A Chiuro il Press Day dedicato all’evoluzione dei vini della famiglia Nera. Una degustazione attraverso annate, sottozone e Riserve, con due millesimi d’eccezione, per leggere nel calice il rapporto tra Valtellina e tempo.
Chiuro (SO), 5 ottobre 2026 – Un viaggio attraverso il tempo, affidato ai vini e alla loro capacità di conservare la memoria di un’annata, di un vigneto e di un territorio. Si è svolto a Chiuro «I Millesimi del Tempo», il Press Day organizzato da Nera Vini e dedicato alle Riserve della storica casa vinicola valtellinese.
Alla presenza di un nutrito gruppo di giornalisti, influencer, blogger ed esperti del mondo del vino, la giornata ha offerto l’occasione per approfondire uno degli aspetti più affascinanti del Nebbiolo delle Alpi: la sua evoluzione nel tempo. Un tema affrontato non soltanto attraverso l’assaggio, ma mettendo a confronto vendemmie, vigneti, sottozone, scelte di vinificazione e affinamento, in un dialogo continuo tra ciò che il vino era al momento della sua nascita e ciò che è diventato dopo anni di bottiglia.
Fondata a Chiuro nel 1940, Nera Vini rappresenta una delle realtà storiche della viticoltura valtellinese e porta avanti da oltre ottant’anni un progetto legato alla valorizzazione della Chiavennasca e del paesaggio terrazzato della valle. L’azienda dispone oggi di 8,5 ettari di vigneti di proprietà, conta 19 etichette e una produzione annua di circa 450.000 bottiglie.
Le Riserve e il tempo
Dopo il welcome coffee, la mattinata è entrata nel vivo con la degustazione guidata da Stefano e Simone Nera, insieme alla giornalista, sommelier e degustatrice Sara Missaglia, con Filippo Pastorini e Francesco Di Bernardo di Nera Vini e Caven Camuna.
Il percorso è iniziato con quattro Riserve selezionate per mettere a confronto annate ed espressioni differenti della denominazione: Valtellina Superiore Riserva DOCG “Signorie” 2018, Valtellina Superiore Sassella Riserva DOCG “Tri Angei” 2019, Valtellina Superiore Inferno Riserva DOCG “Ca’ di Avi” 2020 e Valtellina Superiore Riserva DOCG “Paradiso” 2020.
A queste si è aggiunto il Valtellina Superiore Riserva DOCG “Cheséta” 2017, ampliando ulteriormente l’arco temporale della degustazione e offrendo un’altra chiave di lettura sul comportamento della Chiavennasca dopo alcuni anni di evoluzione e in condizioni non convenzionali (il vino è stato affinato presso la Latteria di Livigno a quota 1.800 metri s.l.m.).
Il confronto tra i diversi millesimi ha permesso di osservare come il tempo intervenga sulla trama del vino senza cancellarne l’origine. Freschezza, tannino, componente fruttata, note floreali, speziate e terziarie hanno assunto pesi differenti nei diversi calici, restituendo non una semplice successione di annate, ma altrettante interpretazioni del territorio valtellinese. Identità, appartenenza ed eleganza sono stati i tratti distintivi dei vini degustati.
Due sorprese dal passato
Il momento più atteso della degustazione è arrivato con lo svelamento dei due millesimi custoditi per l’occasione, due vini che hanno riportato l’assaggio indietro di oltre vent’anni: Valtellina Superiore “Signorie” Riserva 2002 e Sforzato di Valtellina DOCG “Messere” 2001 di Caven Camuna.
Due bottiglie che hanno dato un significato ancora più concreto al titolo della giornata. Degustare un vino a distanza di oltre due decenni dalla vendemmia significa infatti andare oltre la valutazione della sua tenuta nel tempo: significa ritrovare nel calice la memoria di un’annata e comprendere quanto dell’identità originaria sia rimasto riconoscibile e quanto, invece, sia stato trasformato dall’evoluzione.
È stato anche il passaggio più emozionale della degustazione, perché tornare indietro nel tempo attraverso un vino significa misurarsi con una materia viva che cambia, si trasforma e acquista nuove sfumature. I millesimi 2002 e 2001 hanno permesso di osservare la profondità evolutiva del Nebbiolo delle Alpi e del vino Sforzato, mostrando come il tempo possa diventare parte integrante dell’identità stessa del vino.
