Dal 15 gennaio 2026 al 7 gennaio 2027 12 artisti in 12 mesi Primo trimestre 1/12. Numero Cromatico 15.01.2026–11.02.2026 2/12. Paola Anziché 13.02.2026–11.03.2026 3/12. Maurizio Donzelli 13.03.2026–08.04.2026 BUILDING BOX via Monte di Pietà 23, 20121 Milano visibile 24/7 building-gallery.com |
Fino al 7 gennaio 2027, BUILDING BOX presenta Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, un progetto espositivo a cura di Alberto Fiz che coinvolge dodici artisti italiani di generazioni differenti, invitati a riflettere sul tema del tessile contemporaneo. Nel corso del 2026, la rassegna propone, in dodici appuntamenti individuali a cadenza mensile, una selezione di arazzi, abiti, installazioni, sculture e lavori site-specific. I primi tre artisti sono: Numero Cromatico (collettivo artistico nato a Roma, 2011), Paola Anziché (Milano, 1975) e Maurizio Donzelli (Brescia, 1958). L'ultimo decennio è stato caratterizzato da una sempre maggior attenzione nei confronti dell'arte tessile che si è affermata come uno dei linguaggi più vitali della contemporaneità. Le ragioni vanno rintracciate, in primo luogo, nella sua capacità di restituire un aspetto centrale alla materia e al corpo in un'epoca dominata dal digitale. Sebbene l'uso del tessuto non sia una novità - basti pensare alle stoffe di Fortunato Depero (1892-1960), ai tappeti di Giacomo Balla (1871-1958) o agli arazzi di Alighiero Boetti (1940-1994) - quello che si è affermato è stato un processo senza pregiudizi, spesso provocatorio e trasgressivo, che ha coinvolto gli artisti contemporanei e nello stesso tempo ha permesso di valorizzare alcune figure centrali nella storia dell'arte, soprattutto donne, rimaste a lungo marginalizzate. La specificità del tessuto, inoltre, è quella di aver dato vita a un linguaggio autonomo, con una propria matrice espressiva intesa come dispositivo critico in grado di mettere in discussione ogni forma di gerarchia, secondo una rinnovata consapevolezza che si può far risalire alla Biennale di Venezia del 2017, Viva Arte Viva, curata da Christine Macel, la quale aveva costruito la propria riflessione partendo proprio dall'arte tessile. Il progetto espositivo presentato da BUILDING BOX vuole connettere artisti italiani di generazioni diverse sviluppando un percorso fluido, a tutto tondo, da cui emergono le potenzialità di una materia versatile, manipolabile ed ecologicamente sostenibile, dove s'intersecano tradizione, memoria e attualità evitando rigide formalizzazioni. Al tempo stesso, fibre, trame, nodi e intrecci diventano strumenti relazionali in grado di ridefinire lo spazio e il rapporto tra gli individui. Per filo e per segno vuole dare un contributo innovativo alla riflessione sull'arte tessile che in questa occasione si sviluppa intorno a differenti prospettive, offrendo una visione allargata con l'inserimento di opere tipologicamente variegate quali arazzi, abiti, installazioni, sculture, lavori site-specific di cui molti progetti inediti, realizzati specificatamente per questa occasione, a conferma di come il tessuto non rappresenti soltanto una tecnica, bensì un approccio innovativo nei confronti della realtà e dell'immagine. Al di là delle prerogative poetiche e stilistiche, c'è comunque un tratto unificante che si può rintracciare in tutto il percorso, ovvero l'aspetto intimo, per certi versi autobiografico, della ricerca, non priva di un'attenzione alla componente manuale, opponendosi in maniera radicale all'omologazione e alla smaterializzazione della società contemporanea. Per filo e per segno dunque vuole essere un percorso che si sviluppa in modo minuzioso e dettagliato che contempla l'unità minima del tessuto e il motivo che emerge intrecciando i fili. Tutto ciò con l'obiettivo di generare, attraverso dodici capitoli, una nuova trama. |
Installation view, Per filo e per segno, 1/12. Numero Cromatico, Frontiera del mio amore (2025), BUILDING BOX, Milano, ph. Tatiana Russi Soto, Courtesy BUILDING, Milano |
1/12 Numero Cromatico Frontiera del mio amore 2025 15 gennaio – 11 febbraio 2026 |
