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UN MOSTRA ORGANIZZATA IN OCCASIONE DELLA
BIENNALE ARTE 2026
6 MAGGIO – 22 NOVEMBRE 2026
COMPLESSO DELL’OSPEDALETTO, VENEZIA
Fondazione In Between Art Film è lieta di presentare Canicula, la mostra collettiva che apre il 6 maggio 2026 al Complesso dell'Ospedaletto di Venezia in occasione della 61a Esposizione Internazionale d'Arte, La Biennale di Venezia.
Curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, rispettivamente direttore artistico e curatore della Fondazione, Canicula è il terzo e ultimo capitolo della «Trilogia delle incertezze», una serie di mostre concepite da Fondazione In Between Art Film a partire dal 2022 e che hanno trasformato di volta in volta il Complesso dell'Ospedaletto in un'architettura di suoni e immagini in movimento.
Ogni episodio della trilogia è stato ispirato da un diverso fenomeno atmosferico: la semioscurità con Penumbra nel 2022, la nebbia con Nebula nel 2024 e, infine, l'eccesso di luce e calore con Canicula. Si conclude così un arco narrativo che, nel corso di tre edizioni della Biennale di Venezia, ha gradualmente esplorato differenti condizioni della visione come metafore dell'esistenza umana: l'ambiguità e l'incertezza della luce fioca di Penumbra, il disorientamento indotto dalla nebbia di Nebula, il senso di oppressione dato dalla luminosità accecante e dal caldo torrido di Canicula. Ciascuno di questi stati atmosferici, infatti, inganna i sensi e solleva interrogativi sull'affidabilità della vista e sulle interpretazioni del reale che essa produce.
Beatrice Bulgari, Presidente di Fondazione In Between Art Film, ha dichiarato: "Nell'arco di sei anni, abbiamo invitato artisti provenienti da più parti del mondo a riflettere su tre diverse metafore atmosferiche che condizionano la vista, con il desiderio di esplorare le inquietudini del presente e comporre un affresco polifonico su un tempo che, come il nostro, è percorso dall'incertezza. Questa trilogia ci ha permesso di manifestare appieno la missione della Fondazione - ossia sostenere gli artisti e ampliare la cultura attorno alle immagini in movimento - producendo complessivamente 24 opere video commissionate a 29 artisti internazionali e portando le loro visioni profonde e vitali all'attenzione del pubblico della Biennale Arte. La chiusura della «Trilogia delle incertezze» segna per noi anche un nuovo inizio, nella speranza che il nostro impegno nella diffusione delle immagini in movimento continui a ispirare gli artisti e il pubblico nel navigare le complessità della nostra epoca".
Canicula presenterà per la prima volta otto nuove installazioni video site-specific commissionate a Lawrence Abu Hamdan (1985, Giordania), Massimo D'Anolfi e Martina Parenti (1974, Italia/1972, Italia), Roman Khimei e Yarema Malashchuk (1992, Ucraina/1993, Ucraina), Janis Rafa (1984, Grecia), P. Staff (1987, Regno Unito), Wang Tuo (1984, Cina), Yuyan Wang (1989, Cina) e Maya Watanabe (1983, Perù). Tutte le opere sono state commissionate e prodotte da Fondazione In Between Art Film, l'istituzione ideata da Beatrice Bulgari per promuovere la cultura delle immagini in movimento e sostenere artisti, istituzioni e teorici internazionali nella loro indagine sul dialogo tra discipline e media temporali.
Il termine latino "canicula" è utilizzato in alcune parti del mondo per indicare i giorni più caldi dell'estate e, per diverse culture mediterranee antiche, questo periodo dell'anno significava abbondanza agricola o siccità catastrofica. La mostra assume la luminosità accecante e il caldo torrido che caratterizzano la canicola estiva come metafore del nostro presente, un tempo saturo di eccessi e distorsioni: la luce e il calore estremi sono considerati, quindi, come le cornici materiali e metaforiche entro cui la materia, le persone e le idee sono sottoposte a una forte pressione. Il sovraccarico di immagini, la deformazione delle informazioni, l'abuso di potere e le temperature opprimenti stanno accelerando l'approssimarsi delle società - e, di fatto, della vita stessa sulla Terra - a una soglia critica. Canicula pone al centro della narrazione le risposte individuali e collettive a un paesaggio consumato dalla tecnologia, eroso dalle diseguaglianze e inquinato dalla propaganda, esplorando le dimensioni psicologiche, politiche e sociali del clima intollerabile in cui siamo immersi. In questo senso, l'afa e l'accecamento sono oggetto di un'interpretazione espansa: da una parte, il calore non è soltanto una forza potenzialmente dannosa per i corpi e per l'ambiente ma anche un simbolo di qualcosa che intacca valori, significati e coscienze; dall'altra, la luce abbagliante evoca la crescente contaminazione tra verità e menzogna e la percezione sempre più diffusa della realtà come allucinazione.
