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lunedì 19 ottobre 2026

CA’ DEI NONI DI FOLLADOR: LA LINEA DEI VINI CHE RACCONTA IL VENETO ATTRAVERSO I SUOI TERRITORI

 



Eurovinum nei Colli Piacentini : Le Rivette di Enrico Loschi

 


L’incontro con i vini dell’Azienda Agricola Enrico Loschi è avvenuto grazie al Percorso del gusto che Borghi d’Europa ha intrapreso nelle Terre Piacentine, in collaborazione con la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini.

La prima degustazione ha riguardato Le Rivette, DOC Gutturnio Superiore, Rosso Fermo.

“ Frutto di una intelligente combinazione fra Vitigni ( Barbera 60% Croatina 40% ), su un Terreno di medio impasto sabbioso argilloso – ricorda Enrico Loschi -, rivela al naso la nota fruttata, delicati sentori di frutti di bosco, di confetture, di speziato, di boisèè. Al palato è equilibrato, rotondo, caldo e coinvolgente con piacevoli note tanniche finali. “

In abbinamento – commenta Renzo Lupatin, giornalista -, a formaggi stagionati, carni di maiale,

selvaggina.

Annota TRAVINO (dalla Vigna al Calice) : “Situato nella fertile area di Piacenza, la cantina Loschi Enrico è rinomata per la sua viticoltura d’eccellenza, caratterizzata da vigneti distribuiti su ripide colline con inclinazioni che superano il 30%. Questa particolare conformazione del terreno, insieme alla diversità dei suoli, consente all’azienda di produrre uve di alta qualità, sia di varietà locali che internazionali. Il risultato è una gamma di vini distintivi e ricchi di aromi “.

“ I nostri vigneti – continuano Beatrice ed Enrico -, si trovano all’interno della Riserva Naturale Geologica del Piacenziano, una riserva situata nei comuni di Carpaneto Piacentino, Castell’Arquato, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca. Ha un’estensione di oltre 300 ettari, distribuita in nove zone, posta nelle valli del Chero, dell’Ongina, dell’Arda, del Chiavenna e del Vezzeno. Ci troviamo in un’area profondamente incassata tra pareti molto ripide. Le pareti sono segnate da depositi marino – costieri e depositi fluvio – lacustri da cui emergono fossili che documentano il ritiro del mare da queste zone e il deterioramento climatico che culminò 1,8 milioni di anni fa con l’arrivo nel Mediterraneo di organismi adatti a climi temperati – freddi. “

La produzione di varietà locali ha interessato i giornalisti di Borghi d’Europa, impegnati fino al 2027 nelle iniziative di VERONELLIANA, Camminare la Terra, per ricordare Luigi Veronelli.

La produzione di vini autoctoni è sempre stata al centro dell’interesse di Veronelli : “ ….un fine intellettuale, un filosofo, un geniale scrittore e giornalista, un editore, un pensatore vocato a valorizzare la civiltà contadina e i prodotti enogastromici.”

Così i vini di Enrico Loschi sono stati inseriti nel viaggio del gusto che Borghi d’Europa stà sviluppando nei Colli Piacentini.

“ Un riconoscimento alla passione e alla competenza di una Famiglia di valore.”

IL METODO CLASSICO, CURATO IN OGNI DETTAGLIO: LE NUOVE GUARNIZIONI CREALIS PE.DI

 

DUE SOLUZIONI, CON DIFFERENTI PROFILI DI PERMEABILITÀ E PRESTAZIONI TECNICHE, SVILUPPATE PER ACCOMPAGNARE IL VINO DALLA FASE DI TIRAGGIO ALL’AFFINAMENTO SUI LIEVITI

Bodio Lomnago, 14 ottobre 2026 – Con TOP V e TOP L, CREALIS PE.DI completa la propria offerta di guarnizioni dedicate ai vini spumanti metodo classico. Le due nuove soluzioni rispondono a un medesimo approccio: fare del tappo a corona da tiraggio un vero e proprio strumento al servizio dei produttori, in grado di intervenire sull’uniformità della tappatura, sul controllo degli scambi gassosi e sull’evoluzione del vino durante l’affinamento.

Durante la seconda fermentazione in bottiglia, la scelta del tappo a corona e della relativa guarnizione influisce sulle condizioni nelle quali il vino prosegue la sua evoluzione: permeabilità all’ossigeno e alla CO₂, resistenza alla pressione e regolarità del sertissage sono parametri cruciali che guidano l'innovazione firmata CREALIS PE.DI nello sviluppo delle proprie soluzioni.

