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mercoledì 15 aprile 2026

MUSEO DEL GHISALLO INAUGURA “GHISALLO 20”

 


Il Museo del Ghisallo inaugura Ghisallo 20: una mostra ed una collezione temporanea di biciclette che come vere candeline si accendono un po’ alla volta per festeggiare il traguardo del museo fondato nel 2006. L’inaugurazione è fissata sabato 18 aprile alle ore 17:00 con una sfilata di due ruote che celebra le imprese della storia del ciclismo.

Il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo accende la sua ventesima stagione con un progetto espositivo che ne interpreta pienamente lo spirito: “20 bici per i 20 anni”, una collezione di venti biciclette specialissime, ciascuna simbolo di un’impresa che ha segnato la storia del ciclismo. Queste specialissime stanno arrivando al Museo un po' per volta: siamo già a quota 15 ma la strada della festa sarà lunga ed emozionante perché il museo vuole accendere l’attenzione man mano su ognuna di esse. 

Parallelamente il taglio del nastro coinvolge anche una mostra che racconta i primi vent’anni del Museo. Tre sale espositive con cimeli e immagini iconografiche dall’album dei ricordi che si apre su 20 anni di incontri, storie, collaborazioni e amicizie costruite dentro e fuori l’esposizione di questo spazio - il più grande del mondo con quasi 3.000 cimeli - che parla la lingua mondiale del ciclismo da sempre.

Si parte dalla nascita del mito del Ghisallo, l'idea del museo, l'apertura e poi la storia di 20 anni di iniziative e presenze importanti di campioni, testimonianze e incontri. Un ventennio di relazioni, con tutti gli Ambassador di un luogo che è profano oltre che santo e destinato ad essere la casa dei ciclisti di tutte e di tutti. L’inaugurazione di questa esposizione per i 20 anni è in programma, dunque, sabato 18 aprile alle ore 17:00, nell’ambito delle celebrazioni di “Ghisallo 20”, a vent’anni dalla fondazione del Museo, avvenuta il 14 ottobre 2006 per volontà di Fiorenzo Magni.

L’idea curatoriale è semplice e fila via veloce: venti biciclette come venti candeline, da accendere una dopo l’altra lungo la stagione, in un racconto progressivo che unisce tecnica, memoria e mito sportivo. Ogni mezzo esposto non è soltanto un prestito, ma è una storia di ciclismo da raccontare e che rende omaggio al Museo e viceversa. Le prime 15 biciclette già arrivate e collocate in pole position, nel piano espositivo principale del museo, delineano con forza questo percorso di memoria che rende orgogliosa la Fondazione guidata da Antonio Molteni, verso un traguardo importante e non scontato. 

Dopo aver dedicato diverse mostre alla retrospettiva più antica del mondo del ciclismo questa volta l’esposizione tematica annuale affronta la "storia ciclistica" recente, in linea con lo sguardo di un museo che si sente giovane, forte dei suoi primi 20 anni, e sempre nuovo anche per gli obiettivi di crescita e di internazionalità sino ad ora conquistati. Tutto questo è stato reso possibile grazie alla collaborazione con le grandi aziende del ciclismo quali Bianchi, BMC, Canyon, Colnago, Giant, Gios, Pinarello, Specialized, Wilier Triestina.

Ecco qui una carrellata di emozioni 

Si parte dalla Storia del Ciclismo con la S maiuscola.

La Gios di Roger De Vlaeminck, con cui partecipò alla sfortunata Milano Sanremo del 1975 a cui si affianca la gemella Gios di Roger De Vlaeminck, con cui vinse la Parigi-Roubaix 1977, è la sintesi perfetta del dominio sul pavé: telaio in acciaio, componenti classici e l’essenza di un corridore soprannominato “Monsieur Roubaix”, capace di eguagliare il record di vittorie nella “Regina delle Classiche”.

In ricordo dell’indimenticabile campione Marco Pantani una bicicletta di proprietà di Wilier Triestina, usata nel Giro 1997, è la prima con la sella del logo del Pirata. Si tratta del modello in alluminio 7000 T6 con componentistica Campagnolo Record, simbolo dell'anno d'oro del "Pirata".