Come è già stato per Penumbra e per Nebula, anche la scenografia di Canicula è stata concepita dallo studio multidisciplinare 2050+, che ha materializzato la narrazione della mostra e il concept curatoriale in una successione di interventi spaziali e sensoriali nonché attraverso l'impiego di materiali che evocano usura e affaticamento.
Alessandro Rabottini, direttore artistico, e Leonardo Bigazzi, curatore, Fondazione In Between Art Film, hanno commentato: "Come per Penumbra e per Nebula, anche in occasione di Canicula abbiamo invitato gli artisti a misurarsi con una metafora atmosferica che inganna i sensi e che solleva domande su quanto affidabili siano le interpretazioni della realtà che la vista produce. Siamo una fondazione che promuove la cultura delle immagini in movimento e la nostra missione è esplorare il loro potenziale nell'arte e nella cultura contemporanee, ma abbiamo anche il desiderio di indagare criticamente la relazione tra vedere e comprendere, che è una relazione importante nel nostro tempo: oggi, infatti, vediamo molto ma dobbiamo chiederci quanto comprendiamo. Canicula giunge al termine di una trilogia di mostre in cui ci siamo interrogati sulla natura della visione, sui suoi limiti e le sue risorse poetiche".
Il piano terra della mostra ospita opere che suggeriscono forme differenti di frammentazione e ricomposizione dell'esperienza umana, colta all'interno dell'alternanza tra vita e morte, luce e buio, erosione e affermazione.
Il percorso inizia nella chiesa di Santa Maria dei Derelitti con l'installazione video Baby I'm Yours, Forever (2026) di Janis Rafa. Concepita come un'allegoria sull'idea di sacrificio, l'opera è ambientata in un impianto di refrigerazione, architettura simbolo dell'industria per la lavorazione e la distribuzione della carne per il consumo umano. Il lavoro espande poeticamente questa riflessione e guarda alla più ampia tensione tra vita e morte, sopravvivenza ed estinzione, nonché sulla violenza "sacrificale" che una forma di vita esige a partire dalla soppressione di un'altra.
Proseguendo verso gli ambienti che furono l'obitorio dell'ex-casa di cura, troviamo Boring Billion (2026) di Yuyan Wang. L'opera è composta da una moltitudine di frammenti video trovati online, tessuti dall'artista in una nuova e complessa narrazione incentrata sulla relazione tra corpi umani e macchine industriali. A partire da una riflessione sul sovraccarico di informazioni digitali, l'artista orchestra una meditazione interiore sui processi di costante ottimizzazione, aggiornamento e riparazione delle macchine, all'interno del
loro inevitabile destino di decadimento.
Anche Massimo D'Anolfi e Martina Parenti fanno uso di materiali filmici d'archivio, selezionati all'interno della loro ampia pratica documentaristica. In 24 Landscapes + A Vision (2026), la terza opera in mostra, questi frammenti vengono ricomposti tra loro in una partitura sinfonica sulla dimensione dell'esistenza umana come alternanza di distruzione e rinnovamento. Anticipata da un corridoio di luci accecanti e da uno spazio buio, l'installazione a tre canali è una riflessione non lineare e di natura enciclopedica sull'intreccio tra tecnologie di ripresa filmica, forme storiche di dominio e devastazione, e frammenti germinali di vita e resistenza.
Negli spazi adiacenti alla scala monumentale che collega il piano terra al primo piano è ambientata Terminal Lucidity (2026) di P. Staff, un'installazione multimediale che alterna luce e buio, suoni e immagini per evocare il fenomeno indicato dal titolo, ossia la breve riconquista della memoria e della coscienza da parte di individui poco prima della morte. Il lavoro espande la riflessione sulla lucidità terminale a livello spaziale e percettivo, interrogandosi sulla distanza tra realtà e allucinazione.
Canicula prosegue al primo piano del Complesso dell'Ospedaletto. Qui le opere formano un percorso sui limiti della conoscenza umana e sul ruolo ambiguo della tecnologia nel suo perseguimento. Nonostante la sempre maggiore capacità di indagine scientifica e storiografica, infatti, la comprensione del presente e del passato rimane instabile, influenzata dall'uso della forza e dell'ideologia e, in ultimo, incompleta.
