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Dal 2022 ad oggi il MUCIV – Museo delle Civiltà ha dato vita a un progetto coerente e integrato di incremento e valorizzazione del patrimonio che ne rafforza l’identità interdisciplinare, ne consolida il ruolo come punto di riferimento nel sistema museale, e restituisce l’immagine di una istituzione in trasformazione, capace di consolidare e rinnovare la propria accessibilità
MUCIV-Museo delle Civiltà |
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Roma, 28 febbraio 2026. È dal 2022 che il MUCIV – Museo delle Civiltà, nell’ambito di un ampio processo di rinnovamento scientifico e museografico, ha avviato un programma organico e progressivo di incremento e valorizzazione delle collezioni che ha interessato in modo complementare sia le collezioni storiche che quelle contemporanee. Un ampliamento del patrimonio, reso possibile dal costante coordinamento e supporto del Ministero della Cultura, del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio e della Direzione Generale Musei e supervisionato da Andrea Viliani, che non si configura come una semplice somma di acquisizioni, ma come un progetto coerente e integrato che rafforza l’identità interdisciplinare del Museo.
Le collezioni storiche hanno conosciuto il più significativo ampliamento negli ultimi decenni: dal 2022 al 2025 sono state acquisite opere, reperti e materiali e fondi archivistico-documentari che hanno consolidato il profilo dell’istituzione, accompagnate da allestimenti multimediali e interattivi miranti all’accessibilità fisica, cognitiva e multisensoriale.
In particolare, mediante la convenzione con ISPRA – Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, sono confluiti nelle raccolte dell’Istituto 150.000 reperti, strumentazioni scientifiche, rilievi geologici, busti, cimeli e documentazione storica del Servizio Geologico d’Italia (Collezioni Storiche, Paleontologiche e Lito-mineralogiche), il cui progetto di allestimento, inaugurato lo scorso 3 ottobre 2025, integra e completa il percorso delle Collezioni Preistoriche e Protostoriche. Riunire al MUCIV queste collezioni, tramite un progetto di musealizzazione coerente, ha significato ricostruire e condividere con il pubblico contemporaneo anche un capitolo fondamentale della storia istituzionale dell’Italia post-unitaria e delle sue infrastrutture culturali e scientifiche, valorizzando l’interdipendenza fra archeo-zoologia, bio-antropologia, paleontologia e lito-mineralogia che rappresenta l’avvio dei moderni metodi di ricerca interdisciplinari. Rinnovare e attualizzare queste premesse ha significato rispettare ma anche rilanciare una visione analoga a quella dei legislatori e degli istitutori che costruirono quelle infrastrutture culturali, nel XIX secolo, in cui le materie scientifiche erano messe in relazione con i campi del sapere storico, letterario, artistico, e le attività formative, economiche e produttive da essi alimentate. Il riallestimento unitario è infatti diventato la base non solo per le attività di ricerca del MUCIV, ma per l’avvio, nella primavera 2026, della Scuola di Discipline Ambientali dell’ISPRA presso il MUCIV, e presentata il 17 ottobre 2024.
Contestualmente, tramite accordo con SABAP – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, sono stati acquisiti tutti i reperti neandertaliani (antropici, faunistici e litici) rinvenuti nelle più recenti campagne di scavo (successive ai primi scavi 1939) nel sito della Grotta Guattari (San Felice Circeo, Roma), uno dei nuclei di maggiore rilievo per l’archeologia nazionale e internazionale. La nuova Sala Grotta Guattari, inaugurata lo scorso 17 dicembre 2025, consolida il ruolo del MUCIV come punto di riferimento nel sistema museale nazionale per l’archeologia preistorica, comprendendo anche i contesti che documentano le attestazioni più antiche della storia dell’uomo fino alla formazione delle società urbane.
Inoltre, attraverso convenzione con ETRU – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, sono state trasferite in deposito temporaneo a lungo termine circa 370 casse di materiali archeologici preistorici e protostorici provenienti dai comprensori dei laghi di Bracciano e Bolsena, a integrazione dei reperti, presentati nel nuovo allestimento al MUCIV inaugurato nel 2022, del villaggio neolitico de La Marmotta, tra i contesti più significativi della preistoria europea.
