Temi e protagonisti delle conferenze
«La quinta edizione della Slow Wine Fair – afferma Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine e coordinatore della Slow Wine Coalition – sarà attraversata da alcune tematiche fondamentali che ne definiscono l’identità. Non siamo e non vogliamo essere una semplice fiera B2B, ma uno spazio di riflessione capace di offrire spunti concreti per orientare il futuro del vino italiano e internazionale. A Bologna parleremo del vino come fenomeno economico, culturale e sociale, un aspetto che troppo spesso viene dato per scontato. La produzione vitivinicola ha un impatto profondo sull’economia delle nostre campagne e sulle comunità che le abitano: gran parte della manodopera impiegata nei vigneti è composta da lavoratori stranieri, in larga misura extracomunitari, una realtà che apre a sfide complesse e non più rinviabili. Da un lato emergono criticità e vere e proprie piaghe, come il caporalato e le condizioni di sfruttamento; dall’altro, però, il vino può e deve diventare un motore di inclusione, dignità del lavoro e crescita sociale. È su questo equilibrio, fragile ma decisivo, che vogliamo accendere il confronto».
Vino che rispetta i lavoratori, perché la piaga dello sfruttamento in agricoltura colpisce il ricco settore vitivinicolo in qualsiasi regione. Di questo si discute nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. Ma gli esempi di vino “giusto”, quello che rispetta la sostenibilità umana, a Slow Wine Fair non mancano: «Tra i nostri dipendenti – racconta Lorenzo Marotti Campi della cantina Marotti Campi nelle Marche – ci sono persone che con la nostra azienda hanno una storia da quattro generazioni. Il capo d’opera, per esempio, è figlio e nipote dei capi d’opera precedenti; ora anche suo figlio sta lavorando con noi. Paghiamo stipendi sopra la media, perché abbiamo bisogno di instaurare rapporti di lungo termine e di fiducia. Per noi è importante anche perché siamo un’azienda totalmente verticale: ogni processo dalla vigna all’imbottigliamento è condotto da noi, e dunque abbiamo controllo totale su ogni aspetto del lavoro che facciamo. Molti produttori commerciali non possono dire lo stesso».
La sensibilità verso l’essere umano va a braccetto con quella verso il mondo di cui siamo ospiti. E allora il vino ci presenta progetti come quello dello “Sciacchetrà del migrante” a Riomaggiore: «Siamo riusciti a recuperare un ettaro di terra che stava per franare verso il mare, perché non va dimenticato che senza la coltivazione della vite, la bellezza delle Cinque Terre sarebbe a rischio – spiega Samuele Heydi Bonanini titolare dell'Azienda Agricola Possa –. A permettere questi risultati, dieci ragazzi immigrati impiegati in modo continuativo presso le aziende del territorio. Alcuni di loro oggi vivono stabilmente in zona, contribuendo anche a contrastare la piaga dello spopolamento. Il percorso di inserimento ha dato risultati molto positivi, perché i ragazzi, individuati con l’aiuto della Caritas di La Spezia, si sono dimostrati interessati e vogliosi di apprendere un lavoro, mossi da una grande passione. Il primo risultato tangibile è l'immissione sul mercato di un centinaio di bottiglie di Sciacchetrà: per ora sono poche, ma stiamo crescendo. Crediamo molto in questo progetto, che tutela terreni fragili, ma produttivi, promuove l’inserimento sociale e lavorativo di persone immigrate e, non ultimo, ci permette di incrementare la produzione di qualità di sciacchetrà». Bonanini è tra i relatori, martedì 24 alle 11, della conferenza Terre Alte: quando il vino si fa comunità.
Gli espositori italiani
Per il visitatore della Slow Wine Fair il vero valore aggiunto è la possibilità di incontrare i produttori presenti al loro banco d’assaggio, ascoltare le loro storie e conoscere la loro filosofia produttiva, scoprendo che il vino degustato non è solo buono, ma porta con sé una spinta sociale importante e un’attenzione concreta alla tutela della natura. Ecco alcune delle loro voci in un’anteprima dai padiglioni della Slow Wine Fair.
«Produciamo vini nel rispetto della natura e con il coinvolgimento del territorio. Non puntiamo alla quantità, e cerchiamo di mantenere la biodiversità che ci circonda fatta di viti, pascoli e boschi. Immaginare una campagna in cui la fauna trovi il suo spazio, perché anche l'apporto degli animali – cinghiali esclusi – è fondamentale, in un'ottica di fertilità del suolo» affermano i Garagisti di Sorgono in Sardegna, Pietro Uras, Simone Murru e Renzo Manca.
«Il mio modo di fare viticoltura è ispirato da un sentimento di amore – sottolinea Angelo Muto, alla guida delle Cantine dell'Angelo in Campania –. Un amore per il processo di produzione naturale e per le nostre viti che mi è stato trasmesso dai nonni. Le viti sono esseri viventi, e il nostro lavoro consiste anzitutto nel comprenderne le necessità e nell'intervenire in modo puntuale laddove sono i problemi. Capire, studiare, osservare sono tutte azioni fondamentali per il processo di produzione naturale, per il quale lavoriamo insieme alle vigne, le accompagniamo senza forzarle, per ricavarne il risultato migliore in termini quantitativi».