CREALIS PE.DI, presente sui mercati dei vini spumanti, del vino e della birra con oltre 40 anni di esperienza nella progettazione e produzione di tappi a corona e soluzioni di chiusura, vanta un know-how che si fonda su una conoscenza approfondita del metodo classico e degli scambi gassosi che accompagnano l'evoluzione dei vini durante l'affinamento sui lieviti.

DUE NUOVI STRUMENTI PER IL TIRAGGIO E L’AFFINAMENTO SUI LIEVITI

Con TOP V e TOP L, CREALIS PE.DI propone due nuove risposte alle esigenze dei produttori, dalla fase di tiraggio fino alla gestione delle cuvée durante il loro affinamento sui lieviti.

TOP V (Top Vintage) è stata sviluppata specificamente per le cuvée destinate ad affinamenti sui lieviti di lungo periodo. La sua bassa permeabilità, misurata in 0,13 cm³/24 h per la CO₂ e 0,0016 cm³/24 h per l’O₂, contribuisce a preservare la freschezza e a limitare l’evoluzione del vino nel tempo. La guarnizione termoformata associa inoltre prestazioni, affidabilità e facilità di crimpatura. La soluzione garantisce una resistenza alla pressione fino a 9 bar, con test effettuati fino a 10 bar, ed è progettata per accompagnare affinamenti molto lunghi, fino a 72 mesi e oltre.

La filosofia di CREALIS PE.DI integra anche le tematiche ambientali, come dimostra TOP L, una guarnizione realizzata in sughero trattato con CO₂ supercritica. Inserita meccanicamente e quindi priva di colla, può essere utilizzata con una normale capsulatrice e una bottiglia standard. Secondo uno studio di impatto ambientale, TOP L consente di ridurre del 12,5%* le emissioni di CO₂.

Questa soluzione è la prova concreta del focus innovativo di CREALIS PE.DI: un perfetto connubio capace di unire prestazioni, controllo tecnico e tecnologie sempre più sostenibili.

* La riduzione del 12,5% dell’impronta carbonica si basa sul confronto tra un tappo corona dotato di guarnizione sintetica e un tappo corona dotato di guarnizione in sughero. Gli impatti ambientali dei due tipi di tappi sono stati determinati nell’ambito di un’analisi indipendente del ciclo di vita del prodotto, condotta nel 2025 da Consilia Associati.


UN KNOW-HOW DEL TAPPO A CORONA AL SERVIZIO DEL VINO

TOP V e TOP L esprimono il know-how avanzato di CREALIS PE.DI sul tappo a corona da tiraggio, concepito come un vero e proprio strumento enologico. Attraverso lo studio dei materiali, delle guarnizioni e dei loro diversi livelli di permeabilità, CREALIS PE.DI offre una vasta gamma di guarnizioni a permeabilità differenziata in grado di accompagnare l’evoluzione dei vini in funzione delle loro caratteristiche e della durata dell’affinamento.



GUARNIZIONI CREALIS PE.DI

CREALIS PE.DI AL SIMEI - Padiglione 2 - G01 H10

CREALIS PE.DI presenterà le sue innovazioni e competenze nel settore delle capsule enologiche al SIMEI, in programma dal 17 al 20 novembre 2026 a Milano.



Chi è CREALIS

CREALIS, forte di 70 anni di esperienza, opera nel settore delle soluzioni di chiusura con la più ampia e diversificata gamma disponibile per i mercati del vino fermo e spumante, dei distillati, della birra, dell’acqua minerale premium, dell’olio d’oliva e dell’aceto. Il gruppo, che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 235 milioni di euro, conta circa 1.200 dipendenti e 13 siti produttivi distribuiti tra Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Australia e Messico. I prodotti CREALIS sono commercializzati in oltre 70 Paesi nel mondo.

CREALIS S.p.A.

Via Luigi Galvani 1 - 21020 Bodio Lomnago (VA) - Italy

www.crealisgroup.com


Beta Riepiloga tutto Rileva lingua e traduci V Valter Musso - Ufficio stampa Slow Food stampa@slowfood.it 17 ott 2026 - 14:36 A: me Comunicato stampa, 17 ottobre 2026 Presentata la guida Slow Wine 2027: una pubblicazione corale fatta da 253 collaboratori sparsi in tutta Italia che camminano i filari e visitano le cantine. Una fotografia puntuale della viticoltura italiana: «Non c’è dubbio che stiamo vivendo un periodo difficile. Nonostante questo, c’è un’interessante vivacità con l’ingresso di 168 nuove cantine grazie alla spinta dei giovani e del Sud».

