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Eglė Budvytytė, animism sings anarchy, 2026. Installazione filmica a tre canali, pellicola 16 mm trasferita in 4K, 40 min.
© Eglė Budvytytė, 2026
Alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia del 2026, Eglė Budvytytė rappresenterà la Lituania, presentando la nuova installazione filmica multicanale animism sings anarchy. L’opera sarà esposta alla Fucina del futuro, Castello 5063/B, 30122 Venezia. L’anteprima della mostra per stampa e ospiti si terrà mercoledì 6 maggio alle ore 13:00.
Il progetto è stato commissionato dal Lithuanian National Museum of Art, sotto la guida della Commissaria Lolita Jablonskienė, direttrice della National Gallery of Art, una suddivisione del Lithuanian National Museum of Art. La curatela è affidata a Louise O’Kelly, curatrice indipendente con base a Londra e direttrice fondatrice di Block Universe, importante festival internazionale di performance art ed ente committente. Eglė Budvytytė è un’artista con base tra Vilnius e Amsterdam che lavora all’intersezione tra arti visive e performative. La sua pratica, che spazia dal canto, video e performance, esplora il potere persuasivo della collettività, della vulnerabilità e delle relazioni permeabili tra corpi, pubblico e ambiente.
Girato in 16mm, animism sings anarchy è un tentativo performativo e poetico di tradurre la ricerca archeologica e i suoi materiali in canti, emozioni, movimenti e stati alterati di coscienza. Il film attinge alle ricerche dell’antropologa e archeologa lituana Marija Gimbutas sulle società neolitiche matrilineari e animiste – fonte di ispirazione per artisti, accademici ed ecologisti legati al femminismo della seconda ondata. Le riprese si sono finora svolte nel sud-est dell’Italia, nei pressi di Grotta Scaloria, sito di un culto neolitico dell’acqua dove Gimbutas condusse scavi alla fine degli anni Settanta. Proseguendo una pratica che lavora attraverso il corpo e in relazione al luogo, Budvytytė struttura le scene del film intorno a interni museali e a un tratto di costa pugliese popolato da grotte antiche e luoghi di sepoltura acquatici. Modellate da questi luoghi, le sequenze si dispiegano come movimenti rituali: una forma di preghiera animista che ancora la coreografia al paesaggio e ai resti del passato. Facsimili di divinità antropomorfe – sotto forma di figurine stampate in 3D e modeste fotocopie – offrono un locus devozionale per coreografie tenere e tremanti: gesti che evocano stati alterati di trance, estasi e compassionevole resa.
La Curatrice Louise O’Kelly ha dichiarato: “Sono onorata di lavorare con Eglė alla creazione di questa nuova importante opera, uno dei suoi lavori più ambiziosi e significativi fino a oggi. Girato per la prima volta in 16mm, animism sings anarchy carica di possibilità anarchiche i reperti archeologici, le melodie polifoniche e le coreografie tremanti. Nel processo di collaborazione con la sua comunità di creativi, sento che sta maturando qualcosa di speciale: una medicina quanto mai necessaria per i nostri tempi”.
La Commissaria Lolita Jablonskienė ha dichiarato: “Il Lithuanian National Museum of Art è lieto di annunciare che Eglė Budvytytė presenterà una nuova opera alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Tra i lavori più ambiziosi dell’artista fino ad oggi, l’opera attinge a idee e teorie attraverso tempi e geografie diverse, riportando alla luce connessioni dimenticate o soppresse tra il visibile e l’infinito”.
La Lituania partecipa alle Esposizioni Internazionali d’Arte e di Architettura della Biennale di Venezia dal 1999. Il Padiglione lituano ha ricevuto quattro volte una menzione speciale e nel 2019 ha vinto il Leone d’Oro per Sun & Sea (Marina).
Il progetto sarà accompagnato da un catalogo co-curato da Louise O’Kelly e Virginija Januškevičiūtė, progettato da Goda Budvytytė, con saggi di Amelia Groom e Louise O’Kelly, oltre a un’intervista tra Eglė Budvytytė e Virginija Januškevičiūtė. La pubblicazione è realizzata in collaborazione con il Lithuanian National Museum of Art, Vilnius; il Vleeshal Center for Contemporary Art, Middelburg; e BOM DIA BOA TARDE BOA NOIT, Berlino.
