Il genio irrequieto del Novecento nella più ampia antologica mai realizzata:
cinque mostre in cinque luoghi chiave della vita di Mattia Moreni (1920 – 1999)
per celebrare il suo profondo legame con la Romagna
da settembre 2025 a maggio 2026
quinta mostra:
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Dalla regressione della specie all’umanoide
a cura di Serena Simoni
1 marzo – 3 maggio 2026
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Via di Roma 13, Ravenna
Installation view, Mattia Moreni. Dalla regressione della specie all’umanoide, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Ravenna, 27 febbraio 2026. Il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna dal 1 marzo al 3 maggio 2026 propone l'ultimo evento di un ampio progetto - curato da Claudio Spadoni e promosso da Associazione Mattia- che mette in rete cinque importanti musei della Romagna nella celebrazione del lavoro di uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, Mattia Moreni (1920-1999), artista pavese di nascita, torinese di formazione, ma che dopo lunghi soggiorni parigini ha legato il suo nome al territorio romagnolo dove ha sempre vissuto dal ’70 in poi
.
Dopo le mostre di Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna - che hanno indagato temi particolari quali la formazione e il periodo informale, alcune serie storiche, dalle Angurie agli Autoritratti,fino alla ricostruzione dell'antologica bolognese curata nel 1965 da Arcangeli, a Ravenna si inaugura una esposizione dedicata alla produzione degli ultimi 20 anni di vita del maestro.
Le serie della Regressione della Specie e degli Umanoidi rappresentano infatti ultimi approdi della ricerca di una delle figure più originali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra al MAR - curata da Serena Simoni - raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per
illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa di Moreni. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario allo scopo di mostrare l'interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro.
Dopo aver portato a conclusione a metà degli anni Settanta il celebre ciclo delle Angurie, Moreni dà spazio alla scrittura: fra il 1975 e il decennio successivo scrive L'ignoranza fluida e L'Assurdo razionale perché necessario, testi in cui confluiscono le riflessioni sulle cause di quella che egli definisce la "regressione" della specie. Strettamente legati a questi scritti nascono quindi gli ultimi due cicli dell'attività artistica di Moreni.
Nella prima sezione - la Regressione della Specie e Belle Arti (1983-1995) - sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone dell'involuzione delle Belle Arti, speculare al declino umano. Moreni nota come fin dall'inizio del Novecento l'arte abbia spento la capacità creativa dandosi all’elaborazione di forme primitiviste o dedicandosi a sterili formalismi. Questa regressione decadente o consapevole si esemplifica in oggettio in geometrie indisciplinate che raccontano le tappe di un’arte estetizzante, infantilistica, manierata o consumista. Per chiarire il processo di questa produzione “degli asili nido e asili patologici”, Moreni enfatizza la produzione infantile e psichiatrica dell’Art Brut: lo stile volutamente regressivo, patologico, è il rovescio della medaglia di un tempo alla deriva, anestetizzato dai mass-media e dal consumismo di massa.
A seguito di questa serie, Moreni inizia l'ultimo ciclo degli Umanoidi (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Il ciclo ritrae robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi che rimandano agli autoritratti a cui fin dal 1986 Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione col computer. La genetica e l’elettronica, infatti, per Moreni offriranno la possibilità di ibridazione o sostituzione dei computer all'essere umano. I suoi Umanoidi nascono sotto la specie di “identikit” - figure esemplari della mutazione antropologica in atto - di quella rivoluzione senza idealità alla quale l'artista intende assistere in modo distaccato. La pittura si fa sempre più veloce e nitida per corrispondere al “pulito, l’eleganza e il distacco dell'età elettronica".
Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l'artista non aveva ancora visto - l’attuale invasività di internet e dei social nel privato di milioni di individui, profilati e indirizzati anche in senso politico, la pervasività globale del mondo delle merci, la mancanza di chiarezza informativa, l'uso capzioso delle intelligenze artificiali - non si può che confermare l'attualità di questa ultima serie di Moreni.
Il ciclo espositivo è iniziato al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, nella sede distaccata dedicata all’arte contemporanea dell’Ex Convento di San Francesco – con la mostra Dagli esordi ai cartelli, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni, dal 21 settembre 2025 all’11 gennaio 2026. Poi al Museo Civico San Domenico a Forlì dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 sono esposte le opere che risalgono al periodo delle Angurie, a cura di Rocco Ronchi; alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia (FC) dal 15 novembre 2025 all’11 gennaio 2026sono visibili gli Autoritratti e le opere conservate presso la Galleria che rappresentano il nucleo più cospicuo delle opere di Moreni conservate in un museo pubblico, a cura di Denis Isaia; al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dal 30 gennaio al 31 maggio 2026 si intende rievocare la grande mostra del '65 all'allora Galleria d'Arte Moderna di Bologna (poi diventata MAMbo) curata all’epoca da Francesco Arcangeli che rappresenta la prima personale di Moreni all'interno di un'istituzione pubblica, per la cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni. A concludere il ciclo espositivo la tappa al MAR di Ravenna.
Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione” rappresenta un’occasione unica per riscoprire, con sguardo unitario, l’opera di un maestro scomodo, potente, necessario. Già negli anni Cinquanta, critici del calibro di Michel Tapié e Pierre Restany, lo avevano inserito tra i pochi italiani protagonisti della scena europea, in grado di confrontarsi con gli artisti informali americani, riconoscendone l’assoluta originalità. Il progetto, realizzato con il patrocinio di Regione Emilia – Romagna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Dipartimento delle Arti, Comune di Bagnacavallo, Comune di Santa Sofia, Comune di Forlì, Comune di Bologna e Comune di Ravenna e grazie alla preziosa collaborazione e al prestito di generosi collezionisti, e al supporto di Manifattura Ceccarelli, Teikos Solutions e Associazione Controcorrente, è accompagnato da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore che include le fotografie di tutte le opere esposte nelle cinque sedi.