Ulteriori integrazioni patrimoniali – tramite donazioni e fondi concessi dalla Direzione generale Musei – hanno permesso di far entrare nelle collezioni del MUCIV opere e fondi di particolare rilievo: la Collezione Leigheb-Fiore di opere Asmat amplia e integra le Collezioni Oceaniane; le quindici opere indiane e vietnamite e nove manufatti e decorazioni architettoniche ampliano e integrano le Collezioni Asiatiche; sempre a ampliamento e integrazione delle Collezioni Asiatiche anche 3 rilievi e una serie di lucchetti indiani dalla collezione del Prof. Rainero Gnoli, allievo del Prof. Giuseppe Tucci, e due stendardi dipinti da tempio thailandesi.
Si aggiungono anche una maschera tradizionale Koro (Mali) e una statua Dogon (Mali), tra le più rilevanti acquisizioni degli ultimi decenni per le Collezioni Africane, nonché il corpus integrale dei disegni di ambientazione coloniale dell’artista Ottorino Mancioli, che arricchisce le Collezioni dell’ex Museo Coloniale.
Sul fronte archivistico-documentario, è stato acquisto l’Archivio audio-video e fotografico “Giancarlo Scoditti” per le Collezioni Oceaniane, mentre entrano nelle Collezioni di Arti e Tradizioni Popolari Italiane i seguenti fondi e manufatti: l’Archivio dell’antropologa Annabella Rossi e del cineasta e fotografo Michele Gandin, il cui corpus integrale comprende migliaia di disegni, fotografie, filmati, libri, manufatti e diari di lavoro; aggiornano il percorso di visita anche il Carro del Grano realizzato per la Festa di San Rocco e donato dal Comune di Foglianise (BN) nell’ambito della mostra Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana, il Tosello della Festa della Madonna delle Galline, donato dal Gruppo di Lavoro e dal Comune di Pagani (SA), nonché numerosi lasciti testamentari, donazioni e acquisizioni, tra cui una rara bottega di lattoniere italiana, una collezione di bambole marchigiane e un esteso corpus di oggetti di devozione connessi al Giubileo 2025.
L’ingresso di quindici nuove opere nella Collezione di Arti e Culture Contemporanee, acquisite nell’anno 2025 e nei primi mesi del 2026, rappresenta un ulteriore passaggio nello sviluppo della missione del MUCIV, che dal 2022 ha introdotto le arti contemporanee come strumenti di compartecipazione e condivisione di nuove interpretazioni e prospettive, in dialogo con la comunità indigene/native non europee di provenienza delle collezioni e con le comunità locali italiane. Questa nuova collezione è stata costruita gradualmente attraverso programmi pubblici – tra cui i bandi PAC – Piano per l’Arte Contemporanea, Italian Council e Strategia Fotografia promossi dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura – insieme a e progettualità dedicate sostenute dalla Comunità Europea, oltre a donazioni da parte di artisti e collezionisti, consolidando un orizzonte di ricerca che interroga il ruolo del museo etnografico contemporaneo, gli scenari postcoloniali e le pratiche di accesso e partecipazione al patrimonio.
Concepite come dispositivo di rilettura trasversale dell’intero Museo, le Collezioni di Arti e Culture Contemporanee sono diventate un ambito di ricerca capace di mettere in relazione l’imponente e enciclopedico corpus collezionistico delle collezioni storiche del MUCIV con le sensibilità e le urgenze del presente, intrecciandosi con i campi dell’antropologia e dell’etnografia, dell’archeologia preistorica, delle scienze della Terra, della storia coloniale, fino a allargarsi alle pratiche filmiche, letterarie, performative e enogastronomiche. In questa prospettiva, la collezione del MUCIV si configura nel suo complesso come un processo aperto e condiviso di co-creazione che sostiene anche il percorso di riallestimento delle collezioni – che nell’autunno 2026 vedrà la riapertura delle Collezioni di Arti e Culture Africane, Americane e Oceaniane – promuovendo l’indagine sulle provenienze, la ricostruzione dei contesti, l’applicazione di nuove narrazioni attivando gruppi di lavoro interdisciplinari che accompagnano le pratiche e i linguaggi con cui il museo si rivolge ai propri pubblici.
