Nella splendida location di Villa Aldobrandeschi a Roma sabato 15 giugno proseguirà il format "Semplice: Dinner & Live Show", un appuntamento speciale con l'ausilio di Chef e musicisti rinomati, a cadenza mensile.
L'appuntamento, ideato per trascorrere a Roma una serata speciale con gli amici, prevede:
- Chef di indiscusso valore come "Alessio Sacchetti" che propone gustose e fantasiose degustazioni per la cena;
- PianoManShow "Giorgio Marconi" che accompagnerà gli ospiti con il suo pianoforte per poi scatenarsi in un Live accattivante e coinvolgente durante la notte;
- "Villa Aldobrandeschi", magnifica location che ci
apre le sue porte per una serata frizzante da trascorrere bevendo ottimi
vini grazie alla presenza della Cantina e Vigneto "Casale del Giglio" e cocktail abilmente mixati dai barman.
L'appuntamento, organizzato da Stefano Pistoni e Simona Porfili
(format già utilizzato nelle location Casa Savoia e Ristorante C71
MaxiMum), si terrà solo una volta al mese ed è pensato nei minimi
particolari per un perfetto connubio tra musica, cibo e location per
passare ore spensierate con gli amici.
Per informazioni e prenotazioni sulla serata telefonare ai numeri 340.0586030 o 380.6478725.
"Semplice"
SABATO 15 GIUGNO 2019
VILLA ALDOBRANDESCHI
Via degli Aldobrandeschi, 14/16
Roma Aurelia - Park Interno Gratuito
blogazzurro
martedì 11 giugno 2019
lunedì 10 giugno 2019
Vivian Maier, The Self-portrait and its Double 6 luglio – 22 settembre 2019 Magazzino delle Idee Corso Cavour, 2 - Trieste
www.magazzinodelleidee.it
Dal 6 luglio al 22 settembre 2019 il Magazzino delle Idee a Trieste presenta, per la prima volta in Italia, la mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, realizzata e organizzata dall’Ente per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con diChroma photography, Madrid, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery New York.
70
autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi
mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre
fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da
sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la
consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona
della storia della fotografia.
Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti:
scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo
universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti,
che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una
moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un
linguaggio all'interno del suo linguaggio. Un dualismo.
L'interesse
di Vivian Maier per l'autoritratto era più che altro una disperata
ricerca della sua identità. Ridotta all'invisibilità, ad una sorta di
inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove
inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un
posto per lei.
Il
suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il
contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra
ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è
un'affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel
particolare momento. Caratteristica ricorrente è l'ombra,
diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua
silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al
corpo, quel duplicato del corpo in negativo "scolpito dalla realtà", ha
la capacità di rendere presente ciò che è assente.
L'intenzione
dell'esposizione – che ripercorre l'incredibile produzione di una
fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che,
anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di
rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di
appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno
sguardo sottile e un punto di vista acuto.
Una storia straordinaria.
Vivian Maier (1926 – 2009) ha lavorato come bambinaia per 40 anni, a
partire dai primi anni Cinquanta e per quattro decenni, a New York e a
Chicago poi. Nel suo tempo libero, fotografava la strada, le persone,
gli oggetti, i paesaggi; ritraeva tutto ciò che le destava sorpresa, che
trovava inaspettato nel suo vivere quotidiano; catturando l'attimo
raccontava la bellezza dell’ordinario, scovando le fratture
impercettibili e le inflessioni sfuggenti della realtà nella
quotidianità che la circondava.
Ha trascorso tutta la sua vita nell’anonimato fino al 2007, quando il suo corpus fotografico è venuto alla luce. Un lavoro immenso, composto da più
di 150.000 negativi, super 8 e 16mm film, diverse registrazioni audio,
alcune fotografie e centinaia di rullini non sviluppati,
scoperto da un giovane immobiliarista, John Maloof. Grazie a lui il
lavoro di Vivian Maier è venuto allo scoperto lentamente, da bauli,
cassetti, dai luoghi più impensati, e la sua opera fotografica è stata
resa nota in tutto il mondo.
Scattare
ritratti era per Vivian Maier una necessità: il modo con cui definiva
la propria posizione nel mondo, e quello con cui provava a restituire
l'ordine delle cose. Quando i protagonisti dei ritratti erano poveri,
lasciava loro una legittima distanza; quando invece appartenevano
all'alta società metteva in atto azioni di disturbo facendo in modo che
nello scatto risultassero infastiditi. La Maier aveva due facce: quella
che accettava la propria condizione, e quella che invece la combatteva
cercando di essere qualcun altro.
