blogazzurro

blogazzurro

martedì 20 ottobre 2026

PRESENTATO IL RAPPORTO “IL MERCATO USA E L’ENOTURISMO” I WINE LOVERS USA AMANO L’ITALIA MA NON CERCANO SOLO IL VINO E IL CIBO.

 

VINCE IL MODELLO CHE COMBINA AUTENTICITÀ, CITTÀ D’ARTE E TERRITORI VITATI. 

 

Realizzato dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico per Vinitaly Tourism, il report conferma il forte potere attrattivo dell’Italia: il 79% degli intervistati statunitensi riconosce nel Bel Paese una destinazione capace di offrire esperienze enogastronomiche autentiche e il 47% considera desiderabile un viaggio nel nostro Paese con almeno un’esperienza enoturistica nei prossimi 24 mesi. Si impongono le regioni, in primis Sicilia e Toscana, dove il vino è porta di accesso al territorio, alla cultura, al paesaggio e alle identità locali. Il rischio da evitare è considerare l’esperienza in cantina come se fosse fine a sé stessa. I contributi sulla California invitano a valutare il rapporto tra prezzi, contenuto dell’esperienza e valore percepito, senza attribuire ai soli costi la diminuzione delle visite

Bergamo/Verona, 20/10/2026  –  Sicilia e Toscana sono le regioni più considerate dagli intervistati per un viaggio in Italia, che consolidano il rapporto particolarmente forte con l’Italia e con le sue eccellenze enogastronomiche. È quanto emerge dal Rapporto “Il mercato USA e l’enoturismo”, realizzato dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, presieduta da Roberta Garibaldi (docente all’Università di Bergamo), per Vinitaly Tourism e l’evento di New York. Questo report analizza comportamenti, aspettative e propensione al viaggio del mercato statunitense nei confronti delle esperienze legate al vino in Italia.


L’indagine evidenzia come l’enoturismo sia ormai una componente consolidata delle esperienze di viaggio dei turisti statunitensi intervistati: il 60% ha partecipato almeno una volta, negli ultimi tre anni, a un’attività legata al vino e il 39% ha svolto queste esperienze esclusivamente negli Stati Uniti, mentre il 22% le ha vissute anche o esclusivamente all’estero, il 16% sia negli Stati Uniti sia in altri Paesi e il 6% soltanto all’estero. Si tratta quindi di un mercato già abituato al prodotto enoturistico, ma con ampi margini di sviluppo internazionale.


Tra quanti hanno già partecipato ad almeno un’esperienza enoturistica, nel 42% dei casi il vino ha rappresentato la motivazione principale del viaggio e nel 38% una delle motivazioni principali. Per il turista statunitense il vino è dunque molto più di una semplice degustazione: diventa una porta di accesso al territorio, alla cultura, al paesaggio e alle identità locali.

L’immagine dell’Italia risulta particolarmente positiva. Il 79% degli intervistati riconosce nel nostro Paese una destinazione capace di offrire esperienze enogastronomiche autentiche. Il 73% ritiene che l’Italia disponga di paesaggi vitivinicoli unici, vini eccellenti e attrazioni enologiche capaci di rappresentare un’opportunità di arricchimento culturale. Il 67% apprezza inoltre la possibilità di incontrare le persone del luogo e conoscere la storia delle cantine e dei loro vini. Il dato evidenzia come la relazione con produttori e comunità locali sia parte integrante dell’esperienza ricercata. Il 71% associa infine l’Italia a esperienze enologiche di fascia alta o di lusso. In prospettiva, quasi un intervistato su due guarda all’Italia: il 47% considera desiderabile un viaggio nel nostro Paese che includa almeno un’esperienza enoturistica nei prossimi 24 mesi.


Tra le regioni prese in considerazione dai potenziali enoturisti americani emergono Sicilia (82%), Toscana (81%) e Piemonte (56%). Tra le altre destinazioni subregionali e i territori del vino figurano la Costiera Amalfitana (67%), l’area del Prosecco (60%), Chianti (59%), Etna (58%), Montalcino (56%), Cinque Terre e Montepulciano (55%), Franciacorta (54%), Langhe/Barolo (53%) e Valpolicella (52%).



Non solo cantina. L’idea del viaggio richiede un’esperienza immersiva più completa

La cultura costituisce uno dei principali fattori di attrazione. Il 66% ritiene che combinare le esperienze enologiche con la visita a città storiche e siti culturali renda l’Italia più attraente come destinazione. Contemporaneamente, il 65% considera importante vivere i paesaggi vitivinicoli e la campagna italiana. Ne emerge un modello di viaggio capace di mettere in relazione le città d’arte con le aree rurali e i territori del vino. Tra i 474 intervistati che non escludono un viaggio legato al vino in Italia nei prossimi 24 mesi, compresi gli indecisi, il 54% sceglierebbe un viaggio che combina la visita alle città con escursioni ed esperienze legate al vino, mentre il 37% sarebbe interessato a un viaggio incentrato principalmente sulle regioni vitivinicole. La dimensione gastronomica e conviviale è importante ma non totalizzante. In ogni caso, il 39% degli intervistati sogna, durante il viaggio in Italia, un pranzo o una cena nel ristorante di una cantina, e il 36% una cena a lume di candela tra i vigneti. Le degustazioni al tramonto e quelle abbinate ai prodotti gastronomici del territorio raggiungono entrambe il 33%. Si tratta di proposte ad alto valore esperienziale ed emozionale, capaci di integrare vino, cibo, paesaggio e socialità.