Fino all'11 febbraio 2026, BUILDING BOX presenta la prima installazione del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia: Frontiera del mio amore (2025) di Numero Cromatico. Il collettivo artistico e centro di ricerca multidisciplinare fondato a Roma nel 2011, sviluppa con il tessuto una relazione sinestetica nell'attivazione simultanea di registri sensoriali e cognitivi. L'opera al centro dell'installazione di BUILDING BOX fa parte di una serie di 24 arazzi in lana. Su ciascuno compare una poesia d'amore ottenuta con l'uso di I.L.Y. (I Love You), una delle intelligenze artificiali elaborate dal collettivo (le altre due riguardano gli epitaffi e la futurologia), che è stata istruita con liriche di diversi secoli. Il risultato di questo procedimento, non privo d'ironia e trasgressione, è quello di interrogarsi sul processo creativo, ma anche sull'ermeneutica intesa come esperienza della comprensione. Per il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer (1900-2002), infatti, la comprensione è un evento che accade nell’incontro tra interprete e opera. Tu sei il segno, la vera frontiera del mio amore. Creazione del mio mondo, della mia poesia, è il testo scelto per BUILDING BOX, che spicca da un fondo nero e verde i cui versi inducono a letture multiple sull'amore, sulle relazioni interpersonali e sulla soglia. Ma, a ben vedere, non sono altro che le trame e gli intrecci di un tessuto che si determina sotto l'aspetto tattile e ugualmente mentale. Del resto, nella sua storia il tessile ha sempre veicolato significati codificati, ha trasmesso valori religiosi, sociali o spirituali. Numero Cromatico integra queste componenti nella sua indagine per mezzo dell'algoritmo che diventa strumento attivo di appropriazione, ribaltando la visione comune secondo cui l'intelligenza artificiale sostituisce l'individuo esautorato dal processo di conoscenza. La metodologia proposta dal collettivo artistico romano va nella direzione opposta e ha l'ambizione di sviluppare un dialogo articolato dove l'IA non è un dogma, bensì uno strumento di analisi e di messa in discussione dei codici. L'arazzo, nella collocazione proposta per BUILDING BOX, appare, nel suo allestimento, in parte nascosto da tende colorate che trasformano la vetrina in un ipotetico teatro di strada. Non solo lo spazio si modifica, ma l'opera assume un aspetto misterioso, quasi insondabile, recuperando una trama segreta, persino magica, che è quella più vicina allo spirito di Numero Cromatico. In questo caso la creazione artistica non si lascia catturare da uno sguardo furtivo e distratto del pubblico, ma richiede concentrazione e impegno, soprattutto per chi desidera decriptare un messaggio ermetico che mette alla prova la nostra intelligenza tutt’altro che artificiale. |
Numero Cromatico, Frontiera del mio amore (dettaglio), 2025, arazzo di lana su tavola, 180 x 135 cm, tende in tessuto, site-specific, dimensioni ambientali, ph. Tatiana Russi Soto |
2/12 Paola Anziché Imparando dalle Forme 2019-2025 13 febbraio – 11 marzo 2026 Dal 13 febbraio all’11 marzo 2026, BUILDING BOX presenta la seconda installazione del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia: Imparando dalle Forme (2019-2025) di Paola Anziché (Milano, 1975). L'installazione ambientale proposta da BUILDING BOX è stata creata per la prima volta nel 2019 e rielaborata appositamente per questa occasione con elementi inediti e altri di diversa provenienza. Il lavoro, che prevede l'utilizzo di materiali variegati, in particolare fibra di abaca, filo di carta, pelle di sughero, grano e rafia intrecciati, rappresenta in maniera emblematica la relazione olistica con il tessile. L'artista ne fa un uso libero e autonomo di dialogo con il reale, colto nei suoi aspetti più eterogenei partendo dalla manualità del gesto inteso come desiderio di contatto e appropriazione, destinato a coinvolgere sia la componente fisica sia quella emozionale e psicologica. Al tessuto nulla viene precluso e Paola Anziché lo considera il dispositivo ideale per esplorare tematiche quali credenze popolari, ritualità, ecologia, scienze, ma anche architettura e bioarchitettura, secondo quanto avviene per Imparando dalle forme. L'artista crea forme circolari, organiche e fluttuanti che evocano elementi dell'architettura islamica alternando intrecci, ricami e vuoti che danno vita a una sintassi propria, dove la forma s'integra con il gesto manuale e con l’esperienza corporea in un processo di perenne cambiamento. Un'architettura morbida e tattile priva di ogni forma autoritaria che si sviluppa intorno ad aspetti mnemonici e frammentari: "Un gesto in forma tessile", afferma l'artista, che ha trovato ispirazione nel pensiero del teorico, architetto e designer ceco Bernard Rudofsky (1905-1988). Egli, figura atipica del Novecento, autore del volume Architecture Without Architects (1964), afferma l'importanza dell'architettura vernacolare, ovvero