“Ciò che sorprende nella storia di Vivian Maier – afferma Anne Morin, curatrice della mostra – è
come questa donna da una parte accetti la sua condizione di bambinaia
e, allo stesso tempo, trovi invece la sua libertà nell'essere qualcun
altro, la fotografa di strada Vivian Maier; questo dualismo, generato
dallo scontro tra le due anime, ha dato vita a una vicenda senza
paragoni nella storia della fotografia, che in questa mostra viene
raccontata per la prima volta in Italia attraverso i ritratti
dell’autrice”.
Il colore.
Inedito nel percorso espositivo il nucleo di immagini a colori. Per
Vivian Maier, il passaggio al colore è stato accompagnato da un
cambiamento dovuto all’utilizzo di una Leica all'inizio degli anni
settanta. La fotocamera è leggera, facile da portare: le foto sono
riprese direttamente a livello dell'occhio, a differenza della
Rolleiflex che usava prima. Vivian Maier è così in grado di raccogliere
il contatto visivo con gli altri e fotografare il mondo nella sua realtà
colorata. Il suo lavoro a colori rimane singolare, libero e anche
giocoso. Esplora le caratteristiche specifiche del linguaggio cromatico
con una certa casualità, elabora il proprio vocabolario, ma soprattutto
si diverte con il reale: sottolineando stridenti dettagli di colore,
mostrando le discrepanze multicolore della moda o giocando con brillanti
contrappunti.
Filmati SUPER 8 mm.
Accompagna gli scatti fotografici in mostra una serie di filmati in
super 8mm realizzati dalla stessa Vivian Maier, che ci permettono di
seguire il movimento dell'occhio dell’artista. Nel 1960 inizia infatti a
filmare scene di strada, eventi e luoghi. Il suo approccio
cinematografico è strettamente legato al suo linguaggio da fotografa: è
una questione di esperienza visiva, di un’osservazione discreta e
silenziosa del mondo che la circonda. Non c'è narrazione, nessun
movimento della macchina (l'unico movimento cinematografico è quello
della carrozza o della metropolitana in cui si trova). Vivian Maier
filma quello che la porta all'immagine fotografica: osserva, si ferma
intuitivamente su un soggetto e lo segue. Ingrandisce con la lente per
avvicinarsi senza avvicinarsi e concentrarsi su un atteggiamento o un
dettaglio (come le gambe e le mani di individui in mezzo alla folla). Il
film è sia una documentazione (un uomo mentre viene arrestato dalla
polizia, oppure i danni causati da un tornado) sia un oggetto di
contemplazione (la strana processione di pecore ai mattatoi di Chicago).
Biografia.
Vivian Maier nasce a New York il 1° febbraio del 1926 da padre di
origine austro-ungarica e madre francese. Quattro anni più tardi il
padre lascia la casa di famiglia. Vivian e sua madre condividono un
appartamento con la fotografa Jeanne Bertrand. Dopo un periodo in
Francia, nel 1938 tornano a vivere a New York. Ma nei primi anni ’50, la
richiesta di un’eredità la conduce nuovamente in Francia, dove produce
numerosi paesaggi e ritratti degli abitanti della valle di Champsaur
utilizzando macchine fotografiche a scatola o pieghevoli, e le consente
di viaggiare a Cuba, in Canada e in California. Inizia quindi a lavorare
come governante per guadagnarsi da vivere. Nel 1952 compra la sua prima
Rolleiflex. È interessata alla vita quotidiana per le strade di New
York. Scatta ritratti ai i bambini di cui si prende cura, ma anche a
sconosciuti e ad alcune celebrità che incontra. Nel 1955 comincia a
lavorare a Los Angeles, poi l’anno successivo si trasferisce
definitivamente a Chicago, dove inizia a lavorare per la famiglia
Gensburg, con la quale resterà per 17 anni. Qui allestisce un
laboratorio nel bagno privato messo a sua disposizione. Tra il 1959-1960
viaggia in tutto il mondo, soggiornando nelle Filippine, Asia, India,
Yemen, Vicino Oriente, Europa meridionale, e torna poi in Francia per
l'ultima volta. Nel decennio 1970-1980 scatta fotografie a colori con la
sua Leica e filmati da 8 mm e 16 mm. Nel 1990-2000 mette in un
magazzino la sua consistente collezione di libri, ritagli di giornali,
pellicole e stampe, sequestrati dopo alcuni anni per regolare l'affitto
non pagato. È praticamente senza lavoro e le sue risorse sono scarse. La
famiglia Gensburg affitta un appartamento per ospitarla. Muore a
Chicago il 21 aprile 2009.
