In contemporanea alla Biennale Arte 2026 presenta Diario veneziano,
una grande opera collettiva ideata con Ilya Kabakov scomparso nel 2023
che mette al centro le storie dei veneziani
a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate
9 maggio – 28 giugno 2026
PROFESSIONAL PREVIEW: 6 – 8 maggio 2026
Ca’ Tron
Santa Croce 1957, Venezia
Emilia Kabakov. Foto BAM
Venezia, 19 febbraio 2026. Tre anni dopo la scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia accoglie un progetto profondamente simbolico e necessario del grande duo internazionale. In contemporanea alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Emilia Kabakov porta in laguna un’idea concepita insieme al marito: Diario veneziano, un’opera monumentale e partecipata che rappresenterà uno straordinario autoritratto della città.
Curata da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, dal 9 maggio al 28 giugno 2026 la mostra, organizzata da BAM e patrocinata dal Comune di Venezia, trasformerà il piano nobile di Ca’ Tron — storico palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande e sede dell’Università Iuav di Venezia — in un grande dispositivo narrativo. Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia.
Il progetto affonda le radici nel 1993, quando Ilya ed Emilia Kabakov idearono per Gand (per la mostra collettiva Rendez (-) Vous al Museum van Hedendaagse Kunst, a cura di Jan Hoet) un’installazione basata sulla scrittura collettiva. Oggi quell’intuizione viene ripensata per la città lagunare, assumendo una forma nuova e profondamente radicata nel presente.
Protagonisti saranno circa 500 abitanti della città metropolitana di Venezia: ciascuno sarà invitato a scrivere una pagina di questo diario corale, raccontando il proprio legame con la città e affidando alla mostra un oggetto capace di rappresentarlo simbolicamente. Frammenti di vite, memorie, desideri, nostalgie e speranze comporranno un mosaico umano stratificato e sorprendente sospeso tra passato e futuro.
La selezione restituirà la complessità sociale della città: dai bambini agli anziani, dai nuovi cittadini alle famiglie che abitano Venezia da generazioni. Una sezione sarà dedicata ad artisti e scrittori che vivono e lavorano in laguna. La partecipazione avverrà anche attraverso un’open call pubblica, trasformando l’invito in un gesto collettivo e democratico.
Diario veneziano si innesta perfettamente nella poetica dei Kabakov, maestri delle “installazioni totali”: ambienti immersivi dove la narrazione individuale diventa metafora universale. Qui la città non è scenografia, ma materia viva. I veneziani non sono comparse, ma autori.
L’intento è semplice e radicale insieme: Diario veneziano sceglie di mettere al centro le persone, riconoscendole come custodi di un patrimonio non solo storico, culturale e artistico, ma innanzitutto umano.
“Venezia è colma di persone che lavorano con immenso impegno per preservare non solo la città stessa, ma anche un senso di comunità che raramente incontriamo nell’era digitale. In un’epoca in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza per ciò che può accadere quando i vicini si sostengono a vicenda e condividono la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future”, dichiara Emilia Kabakov.
Il progetto rappresenta l’ultima, intensa tappa di un legame lungo quasi cinquant’anni tra i Kabakov e Venezia. È il 1977 quando, negli anni tra le edizioni ufficiali della Biennale, Carlo Ripa di Meana presentò la Biennale del Dissenso e, con essa, una mostra dedicata a La nuova arte sovietica. Trovandosi ancora in Unione Sovietica, Ilya non poté partecipare all’inaugurazione, ma l’evento avrebbe stabilito il precedente per una lunga relazione tra Ilya, Emilia e la città.
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