Il Siena Awards Photo Festival presenta le prime grandi mostre della dodicesima edizione
Cinque protagonisti della fotografia internazionale e un progetto speciale diffuso attraversano alcuni dei temi più urgenti del presente, tra conflitti, diritti umani, crisi ambientali e disuguaglianze globali
Con le mostre personali di Cinzia Canneri, James Nachtwey, Jasper Doest, Pierpaolo Mittica e Uğur Gallenkuş, insieme al progetto speciale diffuso Fractures – Between Two Silences a Sovicille
10 ottobre - 29 novembre 2026 |
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Siena, 30 giugno 2026 – Dopo aver annunciato le date della sua dodicesima edizione, il Siena Awards Photo Festival svela il primo nucleo del programma espositivo che, dal 10 ottobre al 29 novembre 2026, porterà a Siena e nel suo territorio alcune tra le più significative voci della fotografia contemporanea internazionale. Attraverso un percorso che coinvolge musei, centri culturali, edifici storici e luoghi simbolici del Senese, il festival presenterà cinque grandi mostre personali firmate da autori di riferimento della fotografia mondiale, affiancate da un progetto speciale diffuso nel centro storico di Sovicille.
Guerre, diritti umani, memoria, crisi ambientali, rapporto tra uomo e natura e disuguaglianze globali sono alcuni dei temi che attraversano il programma, confermando la vocazione del Siena Awards Photo Festival a utilizzare la fotografia come strumento di conoscenza, testimonianza e riflessione critica sul presente. Un percorso che mette in dialogo linguaggi e sensibilità differenti, accomunati dalla capacità di interrogare il nostro tempo attraverso la forza delle immagini.
In un continuo confronto tra fotografia, architettura e paesaggio, le mostre si inseriscono nei luoghi che le ospitano trasformando Siena e il suo territorio in un unico racconto diffuso. Dai palazzi storici del centro cittadino agli spazi culturali circostanti, ogni sede diventa parte integrante dell'esperienza espositiva, contribuendo a costruire un itinerario in cui storie individuali e questioni globali, memoria e attualità, dimensione locale e sguardo internazionale si intrecciano in un unico percorso narrativo.
All'Accademia dei Rozzi la fotogiornalista italiana Cinzia Canneri presenta Women's Bodies as Battlefields, un progetto che documenta le conseguenze della guerra nel Tigray e la sistematica violazione dei diritti delle donne nei conflitti contemporanei. Attraverso un lavoro sviluppato tra Eritrea, Etiopia e Sudan, Canneri racconta le storie delle donne eritree e tigrine che hanno vissuto o attraversato uno dei conflitti più drammatici degli ultimi anni, mostrando come la violenza sessuale continui a essere utilizzata come strumento di dominio, annientamento e controllo. Le sue fotografie in bianco e nero evitano qualsiasi spettacolarizzazione della sofferenza e restituiscono invece dignità, forza e capacità di resistenza alle persone ritratte. Accanto alla brutalità della guerra emergono infatti relazioni di cura, gesti di solidarietà e percorsi di ricostruzione che trasformano il progetto in una potente testimonianza di coraggio e sopravvivenza.
Al Centro Culturale "La Tinaia" di Sovicille sarà ospitata Witness to Our Time, la grande retrospettiva dedicata a James Nachtwey, universalmente considerato uno dei più importanti fotogiornalisti contemporanei. Attraverso oltre quarant'anni di lavoro nei principali scenari di crisi del pianeta, Nachtwey ha costruito una delle più straordinarie testimonianze visive della storia contemporanea. Dai conflitti nei Balcani al genocidio in Ruanda, dalle carestie in Africa alle conseguenze dell'Agente Arancio in Vietnam, fino alle immagini realizzate a New York dopo gli attentati dell'11 settembre, il percorso espositivo restituisce la straordinaria intensità narrativa del suo lavoro, capace di raccontare non solo la violenza della storia recente, ma anche la dignità, la resilienza e l'umanità delle persone che ne sono state protagoniste. Più che una semplice retrospettiva, Witness to Our Time si presenta come una riflessione sul ruolo del fotogiornalismo quale strumento di memoria, responsabilità civile e coscienza collettiva, capace di rendere visibili le ingiustizie del mondo e di interrogare profondamente lo sguardo dello spettatore.