«La ricerca restituisce un turista americano interessato all’Italia, ma molto articolato nelle motivazioni e nei comportamenti – sottolinea Roberta Garibaldi –. Accanto al wine lover esperto troviamo viaggiatori per i quali il vino rappresenta un modo per conoscere un territorio, la sua gastronomia, il paesaggio, la cultura e le persone. È proprio questa integrazione uno dei grandi punti di forza dell’offerta enoturistica italiana. Il dato interessante è che, mentre negli Stati Uniti stanno cambiando i consumi di vino, l’interesse verso i luoghi, le esperienze e le culture del vino continua a esprimere un potenziale significativo. L’Italia possiede una straordinaria varietà di territori vitivinicoli e di proposte, dalle esperienze nelle grandi destinazioni del vino a quelle nei territori meno conosciuti. I risultati evidenziano al tempo stesso quanto siano importanti, per il pubblico statunitense, la possibilità di programmare il viaggio, reperire informazioni chiare e prenotare le esperienze attraverso i canali che dichiara di voler utilizzare. Sono elementi che concorrono alla qualità complessiva dell’esperienza e alla capacità del nostro sistema di dialogare con questo mercato».

 

California, modelli in evoluzione

Il Rapporto affianca alla ricerca sulla domanda due contributi di studiosi statunitensi: Angelo A. Camillo, della Sonoma State University, e Matthew J. Stone, della California State University, Chico.


Nel contributo di Matthew J. Stone emerge che il 58% dei viaggiatori statunitensi dichiara di bere vini locali in almeno la metà dei propri viaggi, rispetto al 52% del 2020. Un’indicazione che suggerisce come, mentre cambiano i comportamenti di consumo, il vino possa continuare a rappresentare una componente significativa dell’esperienza di viaggio.


Nel suo contributo, Camillo interpreta la fase attuale della California, laboratorio enoturistico statunitense, come un riassetto strutturale dell’economia del vino e dei modelli di ospitalità. Richiama in particolare la situazione in Napa Valley, che presenta difficoltà Ecco i dati sull’occupazione alberghiera: tra gennaio e agosto 2025 era circa il 10% sotto i livelli del 2019, pur aumentando rispetto al 2024. Si tratta di un indicatore distinto dalle visite in cantina. Per le tariffe di degustazione, Stone riporta medie di 79 dollari per le formule standard e 125 per le reserve a Napa, e rispettivamente 47 e 95 dollari a Sonoma. Il caso mette in evidenza come la crisi riguardi non soltanto i consumi, ma anche l’accessibilità economica dell’esperienza e la necessità di ripensare prezzi, ospitalità e relazione con il visitatore.


Anche l’offerta enoturistica statunitense sta evolvendo. L’analisi evidenzia una crescente articolazione delle proposte: accanto alla degustazione trovano maggiore spazio gastronomia, natura, cultura, eventi, attività outdoor e wellness. Parallelamente si osserva una maggiore attenzione alla diversificazione dei livelli di esperienza e di prezzo e all’inclusione di accompagnatori che consumano poco o non consumano alcol. L’evoluzione dei wine club e delle attività direct-to-consumer mostra inoltre come l’esperienza in cantina venga sempre più considerata all’interno di una relazione più ampia con il visitatore, che può continuare attraverso acquisto, comunicazione e membership.


Prenotabilità e intermediazione

L’organizzazione del viaggio costituisce un altro elemento centrale per il pubblico statunitense. Il 55% considera importante poter prenotare online visite ed esperienze in cantina, Per i futuri viaggi in Italia, il 49% indica le piattaforme online di prenotazione delle esperienze, come Viator e GetYourGuide, tra i canali che utilizzerebbe prima della partenza, mentre il 43% le utilizzerebbe durante il soggiorno. Il dato evidenzia la rilevanza dichiarata di questi strumenti nel processo di scelta e prenotazione del pubblico statunitense.


I canali intermediati mantengono comunque un ruolo determinante: il 62% indica agenzie di viaggio e tour operator per prenotare le esperienze enoturistiche prima della partenza. Il 43% preferisce un pacchetto completamente organizzato e il 41% un viaggio parzialmente organizzato, in cui almeno alcuni servizi siano prenotati in anticipo. Solo il 16% sceglierebbe di pianificare il viaggio interamente in autonomia.


Anche la mobilità entra nella costruzione dell’esperienza. L’automobile si conferma al vertice delle preferenze per raggiungere e attraversare i territori enogastronomici italiani: il 42% l’auto a noleggio, mentre il 25% considera auto o minibus con conducente. Il dato documenta la centralità dell’accessibilità e dei collegamenti nei territori rurali all’interno dell’esperienza di viaggio.



Nessun commento:

Posta un commento