di quelle forme anonime e spontanee frutto di sapere e tradizioni locali. In tal senso, appare piuttosto significativo il fatto che una parte fondamentale dell’architettura islamica nasca da pratiche costruttive popolari, che vengono poi codificate simbolicamente, socialmente e religiosamente. Questa fusione degli elementi è il tratto caratteristico di un'installazione sofisticata che intreccia storia, cultura e tradizione. Imparando dalle forme si può interpretare anche come una dichiarazione di poetica, coerente con il procedimento applicato da Paola Anziché nei suoi lavori. La forma infatti non va intesa come risultato da interpretare a posteriori, bensì come fonte attiva di conoscenza che si rivela nel suo farsi. Componente processuale che suggerisce una relazione con Bruno Munari (1907-1998) e con il suo celebre metodo Imparare facendo. L'artista e designer era solito dire: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. |
Paola Anziché, Imparando dalle Forme (dettaglio), 2019-2025, fibre di abaca, pelle di sughero, grano, raffia, carta, dimensioni variabili, ph. Paola Anziché |
3/12 Maurizio Donzelli Giardini Del Quasi 2025 13 marzo – 8 aprile 2026 Dal 13 marzo all’8 aprile 2026, BUILDING BOX presenta la terza installazione del progetto espositivo Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia: Giardini del Quasi (2025) di Maurizio Donzelli (Brescia, 1958). L'installazione proposta da BUILDING BOX è stata creata per questa occasione accostando verticalmente due arazzi del 2022, da cui è nata un'opera inedita che mette in discussione la componente percettiva, creando una condizione di sospensione e di dubbio in base ai principi fondanti di tutto il suo lavoro. Come afferma lui stesso, "il percepibile è sempre enormemente maggiore, enormemente più ricco di ciò che vediamo, e soprattutto gli oggetti che osserviamo ci restituiscono lo sguardo". I due arazzi, realizzati su tessitura e telaio jacquard, hanno come riferimento il Ciclo dei Mesi di Bramantino (1456-1530) conservati al Castello Sforzesco di Milano e reinterpretati da Donzelli in chiave anti-narrativa. Una lettura accentuata dalla sovrapposizione e dalla manipolazione dei dati di partenza, destinati a generare imprevedibili interferenze, andando incontro a una visione latente e profondamente problematica con i segni che sperimentano una progressiva mutazione. È il concetto stesso della percezione a essere messo in crisi, in una rielaborazione da cui nascono forme cangianti e palindrome secondo una struttura speculare e reversibile, caratterizzata da analogie e possibili risonanze. L'artista elimina le figure e si concentra su una vegetazione fiabesca e onirica che coinvolge lo spettatore, attratto da un luogo intangibile dove l'arazzo appare lo strumento più idoneo per mettere in tensione tempo, percezione e immagine. In base a questa logica, Donzelli fa proprio il concetto privilegiato da Paul Klee (1879-1940) secondo cui “L'arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile”. Al di fuori di ogni mimetismo, l'immagine si autodetermina senza imporre il proprio volere, creando un dialogo introspettivo con chi la osserva. Tutto ciò si evidenzia nell'intera produzione di Donzelli, dai Mirrors (iniziati nel 2002), dispositivi specchianti e deformanti, ai Nets (i primi risalgono al 2023), reti che si dilatano e si comprimono come fossero un respiro. L'opera esposta nelle vetrine di BUILDING BOX è un'ulteriore digressione intorno all'enigma della visione o meglio all'imenigma (anagramma della parola immagine), come lo definisce Donzelli. Tra risonanze, analogie ed echi lontani, le forme dell'arazzo alludono a un altrove che crea un distanziamento. È questa la ragione del titolo dell’opera esposta, Giardini del Quasi, che rimanda a un concetto e non a un luogo determinato. L'artista ha spesso utilizzato questa espressione, come accade per le serie Disegno del Quasi o Etcetera Drawing che realizza sin dalla fine degli anni Novanta affermando ciò che per sua natura è un'esperienza di conoscenza al di fuori di confini predefiniti: "Potrei intitolare tutte le mie opere i Quasi perché si tratta di una categoria dell’anima e non di un titolo vero e proprio", ribadisce. |
Maurizio Donzelli, Giardini Del Quasi (dettaglio), 2025, arazzo, lana, cotone, tessitura su telaio jacquard realizzata nelle Fiandre, 360 x 135 cm, due pannelli: 185 x 135 cm, 180 x 135 cm, ph. Maurizio Donzelli |
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