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Emilio Isgrò torna ad Arte Sella nello spazio espositivo di Malga Costa, in un incontro moderato da Marco Bazzini che terminerà con la presentazione dell’installazione L’armonium delle allodole impazzite.
Sabato 29 agosto, ore 15 |
Sabato 29 agosto 2026 alle ore 15.00, Arte Sella, in collaborazione con Fondazione Brescia Musei, presenta un incontro con Emilio Isgrò nello spazio espositivo di Malga Costa in Valsugana.
Nel biennio 2022-2023, la città di Brescia ha ospitato Isgrò cancella Brixia, un progetto artistico e teatrale a cura di Marco Bazzini, nel Parco archeologico di Brescia Romana e presso il Museo di Santa Giulia a Brescia. Nel prato del chiostro Emilio Isgrò ha esposto L’armonium delle allodole impazzite, un monumentale, enigmatico strumento musicale, sul cui perimetro corre una sequenza di tasti di pianoforte. Nel portico Emilio Isgrò aveva appeso decine di gabbie di uccellini vuote sequestrate ai cacciatori di frodo. Il cinguettio delle allodole – che dà il titolo all’opera – accompagnava i visitatori sulle note della Casta Diva di Bellini, trascritta per pianoforte da Chopin e fischiettata da Loris Dal Maistro, campione chioccolatore, tra i più grandi imitatori d’uccelli d’Europa.
L’opera, presentata a Brescia nel 2022 grazie alla Fondazione Brescia Musei in coproduzione con Arte Sella, è ora collocata nello spazio individuato dall’artista stesso a Malga Costa. |
promosso da
Nono appuntamento del ciclo Diary, il programma di attivazioni che accompagna la mostra Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation del Padiglione Tanzania con esposizioni temporanee, incontri, workshop e approfondimenti
6 – 27 settembre 2026 Inaugurazione | sabato 5 settembre, ore 18.30
Gervasuti Foundation at Supernova Cannaregio 3218/A - Fondamenta della Sensa - Venezia |
Christian Balzano, Tu siamo fiducia ma..., 2026, 117x135 cm, tecnica mista su tela. Courtesy of the artist |
Venezia, 11 agosto 2026. Prosegue Diary, il programma di attivazioni che accompagna Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation, mostra del Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia. Già presente nel Padiglione con l'installazione La stanza del Matto, Balzano sviluppa ora quel nucleo di ricerca in un progetto autonomo che approfondisce il tema del confine non come limite geografico o politico, ma come condizione esistenziale. Installazioni, sculture e dipinti compongono un percorso in cui identità, appartenenza e memoria si ridefiniscono continuamente attraverso l'incontro con l'altro, suggerendo una geografia fatta di relazioni più che di separazioni. «La ricerca artistica di Christian Balzano nasce da un'urgenza interiore di comprendere le dinamiche della società contemporanea, attraversando confini culturali, politici e religiosi» – commenta la curatrice Martina Cavallarin. «Utilizza segni, simboli e materiali eterogenei per costruire un linguaggio visivo aperto, interrogativo, mai definitivo. Non cerca risposte, ma spazi di riflessione.» Anche il titolo I ARE BORDER (Io Siamo Confine) introduce deliberatamente una frattura linguistica. L'errore grammaticale – "Io siamo confine" – diventa una dichiarazione poetica: l'identità non coincide mai con un soggetto isolato, ma prende forma nella pluralità delle relazioni che lo attraversano. Il confine smette così di essere linea di divisione per trasformarsi in uno spazio dinamico di negoziazione, contaminazione e riconoscimento reciproco. Il percorso della mostra alterna dipinti, sculture e installazioni ambientali. Nei dipinti ricompare il toro, figura ricorrente nella poetica di Balzano, assunto come metafora delle forze che attraversano ogni frontiera; le mappe disegnano geografie mobili, dove territori e appartenenze si sovrappongono e si trasformano; una serie di gong in alluminio sospesi invita infine il pubblico a intervenire direttamente nell'opera, facendo dell'ascolto, del gesto e della partecipazione elementi costitutivi dell'esperienza espositiva. L'inaugurazione di sabato 5 settembre alle ore 18.30 sarà preceduta da una visita guidata con i curatori e l'artista all'interno di Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation, seguita dall'apertura della mostra. I ARE BORDER è realizzata con il supporto di Casa d'Arte San Lorenzo, galleria fondata nel 1995 a San Miniato che, attraverso un'intensa attività espositiva e progettuale, promuove il dialogo tra ricerca contemporanea e patrimonio artistico del Novecento. |
Calici Valtellina ha confermato il proprio successo, animando il centro storico di Sondrio con degustazioni, incontri con i produttori e valorizzazione del territorio. |
Si è concluso con grande partecipazione Calici Valtellina 2026, l'evento dedicato ai vini di Valtellina, nella suggestiva cornice della Notte di San Lorenzo: da Palazzo Martinengo a Castel Masegra, passando per vicoli, piazze e scorci tra i più caratteristici del centro storico di Sondrio, il pubblico ha vissuto un'esperienza capace di coniugare enogastronomia e cultura locale.
