Marialba Russo, Gaia De Megni, Robin Rimbaud (Scanner)
e la proroga delle mostre SHE DEVIL 14, Amelia Rosselli e Hito Steyerl: fotografia, immagine in movimento e suono per la nuova stagione del museo
opening al pubblico 24 settembre 2026
La programmazione del MACRO è promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale
e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo,
e ideata dalla direttrice artistica Cristiana Perrella
MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma
via Nizza 138 – 00198 Roma
Marialba Russo, Al ristorante, 1974 | Gaia De Megni, Maria's Dream, 2026 | Robin Rimbaud, Imogen, May
Roma, 20 luglio 2026. Il MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma inaugura il 24 settembre la stagione autunnale con un programma che intreccia fotografia, immagine in movimento e ricerca sonora, confermando il museo come luogo di produzione culturale, sperimentazione e dialogo tra discipline. Fulcro della nuova stagione è Sguardo rovescio, la prima grande mostra museale italiana dedicata a Marialba Russo, aperta dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, che riporta al centro una delle ricerche più originali della fotografia italiana del secondo Novecento. Negli spazi della sala video e della sala audio prende inoltre avvio il nuovo ciclo di programmazione con Maria's Dream di Gaia De Megni e 52 Spaces di Robin Rimbaud (Scanner), in programma dal 24 settembre all'8 novembre 2026.
Prorogate fino al 20 settembre SHE DEVIL 14, storica rassegna di videoarte che esplora la molteplicità dei mondi e delle visioni femminili, insieme ad Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, mostra sonora che invita il pubblico a entrare in contatto diretto con la voce e la produzione della poeta. Continua fino all’1 novembre la videoinstallazione Mechanical Kurds di Hito Steyerl, mentre prosegue fino al 15 novembre 2026 la grande mostra personale di Miriam Cahn, inaugurata a giugno, consolidando il dialogo tra le nuove aperture e uno dei principali progetti espositivi della programmazione 2026.
Sguardo rovescio, a cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini, è la prima grande mostra dedicata da un museo italiano a Marialba Russo: nata a Giugliano (Napoli) nel 1947, l’artista è tra le autrici che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, hanno contribuito a ridefinire il linguaggio fotografico in Italia, intrecciando pratica artistica, antropologia visiva e osservazione del sociale. Allestita nella Galleria del MACRO, l'esposizione riunisce sei nuclei fondamentali della sua produzione degli anni Settanta – tra cui Al ristorante, il 29 settembre 1974; Travestimento; Il Passaggio; Il Parto; Della serie delle centotrenta figure di spalle e Cult Fiction – restituendo la complessità di una ricerca che ha saputo anticipare temi oggi centrali nel dibattito contemporaneo, quali il corpo, il genere, il rito e la costruzione culturale dell'identità.
Il titolo Sguardo rovescio allude al capovolgimento operato da Marialba Russo rispetto al punto di vista canonico di un’Italia ancora patriarcale: "un'altra esperienza dello sguardo", per usare le parole della stessa Russo, che spiazza le convenzioni della fotografia dell'epoca, interrogando la rappresentazione della mascolinità dal punto di vista di un'autrice e restituendo una visione altra, autonoma e originale, rispetto a una realtà raccontata principalmente dallo sguardo maschile.
Il progetto al MACRO, che include un allestimento di Archivio Personale, si sviluppa inoltre in dialogo con una seconda sede della mostra al MUCIV-Museo delle Civiltà, rafforzando il percorso di collaborazione tra istituzioni culturali avviato sia dal MACRO che dal MUCIV. Intitolata Immagini della Madonna dell’Arco (After), e a cura di Cristiana Perrella, Elena Magini, Andrea Viliani e Francesca Romana Uccella, la mostra al MUCIV è dedicata al lavoro sul campo che Russo svolse nel 1971 e che ha portato ad una collaborazione tra il 1972 e il 1977 con l'allora Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, nell'ambito delle campagne di ricerca sulle culture popolari e subalterne italiane coordinate dall'antropologa Annabella Rossi.