ARRIVA L’ESTATE ALL’OSTERIA DELLA BULLONA
Aperta di recente in via Piero della Francesca, nella zona
degli aperitivi e della nightlife milanese per eccellenza, l’Osteria della
Bullona aggiorna le sue proposte “italian fusion” con all’arrivo della bella
stagione.
Nella cucina del giovane e talentuoso chef, Andrea
Iacolino, prendono forma le specialità milanesi coniugate con quelle del resto
del mondo. Il nuovo menu estivo della sera propone piatti freschi e colorati come
il Tris di tartare: salmone e zenzero; scampo, pepe e lime; tonno e
guacamole. La tartare gioca anche col risotto, piatto che si può
scegliere anche col clima più mite e presentato in maniera particolare con
crema di cavolfiori viola, tartare di scampi e topinambur croccante. Altro piatto
imperdibile dell’Osteria della Bullona la Costoletta con chips di patate
viola e maionese fatta in casa. Per concludere in dolcezza, imperdibili il Tiramisù
dell’Osteria e il Tortino di mousse di ricotta e cioccolato.
APERITIVO
CONVIVIALE
La
convivialità è un must all’Osteria della Bullona ed è assicurata dal grande tavolo centrale in cui socializzare in
maniera informale con gli altri ospiti dell’Osteria o consumare un aperitivo
veloce da accompagnare ai gustosi amuse bouche
dello chef.
LA CANTINA E I SUOI “ORFANELLI”
Per accompagnare le proposte dello chef si
può scegliere tra le 100 etichette presenti nella cantina a vista che occupa un’intera parete della sala.
Le etichette sono vere chicche di piccole aziende vinicole, alcune visitate
personalmente dal proprietario, di quasi tutte le regioni italiane e senza
tralasciare alcune eccellenze nostrane ed estere. Agli amanti del buon bere
l’Osteria della Bullona riserva una sorpresa: una
selezione di vini definita ‘’Orfanelli’’ in quanto bottiglie pregiate in tiratura
limitata. Su tutti un Tignanello del 1977 prodotto da Antinori, icona del vino
Toscano nel mondo, dai fantastici aromi di frutta a bacca nera e dal corpo
pieno e fresco.
LUNCH BUSINESS ACCATTIVANTE
Più
informale e veloce la proposta per il business lunch in cui il menu cambia ogni
giorno per seguire la stagionalità e gli ingredienti più freschi scelti
giornalmente dallo chef. Un business lunch accattivante nella proposta e anche
nel prezzo.
In Romagna è nato un nuovo ReBël, per un’estate spumeggiante Esce dalla Tenuta Colombarda di San Vittore di Cesena (Fc) un bianco spumantizzato, leggero e floreale, ottenuto da uve Bombino Bianco
Un nuovo, fresco e accattivante
perlage firmato Tenuta
Colombarda. Su questa texture si concretizza
l'ultima uscita enologica a firma della cantina di
San Vittore di Cesena (Fc): il ReBël Bianco,
che fa seguito all’uscita di qualche mese fa del
ReBël Rosè (da uve Sangiovese).
Il vino è ottenuto da uve Bombino
Bianco in cui predominano sapidità, profumi
floreali e quella nota inconfondibilmente fresca
di una spumantizzazione realizzata con metodo
Charmat. Il ReBël Bianco offre in calice una
chiara e contemporanea idea vitivinicola che parla
la lingua e la cultura del territorio d’origine,
la Romagna.
Il ReBël è uno Spumante brut
Rubicone Igp Bianco che interpreta in modo
identitario un vitigno importante nella storia
della Romagna in bottiglia. Grazie alla
fermentazione effettuata in acciaio a temperatura
controllata, a cui segue la maturazione per due
mesi in autoclave e altri due in bottiglia, è un
prodotto che sa unire una beva semplice e
immediata con una complessità organolettica
prodotta da una grande attenzione durante l'intera
filiera di vinificazione. Grazie alla texture,
resa possibile da un substrato di sabbia da
disfacimento di arenaria dei terreni, esposti a
nord-est a 170 metri sul livello del mare, a una
vendemmia esclusivamente manuale dal quale
provengono le uve, questo vino si caratterizza per
una struttura succosa e sostanziosa in cui
l'effervescenza gioca con una intrigante tessitura
del sorso.