La Specialized da cronometro Limited Edition di Mario Cipollini riporta al prologo del Giro d’Italia 2002 a Groningen, con la celebre e provocatoria livrea “tigrata” che gli costò una sanzione ma che rimane una delle immagini più iconiche del ciclismo moderno.

La Specialized VENGE di Tom Boonen, utilizzata ai Giochi Olimpici di Londra 2012, conserva ancora il numero di gara originale. Un documento autentico di una partecipazione olimpica, con la sua livrea arancione dedicata all’evento.

La Specialized Tarmac SL5 di Vincenzo Nibali riporta alla rimonta del Giro d’Italia 2016, con l’attacco sul Colle dell’Agnello e la vittoria a Risoul, una delle pagine più intense e spettacolari della storia recente della corsa rosa.

La Specialized Tarmac SL7 di Julian Alaphilippe, stagione 2021, celebra il titolo mondiale con una verniciatura iridata e una dedica intima sul telaio, una chiave di violino in lamina d’oro in memoria del padre, segno di come il gesto sportivo si intrecci con la dimensione personale.

La Specialized Tarmac SL7 LTD di Remco Evenepoel racconta la Vuelta 2022, il suo primo Grande Giro, dominato con autorità fino a Madrid, segnando il ritorno del Belgio ai vertici delle corse a tappe.

La Specialized Tarmac SL7 di Jai Hindley è la bicicletta della vittoria al Giro d’Italia 2022, costruita sulla tappa decisiva del Passo Fedaia e difesa fino alla cronometro finale di Verona.

Chiude questo primo nucleo la Specialized S-Works Tarmac SL8 “Demi Dreaming” dedicata a Demi Vollering, prodotta in edizione limitata, che unisce estetica e narrazione personale, con un design floreale ispirato alle origini della campionessa.

Accanto a queste altri esemplari tra cui la bicicletta di Filippo Conca campione italiano 2025, la BMC utilizzata da Philippe Gilbert utilizzata al Giro di Lombardia 2012.  Si passa poi al modello celebrativo Canyon del Campione del Mondo Alejandro Valverde utilizzato nella stagione 2019. E poi due biciclette Colnago di Tadej Pogačar, relative ai successi alle Strade Bianche 2024 e 2025: una doppietta di capolavori, con la polvere del successo di questo grande campione dei nostri giorni, che ci sta abituando ad emozioni da record e da collezione. Si aggiungeranno nel corso dell’esposizione altri modelli. L’esposizione farà nuovamente un salto nella storia con Pinarello con la bicicletta del vincitore del Giro d’Italia 1975, Fausto Bertoglio. È la bici di un giovane bresciano dal nome predestinato: Fausto, capace di regalare a Cicli Pinarello il primo Giro d’Italia. Poi si vola nel presente con la Dogma F Edizione Speciale Giro 50 utilizzata l’anno scorso dal team INEOS Grenadiers per la tappa con partenza da Treviso. Fra le altre specialissime in arrivo due Bianchi che saranno rivelate a brevissimo.

“Non è finita qui, - dice Carola Gentilini - ulteriori pezzi a sorpresa andranno a completare il mosaico di questo racconto in onore dell’anniversario del museo. A tutti l’invito a venire al Ghisallo per festeggiare di volta in volta con noi un compleanno tanto speciale. “20 bici per i 20 anni” si configura così come un racconto dinamico, destinato a crescere nel tempo, capace di accompagnare il pubblico lungo tutta la stagione del Ghisallo, trasformando la visita al Museo in un’esperienza in evoluzione, dove ogni ritorno può rivelare una nuova “candela” accesa”.

Come sempre a fianco del Museo anche in questo anno speciale

Comune di Magreglio, Comune di Bellagio, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Lago di Como Gal e Oltrelario, Comitato Velodromo Vigorelli, Museo Acdb, Alessandria Città delle Biciclette, Bcc Banca di Credito Cooperativo Brianza e Laghi, Trafilspec Its, Museo della macchina per caffè di Cimbali Group, Fondazione Ambrogio Molteni e Sal Milano, Acqua S. Bernardo, Reale Mutua Monza e Brianza, Bcs prodotti e servizi, Consonni Antonio Mobili e arredi su misura, Italsilva specialisti del pulito e che dà con entusiasmo il benvenuto all’avvio delle nuove collaborazioni con: BBIKE e Vittoria Gomme.

