Re Guerriero nelle Terre Piacentine


Il viaggio del buon e bello vivere che la rete di informazione Borghi d’Europa compie in occasione del turno di Presidenza italiano alla IAI (Iniziativa Adriatico Ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), previlegia le Terre Piacentine, grazie ad una collaborazione informativa con la Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina.

Storia, cultura, enogastronomia, ambiente verranno conosciute, valorizzate e raccontate da giornalisti e comunicatori fino a maggio del 2027, per un progetto finalizzato, semplicemente, ad ‘informare chi informa’.

Tutti i luoghi del Piacentino verranno collegati con altri borghi europei e verranno ‘narrati’ nei giornali delle altre terre coinvolte nel cammino delle identità.

“ Non poteva mancare l’incontro con il Castello di San Pietro e la Locanda del Re Guerriero.

Il Castello di San Pietro, che ricalca perfettamente il tipico schema piacentino dei fortilizi di pianura, offre al visitatore una preziosa e fedele testimonianza di dimora gentilizia quattrocentesca; oggi di proprietà della Famiglia Spaggiari, pur facendo parte fino al 1500 dello Stato Pallavicino, fu dei Malaspina nel dodicesimo secolo e, a partire dal 1405, dei Landi.

Nel 1466 Bianca Maria Visconti, vedova del Duca Francesco Sforza, investì del feudo di San Pietro l’augusta famiglia piacentina dei Barattieri. Al giureconsulto Bartolomeo Barattieri, amante del luogo, si deve la riedificazione dell’edificio tra il 1460 e il 1491, come documenta l’epigrafe su pietra muraria presente ancora oggi nel cortile dei Cavalieri. Nel 1678, per i servizi prestati allo Stato Farnesiano, Ercole e Paolo Emilio Barattieri ottennero dal Duca Ranuccio II il titolo nobiliare di Conte.

Il castello, attorniato da un vasto parco alberato, è disposto su un impianto quadrangolare da cui emergono il mastio e due torrioni rotondi, collocati a difesa del lato nord.

L’austerità dell’esterno è in netta contrapposizione con l’ariosità e la raffinatezza del cortile interno porticato su tre lati, di gusto rinascimentale, che trasforma il castello in un palazzo residenziale; ad ogni arco del porticato a pian terreno corrispondono due archi minori al primo piano; cornici in cotto decorano gli archi, il marcapiano e il sottotetto; il pianterreno ha il soffitto in muratura, mentre quello del loggiato presenta travi lignee; nella stanza del corpo di guardia una doppia porta in diagonale si apre sulla prigione, in cui sono ancora visibili i ceppi a cui venivano legati i prigionieri.

Nei sotterranei del castello originariamente erano collocate le cucine, le lavanderie e le cantine; è ancora presente la ghiacciaia che veniva riempita di neve dalla botola sul soffitto, mentre la pavimentazione a lisca di pesce permetteva di convogliare l’acqua della neve sciolta verso il centro, dove veniva assorbita da un pozzo a perdere.

Al primo piano, secondo il gusto rinascimentale, tutte le sale sono decorate da pitture e camini e si aprono sul grande loggiato; la parte più antica ed emblematica del piano nobile, il mastio, ospita da sempre la camera da letto del Conte.

Il Castello di San Pietro in Cerro ha la particolarità di avere due saloni d’onore, una caratteristica anomala dovuta a liti di primogenitura tra gli eredi maschi della famiglia Barattieri, che suddivisero il castello in due parti abitate dai discendenti dei due rami dell’antica famiglia.

L’attuale proprietario, Franco Spaggiari, mecenate e appassionato d’arte, dopo l’acquisto dell’immobile ha intrapreso un importante intervento di restauro volto a restituire al complesso l’aspetto originario; l’azione conservativa, protrattasi per oltre quindici anni, ha portato il Castello di San Pietro a vincere il Premio “Piero Gazzola” per il miglior Restauro del Patrimonio Monumentale Piacentino nel 2016.”

La Locanda del Re Guerriero è un edificio storico di fondazione medievale, già documentato sulle carte topografiche a partire dal 1720; era l’antico ricovero delle carrozze e l’abituro di cocchieri che prestavano servizio presso la corte del Castello di San Pietro.