Storie dal mondo a BolognaFiere
Anche quest’anno il mondo del vino si dà appuntamento alla Slow Wine Fair. Sono oltre 150 le cantine provenienti da 27 Paesi. Accanto a realtà storiche come Francia e Germania, con denominazioni note a livello internazionale, trovano spazio anche produzioni meno conosciute ma di grande interesse, provenienti da Paesi come Messico, Bulgaria e Ucraina.
Non mancano i produttori della Natural Wine Association della Georgia, insieme a interessanti esperienze dalla Grecia, dai Paesi dell’America Latina e dagli Stati Uniti. Tornano inoltre gli Slow Sake dal Giappone e una selezione di produttori di sidro, a testimonianza della crescente diversità del panorama fermentato.
Tra i protagonisti da non perdere – sia per la degustazione dei vini sia per le storie che li accompagnano – segnaliamo Juan e Susana Piqueras García, che dopo aver lasciato la vita cittadina sono tornati nel loro paese natale, Campo Arcís in Spagna, per fondare Bodega Pigar. Il loro progetto si concentra sul recupero di parcelle vitate abbandonate, restituendo valore agricolo, dignità al lavoro contadino e nuova vita a paesaggi dimenticati.
Nel sud dell’Ucraina, nella storica regione vitivinicola della Bessarabia, Kostiantyn Tintulov produce vini naturali con vigneti di proprietà, un uso minimo di input chimici ed energia solare. Anche in contesti geopolitici complessi, la sua cantina guarda al futuro, condividendo pratiche rinnovabili e strategie di resilienza attraverso la Slow Wine Coalition, e affermando il ruolo del vino come ponte tra le comunità.
Dalla California arriva l’esperienza di Líderes Campesinas, rappresentata da Irene de Barracuia e Yunuen Ibarra: un movimento di base che promuove i diritti e l’empowerment delle donne, spesso migranti, impiegate in agricoltura, dimostrando come inclusione e sostenibilità possano crescere insieme. La si può incontrare nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14.
In Argentina, a quasi 2000 metri sul livello del mare, in uno dei vigneti più alti del mondo, Claudio Zucchino produce vini che parlano di resistenza ed equilibrio. Parte della comunità Slow Food per l’enoturismo sostenibile nella Quebrada de Humahuaca, il suo progetto mostra come la viticoltura possa proteggere ecosistemi fragili e creare opportunità in territori remoti.
Dall’Australia, infine, Amelia Birch, sommelier e fondatrice a Sydney di Famelia, wine bar ed enoteca dedicati esclusivamente ai vini prodotti da donne, un progetto che unisce ospitalità, visibilità e cambiamento culturale in un settore ancora segnato da forti squilibri di genere. Amelia è una delle relatrici della conferenza L’uva è donna, il 22 febbraio alle 16.30.
Il viaggio delle Annate Storiche della Banca del Vino
Oltre alla possibilità di scoprire nuovi vini insieme ai produttori presenti alla Slow Wine Fair e partecipare alle numerose Masterclass, c’è una novità assoluta: l’area Banca del Vino – Annate storiche. «Portare in degustazione etichette uscite dal commercio da cinque o dieci anni significa offrire al pubblico un’occasione concreta di educazione all’evoluzione del vino, superando il pregiudizio che spesso accompagna quelle più mature – ci introduce nella filosofia dello spazio Federico Piemonte, amministratore delegato della Banca del Vino –. Allo stesso tempo, vogliamo creare uno spazio di confronto tra produttori e operatori del settore sulle potenzialità di invecchiamento, un momento di dialogo che spesso manca nelle fiere di settore. Quest’area nasce dall’esperienza della Banca del Vino di Pollenzo (Bra, Cn), che da oltre vent’anni valorizza il tempo come elemento distintivo della cultura del vino».
L’appello di Carlo Petrini ai giovani
Per una crescita del settore che guardi al futuro con speranza, strategico è l’apporto delle nuove generazioni: «Da anni incontro studenti di ogni tipo di scuola per parlare del forte legame che lega la nostra vita al cibo, e chiedo loro quanti immaginano il proprio futuro nella produzione agroalimentare – chiosa Carlo Petrini, fondatore di Slow Food –. Le mani che si alzano sono sempre pochissime. Mi è capitato che, davanti a oltre 500 ragazze e ragazzi, solo uno si dicesse interessato. È il segno di un profondo distacco dalla terra e dai saperi tradizionali, che un tempo rappresentavano una vera educazione alimentare. Eppure questi giovani dimostrano una grande sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali. Dare loro gli strumenti per comprendere il ruolo centrale del cibo e dell’agricoltura è fondamentale per tutelare la biodiversità, rafforzare le economie locali, contrastare l’abbandono dei territori e costruire una società capace di seminare un futuro più buono, pulito e giusto per tutte e tutti». Nuove generazioni, agricoltura e ambiente è il tema della chiacchierata di Carlo Petrini e del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con giovani vignaioli presenti alla Slow Wine Fair, lunedì 23 alle 14.
Insomma Slow Wine Fair è un appuntamento con il vino da vivere a 360°: con la testa, l’olfatto, il gusto e, soprattutto, il cuore.
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