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giovedì 24 settembre 2026

Dove la città immagina, insieme Un autunno di grandi protagonisti, tra fotografia, cinema, suono, scultura, design e performance

 


Sguardo rovescio, la prima grande mostra italiana dedicata a Marialba Russo, apre la stagione autunnale del MACRO, riportando al centro una delle voci più originali della fotografia italiana del secondo Novecento

 

Il 24 settembre arriva l’anteprima del video di Gaia De Megni con Maria’s Dream, mentre Robin Rimbaud (Scanner) rende omaggio a Monica Vitti con il progetto sonoro 52 Spaces, per arrivare a dicembre agli interventi site-specific dell’artista Francis Upritchard e del designer Martino Gamper e alla prima retrospettiva museale dedicata al coreografo Alessandro Sciarroni

 

E inoltre MACROCOSMO, il Public Program del museo, con incontri, performance, proiezioni e ascolti che porta al MACRO artisti, studiosi, musicisti e protagonisti della cultura contemporanea. Tra i prossimi appuntamenti Didier Fiúza Faustino, Hito Steyerl con Paolo Benanti, Robin Rimbaud – Scanner e Matt Mullican

 


La programmazione del MACRO è promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, e ideata dalla direttrice artistica Cristiana Perrella

 

via Nizza 138 – 00198 Roma

www.museomacro.it


Roma, 23 settembre 2026. Il MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma inaugura il 24 settembre la stagione autunnale con un programma che intreccia fotografia, immagine in movimento e ricerca sonora, confermando il museo come luogo di produzione culturale, sperimentazione e dialogo tra discipline. Fulcro della nuova stagione è Sguardo rovescio, la prima grande mostra museale italiana dedicata a Marialba Russo, aperta dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, che riporta al centro una delle ricerche più originali della fotografia italiana del secondo Novecento. Negli spazi della Sala Video e della Sala Audio prende inoltre avvio una nuova programmazione con Maria's Dream di Gaia De Megni e 52 Spaces di Robin Rimbaud (Scanner), in programma dal 24 settembre all'8 novembre 2026.

 

Prorogate fino al 20 settembre SHE DEVIL 14, storica rassegna di videoarte che esplora la molteplicità dei mondi e delle visioni femminili, insieme ad Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, mostra sonora che invita il pubblico a entrare in contatto diretto con la voce e la produzione della poeta. Continuano fino all’1 novembre la videoinstallazione Mechanical Kurds di Hito Steyerl e Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, mentre prosegue fino al 15 novembre 2026 la grande mostra personale di Miriam Cahn, inaugurata a giugno, che consolida il dialogo tra le nuove aperture e uno dei principali progetti espositivi della programmazione 2026. A dicembre, infine, il programma proseguirà con i nuovi progetti di Francis Upritchard e Martino Gamper e di Alessandro Sciarroni.

 

Sguardo rovescio, a cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini, è la prima grande mostra dedicata da un museo italiano a Marialba Russo: nata a Giugliano (Napoli) nel 1947, l’artista è tra le autrici che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, hanno contribuito a ridefinire il linguaggio fotografico in Italia, intrecciando pratica artistica, antropologia visiva e osservazione del sociale. Allestita nella Galleria del MACRO, l'esposizione riunisce sette nuclei fondamentali della sua produzione degli anni Settanta – tra cui Al ristorante, il 29 settembre 1974; Travestimento; Il Passaggio; Il Parto; Della serie delle centotrenta figure di spalle; l'Espulsione del male e Cult Fiction – restituendo la complessità di una ricerca che ha saputo anticipare temi oggi centrali nel dibattito contemporaneo, quali il corpo, il genere, il rito e la costruzione culturale dell'identità.

 

Il titolo Sguardo rovescio allude al capovolgimento operato da Marialba Russo rispetto al punto di vista canonico di un’Italia ancora patriarcale: "un'altra esperienza dello sguardo", per usare le parole della stessa Russo, che spiazza le convenzioni della fotografia dell'epoca, interrogando la rappresentazione della mascolinità dal punto di vista di un'autrice e restituendo una visione altra, autonoma e originale, rispetto a una realtà raccontata principalmente dallo sguardo maschile.