Oggi, dopo un attento restauro, la Locanda del Re Guerriero offre la possibilità di trascorrere un soggiorno rilassante, durante il quale ascoltare il dolce suono del silenzio, avvolti da un’atmosfera di bellezza. I dintorni offrono un territorio autentico ed affascinante da scoprire attraverso escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo, per riappropriarsi di suggestioni che la frenetica vita di tutti i giorni ci ha ormai fatto dimenticare.

venerdì 18 settembre 2026

Rete Aperta #11 SONO SOLO PAROLE Mostra personale di Valeria Canavesi

 

CANDIDO, UN PROGETTO PER IL TERRITORIO

 


La famiglia Leo presenta le novità di Candido: il rilancio del brand, il restyling dei prodotti e la creazione di un Museo del vino

È stato presentato oggi presso la sede storica di Candido (San Donaci, BR) il risultato dei primi step del lavoro della cantina, a un anno e mezzo dall’acquisizione.

Un progetto che ha già dato importanti risultati. Anzitutto la ristrutturazione della sede, ancora in fase di completamento, con il recupero degli uffici e degli spazi di produzione storici, la creazione di nuovi ambienti, la revisione dei vini e un progetto enoturistico unico nel proprio genere.  Alla guida Paolo Leo e la famiglia, composta dalla moglie Roberta, coordinatrice amministrativa, e dai figli Nicola, enologo, Stefano, export manager, Francesco, responsabile commerciale Italia, e Alessandro, responsabile del marketing e degli acquisti.

Già proprietario della Paololeo, una delle più importanti realtà private della Puglia, con un fatturato di 25.000.000 in crescita del +4.5% in Italia e +15% all’Estero (anno 2025), oggi Paolo Leo ha illustrato la sua visione.

Si rafforza così il ruolo di San Donaci, un tempo terra del vino dinamica con oltre 30 palmenti, oggi ridotta alla presenza di poche aziende. Anzitutto è stata mantenuta l’identità della cantina, che continuerà a puntare sui vini simbolo Duga D’Aragona, Cappello di Prete, La Carta e Le Pozzelle, la cui commercializzazione, dopo anni, è tornata in utile con una crescita di fatturato del +33%.

<<Candido è un pezzo di storia della Puglia e di San Donaci, e da ragazzo rappresentava per me un punto di riferimento. Avere la possibilità di contribuire a preservare e rilanciare una realtà con tanta storia è motivo di grande orgoglio per me e per tutta la mia famiglia>> racconta Paolo Leo <<In quest’ultimo anno abbiamo lavorato con attenzione per portarla al suo antico splendore, conservandone il fascino originale. Il mio augurio è che da qui possa ripartire la stessa San Donaci, per tornare a essere la grande terra del vino che è sempre stata>>.

La novità più importante verrà dal Museo del Vino, ancora in fase di progettazione ma che già presenta i primi elementi. Un qualcosa che, al momento, è poco presente in Puglia e che consentirà di portare visitatori a San Donaci per conoscere la storia della cittadina e, più in generale, del vino in Puglia. Attrezzi storici, percorsi di visita tra le antiche vasche e documenti d’epoca saranno gli elementi centrali.

In questi anni, infatti, lo sviluppo dell’enoturismo è stata una delle direttrici della Paololeo, a partire dalle experiences esclusive legate a Mormora, metodo classico affinato in mare al largo di Porto Cesareo, fino alle iniziative per tutta la famiglia con i laboratori aperti anche a bambini e ragazzi, e i corsi di cucina.


I GRANDI VINI DELL’ALTO PIEMONTE ARRIVANO IN SICILIA: TASTE ALTO PIEMONTE A GIARDINI NAXOS IL 25 E 26 OTTOBRE

 


EIN PROSIT 2026 Dal 14 al 18 ottobre tornano a Udine i protagonisti della gastronomia mondiale

 


Udine si prepara ad accogliere la XXVII edizione di Ein Prosit, il festival che ogni anno porta in Friuli Venezia Giulia il meglio della gastronomia internazionale contemporanea. Dal 14 al 18 ottobre infatti oltre novanta chef da tutto il mondo si alterneranno ai fornelli dei migliori ristoranti della città in cene a più mani: il risultato saranno menu inediti e irripetibili, figli di incontri e scontri di visione e culture. Ogni serata sarà un viaggio tra sapori e tecniche d’alta cucina durante le quali, la creatività degli chef combinata con materie prime di eccellenza, darà vita a piatti in grado di sorprendere e affascinare.