Nel complesso le Collezioni di Arti e Culture Contemporanee del museo includono oltre cinquanta opere dei seguenti artisti: Maria Thereza Alves, Bianca Baldi, Sammy Baloji, Denilson Baniwa, Gianfranco Baruchello, Richard Bell, Antonio Biasiucci, Rossella Biscotti, Adriana Bustos, Edgar Calel, Ali Cherri, Cooking Sections, DAAR - Sandi Hilal e Alessandro Petti, Isabella Ducrot, Theo Eshetu, Bruna Esposito, Bracha Ettinger, Peter Friedl, Jermay Michael Gabriel, Theaster Gates, Sheroanawë Hakihiiwë, Adelita Husni-Bey, Karrabing Film & Art Collective, Bertina Lopes, Ibrahim Mahama, Anna Maria Maiolino, Marzia Migliora, Elisa Montessori, Fiamma Montezemolo, Victor Fotso Nyie, Gala Porras-Kim, Moira Ricci, Juan Sánchez, Michihiro Shimabuku, Daiara Tukano, Judy Watson, Malak Yakout.
In particolare, nel solo ultimo anno la collezione ha acquisito quindici nuove opere, confermando il carattere sempre più plurale ed espanso delle collezioni del MUCIV: Like a Flood (2025) di Adelita Husni-Bey, tramite Italian Council 13, mentre Hear her calendar system a year of thirteen months (2025) di Bianca Baldi tramite Italian Council 14; Paesaggio della Manciura (1984) di Elisa Montessori, Rights to Seeds, Rights of Seeds (2024) di Cooking Sections, የካቲት ፲፪ – Yekatit 12 (2022) di Jermay Michael Gabriel, Art Histories (2019) di Theaster Gates, Partitura multispecie andante (2022) e Prey (2020) di Marzia Migliora sono state acquisite tramite bando PAC 2024; Untitled (2018) di Ibrahim Mahama è stata acquisita tramite bando PAC 2025; Sem Título dalla serie A Flor De Pele – Fotopoemação (2009) di Anna Maria Maiolino è stata acquisita tramite bando Strategia Fotografia 2025; Ceneri (2025) di DAAR – Sandi Hilal e Alessandro Petti e broken country, blacks not to be trusted: roth’s sketch map northwest central queensland 1897 (jamba, burrurri) (2021) di Judy Watson tramite i fondi PNRR; Giganti Miniature Bruna (2025) di Bruna Esposito, Cosmologias das terras baixas (2025) di Denilson Baniwa e Traces / Rastros (2012) di Fiamma Montezemolo sono entrate in collezione grazie a donazione.
L’integrazione tra nuove acquisizioni contemporanee e incremento delle collezioni storiche restituisce l’immagine e realizza pianamente la missione di un museo in trasformazione, che rafforza il proprio patrimonio rinnovandone costantemente le modalità di accesso e moltiplicandone le chiavi di lettura, fino a configurarsi come spazio-tempo di ricerca, confronto e responsabilità del museo pubblico in tutto il panorama museale nazionale e internazionale. La recente partecipazione del MUCIV al simposio globale New Architectures, New Museums (Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi) ne conferma il riconoscimento a livello mondiale, essendo stato individuato come caso di studio insieme a Metropolitan Museum of Art di New York e Musée du Quai Branly - Jacques Chirac di Parigi per il ruolo che ricopre nel dibattito museologico contemporaneo e per le reti culturali e istituzionali in cui è inserito. Questa dimensione internazionale emerge dallo studio sempre più compartecipato delle collezioni, dalle sempre più numerose collaborazioni con artisti e studiosi di diverse provenienze e formazioni e dall’impegno attivo e costante su temi centrali nel panorama globale – accessibilità, sostenibilità e coprogettazione con le comunità di provenienza – che lo collocano tra le istituzioni più autorevoli nell’aggiornamento del museo contemporaneo.
Il MUCIV rappresenta un esempio significativo, in questo senso, di innovazione nella gestione di un museo pubblico. Dal 2022 sono in corso, infatti, ampi interventi di manutenzione programmata, riqualificazione e riallestimento delle collezioni, connessi a importanti cantieri edili e impiantistici (fra cui quelli resi possibili dai fondi PNRR) che stanno dotando il museo di nuovi sistemi antincendio, di sicurezza e climatizzazione, oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche e all’integrazione di supporti multimediali e interattivi per favorire un’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale sempre più ampia e diversificata per tutte le fasce di pubblico.
