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lunedì 23 febbraio 2026

QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA L'emergenza invisibile delle mine antiuomo: colpiscono 5 milioni di persone

 

FOOD - RIVOLUZIONE BIO 2026 IL BIOLOGICO IN ITALIA: NEL 2025 LE VENDITE HANNO RAGGIUNTO I 6,9 MILIARDI DI EURO (+6,2%).





 Tutti i numeri del mercato Bio presentati da Nomisma a Rivoluzione Bio 2026, la manifestazione promossa da BolognaFiere in collaborazione con FederBio e Assobio, con il supporto di ICE Agenzia e a cura di Nomisma

 


Bologna, 23 febbraio 2026 - Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. Tali dimensioni di mercato afferiscono prevalentemente ai consumi domestici (con una dimensione pari a 5,5 miliardi) mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono consumi che passano per il canale fuori casa.

 


 

La Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% rispetto al 2024 - fonte: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati Anno 2025 perimetro omnichannel).

Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio, che nell’ultimo anno hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.

Questi alcuni dei dati dell’Osservatorio SANA che Nomisma ha presentato oggi a Bologna Fiere in occasione di Rivoluzione Bio.

 

IL BIOLOGICO nell’away from home

Il fuori casa nel biologico rappresenta un canale strategico - non solo per il suo peso numerico (20% dei consumi) e per l’ampia consumer base (negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio nel canale away from home - il 35% è frequent user) - ma anche perché offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina. Questo vale tanto per la ristorazione commerciale quanto per quella collettiva, entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del bio.

Mappatura e trend del canale fuori casa sono stati realizzati grazie all’indagine curata da Nomisma su ristoranti, bar e altre tipologie di pubblici esercizi, a cui è stata affiancata un’ampia fase di ascolto che ha visto il coinvolgimento di stakeholder di settore e principali player della ristorazione collettiva.

L’indagine evidenzia che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti/propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele. Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici.

Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).

Accanto a questo driver, tra le ulteriori motivazioni il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%). Tra le motivazioni che spingono a introdurre prodotti biologici c’è anche la sinergia tra i diversi attori della filiera: alcuni ristoratori (38%) propongono prodotti bio proprio perché attivati dai produttori locali.

 

PROSPETTIVE DEL BIO NEL FUORI CASA

Una conoscenza approfondita del biologico – dai valori della certificazione alle sue distintività rispetto al convenzionale – rappresenta un fattore decisivo per rafforzarne la presenza nel canale fuori casa. Oggi, però, il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale: un gap che limita il pieno potenziale del bio e che evidenzia la necessità di maggiore formazione e comunicazione.

 


 

Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi concordano nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati.

In questo scenario, il biologico rappresenta una risposta naturale e coerente: il 26% degli operatori prevede infatti un incremento del valore degli acquisti di materie prime bio nei prossimi 2-3 anni, segno di una crescente fiducia nel suo potenziale. Parallelamente, il 28% si aspetta un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come strategia delle famiglie per contenere la spesa, rendendo ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.

 

Proprio qui il biologico trova la sua piena coerenza” – commenta Silvia Zucconi, New Market Intelligence Director di Nomisma. “Le sue caratteristiche si allineano perfettamente alle nuove aspettative dei consumatori, che nel fuori casa cercano esperienze autentiche e di valore, basate su piatti semplici e poco elaborati ma capaci di soddisfare la crescente domanda di alternative adatte a diete specifiche o a stili di vita più healthy e leggere”.

 

I dati dell’Osservatorio SANA fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo, con una componente ‘fuori casa’ ormai strategica, capace di avvicinare nuovi consumatori e valorizzare la filiera ” – dichiara Maria Grazia Mammuccini,  Presidente di FederBio –  “Il fatto che 7 italiani su 10 abbiano consumato bio nell’away from home e che ristorazione e bar lo inseriscano sempre più spesso in menu e proposte è un segnale forte che, tuttavia, deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazioneDall’indagine, infatti, emerge come gran parte degli operatori desiderino accrescere la propria conoscenza sui metodi produttivi e sugli effetti del bio su ambiente, salute e benessere animale. Per cogliere questo obiettivo crediamo fermamente che si debbano costruire nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali”.