 

A guidare il programma saranno alcuni dei più autorevoli rappresentanti della cucina italiana. Tra i protagonisti figurano gli chef tristellati Massimiliano Alajmo, del ristorante Le Calandre di Rubano (Padova), e Norbert Niederkofler, del ristorante Atelier Moessmer di Brunico (Bolzano), espressioni di due visioni profondamente diverse ma accomunate dalla ricerca, dalla sostenibilità e dall’eccellenza. Accanto a loro, Ein Prosit celebra anche il valore delle trattorie contemporanee, con interpreti come Diego Rossi di Trippa a Milano e Sara Ciccolini di SantoPalato a Roma, capaci di raccontare una cucina autentica, personale e profondamente legata alla cultura gastronomica italiana. L’edizione 2026 segna inoltre il ritorno di alcuni dei volti storici che hanno contribuito a costruire l’identità di Ein Prosit negli anni come Carlo Cracco e Corrado Assenza di Caffè Sicilia a Noto, insieme ad altri nomi che rappresentano da sempre un punto di riferimento per la manifestazione, tra cui Ana Roš di Hiša Franko a Kobarid, Matias Perdomo di Contraste a Milano e Antonia Klugmann di L’Argine a Venco a Dolegna del Collio. Grande spazio sarà dedicato alla dimensione internazionale, con una presenza straordinaria di protagonisti della World’s 50 Best Restaurants. Ein Prosit riunirà infatti tre degli ultimi sei vincitori della prestigiosa classifica mondiale: Mitsuharu “Micha” Tsumura di Maido e Virgilio Martínez di Central, entrambi peruviani, e Mauro Colagreco di Mirazur in Francia. A completare questo straordinario racconto, sempre dal Perù arriveranno anche Pía León di Kjolle e Luis Martínez di Mérito, per un incontro che riunisce alcuni degli interpreti più visionari della cucina contemporanea internazionale e racconta l’incredibile evoluzione della gastronomia sudamericana.

 

Non mancherà un capitolo dedicato alla pizza, che vedrà riuniti a Udine, Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo, Francesco Martucci de I Masanielli a Caserta, Gabriele Bonci, Simone Padoan de I Tigli a San Bonifacio, i giovani talenti di Confine a Milano e Roberto D’Avanzo di Bob Alchimia a Spicchi a Montepaone: sei protagonisti che rappresentano ai massimi livelli le diverse anime della pizza contemporanea e che raccolgono riconoscimenti nelle principali classifiche nazionali e internazionali.

 

«Ein Prosit è molto più di una grande manifestazione gastronomica: è una vetrina internazionale per il Friuli Venezia Giulia e per le sue eccellenze. Per cinque giorni Udine diventa capitale del gusto, mettendo in dialogo grandi chef, produttori, imprese e culture gastronomiche da tutto il mondo. – ha commentato Sergio Emidio Bini, Assessore alle Attività produttive e Turismo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Un appuntamento che valorizza il nostro territorio e rafforza la capacità del Friuli Venezia Giulia di attrarre turismo, grandi eventi e nuove opportunità. È un modo concreto per raccontare una regione autentica, dinamica e sempre più aperta alla dimensione internazionale

 

Alessandro Venanzi, Vice Sindaco di Udine, ha dichiarato: «Ein Prosit è ormai un appuntamento importante per Udine e rappresenta un’occasione capace di trasformare la città in un grande luogo di incontro, convivialità e scoperta. Per cinque giorni le nostre strade, i ristoranti e gli spazi cittadini saranno attraversati da chef, appassionati e visitatori provenienti da tutta Italia e dal mondo. È un’opportunità per valorizzare Udine, le sue attività e la sua capacità di accogliere grandi eventi, creando ricadute positive per tutto il tessuto cittadino. Una manifestazione internazionale che contribuisce a far conoscere Udine e a rafforzarne il ruolo di città aperta, attrattiva e vivace.»

 

Accanto alle grandi cene e agli incontri con gli chef protagonisti, Ein Prosit offrirà al pubblico un programma ricco di esperienze dedicate alla scoperta dei sapori. Torneranno i food truck tematici, dove gli chef usciranno dalle cucine e scenderanno in strada preparando delle golosità per i passanti, le degustazioni dedicate a vini e prodotti d’eccellenza e i Laboratori dei Sapori, momenti di approfondimento e confronto pensati per avvicinare appassionati e curiosi alle tecniche, alle storie e alle materie prime che caratterizzano il mondo dell’enogastronomia.

 

Come ogni anno, Ein Prosit si conferma un luogo di incontro tra tradizione e innovazione, tra grandi maestri e nuove generazioni, tra il patrimonio gastronomico italiano e le più interessanti evoluzioni della cucina mondiale. Un appuntamento che trasforma Udine nella capitale mondiale del fine dining, accogliendo protagonisti, idee e visioni da tutto il mondo.

 

Ein Prosit è un progetto curato da Claudio Tognoni, Paolo Vizzari e Manuela Fissore. Il programma completo dell’evento è consultabile sul sito: Einprosit.org

 

 

GAMeC presenta I NUOVI APPUNTAMENTI DI PEDAGOGIA DELLA SPERANZA, TRA INCONTRI, WORKSHOP, PERFORMANCE E CINEMA

 


Anche in autunno la GAMeC torna a coinvolgere importanti ospiti internazionali, proponendo un nuovo, imperdibile calendario di appuntamenti.