Con un format consolidato, seppur in continua evoluzione, Calici Valtellina si conferma tra gli appuntamenti più attesi dell'estate valtellinese, offrendo un modo autentico e coinvolgente di conoscere il patrimonio vitivinicolo della valle. Sono state 27 le cantine protagoniste della manifestazione, accogliendo appassionati, turisti e curiosi lungo il percorso degustativo. Un'occasione unica per incontrare direttamente i produttori, ascoltarne le storie, scoprire il carattere del Nebbiolo delle Alpi, simbolo della viticoltura valtellinese.
L’itinerario ha proposto sette degustazioni, accompagnando i partecipanti in un viaggio attraverso le principali denominazioni del territorio: dal Rosso di Valtellina DOC, alle diverse espressioni della Valtellina Superiore DOCG, fino allo Sforzato di Valtellina DOCG, protagonista della tappa conclusiva ospitata a Castel Masegra. Qui, Onav Sondrio ha curato la mescita dello Sforzato, mentre la partnership con Unione-Confcommercio Sondrio ha permesso ai visitatori di degustare le eccellenze gastronomiche della Valtellina lungo il percorso.
L'edizione 2026 riafferma il crescente interesse verso la Valtellina e la sua produzione enologica, dimostrando come Calici Valtellina sia molto più di una semplice degustazione. L'evento rappresenta infatti un'occasione per entrare in contatto con questa viticoltura unica, fatta di terrazzamenti, lavoro manuale, tradizione e passione, valorizzando il legame profondo tra il vino e il paesaggio che lo genera.
“Calici Valtellina è uno degli appuntamenti più importanti per il nostro territorio. Attraverso l'incontro diretto con i produttori vogliamo offrire un'esperienza autentica, che racconti il lavoro e i valori che si celano dietro ogni bottiglia”, commenta Mamete Prevostini, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina. E prosegue: “è una preziosa opportunità anche per far scoprire alle nuove generazioni come il nostro vino sia espressione di cultura e identità. Riuscire a trasmettere la storia della nostra valle e l'impegno quotidiano di chi porta avanti questa viticoltura rappresenta la sfida più importante per le nostre aziende. In questa serata quindi il vino diventa il filo conduttore di un'esperienza, raccontando l'unicità della Valtellina e del suo Nebbiolo delle Alpi”. _____________________________________________________________________________
Il Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, fondato nel 1976, protegge e promuove i vini che nascono sui terrazzamenti alpini della provincia di Sondrio. In un paesaggio unico, sorretto da oltre 2.500 km di muretti a secco, il Nebbiolo delle Alpi (Chiavennasca) esprime eleganza, freschezza e autenticità. Il Consorzio rappresenta le DOCG Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina, il Rosso di Valtellina DOC e l’Alpi Retiche IGT, sostenendo produttori locali e preservando tradizione e qualità. Insieme alla Fondazione Provinea, valorizza il paesaggio e promuove la sostenibilità e attraverso la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina invita a scoprire la Valtellina più autentica: un vino che racconta la montagna, un territorio da vivere, un’identità da conoscere. |
Da sempre, il Ferragosto rappresenta il momento clou dell’estate italiana. Eppure, per molte destinazioni il 15 agosto non coincide con il periodo migliore per essere vissute: alcune danno il meglio di sé proprio nelle settimane successive, quando clima, fenomeni naturali ed esperienze rendono la fine del mese il momento ideale per scoprirle.