Il progetto espositivo e l’allestimento sono stati concepiti da Marija Olšauskaitė, artista la cui pratica si sviluppa attraverso diverse modalità di collaborazione.
#BiennaleArte2026
Crediti:
LITUANIA PAVILION animism sings anarchy Commissario: Lolita Jablonskienė;
Curatore: Louise O'Kelly;
Espositore: Eglė Budvytytė Sede: Fucina del Futuro, Castello 5063/B
Eglė Budvytytė
Eglė Budvytytė è un’artista con base a Vilnius e Amsterdam. Il suo lavoro è stato presentato a livello internazionale, tra cui Le Plateau, FRAC, Parigi (2024); Canal Projects, New York; Vleeshal, Middelburg (2023); la 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia; Whitechapel Gallery, Londra (2022); Riga International Biennial of Contemporary Art (RIBOCA) (2020); Renaissance Society, Chicago (2019); Baltic Triennial (2018); Lofoten International Art Festival; Block Universe Festival, Londra (2017); De Appel Arts Centre; CAC, Vilnius (2016); la 19. Biennale di Sydney (2014); Stedelijk Museum, Amsterdam (2012), tra gli altri. Budvytytė è stata artista in residenza al Palais de Tokyo, Parigi; alla Nida Art Colony, Lituania; all’OCA, Norvegia; e al WIELS, Bruxelles.
Louise O’Kelly è una curatrice indipendente e professionista delle arti specializzata in arte contemporanea e performance. In qualità di fondatrice di Block Universe (2015–2022), il principale festival internazionale di performance art di Londra, ha curato oltre 60 produzioni – tra cui 30 nuove commissioni e 14 prime nel Regno Unito – in collaborazione con istituzioni quali la Tate Modern, la Royal Academy of Arts, il British Museum, l’ICA, la Whitechapel Gallery e altre. Ha inoltre presentato programmi internazionali in Italia, Germania, Emirati Arabi Uniti e online. O’Kelly ha tenuto lezioni in istituzioni quali Goldsmiths, Boston University e la Guildhall School (con il Barbican). È stata co-host della serie Art Talks della Soho House (2013–2019) e ha contribuito alla ricerca nel settore, partecipando alla Live Art Sector Review (LADA & Arts Council England, 2019–2021), co-fondando il Performance Research Network (UK) e lavorando come Associate Researcher per Precarious Movements: Choreography & the Museum (2022–2023).
Lolita Jablonskienė (PhD) è una storica dell’arte e curatrice con base a Vilnius, in Lituania. È direttrice della National Gallery of Art di Vilnius, una suddivisione del Lithuanian National Museum of Art, dove è responsabile del programma espositivo, che ha incluso collaborazioni con il V&A di Londra, il Musée d’Orsay di Parigi, il Museum of Modern Art di Varsavia, il Jewish Museum di New York, la Tate St Ives e altre istituzioni. Jablonskienė è stata commissaria dei padiglioni lituani alla Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 1999 e nel 2005; ha curato mostre di arte moderna e contemporanea nel suo Paese e all’estero, ha pubblicato testi critici sulla stampa lituana e internazionale ed è professoressa associata presso la Vilnius Academy of Arts.
Marija Olšauskaitė (1989, Vilnius) è un’artista che nella propria pratica adotta diverse modalità di collaborazione. Ha partecipato a mostre internazionali, tra cui le personali The Softest Hard, Carré d’Art, Nîmes (2024); Never act in haste, PM8/Francisco Salas, Vigo (2024); sekretas, Grazer Kunstverein, Graz (2023); Witness on our behalf, Contemporary Art Centre, Vilnius (2019). Tra i progetti realizzati con Eglė Budvytytė figurano Song Sing Soil, Vleeshal, Middelburg (2023); Songs from the Compost: Mutating bodies, imploding stars, 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2022). È rappresentata da PM8 / Francisco Salas.
Il Lithuanian National Museum of Art (LNMA) è uno dei più grandi musei d’arte nazionali della Lituania. La sua missione è preservare il patrimonio artistico e sottolinearne l’importanza nel generare un impatto positivo sulla vita delle persone. Il museo è rinomato per la sua ricca collezione di arti visive, arti applicate e arte popolare, per rari esemplari in ambra e gioielli, oltre che per altri oggetti museali. L’LNMA è composto da undici divisioni, tra cui nove musei e gallerie, oltre a due centri di competenza nazionali.