Grape4vine a Vinitaly: presentato il fitofarmaco anti-peronospora a “residuo zero”

 Si è svolto lunedì 13 aprile, nel contesto di Vinitaly 2026, il convegno “Grape4vine: riciclare gli scarti per proteggere il vigneto a ‘residuo zero”, appuntamento conclusivo del progetto di ricerca che ha coinvolto l’Università degli Studi di Milano e il CREA, presentando i risultati concreti per una viticoltura più sostenibile, fondata su biotecnologie innovative ed economia circolare. Dalla valorizzazione degli scarti vitivinicoli nasce così una nuova strategia di difesa del vigneto dalla peronospora e botrite, a “residuo zero”.

L’incontro, avvenuto presso il Centro Congressi di Veronafiere – Sala Salieri, è stato promosso dalla Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Milano (UNIMI) in collaborazione con il CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

Il progetto Grape4vine, finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando Economia Circolare – Promuovere ricerca per un futuro sostenibile, ha avuto una durata di 36 mesi e ha coinvolto 25 ricercatrici e ricercatori con competenze multidisciplinari in patologia vegetale, biologia, microbiologia, biotecnologie, ingegneria agraria ed economia.

La Prof.ssa Sara Borin (Presidente della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari - UNIMI) ha aperto l’evento con un saluto a nome della Facoltà, sottolineando come “la vitivinicoltura italiana è il risultato di una tradizione costruita nel tempo grazie all’innovazione e alla ricerca. Un’innovazione continua che, dalla selezione dei vitigni all’evoluzione delle pratiche enologiche, ha consentito al vino di adattarsi ai territori, ai mercati e ai cambiamenti culturali”. Ed è proprio il valore strategico del trasferimento tecnologico, dalla ricerca alle imprese, che permette alla Facoltà di avere un ruolo decisivo e punto di riferimento nazionale, per la formazione e l’innovazione nelle Scienze Agrarie e Alimentari, anche in risposta alle sfide attuali legate a sostenibilità e cambiamenti climatici.

Anche l’Amministratrice Delegata di Verona Fiere ha espresso grande apprezzamento nei confronti del contributo scientifico dei ricercatori de La Statale, sottolineando che “in un contesto segnato da continue sfide climatiche, ambientali e di mercato, è fondamentale rafforzare l’integrazione e la collaborazione tra ricerca scientifica e mondo produttivo, riconoscendo nell’innovazione una leva strategica per il futuro del settore”.

Dal vigneto per il vigneto: l’idea di Grape4vine

Il cuore del progetto è stato illustrato dalla Prof.ssa Silvia Laura Toffolatti (Università degli Studi di Milano), che ha presentato Grape4vine con l’idea, semplice, di “partire dalla vite e ritornare alla vite, attraverso l’economia circolare”, come risposta a due problemi centrali della viticoltura contemporanea:

•l’elevata quantità di scarti generata dalla filiera vitivinicola spesso dannosi per l’ambiente (vinacce, sarmenti);

•il forte impatto ambientale della difesa fitosanitaria tradizionale, necessaria per il controllo di patologie come peronospora e muffa grigia.

L’idea progettuale è quella di valorizzare gli scarti trasformandoli in risorsa per produrre strumenti di difesa mirati, efficaci e a basso impatto, adottando il meccanismo naturale dell’RNA interference (RNAi).

L’approccio si basa sull’utilizzo di RNA a doppio filamento (dsRNA), in grado di indurre un silenziamento genico temporaneo e altamente specifico.

Economia circolare e produzione sostenibile del dsRNA

Un elemento distintivo di Grape4vine è la modalità di produzione delle molecole, presentata dalla dott.ssa Anna Narduzzo (CREA) e dalla Prof.ssa Ileana Vigentini (Università degli Studi di Milano).

Attraverso le fasi del progetto, si è potuto quindi testare:

•l’uso di sarmenti e vinacce come nuovi substrati;

•i processi basati su piante modello (Nicotiana benthamiana) e su fermentazioni microbiche con lieviti come Saccharomyces cerevisiae;

•le strategie di scale-up della produzione, compatibili con processi industriali già utilizzati per enzimi e biofarmaci.