 

"SANA Food e Slow Wine Fair nascono per aggregare e dare voce alle molteplici anime dell’alimentazione sana e consapevole – sottolinea Rossano Bozzi, Direttore Business Unit BolognaFiere –, mettendo in relazione cibo e vino in un connubio che genera cultura, valore economico e tutela dei territori. È dentro questa visione che si inserisce l’evoluzione del biologico italiano, oggi non più una nicchia, ma un’infrastruttura economica e culturale capace di orientare l’intero sistema agroalimentare. Nel 2025, il mercato bio italiano ha sfiorato i 7 miliardi di euro di vendite, ma il vero cambio di paradigma è rappresentato dal fuori casa: uno spazio strategico dove il valore del bio prende forma nell’esperienza, nel racconto, nella relazione diretta con il consumatore. Qualità, sostenibilità, rispetto della biodiversità e innovazione diventano così leve concrete di competitività. BolognaFiere, con SANA Food e Slow Wine Fair, investe nella costruzione piattaforme di confronto, formazione e networking tra imprese, distribuzione specializzata e ristorazione, accompagnando una trasformazione strutturale della filiera. Bologna si conferma così non solo capitale dell’alimentazione sana e del vino buono, pulito e giusto, ma laboratorio europeo di un modello di sviluppo capace di unire crescita economica, cultura del cibo e responsabilità verso il futuro".

 

"La collaborazione tra ICE, Rivoluzione BIO e SANA è rivolta a promuovere una componente qualificata del nostro agroalimentare: il biologico, infatti, rappresenta una scelta di valore che i mercati internazionali stanno riconoscendo. L'export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all'anno precedente e un incremento straordinario del 174% rispetto al 2014. Il binomio "Bio – Made in Italy" offre la possibilità di farsi percepire nei mercati chiave — per citarne alcuni, Germania, Francia, Stati Uniti — come sinonimo di qualità certificata, affidabilità e autenticità. È un capitale reputazionale costruito in anni di lavoro e che dobbiamo continuare a proteggere e valorizzare. Numeri che si rispecchiano nella crescita dell'intero comparto agroalimentare italiano che ha toccato nel 2025 il record storico di 72,4 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita del 4,9% rispetto all'anno precedente. Un risultato frutto di una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e filiere che vede il biologico come una componente dinamica della nostra offerta agroalimentare all'estero. In questo contesto, l’ICE, insieme al sistema paese ed in raccordo con il governo, produttori, costituisce l'infrastruttura per lo sviluppo e la promozione del Made in Italy nel mondo per imprese e imprenditori. Per questa edizione di SANA Food abbiamo portato a Bologna una delegazione di circa 150 operatori internazionali provenienti da 31 Paesi, dall'Europa del Nord agli Stati Uniti, dalla Cina al Medio Oriente. Il lavoro di ICE, insieme a quello di tutto il Sistema Paese, s’inquadra nelle politiche del governo espresse con la Diplomazia della crescita promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e la cabina di regia cui fa parte anche il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida competente per questo settore. Un’attenzione particolare è rivolta al vino italiano come dimostra il tavolo sulla crisi attivato dal primo ministro Giorgia Meloni” – ha dichiarato Matteo Zoppas, Presidente ICE.