Non a caso, questo riflette anche il cambiamento delle abitudini di viaggio degli italiani, sempre più orientati a evitare l’alta stagione. A confermarlo sono i risultati della ricerca realizzata da CamperDays, piattaforma leader in Europa per il noleggio camper, in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide. Infatti, il 64% degli intervistati preferisce andare in vacanza nei periodi meno affollati, mentre il 57% evita di viaggiare a Ferragosto a causa dei costi elevati. Non sorprende, quindi, che un italiano su quattro (25%) scelga di non partire affatto durante il periodo centrale di agosto e che, tra chi viaggia, molti organizzino le proprie vacanze privilegiando destinazioni alternative (21%) o mantenendo flessibilità nell’itinerario per adattarsi ai livelli di affollamento (20%).
Una tendenza alla crescente destagionalizzazione delle partenze che viene messa in evidenza anche dall’Osservatorio estivo del turismo outdoor realizzato da Istituto Piepoli per conto di Human Company: settembre è scelto dal 29% degli italiani, una decisione guidata soprattutto dalla ricerca di un maggiore risparmio, di destinazioni meno affollate e di un clima più mite.
È proprio da questa evoluzione delle modalità di viaggio che CamperDays propone il “Late Ferragosto”: una selezione di 6 destinazioni on the road pensata per chi sceglie di partire quando gli altri sono già tornati a casa, verso mete dove il vero spettacolo comincia proprio dopo il 15 agosto.
Mari che brillano al buio, abbazie che spuntano dall’oceano e cieli senza confini Scozia, Highlands - la brughiera si tinge di viola Alentejo, Portogallo - una notte sotto il cielo più buio d’Europa Zeeland, Paesi Bassi - il mare luminescente Mont-Saint-Michel, Francia - l’abbazia che l’oceano restituisce e reclama Namaqualand, Sudafrica - il deserto si trasforma in campo fiorito Wadden Sea, Danimarca - la danza ipnotica del “Sole Nero” A partire da fine agosto, i cieli sopra il Parco Nazionale del Wadden Sea diventano il palcoscenico di uno spettacolo naturale unico: il “Sort Sol” (traducibile come “Sole Nero”). Al calare del tramonto, milioni di stormi si radunano in volo creando formazioni immense e mutevoli che danzano nell’aria, arrivando persino ad oscurare la luce del sole per confondere i predatori. Le ampie pianure dello Jutland meridionale sono l’ideale per un viaggio on the road a ritmo lento che si snoda tra la storica cittadina di Ribe e le paludi di Tønder, dove è possibile far sostare il camper ai margini delle riserve naturali per godersi questo ipnotico balletto aereo, immersi nella quiete nordica di fine estate.
*** Note
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Il grande caldo mette alla prova le vigne ma ancor più chi ci lavora. Da questo presupposto nasce la scelta de I Barisèi di effettuare la vendemmia notturna per tutelare il benessere di chi nelle vigne passa lunghe ore. Per farlo, è stata ideata una soluzione originale: fare indossare i caschetti da minatori, con luci mirate solo sul filare, alle persone che si occupano alla raccolta. Una scelta economica e, al tempo stesso, sostenibile perché l’energia consumata è molto limitata.
Oltre agli aspetti funzionali, c’è anche un effetto spettacolare: nei filari le luci localizzate paiono tante lucciole che si muovono nella notte!
<<Fare la la vendemmia notturna è anzitutto una tutela per le persone. Troppo spesso, infatti, ci si concentra sul risultato qualitativo delle uve, certamente importante, che vendemmiate di notte arrivano fresche in cantina e senza il rischio che partano fermentazioni non desiderate. Per noi però è soprattutto una forma di rispetto. Il grande caldo anomalo, infatti, può provocare malori nelle persone sia per la temperatura che per il rischio di disidratazione.>>Afferma Gian Mario Bariselli.
La vendemmia proseguirà anche nei prossimi giorni e il primo bilancio è soddisfacente. Le uve hanno preservato una buona acidità unita al giusto rapporto con il tenore zuccherino. I presupposti per delle basi destinate a diventare grandi Franciacorta ci sono tutte.
