Il percorso si sviluppa attorno a due nuclei di litofoni, disposti per valorizzare le qualità sonore e la capacità di rendere percepibili le vibrazioni custodite nella materia. Azionate da speciali percussori progettati dalla stessa artista, le pietre producono timbri e risonanze che trasformano l'opera da oggetto da osservare a esperienza da vivere.
Scriveva Amalia: «In questi anni sto scolpendo un "insieme" di strumenti in pietra. La forma (luce) e il timbro (qualità) saranno le due componenti inscindibili, poiché il suono lo cerco scolpendo e modificando ciascuna pietra dell'insieme. Battendo su queste pietre si rivela la loro sostanza sonora e il ritmo profondo di chi le usa. Vorrei ottenere quella fusione di udito e vista che gli antichi cinesi definivano "luce degli orecchi"».
I litofoni nascono da un paziente lavoro di ascolto della materia. Attraverso interventi minimi e progressivi sulle proporzioni delle lastre o dei volumi, l'artista intona la pietra fino a ottenere la qualità sonora ricercata. Il procedimento richiama quello dell'accordatura degli strumenti musicali: la scultura si configura così come un dispositivo capace di generare frequenze, risonanze e vibrazioni. Ogni opera è al tempo stesso forma visiva, strumento acustico e campo percettivo.
Le diverse performance previste nel corso dell'apertura della mostra consentono al pubblico di sperimentare direttamente la dimensione vibratoria dei litofoni, rendendo percepibili le risonanze, le frequenze e le qualità timbriche che costituiscono un elemento centrale della ricerca di Amalia Del Ponte. L'intervento performativo si configura pertanto come parte integrante del progetto scientifico, poiché permette di comprendere la scultura non soltanto nella sua dimensione formale, ma come campo di relazione tra materia, suono, spazio e presenza umana.
La mostra si sviluppa come progetto di ricerca e formazione grazie alla collaborazione con il Politecnico delle Arti di Bergamo, che coinvolge gli studenti del corso di Percussioni, coordinato da Luca Casiraghi. Gli studenti saranno chiamati a elaborare composizioni e interventi performativi in dialogo con le opere esposte, estendendo la riflessione di Del Ponte verso nuove pratiche interdisciplinari.
Questa collaborazione conferma la vocazione di Fondazione Piero Cattaneo a fare della mostra non solo un luogo espositivo, ma anche uno spazio di sperimentazione, ricerca e confronto tra artisti, musicisti, performer e nuove generazioni, in continuità con lo spirito aperto e interdisciplinare che ha caratterizzato l'intero percorso di Amalia Del Ponte.
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