 

Il progetto si sviluppa inoltre in dialogo con una seconda sede della mostra al MUCIV–Museo delle Civiltà, rafforzando il percorso di collaborazione tra le due istituzioni. Intitolata Immagini della Madonna dell’Arco (After) e a cura di Cristiana Perrella, Elena Magini, Andrea Viliani e Francesca Romana Uccella, la mostra al MUCIV è dedicata al lavoro sul campo che Russo svolse nel 1971 e che portò alla collaborazione, tra il 1972 e il 1977, con l'allora Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, nell'ambito delle campagne di ricerca sulle culture popolari e subalterne italiane coordinate dall'antropologa Annabella Rossi.

Il progetto allestitivo delle due mostre è dello studio Archivio Personale.

 

Il programma di settembre al MACRO si completa nella Sala Video con Maria's Dream di Gaia De Megni (Santa Margherita Ligure, 1993), a cura di Maria Lodovica Ferrari. L’opera, prodotta da Careof (Milano) e vincitrice di ArteVisione 2024, verrà presentata per la prima volta in uno spazio museale. Il video, girato in pellicola 16 mm, prende la forma di una ricerca personale e intima, in cui la memoria familiare dialoga con l'immaginario del cinema italiano. Filo conduttore di Maria’s Dream è Monica Vitti, emblema dell'antidiva: attrice capace di sottrarsi ai codici del divismo del proprio tempo, imponendo sullo schermo una presenza inquieta, ironica e profondamente moderna. La sua figura diventa per De Megni l'occasione per interrogare i modelli con cui il cinema ha costruito e fissato l'immagine del femminile nella cultura e nello sguardo collettivo.

 

Nella Sala Audio sarà invece possibile ascoltare 52 Spaces di Robin Rimbaud aka Scanner (Londra, 1964), sempre a cura di Maria Lodovica Ferrari. Il lavoro sonoro, realizzato nel 2002 in occasione del novantesimo anniversario della nascita del regista Michelangelo Antonioni, è ispirato a L'eclisse (1962), film interpretato da Monica Vitti, attrice prediletta di Antonioni. Dialoghi, rumori, paesaggi urbani e frammenti musicali del film vengono scomposti, trasformati e riassemblati, intrecciandosi con registrazioni ambientali raccolte dall'artista tra le strade di Roma: la città reale e quella filmata si sovrappongono così in un unico tessuto acustico. Ne nasce un racconto enigmatico che invita il pubblico a fermarsi e ad abitare uno spazio di pura contemplazione.

 

Legati dalla figura di Vitti e dal cinema di Antonioni, i due progetti restituiscono, attraverso linguaggi differenti, una visione di Roma che è prima di tutto paesaggio interiore: una città sospesa in una temporalità propria, fatta di memorie, attese e ritorni. Le due visioni mettono in relazione arti visive e cultura cinematografica, ampliando la riflessione del museo sulle possibilità narrative dell'immagine e del suono e ribadendo la sua natura di luogo plurale della cultura contemporanea.

 

A dicembre l’architettura del MACRO diventa parte integrante della ricerca con il progetto che mette in dialogo Francis Upritchard e Martino Gamper. Il lavoro scultoreo di Upritchard e il design spaziale di Gamper intervengono sugli spazi di transizione del museo, riprogrammandoli attraverso arredi e creature enigmatiche. L’edificio viene così trasformato in un luogo vivo di incontro e uso collettivo, in cui scultura, design e architettura si intrecciano e aprono nuove possibilità di esperienza dello spazio museale.

 

Sempre a dicembre, a chiudere la stagione espositiva 2026 sarà la prima retrospettiva museale dedicata ad Alessandro Sciarroni e alla sua ventennale ricerca nell’ambito delle arti performative. A cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini, la mostra, in programma nella sala principale del museo a dicembre 2026, presenterà un allestimento firmato da Fosbury Architecture e costruirà un percorso non lineare attraverso l’opera dell’artista, fatto di rimandi, riferimenti e suggestioni. Il progetto includerà una nuova produzione e un ciclo di live a cadenza settimanale, portando all’interno del museo una ricerca che attraversa danza, arti visive, circo e sport e che supera le tradizionali definizioni di genere. Nato a San Benedetto del Tronto nel 1976, Sciarroni ha sviluppato nel corso degli anni una pratica transdisciplinare, riconosciuta nel 2019 con il Leone d’Oro alla carriera per la Danza.