Si chiude con una serata speciale la stagione 2026 di Appuntamento al tramonto, il format estivo di Tenuta Gorghi Tondi dedicato a vini biologici, aperitivo in abbinamento e musica dal vivo. L’appuntamento è per giovedì 27 agosto, dalle 19:00 alle 23:00, presso la Cantina di Contrada San Nicola a Mazara del Vallo. La serata Arabian night sarà dedicata alle atmosfere della Sicilia occidentale, ed è stata creata ispirandosi alle suggestioni mediterranee, alla cultura dell’accoglienza, alla musica, alla danza e alla convivialità.
l tema scelto non vuole limitarsi a una semplice ambientazione scenografica. Mazara del Vallo è una città in cui la convivenza tra culture, lingue e tradizioni è parte viva dell’identità locale. Insieme ad altre città della Sicilia occidentale, come Palermo, Monreale e Cefalù, Mazara del Vallo conserva tracce profonde di una storia attraversata da influenze mediterranee e arabo-normanne. Da questa matrice culturale nasce Arabian night: una serata che guarda alla dimensione plurale della Sicilia, al dialogo tra le sponde del Mediterraneo e a un’idea di territorio fatta di stratificazioni, incontri e sapori condivisi.
Per l’occasione, il prato della Tenuta sarà arricchito da tappeti, tende arabe e dettagli scenografici ispirati alle atmosfere maghrebine. Al loro arrivo, gli ospiti saranno accolti da danzatori disposti lungo il perimetro della location, nelle atmosfere di un suggestivo dialogo scenografico tra la luce del tramonto e movimento scenico. Lo spettacolo sarà curato da Cotroneo Events, con la direzione coreografica di Stefania Cotroneo.
Il momento centrale della serata porterà in scena una rivisitazione della Dabka, danza folkloristica popolare tipica dei paesi del Medio Oriente, reinterpretata dalla coreografa Stefania Cotroneo. Con il calare del buio, la scena lascerà spazio a uno spettacolo di Danza del Fuoco, pensato come momento più intenso della serata. La parte musicale sarà animata dal dj set di Ninni Puglia e dalla musica delle percussioni. A completare l’esperienza, una degustazione di cous cous, piatto simbolo del dialogo tra culture e sponde del Mediterraneo, abbinata ai vini biologici di Tenuta Gorghi Tondi.
Per entrare nello spirito dell’evento, è previsto anche uno speciale dress code: agli ospiti viene suggerito di indossare un capo, un accessorio o un dettaglio di trucco che richiami le atmosfere arabe.
Appuntamento al tramonto - Arabian night
Tenuta Gorghi Tondi - Contrada San Nicola, Mazara del Vallo
Giovedì 27 agosto - Dalle 19:00 alle 23:00
La partecipazione prevede una quota di 50 € a persona.
La formula bambini è come extra in fase di prenotazione. La prenotazione online è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni: https://gorghitondi.it/it_it/visit/?experience=813c2a14-1a5a-4e9e-8cc2-1b99e6cb7fd6&_gl=1*1ltphz4*_up*MQ..*_ga*NjY5Nzk4MzQzLjE3ODU3NjczMjY.*_ga_40S6MS9L8N*czE3ODU3NjczMjUkbzEkZzEkdDE3ODU3NjczNDQkajQxJGwwJGgw*_ga_4LY7LKHQGP*czE3ODU3NjczMjUkbzEkZzEkdDE3ODU3NjczNDQkajQxJGwwJGgw
Cinque Terre e Salento svettano tra le destinazioni più desiderate
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Il turismo enogastronomico coinvolge ormai una platea stimata di circa 18 milioni di italiani, 4,5 milioni in più rispetto al 2024. Ma è soprattutto la geografia dei desideri a mostrare un cambiamento significativo: Cinque Terre e Salento sono le destinazioni enoturistiche più desiderate, entrambe indicate dal 20% dei turisti italiani, seguite dal Chianti, al 19%, dalla Costiera Amalfitana e dall’Etna, entrambe al 18%. Quattro delle prime cinque mete sono quindi costiere o situate in prossimità del mare . Seguono Montepulciano, al 16%, Montalcino, al 15%, Langhe-Barolo e Gallura – anche quest’ultima in prossimità del mare –, entrambe al 14%. La graduatoria evidenzia come il vino non rappresenti più soltanto la motivazione di una vacanza specialistica, ma diventi una componente qualificante di soggiorni più ampi: una visita in cantina, una degustazione o una cena tra i vigneti possono arricchire una vacanza al mare e portare i visitatori dalla costa verso l’entroterra rurale. Il paesaggio conta più della notorietà del vino La preferenza per le destinazioni costiere non appare casuale. Nella scelta di una meta enoturistica, i primi fattori considerati dagli italiani sono il rapporto qualità-prezzo, indicato dal 76%, la bellezza del paesaggio rurale, al 75%, e la prossimità geografica, al 65%. Ancora più significativo è ciò che accade nella scelta della singola cantina: la bellezza del paesaggio rurale è il primo criterio, con il 73%, seguita dal rapporto qualità-prezzo, al 72%, e dalla prossimità, al 63%. La qualità e la notorietà dei vini si fermano al 60%. In