Il ReBël Bianco si presenta nel
calice di un giallo paglierino brillante e
trasparente, sorretto da un perlage gentile, fine
e molto persistente. Al naso si caratterizza per
la sua spiccata freschezza e intensità dove i
sentori di piccola frutta a polpa gialla
predominano. Intrigante la nota amaricante tipica
del vitigno che si appoggia a una complessità
floreale. In bocca esprime tutto un carattere del
terroir dal quale nasce. Vino fresco, suadente e
capace di arricchirsi ad ogni sorso. In primis
emergono le note più sapide e minerali
accompagnate da sentori di frutta a polpa gialla
non troppo matura e fiori bianchi e gialli. Il
tutto sorretto da una spiccata acidità che
invoglia al sorso in una scorrevolezza fragrante
del suo bouquet. Servito a 8-10° il ReBël Bianco è
l'abbinamento perfetto con crudità di pesce ma
anche piccoli crostacei, frittura di paranza e
primi piatti di mare. Da provare con un classico
accostamento di formaggi freschi come lo
Squacquerone di Romagna Dop oppure con
l'intramontabile saraghina alla brace. Il ReBël
bianco è l'ideale accompagnamento in calice per un
brindisi festosi o per un aperitivo conviviale e
gioviale.
domenica 9 giugno 2019
Il Panificio Righini di Camino al Tagliamento in Borghi d’Europa
Dopo
un anno di degustazioni, di acquisti seguendo le ‘voglie’
quotidiane, i giornalisti e i comunicatori della rete internazionale
Borghi d’Europa, hanno scelto il Panificio Righini
di
Camino al Tagliamento per il Percorso Internazionale ‘I Mulini del
Gusto e le Vie del
Pane’.
“
Si tratta di un itinerario culturale che coinvolge sei paesi europei
e che suggerisce alcune
soste
del gusto presso mulini storici e panetterie artigiane, fortemente
impegnate sul versante
della
qualità”,osserva Renzo Lupatin,presidente di Borghi d’Europa.
Emiliano
fa un pane buono e basta.
Dalla
scelta attenta delle farine ( con una attenzione al proprio
territorio, quello friulano per intenderci!), alla giusta
lievitazione, alla proposta di una ‘carta del pane’ ricca di
opportunità,
il
panificio Righini difende e valorizza l’artigianalità quasi
sacrale dell’arte bianca.
Nei
prossimi interventi nelle Terre di Mezzo i prodotti di casa Righini
verranno riproposti
nel
corso delle trasmissioni multimediali di Borghi d’Europa, a
significare una scelta meditata
e
consapevole : occorre dar voce a chi lavora eticamente !
sabato 8 giugno 2019
RADICI DEL SUD 2019: I VINCITORI DELLA QUATTORDICESIMA EDIZIONE
75
i vini premiati dalle quattro giurie composte da giornalisti e buyer
che hanno assaggiato gli oltre 300 vini in concorso. Lunedì le
premiazioni al Castello di Sannicandro di Bari
A Sannicandro di Bari sono stati resi noti i 75 vini vincitori del Concorso Internazionale di Radici del Sud 2019. I tre vini vincitori assoluti verranno invece svelati lunedì 10 Giugno alle 19.00 nel Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari durante la Conferenza conclusiva del XIV Salone dei Vini e degli Oli del Meridione.
Per tutta la giornata di lunedì al Castello, il pubblico potrà
assaggiare i prodotti di oltre 125 realtà enologiche, olearie e
gastronomiche meridionali al Salone dei vini e degli oli del Sud Italia.
Dalle 21.00 alle 24.00 l'appuntamento sarà invece con
il grande banco d'assaggio nel cortile del Castello di Sannicandro di
Bari, dove ad accompagnare gli oltre 300 vini ci saranno le specialità
preparate dagli chef Nazario Biscotti, Leonardo Vescera, Michele di
Palma, Antonio Scalera e Donato Calvi del Ristorante Calvi.