 

 

DAL PIEMONTE AL CILENTO: I VINI D’ACQUI PROTAGONISTI TRA IL SALONE DEL VINO DI TORINO E IL PAESTUM WINE FEST

 

La rete ecomuseale nelle Alpi orientali

 


Le parole chiave sono “territorialità” e “partecipazione”. Gli ecomusei sono forme museali non tradizionali, che valorizzano il paesaggio e il patrimonio culturale, materiale e immateriale, di una determinata area, attraverso il coinvolgimento delle comunità e in collaborazione con le istituzioni locali. Nel Nordest italiano gli ecomusei sono assai diffusi, concentrati soprattutto nelle aree montane e caratterizzati da elementi tematici diversificati. Lo evidenzia il volume La rete ecomuseale: una strategia per l’ecosistema dell’innovazione nelle Alpi orientali curato da Federico Lovison, Mauro Pascolini e Francesco Visentin dell’Università degli Studi di Udine ed edito da Forum, che verrà presentato a Gemona nella sede dell’Ecomuseo delle Acque (LAB Terremoto, piazza Municipio 5) nella giornata di venerdì 27 febbraio alle 17.30. Interverranno gli autori.

La pubblicazione raccoglie i risultati delle ricerche PNRR del Consorzio iNEST (Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem), svolte sul tema nell’ambito dello Spoke 1 dedicato all’innovazione nei contesti montani. Vi vengono analizzate le attività degli ecomusei di quest’area geografica, le legislazioni adottate, le forme di organizzazione, gestione, collaborazione in rete e le modalità di finanziamento. Ulteriori contributi riguardano proposte di lettura relative all’inquadramento disciplinare e una serie di riflessioni sulle buone pratiche relative alle reti ecomuseali in montagna, da consolidare quale ulteriore strumento per la valorizzazione di questi musei “eretici” come vengono definiti da Hugues de Varine, padre fondatore degli ecomusei.

Federico Lovison è dottorando di ricerca in Diritto pubblico comparato all’Università di Udine, con un progetto dal titolo “Patrimonio culturale materiale e immateriale nelle aree montane: il ruolo degli ecomusei”, finanziato nell’ambito delle attività di ricerca PNRR del Consorzio iNEST. Si occupa di musei, ecomusei e valorizzazione del patrimonio culturale.

Mauro Pascolini, professore ordinario di Geografia all’Università di Udine, si occupa di tematiche di ricerca che riguardano il paesaggio, lo sviluppo locale, la valorizzazione del territorio, in particolare dei territori montani, la partecipazione e i rischi ambientali, concretizzandole in numerose pubblicazioni. È responsabile scientifico del progetto di rilevanza nazionale (PRIN) MIND “Le Montagne dentro la Montagna” e della Scuola della Montagna - Dolomiti Friulane, nell’ambito della Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI).

Francesco Visentin è geografo presso il Dipartimento di lingue e letterature, comunicazione, formazione e società dell’Università di Udine. Si interessa di paesaggio, prestando particolare attenzione allo studio delle relazioni tra comunità antropiche e morfologie idrauliche. È responsabile scientifico del Tavolo regionale dei Contratti di Fiume per il Friuli Venezia Giulia, dove si occupa dei rapporti tra governance, partecipazione e comunità. Tra le sue pubblicazioni “Geografie d’acqua: paesaggi ibridi”, edito da Marsilio.

ARRIVA DALLE DOLOMITI BELLUNESI LA LINEA VINI "STEFANO POLA" CHE RACCONTA LA "VITICOLTURA DI MONTAGNA"

 


Un progetto vitivinicolo innovativo, tra altitudine, precisione e visione contemporanea per brindare ai giochi olimpici 

 

Nelle Dolomiti bellunesi, patrimonio naturale di straordinaria forza espressiva, prende forma il progetto vitivinicolo di Stefano Pola, che firma una linea di vini capace di tradurre l’altitudine in stile, verticalità e identità territoriale grazie ad a 9 ettari di vigna e 4 varietà. 

 

Tutto nasce a 650 metri di altitudine, in Valbelluna, dove la viticoltura si confronta quotidianamente con un ambiente estremo, fatto di suoli calcarei di matrice dolomitica, forti escursioni termiche e un clima montano che impone rigore agronomico e profondo rispetto per la natura. È qui che Stefano Pola sceglie di portare la propria esperienza, maturata in anni di lavoro su territori collinari nell’area del Valdobbiadene Docg dove ha creato la cantina Andreola, dando vita a una produzione che interpreta la montagna non come limite, ma come risorsa qualitativa.  

