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martedì 14 aprile 2026

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation

 


Iollarum Monferrato Nebbiolo: il vino come atto di memoria attiva

 


UN NUOVO VIAGGIO AL CINEMA TRA I CORPI DELL’EROS E DELLO SCANDALO NELLA GIOVINEZZA RIBELLE DELL’ARTISTA TABÙ. EGON SCHIELE

 


Dopo il successo di Klimt & Schiele. Eros e Psiche

che aveva portato nelle sale 65.000 spettatori

 


al cinema il 20, 21, 22 aprile 



Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” torna nelle sale italiane. Si parte il 20, 21, 22 aprile con TABÙ. EGON SCHIELE, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally, autore del soggetto che firma anche la sceneggiatura assieme ad Arianna Marelli. Ad accompagnare gli spettatori sulle tracce dell’artista c’è Erika Carletto, attrice esordiente capace di rievocare con il suo canto le atmosfere di Vienna e Praga di allora. A cavallo tra Otto e Novecento, queste città, mostrate attraverso filmati d’archivio, furono i centri propulsori delle rivoluzioni e delle contraddizioni che caratterizzano ancora la nostra contemporaneità. La colonna sonora, d’impatto fortemente emotivo, è caratterizzata dalle musiche originali composte ed interpretate dalla violinista Laura Masotto e sarà disponibile in digitale su etichetta Nexo Digital. L’elenco delle sale che proietteranno il film è disponibile su nexostudios.it.

 

Nella “corsa folle” della vita di Schiele (1890-1918), costellata da centinaia di quadri e migliaia di opere su carta, c’è un eterno ritorno: quello al paese di nascita della madre dell’artista, Krumau, Český Krumlov oggi, in Repubblica Ceca. TABÙ. EGON SCHIELE si snoda a partire da qui: dall’Atelier Egon Schiele – la casa con giardino dove il pittore abitò con la compagna e modella Wally Neuzil. Proprio nella cittadina della Boemia, che ai tempi di Schiele faceva parte dell’Impero austro-ungarico, affonda la radice di un’arte capace di sovvertire le regole estetiche, morali e psicologiche del tempo e di condurci – ancora oggi – all’essenza dell’essere umano. È infatti dall’architettura di Krumau che Egon Schiele, ancora ragazzo, impara a osservare da una prospettiva inedita, destinata a diventare il marchio della sua visione e a tradursi nei suoi disegni: lo sguardo dall’alto. Una prospettiva capace di farci riflettere sulle dinamiche stesse del guardare, sulla sua “violenza” e sulla sua forza erosiva. Krumau è una città che alterna curve morbide – il fiume Moldava che abbraccia e allo stesso tempo stringe il centro storico – ed elementi angolari e spigolosi: le case medievali, le strade tortuose. Una figura per certi versi materna, come quella così presente nella produzione di Schiele, pronta a interrogarci sul desiderio inconscio di ritorno all’origine, sul tentativo di riconnettersi alla dimensione da cui dipende l’immagine che tutti abbiamo di noi stessi. Il rapporto di Schiele con la madre Marie, del resto, era segnato dalla mancanza di affetto e dal conflitto, così come solitudine e senso di estraneità segnarono la relazione con Edith Harms, sposata nel 1915 dopo l’abbandono del grande amore Wally. L’affinità elettiva più profonda restò sempre quella con la sorella Gerti, di cui solo oggi emergono nuovi dati biografici.

 

L’esplorazione di tutte queste connessioni visive e interiori è possibile grazie agli interventi di esperti e studiosi: Jane Kallir, curatrice del catalogo completo delle opere; Ralph Gleis e Elisabeth Dutz, rispettivamente Direttore e Curatrice capo dell’Albertina di Vienna; Kerstin Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, Curatrice del Belvedere di Vienna; Klára Sváčková del Museum Fotoatelier Seidel, Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto M. Urban, storici dell’arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda; la regista Gerda Leopold.

