|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
In questa torrida estate 2026 la ricerca della freschezza in cucina e negli abbinamenti coi vini è quasi obbligata e permette così di mangiare bene lo stesso senza accendere i fornelli.
Borghi d’Europa ha provato a tavola con due piatti diversi un vino di una freschezza incredibile: parliamo del Lugana Doc Camilla di Malavasi, annata 2025.
Si tratta di un Lugana indubbiamente giovane, con un discreto potenziale evolutivo, che però è perfetto con queste ondate di grande caldo, adattissimo sin dall’aperitivo.
Il Camilla ha fatto solo acciaio ed è affinato in bottiglia per almeno 3 mesi e proviene dalla fascia calcareo-argillosa del Lago di Garda, nell’area del nuovo parco "Plis della Battaglia" a Desenzano.
Il colore è ancora verdolino, mentre al naso rivela delle note fruttate di pesca tabacchiera, lime e anche un po’ di frutta esotica come mango e papaya, oltre a delle note che ricordano i fiori bianchi.
Al palato è fresco e ha una gran beva ed è persistente, con un finale lievemente ammandorlato e un retrogusto molto piacevole di lime e zenzero.
A tavola Borghi d’Europa ha scelto di provarlo dapprima con delle linguine al Pesto alla Genovese e poi con un’insalata di polpo: entrambi gli abbinamenti sono risultati azzeccatissimi, perché la freschezza del Lugana pulisce la bocca dalle note oleose e aromatiche del basilico e i profumi di agrumi e fiori bianchi del vino esaltano il sapore di mare del polpo senza coprirlo.
In alto i calici!
Con questa affermazione del professor Ernesto di Renzo, ONAV inaugura le “pillole” di avvicinamento alla nuova edizione del Corso Culturale per Master Sommelier con il contributo di alcuni relatori
La seconda edizione si terrà dal 24 ottobre al 28 febbraio a Catania
Concluso il primo Corso Culturale per Master Sommelier, ONAV si prepara alla nuova edizione, che si terrà a Catania dal 24 ottobre al 28 febbraio. L’originale percorso affianca la preparazione tecnico-degustativa a contenuti più ampi e generalmente poco trattati, come l’antropologia, le neuroscienze, la sociologia. Obiettivo è formare esperti capaci di interpretare il mercato contemporaneo e le evolute esigenze dei consumatori anche attraverso la comprensione del nuovo significato sociale e delle nuove modalità di consumo. Molti i docenti autorevoli coinvolti. Secondo l'antropologo Ernesto Di Renzo, che ha aperto il corso, il vino «è frutto della cultura dell'uomo ed è l’unico prodotto agroalimentare che si avvicina all'opera d'arte perché vive di immaginazione, simboli ed esperienza. Il gusto stesso non è un fatto esclusivamente sensoriale, ma una costruzione culturale della persona che lo assaggia», ha spiegato.
«Con questo percorso abbiamo voluto offrire strumenti nuovi per leggere il presente e interpretare il futuro del vino», commenta Vito Intini, presidente ONAV. «La preparazione tecnica rimane il fondamento della nostra formazione, ma oggi il professionista deve conoscere i cambiamenti culturali e sociali che influenzano il consumo. Saperne raccontare il significato più profondo e immateriale e dialogare con pubblici diversi significa contribuire a mantenere il vino vivo e contemporaneo.»
Da questa prospettiva, il vino non è soltanto ciò che si degusta, ma soprattutto un racconto. «Oggi consumiamo sempre più simboli oltre che prodotti: è quell'intangibilità costruita attorno al vino che ne determina gran parte del valore percepito», ha osservato Di Renzo.
Vanno considerati i cambiamenti nel linguaggio, nello stile dei consumi e nel vissuto del consumatore. Cambiano le occasioni, cambia il pubblico e cambia il modo con cui il vino deve essere proposto. Secondo Di Renzo «Il vino è una "indispensabile superfluità": va comunicato come un bene culturale e di piacere, non soltanto come un prodotto alimentare. Se non saprà diventare una bevanda contemporanea, rischierà di perdere progressivamente rilevanza.»
Secondo Di Renzo, questo spiegherebbe anche l’affermarsi di vini più leggeri e adatti alla convivialità – i vins de soif, come li definiscono in Francia – capaci di accompagnare nuove forme di socialità, così come l'attenzione verso esperienze produttive originali e verso le nuove generazioni di vignaioli, sempre più impegnate a ripensare linguaggi, stile e identità del vino. Ernesto Di Renzo è solo il primo dei relatori che si alterneranno durante il Corso Culturale in partenza il 24 ottobre a Catania. Ecco l’elenco.
