Milano, settembre 2026 – Skira presenta il nuovo volume Le belle armi. La geopolitica dell’arte contemporanea di Enrico Mascelloni, critico e curatore d’arte, che attraverso scritti, riflessioni e approfondimenti monografici si interroga su quale ruolo gioca l’arte contemporanea nel contesto geopolitico internazionale e in che modo arte, politica, attualità si influenzano reciprocamente.
Il volume sarà presentato al pubblico venerdì 2 ottobre alle 18.30, presso la boutique Skira di Milano (via Meravigli 18), alla presenza dell’autore. Seguirà un momento di firmacopie.
Enrico Mascelloni sostiene che l’arte contemporanea non è soltanto protagonista del mercato e delle tendenze, bensì è uno degli strumenti attraverso cui si definisce la potenza effettiva di un Paese e si costruisce la sua identità. Prendendo le distanze dalle narrazioni che attribuiscono all’arte la capacità di attenuare i conflitti e favorire la fratellanza fra i popoli, il volume si sofferma su come l’arte contemporanea oggi, in un’epoca di rinnovato nazionalismo, sia un fattore di valorizzazione geopolitica.
Il volume si articola in due sezioni principali: la prima esamina il rapporto dell’arte contemporanea con diverse sfere, dalla religione al turismo, dalla violenza alla globalizzazione, fino al mercato e ai conflitti neoimperiali; la seconda si sviluppa in capitoli monografici, ciascuno dei quali prende in esame la crescente centralità dell'espressività artistica contemporanea in 25 Paesi.
A partire da alcuni dei più recenti episodi in cui l’arte ha incontrato la politica, Le belle armi. La geopolitica dell’arte contemporanea affronta in appositi inserti una serie di argomenti particolarmente attuali: dalla politica culturale dell’ISIS nelle sue aree d’insediamento alle polemiche in occasione della riapertura del Padiglione Russia alla Biennale di Venezia del 2026, fino a esaminare la centralità dell’arte contemporanea nel “sistema Epstein”.
Autore
Enrico Mascelloni, critico e curatore d’arte, scrive d’arte e di geopolitica, viaggia da-gli anni ’70 in Asia e in Africa. La sua lettura del rapporto tra arte contemporanea e geopolitica ha riguardato alcuni tra i più audaci movimenti dell’avanguardia occidentale (Promuovere l’Alluvione. Fluxus nella sua epoca, ed. Parise 1995) e contemporaneamente si è concentrato sul rinnovamento visuale dell’Asia centrale (La Sindrome di Tamerlano. Arte e conflitti in Asia Centrale, Skira, 2004; War rugs. The Nightmare of Modernism, Skira, 2008) e dell’Africa subsahariana (Il ritorno dei maghi: Il sacro nell’arte africana contemporanea, Skira, 1999).
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