 

Snodo cruciale del film è il 1910, anno in cui si afferma lo stile unico di Schiele. È proprio nel 1910 che la Cometa di Halley attraversa il cielo, lasciando una scia luminosa che unisce le latitudini e ridisegna le cronologie. Sotto quel cielo possiamo immaginare Egon che cammina per le strade di Praga insieme a Franz Kafka (1883-1924), altra figura ricorrente nel docufilm. Non vi è prova che i due si siano mai conosciuti o incontrati, ma il loro destino e la loro arte si incrociano allora come oggi, offrendoci nuove chiavi per penetrare anche l’universo kafkiano: il suo tempo onirico, il disturbo che continua a provocare, esattamente come spesso “disturbano” i corpi contorti di Schiele. Del resto, in quella Vienna fu proprio la percezione del tempo a cambiare: un tempo non più lineare e causale, ma condensato, affettivo, “fatale”, come le “ore stellari” di cui parlava Stefan Zweig, in cui nascita e morte sono legate in modo indissolubile. Tutti respiravano il senso di una fine. Nel 1918, anno in cui muoiono Schiele ma anche Gustav Klimt e molti altri protagonisti della Vienna d’oro, crolla l’Impero austro-ungarico, mentre nasce la Cecoslovacchia.

 

La storia di Egon Schiele finisce qui, mentre quella di Kafka continua. Ma è soprattutto il nostro mondo che, ormai, ha cominciato la propria storia: l’eterno ritorno, l’ossessione per la morte, l’autoanalisi istintiva e ossessiva, il sentirsi sbagliati e insieme sfacciatamente presenti al mondo rivelano uno Schiele talmente contemporaneo da dare ancora, violentemente, fastidio. Schiele ci costringe a pensare ai nostri tabù. Quelli di allora come quelli di oggi.

 

 

Per il 2026, la stagione di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia con i media partner Radio CapitalSky ArteMYmovies, e in collaborazione con Abbonamento Musei.

VINITALY 2026: LA SECONDA GIORNATA DEL CONSORZIO DI TUTELA VINI DOC SICILIA TRA NUOVI ABBINAMENTI E FORMAZIONE PER LE NUOVE GENERAZIONI

 


Prosegue con grande partecipazione la presenza del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia a Vinitaly 2026. La seconda giornata di fiera ha visto lo stand della denominazione al Padiglione 2, stand G76 animarsi con appuntamenti dedicati alla degustazione, al dialogo tra territori e alla formazione delle nuove generazioni del vino.


Momento centrale della giornata è stata la masterclass “Sicilia DOC & Asiago DOP: Dialogo tra Territori e Culture del Gusto”, condotta da Andrea Amadei, volto della trasmissione televisiva È sempre mezzogiorno! e conduttore di Decanter su Rai Radio 2. Un appuntamento che ha messo in luce l’incontro tra due eccellenze della tradizione agroalimentare italiana, creando un percorso sensoriale capace di raccontare la ricchezza e la diversità dei territori attraverso abbinamenti mirati tra vini e formaggi.


La degustazione ha preso avvio con la dolcezza distintiva dell’Asiago DOP Fresco 20 giorni e Riserva 40 giorni, caratterizzati da delicati sentori di latte fresco, yogurt e burro, abbinati alla solarità e alla freschezza dei bianchi siciliani Grillo e Lucido. Il percorso è poi proseguito con un crescendo di intensità aromatica: Asiago DOP Mezzano 6 mesi in abbinamento al Nerello Mascalese, vitigno elegante e territoriale dell’Etna, fino ad arrivare all’intensità dell’Asiago DOP Vecchio 12 mesi, perfetto nel dialogo con la struttura e la personalità del Nero d’Avola, uno dei simboli dell’enologia siciliana.


Il pomeriggio è stato invece dedicato alla formazione e al confronto con i giovani professionisti del vino. Alle ore 15:00 lo stand del Consorzio ha ospitato un incontro riservato agli studenti del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Palermo, dal titolo “Nero d’Avola Sicilia DOC: origine, evoluzione e espressione del terroir”. 


Un momento di approfondimento pensato per raccontare ai futuri enologi la storia e il percorso evolutivo di questo vitigno iconico, oggi sempre più capace di interpretare in chiave contemporanea i diversi territori dell’isola. Attraverso il confronto diretto e la degustazione, gli studenti hanno potuto esplorare le molteplici espressioni del Nero d’Avola, dalla tradizione alle interpretazioni più moderne, comprendendo il ruolo fondamentale del terroir nella definizione dello stile dei vini.


La giornata ha confermato ancora una volta il ruolo di Vinitaly come piattaforma di dialogo tra territori, filiere e generazioni, con la DOC Sicilia protagonista di un racconto che unisce identità, cultura del gusto e visione per il futuro del vino siciliano.


