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"I giornalisti di Borghi d’Europa hanno avuto modo di degustare i vini della
Valle di Mezzane presso l’Enoluogo di Civiltà del Bere a Milano.”
Così è nata l’idea di inserire i vini di questa zona straordinaria nel Percorso
Internazionale Eurovinum, Il Paesaggio della vite e del vino.
Il tema dei vini vulcanici ha così fatto incontrare i giornalisti con la famiglia
di Giovanni Ruffo a San Briccio di Lavagno, “ i vini delle terre nere”.
“ Il brand “le Cesete” è destinato ai vini prodotti dalle uve raccolte
nell’omonimo vigneto. Il vigneto “le Cesete” si trova alla quota di 200 metri
sul livello del mare, nella frazione di San Briccio del comune di Lavagno
(Verona). Il terreno è vulcanico (terre nere) ed i vitigni coltivati sono quelli
del disciplinare del Valpolicella: Corvina, Corvinone, Rondinella, ed altri
(Oseleta, Croatina,ecc ecc.). Il 50% dei ceppi hanno più di 50 anni d’età ed il
sistema di coltivazione è a mezza pergola trentina.”
Le uve sono selezionate e raccolte manualmente, sono poste in casette forate,
per permettere la ventilazione dell’uva, poste in fruttaio per l’appassimento,
che dura da 60 a 90 giorni circa. Il vino ottenuto, a seconda dell’andamento
climatico della stagione e del carico di uva per pianta, poi classificato in
Amarone DOCG, Recioto classico DOCG. Ripasso DOCG, e Valpolicella
DOC. Il vino, nella primavera successiva alla vendemmia, viene posto nelle
botticelle da 225 litri circa (barriques) e lasciato affinare per 36/60 mesi.
Prosegue poi l’affinamento in bottiglie per 12/24 mesi. Di colore rubino
intenso, profumo di frutta a polpa rossa come ciliegia, prugna e uva secca.
Sentori minerali, di caffe, di cacao e chiodi di garofano. In bocca è robusto,
con tannino vellutato. Esprime una splendida concentrazione del frutto.”
I vini de le Cesete accompagneranno le degustazioni che Borghi d’Europa
realizzerà fino alla fine del 2027, per proporre il Territorio della Valle di
Mezzane al mondo dell’informazione.
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Dalle colline moreniche del Lago di Garda, un rosato che unisce personalità,
ricerca e vocazione territoriale
Milano, 24 giugno 2026 - Il 26 giugno si celebra il Rosé Day, la giornata internazionale dedicata ai vini rosati. Per l'occasione, Tenuta Malavasi, realtà vinicola del Basso Garda, porta nel calice una delle espressioni più originali del panorama enologico italiano: Rosa del Lago, un rosato che nasce da Petit Verdot vinificato in rosa.
Prodotto esclusivamente da uve Petit Verdot coltivate nel Vigneto Moscatello a Pozzolengo, sulle colline moreniche del Lago di Garda, Rosa del Lago rappresenta una scelta distintiva e identitaria. Una rarità nel panorama enologico italiano: un Petit Verdot vinificato in rosa. Una scelta che colloca Tenuta Malavasi tra le pochissime aziende ad aver intrapreso questa strada, valorizzando il potenziale più inedito di un vitigno generalmente associato a vini rossi di grande struttura.
Nel calice si presenta con un brillante colore rosa cerasuolo. Al naso emergono delicate note di lampone e susina, mentre al palato si distingue per la sua morbidezza avvolgente, sostenuta da una piacevole freschezza che ne valorizza equilibrio e bevibilità.
Versatile negli abbinamenti e perfetto per la stagione estiva, Rosa del Lago interpreta in modo originale il mondo dei rosati contemporanei, raccontando al tempo stesso il carattere del territorio gardesano e la vocazione alla sperimentazione che da sempre contraddistingue Tenuta Malavasi.
In occasione del Rosé Day, Rosa del Lago diventa così il simbolo di una visione innovativa del vino rosato, capace di trasformare un vitigno internazionale come il Petit Verdot in un'esperienza inedita e fortemente identitaria, dove territorio, ricerca e personalità si incontrano nel calice.
Ad Arbizzano di Negrar, i Fratelli Bertani firmano una Riserva prodotta solo nelle migliori annate, che nasce da un ecosistema unico tra vigneto storico, bosco e acque di origine romana
Arbizzano di Negrar (Verona), XX maggio
2026 - Tenuta Santa Maria, nel cuore della Valpolicella Classica, è
una realtà storica profondamente radicata nel territorio e riconosciuta come
una delle espressioni più autorevoli dell’Amarone. Guidata oggi dai Fratelli
Bertani, coniuga storia, artigianalità e ricerca agronomica in una visione
in cui il tempo e la precisione del lavoro definiscono l’identità dei vini.
Brolo dei Poeti è il
cru di Tenuta Santa Maria che nasce da un luogo unico nel panorama di questo
territorio. Ad Arbizzano di Negrar, un muro lungo 3,5 chilometri cinge fin dal
XVI secolo un sistema agricolo autosufficiente composto da vigneto, bosco,
laghetto e acque di tre fonti di origine romana, convogliate attraverso canalette
in pietra ancora oggi attive nei periodi più aridi. Il suo nome richiama il
salotto letterario che Ippolito Pindemonte animava in questi luoghi alla fine
del Settecento, accogliendo nelle estati alcuni tra i più illustri poeti,
artisti e intellettuali dell'epoca. All’interno di questo spazio chiuso si definisce
un microcosmo produttivo, in cui suolo, esposizione e microclima concorrono a
costruire un’identità precisa. Il vigneto, su suolo marnoso calcareo esposto a
sud est e con viti che superano i 35 anni di età, è il cuore di un
sistema che non è solo agricolo, ma anche paesaggistico, progettato fin dalle
origini come equilibrio tra funzione e forma.