La National Gallery of Art (NGA), una suddivisione del Lithuanian National Museum of Art, ospita la collezione di arte moderna e contemporanea lituana dell’LNMA. Situata nell’edificio modernista dell’ex Museum of Revolution, opera come centro multifunzionale per le arti e la cultura. Oltre all’esposizione della sua collezione e alle mostre temporanee, la NGA offre una varietà di programmi educativi ed eventi culturali che avvicinano un pubblico eterogeneo all’arte e alla creatività.
La durata complessiva della visione su tutti gli schermi è di circa 40 minuti, con il film in 16 mm trasferito in proiezione 4K.
La quinta edizione di Renaissance, Parole illustri per una nuova umanità, dedica l’annata 2022 del suo Barolo del Comune di Serralunga d’Alba alla Tenacia, con la monografia di Emanuele Trevi e le illustrazioni di Elisa Macellari. Il 2022 è anche l’anno di una nuova grande rinascita, con “Back to the single vineyards”, che riporta al centro vigne storiche con il ritorno di tre nuovi Barolo espressioni autentiche della diversità di terroir all’interno dello stesso territorio. Infine, “Lost to be found”, che colloca tra i filari le sculture monumentali di Giuseppe Carta come appello per la salvaguardia della biodiversità delle Langhe.Serralunga d’Alba (CN), 4 marzo 2026 – A 168 anni dalla sua fondazione, Fontanafredda prosegue il racconto del suo vino icona – il Barolo del Comune di Serralunga d’Alba Renaissance – come strumento per risvegliare lo spirito critico, esplorando i sentimenti che nella storia hanno generato le rinascite collettive. Dopo Speranza, Fiducia, Coraggio e Ottimismo, la quinta edizione del progetto Renaissance, corrispondente all’annata 2022, è dedicata alla Tenacia, intesa come forza generatrice di positività, energia e cambiamento, capace di migliorare l’umanità e il nostro ambiente. Un percorso che interpreta un nuovo Rinascimento – il Rinascimento Verde – alla base della visione della cantina.
In questo contesto si inserisce anche “Back to the single vineyards”, il ritorno alle singole interpretazioni di Nebbiolo avviato con la rinascita, nell’annata 2019, delle vigne storiche Vigna La Villa (MGA Paiagallo) e Vigna La Delizia (MGA Lazzarito) che si aggiungono alla sempre prodotta Vigna La Rosa, e che oggi si amplia con tre nuovi Cru dell’annata 2022: Vigna Bianca e Vigna San Pietro nell’MGA Fontanafredda e Proprietà in Gallaretto, espressioni di diversi terroir all’interno della stessa area geografica; ognuno con caratteristiche uniche di suolo, clima, altitudine ed esposizione. Accanto a questo progetto, “Lost to be found” porta tra i filari le opere monumentali dello scultore Giuseppe Carta: sette sculture dedicate ai frutti simbolo di una Langa perduta, come appello concreto alla salvaguardia della biodiversità delle Langhe.
BAROLO RENAISSANCE 2022, “IL BAROLO DEDICATO A OTTO MILIARDI DI RACCONTI DI TENACIA”
L’annata 2022 a Serralunga d’Alba ha messo alla prova vigne e viticoltori sin dall’inizio della stagione, segnata da una contenuta disponibilità di riserve idriche nel suolo e da lunghi periodi soleggiati. In questo contesto sfidante, il Nebbiolo ha mostrato ancora una volta la sua natura camaleontica: la vite si è autoregolata, adattandosi alle condizioni estreme con resilienza e misura. La vendemmia, leggermente anticipata, ha restituito uve sane e concentrate, in quantità non eccessive ma di qualità sorprendente — espressione della tenacia di Fontanafredda nel lavoro in vigna e della sua capacità di interpretare il territorio. Una lettura condivisa anche dal Ritratto dell’annata 2022 del Barolo del Comune di Serralunga d’Alba, presentato al Serralunga Day 2025, che ha definito la vendemmia “l’eccezione che conferma la regola”: vini capaci di esprimere purezza, fedeltà territoriale e prospettiva evolutiva nonostante le condizioni estreme.