altri termini, per il turista contemporaneo non basta più la forza dell’etichetta: la cantina viene scelta come parte di un paesaggio e di un’esperienza territoriale complessiva. Il dato sulla prossimità apre inoltre un mercato che va oltre i soli pernottamenti. Le cantine possono rivolgersi anche a residenti, oltre che proprietari di seconde case, escursionisti e turisti che decidono cosa fare una volta arrivati a destinazione . L’integrazione con la gastronomia rappresenta una delle trasformazioni più nette. Le degustazioni in cantina hanno coinvolto il 64% dei turisti italiani, contro il 49% rilevato nel 2024, con una crescita di 15 punti percentuali. Le visite in cantina sono passate dal 32% al 46%, aumentando di 14 punti. Accanto alle forme più tradizionali, il 24% degli enoturisti si è recato in una cantina dotata di ristorante e il 19% ha provato piatti gourmet abbinati ai vini aziendali. La visita tende quindi a evolvere in un’esperienza più lunga, articolata e capace di distribuire la spesa tra vino, ristorazione e servizi. E andando a vedere i desideri futuri sia di italiani che di stranieri, il tema si rafforza. Anche la reputazione digitale conferma la centralità della tavola . Locali e ristorazione concentrano il 43,2% delle 4,6 milioni di tracce digitali rilevate nelle destinazioni enoturistiche analizzate in collaborazione con The Data Appeal Company. Il sentiment del comparto raggiunge 86,6 su 100, mentre il tema “cibo” ottiene un Semantic Rating di 92 su 100, collocandosi tra gli elementi più apprezzati dell’intera esperienza. La mappa del desiderio e quella della soddisfazione Alla geografia delle mete desiderate, sempre più orientata verso le aree costiere, si affianca una diversa mappa della soddisfazione digitale. Nel 2025, la graduatoria del sentiment è guidata da Langhe-Barolo, con 89,7 punti su 100, seguita da Chianti, con 89,5, Montalcino, con 89,3, Valdobbiadene, con 89,0, e Bolgheri, con 88,6. Il confronto suggerisce due dinamiche complementari: le destinazioni costiere dispongono di un forte potenziale aspirazionale e possono intercettare una domanda nuova; i territori enoturistici più strutturati mantengono, invece, un vantaggio nella qualità percepita e nella reputazione costruita nel tempo. Nel complesso, le 28 destinazioni esaminate hanno generato nel 2025 4,6 milioni di tracce digitali, 200 mila in più rispetto al 2024 , mentre il volume riferito all’Italia è diminuito di 1,4 milioni. Il sentiment medio delle destinazioni del vino raggiunge 86,7 su 100, contro 86,2 della media nazionale. Il dato presenta tuttavia un’importante indicazione per la stagione in corso. Proprio in agosto il sentiment si abbassa: il mese di maggiore affluenza diventa quindi il vero banco di prova per la tenuta dell’accoglienza, della mobilità, della ristorazione e dei servizi. Tramonti, cene nei vigneti e vendemmia: le curiosità dell’estate del vino I format proposti dagli eventi estivi intercettano comportamenti che stanno già entrando nelle abitudini degli italiani . Il 18% ha partecipato a festival o eventi dedicati al vino, il 16% ha svolto una degustazione al tramonto nei vigneti, il 10% ha cenato tra i filari a lume di candela e un altro 10% ha acquistato una proposta romantica a tema vino. L’8% ha partecipato a un concerto o a una manifestazione musicale in cantina. Sono proprio questi i temi che hanno i più ampi margini di crescita analizzando le esperienze desiderate nei prossimi viaggi. La vendemmia turistica presenta invece un potenziale ancora inespresso . Solo il 9% degli intervistati dichiara di avere già partecipato a una giornata da viticoltore. Soprattutto, il 72% non sarebbe disposto a spendere più di 40 euro per questa esperienza: il 48% resterebbe sotto i 20 euro e il 24% tra 21 e 40 euro. Solo il 14% accetterebbe una fascia di prezzo compresa tra 41 e 60 euro. Il risultato segnala una distanza tra la complessità organizzativa della proposta e il valore che il pubblico le attribuisce. La domanda estiva è inoltre sempre più mobile e vicina alla partenza : l’utilizzo delle piattaforme di prenotazione durante il viaggio è salito dal 15% al 24% in un solo anno, mentre il 42% continua a segnalare difficoltà nel prenotare online. Per cogliere il mercato generato, la disponibilità in tempo reale e la possibilità di acquistare l’esperienza anche all’ultimo momento diventano quindi elementi decisivi. Il prezzo elevato è già oggi la prima barriera alla visita dei luoghi di produzione, indicata dal 63% dei turisti, ma è seguito dalla mancanza di informazioni chiare su orari, costi e contenuti dell’esperienza, al 58%, dalla limitazione a specifici giorni e orari, al 54%, e dalle difficoltà di accesso con mezzi