I docenti della seconda edizione del Corso Culturale per Master Sommelier: Ernesto di Renzo (Università Tor Vergata), Alessandro Brizi, Giuseppe Vaccarini, Vito Intini, Claudio Maspes, Giuseppe Perretti (UNI PG), Ercole Aloe, Tommaso Tresoldi, Vincenzo Russo (IULM Milano), Enrico Patti.
I docenti della prima edizione: Ernesto Di Renzo, docente dell’Università Tor Vergata, Claudio Maspes, docente ASPI, Agata Zani, mastro birraio, Ercole Aloe, agronomo e assaggiatore professionista di oli vergini ed extravergini di oliva, Mario Gambigliani Zoccoli, proprietario dell’Acetaia Gambigliani Zoccoli e presidente del Consorzio Produttori Antiche Acetaie e dell’Associazione Esperti Degustatori di Aceto Balsamico, Tommaso Tresoldi, sommelier ASPI e assaggiatore ONAV, Alessandro Brizi, giornalista e docente di enogastronomia, Vincenzo Russo, professore associato di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing presso l’Università IULM di Milano, Enrico Cerea, executive chef del ristorante “Da Vittorio”.
Carema non è solo storia e tradizione, è anche un territorio di grande vitalità. Negli ultimi anni la Cantina Produttori Nebbiolo di Carema si è impegnata in un importante lavoro di recupero dei vigneti abbandonati, per dare nuovo sviluppo alla viticoltura locale e ripristinare un paesaggio vitato unico al mondo. A Carema la cultura della vite è espressione di una comunità, patrimonio familiare tramandato di generazione in generazione con passione e amore. Per gli abitanti di Carema la vigna è un’esperienza e un impegno quotidiano, che fa parte integrante della vita e della cultura sociale.
In questa prospettiva, si inserisce il ripristino del Vigneto Merum, realizzato grazie al supporto di Merum Club, un’associazione di mecenati nata nel 2009 per sostenere l’attività della casa editrice tedesca Merumpress AG. Nel 2020 Merum Club si è trasformato in un ente che sostiene progetti tesi a promuovere la sostenibilità sociale, economica e ambientale in agricoltura. Affascinato dalla storia e dal paesaggio di Carema, Merum Club ha deciso di sostenere economicamente un progetto di recupero di un vigneto abbandonato (circa 600mq) in collaborazione con la Cantina Produttori Nebbiolo di Carema. Grazie a un investimento di 30.000 euro, sono stati acquistati i terreni e ripuliti dalla vegetazione infestante del sottobosco. Sono stati poi ripristinati i muretti a secco in pietra che sostengono i terrazzamenti, piantate le barbatelle di nebbiolo e costruite le tradizionali strutture delle pergole caremesi in legno di castagno.
Il nuovo Vigneto Merum è stato recentemente inaugurato alla presenza dei rappresentanti e dei soci della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema e di una delegazione di Merum Club, guidata dal Presidente Thierry Origer e dai Presidenti Onorari Rudolf Grüninger e Andreas März. Un passo importante per ribadire l’impegno della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema nella tutela e valorizzazione del territorio. Il Vigneto Merum rappresenta una nuova tappa nel recupero di terreni abbandonati per dare nuova linfa e vitalità alla secolare tradizione della viticoltura caremese. Oggi le barbatelle del nuovo vigneto hanno tre anni e nel 2028 è prevista la prima vendemmia.
La Cantina Produttori Nebbiolo di Carema è la realtà più importante del piccolo borgo piemontese e rappresenta l’espressione di una comunità che ha saputo tramandare nel tempo le consuetudini di una viticoltura eroica. Fondata nel 1960, è ancora oggi è il punto di riferimento per i vini del territorio. Grazie all’impegno e alla passione, nel corso dei secoli i viticoltori locali hanno plasmato la montagna, creando un paesaggio vitato si straordinaria bellezza. Un’architettura costituita da terrazzamenti, muretti in pietra, viti sostenute da alti piloni e pergole in legno di castagno, sui cui si allungano i tralci. Attualmente la Cantina Produttori Nebbiolo di Carema gestisce circa 15 ettari di vigneti situati a un’altitudine compresa tra i 300 e i 450 metri sul livello del mare, in una zona caratterizzata da un clima piuttosto freddo e con elevate escursioni termiche. Grazie a queste particolari caratteristiche pedoclimatiche, a Carema il nebbiolo si esprime con un profilo di grande finezza e freschezza, in perfetta sintonia con le nuove tendenze di consumo, orientate verso vini rossi meno concentrati e potenti. La passione e la competenza di una nuova generazione di viticoltori, hanno contribuito ad elevare ulteriormente il livello dei vini, che oggi si posizionano ai vertici della produzione regionale.