Oltre alle sezioni già inaugurate, i cantieri in corso contribuiscono a questo rinnovamento complessivo, che ha trovato il suo fulcro nella mostra-manifesto Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana, prorogata fino al 24 maggio 2026. L’intero percorso di trasformazione del MUCIV si sta svolgendo, inoltre, senza interruzioni dell’apertura al pubblico e viene condiviso in modo costante attraverso l’incrementata diffusione di newsletter e l’aumentata partecipazione del pubblico sui social media, oltre che le sempre maggiori consultazioni del sito web, completamente rinnovato nel 2024 dotandosi anche di una nuova Pagina Etica e agendo in conformità con i requisiti stabiliti dall'European Accessibility Act-EAA per rimuovere ogni barriera anche in prodotti e servizi digitali strategici adottando gli standard definiti dalle Web Content Accessibility Guidelines-WCAG). La massima attenzione all’accessibilità conferma una visione del museo come servizio pubblico e, quindi, come strumento di un benessere non solo culturale ma anche sociale, economico e legato alla salute degli individui.
Il MUCIV ha inoltre ottenuto un finanziamento dalla Digital Library nell’ambito dei fondi PNRR destinati alla digitalizzazione del patrimonio culturale. Nei prossimi mesi saranno, infatti, realizzate scansioni 3D e acquisizioni ad altissima definizione di 100 opere selezionate tra i capolavori delle collezioni enciclopediche del Museo. I materiali prodotti confluiranno nella piattaforma D.PaC, sviluppata dal Ministero della Cultura per raccogliere, integrare e valorizzare risorse digitali e relativi metadati.
Tra i progetti internazionali il MUCIV è membro del progetto SAIMP (Strengthening African-Italian Museum Partnerships), promosso da Università di Torino in partenariato con Università degli Studi di Milano Statale e Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. L’iniziativa, finanziata dal Governo Italiano attraverso AICS-Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, coinvolge musei in Etiopia, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, ed in particolare il Museo Nazionale d’Etiopia, il Museo Etnologico di Addis Abeba, il Museo Nazionale di Lubumbashi e l’Uganda Museum di Kampala, e ha come partner locali le università di Makerere, Addis Abeba e Lubumbashi, l’Heritage Authority etiope e l’Uganda Department of Museums and Monuments. Il progetto SAIMP mira a rafforzare il dialogo tra attori africani e italiani nel settore del patrimonio culturale, favorendo la co-creazione e la collaborazione tra musei, università e istituzioni, per la valorizzazione del patrimonio comune e la costruzione di partenariati sostenibili tra musei italiani e africani, anche in ottica di promozione dello sviluppo culturale e turistico.
Inoltre, il MUCIV è fra i fondatori del MIPAM – Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo, la nuova rete nazionale che riunisce musei italiani (non solo nazionali ma anche civici, universitari e missionari) impegnati nella conservazione e valorizzazione di collezioni dal mondo, con l’obiettivo di promuovere il dialogo, la condivisione di buone pratiche e la trasparenza nella gestione e cura di questo patrimonio tra i musei che conservano e valorizzano collezioni relative al patrimonio di America, Asia, Africa e Pacifico. La fondazione della rete è stata promossa anche insieme al MUDEC- di Milano, dove è in corso la mostra Il Senso della neve, con un amplio nucleo di prestiti dal MUCIV, tra cui l’eccezionale tamburo sciamanico Sami.
Grazie alle erogazioni Art Bonus, infine, sarà avviato un articolato programma di restauro e valorizzazione del patrimonio del MUCIV. |
a cura di Massimo Osanna, Andrea Viliani
con un’equipe multidisciplinare formata da Direzione generale Musei, MUCIV-Museo delle Civiltà e ICPI-Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, la collaborazione di Cristiana Perrella e il progetto di allestimento di Formafantasma
verrà prorogata fino al 24 maggio 2026
MUCIV-Museo delle Civiltà Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari Piazza Guglielmo Marconi 8, Roma EUR |
Roma, 27 febbraio 2026. ll MUCIV-Museo delle Civiltà annuncia la proroga fino al 24 maggio 2026 della mostra Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana, il progetto espositivo che ha messo a punto un percorso innovativo e di grande suggestione, per fare dell’accessibilità il principio guida per rilanciare il patrimonio delle tradizioni italiane, e coinvolgere pubblici sempre più ampi.