 

La linea vini nasce così come espressione autentica di viticoltura nelle Dolomiti bellunesi dove freschezza, sapidità ed eleganza sono il risultato diretto dell’altitudine e della precisione produttiva. 

“Una bellissima sfida quella che ho intrapreso a Sedico, in Valbelluna, con un’idea precisa che ha iniziato a prendere forma e se, all’inizio, poteva assimilato ad uno spazio di sperimentazione, devo dire che oggi mi sta dando belle soddisfazioni, grazie a vini che sono autentici e rispecchiano le caratteristiche del luogo che, sia chiaro, richiede molto impegno, lavoro e tempo per raggiungerlo. Come detto, è una vera sfida”, afferma Stefano Pola.  

 

Chardonnay e Pinot Nero sono destinati alla produzione degli spumanti Alture Metodo Classico. E Riesling Renano e Traminer Aromatico invece, per la produzione di vini fermi, tutti rappresentano che il volto più diretto e territoriale dell’interpretazione e visione di Stefano Pola sui vini di montagna, sintesi più alta del dialogo tra suolo, clima e mano dell’uomo.  

 

Il Metodo Classico Bianco da Bianco Extra Brut è prodotto con sole uve di Chardonnay. Il vino si presenta con un colore giallo paglierino, spuma cremosa e note citrine, fiori bianchi e agrumi. Al gusto è ricco, sapido, verticale e con finale asciutto. 

Il Metodo Classico Rosa da Nero Extra Brut è realizzato con sole uve di Pinot Nero e si distingue per il suo rosa tenue, con profumi di frutti rossi, fragoline, lamponi e mandorla fresca. Al palato è ricco, sapido e con finale asciutto, elegante e ben equilibrato. 

 

Entrambi i vini vengono affinati in bottiglia per 36 mesi, mantenendo sempre una perfetta armonia tra freschezza e struttura. I vini “Alture” esprimono al meglio l’equilibrio e la qualità del terroir e con precisione la finezza che solo i suoli calcarei di derivazione dolomitica sanno conferire. 

 

Con la linea delle Dolomiti Bellunesi, Stefano Pola si conferma “interprete” di territori complessi e imprenditore dalle scelte coraggiose. Il lavoro manuale e la ricerca costante della qualità sono al centro dell’approccio che vuole valorizzare sempre il terroir e creare vini capaci di raccontare, con autenticità, la forza e l’eleganza, in questo caso delle alte quote. 


STEFANO POLA

Stefano Pola è alla guida dell’azienda Andreola, azienda simbolo del Valdobbiadene DOCG, dove tradizione familiare e visione contemporanea si intrecciano da generazioni, alla quale ha affiancato nel tempo lo sviluppo di altri progetti enologici, tra i quali una linea di vini di montagna ed una linea di distribuzione dal nome Eroi dal mondo. 

Cresciuto tra i filari, ha sviluppato fin da giovane una filosofia produttiva fondata sul rispetto dell’uva, del territorio e delle sue caratteristiche organolettiche, distinguendosi per scelte innovative volte a valorizzare l’identità e l’eccellenza della denominazione. Nel 2017 ha avviato un progetto vitivinicolo nelle Dolomiti bellunesi, nel comune di Sedico, dando vita a 9 ettari di vigna situati a 650 metri di altitudine. Qui, in un contesto paesaggistico riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, nascono vini IGT Vigneti delle Dolomiti, espressione di un terroir unico, di una viticoltura di alta quota e di un approccio produttivo orientato alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione.