26 settembre 2026 – 27 febbraio 2027
inaugurazione: sabato 26 settembre 2026, ore 18.00
GALLERIA POGGIALI Firenze
Via della Scala 35/a / Via Benedetta 3/r, 50123 Firenze
Dal 26 settembre 2026 al 27 febbraio 2027 la Galleria Poggiali di Firenze presenta Enzo Cucchi vs CANEMORTO / CANEMORTO vs Enzo Cucchi, un progetto espositivo inedito che mette a confronto due modalità radicalmente diverse di intendere la pratica artistica: da una parte Enzo Cucchi(Morro d'Alba, 1949), protagonista assoluto della Transavanguardia italiana, la cui ricerca ha segnato la storia dell'arte; dall'altra CANEMORTO, collettivo anonimo fondato nel 2007 e oggi tra le realtà più originali della scena artistica contemporanea.
L'incontro tra Enzo Cucchi e CANEMORTO assume un carattere eccezionale proprio perché mette in relazione una delle figure più autorevoli dell'arte contemporanea internazionale con una delle esperienze artistiche più originali e riconoscibili della scena italiana degli ultimi anni, grazie al suo peculiare linguaggio e al suo approccio alla pratica artistica. E, più che far dialogare due poetiche, il progetto della Galleria Poggiali mette in gioco due sistemi di lavoro, due immaginari e due differenti concezioni dell'autorialità. Ne nasce un confronto diretto, costruito nel tempo attraverso uno scambio continuo di idee, gesti e immagini, nel quale nessuno assume il ruolo di protagonista e nessuno quello di interlocutore privilegiato.
L'intero progetto prende forma nel corso di diversi mesi, tra novembre 2025 e giugno 2026. Alternando sessioni di lavoro condivise presso la storica Litografia Bulla di Roma – luogo nel quale Enzo Cucchi e CANEMORTO si sono conosciuti nel 2022 – e nella casa dell'artista a Morro d'Alba, a lunghi confronti sviluppati a distanza, i due hanno costruito un processo creativo fondato sul rilancio reciproco. Sebbene ogni opera sia stata realizzata autonomamente dal rispettivo autore, l'intero corpus nasce da uno scambio continuo di immagini, idee e suggestioni: ogni nuovo lavoro si misura con quello precedente dell'altro, dando forma a un dialogo che attraversa l'intero progetto espositivo.
Al centro di questa esperienza si trova il disegno, linguaggio originario che accomuna entrambe le esperienze artistiche. Il disegno, inteso non come fase preparatoria ma come linguaggio autonomo, diventa il terreno privilegiato dell'incontro: uno spazio in cui il gesto, il segno e il pensiero si manifestano nella loro forma più essenziale, rendendo visibile il processo creativo di entrambi. Per Enzo Cucchi rappresenta da sempre il nucleo generativo della propria ricerca; per CANEMORTO è uno strumento libero, istintivo e collettivo, capace di attraversare tecniche e media differenti. È proprio nel disegno che il confronto raggiunge la sua massima intensità, diventando il luogo in cui le differenze non vengono attenuate, ma esposte e messe continuamente alla prova.
Se il disegno costituisce il terreno comune da cui prende avvio il confronto, la mostra si estende anche alla pittura attraverso un nucleo di opere realizzate appositamente per l'occasione. Accanto ai lavori su tela e su legno di CANEMORTO, il percorso presenta una serie di nuove opere su tela di Enzo Cucchi, alcune delle quali di grandi dimensioni, concepite espressamente per questa esposizione.
La struttura stessa della mostra traduce nello spazio espositivo il dialogo e il confronto che hanno guidato il processo creativo. Il progetto si sviluppa infatti nei due spazi della Galleria Poggiali, a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, dando origine a due esposizioni autonome e speculari.
Nello spazio di via della Scala 35/A, con CANEMORTO vs Enzo Cucchi, è il collettivo a stabilire le regole del gioco: seleziona le opere, costruisce l'allestimento e definisce il proprio percorso espositivo.