Alla quattordicesima edizione del Concorso di Radici del Sud hanno partecipato oltre 300 vini, suddivisi per categorie di uvaggio e valutati da quattro giurie: due composte da giornalisti, influencer e wine writer italiani e internazionali e due formate da buyer provenienti da Paesi europei come Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Germania, ed extraeuropei come Svizzera, Russia, Polonia, Australia, Stati Uniti e Cina.
Di seguito i vini che la giuria dei giornalisti ha decretato come primi e secondi classificati nelle diverse categorie.
Spumanti bianchi da uve autoctone: I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi e Couvée Brut Millesimato 2017 Cantine Strapellum; Spumanti rosè da uve autoctone: Dovi Rosé 2015 Ferrocinto e Centocamere Rose' 2017 Tenute Barone G.R. Macrì; Falanghina: Falanghina Del Sannio 2017 Rossovermiglio e Costanza 2017 Cantine Kandea; Grillo: Grillo Parlante, 2017, Fondo Antico; Greco: Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum e Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta; Malvasia: Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi e 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921; Fiano: Contrada Sant'Aniello 2015 Vigne Guadagno e Zoe 2018 Terracalò; Nero Di Troia: Felice Ceci 2012 Giancarlo Ceci e Donna Clelia San Severo Nero Di Troia Dop 2013 Leonardo Pallotta; Primitivo: Papale Oro 2016 Varvaglione 1921 e Tumà 2017 Masseria Cuturi; Aglianico: Likos 2015 Vigne Mastrodomenico e secondi ex aequo Irpinia Aglianico Doc 2015 2015 Tenuta Del Meriggio e Nonna Seppa 2013 Cantine Delite; Rosati da vitigno autoctono del Sud Italia: Terra Cretosa Aleatico 2018 Borgo Turrito e Kreos 2018 Castello Monaci; Gruppo misto vini bianchi da vitigni autoctoni: Pollino Bianco 2018 Ferrocinto e Rocci 2017 Cantina Coppola 1489; Negroamaro: Selvarossa 2015 Due Palme e Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna; Gruppo misto vini rossi da vitigni autoctoni: Barbera Del Sannio 2018 Monserrato 1973 e Gran Tiati Gold Vintage 2013 Teanum; Nero D’Avola: Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello e Baglio Chitarra Nero D'Avola 2018 Cantina Chitarra; Aglianico del Vulture: Likos 2015 Vigne Mastrodomenico e Forentum 2015 Vitis In Vulture; Taurasi: Taurasi Docg 2013 Antico Castello e Pentamerone 2012 Cantine Delite; Vini Bio: Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini, secondo L’Insolito 2018 Michele Biancardi Cantine E Vigne Daune e terzo Clara Fiano 2017 Giancarlo Ceci.
Di seguito i vini premiati come primo e secondo per ciascuna categoria dalla giuria dei wine buyers.
Spumanti Bianchi da uve autoctone: I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi e Frenesia Rossovermiglio; Spumanti Rosè da uve autoctone: La Stipula 2014 Cantine Del Notaio e Leggiadro 2015 Produttori Di Manduria; Falanghina: Civico 2 2018 Tenuta Fontana e Levata 2018 Monserrato 1973; Grillo: Rocce Di Pietra Longa, 2016, Centopassi; Greco: Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta e Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum; Malvasia: 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921 e Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi; Fiano: Contrada Sant'Aniello 2015 Vigne Guadagno e Biancofiore 2018 Cantine Kandea; Nero Di Troia: primo Troqué 2017 Borgo Turrito e Otre Nero Di Troia 2016 Teanum e secondi ex aequo Cherrug 2013 Cantine Kandea; Primitivo: Artas 2016 Castello Monaci e Tumà 2017 Masseria Cuturi; Aglianico: Nonna Seppa 2013 Cantine Delite e Valentinia 2013 Viticoltori Lenza; Rosati da vitigno autoctono del Sud Italia: primi ex aequo Pescarosa 2018 Elda Cantine, Cirò Rosato Doc 2018 Librandi e Talenti Rosato 2017 Cantina Gentile e secondo Ventifile 2018 Cantine Tre Pini; Gruppo misto vini bianchi da vitigni autoctoni: Grillo Magaddino 2018 Magaddino e AdÈNzia Bianco 2018 Baglio Del Cristo Di Campobello; Negroamaro: Salice 2016 Varvaglione 1921 e Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna; Gruppo misto vini rossi da vitigni autoctoni: Piscriddi 2015 Tenuta Cobellis e Duca Sanfelice 2015 Librandi; Nero D’Avola: Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello e Nero D'Avola Magaddino 2017 Magaddino; Aglianico Del Vulture: Il Nibbio Grigio 2013 Cantine Strapellum e secondi ex aequo Stupor Mundi 2014 Carbone Vini e Calaturi 2014 Tenuta I Gelsi; Taurasi: Pentamerone 2012 Cantine Delite e Taurasi Docg 2013 Antico Castello; Vini Bio: primo Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini, secondo Segreto Di Bianca 2017 Masseria Cuturi e terzo Civico 2 2018 Tenuta Fontana.