Da queste parcelle nasce l’Amarone
Classico Riserva DOCG Brolo dei Poeti, prodotto solo nelle migliori annate
e in quantità estremamente limitata, con un affinamento di quattordici anni in
grandi botti di rovere di Slavonia.
“Quattordici anni in botte cambiano il
vino in un modo che nessun altro percorso restituisce. Non è una scelta di
stile, è quello che il Brolo richiede, e noi la seguiamo sin dalla prima annata”,
afferma Giovanni Bertani. “È un tempo che si percepisce nel calice,
nella profondità aromatica e nel modo in cui il vino si apre e si evolve senza
perdere equilibrio”.
A questa visione si affianca quella di Guglielmo
Bertani: “Un affinamento così lungo consente un’integrazione progressiva
della materia. L’ossigenazione lenta in botte permette ai tannini di
distendersi naturalmente e alle componenti aromatiche di fondersi con
precisione. È un processo che richiede controllo costante e grande pazienza, ma
che restituisce un Amarone più misurato, costruito sulla definizione e non
sulla concentrazione”.
Il vigneto murato, sviluppato tra
Cinquecento e Settecento, è una delle più antiche testimonianze italiane di
paesaggio vitato ancora integro. Il modello richiama quello dei clos di
Borgogna: un perimetro che definisce e protegge un sistema chiuso in cui suolo,
esposizione, microclima e patrimonio varietale esclusivo concorrono a costruire
un'identità di luogo precisa e non riproducibile altrove. Nella Valpolicella,
dove l'Amarone nasce quasi sempre da assemblaggi su vigneti differenti, un cru
murato con cloni propri e un percorso produttivo autonomo resta una rarità
assoluta nel panorama regionale. Già nell’Ottocento il Brolo fu oggetto di una
relazione agronomica dell’Accademia di Scienze e Agricoltura di Verona,
illustrata dal fotografo Moritz Lotze, che documenta la conversione precoce al
sistema Guyot ad alta densità a partire dal 1874, con una densità documentata
di circa 5.900 ceppi per ettaro.
Cuore pulsante del vigneto è un clone
proprietario di Corvina, selezionato dalle viti più antiche e preservato come
patrimonio genetico esclusivo della Tenuta. A differenza dei cloni più diffusi
in Valpolicella, che tendono a esprimere una marcata impronta di ciliegia,
questo clone si distingue per un profilo aromatico più sottile e riconoscibile:
note di fragola e lampone che costituiscono una firma precisa, ritrovabile come
filo conduttore in tutti i vini nati dal Brolo. A completare l'impianto,
accanto alla Corvina, si trovano Rondinella, Oseleta e altre varietà autoctone
del territorio.
Il
Brolo integra, inoltre, una porzione di bosco, contribuendo a ricreare un
ecosistema completo in cui vite, acqua e vegetazione definiscono un equilibrio
agronomico e ambientale distintivo.
La vendemmia è manuale e avviene tra le
prime in Valpolicella: una scelta agronomica intenzionale, che preserva
l'acidità naturale delle uve e contribuisce a costruire il profilo fresco e
minerale che contraddistingue il vino. L'appassimento avviene nell'antico
fruttaio su arelle di canna, con ventilazione naturale, per circa tre mesi. Il
lungo affinamento in botte accompagna un’evoluzione lenta e continua, basata su
un processo di ossigenazione progressiva che consente di integrare tannini e
componenti aromatiche in profondità. Nel calice, il vino si presenta con un
rosso granato profondo, tannini vellutati e un profilo complesso di spezie
calde, cacao, tabacco e frutta matura, sostenuto da una freschezza minerale che
ne prolunga la persistenza.
Un Amarone che costruisce il proprio
equilibrio nel tempo, più che nella concentrazione.
La prima annata del cru è il 2007,
seguita dal millesimo 2010. Da allora Brolo dei Poeti nasce solo nelle
annate eccezionali, da una selezione delle parcelle migliori e più alte del
vigneto, in tiratura rarissima. Ogni bottiglia è numerata. Brolo dei Poeti è l’Amarone
della tenuta che completa quattordici anni di affinamento in botte, riallacciando
idealmente il filo con la firma storica dell'Amarone delle origini, quello
degli anni Sessanta, vinificato per preservare freschezza, tensione e
precisione. Una scelta che Tenuta Santa Maria ha mantenuto con coerenza anche
negli anni in cui la tendenza generale della Valpolicella si orientava verso
vini da appassimenti più concentrati e prolungati, spesso accompagnati da
residui zuccherini più marcati. Solo il 3% degli Amaroni prodotti
in Valpolicella porta la menzione Riserva: un dato che misura la selettività di
questa tipologia, prodotta solo quando l'annata lo consente davvero.
Più di un vino, Brolo dei Poeti
rappresenta un’idea compiuta di territorio e di tempo. In esso la visione della
Famiglia Bertani si traduce in una forma precisa e coerente, in cui paesaggio,
sapere agronomico e misura dell’attesa convergono in un Amarone capace di
esprimere una delle interpretazioni più rigorose e riconoscibili della Valpolicella
Classica.
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