Al Museo di Storia Naturale di Siena, il fotografo olandese Jasper Doest presenta Meet Bob, un progetto che racconta l'insolita e commovente storia di un fenicottero caraibico salvato dopo un grave incidente è diventato simbolo della conservazione ambientale sull'isola di Curaçao. Attraverso immagini intime e sorprendenti, Doest documenta il rapporto nato tra Bob e la veterinaria Odette Doest, impegnata nella riabilitazione della fauna selvatica e nell'educazione ambientale. Quella che potrebbe apparire come una storia insolita o persino divertente si rivela invece una riflessione profonda sul fragile equilibrio tra esseri umani e natura. Seguendo la quotidianità di questo straordinario animale, il fotografo costruisce un racconto che parla di empatia, responsabilità e coesistenza, dimostrando come anche un singolo gesto di cura possa diventare un potente strumento di sensibilizzazione e cambiamento. National Geographic Explorer e pluripremiato ai World Press Photo Awards, Doest conferma ancora una volta la propria capacità di utilizzare la fotografia per esplorare il complesso rapporto tra società umana e mondo naturale.
La memoria di una delle più grandi catastrofi della storia contemporanea è al centro di Chernobyl: Memory of a Disaster, la mostra di Pierpaolo Mittica ospitata negli spazi di Area Verde Camollia 85. A quarant'anni dall'esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, il fotografo e filmmaker italiano presenta un lavoro sviluppato nel corso di oltre vent'anni di frequentazione della zona di esclusione. Lontano dalle rappresentazioni più convenzionali del disastro nucleare, Mittica concentra il proprio sguardo sulle persone che hanno continuato a vivere, lavorare o attraversare questi territori segnati dalla contaminazione. Le immagini raccontano gli anziani tornati nei villaggi abbandonati, i pellegrinaggi religiosi, le attività clandestine e le comunità che hanno continuato a convivere con l'eredità della tragedia. Il progetto assume oggi un ulteriore significato alla luce dell'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, quando l'intera area è diventata una zona di confine militarizzata, definitivamente sottratta allo sguardo del mondo esterno. Il lavoro di Mittica conserva così la memoria di un luogo e di una comunità che, almeno nelle forme documentate dal fotografo, non esistono più.
Al Museo del Paesaggio di Castelnuovo Berardenga, l'artista digitale turco Uğur Gallenkuş presenta Parallel Universes, la serie che lo ha reso celebre a livello internazionale. Attraverso cinquanta potenti collage digitali, l'autore mette in dialogo immagini provenienti da mondi apparentemente inconciliabili: da una parte guerre, migrazioni, crisi umanitarie e disastri ambientali; dall'altra scene di quotidianità, benessere e normalità tipiche delle società più fortunate. Le due realtà convivono all'interno della stessa immagine, creando cortocircuiti visivi che rendono immediatamente percepibili le profonde disuguaglianze che attraversano il nostro tempo. Con un linguaggio diretto e accessibile, capace di raggiungere milioni di persone attraverso i social media, Gallenkuş trasforma la fotografia e il collage in strumenti di riflessione collettiva, invitando il pubblico a confrontarsi con la distanza – spesso solo apparente – che separa privilegio e sofferenza, sicurezza e vulnerabilità.
Nel centro storico di Sovicille il progetto diffuso Fractures – Between Two Silences trasforma il borgo in un grande spazio espositivo a cielo aperto. Inserite nelle porte murate, nelle finestre chiuse e negli antichi archi che caratterizzano il tessuto urbano del paese, le immagini aprono simbolicamente nuove prospettive su luoghi segnati dalla guerra, dai conflitti e dalle loro ferite. In un dialogo tra il silenzio armonioso delle architetture storiche toscane e quello che segue la distruzione, il progetto invita a riflettere sul significato di casa, comunità e memoria. Le superfici murate diventano così finestre simboliche aperte su realtà lontane ma profondamente connesse alla nostra esperienza, trasformando l'intero borgo in un percorso di contemplazione, consapevolezza e partecipazione.
A completare il programma espositivo saranno inoltre le mostre dedicate alle immagini premiate nei tre concorsi internazionali promossi dal festival – Siena International Photo Awards, Creative Photo Awards e Drone Photo Awards – che saranno presentate nelle prossime settimane insieme all'annuncio dei finalisti dell'edizione 2026. Il percorso espositivo della dodicesima edizione si arricchirà così di un'ampia selezione delle migliori immagini provenienti da tutto il mondo, confermando il ruolo del Siena Awards Photo Festival come punto di riferimento internazionale per la fotografia contemporanea e per la valorizzazione dei suoi linguaggi più innovativi. |
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