Organizzata dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e curata dal Direttore generale Musei Massimo Osanna e dal Direttore del MUCIV Andrea Viliani, la mostra si configura come un vero e proprio manifesto di cultura pubblica e accessibilità, capace di rilanciare il patrimonio delle tradizioni italiane attraverso nuove modalità di fruizione.
Il progetto è stato sviluppato da un’équipe multidisciplinare composta dal personale della Direzione generale Musei, del MUCIV e dell’ICPI-Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, con la collaborazione di Cristiana Perrella. Il progetto di allestimento è firmato da Formafantasma, con la co-progettazione dell’architetta Maria Rosaria Lo Muzio.
Con oltre 500 opere – tra dipinti e disegni, abiti e maschere, amuleti ed ex voto, strumenti musicali, giocattoli, fotografie e filmati – il percorso mette in luce le profonde connessioni tra fiabe, arti e tradizioni popolari, adottando la fiaba come struttura narrativa capace di offrire una chiave simbolica per leggere il passato insieme al presente.
Elemento distintivo dell’esposizione è l’ampio sistema di strumenti dedicati all’accessibilità fisica, sensoriale, cognitiva, relazionale e simbolica, sviluppato in collaborazione con numerosi enti e associazioni. Tutti i contenuti sono disponibili anche in LIS e ASL, ed è stato realizzato un percorso tattile con oggetti originali. Il gruppo di lavoro coordinato da Miriam Mandosi ha promosso un approccio che supera la sola dimensione della disabilità per concentrarsi su benessere, autorealizzazione ed esperienze generative per tutti i pubblici. Per guidare i visitatori è stata realizzata una fiaba originale scritta dalla narratologa Elena Zagaglia, fruibile in molteplici formati accessibili e collegata a un percorso di nove opere della collezione permanente. La proroga conferma il forte interesse di pubblico e critica per un’iniziativa che ripensa il museo come laboratorio inclusivo di incontro, confronto e partecipazione, riaffermando il ruolo del MUCIV come piattaforma di sperimentazione culturale contemporanea. |
Il genio irrequieto del Novecento nella più ampia antologica mai realizzata: cinque mostre in cinque luoghi chiave della vita di Mattia Moreni (1920 – 1999) per celebrare il suo profondo legame con la Romagna
da settembre 2025 a maggio 2026
quinta mostra:
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Dalla regressione della specie all’umanoide a cura di Serena Simoni
1 marzo – 3 maggio 2026
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna Via di Roma 13, Ravenna
Installation view, Mattia Moreni. Dalla regressione della specie all’umanoide, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Ravenna, 27 febbraio 2026. Il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna dal 1 marzo al 3 maggio 2026 propone l'ultimo evento di un ampio progetto - curato da Claudio Spadoni e promosso da Associazione Mattia- che mette in rete cinque importanti musei della Romagna nella celebrazione del lavoro di uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, Mattia Moreni (1920-1999), artista pavese di nascita, torinese di formazione, ma che dopo lunghi soggiorni parigini ha legato il suo nome al territorio romagnolo dove ha sempre vissuto dal ’70 in poi
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Dopo le mostre di Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna - che hanno indagato temi particolari quali la formazione e il periodo informale, alcune serie storiche, dalle Angurie agli Autoritratti,fino alla ricostruzione dell'antologica bolognese curata nel 1965 da Arcangeli, a Ravenna si inaugura una esposizione dedicata alla produzione degli ultimi 20 anni di vita del maestro.