__________________Alla quattordicesima edizione del Concorso di Radici del Sud hanno partecipato oltre 300 vini, suddivisi per categorie di uvaggio e valutati da quattro giurie: due composte da giornalisti, influencer e wine writer italiani e internazionali e due formate da buyer provenienti da Paesi europei come Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Germania, ed extraeuropei come Svizzera, Russia, Polonia, Australia, Stati Uniti e Cina.
Di seguito i vini che la giuria dei giornalisti ha decretato come primi e secondi classificati nelle diverse categorie.
Spumanti bianchi da uve autoctone: I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi e Couvée Brut Millesimato 2017 Cantine Strapellum; Spumanti rosè da uve autoctone: Dovi Rosé 2015 Ferrocinto e Centocamere Rose' 2017 Tenute Barone G.R. Macrì; Falanghina: Falanghina Del Sannio 2017 Rossovermiglio e Costanza 2017 Cantine Kandea; Grillo: Grillo Parlante, 2017, Fondo Antico; Greco: Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum e Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta; Malvasia: Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi e 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921; Fiano: Contrada Sant'Aniello 2015 Vigne Guadagno e Zoe 2018 Terracalò; Nero Di Troia: Felice Ceci 2012 Giancarlo Ceci e Donna Clelia San Severo Nero Di Troia Dop 2013 Leonardo Pallotta; Primitivo: Papale Oro 2016 Varvaglione 1921 e Tumà 2017 Masseria Cuturi; Aglianico: Likos 2015 Vigne Mastrodomenico e secondi ex aequo Irpinia Aglianico Doc 2015 2015 Tenuta Del Meriggio e Nonna Seppa 2013 Cantine Delite; Rosati da vitigno autoctono del Sud Italia: Terra Cretosa Aleatico 2018 Borgo Turrito e Kreos 2018 Castello Monaci; Gruppo misto vini bianchi da vitigni autoctoni: Pollino Bianco 2018 Ferrocinto e Rocci 2017 Cantina Coppola 1489; Negroamaro: Selvarossa 2015 Due Palme e Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna; Gruppo misto vini rossi da vitigni autoctoni: Barbera Del Sannio 2018 Monserrato 1973 e Gran Tiati Gold Vintage 2013 Teanum; Nero D’Avola: Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello e Baglio Chitarra Nero D'Avola 2018 Cantina Chitarra; Aglianico del Vulture: Likos 2015 Vigne Mastrodomenico e Forentum 2015 Vitis In Vulture; Taurasi: Taurasi Docg 2013 Antico Castello e Pentamerone 2012 Cantine Delite; Vini Bio: Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini, secondo L’Insolito 2018 Michele Biancardi Cantine E Vigne Daune e terzo Clara Fiano 2017 Giancarlo Ceci.
Di seguito i vini premiati come primo e secondo per ciascuna categoria dalla giuria dei wine buyers.