diversi dall’auto privata, al 52%. L’integrazione tra mare, vino e gastronomia genera più valore Il confronto con la ricerca Roberta Garibaldi ed SRM “Quando il vino incontra il turismo”, presentata lo scorso febbraio, mostra che l’integrazione non ha soltanto un valore esperienziale. Secondo le stime, una presenza legata al turismo enogastronomico attiva 151,7 euro di valore aggiunto, rispetto ai 144 euro della media nazionale, ai 145 euro del turismo culturale, ai 140,7 euro del turismo montano e ai 128,2 euro del turismo balneare. Il differenziale rispetto al turismo balneare è quindi di 23,5 euro per presenza, pari a circa il 18% in più . Tra i tematismi leisure considerati, l’enogastronomia è quello che genera il valore aggiunto più elevato, grazie alla capacità di coinvolgere contemporaneamente agricoltura, ristorazione, commercio, artigianato e servizi. I dati dell’offerta confermano la stessa direzione. Nel campione SRM, le imprese vitivinicole che hanno investito in ospitalità e ristorazione presentano una produttività di 75,89 mila euro di valore aggiunto per addetto e una crescita dei ricavi del 27% tra il 2019 e il 2024. Il risultato mostra l’associazione tra capacità di accoglienza, integrazione gastronomica e migliori performance aziendali. Rimane, infine, un paradosso digitale. Le circa 1.800 aziende vitivinicole presenti nelle principali destinazioni analizzate ottengono un sentiment medio molto elevato, pari a 94,7 su 100, ma generano appena lo 0,4% delle tracce digitali complessive, pur rappresentando l’1,3% dei punti di interesse. La visita soddisfa, ma viene ancora raccontata online troppo poco: un limite che riduce la visibilità delle cantine nei motori di ricerca, nelle piattaforme e nei sistemi di intelligenza artificiale. Vanno previsti sistemi per incentivare i turisti a lasciare recensioni. «Questi dati disegnano due mappe complementari: quella del desiderio, che nell’estate italiana guarda sempre più al mare, e quella della reputazione, ancora guidata dai territori che hanno costruito nel tempo un sistema enoturistico maturo. Non dobbiamo scegliere tra turismo balneare ed enoturismo: dobbiamo utilizzare il vino e la gastronomia per rendere la vacanza più ricca, distribuire i visitatori tra costa ed entroterra e aumentare il valore generato da ogni presenza. Il dato di agosto ci ricorda, però, che attrarre non basta. Occorrono servizi capaci di reggere i picchi, esperienze differenti, prezzi coerenti con la qualità offerta, informazioni chiare e prenotazioni semplici anche durante il viaggio. La cantina deve diventare una tappa naturale della vacanza italiana, non un’esperienza difficile da trovare o da acquistare ». Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico « Disporre di dati aggiornati e di strumenti conoscitivi adeguati è fondamentale per comprendere i cambiamenti della domanda, orientare le scelte future e trasformare il crescente interesse verso il vino in valore duraturo per le imprese». Giovanna Prandini, presidente Ascovilo - Associazione dei Consorzi di Tutela dei Vini Lombardi « L'analisi delle tracce digitali conferma la crescente attrattività delle destinazioni enoturistiche italiane, che nel 2025 hanno generato 4,6 milioni di contenuti online con livelli di soddisfazione superiori alla media nazionale. I dati evidenziano come l'enoturismo non sia più solo un prodotto legato al vino, ma un ecosistema esperienziale in cui ospitalità, ristorazione, paesaggio e autenticità contribuiscono a costruire valore e reputazione per i territori». Damiano Meola, Marketing Director, The Data Appeal Company. Roberta Garibaldi: | |
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Una selezione di storie, laboratori e cene da scoprire
passeggiando nel centro di Torino, dal 24 al 27 settembre
Quali odori e sapori rendono indimenticabile la cucina tradizionale dell’Iran? Quanto conta il miele nella tradizione dolciaria dell’Azerbaigian? In cosa si distinguono i cacao coltivati in Uganda e Indonesia? Quali erbe aromatiche raccontano la cucina dell’isola di Ulleung, in Corea del Sud? E come si possono trasformare scarti vegetali e quinto quarto (di terra e di mare) in una cena sorprendente? A Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma dal 24 al 27 settembre nel centro di Torino, ogni assaggio è una storia e ogni incontro un viaggio. La 16esima edizione della manifestazione, organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, con il patrocinio del Masaf e di Ismea, e rappresentata dal claim Biodiversity – Be Diversity, invita a esplorare sapori, culture e tradizioni provenienti da ogni parte del mondo attraverso Laboratori del Gusto, Appuntamenti a Tavola, cene e degustazioni.