In via Benedetta 3r, con Enzo Cucchi vs CANEMORTO, è invece Enzo Cucchi a elaborare una lettura completamente personale dello stesso confronto, scegliendo opere, ritmo e costruzione dello spazio secondo la propria sensibilità.
Le due mostre non rappresentano dunque due capitoli della stessa esposizione, ma due interpretazioni autonome di un unico processo creativo. Ogni artista entra idealmente nel territorio dell'altro, ne accetta le condizioni e costruisce il proprio racconto senza rinunciare alla propria identità. Il visitatore è così chiamato ad attraversare due prospettive complementari, che si osservano, si rispondono e si contraddicono senza mai cercare una sintesi definitiva.
Il progetto si estende anche alla dimensione editoriale attraverso la realizzazione di uno striscione in edizione a tiratura limitata, concepito come opera multipla da collezione. Lungo sei metri realizzato a quattro mani da Enzo Cucchi e CANEMORTO insieme agli autori dei due testi critici, Alessandro Cucchi e Antonio Grulli. Divisa idealmente in due metà, l'opera si sviluppa fino al punto centrale, dove immagini e parole si incontrano, trasformando anche la scrittura critica in uno spazio di confronto e contaminazione.
Lontano tanto dall'idea di una retrospettiva quanto da quella di un omaggio generazionale, Enzo Cucchi vs CANEMORTO / CANEMORTO vs Enzo Cucchi propone un modello di relazione fondato sul reciproco riconoscimento e sulla piena autonomia delle due esperienze artistiche. Il confronto non punta alla convergenza né alla mediazione, ma resta volutamente aperto, irrisolto e dinamico. È proprio questa tensione continua a rendere il progetto un'esperienza in cui linguaggi, generazioni e immaginari si mettono reciprocamente alla prova.
Ad accompagnare la mostra sono i saggi critici di Alessandro Cucchi e Antonio Grulli, chiamati a partecipare al progetto non come semplici osservatori, ma come interlocutori attivi di questo articolato dispositivo di confronto.
CANEMORTO è un trio di artisti italiani anonimi, fondato nel 2007. Il loro lavoro si basa sulla messa in scena di una macrostoria surreale in continua evoluzione, nella quale i confini tra realtà e finzione si confondono indistintamente. In questo universo narrativo, i protagonisti sono tre personaggi mascherati che parlano un idioma sconosciuto e venerano una misteriosa divinità canina chiamata Txakurra. Per alimentare questo racconto fittizio, il trio mantiene un totale anonimato e appare in pubblico esclusivamente nei panni dei tre alter ego in maschera. Tutte le opere del trio vengono integralmente ideate e realizzate "a sei mani", sfruttando i linguaggi più disparati senza distinzioni o gerarchie: pittura, scultura, video, performance, editoria, musica…
CANEMORTO ha esposto il proprio lavoro in mostre personali, tra le altre, presso Galerija Vžigalica (Lubiana), Fondazione Nicola Del Roscio (Roma), Gratin (New York), MATTA (Milano), Villa Arson (Nizza), Museo TAM (Matera), Centre Culturel Jean-Cocteau (Parigi), Litografia Bulla (Roma), Viafarini (Milano). Ha partecipato a esposizioni collettive, performance e proiezioni in gallerie e istituzioni tra cui MACRO (Museo d'Arte Contemporanea di Roma), MARCA (Museo delle Arti di Catanzaro), Triennale (Milano), <rotor> Centre for Contemporary Art (Graz), Encore (Bruxelles), Halle13 Gallery (Vienna), Above Second Gallery (Hong Kong), V9 Gallery (Varsavia), Urban Spree (Berlino) e FIFTY24MX Gallery (Città del Messico).
Enzo Cucchi (Morro d'Alba, Ancona, 1949) è tra i maggiori protagonisti dell'arte contemporanea internazionale e figura centrale della Transavanguardia, movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva alla fine degli anni Settanta. Nel corso della sua carriera ha esposto nei principali musei e istituzioni internazionali, tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Tatedi Londra e la Kunsthaus Zürich, ed è stato invitato a importanti rassegne internazionali come la Biennale di Venezia(1980, 1988, 1993 e 1997), Documenta di Kassel e la Biennale di San Paolo. Accanto alla pittura, al disegno e alla scultura, ha realizzato numerosi interventi permanenti nello spazio pubblico e opere di carattere architettonico, tra cui la decorazione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli al Monte Tamaro, progettata da Mario Botta. Nel 2012 è stato insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.