Presentate le attività del progetto promosso da BMTI e dall’associazione “I Borghi più belli d’Italia”,
in collaborazione con Slow Food Italia. Focus su produzioni locali, sostegno alle imprese
e contrasto allo spopolamento delle aree interne
Valorizzare le eccellenze agroalimentari dei borghi italiani, sostenere le imprese locali e creare nuove opportunità di sviluppo economico e sociale per le aree interne e i piccoli centri. È su questi temi che si è articolata la conferenza dedicata al Mercato Italiano dei Borghi (MIB), il progetto nato dalla cooperazione istituzionale tra BMTI – Borsa Merci Telematica Italiana e l’associazione “I Borghi più belli d’Italia”, in collaborazione con Slow Food Italia. L’incontro, ospitato oggi nell’Auditorium dell’Archivio di Stato di Torino, e nel programma di Terra Madre Salone del Gusto 2026, ha rappresentato l’occasione per illustrare le attività e le prospettive di un’iniziativa che punta a fare del patrimonio agroalimentare il fulcro della crescita dei territori.
Sono intervenuti: Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia; Amato Mercuri, coordinatore del Comitato scientifico de “I Borghi più belli d’Italia” e del progetto MIB, che ha moderato il dibattito e illustrato la nascita, lo scopo e le attività dell’associazione; Francesco Sottile, dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria; Simona Meloni, assessore all’Agricoltura e al Turismo della Regione Umbria; Fiorello Primi, presidente dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia”.
Durante la conferenza, sono state raccontate e approfondite le principali linee di intervento del MIB, con particolare attenzione all’analisi del settore produttivo dei luoghi rappresentati da “I Borghi più belli d’Italia”, al coinvolgimento diretto delle aziende locali e alla tutela dell’ecosistema economico, sociale e culturale dei piccoli centri. Un confronto che ha posto al centro anche la salvaguardia della biodiversità, di cui i borghi rappresentano un importante presidio, e il ruolo delle produzioni agroalimentari di qualità nella costruzione di nuove prospettive di sviluppo.
Come ha sottolineato Federico Varazi «non basta contrastare lo spopolamento ma occorre rigenerare i luoghi sensibili, le aree interne, le comunità. Perché non ci può essere differenza tra biodiversità agricola e culturale: importante, infatti, è stato il contributo de “I Borghi più belli d’Italia” al progetto degli Atlanti dell’Arca del Gusto».
Francesco Sottile è, invece, entrato nel dettaglio dello studio che con l’Università di Pollenzo sta conducendo sulle aree interne e i piccoli centri ed è emerso come il primo fatto rilevante sia il bisogno di raccontarsi da parte dei produttori e l’importanza di manifestazioni come Terra Madre che garantiscono un approccio partecipato anche alle aziende più piccole.
Per Simona Meloni, l’Umbria è un esempio di come la biodiversità possa essere una leva turistica reale e concreta, specificando come il 35 per cento dei visitatori voglia fare esperienze enogastronomiche sul territorio regionale. Grande importanza va riservata anche al modo in cui si sviluppa il turismo: in Umbria si conferma come un modello lento e in armonia con la natura, tra sentieri e percorsi ciclabili.
Gianluca Gallo ha raccontato di come la Regione Calabria stia mettendo in campo sforzi significativi per delocalizzare i flussi turistici, concentrati per la stragrande maggioranza negli 800 chilometri di costa. Per l’assessore occorre, quindi, sia incentivare lo spostamento dei turisti nelle aree interne, tra parchi e altre risorse naturali del territorio, sia favorire il ripopolamento dei borghi e sostenere chi contribuisce a tenerli vivi e abitati tutto l’anno.
Infine, il presidente Fiorello Primi, partendo dalla celebre frase di Carlo Petrini, “chi semina utopia, raccoglie realtà”, ha raccontato di come l’associazione “I Borghi più belli d’Italia” abbia cambiato negli anni il proprio paradigma, trasformando il concetto di borgo-turismo in borgo-comunità. In tal senso, è fondamentale il racconto di chi nei borghi vive e lavora, contribuendo a sostenere i prodotti locali, grazie anche a Slow Food.
L’obiettivo del MIB è, in sostanza, molto chiaro: creare nuove opportunità per le aziende locali per contribuire alla vitalità dei borghi, sostenendo le attività economiche e favorendo le condizioni necessarie per contrastare lo spopolamento delle aree interne e la perdita della biodiversità umana, da cui derivano tutte le altre tipologie di biodiversità. Produzioni di qualità, comunità e territorio devono correre insieme.
Cos’è il Mercato Italiano dei Borghi
Lanciato nel 2021 per promuovere le eccellenze agroalimentari dei Borghi più belli d’Italia, il MIB si articola in una serie di azioni volte a valorizzare le produzioni tipiche e di qualità che raccontano l’identità, le tradizioni e la cultura dei territori. Dai prodotti DOP, IGP e STG ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), fino ai Presìdi Slow Food, il progetto mette al centro un patrimonio che rappresenta non soltanto una risorsa economica, ma anche uno strumento fondamentale per tutelare la biodiversità e preservare il tessuto sociale e produttivo dei piccoli centri.
Creare nuove opportunità commerciali per le aziende locali significa infatti contribuire alla vitalità dei borghi, sostenendo le attività economiche e favorendo le condizioni necessarie per contrastare lo spopolamento. È in questa prospettiva che il Mercato Italiano dei Borghi sviluppa iniziative finalizzate a rafforzare il legame tra produzioni di qualità, comunità e territorio, trasformando le eccellenze agroalimentari in occasioni concrete di crescita.
Le attività dell’anno in corso si inseriscono in una progettualità più ampia, sviluppata su impulso del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e realizzata in partnership con Slow Food Italia, con cui l’associazione “I Borghi più belli d’Italia” ha sottoscritto un protocollo d’intesa nel 2025. Al progetto partecipano inoltre l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, i Musei del Cibo della Provincia di Parma e Mastercard.

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