Da Panisfizio non esiste un menu guidato: il cliente è libero di scegliere e di godere dell’aspetto ludico dell’esperienza, insito nell’immagine stessa della pizza – il piatto popolare e democratico per eccellenza, – ma, senza che deva porsi delle domande, viene accompagnato nella comprensione degli ingredienti, della loro origine e del loro equilibrio. Non si tratta di indirizzare il consumo, ma di rendere percepibile la differenza tra una materia prima standardizzata e una costruita nel rispetto dei cicli naturali, aprendo uno spazio di consapevolezza che passa attraverso l’esperienza diretta del gusto.
In questo senso, il progetto si fonda anche sull’idea che il cibo possa spingere il commensale oltre la propria comfort zone, non mediante un’imposizione, ma attraverso la scoperta. Per Bortolami, infatti, la conoscenza rappresenta una delle forme più potenti di libertà, e anche un gesto semplice come mangiare una pizza può diventare un’occasione per svilupparla.
Panisfizio si definisce così come un luogo in cui il “buono” non è separato dall’“etico”, ma nasce dalla coerenza tra materia prima, relazione umana e visione dello chef. La pizza diventa allora non solo un alimento, ma un linguaggio del gusto che, come l’arte, non spiega ma fa percepire, trasformando l’esperienza del mangiare in un atto consapevole e condiviso.
Credits Foto Aromi.Group |
Nessun commento:
Posta un commento