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martedì 24 febbraio 2026

“Nuovi OGM, vecchie logiche” Il futuro dell’agricoltura risiede nella biodiversità

 


A SANA Food 2026 il convegno di “Futuro Bio” accende il confronto su nuovi OGM, tracciabilità e tutela del biologico

 

 

Bologna, 24 febbraio 2026 – Si è tenuto oggi, martedì 24 febbraio, presso la Lab Academy (Padiglione 18) di BolognaFiere, nell’ambito di SANA Food 2026, il convegno “Nuovi OGM, vecchie logiche: nella biodiversità il futuro dell’agricoltura”, promosso dal progetto “Futuro Bio” di Demeter Italia.

 

Al centro dell’incontro il tema dei nuovi OGM e delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), oggetto di una proposta normativa europea che potrebbe portare a una profonda deregolamentazione del settore.

 

Ad aprire il confronto è stato Giovanni BuccheriDirettore di Demeter Italia:
“Parliamo di un argomento apparentemente tecnico, ma che in realtà ha conseguenze e un impatto su tutto il nostro sistema agroalimentare, come cittadini e come consumatori. La proposta europea sulla deregulation dei nuovi OGM rischia di intaccare garanzie fondamentali come la tracciabilità e la possibilità di distinguere chiaramente i prodotti. Se vengono meno etichettatura e trasparenza, si toglie al consumatore la possibilità di capire cosa mangia e di scegliere consapevolmente”.

 


Buccheri ha ricordato come in passato il Parlamento europeo abbia modificato radicalmente proposte legislative solo in pochissimi casi, ma ha anche sottolineato che “già nei primi anni Duemila si riuscì a bloccare l’introduzione degli OGM grazie a una forte mobilitazione”.

 

Il Presidente di Demeter Italia, Enrico Amico, ha ribadito la posizione netta dell’associazione: “Demeter Italia si è schierata fin da subito. Questo tema tocca un principio fondante dell’agricoltura biodinamica: l’azienda agricola è un organismo vivente, un tutt’uno in cui i diversi fattori della produzione interagiscono tra loro. Tutto parte dal seme, che è la forma vivente più raffinata, la vita che riprende ogni volta”.

 

Amico ha ricordato che già oggi gli standard Demeter, condivisi in oltre 60 Paesi attraverso Demeter International, escludono l’impiego di sementi ottenute tramite forme di genetica applicata che alterano i processi naturali: “Nei prodotti a marchio Demeter non è consentito l’uso di sementi maschio-sterili o sottoposte a correzioni citoplasmatiche in laboratorio. La nostra non è una scelta di rinuncia, ma di valore: è un arricchimento del sistema agricolo, non una limitazione. Chi sceglie biologico e biodinamico deve avere la certezza che questi semi non vengano utilizzati, per questo chiediamo maggiore chiarezza, trasparenza e la piena tutela del diritto di scelta del consumatore”.

 

Ad approfondire il quadro normativo europeo è stata Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, che ha richiamato la recente evoluzione legislativa:
“A fine gennaio la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è espressa sulle NGT, dopo che a dicembre gli Stati membri avevano già approvato lo status del trilogo. Anche l’Italia ha votato a favore. Ora l’ultimo passaggio spetta al Parlamento europeo”.

Mammuccini ha spiegato che la nuova proposta distingue tra NGT1, considerate equivalenti alle piante naturali e quindi prive di obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione d’impatto, e NGT2, assimilate agli OGM tradizionali.

 

“Il rischio – ha affermato – è la totale deregolamentazione delle NGT1. Non ci sarà valutazione d’impatto ambientale, non ci sarà etichettatura: si nega la trasparenza nei confronti del cittadino. L’impatto più forte sarà per il biologico e il biodinamico, che rischiano contaminazioni e la perdita della fiducia costruita negli anni”.

 

Tra i punti cruciali: principio di precauzione, diritto alla scelta del consumatore, tracciabilità delle filiere e tutela delle sementi. “Se produciamo nello stesso modo del convenzionale, perché il cittadino dovrebbe continuare ad avere fiducia nel biologico? Dobbiamo garantire almeno tre aspetti: brevetti, etichettatura e tracciabilità, per poter escludere il biologico dalla normativa sulle NGT. Da qui ad aprile lavoreremo con una campagna mirata e con lettere ai parlamentari europei per tutelare il settore”.

 

Il contributo scientifico è stato affidato a Salvatore Ceccarelli, già Professore ordinario di Genetica Agraria all’Università di Perugia, che ha messo in discussione l’impianto teorico delle nuove tecniche genomiche: “L’agricoltura italiana ha bisogno di scienza, ma di quale scienza parliamo? La biodiversità è la base della sicurezza alimentare, della salute e della resilienza ai cambiamenti climatici. Vecchi e nuovi OGM rappresentano una corsa verso l’uniformità, e l’uniformità significa maggiore vulnerabilità”.

 

Ceccarelli ha spiegato come i nuovi OGM, presentati in Italia come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), non abbiano nulla a che vedere con l’evoluzione naturale:
“l’evoluzione nasce dall’interazione continua tra organismi e ambiente. Le NGT intervengono sul genoma in modo puntuale, ma ignorano il principio fondamentale della selezione naturale: quando l’ambiente cambia, anche insetti, patogeni e microrganismi si evolvono e si adattano. È lo stesso motivo per cui i batteri diventano resistenti agli antibiotici. Pensare di risolvere un problema complesso con una singola modifica genetica significa introdurre una soluzione fragile e temporanea”.

 

Portando l’esempio del riso resistente al brusone ottenuto tramite editing genetico, Ceccarelli ha sottolineato come esistano già alternative agronomiche efficaci: “Per contrastare il brusone è stato creato un riso geneticamente resistente, ma studi condotti in Cina hanno dimostrato che alternare due varietà nello stesso campo può ridurre l’incidenza della malattia fino al 90%. Invece di produrre una varietà ‘resistente’ è bastato valorizzare la biodiversità”.

 

Secondo Ceccarelli, le NGT rappresentano quindi “soluzioni temporanee che aumentano la vulnerabilità dei sistemi agricoli, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico e incertezza ambientale. Al contrario, la biodiversità offre stabilità, resilienza e non è brevettabile: è un bene comune”.

 

Il convegno si inserisce nel progetto “Futuro Bio”, finanziato dal MASAF e promosso da Demeter Italia, con l’obiettivo di divulgare i benefici dei prodotti biologici e biodinamici e di promuovere un modello agricolo fondato sulla fertilità dei suoli, sulla vitalità delle comunità rurali e su un rapporto equilibrato e virtuoso tra cibo, salute e ambiente.

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