Il racconto è proseguito a tavola
Dalla cantina il percorso è proseguito al ristorante San Carlo di Chiuro, dove la degustazione ha assunto una dimensione gastronomica. Il menu ha costruito un dialogo tra i vini della famiglia Nera e alcuni sapori della montagna e della cucina valtellinese, proseguendo a tavola il racconto iniziato durante la degustazione.
La trota salmonata della Val Masino marinata, con spuma di barbabietola e indivia brasata, è stata proposta in abbinamento con il Cerasum di Nera Vini, il vino rosa della famiglia, scelto anche per ragioni cromatiche e per la sua sintonia con la delicatezza e la componente sapida della trota, la dolcezza della barbabietola e la nota vegetale dell’indivia. Con il tortello ai porcini, crema di patate e ricotta d’alpe stagionata è stato servito Alpi Retiche IGT Rezio di Nera Vini, bianco fermo ottenuto da un blend di Nebbiolo vinificato in bianco, Chardonnay e Manzoni Bianco. Un abbinamento giocato sulla delicatezza e sulla tendenza dolce del piatto, correttamente bilanciate dalla freschezza e dalla sapidità del vino.
Il chisciöl con insalatina, una delle preparazioni più identitarie della cucina valtellinese, ha incontrato il Valtellina Superiore Inferno “Al Carmine” Riserva DOCG 2019 di Caven Camuna, riportando al centro della tavola la Chiavennasca e il suo rapporto con una cucina profondamente legata al territorio.
La chiusura è stata affidata alla selezione di formaggi della Latteria di Livigno con assaggio di panun valtellinese, proposta con due interpretazioni molto diverse: lo Sforzato di Valtellina DOCG “Gheppio” 2021 e Anomalia 2018 di Nera Vini, vino passito da uve Nebbiolo, protagonisti dell’ultima parte del percorso gastronomico.
Un territorio che si racconta attraverso le annate
«I Millesimi del Tempo» ha voluto mettere al centro il vino come strumento di lettura della Valtellina, mostrando come vendemmie lontane tra loro possano restituire non soltanto differenti fasi evolutive, ma anche la continuità di uno stile produttivo e di un legame con il territorio.
La Chiavennasca, nome con cui localmente viene chiamato il Nebbiolo, trova in Valtellina condizioni viticole peculiari, tra terrazzamenti sostenuti dai muri a secco, forti pendenze, escursioni termiche e lavorazioni prevalentemente manuali. Sul versante retico si susseguono le cinque sottozone storiche del Valtellina Superiore DOCG - Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella - in un paesaggio nel quale la presenza della vite è il risultato di un rapporto secolare tra uomo e montagna.
La famiglia Nera ha voluto dedicare questa giornata al confronto e alla condivisione, aprendo la propria cantina a chi quotidianamente racconta il vino e mettendo a disposizione anche bottiglie rare, conservate per anni e riportate alla luce per l’occasione.
Il Press Day si è concluso con la visita al vigneto Al Carmine, in località Poggiridenti nella sottozona Inferno: un ultimo passaggio che ha permesso di ritrovare nel paesaggio quanto raccontato e degustato nel corso della giornata. Osservare terrazzamenti e muretti a secco ha restituito la percezione concreta della verticalità dei vigneti e della monumentalità di un’intera porzione di costa modellata nei secoli e dedicata alla vite. Muri a secco, pendenze e terrazzamenti raccontano qui, prima ancora del vino, la misura di una viticoltura estrema e coraggiosa, nella quale il lavoro dell’uomo continua a confrontarsi quotidianamente con la montagna.
Nera Vini ringrazia tutti i giornalisti, gli operatori della comunicazione, gli esperti e gli ospiti che hanno partecipato al Press Day, contribuendo con domande, osservazioni e momenti di confronto a rendere «I Millesimi del Tempo» un’occasione di approfondimento sulla Valtellina, sui suoi vini e sulla loro evoluzione.
Ogni millesimo conserva una parte della storia di chi lo ha prodotto. Ritrovare nel calice un vino dopo oltre vent’anni significa ripercorrere il lavoro, le scelte e l’identità di una famiglia, osservando ciò che il tempo ha trasformato e ciò che, invece, è rimasto profondamente riconoscibile.



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