Nel pieno dell’estate, quando si sogna la prossima meta e si cercano nuove ispirazioni anche a tavola, ecco una selezione di appuntamenti da non perdere: esperienze da raccontare durante una cena tra amici, ingredienti e ricette che sorprendono, e buoni motivi per programmare una visita a Torino.
I Laboratori del Gusto: storie di miele, cacao, erbe selvatiche e sapori mediterranei
Il viaggio parte dall’Azerbaigian, dove tra le foreste e le montagne del villaggio di Ləkit nasce un miele che racchiude i profumi della flora spontanea locale. È l’ingrediente che accomuna alcuni dei dolci più rappresentativi del Paese: l’halva di grano garagilchig, preparata con un’antica varietà di frumento e arricchita con pere e nocciole Atababa, il govut, ricetta a base di cereali tostati tramandata nelle comunità rurali, e uno sciroppo al miele che racconta una tradizione profondamente legata al territorio e al lavoro delle api (L’Azerbaijan al sapore di miele).
Ci si sposta poi sull’isola vulcanica di Ulleung, in Corea del Sud, dove da secoli le donne raccolgono i namul, erbe spontanee che crescono sui pendii più ripidi. Dal profumato aglio di montagna (myungyi) al rarissimo samnamul, una pianta dal gusto sorprendentemente simile alla carne, fino alle specie endemiche che sopravvivono soltanto su quest’isola, il laboratorio offre uno sguardo su una cultura gastronomica poco conosciuta (Le erbe dell’isola di Ulleung).
Dal verde dei boschi si passa al profumo del cacao. Una degustazione comparativa dalla Repubblica Dominicana all’Uganda, dalla Costa d’Avorio fino a Bali accompagna i partecipanti, mostrando come lo stesso frutto possa cambiare carattere in base al terreno, al clima e alle tecniche di fermentazione. Il percorso parte dalla fava intera, prosegue con i nibs tostati e la massa di cacao e arriva fino alla tavoletta, seguendo tutte le trasformazioni di un ingrediente che troppo spesso conosciamo soltanto nella sua forma finale (Cacao Latitudes).
Dall’Anatolia arriva invece un intero menù dedicato a due simboli della dieta mediterranea: olive e vino. Si assaggiano la fresca insalata di olive Bostana, il börek ripieno di olive verdi, le olive saltate con pasta di peperone rosso, noci e aglio, servite con pane, e persino una confettura di olive, in abbinamento a vini ottenuti da vitigni autoctoni coltivati in vigne antiche (Il sapore dell’Anatolia).
A chiudere questo itinerario sono le uve Criolla dell’America Latina, varietà che attraversano la storia di Argentina, Cile e Bolivia e che, calice dopo calice, raccontano il legame tra biodiversità, paesaggio e cultura del vino (Criolla criolla! Storie di uve dall’America Latina).
Scopri tutti i Laboratori del Gusto (molti sono già esauriti!)
Dalla cucina dello Yucatán alla tradizione persiana: cuochi e cuoche portano la biodiversità a tavola
A Punta Allen, nella penisola dello Yucatán, la cuoca dell’Alleanza Slow Food del Messico Lucía Guadalupe Cosgaya Valladares, conosciuta da tutti come Lucy, racconta il legame tra cucina e biodiversità della Riserva della Biosfera di Sian Ka’an. Figlia, nipote e moglie di pescatori, da oltre vent’anni valorizza nella sua cucina il pescato locale e gli ingredienti della tradizione: dal tikinxic, filetto di pargo o barracuda avvolto nella masa de maíz e aromatizzato con habanero, arancia amara e momo, alla crema di cocco con cannella e vaniglia (Alla scoperta del campeche: la cucina di mare in Messico).