 

Da settembre a novembre, nell’ambito del programma Pedagogia della Speranza, workshop, performance e talk approfondiranno le sfide della contemporaneità e i temi della storia coloniale, della giustizia digitale e del lavoro umano invisibile dietro l’intelligenza artificiale.

 

Prosegue inoltre la rassegna cinematografica A Practice of Freedom, con film che raccontano storie di resilienza e identità.

 



 

www.gamec.it


Riparte un nuovo ciclo di incontri aperti al pubblico nell’ambito del programma Pedagogia della Speranza, promosso dalla GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

 

Attraverso il confronto con ospiti internazionali, il museo si conferma uno spazio di dibattito aperto, capace di coinvolgere il pubblico in riflessioni che intrecciano memoria storica, sociologia e filosofia.

Gli incontri in programma esploreranno alcune delle questioni più urgenti del presente: dalle eredità del colonialismo alla violenza di genere nello spazio digitale, offrendo nuove chiavi di lettura per abitare la complessità del nostro tempo.

 

I primi appuntamenti in calendario, il 18 e 19 settembre, saranno condotti dall’artista e ricercatrice Alessandra Ferrini, che guiderà il pubblico in un percorso di riflessione etica e visuale attorno all’“archivio della colonialità”.

Attraverso il workshop Becoming Accountable. Approcci etici e creativi all’Archivio della Colonialità alla GAMeC e la performance-lecture Gaddafi in Rome: the Expanded Script presso gli spazi di Performatorio, l’artista inviterà a riflettere su come la storia coloniale italiana influenzi ancora oggi il nostro sguardo e le relazioni geopolitiche nel Mediterraneo.

 

Il 25 settembre la sociologa digitale e attivista Silvia Semenzin sarà protagonista dell’incontro Internet non è un posto per femmine, al Palazzo della Ragione. Al centro del talk vi sarà il rapporto tra donne e tecnologie digitali: un’analisi di come le piattaforme online possano riprodurre dinamiche di violenza e disparità, ma anche un’esplorazione delle potenzialità della tecnologia come strumento di emancipazione e resistenza femminista.

 

Il 10 ottobre, al PalaScienza di Piazza della Libertà, si terrà il talk Chi lavora per l’Intelligenza Artificiale? con il sociologo Antonio Casilli. L’evento, organizzato in collaborazione con BergamoScienza, sarà moderato dal ricercatore Philip Di Salvo e affronterà il tema dell’immensa infrastruttura umana che si nasconde dietro l’apparente immaterialità dell’IA.

 

Il 6 e 7 novembre l’artista e pedagoga Adelita Husni Bey condurrà il laboratorio Pedagogia della Speranza: le istanze della scuola che, attraverso gli strumenti del Teatro dell’Oppresso e della drammaturgia di comunità, porterà docenti e giovani studenti e studentesse a trasformare esperienze individuali in una riflessione condivisa sul presente della scuola.

 

A chiudere il ciclo, il 18 novembre, sarà l’incontro Vivere in mezzo al caos con il filosofo e psicanalista Miguel Benasayag all’Auditorium di Piazza della Libertà, in collaborazione con Molte Fedi. Di fronte a un’epoca segnata dall’incertezza e dal disordine, Benasayag proporrà la via della “dissidenza creativa”, ovvero una forma di resistenza che invita a vivere nel presente, restando fedeli a se stessi.

 

Gli eventi sono gratuiti, con prenotazione obbligatoria.

Info su gamec.it

 

Gli appuntamenti di ottobre e novembre della rassegna cinematografica A Practice of Freedom aprono lo sguardo su storie di resilienza e identità.

Il documentario Land of Canaan (2025) di Maggie Lemere, in programma il 23 ottobre, mostra come la tutela delle pratiche agricole tradizionali e la sovranità alimentare in Palestina rappresentino potenti atti di resistenza e di indissolubile legame con la propria terra. Il 27 novembre, infine, sarà presentato Bouchra (2025) di Orian Barki e Meriem Bennani, un intimo ritratto d’artista che affronta il delicato equilibrio tra la ricerca di una propria espressione artistica a New York e la necessità di riconciliarsi con le proprie radici familiari in Marocco.

 

La rassegna è realizzata in collaborazione con Lab 80 film e il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell’Università degli studi di Bergamo.

 

Le proiezioni si svolgeranno alle 21:00 nella Sala dell’Orologio di Palazzo della Libertà, a Bergamo.