Il programma del Consorzio proseguirà nei prossimi giorni con nuovi appuntamenti dedicati alla degustazione, al confronto con i mercati e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, ambasciatori della Sicilia nel mondo. 

MILANO ART WEEK 2026 10ª edizione Oltre 500 appuntamenti e 263 realtà coinvolte

 GHOST TRACK

Un percorso diffuso nei musei civici, tra presenze inattese di artisti contemporanei e dialoghi inediti con il patrimonio della città

 

Un progetto di Milano Art Week,

MAC Milano Art Community e Musei Civici di Milano

A cura di Lucrezia Calabrò Visconti e Chiara Nuzzi

Con la direzione di Astrid Welter

 

14 – 19 aprile 2026

 



 

www.milanoartweek.it

 

 

 

Milano, 14 aprile 2026 – Dal 14 al 19 aprile, Milano Art Week torna per la sua decima edizionecon 263 realtà coinvolte e oltre 500 appuntamenti diffusi in città – e si arricchisce di un progetto inedito, Ghost Track, nato dalla collaborazione tra Comune di Milano | Cultura e MAC – Milano Art Community, associazione che riunisce oltre 30 realtà tra gallerie, fondazioni, istituzioni e spazi no-profit della scena artistica contemporanea cittadina.

 

Nella terminologia musicale, una ghost track è una traccia fantasma: un brano nascosto alla fine di un album, invisibile nella lista ufficiale, una presenza imprevista che si rivela solo a chi sceglie di andare oltre l’ascolto previsto.

 

Ghost Track trasporta questo dispositivo nel museo, attivando una dimensione inattesa dello sguardo, un dialogo inaspettato tra l'arte contemporanea e il patrimonio della città.

Il progetto si sviluppa attraverso una serie di interventi di artisti che entrano in dialogo con le collezioni permanenti dei Musei Civici non dedicate all’arte moderna e contemporanea, costruendo veri e propri contrappunti visivi al patrimonio storico. Inserite nelle vetrine o lungo i percorsi espositivi, queste presenze generano slittamenti percettivi e aprono nuovi livelli di lettura.

 

Dal 14 al 19 aprile, le opere di Thomas Jeppe e Markus Schinwald dialogano con le collezioni del Museo del Risorgimento, mentre una scultura di Maurizio Cattelan irrompe nella Galleria Antico Egitto del Castello Sforzesco.

 

Nei Musei del Castello Sforzesco si rivelano, disseminate lungo il percorso espositivo, le opere di Alina Chaiderov nella Sala della Griselda, Latifa Echakhch nel Museo delle Arti Decorative, Gina Folly e Hans Josephsohn nel Museo di Arte Antica, Matteo Nasini nella Sala della Balla e Virginia Russolo nel Museo Arte Antica.

 

A questi interventi si aggiungono le installazioni di Joana Escoval, Vasilis Papageorgiou, RM, e Natália Trejbalová al Museo di Storia Naturale, i dipinti di Xiao Zhyiu alla Biblioteca Sormani e un'installazione di Alessandro Carano alla Biblioteca Parco Sempione.

 

"Ghost Track è un invito a perdersi nei musei della città seguendo tracce minime, deviazioni, apparizioni. Un progetto che riattiva lo sguardo, mette in tensione passato e presente e trasforma il patrimonio in uno spazio vivo, attraversato da presenze che non si impongono, ma affiorano", ha dichiarato l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi.

 

L’ingresso nei Musei Civici del Comune di Milano è gratuito per i possessori della Milano Museo Card.

 

Si ringraziano: Castiglioni; CFA; Ciaccia Levi; Clima; eastcontemporary; FANTA MLN; Fondazione ICA Milano; Gió Marconi; Istituto Svizzero; kaufmann repetto; Martina Simeti; MASSIMODECARLO; RIBOT; Thaddaeus Ropac; UNA; Villa Clea; Vistamare.

 

Il Museo Bagatti Valsecchi annuncia la prima data di Parole e musica nei Cortili del Museo con gli Eugenio in Via Di Gioia

 

IDENTITÀ MILANO 2026: È ONLINE IL PROGRAMMA DELLA VENTUNESIMA EDIZIONE DEL CONGRESSO