Dopo un affinamento di circa 30 mesi in botte di rovere e ulteriori 6–8 mesi in cemento, il Barolo Renaissance 2022 esprime fin da subito il carattere di un’annata intensa ma armonica, con una bevibilità immediata e al tempo stesso la capacità di evolvere nel tempo fino a 25–30 anni. Il colore rosso granato intenso introduce un profilo aromatico che spazia dagli agrumi alla ciliegia scura, con sfumature mentolate quasi canforate; al palato è denso e succoso, equilibrato, con tannino setoso e un finale fresco, gustoso, quasi sapido. La scelta del tappo SÜBR di Vinventions – il primo micro-naturale al mondo privo di poliuretano e senza difetti olfattivi – garantisce la conservazione della freschezza del vino e un ottimale affinamento in cantina grazie a un ingresso di ossigeno controllato. Il Barolo Renaissance 2022 è disponibile nel formato standard (scatola da 6 bottiglie più una copia del volume) e in un’edizione speciale da 1,5 litri.
LA TENACIA, PAROLE ILLUSTRI PER UNA NUOVA UMANITÀ
«Never ever give up: la tenacia vince sempre» scrive Oscar Farinetti nella prefazione che apre il libro della quinta edizione di Renaissance. È la stessa tenacia che attraversa la storia recente di Fontanafredda: dal 2008, ha scelto di rilanciare qualità, visione e responsabilità, dando vita al primo Villaggio Narrante d’Italia e a un nuovo modello di impresa agricola e culturale. Una perseveranza silenziosa che ha accompagnato traguardi come il riconoscimento di Cantina Europea dell’anno nel 2017 da Wine Enthusiast e il percorso verso la sostenibilità: dalla conversione al biologico avviata nel 2015 e culminata nella prima vendemmia certificata del 2018, in occasione del 160° anniversario dell’azienda, fino all’avvio del Rinascimento Verde nel 2020 e al primo Bilancio di Sostenibilità l’anno successivo.
Il volume della quinta edizione si arricchisce della monografia dello scrittore romano Emanuele Trevi, A better tomorrow. Storia di un fermacarte, e dell’opera visiva di Elisa Macellari, illustratrice e fumettista italiana di origini thailandesi. Tra i più apprezzati autori e critici della sua generazione, Trevi collabora con il Corriere della Sera ed è autore, tra gli altri, di Qualcosa di scritto (Premio Europeo per la Letteratura 2012 e tradotto in 18 lingue), Sogni e favole (Premio Viareggio 2019) e Due vite (Premio Strega 2021). Nel suo racconto la Tenacia emerge come coerenza tra pensiero e azione: «Non è la durata di un’esistenza a determinarne il valore, ma la tenacia con cui si persegue ciò in cui si crede», una forza discreta che attraversa i gesti quotidiani e resiste alla fragilità del tempo. Da questa visione nasce anche l’immagine di Macellari, che interpreta la Tenacia a partire dal “fermacarte” evocato da Trevi: «Non vi è nulla di più potente delle rocce per fermare le carte». Nella sua lettura visiva, restare in piedi anche quando l’equilibrio è precario diventa gesto umano universale: l’uomo avanza su un appoggio minimo, guarda oltre l’immagine e trasforma l’instabilità in direzione.
“BACK TO THE SINGLE VINEYARDS”: IL RITORNO ALLE VIGNE SINGOLE CON IL DEBUTTO DI TRE NUOVE ETICHETTE
Con il progetto Back to the single vineyards, Fontanafredda riporta al centro l’identità delle singole vigne e la loro capacità di raccontare, con precisione e autenticità, sfumature diverse dello stesso territorio. È un lavoro avviato nel 2013, quando la cantina ha scelto di tornare a vinificare separatamente i propri cru per comprenderne profili ed evoluzione: anni di micro-vinificazioni e ascolto che hanno condotto, nel 2019, alla rinascita di due vigne storiche – Vigna La Villa (MGA Paiagallo) e Vigna La Delizia (MGA Lazzarito) che si sono aggiunte alla sempre prodotta Vigna La Rosa, – riportate in bottiglia come interpretazioni di luogo. In questo contesto, l’annata 2022 segna un passaggio chiave con il debutto di tre nuove etichette: vigne singole che rientrano nel cuore della tenuta e ampliano la lettura del Nebbiolo di Fontanafredda.
