Il 40% indica difficoltà legate al genere e il 24,5% dichiara di aver subito episodi di sessismo, sminuimento professionale o molestie. La formazione e il fare rete emergono come strumenti fondamentali per costruire un settore più inclusivo Settembre 2026 – Donne preparate, altamente qualificate e presenti in ruoli chiave lungo tutta la filiera, ma ancora costrette, in molti casi, a confrontarsi con stereotipi, difficoltà nel vedere riconosciuta la propria professionalità e comportamenti sessisti.
È questa la fotografia che emerge dalla prima indagine nazionale dedicata alle donne che operano nel settore birrario italiano, promossa dall’Associazione Le Donne della Birra col patrocinio della Consigliera di Parità della Regione Lombardia e con il supporto alla raccolta dati di ADHOR, AssoBirra e Unionbirrai. Il sondaggio ha coinvolto 212 donne, per un totale di oltre 4.500 risposte, e restituisce per la prima volta un quadro articolato della presenza femminile nella filiera della birra.
Le partecipanti operano in tutta Italia e rappresentano realtà professionali molto diverse: dai birrifici artigianali ai grandi gruppi industriali, dalle aziende di distribuzione ai pubblici esercizi. Le aree maggiormente rappresentate sono produzione, commerciale e vendite, eventi e somministrazione, ma non mancano ruoli specialistici nei settori marketing, risorse umane, finanza e procurement.
Il profilo che emerge è quello di una presenza femminile tutt’altro che marginale: le rispondenti sono prevalentemente comprese tra i 35 e i 54 anni, presentano un livello di istruzione elevato e vantano spesso una significativa esperienza professionale. Una parte consistente ha inoltre investito in una formazione specifica attraverso corsi per mastri birrai, sommelier della birra, degustatrici, analisi sensoriale e spillatura.
La competenza come risposta ai pregiudizi
Proprio la formazione tecnica rappresenta uno degli elementi trasversali emersi dall’indagine. Per molte professioniste, infatti, acquisire competenze specialistiche è un passaggio fondamentale per ottenere credibilità e rispetto in un ambiente ancora fortemente caratterizzato da una presenza maschile. Ma è sul fronte delle barriere di genere che emergono le criticità più significative. Circa una donna su due non dichiara di aver incontrato difficoltà legate al genere, mentre il 40% segnala invece ostacoli specifici. Il problema principale non sembra essere la mancanza di competenza, quanto piuttosto la difficoltà nel vedere riconosciuta la propria autorevolezza professionale.
Diverse intervistate riferiscono di dover dimostrare più dei colleghi uomini il proprio valore per essere prese sul serio, in particolare nei rapporti con clienti e fornitori. Persistono inoltre stereotipi legati alla forza fisica necessaria per lavorare in produzione e alla maternità, ancora percepita in alcuni casi come un possibile ostacolo alla continuità professionale e alla crescita di carriera.
Sessismo e molestie: un problema ancora presente L’indagine ha affrontato anche il tema dell’inclusività degli ambienti di lavoro. Il 55% delle intervistate considera il proprio contesto professionale inclusivo, ma una quota significativa racconta esperienze di sessismo, sminuimento professionale e molestie. Il 24,5% dichiara di aver subito personalmente episodi di questo tipo, mentre il 12,7% afferma di aver assistito a situazioni analoghe. In alcuni casi, le conseguenze delle denunce sono state particolarmente pesanti, arrivando a episodi di mobbing.
Il quadro, tuttavia, mostra anche segnali di evoluzione. Nelle aziende di maggiori dimensioni si registra una crescente attenzione alla prevenzione delle molestie e all’organizzazione di ambienti di lavoro più inclusivi. Tra gli strumenti indicati compare anche la Certificazione della parità di genere UNI/PdR 125:2022, che può contribuire a strutturare politiche aziendali orientate all’equità. Fare rete per cambiare Tra le indicazioni emerse dal sondaggio, il fare rete assume un ruolo centrale. Le associazioni femminili vengono considerate strumenti importanti per rompere l’isolamento, creare occasioni di confronto e mentoring e costruire una maggiore solidarietà professionale.
Ma il cambiamento, secondo le partecipanti, deve coinvolgere anche la comunicazione. Le professioniste chiedono di superare un immaginario ancora legato a codici maschili e all’oggettivazione del corpo femminile, per restituire alla birra la sua dimensione di prodotto culturale e professionale. Accanto al cambiamento culturale, l’indagine individua alcune azioni concrete: rafforzare la formazione tecnica e scientifica, introdurre programmi aziendali sui bias inconsci, sostenere percorsi STEM, adottare strumenti come la certificazione della parità di genere, promuovere l’equità salariale e monitorare la presenza femminile nei ruoli di leadership.
Tra le proposte figurano inoltre misure a sostegno della genitorialità, come maggiore flessibilità oraria, smart working e congedi parentali più evoluti. Un settore che piace alle donne Nonostante le criticità evidenziate, il giudizio complessivo sull’esperienza professionale nel settore rimane positivo. Il mondo della birra viene descritto come stimolante, creativo e ricco di opportunità.
È proprio da questo elemento che l’Associazione Le Donne della Birra intende partire: non da una contrapposizione tra uomini e donne, ma dalla volontà di costruire un settore nel quale il genere non rappresenti un ostacolo alla crescita professionale. “Questa indagine ci restituisce una fotografia importante – dichiara Federica Felice, presidente dell’Associazione Le Donne della Birra. – Abbiamo incontrato donne competenti, formate, appassionate e protagoniste a tutti gli effetti della filiera birraria, ma abbiamo anche raccolto testimonianze che mostrano quanto alcuni stereotipi siano ancora presenti.
Il nostro obiettivo è trasformare questa fotografia in uno strumento di cambiamento: vogliamo che nel mondo della birra competenza, professionalità e talento siano riconosciuti senza differenze di genere. Per questo continueremo a promuovere formazione, confronto e occasioni per fare rete, coinvolgendo donne e uomini dell’intero settore.” •
I risultati del sondaggio verranno presentati nel corso dell’8^ edizione del convegno Filiera della Birra il 15 ottobre 2026, dalle 13.30 alle 18.00 presso il Palazzo della Cultura in Via Eritrea 21 a Milano
Il 23 novembre la Consigliera Michela Cimatoribus condurrà un webinar ospite di EBCU (European Beer Consumers Union), durante il quale saranno presentati i risultati della ricerca (iscrizione gratuita dal sito: https://www.ebcu.org/webinars/).
Credits Foto Federica Felice

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