Dal Messico si torna nel Mediterraneo con lo chef Matthew Beaudin, che porta a tavola una storia di resilienza e collaborazione: quella del granchio blu, specie invasiva diventata una sfida per gli ecosistemi marini. Attraverso il dialogo con pescatori, ricercatori e comunità locali, Beaudin trasforma un problema ambientale in un’opportunità gastronomica, accostando il granchio a ingredienti del territorio, dal burro nocciola al Parmigiano Reggiano, fino al miele di castagno e alle nocciole piemontesi (Il granchio blu: una sfida ecologica e gastronomica).
Montagna e mare si incontrano invece in uno dei quattro appuntamenti organizzati da Tempi di Recupero, nella tavola a quattro mani di Valerio Lucci della Locanda dell’Orsiera di Bussoleno e Simone Giampaoli del Fuorirotta di Riomaggiore, uniti dalla stessa filosofia: utilizzare ogni parte dell’ingrediente e ridurre gli sprechi. Dalle erbe spontanee e dal quinto quarto delle Alpi piemontesi ai salumi di mare e al quinto quarto ittico della costa ligure, i due cuochi raccontano come territori diversi possano condividere una stessa idea di cucina rispettosa e consapevole (Terra e Sale).
Infine, il cuoco e docente universitario iraniano Jalal Zavareh porta a Terra Madre i sapori della cucina persiana, dove memoria e territorio si uniscono attraverso ingredienti locali e tradizioni tramandate. Protagonisti della sua tavola sono lo Zereshk Polo ba Morgh-e Zaferani, riso allo zafferano con pollo e bacche di zereshk dal gusto dolce e acidulo, e l’Halva-ye Havij-e Zaferani, una versione del celebre dolce iraniano a base di carote, burro e zucchero impreziosita dall’oro rosso dell’Iran: lo zafferano.
Scopri i Laboratori con i cuochi dell’Alleanza e gli Appuntamenti a Tavola
Dalla ricerca all’assaggio: gli appuntamenti firmati UNISG
Pane, sidro, kombucha, dumpling e prodotti artigianali: gli appuntamenti organizzati dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo raccontano il cibo come spazio di ricerca, incontro e innovazione, riunendo studenti, alumni e produttori che portano a Terra Madre nuove idee nate intorno alla gastronomia.
Un viaggio tra culture diverse parte dal pane: studenti UNISG provenienti dall’Africa e dall’Asia presentano pani delle proprie terre d’origine, raccontandone tecniche, ingredienti e memorie familiari, in abbinamento a prodotti dell’Arca del Gusto dello stesso continente, tra mieli, confetture e formaggi.
Dalla tradizione millenaria del Regno Unito arriva invece il sidro, protagonista di una degustazione guidata dall’alumno UNISG Ivo Freeman per scoprire un mondo ancora poco conosciuto in Italia: una bevanda che, tra varietà di mele, affinamenti e territori, ha molto più in comune con il vino di quanto si possa immaginare (La mela che parla di vino).
La formazione di Pollenzo incontra poi l’imprenditorialità con le storie degli alumni che hanno trasformato una passione in un progetto. Paolo Brussino racconta il percorso che ha portato alla nascita di Kombrù, realtà dedicata alla kombucha artigianale (Da un’idea alla bottiglia), mentre Elisa Neri presenta Tuttofabrodo, progetto nato dall’incontro con la cucina asiatica e dalla ricerca sulla tradizione dei dumpling: dagli xiaolongbao agli altri piccoli scrigni di pasta ripieni preparati a mano (Dai dumpling ai baozi ai buns).
Infine, il caffè diventa occasione per esplorare il legame tra specie, terroir, varietà e processi di fermentazione. Attraverso il caso studio della Colombia, gli alumni UNISG Gabriela Montañez e Francesco Anastasi raccontano Santaromero, torrefazione torinese nata dall’incontro tra competenze gastronomiche e una passione coltivata durante il percorso di studi a Pollenzo (Comprendere il caffè: dalla genetica alla tazza quotidiana).