Spumanti Bianchi da uve autoctone: I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi e Frenesia Rossovermiglio; Spumanti Rosè da uve autoctone: La Stipula 2014 Cantine Del Notaio e Leggiadro 2015 Produttori Di Manduria; Falanghina: Civico 2 2018 Tenuta Fontana e Levata 2018 Monserrato 1973; Grillo: Rocce Di Pietra Longa, 2016, Centopassi; Greco: Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta e Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum; Malvasia: 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921 e Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi; Fiano: Contrada Sant'Aniello 2015 Vigne Guadagno e Biancofiore 2018 Cantine Kandea; Nero Di Troia: primo Troqué 2017 Borgo Turrito e Otre Nero Di Troia 2016 Teanum e secondi ex aequo Cherrug 2013 Cantine Kandea; Primitivo: Artas 2016 Castello Monaci e Tumà 2017 Masseria Cuturi; Aglianico: Nonna Seppa 2013 Cantine Delite e Valentinia 2013 Viticoltori Lenza; Rosati da vitigno autoctono del Sud Italia: primi ex aequo Pescarosa 2018 Elda Cantine, Cirò Rosato Doc 2018 Librandi e Talenti Rosato 2017 Cantina Gentile e secondo Ventifile 2018 Cantine Tre Pini; Gruppo misto vini bianchi da vitigni autoctoni: Grillo Magaddino 2018 Magaddino e AdÈNzia Bianco 2018 Baglio Del Cristo Di Campobello; Negroamaro: Salice 2016 Varvaglione 1921 e Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna; Gruppo misto vini rossi da vitigni autoctoni: Piscriddi 2015 Tenuta Cobellis e Duca Sanfelice 2015 Librandi; Nero D’Avola: Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello e Nero D'Avola Magaddino 2017 Magaddino; Aglianico Del Vulture: Il Nibbio Grigio 2013 Cantine Strapellum e secondi ex aequo Stupor Mundi 2014 Carbone Vini e Calaturi 2014 Tenuta I Gelsi; Taurasi: Pentamerone 2012 Cantine Delite e Taurasi Docg 2013 Antico Castello; Vini Bio: primo Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini, secondo Segreto Di Bianca 2017 Masseria Cuturi e terzo Civico 2 2018 Tenuta Fontana.
Coffe Encounters: arriva il primo home barista training in Italia
Una serie di appuntamenti per avvicinare il
pubblico al mondo dei caffè specialty, anche preparato a casa o nel proprio
spazio di lavoro.
Luoghi unici e insoliti dove incontrarsi per degustarlo,
reinventando un momento speciale durante un rituale tutto italiano.
Milano, 6 Giugno 2019 – Si è tenuto oggi il primo appuntamento dei Coffee
Encounters,
un progetto nato dalla collaborazione con La
Marzocco Home e il content creator e food blogger Michael Gardenia, fondatore
di Fusillo Lab e grande appassionato di cucina e caffè, nonché esperto Home
Barista.
Il nome del progetto, Coffee Encounters,
sottolinea il piacere di riunire in luoghi ricercati e
raffinati, persone diverse ma accomunate
dalla voglia di ricercare qualità e autenticità in ogni dettaglio, a partire
dall’espresso.
Il primo appuntamento si è tenuto nel vivace
quartiere Isola, presso Offfi, il bellissimo
negozio di fiori e piante del noto flower
designer Mario Nobile.
Si è entrati subito nel vivo dell’evento con
il corso Home Barista, dedicato a giornalisti e
influencers. Un modo particolare per far
provare in prima persona ad usare la Linea Mini e
ad approcciare il mondo degli specialty,
grazie ad un percorso di tasting a base di tre caffè monorigine di Peacocks
Coffee Roasters. Espresso, cappuccino ed espresso tonic sono stati preparati e
raccontati da Michael Gardenia, in abbinamento ai piatti realizzati e
rielaborati in chiave gourmet dallo Chef Gianluca Rossetti, ispirati alla scena
delle caffetterie internazionali.
Scram on toast – crostone di pane, scrumbled
eggs, toma di alpeggio e erba cipollina; chia pudding con latte di cocco, crema
di ananas, menta e fragole; hummus di ceci con pomodorini arrosto, pesche
caramellate e finocchietto; crema pasticcera all’acqua, meringa, frutti di
bosco e basilico.
Un format innovativo e interattivo che vuol
essere un vero e proprio viaggio sensoriale, un
percorso di conoscenza e di consapevolezza su
una delle bevande più diffuse ma allo
stesso tempo meno conosciute al mondo.
I prossimi appuntamenti si svolgeranno in
posti come uno studio di design, un negozio di biciclette, un barber shop, ecc.
Tutti luoghi accomunati dalla qualità degli ambienti e dalla ricercatezza dei
prodotti e servizi offerti, per raccontare la lunga storia del caffè, che parte
dal territorio di origine e finisce in bocca: un’esperienza da vivere in ogni
tazza.
I caffè di Peacocks selezionati da Fusillo
Lab saranno da Offfi, in Via Carmagnola 8, per tutto il mese, fino al 30
giungo, a disposizione di amici, collaboratori e clienti che vorranno provare a
prepararli in espresso grazie alla Linea Mini.
Iscriviti a:
Post (Atom)