Questo approccio consente una notevole riduzione di costi, valorizzando i sottoprodotti agro-industriali e rendendo la produzione di dsRNA concretamente applicabile su larga scala.

Come illustrato successivamente dal dott. Walter Chitarra (CREA) e dalla Prof.ssa Gabriella De Lorenzis (Università degli Studi di Milano):

•per la peronospora della vite (Plasmopara viticola) sono stati identificati nuovi geni di suscettibilità della pianta, in particolare appartenenti alla famiglia LBD. Il loro silenziamento mediante dsRNA ha determinato una riduzione significativa della severità della malattia;

•per la botrite (Botrytis cinerea) l’approccio è stato diretto al silenziamento di geni essenziali del fungo, impedendone lo sviluppo.

I risultati sperimentali mostrano una elevata riduzione dell’incidenza delle malattie, confermando il potenziale del dsRNA come strumento di difesa fitosanitaria innovativo.

Benefici ambientali e prospettive di applicazione

Successivamente, il Prof. Jacopo Bacenetti (Università degli Studi di Milano) ha approfondito attraverso un’analisi di Life Cycle Assessment (LCA), quali sono gli aspetti relativi ai benefici ambientali dello studio effettuato. Infatti, si evidenzia che la sostituzione dei fitofarmaci convenzionali con formulati a base di dsRNA potrebbe consentire una riduzione significativa degli impatti ambientali, per la natura biodegradabile delle molecole, che non lasciano residui nell’ambiente.

Quali le prospettive future del progetto?

Innanzitutto, la sintesi industriale del dsRNA, lo sviluppo delle formulazioni, le prove in pieno campo e infine, l’avvio del percorso di registrazione del prodotto.

A concludere i lavori è stato il Prof. Attilio Scienza, professore emerito dell’Università degli Studi di Milano, che ha richiamato il ruolo centrale della ricerca e dell’innovazione nel guidare il futuro della viticoltura.

Il confronto con la filiera

L’evento ha dedicato ampio spazio al dialogo con il settore produttivo attraverso la tavola rotonda “Grape4vine incontra la filiera”, che ha coinvolto rappresentanti di aziende, consorzi e istituzioni.

Il confronto ha evidenziato l’interesse crescente verso soluzioni in grado di coniugare efficacia agronomica e sostenibilità ambientale ed economica, come risposta necessaria al mercato vinicolo italiano, in cui il progetto si pone di andare oltre la ricerca, rivolgendo il trasferimento tecnologico direttamente alle imprese.

Alcune delle aziende presenti hanno dichiarato di puntare ormai ad avere prodotti sempre più sostenibili, con un grande investimento in questo senso; arrivando a destinare fino al 5% del proprio ricavato per l’innovazione e la ricerca.

E per questo, chiedono alle istituzioni politiche, grande supporto per snellire l'iter burocratico, che spesso rallenta l’avvio di iniziative così significative come Grape4vine.


Aldo Cibic Small Ritual Landscapes

 Una mostra che attraverso una famiglia di undici piccoli paesaggi in ceramica racconta il primo incontro di Aldo Cibic con la cultura cinese della ceramica a Jingdezhen, il luogo dove tutto ha avuto origine.

 

15 - 26 aprile 2026

 

 

Paesaggi n°1 (cm 37 x 20, h. 16), n°10 (cm 50 x 22, h. 20) e n°9 (cm 32 x 18, h. 22) , lastre in ceramica in pasta colorata pressata

 

 

Antonia Jannone Disegni di Architettura

Corso Garibaldi 125 –Milano

www.antoniajannone.it

 


Milano, 15 aprile 2026. Dal 15 al 26 aprile 2026 la Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura di Milano presenta Small Ritual Landscapes, mostra personale di Aldo Cibic, che vive e lavora in Cina già da qualche anno. La mostra segna un nuovo capitolo della sua ricerca, che questa volta riguarda una riflessione sulla sua poetica usando come mezzo espressivo il know-how della ceramica di Jingdezhen.