 

Ad accompagnare la programmazione espositiva è MACROCOSMO, il Public Program del MACRO, già avviato nei giorni scorsi: un programma di incontri, performance, proiezioni, ascolti e momenti di approfondimento che estende nello spazio e nel tempo le ricerche sviluppate dal museo, mettendo in relazione artisti, studiosi, musicisti e altre voci della cultura contemporanea. Articolato nei formati TALK, LIVE, SCREEN e FORUM, MACROCOSMO attraversa linguaggi e discipline differenti, dalla parola all’immagine, dal suono alla pratica performativa, configurando il museo come luogo di confronto, esperienza e produzione di conoscenza.

 

Tra i prossimi appuntamenti della sezione MACROCOSMO TALK, il 1 ottobre, l’artista e architetto Didier Fiúza Faustino, autore dell’allestimento di Ciò che mi guarda di Miriam Cahn, terrà una masterclass dedicata alla propria pratica nell’ambito dell’exhibition design, preceduta da una visita alla mostra guidata da Cristiana Perrella. Nella stessa giornata, a seguire, viene presentato il catalogo del Padiglione della Santa Sede L’orecchio è l’occhio dell’anima, promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede. Il 10 ottobre, in occasione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo, dedicata quest’anno al tema Geografie della contemporaneità, il MACRO propone l’ingresso gratuito alle mostre e un programma di visite guidate per approfondire le ricerche e i diversi linguaggi che attraversano la programmazione del museo e l’anteprima romana di Archipelago (2017), film di Camilla Insom e Giulio Squillacciotti, girato nello Stretto di Hormuz. Il 22 ottobre, infine, Hito Steyerl e Paolo Benanti, teologo francescano ed esperto di etica delle tecnologie, si confronteranno, moderati da Donatella Della Ratta, sulle implicazioni politiche, sociali ed etiche dell’intelligenza artificiale.

 

La sezione MACROCOSMO LIVE amplia invece la riflessione attraverso il suono, la musica e le pratiche performative. Il 7 ottobre, l’artista e compositore britannico Robin Rimbaud – Scanner presenterà 52 Spaces, un progetto che combina i suoni della città di Roma con elementi de L’Eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni, costruendo la colonna sonora di una città sospesa nel tempo, anonima e surreale. Il programma prosegue con la lecture-performance di Matt Mullican il 12 novembre, mentre MACROCOSMO SCREEN riunisce proiezioni e programmi in cui il cinema e l’immagine in movimento diventano occasioni di incontro con gli autori e con le professionalità coinvolte nella realizzazione delle opere. La sezione accoglie Essere e tempo. Incontri fra Arte e Psicoanalisi, il ciclo realizzato con il Centro Psicoanalitico di Roma che mette in dialogo artisti e psicoanalisti a partire da opere cinematografiche e video: il 27 settembre, Outsider. Freud (2025) di Yair Qedar; l’11 ottobre, TINPO (2006) e Ludwig(2018) di Diego Marcon; il 29 novembre, Atlantide (2021) di Yuri Ancarani; e il 13 dicembre, Passeggiata in Paradiso(2002) di Stefania Galegati.

 

Attraverso MACROCOSMO, il MACRO amplia così il proprio spazio di ricerca oltre le sale espositive, costruendo occasioni di incontro tra pratiche artistiche, ricerca teorica, suono, cinema e pensiero contemporaneo e favorendo un confronto diretto con pubblici e discipline differenti.

 

Tra i progetti della stagione, MACRO Museum of the Everyday presenta nove progetti sviluppati dagli studenti IED del Laboratorio di Tesi in Interior Design, che interpretano il museo come uno spazio aperto alla vita quotidiana, alla socialità e a nuove forme di produzione culturale. A partire dall’architettura del MACRO, i progetti ne esplorano il possibile futuro come infrastruttura culturale e civica, capace di accogliere funzioni e pratiche oltre la dimensione espositiva

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