VINETIA TASTING ​I VINI DELLA GUIDA VINETIA IN DEGUSTAZIONE

 Domenica 22 marzo 2026, ore 10.00

​Polo fieristico di Santa Lucia di Piave
​Via Mareno 2, Santa Lucia di Piave (TV)
 
Associazione Italiana Sommelier Veneto ETS torna nel quartiere fieristico internazionale di Santa Lucia di Piave (Treviso) per la quinta edizione di Vinetia Tasting – Il Veneto nel Calice, manifestazione in programma domenica 22 marzo 2026, dalle ore 10.00 alle 19.00. L’evento, che ogni anno ospita le migliori proposte enoiche regionali selezionate con cura dai Sommelier AIS nella guida Vinetia, vedrà protagoniste circa 150 aziende con più di 800 etichette in degustazione: un appassionante viaggio sensoriale, un importante banco d’assaggio pensato per wine lover e professionisti che desiderano approfondire il Veneto del vino.
 
Oltre alle aziende, saranno inoltre presenti anche otto Consorzi, espressione autentica delle principali denominazioni che daranno vita a un grande percorso di scoperta e confronto. I degustatori di AIS Veneto saranno a disposizione del pubblico per accompagnarlo nelle Esperienze Guidate, veri e propri viaggi nel territorio attraverso il calice. Non mancheranno infine masterclass tematiche e approfondimenti.
 
PROGRAMMA
 
Ore 10.00
Apertura dei banchi d’assaggio con i vini e i produttori selezionati dalla guida Vinetia di AIS Veneto
 
Ore 10.30
​Masterclass 
Metodo Classico Veneto: identità, territorio e visione
In degustazione sei spumanti con Cristian Maitan - Miglior Sommelier d’Italia (2023)
 
Un approfondimento dedicato al Metodo Classico in Veneto, inteso come espressione autentica di produttori, territori e vitigni. La masterclass analizza come il metodo della rifermentazione in bottiglia, applicato a uve e contesti diversi, dia origine a interpretazioni stilistiche differenti ma chiaramente riconoscibili. Dalle colline storicamente vocate alle aree più fresche emerge il ruolo centrale delle scelte agronomiche ed enologiche, del tempo sui lieviti e della visione produttiva nel definire identità precise.
 
Ore 12.30
​Masterclass 
Case Vecie: il tempo come valore
Una verticale di sei annate (2000, 2005, 2007, 2011, 2015 e 2018) di Amarone della Valpolicella Case Vecie presentata da Cristian Maitan - Miglior Sommelier d’Italia (2023)
 
Una verticale storica di Amarone della Valpolicella che pone il tempo al centro della lettura del vino, non come semplice fattore evolutivo ma come strumento di comprensione dello stile. Il cru Case Vecie viene analizzato attraverso diverse annate per mettere in luce l’evoluzione del vino, la coerenza produttiva e il profondo legame con il territorio, evidenziando al contempo una interpretazione moderna dell’Amarone, giocata su equilibrio, precisione e bevibilità.
 
Ore 14.30
​Masterclass 
Vitigni dimenticati il Veneto che riaffiora
In degustazione sei vini rappresentativi con Michele Manca - Miglior Sommelier del Veneto (2022)
 
Un viaggio tra vitigni storici e varietà minori che hanno rischiato l’oblio e che oggi tornano protagonisti grazie al lavoro di produttori sensibili e consapevoli. La masterclass approfondisce il valore culturale e identitario di queste uve, analizzandone il potenziale qualitativo e il contributo alla costruzione di un Veneto vitivinicolo più articolato, autentico e profondamente legato alle proprie radici.
 
Ore 16.30
​Masterclass 
La tradizione del taglio bordolese in Veneto
In degustazione sei vini rappresentativi con Alberto Toffanello - Miglior Sommelier del Veneto (2025)
 
Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, blend di ispirazione bordolese vengono riletti attraverso il filtro del territorio veneto, mettendo in luce come vitigni di origine internazionale abbiano saputo sviluppare un’identità autonoma e riconoscibile. La masterclass esplora il dialogo tra suoli, clima e scelte produttive, mostrando come queste componenti concorrano a definire stili espressivi maturi ed equilibrati. Un confronto che evidenzia il superamento dei modelli di riferimento a favore di un linguaggio territoriale consapevole, capace di raccontare il Veneto con precisione e personalità.