 

L’esposizione presenta undici paesaggi in ceramica, una sorta di frammenti di architetture, realizzati con la tecnica delle lastre; di solito con questa tecnica si fanno oggetti di uso quotidiano dalle forme geometriche semplici, ma in questo caso è stata rielaborata dall’artista per produrre delle piccole sculture.

 

Jingdezhen, di fatto la capitale mondiale della ceramica, celebre da oltre mille anni per l’eccellenza della sua produzione, si trova a circa 600 chilometri a ovest di Shanghai, ed è oggi uno dei luoghi più interessanti della Cina dal punto di vista artistico. Questo luogo incredibilmente vivace, grazie ad un ecosistema produttivo unico nel suo genere, attira e offre ospitalità ad artisti di ogni età provenienti da tutto il mondo.

 

Durante la permanenza a Jingdezhen, Cibic è entrato in contatto con una pratica artigianale che prevede l’assemblaggio di lastre ceramiche piatte, o leggermente curve, per realizzare forme geometriche essenziali, nonché con l’uso della ceramica colorata in pasta, che qui si trova in un’infinita gamma cromatica: una tecnica che elimina la necessità dello smalto, restituendo superfici più materiche e ampliando in modo significativo le possibilità espressive del colore.

 

Small Ritual Landscapes riunisce i molti universi che Cibic abita e osserva con sguardo incantato e rigoroso, coniugando dimensione progettuale e tensione poetica, sempre alla ricerca di un punto di vista inatteso e di un’occasione per restituire un momento di meraviglia domestica.

 

Il termine Small rimanda alla capacità, tipica della cultura orientale, di leggere l’universo attraverso pochi, sapienti dettagli raccolti in uno spazio circoscritto. Ritual è invece ciò che continua ad affascinare lo sguardo occidentale: la persistenza di gesti quotidiani capaci di rinnovarsi nel tempo, come il rituale millenario dei ceramisti di Jingdezhen, con cui Cibic si è confrontato, interrogando — e talvolta provocando — la tradizione per arrivare alla realizzazione degli undici oggetti in mostra.

 

Queste undici “piccole architetture” compongono un Landscape in continuo mutamento, un paesaggio in cui ogni elemento si ritrova e si rigenera, evocando le pitture tradizionali cinesi su carta e seta, costituite da rotoli di paesaggi, abitazioni, figure umane, acque e nuvole che scorrono in un racconto potenzialmente infinito. Ogni composizione diventa così un rituale domestico che si rinnova davanti ai nostri occhi, seguendo stati d’animo e stagioni, tra gioco primordiale ed esercizio sofisticato di montaggio di mondi e geometrie differenti.

 

Saranno inoltre esposti 11 disegni originali che rappresentano le 11 sculture in mostra.

 

In occasione della mostra verrà pubblicato il volume Small Ritual Landscapes di Aldo Cibic, Corraini Edizioni, con contributi di Aldo Cibic, Luca Molinari e Jeremie Thircuir.

 

Con Small Ritual Landscapes Aldo Cibic torna alla Galleria Antonia Jannone per quella che è ormai una felice consuetudine, che ha dato vita alle mostre 1x1 nel 2002, Pocket Landscape nel 2009, e BuyAldoCibic nel 2014.

 

 

View of Jingdezhen and ceramic factories

 

Festivaletteratura presenta QUASI 30

 


In attesa della 30ª edizione, in programma dal 9 al 13 settembre 2026,

il Festival letterario più longevo d’Italia attiva un percorso di avvicinamento all’importante anniversario, fatto di incontri, progetti e sperimentazioni diffuse.

 

www.festivaletteratura.it

 


Mantova, 15 aprile 2026. Mancano cinque mesi all’apertura dell’edizione 2026 di Festivaletteratura, la trentesima: un anniversario importante che conferma, ancora una volta, la vitalità di uno dei festival letterari più longevi d’Italia.

 

In attesa di aprire le porte di palazzi, strade e piazze della città a scrittori e scrittrici di tutto il mondo, e a lettori e lettrici di ogni età, il Festival presenta QUASI 30, un programma di iniziative in progress che, da aprile all’estate, accompagnerà il pubblico, intercettando presenze, idee e collaborazioni e mantenendo viva quella tensione alla ricerca e alla sperimentazione che da sempre caratterizza la manifestazione.

