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venerdì 23 ottobre 2026

tn6 Cicognino, 1953 di Franco Albini

 fino al 14 novembre 2026

 

mercoledì – sabato, ore 19.00 – 23.00

 

 

Il calendario continua poi con Gino Sarfatti, Mario Schifano,

Ludovico Orombelli e l’appuntamento speciale con Ryan Gander

 

 

garage BENTIVOGLIO

via del Borgo di San Pietro 3A, Bologna

palazzobentivoglio.org

 

Franco Albini, TN6 Cicognino, 1953, garage BENTIVOGLIO, Palazzo Bentivoglio. Ph. Carlo Favero


Bologna, 23 ottobre 2026. Fino al 14 novembre 2026, garage BENTIVOGLIO ospita il Cicognino, servomuto da soggiorno disegnato da Franco Albini all’inizio degli anni Cinquanta, inizialmente prodotto dalla fabbrica Poggi di Pavia e presente nel catalogo Cassina con una riedizione dal 2008.

 

Un oggetto di design che avrebbe fatto la fortuna di Chichibio, confondendo il padrone sul numero di zampe di questo trampoliere che, come tutti gli oggetti di Albini, gioca sulla tensione e sull’equilibrio strutturali, dando l’idea di voler porgere all’ospite gli oggetti di casa. Il Cicognino è un oggetto chiaro ed esatto e condensa dentro di sé tutte le ricerche progettuali e compositive del designer milanese. Si posa su tre punti come la Mitragliera, la zampa più lunga, che si ripiega, ricorda l’eleganza dell’incastro tra gamba e bracciolo della Luisa, lo slancio verso l'alto è quello di tutte le librerie albiniane.

Il piano d’appoggio, una foglia di ninfea, con un semplice gesto diventa un vassoio; il bordo rialzato, che in natura impedisce alla pianta di essere sommersa dall’acqua, qui evita la caduta degli oggetti sopra riposti, svelandoci la struttura sottostante.

 

«Se abitare e visitare sono due esperienze differenti, Albini le accomuna tramite l’atto più borghese di tutti, ovvero guardare; e se osservare è compito dell’abitante-visitatore, esporre l’oggetto e renderlo finalmente nudo è compito dell’architetto; su un tavolino di un soggiorno un semplice posacenere può così ambire ad essere opera d’arte», sottolinea il curatore Davide Trabucco.

 

Durante il corso della sua carriera professionale, condivisa dal dopoguerra con Franca Helg, Franco Albini ha posto al centro della ricerca il binomio esporre-guardare, dimostrandosi un efficacissimo padrino dell’intento originale di garage BENTIVOGLIO, che infatti aveva accolto anche l’instabile equilibrio dell’Elevatio animae sul pistone telescopico. Un esempio di come nella sua produzione numerosi siano i dialoghi e i prestiti, come dimostra quel pistone che ritroviamo nella scrivania SC27. I montanti a pressione della libreria LB7 sono una soluzione formale analoga, a esempio, al celebre allestimento per la mostra di Scipione (1941) alla Pinacoteca di Brera a quello delle ceramiche di Picasso (1951) in Triennale; la struttura tripartita del Cicognino ha similitudini con gli espositori del Museo di San Lorenzo (1952-1956).

 

«Lavorare su una collezione che si è sedimentata nel corso del tempo dà la possibilità di non dipendere direttamente dalle mode, di non trovarsi a inseguire il cambio repentino del gusto, di non lasciarsi trasportare da interessi passeggeri» aggiunge Trabucco, «All’interno della collezione le opere, gli arredi, gli oggetti, si contaminano e si guardano tra loro più di quanto non siano guardati dalle persone che quegli spazi li abitano, e credo sia nostro compito incrociare quegli sguardi, che sono portatori di senso. La vetrina del garage è infatti un grande dispositivo visivo, per cui gli oggetti si trovano come all’interno della camera ottica della Rocca di Fontanellato e, similmente al conte Giovanni Sanvitale, guardano passare un mondo che ancora deve assorbire le novità e gli stili, consapevoli di aver superato l'esame del tempo e di essere forse diventati finalmente classici».

 

Tra i prossimi appuntamenti in programma, il progetto presenterà le opere di Gino Sarfatti, designer italiano tra i protagonisti del design del Novecento, noto per la sua ricerca innovativa nel campo dell’illuminazione e per le lampade progettate attraverso la sua azienda Arteluce; Mario Schifano, tra i maggiori esponenti della Pop Art italiana, che ha reinterpretato le immagini della società contemporanea, dalla pubblicità ai mass media; e la ricerca contemporanea a cavallo tra pittura e scultura di Ludovico Orombelli. A febbraio torna l’appuntamento con l’edizione speciale pensata ad hoc per ARTEFIERA, che coinvolge  Ryan Gander, artista concettuale britannico noto per una pratica multidisciplinare che spazia dalla scultura all’installazione, dal video alla performance, invitato a intervenire negli spazi del garage con un progetto creato per l’occasione.


Franco Albini (Robbiate, 1905 – Milano, 1977) è stato un architetto e designer italiano tra i protagonisti del Razionalismo. La sua ricerca si distingue per il rigore formale, la chiarezza strutturale e l’attenzione ai materiali, sviluppandosi tra architettura, design d’interni, allestimenti e museografia. Considerato una delle figure centrali del design italiano del Novecento, Albini ha elaborato un linguaggio progettuale fondato sulla coerenza tra forma e funzione, sulla sperimentazione e sull’uso consapevole dei materiali. Il suo lavoro ha contribuito a definire un approccio al progetto in cui essenzialità ed equilibrio si integrano in una visione organica dello spazio e degli oggetti.

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