Nell'affrescata Sala della Musica, troviamo 450XL: The Story of a Fugitive Sound (2026), l'installazione video multicanale di Lawrence Abu Hamdan. Attraverso un approccio corale di testimonianze individuali e ricostruzioni degli eventi avvenuti durante una veglia a Belgrado il 15 marzo 2025, l'opera propone una riflessione sul potenziale politico del silenzio e sull'uso di armi sonore progettate per disperdere le forme di resistenza collettive e non violente.
In quella che era la farmacia dell'antico ospedale, Wang Tuo ambienta la sua installazione video a due canali The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy (2026), un racconto di finzione che affronta la tensione esistente tra l'esperienza individuale degli eventi e le forme organizzate della vita politica. La fragilità del corpo umano si fa metafora dell'eterogeneità della memoria collettiva, mentre passato, presente e futuro si sovrappongono in un ciclo perenne fatto di controllo e amnesia, false verità e omissioni silenziose.
All'interno di un ambiente in cui il buio si presenta come un'esperienza spaziale, l'opera di Maya Watanabe intitolata Jarkov (2026) inscena un paradosso della visione e della conoscenza. La telecamera ci conduce a un'estrema prossimità con un mammut di 20.000 anni fa, trovato nella tundra artica in conseguenza dell'aumento delle temperature determinate dal riscaldamento globale, e ci mette a confronto non solo con scale temporali che superano la comprensione umana ma anche con la fragilità della vita.
La mostra si conclude in una sequenza di cinque stanze di quella che è stata una casa di cura prima della sua chiusura nei primi anni 2000, la cui spazialità è radicalmente modificata. Qui Roman Khimei e Yarema Malashchuk allestiscono l'installazione video multicanale Wishful Thinking (2026), una serie di testimonianze speculative in cui anziani soldati russi ricordano il proprio coinvolgimento nella guerra contro l'Ucraina. Proiettando i loro racconti nel futuro e nel momento terminale dell'esistenza individuale, l'opera intreccia la banalità della violenza col pentimento o la sua assenza, la storia collettiva con la memoria dei singoli.
Canicula segna anche la collaborazione tra Fondazione In Between Art Film e istituzioni pubbliche e private internazionali, coinvolte nella co-produzione di alcune opere, tra cui EMMA - Espoo Museum of Modern Art; Eye Filmmuseum, Amsterdam; Heretic; Mondriaan Fund; Mori Art Museum, Tokyo; Onassis Culture; Saastamoinen Foundation; The Soil Collection; The Vega Foundation.
Canicula sarà accompagnata da un programma di approfondimenti interdisciplinari curato da Bianca Stoppani, curatore dei programmi editoriali e discorsivi della Fondazione, e organizzato in collaborazione con Palazzo Grassi, Pinault Collection Venezia al Teatrino di Palazzo Grassi il 26-27 ottobre 2026. Il simposio coinvolgerà gli artisti presenti in mostra ed espanderà il dibattito riguardo alle loro pratiche attraverso un programma di momenti discorsivi, proiezioni e contributi performativi.
Nell'autunno 2026 verrà pubblicato da Marsilio Arte il catalogo che racconta la realizzazione di Canicula. Il volume, a cura di Bianca Stoppani con Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, e con progetto grafico di Lorenzo Mason Studio, includerà testi appositamente commissionati a Svitlana Biedarieva, Leonardo Bigazzi, Leo Goldsmith, Ana Janevski, Francesca Lantieri/2050+, Mason Leaver-Yap, Alvin Li, Ippolito Pestellini Laparelli/2050+, Alessandro Rabottini, Dubravka Sekulić, Nicole Shukin, Jan Verwoert, Sophie Williamson.
Il Complesso dell'Ospedaletto è uno spazio culturale che fa parte di Ospedaletto Contemporaneo, un'iniziativa promossa da Venews Arts.
Crediti immagini: Janis Rafa, Baby I'm Yours, Forever, 2026 in "Canicula", Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell'Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell'artista e Fondazione In Between Art Film. Foto @ Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Wishful Thinking, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy degli artisti e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | Lawrence Abu Hamdan, 450XL: The Story of a Fugitive Sound, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | Yuyan Wang, Boring Billion, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | P. Staff, Terminal Lucidity, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | P. Staff, Terminal Lucidity, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, 24 Landscapes + A Vision, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy degli artisti e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | Wang Tuo, The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio | Maya Watanabe, Jarkov, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio.
FONDAZIONE IN BETWEEN ART FILM
Canicula
con Lawrence Abu Hamdan, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Janis Rafa, P. Staff, Wang Tuo, Yuyan Wang, Maya Watanabe.
A cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi
6 maggio – 22 novembre 2026
Complesso dell’Ospedaletto
Barbaria de le Tole, 6691 Venezia
Instagram @fondazioneinbetweenartfilm