 

Cuore del progetto è una serie di appuntamenti con autori e autrici italiani e internazionali di passaggio in Italia, realizzati in collaborazione con diverse case editrici. Gli incontri, in programma dal 29 aprile al 5 giugno, porteranno a Mantova alcune delle voci più significative del panorama contemporaneo, come Bruno Tognolini, fedele amico del Festival, e scrittrici di rilievo internazionale come Valeria Luiselli e Kiran Desai, offrendo al pubblico occasioni di confronto ravvicinato e informale.

 

Dal 10 aprile al 4 maggio prosegue, con un ciclo di tre incontri a cura di Luca Scarlini, realizzato in collaborazione con la Biblioteca Teresiana, il lavoro di esplorazione letteraria avviato con Virgilio ‘900 che, dopo la Notte Virgiliana, continua a indagare il modo in cui autrici e autori del Novecento hanno letto, tradotto e riscritto le vicende degli eroi virgiliani, aprendo nuove prospettive di rilettura dei classici.

 

Accanto agli incontri dal vivo, a fine giugno il Festival lancia In trent’anni, un nuovo podcast dedicato a questo importante traguardo, prodotto dal Festival e scritto da Nicolò Porcelluzzi: un racconto costruito attraverso voci e materiali d’archivio, che ripercorre tre decenni di letteratura, idee e trasformazioni sociali a partire da una selezione di contenuti tratti dagli incontri di Festivaletteratura. In ogni puntata, un ospite sarà chiamato a tracciare un percorso personale dialogando con le clip proposte dal conduttore.

 

Il coinvolgimento diretto del pubblico è al centro anche di 30 parole, un invito a scrivere una storia in trenta parole esatte: un gioco collettivo che coinvolgerà anche autori e autrici del Festival e che troverà spazio non solo online, ma anche in un’installazione urbana presentata nel corso dell’edizione 2026.

 

In occasione del trentennale, prende vita anche L’Europa in biblioteca, progetto diffuso nella Rete Bibliotecaria Mantovana che porta tra gli scaffali il Vocabolario europeo di Festivaletteratura: più di 60 biblioteche, infatti, adotteranno alcune parole “d’autore”, donate negli anni da scrittori e scrittrici internazionali, trasformando ogni sede in una tappa di un vocabolario vivente fatto di letture, attività e percorsi tematici.

L’Europa in biblioteca prende il via il 16 e 17 maggio 2026 con un incontro inaugurale nella Sala degli Stemmi a Palazzo Soardi a Mantova, per accompagnare il pubblico, nei mesi successivi, in un viaggio tra lingue, storie e identità europee.

 

Con QUASI 30, Festivaletteratura rinnova il proprio invito a vivere la letteratura come un’esperienza continua, capace di attraversare tempi e luoghi diversi e di costruire, passo dopo passo, il senso di una comunità in dialogo.

 

Festivaletteratura vi aspetta a Mantova, dal 9 al 13 settembre 2026, per la sua 30° edizione.

VINITALY CHIUDE LA 58ª EDIZIONE CON 90.000 PRESENZE DA 135 NAZIONI

 


BRICOLO (PRES. VERONAFIERE): SODDISFAZIONE PER PROGETTO TOP BUYER CON ITA AGENZIA AL COMPLETO NEI QUATTRO GIORNI, SEGNALE IMPORTANTE IN UNO SCENARIO INTERNAZIONALE COMPLESSO

RISCONTRO POSITIVO DAGLI ESPOSITORI
 

Germania, Nord America (USA e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria guidano i mercati per presenze; tra quelli a maggior potenziale emergono Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore. Grande interesse dai dieci Paesi africani presenti in fiera, in particolare Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre in Asia si distinguono Giappone e Vietnam; anche Ucraina tra i buyer più numerosi. Duemila giornalisti da 30 Paesi in quartiere. 59^ edizione Vinitaly dall’11 al 14 aprile 2027.