Vigna Bianca, nell’MGA Fontanafredda, torna oggi in bottiglia dopo l’ultima produzione del 1985: un vigneto storico reimpiantato negli anni ‘00 che rientra nel patrimonio viticolo della tenuta come espressione ritrovata del Nebbiolo di Serralunga. Il suolo presenta una marcata presenza sabbiosa negli strati superficiali, mentre in profondità aumenta la componente argillosa, una combinazione che conferisce slancio ed eleganza mantenendo profondità e tensione. Ne nasce un Barolo fine e armonico, dai profumi nitidi e dal sorso equilibrato, capace di coniugare energia e misura.
Vigna San Pietro, sempre nell’MGA Fontanafredda, affonda le proprie radici in un impianto del 1996, con apparati radicali che raggiungono 1,5 metri di profondità, favorendo longevità e stabilità della vite. Dopo circa trent’anni, questa parcella torna a esprimersi in purezza con il Barolo Vigna San Pietro, interpretazione del lato più nobile e verticale del terroir di Serralunga d’Alba. Il suolo, ricco di limo e attraversato da vene sabbiose in profondità, genera uve di grande concentrazione e struttura. Il vino si distingue per eleganza austera e tensione, con un profilo raffinato e profondo destinato a evolvere nel tempo.
A completare il trittico, Proprietà in Gallaretto nasce da un piccolo vigneto reimpiantato nel 2002 su marne di Sant’Agata Fossili, in un terreno ricco di argilla e con significativa presenza di limo, condizioni che favoriscono maturazioni lente e un equilibrio naturale tra struttura e freschezza. Qui Fontanafredda torna a produrre un Barolo storicamente legato alla propria identità territoriale, espressione di un cru capace di coniugare armonia e bevibilità. Il vino è elegante e scorrevole, con freschezza vibrante e un tannino fine che ne sostiene l’equilibrio complessivo.
Vigna La Rosa si estende per 6,9447 ettari nel cuore della M.G.A. Fontanafredda su un terreno dalla struttura compatta, con una profondità delle radici fino a 7,30 metri. La vigna, le cui viti più storiche risalgono al 1975, è l'unica che può vantare oltre 70 anni di continuità di produzione, la prima ad essere vinificata singolarmente nel 1964. Con un'altitudine di 250-370 mslm e un'esposizione a sud ovest, questa lingua di terra ricca di limo, argilla e sabbia prende il nome dalla Bella Rosina e non a caso ricorda i profumi floreali della rosa. Un terreno dal profilo estremamente omogeno, così come il Barolo Vigna La Rosa che nasce su parcella: armonico, fresco, leggiadro e profondo con una potenzialità estrema.
Vigna La Villa si trova nel cuore della MGA Paiagallo a Barolo e prende il nome dalla cascina reale ai piedi dell'omonima Vigna. Si estende per 3,1910 ettari su un terreno profondo, originatosi tra i 6 e gli 11 milioni di anni fa dalla lenta disgregazione delle marne, che ha portato a un'elevata presenza di limo. Un suolo compatto, quindi, dalla composizione costante anche in profondità, ricco di Marne di Sant'Agata Fossili argillose. Qui le radici hanno uno spazio di crescita fino a 2,30 metri di profondità prima di toccare la roccia madre. Una MGA che si distingue per le sue forme armoniosamente tondeggianti, con un'ottima esposizione a est e un'altitudine di 320-370 mslm. La vigna, voluta da Emanuele Alberto, figlio del primo Re d'Italia, è stata reimpiantata nel 2008 e con la magnifica vendemmia 2019 è tornata alla vinificazione con il Barolo Vigna La Villa Paiagallo: un vino elegante, teso, con un tannino abbastanza importante e una freschezza di beva.
