Dallo scorso 2 ottobre 2026 il Labirinto della Masone ha arricchito la propria collezione con una nuova opera, voluta e prodotta dal Labirinto stesso: si tratta di Babele Fantasma di Virgilio Villoresi, una macchina zootropica che dà vita alla Torre di Babele.
Gli zootropi nascono nel XIX secolo come dispositivi ottici per visualizzare immagini in movimento; in origine la struttura era molto semplice, con i disegni realizzati su una striscia di carta posta all’interno di un cilindro con delle fessure e, guardando attraverso queste mentre il cilindro ruotava, le immagini bidimensionali sembravano prendere vita. Negli anni le strutture sono diventate sempre più elaborate, dai disegni si è passati alle sculture tridimensionali ed è stato introdotto l’uso della luce, in particolare la luce stroboscopica.
Appartiene a questa tipologia l’opera di Villoresi ora al Labirinto della Masone, una vera e propria scultura che si attiva con il movimento e la luce, in cui le figure immobili prendono improvvisamente vita e la Torre si trasforma in una piccola macchina delle meraviglie, un teatro del fantastico; un gioco di apparizioni e illusioni ottiche che riconduce alle origini stesse del cinema e alla fantasmagoria, quando luce, movimento e persistenza della visione bastavano a evocare fantasmi e a rendere visibile l’impossibile.
Virginio Villoresi, classe 1979, è artista e regista che porta avanti una ricerca visiva assolutamente personale e riconoscibile che si distingue per l’utilizzo di tecniche analogiche, stop-motion, collage animato, effetti ottici, dispositivi precinematografici e lavorazioni manuali. Negli anni ha saputo costruire un percorso autoriale coerente, fondato su una concezione del cinema come spazio di invenzione visiva, artigianato, memoria e meraviglia e nel 2025 il suo primo lungometraggio, Orfeo, è stato selezionato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025. Ad oggi è sicuramente uno degli autori italiani più attenti alla contaminazione tra linguaggi e alla riscoperta di tecniche ottiche e manuali all’interno di una prospettiva cinematografica contemporanea, come dimostra anche l’opera realizzata per il Labirinto.
Questo zootropio, intitolato Babele Fantasma, prende forma dalla Torre di Babele, figura profondamente legata all’immaginario di Franco Maria Ricci e a quell’universo di labirinti, architetture impossibili e visioni fantastiche che attraversa la sua storia editoriale. All’interno della Torre, Villoresi immagina un percorso onirico e perturbante, popolato da figure ispirate all’universo visionario di Alberto Martini, artista particolarmente caro a Ricci: personaggi enigmatici abitano la costruzione come presenze fantasmatiche, la percorrono, la possiedono e sembrano condurre lo spettatore sempre più in profondità nel suo mistero.
Il Labirinto della Masone accresce così la propria collezione, confermando come sempre il suo interesse per il bello e il curioso con un’opera che è una macchina della meraviglia che guarda alle origini del cinema; una scelta che sarebbe di sicuro piaciuta a Franco Maria Ricci e che ne porta avanti l’eredità.
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