 
Verona, 15 aprile 2026. Si chiude oggi a Veronafiere la 58ª edizione di Vinitaly: 4mila aziende in un quartiere fieristico al completo e 90mila presenze complessive, di cui il 26% da 135 Nazioni (cinque in più rispetto al 2025).
Per il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo: “Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. La conferma della presenza di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia unitamente a quella degli altri operatori profilati, testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda qualificata e di garantire un’elevata rappresentatività dei mercati. La fiera si afferma così come un’infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano. La presenza di mercati consolidati - come Stati Uniti, Canada ed Europa - insieme ad aree ad alto potenziale di sviluppo, tra cui Mercosur con il Brasile e India, Australia e Africa, contribuisce a creare un ecosistema orientato a generare nuove relazioni commerciali e opportunità di sviluppo”.
 
Tra i mercati consolidati presenti a Verona si confermano Germania, Nord America (USA e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria, a testimonianza della solidità dei principali bacini di riferimento della domanda di vino italiano. Sul fronte delle aree più promettenti, la top 10 dei mercati a maggior potenziale comprende Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore, evidenziando un progressivo rafforzamento della presenza in aree ad alta crescita. In crescita anche l’interesse dall’Africa, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre in Asia Giappone e Vietnam si distinguono per dinamismo e attenzione verso le etichette del made in Italy. Tra le novità emerge anche l’Ucraina con una presenza numerosa e qualificata di buyer.
 
Per Gianni Bruno, direttore generale vicario: “Veronafiere conferma la solidità organizzativa della manifestazione e la capacità di garantire continuità e qualità nelle relazioni di business anche in una fase congiunturale complicata. L’internazionalizzazione è una direttrice strategica su cui continueremo a investire: siamo già al lavoro per sviluppare nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada e Australia e raddoppieremo la presenza in Brasile, rafforzando il presidio già attivo con Wine South America. Il grado di soddisfazione espresso in questi giorni dagli espositori e dagli operatori conferma l’efficacia del percorso strategico avviato. Vinitaly è un acceleratore concreto per il posizionamento delle imprese, capace di trasformare la partecipazione fieristica in promozione e opportunità di business”.
 
Per quanto riguarda Vinitaly and the City sono stati registrati  50mila token degustazione. Inoltre, il progetto prosegue nel suo sviluppo territoriale attraverso il format itinerante: dopo la Calabria, in autunno farà tappa nelle Marche, ad Ancona. Un percorso che valorizza il fuori salone come leva per attivare territori e pubblici diversi, contribuendo alla costruzione di un sistema integrato che coinvolge e favorisce il dialogo con i consumatori finali, soprattutto giovani.
Il palinsesto della manifestazione ha contato quasi 100 eventi tra degustazioni e convegni, oltre alle migliaia di iniziative realizzate direttamente agli stand da aziende, regioni e consorzi. Tra le principali novità, lo sviluppo di NoLo – Vinitaly Experience, il rafforzamento di Xcellent Spirits e il consolidamento di Vinitaly Tourism, sempre più integrato nell’offerta della manifestazione.
Vinitaly si conferma, inoltre, piattaforma di riferimento per il confronto tra filiera e istituzioni, a livello nazionale ed europeo. Tra gli appuntamenti chiave, il Tavolo Vino ha riunito la filiera, affrontando i temi strategici dall’export al nuovo Ocm, fino alle dinamiche produttive e ai consumi. Un ruolo che rafforza ulteriormente la funzione della manifestazione come luogo di sintesi e indirizzo per lo sviluppo del comparto.
 
Vinitaly si conferma anche punto di riferimento istituzionale, con la partecipazione, per la seconda volta in visita ufficiale, del commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Christophe Hansen, del presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e, per la terza volta, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Presenti inoltre il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, il ministro degli Affari esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi alla sua prima uscita ufficiale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente di ITA Agenzia Matteo Zoppas, partner nella realizzazione del piano di incoming degli operatori esteri.
 
La 59^ edizione di Vinitaly sarà a Veronafiere dall’11 al 14 aprile 2027.