Le serie della Regressione della Specie e degli Umanoidi rappresentano infatti ultimi approdi della ricerca di una delle figure più originali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra al MAR - curata da Serena Simoni - raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per
illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa di Moreni. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario allo scopo di mostrare l'interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro. Dopo aver portato a conclusione a metà degli anni Settanta il celebre ciclo delle Angurie, Moreni dà spazio alla scrittura: fra il 1975 e il decennio successivo scrive L'ignoranza fluida e L'Assurdo razionale perché necessario, testi in cui confluiscono le riflessioni sulle cause di quella che egli definisce la "regressione" della specie. Strettamente legati a questi scritti nascono quindi gli ultimi due cicli dell'attività artistica di Moreni.
Nella prima sezione - la Regressione della Specie e Belle Arti (1983-1995) - sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone dell'involuzione delle Belle Arti, speculare al declino umano. Moreni nota come fin dall'inizio del Novecento l'arte abbia spento la capacità creativa dandosi all’elaborazione di forme primitiviste o dedicandosi a sterili formalismi. Questa regressione decadente o consapevole si esemplifica in oggettio in geometrie indisciplinate che raccontano le tappe di un’arte estetizzante, infantilistica, manierata o consumista. Per chiarire il processo di questa produzione “degli asili nido e asili patologici”, Moreni enfatizza la produzione infantile e psichiatrica dell’Art Brut: lo stile volutamente regressivo, patologico, è il rovescio della medaglia di un tempo alla deriva, anestetizzato dai mass-media e dal consumismo di massa.
A seguito di questa serie, Moreni inizia l'ultimo ciclo degli Umanoidi (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Il ciclo ritrae robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi che rimandano agli autoritratti a cui fin dal 1986 Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione col computer. La genetica e l’elettronica, infatti, per Moreni offriranno la possibilità di ibridazione o sostituzione dei computer all'essere umano. I suoi Umanoidi nascono sotto la specie di “identikit” - figure esemplari della mutazione antropologica in atto - di quella rivoluzione senza idealità alla quale l'artista intende assistere in modo distaccato. La pittura si fa sempre più veloce e nitida per corrispondere al “pulito, l’eleganza e il distacco dell'età elettronica".
Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l'artista non aveva ancora visto - l’attuale invasività di internet e dei social nel privato di milioni di individui, profilati e indirizzati anche in senso politico, la pervasività globale del mondo delle merci, la mancanza di chiarezza informativa, l'uso capzioso delle intelligenze artificiali - non si può che confermare l'attualità di questa ultima serie di Moreni.
Il ciclo espositivo è iniziato al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, nella sede distaccata dedicata all’arte contemporanea dell’Ex Convento di San Francesco – con la mostra Dagli esordi ai cartelli, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni, dal 21 settembre 2025 all’11 gennaio 2026. Poi al Museo Civico San Domenico a Forlì dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 sono esposte le opere che risalgono al periodo delle Angurie, a cura di Rocco Ronchi; alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia (FC) dal 15 novembre 2025 all’11 gennaio 2026sono visibili gli Autoritratti e le opere conservate presso la Galleria che rappresentano il nucleo più cospicuo delle opere di Moreni conservate in un museo pubblico, a cura di Denis Isaia; al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dal 30 gennaio al 31 maggio 2026 si intende rievocare la grande mostra del '65 all'allora Galleria d'Arte Moderna di Bologna (poi diventata MAMbo) curata all’epoca da Francesco Arcangeli che rappresenta la prima personale di Moreni all'interno di un'istituzione pubblica, per la cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni. A concludere il ciclo espositivo la tappa al MAR di Ravenna.
Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione” rappresenta un’occasione unica per riscoprire, con sguardo unitario, l’opera di un maestro scomodo, potente, necessario. Già negli anni Cinquanta, critici del calibro di Michel Tapié e Pierre Restany, lo avevano inserito tra i pochi italiani protagonisti della scena europea, in grado di confrontarsi con gli artisti informali americani, riconoscendone l’assoluta originalità. Il progetto, realizzato con il patrocinio di Regione Emilia – Romagna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Dipartimento delle Arti, Comune di Bagnacavallo, Comune di Santa Sofia, Comune di Forlì, Comune di Bologna e Comune di Ravenna e grazie alla preziosa collaborazione e al prestito di generosi collezionisti, e al supporto di Manifattura Ceccarelli, Teikos Solutions e Associazione Controcorrente, è accompagnato da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore che include le fotografie di tutte le opere esposte nelle cinque sedi.