L’Osservatorio VEGANOK ha analizzato 71 aziende e brand presenti a Tuttofood 2026, 15 regioni rappresentate, 21 macro-categorie merceologiche: dallo studio emerge il radicamento dell’offerta vegana nelle filiere agroalimentari italiane
Roma, 15 maggio 2026 – Il vegan certificato non è più una nicchia giovane, marginale o legata solo alle nuove tendenze plant-based, ma è ormai parte integrante dell’agroalimentare italiano, e attraversa imprese storiche, filiere produttive centrali e territori distribuiti lungo tutta la penisola.
È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Osservatorio VEGANOK sulle 71 aziende e brand presenti nella mappa VEGANOK a Tuttofood 2026, una fotografia che permette di leggere con maggiore precisione il ruolo del cibo vegetale nel mercato alimentare italiano.
L’indagine ha ricostruito la distribuzione geografica, l’anzianità aziendale, le categorie merceologiche, la presenza nei padiglioni fieristici e la continuità del rapporto con la certificazione. Il risultato è un identikit chiaro: il vegan certificato non vive più solo nello scaffale alternativo, ma si inserisce nelle categorie quotidiane dell’alimentazione, nelle filiere del Made in Italy e nelle strategie di aziende già consolidate.
Tra le realtà analizzate sono rappresentate 15 regioni italiane e 21 macro-categorie merceologiche. Inoltre, 37 aziende e brand, pari al 52% del campione, hanno ricevuto il riconoscimento VEGANOK “10 anni insieme”, assegnato alle realtà che hanno mantenuto nel tempo una relazione continuativa con la certificazione.
Un ecosistema maturo: l’83% delle aziende ha più di 20anni
Uno dei dati più significativi riguarda l’anzianità aziendale. Su 71 realtà analizzate, 59 hanno più di 20 anni, pari all’83% del totale. Ancora più rilevante, 39 aziende hanno oltre 50 anni, cioè il 55% del campione.
Il dato corregge una percezione ancora diffusa: quella del vegan come settore presidiato soprattutto da start-up, brand giovani o aziende nate sull’onda delle nuove tendenze di consumo. L’analisi VEGANOK mostra invece un ecosistema composto in larga parte da imprese strutturate, storiche e radicate nei territori.
Tra le aziende presenti nella mappa VEGANOK a Tuttofood 2026, 21 sono secolari, con oltre 100 anni di storia. La timelineparte dal 1760 e include realtà come Molino Rossetto, Farchioni Olii, Riso Scotti, Nuova Industria Biscotti Crich, Serena Wines1881, Zuegg, Fabbri 1905, La Molisana, Bauli-Doria, Petti Group e molte altre.
Questo dato evidenzia un passaggio strategico: la certificazione vegan non rappresenta una rottura con la tradizione alimentare italiana, ma uno strumento con cui anche aziende longeve aggiornano il proprio posizionamento, rendono più leggibile la propria offerta e rispondono a una domanda di mercato sempre più orientata a trasparenza e verificabilità.
«Da oltre vent’anni VEGANOK lavora per rendere il vegan riconoscibile, verificabile e accessibile, sia per i consumatori sia per le aziende. Vedere oggi imprese storiche, realtà industriali e produzioni territoriali scegliere e confermare nel tempo la certificazione conferma che il vegan non è una tendenza passeggera, ma un’informazione di valore per il mercato. Il nostro compito è continuare a garantire uno standard chiaro, credibile e indipendente, capace di accompagnare le aziende in un percorso di trasparenza e di offrire ai consumatori uno strumento semplice per orientarsi», dichiara Sauro Martella, co-founder di VEGANOK.
Il Made in Italy alimentare vegano
La distribuzione territoriale conferma il legame tra vegancertificato e grandi distretti produttivi dell’agroalimentare italiano.
La regione più rappresentata è il Veneto, con 12 aziende e brand, seguita dalla Lombardia, con 11 realtà, e dall’Emilia-Romagna, con 7. Seguono Piemonte, Toscana e Campania, ciascuna con 6aziende.
Guardando alle macroaree, il Nord concentra 37 aziende, pari al 52% del totale. Il Centro ne raccoglie 13, cioè il 18%, mentre Sud e Isole arrivano a 21 aziende, pari al 30%.
Il dato restituisce una geografia articolata. Da un lato il Nord conferma il proprio peso industriale; dall’altro, quasi un’azienda su tre proviene dal Mezzogiorno e dalle Isole, aree fortemente legate a produzioni agroalimentari mediterranee come pasta, conserve, olio, prodotti da forno, pomodoro, bevande e specialità territoriali. Il vegan certificato appare quindi come una leva che non sostituisce l’identità produttiva italiana, ma si innesta nelle sue filiere reali.
Anche la distribuzione merceologica smentisce un secondo stereotipo: quello secondo cui il vegan certificato riguarderebbe soprattutto sostituti della carne, prodotti alternativi o referenze altamente innovative. Tra le aziende VEGANOK presenti a Tuttofood 2026, le categorie più rappresentate sono profondamente legate alla produzione alimentare italiana più riconoscibile.
Al primo posto ci sono conserve e sughi, con 13 aziende. Seguono pasta e taralli, con 9 aziende, e bakery e snack, con 6. Poi bevande e biscotti, con 5 aziende ciascuna, seguite da farine e preparati e olio EVO, entrambe con 4 aziende.
Le prime sette categorie raccolgono 46 aziende su 71, pari al 64,8% del totale.
Si tratta di comparti centrali del Made in Italy alimentare, non di categorie periferiche. Conserve, pasta, prodotti da forno, biscotti, farine, olio e bevande fanno parte della dispensa quotidiana, del retail, della ristorazione e dell’export.
Per le aziende, questo dato è particolarmente rilevante: la certificazione vegan non si limita a presidiare una domanda etica o identitaria, ma diventa un’informazione di prodotto utile in categorie di largo consumo, dove chiarezza in etichetta, reputazione e fiducia incidono sempre di più sulle scelte di acquisto e sulle relazioni commerciali.
«Questa analisi ci restituisce un dato molto concreto: il vegan certificato è ormai dentro le dinamiche reali dell’industria alimentare italiana. Le aziende presenti a Tuttofood 2026 raccontano un ecosistema maturo, composto da imprese storiche, filiere territoriali e categorie centrali della dispensa italiana. Per l’Osservatorio VEGANOK, misurare questi dati significa andare oltre la semplice presenza in fiera: significa capire dove si sta muovendo il mercato, quali aziende stanno integrando il vegan nelle proprie strategie e quanto la certificazione sia diventata uno strumento di chiarezza, fiducia e posizionamento», afferma Laura Serpilli, direttrice dell’Osservatorio VEGANOK.
Fonte studio: “L’Italia che sceglie VEGANOK: l’identikit delle aziende a Tuttofood 2026” dell’Osservatorio VEGANOK (www.veganok.com/osservatorio)







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