 


VALERIA GHEZZI, ANEF: “IL FUTURO DELLA MONTAGNA PASSA PER UN TURISMO CHE LA RENDA DESTINAZIONE VIVA TUTTO L’ANNO”

 

La Presidente di ANEF è intervenuta all’evento promosso dal Ministero del Turismo “Perché l’Italia è economia del turismo. Manifesto per il futuro” in occasione della Giornata Mondiale del Turismo 2026

Roma, 17 ottobre 2026_ «Perché in montagna il turismo è… VITA». È il messaggio lanciato da Valeria Ghezzi, Presidente di ANEF – Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, intervenuta oggi al Tempio di Venere nel Parco archeologico del Colosseo a Roma, durante l’evento “Perché l’Italia è economia del turismo. Manifesto per il futuro”  promosso dal Ministero del Turismo in occasione della Giornata Mondiale del Turismo.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di incontro e riflessione sul valore strategico del turismo per lo sviluppo economico, sociale e territoriale della Nazione. In questo contesto si è inserito il contributo della Presidente, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo centrale della montagna nel futuro turistico del Paese e nella trasformazione che il settore sta vivendo oggi. Un territorio che rappresenta circa un terzo della superficie nazionale e che, nel corso dei secoli, ha saputo affrontare le difficoltà legate alla marginalità geografica, all’emigrazione e allo spopolamento, costruendo nuove opportunità di sviluppo anche attraverso l’industria turistica.

Dalla vocazione prevalentemente invernale, le destinazioni montane hanno progressivamente ampliato la propria offerta, aprendosi alla stagione estiva e a nuove forme di fruizione. Oggi la vera sfida è consolidare questo percorso, costruendo un modello capace di generare valore durante tutto l’anno e di mantenere vive le comunità che abitano questi territori.

«La montagna è un territorio vissuto, abitato, lavorato. Se vogliamo che continui ad esserlo, dobbiamo smettere di pensare alla sua tutela come ad un processo statico. Più che “conservare” la montagna, dobbiamo accompagnarla verso il futuro», ha commentato Valeria Ghezzi sottolineando la necessità di una nuova consapevolezza per una montagna che sappia custodire le proprie identità e comunità, continuando al contempo ad innovarsi e a guardare avanti. 

«Le Olimpiadi hanno mostrato il volto internazionale, dinamico e contemporaneo della montagna. Ora la sfida è trasformare questo successo in un’eredità concreta e duratura», ha proseguito Ghezzi, indicando tre priorità per il futuro del settore.

La prima sfida è rendere la montagna una destinazione che sia davvero quattro stagioni, valorizzando sport, cultura, natura ed eventi durante tutto l’anno e sfruttando al meglio le infrastrutture esistenti per creare nuove opportunità ed esperienze.

La seconda, investire in tecnologia, ricerca e sostenibilità, trasformando le sfide del cambiamento climatico in occasioni di innovazione, efficienza energetica e gestione attenta delle risorse.

La terza, e più importante, rendere possibile vivere in montagna, che significa garantire lavoro, servizi e prospettive ai giovani, affinché possano scegliere di restare e costruire qui il proprio futuro.

«Senza comunità vive, non c’è futuro per questi territori che devono continuare ad essere luoghi da abitare, in cui investire e costruire nuove opportunità», ha spiegato la Presidente, che ha così concluso «Il nostro compito è fare in modo che le generazioni future possano ereditare la montagna senza trovarla ferma nel passato, ma senza nemmeno averla perduta nel futuro».

sabato 17 ottobre 2026

Eurovinum - I vini rifermentati in bottiglia : dall’azienda agricola Sergio Moro di Farra di Soligo (TV) all’Azienda agricola Saccomani nei Colli Piacentini




Sono ormai 20 i produttori della Marca Trevigiana che hanno sottoscritto il disciplinare volontario

Col Fondo Agricolo.

