blogazzurro

blogazzurro

lunedì 15 giugno 2026

I vini bianchi di Çobo Winery: tra il respiro dell’Adriatico e le colline di Berat, l’anima autentica dell’Albania

 



Nel cuore dell’Albania meridionale, tra montagne, vallate e la vicinanza del mare, Çobo Winery valorizza i vitigni autoctoni albanesi attraverso una produzione di bianchi che unisce eleganza, freschezza e forte identità territoriale. Dal Puls allo Shesh i Bardhë, questi vini raccontano un territorio ancora poco conosciuto ma ricco di storia, biodiversità e tradizione. Attorno a Berat, città patrimonio UNESCO, il vino diventa anche occasione per scoprire un’Albania vera, fatta di ospitalità familiare, paesaggi intatti e ritmi lenti.

 

Berat (Albania), 19 maggio 2026 - Alle porte di Berat, Çobo Winery è oggi una delle realtà simbolo della rinascita dell’enologia albanese. Rifondata nei primi anni Novanta da Enis Çobo insieme ai figli Petrit e Muharrem, dopo l’interruzione forzata durante il regime comunista, la cantina ha costruito il proprio percorso su un principio preciso: valorizzare i vitigni autoctoni attraverso una produzione attenta, mai orientata ai grandi numeri ma alla riconoscibilità del vino. Visitare la cantina significa immergersi in un’Albania ancora pura, dove il vino si intreccia alla storia del territorio, alla cultura contadina e a un paesaggio che alterna montagne, canyon, vigneti e piccoli villaggi in pietra. Su circa 38 ettari vitati e con una produzione che raggiunge oggi le 80.000 bottiglie annue, da rese contenute su 100.000 piante complessive, l’azienda continua a investire in qualità e identità, mantenendo una dimensione coerente con il proprio approccio.

 

TRA LE BREZZE DELL’ADRIATICO E IL MONTE TOMORR: IL PAESAGGIO DI BERAT CHE DÀ FORMA AI BIANCHI DI ÇOBO WINERY

I vigneti si sviluppano tra i 50 e i 400 metri di altitudine, su suoli prevalentemente calcarei e in un sistema di appezzamenti a gradoni che seguono l’andamento naturale delle colline intorno a Berat. Da queste alture lo sguardo si apre su una delle zone più affascinanti dell’Albania meridionale, dove la natura alterna vallate verdi, uliveti, corsi d’acqua e montagne rocciose che al tramonto si tingono di luce dorata. Qui il microclima è determinante: a est si impone il massiccio del Monte Tomorr (2.416 m), che protegge e favorisce importanti escursioni termiche, mentre a ovest la vicinanza del mare Adriatico, a pochi chilometri, porta ventilazione costante e influssi mediterranei. Ne deriva una maturazione lenta e progressiva delle uve, che preserva vivacità, sviluppa complessità aromatica e mantiene un balance tra zuccheri e acidità. In questo contesto prende forma il Puls, vitigno autoctono a bacca bianca e vero alfiere della cantina. Nel vino E Bardha e Beratit, vinificato in purezza, esprime una struttura importante accompagnata da nervosità e sapidità, con un profilo aromatico che richiama la flora spontanea del territorio, insieme a note di pesca, susina e leggere sfumature agrumate. La vinificazione, con breve pressatura e fermentazione a basse temperature, punta a preservare complessità e armonia. Accanto al Puls, lo Shesh i Bardhë completa il quadro con un’espressione più morbida e rotonda: frutto maturo, leggere note speziate e una chiusura piacevolmente amarognola che ricorda la mandorla. «Il microclima tra Adriatico e Monte Tomorr dona al Puls una maturazione ideale, con escursioni termiche che preservano acidità e vivacità, mentre le nostre scelte di vinificazione, come la macerazione sulle bucce, esaltano la sua struttura minerale e le note floreali tipiche del nostro suolo calcareo» spiega Muharrem Çobo, co-fondatore e proprietario della cantina.

 

UNA PRODUZIONE MISURATA, TRA MEMORIA FAMILIARE, VITIGNI AUTOCTONI E DESIDERIO DI RACCONTARE L’ALBANIA AL MONDO

Pur essendo considerata una realtà di riferimento per il vino albanese, Çobo Winery mantiene un approccio volutamente misurato: rese contenute su circa 100.000 piante complessive e una filosofia che privilegia la qualità rispetto alla quantità. La tecnologia, dalla fermentazione controllata alla gestione delle temperature, è sempre al servizio del vitigno e del territorio. Oggi i vini sono distribuiti in diversi mercati internazionali, tra cui Italia (con Proposta Vini), Belgio, Svizzera, Germania, Brasile e Canada, mentre cresce l’interesse enoturistico verso una destinazione ancora autentica. Sempre più viaggiatori scelgono Berat e l’Albania meridionale per scoprire una cultura del vino ancora genuina, lontana dalle rotte più battute, fatta di accoglienza familiare, cucina locale e paesaggi che conservano un forte senso di identità. In questo contesto, la visita alla cantina diventa un’esperienza che va oltre la degustazione: un modo per entrare in contatto con la storia contemporanea dell’Albania e con il volto più vero del Paese. «I nostri vini bianchi, in particolare il Puls, sono il ritratto vivo di Berat: un ponte tra la nostra eredità familiare, segnata dalla rinascita post-comunista, e un territorio aspro ma generoso, che racconta l’Albania autentica attraverso sapori unici e freschi» conclude Muharrem Çobo.