Infine, a Serralunga d’Alba, nella MGA Lazzarito, sorge Vigna La Delizia, che si estende per 0,5646 ettari a 380-410 mslm, riuscendo così a godere della miglior esposizione di tutta la menzione, a sud ovest. Lo strato di terreno utile alle radici raggiunge una profondità fino a 1,60 metri, permettendo alle viti di sviluppare un apparato radicale profondo e ben strutturato. Oltre alla presenza di marne calcaree e argilla, questa parcella presenta un elevato contenuto di sabbia. Questa vigna, reimpiantata nel 1974 e che con la magnifica vendemmia 2019 è tornata alla vinificazione in purezza, dà vita al Barolo Vigna La Delizia Lazzarito: un vino dalla struttura importante, caratterizzato da una verticalità profonda, un tannino fresco ed espressivo, capace di restituire tutta la forza e l'identità del terroir da cui proviene.
LOST TO BE FOUND: UN APPELLO PER LA SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITÀ DELLE LANGHE
Lost to be found nasce come racconto visivo dell’impegno di Fontanafredda per la biodiversità in un paesaggio segnato dalla monocoltura. Allo scultore Giuseppe Carta è affidata una costellazione di sette opere monumentali dedicate ai frutti simbolo di una Langa perduta, quella della Malora. Le sculture dialogano con le vigne della tenuta, ciascuna collocata in un luogo identitario: il Lampone in Vigna Bianca, la Nocciola in Vigna San Pietro, la Pesca in Vigna La Villa, la Fragola in Vigna La Rosa, il Tartufo in Vigna La Delizia e la Prugna in Gallaretto, mentre il Peperoncino svetta sulla collina di Cascina Galarej per ricordare come la biodiversità non sia casuale, ma frutto della relazione tra uomo e paesaggio. A questo percorso si lega Bosco Vigna, avviato nel 2024 con la piantumazione di oltre 170 alberi da frutto tra i filari accanto al Bosco dei Pensieri, 12 ettari tra le ultime foreste della Bassa Langa: arte e agricoltura in un’unica visione di rigenerazione del paesaggio.
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Sesta Giornata di Studi online promossa da AMACI con il sostegno della
Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura
A cura di Marcella Beccaria, Chiara Gatti e Lorenzo Respi
Venerdì 27 marzo 2026, online a partire dalle ore 9.30
Partecipazione gratuita, previa iscrizione
Venerdì 27 marzo 2026, dalle ore 9.30, si svolge Sincronie contemporanee. Il dialogo tra passato e presente nei musei di oggi, sesta edizione della Giornata di Studi, l’appuntamento annuale promosso da AMACI, con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, dedicato all’analisi dei profondi cambiamenti che stanno ridefinendo il ruolo e l’identità dei musei nel presente.
Curata da Marcella Beccaria, Chiara Gatti e Lorenzo Respi, la Giornata di Studi 2026 affronta uno dei temi più rilevanti del dibattito museologico contemporaneo: il superamento delle cronologie rigide e dei confini disciplinari a favore di una fruizione sincronica, stratificata e relazionale delle collezioni e dei patrimoni culturali.
Negli ultimi decenni, i musei d’arte contemporanea e le istituzioni culturali hanno attraversato una profonda trasformazione che ha coinvolto la missione, le pratiche curatoriali ed espositive e il rapporto con i pubblici. In questo contesto, si è affermata con crescente forza l’apertura al dialogo tra epoche e linguaggi diversi – dall’archeologia all’arte antica, moderna e contemporanea – generando nuove modalità di interpretazione e presentazione delle opere.
Queste “sincronie contemporanee” ridefiniscono i confini tradizionali tra istituzioni e discipline: artiste e artisti contemporanei intervengono in contesti storici, attivando riletture critiche del patrimonio, mentre le opere del passato vengono rimesse in circolazione attraverso accostamenti inediti, narrazioni tematiche e progetti site-specific. Le collezioni diventano così elementi attivi di dispositivi narrativi complessi, capaci di produrre risonanze, contrappunti e nuove chiavi di lettura.
La Giornata di Studi Sincronie contemporanee. Il dialogo tra passato e presente nei musei di oggi intende interrogare queste trasformazioni anche nelle loro implicazioni culturali e politiche, dalle prospettive postcoloniali al tema delle restituzioni, dalle questioni di identità e genere fino al ruolo del digitale come strumento di mediazione culturale, approfondimento scientifico e condivisione del sapere. Il museo si configura sempre più come luogo di dibattito ermeneutico, produzione di conoscenza e partecipazione critica.