Il programma di settembre al MACRO si completa nella Sala Video con Maria's Dream di Gaia De Megni (Santa Margherita Ligure, 1993), a cura di Maria Lodovica Ferrari. L’opera prodotta da Careof (Milano) e vincitrice di ArteVisione 2024, verrà presentata per la prima volta in uno spazio museale. Il video, girato in pellicola 16 mm, prende la forma di una ricerca personale e intima, in cui la memoria familiare dialoga con l'immaginario del cinema italiano. Filo conduttore di Maria’s Dream è Monica Vitti, emblema dell'antidiva: attrice capace di sottrarsi ai codici del divismo del proprio tempo, imponendo sullo schermo una presenza inquieta, ironica e profondamente moderna. La sua figura diventa per De Megni l'occasione per interrogare i modelli con cui il cinema ha costruito e fissato l'immagine del femminile nella cultura e nello sguardo collettivo.
Nella Sala Audio sarà invece possibile ascoltare 52 Spaces di Robin Rimbaud aka Scanner(Londra, 1964), sempre a cura di Maria Lodovica Ferrari. Il lavoro sonoro, realizzato nel 2002 in occasione del novantesimo anniversario della nascita del regista Michelangelo Antonioni, è ispirato a L'eclisse (1962), film interpretato da Monica Vitti, attrice prediletta di Antonioni. Dialoghi, rumori, paesaggi urbani e frammenti musicali del film vengono scomposti, trasformati e riassemblati, intrecciandosi con registrazioni ambientali raccolte dall'artista tra le strade di Roma: la città reale e quella filmata si sovrappongono così in un unico tessuto acustico. Ne nasce un racconto enigmatico che invita il pubblico a fermarsi e ad abitare uno spazio di pura contemplazione.
Legati dalla figura di Vitti e dal cinema di Antonioni, i due progetti restituiscono, attraverso linguaggi differenti, una visione di Roma che è prima di tutto paesaggio interiore: una città sospesa in una temporalità propria, fatta di memorie, attese e ritorni. Le due visioni mettono in relazione arti visive, e cultura cinematografica, ampliando la riflessione del museo sulle possibilità narrative dell'immagine e del suono e ribadendo la sua natura di luogo plurale della cultura contemporanea.
Ad accompagnare la programmazione espositiva, il public program propone una serie di appuntamenti che approfondiscono le questioni aperte dalle mostre attraverso conversazioni, masterclass e performance. Il 1 ottobre Didier Fiúza Faustino, artista concettuale e architetto franco-portoghese e autore, con il suo studio Bureau des Mésarchitectures, del progetto allestitivo della mostra di Miriam Cahn, Ciò che mi guarda, terrà una masterclass dedicata al rapporto tra architettura, corpo e spazio espositivo, approfondendo la propria ricerca tra arte, design e pratiche dell'abitare. Il 7 ottobre Scanner, protagonista del progetto sonoro 52 Spaces, presenterà una live performance che rilegge L'eclisse di Antonioni, estendendo la riflessione sul rapporto tra immagine, memoria e paesaggio acustico. Il 22 ottobre, infine, un incontro dedicato alla mostra Mechanical Kurds metterà in dialogo il lavoro dell’artista Hito Steyerl con il pensiero di Paolo Benanti, teologo e francescano del Terzo Ordine Regolare, tra le principali voci italiane sul rapporto tra intelligenza artificiale, innovazione tecnologica ed etica, per riflettere sulle implicazioni politiche e sociali delle tecnologie contemporanee.
Attraverso mostre, opere audiovisive e public program, il MACRO prosegue il proprio lavoro di sperimentazione e approfondimento, proponendo un programma che mette in dialogo pratiche artistiche, temi contemporanei e pubblici diversi.

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