"Ci piacciono le mani - commenta Erik Moro, che con il padre segue l’Azienda Agricola Sergio Moro a Farra di Soligo (TV) -.” Quelle che si sporcano, che affondano nella terra, che selezionano un acino alla volta, che tagliano tralci, che gesticolano, che affettano salumi, che stringono altre mani. Abbiamo scelto di mettere, sotto il nome ColFondo Agricolo, tutte queste mani e quello che fanno per proteggere la tradizione dei rifermentati in bottiglia delle colline trevigiane. Un progetto che unisce i nomi di diciassette viticoltori, e delle rispettive aziende, con l’ambizione di portare lontanissimo – sì, anche sulla Luna – il vino della loro tradizione contadina. Un vino longevo che non ha paura di invecchiare, nemmeno in bottiglia. "


Annota la giornalista Antonella Pianca : “Il frizzante colfondo Batistàra, soprannome con il quale era conosciuta la Famiglia Moro, fa parte del progetto ”Colfondo Agricolo”. Un progetto nato dalla volontà di quattordici vignaioli per salvaguardare e valorizzare i rifermentati in bottiglia, conosciuti anche come vini col fondo, sur lie o sui lieviti. Il prosecco colfondo è il frizzante della tradizione rurale delle colline di Valdobbiadene, Conegliano ed Asolo. I lieviti contenuti nella bottiglia, con i primi tepori primaverili riprendono la fermentazione e, una volta terminata la loro azione, si depositano sul fondo della bottiglia; il vino risulta frizzante, secco e longevo.Una fascetta di colore diverso per ogni annata differenzia le bottiglie rigorosamente chiuse con tappo a corona. Ogni bottiglia, che deriva da uve selezionate dei Colli Trevigiani, è l’autentica interpretazione di ciascun produttore e trasmette la peculiarità del terroir e dell’annata da cui proviene. “Un vino lento, rispettoso del tempo e dei tempi”, che mantiene la tipica fragranza e freschezza di questa tipologia di vino. “Non una bevanda, ma la sublimazione di una vita, quella del vignaiolo”, come testimoniano i vignaioli come Erik, che aderiscono al progetto Colfondo Agricolo.”




Alla ricerca dei vini rifermentati, il viaggio enoico di Borghi d’Europa ci porta nei Colli Piacentini, al progetto costruito con la collaborazione informativa della Strada dei vini e dei sapori dei Colli Piacentini.

“Ci troviamo a Diolo, frazione di Lugagnano val d’Arda. La parte più alta delle nostre terre si trova nella riserva naturale geologica del piacenziano. Sono terre dal colore pacato, sabbiose, ricche di fossili risalenti al periodo del pliocene mediterraneo. I vini rispecchiano il terreno, leggeri nel colore e floreali nell’aroma senza eccesso di tannino e acidità.”


Così inizia il suo racconto Claudia, dell’Azienda Agricola Saccomani che assieme al fratello Luca

propone una viticoltura biologica nei Colli Piacentini.



“Da secoli queste colline sono vitate. I nostri nonni producevano vino per loro e venivano premiati per la magnifica uva da tavola prodotta, oggi rimane solo una piccola parte della tradizionale coltivazione di uva da tavola, e ci si è specializzati nella produzione di vini rifermentati in bottiglia”.


L’iniziativa voluta da Borghi d’Europa nell’ambito del progetto L’Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico Ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriativo ionica), in occasione del turno di Presidenza Italiana alla IAI, ha portato alla collaborazione informativa con la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini e la Strada del Po.


“Siamo una famiglia, radicata in questo luogo da generazioni- continua Claudia-. Un filo di costa tranquillo e silenzioso immerso tra le prime colline del piacentino. Poche persone spesso amiche, tanta natura che lavora instancabile, animali che immersi nel silenzio ti riconoscono a distanza.

Qui manca la rincorsa alla produzione, al contrario, è un lavoro lento, continuo, di precisione e attesa. Ognuno ha il suo posto, ogni elemento viene rispettato nel suo ruolo e nel suo tempo.


“Siamo convinti che solamente salvaguardando l’ecosistema sarà possibile custodire e tramandare questa terra così come ci è stata consegnata. Lavoriamo secondo i principi della lotta biologica, rispettiamo le api e i nostri asini producono per noi il fertilizzante di cui le nostre vigne necessitano.”


L’Azienda produce soprattutto vini d’annata a rifermentazione naturale in bottiglia, con il solo uso di lieviti indigeni come ci ha insegnato la tradizione di famiglia.




“La rifermentazione in bottiglia – osserva Renzo Lupatin, giornalista e presidente di Borghi d’Europa-, secondo il metodo ancestrale è una tecnica di spumantizzazione artigianale che affonda le sue radici nella tradizione contadina. Questo metodo prevede che il vino venga imbottigliato prima del completamento della fermentazione alcolica, permettendo ai lieviti naturali di completare la fermentazione in bottiglia, producendo così bollicine fini e un leggero deposito di lieviti sul fondo.”