Verso il CORSO Visioni e progetti per la rigenerazione dell'ex Cinema Corso fino a domenica 19 aprile 2026

 


IL PARMIGIANO REGGIANO PROTAGONISTA ALLA MILANO DESIGN WEEK 2026: UN VIAGGIO SENSORIALE TRA RICERCA ESTETICA E ALTA GASTRONOMIA

 


Dalla mostra-evento INTERNI MATERIAE nell’Università degli Studi all’Edicolina, la Dop celebra l’eccellenza del Made in Italy nel cuore di Milano con l’installazione immersiva “I suoni della materia” e la mostra “Nuove forme di grandezza”. Un calendario di eventi e degustazioni d’autore per raccontare la Dop come icona contemporanea del lifestyle

 

Reggio Emilia, 15 aprile 2026 – Il Parmigiano Reggiano sotto i riflettori della Milano Design Week (20-30 aprile) con un palinsesto di appuntamenti che trasforma la tradizione millenaria della Dop in un’esperienza multisensoriale, celebrando il connubio tra l’arte casearia e il linguaggio del design internazionale.

 

Protagonista nel Cortile d’Onore dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito della mostra-evento MATERIAE promossa dal magazine Interni, il Consorzio presenta I suoni della materia: l’installazione immersiva, curata da OTTO studio - Paola Navone e Cristina Pettenuzzo con il sound design di Studio Azzurro, invita i visitatori a scoprire la Dop attraverso l’udito. Uno spazio circolare, ispirato all’iconica forma di Parmigiano Reggiano, accoglie un “arcipelago” di isole dove le materie prime dialogano con gli strumenti dei protagonisti della filiera (dagli agricoltori agli allevatori, dai casari ai battitori). Attraverso un sistema interattivo, il gesto del pubblico attiva una stratificazione sonora: dai suoni naturali agli arpeggi musicali, la presenza dei visitatori trasforma l’ambiente in un’orchestra collettiva. Un’opera dove la materia diventa ritmo e vibrazione, dimostrando come la coralità di tutti gli attori coinvolti nella lavorazione della Dop possa amplificare la grandezza di un prodotto che è, esso stesso, materia viva.

 

Il racconto prosegue a pochi passi dall’Università Statale con la mostra Nuove forme di grandezza presso l’Edicolina Milano di Piazza Santo Stefano (20-26 aprile). Qui, gli strumenti iconici della produzione vengono reinterpretati in chiave di design, sottolineando la bellezza estetica e la funzionalità di una tradizione che si rinnova: lo “spino”, ovvero l’attrezzo con cui il casaro rompe la cagliata, diventa un portariviste; il tipico coltellino a mandorla usato per aprire il Parmigiano Reggiano diventa un tagliacarte; la zocca su cui si appoggiano le forme per controllarle diventa uno sgabello; il martelletto del battitore con cui si ispeziona il formaggio diventa uno schiaccianoci. Lo spazio sarà un centro pulsante di attività, con momenti di storytelling per coinvolgere il pubblico del Fuorisalone.

 

Nelle giornate del 20, 21 e 23 aprile, l’Edicolina ospiterà inoltre tre appuntamenti esclusivi di aperitivo in pairing con Gin Mare, esaltando la versatilità della Dop in contesti di mixology contemporanea. L’identità del Parmigiano Reggiano sarà declinata anche in percorsi gastronomici d’avanguardia, in particolare con un menu d’eccezione firmato dallo chef Domenico Stile del ristorante Enoteca la Torre, due stelle Michelin, e dal pastry chef Fabrizio Fiorani. La presenza del Consorzio al Fuorisalone 2026 sarà inoltre oggetto di una robusta strategia di amplificazione media e creativa, con un piano di affissioni nei luoghi più iconici di Milano e un piano di contenuti digitali social per raccontare e approfondire gli strumenti tradizionali della produzione della Dop con il supporto di content creator internazionali.

 

«Il Parmigiano Reggiano è un’icona del Made in Italy che va oltre il concetto di cibo: è cultura, territorio e, sempre più, un simbolo di lifestyle amato a livello globale», ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano. «La nostra partecipazione alla Milano Design Week, e in particolare la collaborazione con maestri come Paola Navone e Studio Azzurro, riflette la volontà di raccontare la nostra distintività attraverso linguaggi nuovi e stimolanti. Dalla musica generata dalla materia alla reinterpretazione dei nostri strumenti, vogliamo mostrare come la nostra Dop sappia dialogare con la contemporaneità, offrendo un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e che celebra quella “grandezza” che nasce dal saper fare della nostra filiera».