Si chiude con successo la prima edizione del Festival dei Vini Sudafricani: Milano alla scoperta del Sudafrica

 



Si è conclusa a Milano la prima edizione de Il Festival dei Vini Sudafricani | Vol. 1, con una partecipazione che ha superato ogni previsione: professionisti del settore, stampa specializzata, operatori Ho.Re.Ca. e appassionati si sono dati appuntamento il 4 e il 5 giugno, confermando un interesse concreto e crescente verso il vino sudafricano in Italia.

L'evento, organizzato da Cape Best, ha trasformato lo showroom di Viale Aretusa in uno spazio dedicato alla scoperta del panorama vitivinicolo sudafricano, offrendo un percorso di degustazione attraverso 20 etichette rappresentative delle principali aree produttive del Western Cape, con un programma ampliato rispetto all'annuncio iniziale.

Le etichette selezionate raccontano la straordinaria diversità del Western Cape: dalle colline verdeggianti di Stellenbosch e Franschhoek alle vigne aride dello Swartland e ventose di Darling, fino alle zone più fresche di Constantia ed Elgin — territori distanti tra loro per suoli, clima e tradizione produttiva, accomunati dalla capacità di dare vini di carattere e forte identità.

Tema dell'edizione 2026 è stato proprio "Il terroir prima della cantina": un invito a leggere il vino sudafricano a partire dai suoi paesaggi, suoli e condizioni climatiche, elementi fondanti della sua identità prima ancora dell'intervento enologico.

La giornata inaugurale del 4 giugno, riservata a stampa e operatori, ha favorito momenti di confronto e approfondimento tecnico. Il 5 giugno il Festival ha aperto le porte al pubblico, registrando un flusso costante di visitatori e un interesse crescente lungo l'intera giornata.

Le etichette protagoniste

Tra i vini in degustazione, particolare attenzione è stata rivolta ai tre Cap Classique — Simonsig Kaapse Vonkel Brut 2023, Simonsig Cuvée Royale Blanc de Blanc 2017 e L'Ormarins Brut Rosé NV — espressione dell'eccellenza spumantistica sudafricana. Grande riscontro anche per i Chenin Blanc, con Jordan Timepiece 2022, Von Loggerenberg Kameraderie 2023 e Bellingham The Bernard Series Old Vine Chenin Blanc 2024: vitigno simbolo dell'identità enologica del Paese, ha convinto anche i palati più difficili da sorprendere.

Tra i rossi, si sono distinti il Bush Vine Pinotage 2022 di Bellingham e il Pinotage Rosé 2023 di Kanonkop, insieme a Geronimo Cinsault 2022 di Van Loggerenberg e a Syrah 2023 di Van Wyk — questi ultimi due disponibili sul mercato italiano a partire dall'autunno 2026. Molto discussi e richiesti anche il Cabernet Franc 2017 e il Cabernet Sauvignon 2018 di Anthonij Rupert.

Il commento di Cape Best

"Questo Festival nasce dalla volontà di creare un momento di incontro tra il pubblico italiano e una realtà enologica straordinaria che conosciamo e valorizziamo da quasi 20 anni. La risposta che abbiamo ricevuto — dalla stampa, dagli operatori e dal pubblico — va oltre le nostre aspettative per una prima edizione e ci conferma che il vino sudafricano ha molto da raccontare in Italia", ha dichiarato Arianna Garello Cantoni, Partnerships & Business Development di Cape Best.

L'evento ha confermato il crescente interesse del pubblico italiano verso vini capaci di coniugare qualità, sostenibilità e forte legame con il territorio. Un interesse che Cape Best coltiva dal 2008 e che questa prima edizione del Festival ha reso visibile in una nuova forma: non solo degustazione, ma incontro e racconto condiviso.

Forte del successo ottenuto, Cape Best sta già lavorando alla seconda edizione del Festival e a un calendario di appuntamenti dedicati alla promozione del vino sudafricano in Italia tra il 2026 e il 2027.


Apre al pubblico la mostra Aurelio Amendola. Capolavori fotografati Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo

 

La Selezione Nord di Emergente premia i migliori talenti di chef, pizza e sala Annunciati i 13 finalisti dell’edizione 2027!

 

Bernini e i Barberini a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi