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martedì 11 giugno 2019

A Villa Aldobrandeschi le serate speciali di "Semplice: Dinner & Live Show"

Nella splendida location di Villa Aldobrandeschi a Roma sabato 15 giugno proseguirà il format "Semplice: Dinner & Live Show", un appuntamento speciale con l'ausilio di Chef e musicisti rinomati, a cadenza mensile.
L'appuntamento, ideato per trascorrere a Roma una serata speciale con gli amici, prevede:
- Chef di indiscusso valore come "Alessio Sacchetti" che propone gustose e fantasiose degustazioni per la cena;
- PianoManShow "Giorgio Marconi" che accompagnerà gli ospiti con il suo pianoforte per poi scatenarsi in un Live accattivante e coinvolgente durante la notte;
- "Villa Aldobrandeschi", magnifica location che ci apre le sue porte per una serata frizzante da trascorrere bevendo ottimi vini grazie alla presenza della Cantina e Vigneto "Casale del Giglio" e cocktail abilmente mixati dai barman.
L'appuntamento, organizzato da Stefano Pistoni e Simona Porfili (format già utilizzato nelle location Casa Savoia e Ristorante C71 MaxiMum), si terrà solo una volta al mese ed è pensato nei minimi particolari per un perfetto connubio tra musica, cibo e location per passare ore spensierate con gli amici.
Per informazioni e prenotazioni sulla serata  telefonare ai numeri 340.0586030 o  380.6478725.

"Semplice"
SABATO 15 GIUGNO 2019
VILLA ALDOBRANDESCHI
Via degli Aldobrandeschi, 14/16
Roma Aurelia - Park Interno Gratuito

lunedì 10 giugno 2019

Vivian Maier, The Self-portrait and its Double 6 luglio – 22 settembre 2019 Magazzino delle Idee Corso Cavour, 2 - Trieste

www.magazzinodelleidee.it


Dal 6 luglio al 22 settembre 2019 il Magazzino delle Idee a Trieste presenta, per la prima volta in Italia, la mostra Vivian Maier, The Self-Portrait and its Double, realizzata e organizzata dall’Ente per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con diChroma photography, Madrid, John Maloof Collection e Howard Greenberg Gallery New York.
                                         
70 autoritratti, di cui 59 in bianco e nero e 11 a colori, questi ultimi mai esposti prima d’ora sul territorio italiano, raccontano la celebre fotografa attraverso i suoi autoritratti scattati quando ancora, da sconosciuta bambinaia, passava il tempo a fotografare senza la consapevolezza di essere destinata a diventare una vera e propria icona della storia della fotografia.

Nel suo lavoro ci sono temi ricorrenti: scene di strada, ritratti di sconosciuti, il mondo dei bambini – il suo universo per così tanto tempo – e anche una predilezione per gli autoritratti, che abbondano nella produzione di Vivian Maier attraverso una moltitudine di forme e variazioni, al punto da essere quasi un linguaggio all'interno del suo linguaggio. Un dualismo.

L'interesse di Vivian Maier per l'autoritratto era più che altro una disperata ricerca della sua identità. Ridotta all'invisibilità, ad una sorta di inesistenza a causa dello status sociale, si mise a produrre prove inconfutabili della sua presenza in un mondo che sembrava non avere un posto per lei.

Il suo riflesso in uno specchio, la sua ombra che si estende a terra, o il contorno della sua figura: come in un lungo gioco a nascondino, tra ombre e riflessi, in mostra ogni autoritratto di Vivian Maier è un'affermazione della sua presenza in quel particolare luogo, in quel particolare momento. Caratteristica ricorrente è l'ombra, diventata una firma inconfondibile nei suoi autoritratti. La sua silhouette, la cui caratteristica principale è il suo attaccamento al corpo, quel duplicato del corpo in negativo "scolpito dalla realtà", ha la capacità di rendere presente ciò che è assente.

L'intenzione dell'esposizione – che ripercorre l'incredibile produzione di una fotografa che per tutta la vita non si è mai considerata tale, e che, anzi, nel mondo è sempre passata inosservata – è proprio quello di rendere omaggio a questa straordinaria artista, capace non solo di appropriarsi del linguaggio visivo della sua epoca, ma di farlo con uno sguardo sottile e un punto di vista acuto.

Una storia straordinaria. Vivian Maier (1926 – 2009) ha lavorato come bambinaia per 40 anni, a partire dai primi anni Cinquanta e per quattro decenni, a New York e a Chicago poi. Nel suo tempo libero, fotografava la strada, le persone, gli oggetti, i paesaggi; ritraeva tutto ciò che le destava sorpresa, che trovava inaspettato nel suo vivere quotidiano; catturando l'attimo raccontava la bellezza dell’ordinario, scovando le fratture impercettibili e le inflessioni sfuggenti della realtà nella quotidianità che la circondava.

Ha trascorso tutta la sua vita nell’anonimato fino al 2007, quando il suo corpus fotografico è venuto alla luce. Un lavoro immenso, composto da più di 150.000 negativi, super 8 e 16mm film, diverse registrazioni audio, alcune fotografie e centinaia di rullini non sviluppati, scoperto da un giovane immobiliarista, John Maloof. Grazie a lui il lavoro di Vivian Maier è venuto allo scoperto lentamente, da bauli, cassetti, dai luoghi più impensati, e la sua opera fotografica è stata resa nota in tutto il mondo.

Scattare ritratti era per Vivian Maier una necessità: il modo con cui definiva la propria posizione nel mondo, e quello con cui provava a restituire l'ordine delle cose. Quando i protagonisti dei ritratti erano poveri, lasciava loro una legittima distanza; quando invece appartenevano all'alta società metteva in atto azioni di disturbo facendo in modo che nello scatto risultassero infastiditi. La Maier aveva due facce: quella che accettava la propria condizione, e quella che invece la combatteva cercando di essere qualcun altro.

Ciò che sorprende nella storia di Vivian Maier – afferma Anne Morin, curatrice della mostraè come questa donna da una parte accetti la sua condizione di bambinaia e, allo stesso tempo, trovi invece la sua libertà nell'essere qualcun altro, la fotografa di strada Vivian Maier; questo dualismo, generato dallo scontro tra le due anime, ha dato vita a una vicenda senza paragoni nella storia della fotografia, che in questa mostra viene raccontata per la prima volta in Italia attraverso i ritratti dell’autrice”.


Il colore. Inedito nel percorso espositivo il nucleo di immagini a colori. Per Vivian Maier, il passaggio al colore è stato accompagnato da un cambiamento dovuto all’utilizzo di una Leica all'inizio degli anni settanta. La fotocamera è leggera, facile da portare: le foto sono riprese direttamente a livello dell'occhio, a differenza della Rolleiflex che usava prima. Vivian Maier è così in grado di raccogliere il contatto visivo con gli altri e fotografare il mondo nella sua realtà colorata. Il suo lavoro a colori rimane singolare, libero e anche giocoso. Esplora le caratteristiche specifiche del linguaggio cromatico con una certa casualità, elabora il proprio vocabolario, ma soprattutto si diverte con il reale: sottolineando stridenti dettagli di colore, mostrando le discrepanze multicolore della moda o giocando con brillanti contrappunti.

Filmati SUPER 8 mm. Accompagna gli scatti fotografici in mostra una serie di filmati in super 8mm realizzati dalla stessa Vivian Maier, che ci permettono di seguire il movimento dell'occhio dell’artista. Nel 1960 inizia infatti a filmare scene di strada, eventi e luoghi. Il suo approccio cinematografico è strettamente legato al suo linguaggio da fotografa: è una questione di esperienza visiva, di un’osservazione discreta e silenziosa del mondo che la circonda. Non c'è narrazione, nessun movimento della macchina (l'unico movimento cinematografico è quello della carrozza o della metropolitana in cui si trova). Vivian Maier filma quello che la porta all'immagine fotografica: osserva, si ferma intuitivamente su un soggetto e lo segue. Ingrandisce con la lente per avvicinarsi senza avvicinarsi e concentrarsi su un atteggiamento o un dettaglio (come le gambe e le mani di individui in mezzo alla folla). Il film è sia una documentazione (un uomo mentre viene arrestato dalla polizia, oppure i danni causati da un tornado) sia un oggetto di contemplazione (la strana processione di pecore ai mattatoi di Chicago).

Biografia. Vivian Maier nasce a New York il 1° febbraio del 1926 da padre di origine austro-ungarica e madre francese. Quattro anni più tardi il padre lascia la casa di famiglia. Vivian e sua madre condividono un appartamento con la fotografa Jeanne Bertrand. Dopo un periodo in Francia, nel 1938 tornano a vivere a New York. Ma nei primi anni ’50, la richiesta di un’eredità la conduce nuovamente in Francia, dove produce numerosi paesaggi e ritratti degli abitanti della valle di Champsaur utilizzando macchine fotografiche a scatola o pieghevoli, e le consente di viaggiare a Cuba, in Canada e in California. Inizia quindi a lavorare come governante per guadagnarsi da vivere. Nel 1952 compra la sua prima Rolleiflex. È interessata alla vita quotidiana per le strade di New York. Scatta ritratti ai i bambini di cui si prende cura, ma anche a sconosciuti e ad alcune celebrità che incontra. Nel 1955 comincia a lavorare a Los Angeles, poi l’anno successivo si trasferisce definitivamente a Chicago, dove inizia a lavorare per la famiglia Gensburg, con la quale resterà per 17 anni. Qui allestisce un laboratorio nel bagno privato messo a sua disposizione. Tra il 1959-1960 viaggia in tutto il mondo, soggiornando nelle Filippine, Asia, India, Yemen, Vicino Oriente, Europa meridionale, e torna poi in Francia per l'ultima volta. Nel decennio 1970-1980 scatta fotografie a colori con la sua Leica e filmati da 8 mm e 16 mm.  Nel 1990-2000 mette in un magazzino la sua consistente collezione di libri, ritagli di giornali, pellicole e stampe, sequestrati dopo alcuni anni per regolare l'affitto non pagato. È praticamente senza lavoro e le sue risorse sono scarse. La famiglia Gensburg affitta un appartamento per ospitarla. Muore a Chicago il 21 aprile 2009.

ARRIVA L’ESTATE ALL’OSTERIA DELLA BULLONA





Aperta di recente in via Piero della Francesca, nella zona degli aperitivi e della nightlife milanese per eccellenza, l’Osteria della Bullona aggiorna le sue proposte “italian fusion” con all’arrivo della bella stagione.
Nella cucina del giovane e talentuoso chef, Andrea Iacolino, prendono forma le specialità milanesi coniugate con quelle del resto del mondo. Il nuovo menu estivo della sera propone piatti freschi e colorati come il Tris di tartare: salmone e zenzero; scampo, pepe e lime; tonno e guacamole. La tartare gioca anche col risotto, piatto che si può scegliere anche col clima più mite e presentato in maniera particolare con crema di cavolfiori viola, tartare di scampi e topinambur croccante. Altro piatto imperdibile dell’Osteria della Bullona la Costoletta con chips di patate viola e maionese fatta in casa. Per concludere in dolcezza, imperdibili il Tiramisù dell’Osteria e il Tortino di mousse di ricotta e cioccolato.

APERITIVO CONVIVIALE
La convivialità è un must all’Osteria della Bullona ed è assicurata dal grande tavolo centrale in cui socializzare in maniera informale con gli altri ospiti dell’Osteria o consumare un aperitivo veloce da accompagnare ai gustosi amuse bouche dello chef.  

LA CANTINA E I SUOI “ORFANELLI”
Per accompagnare le proposte dello chef si può scegliere tra le 100 etichette presenti nella cantina a vista che occupa un’intera parete della sala. Le etichette sono vere chicche di piccole aziende vinicole, alcune visitate personalmente dal proprietario, di quasi tutte le regioni italiane e senza tralasciare alcune eccellenze nostrane ed estere. Agli amanti del buon bere l’Osteria della Bullona riserva una sorpresa: una selezione di vini definita ‘’Orfanelli’ in quanto bottiglie pregiate in tiratura limitata. Su tutti un Tignanello del 1977 prodotto da Antinori, icona del vino Toscano nel mondo, dai fantastici aromi di frutta a bacca nera e dal corpo pieno e fresco.

LUNCH BUSINESS ACCATTIVANTE
Più informale e veloce la proposta per il business lunch in cui il menu cambia ogni giorno per seguire la stagionalità e gli ingredienti più freschi scelti giornalmente dallo chef. Un business lunch accattivante nella proposta e anche nel prezzo.




















In Romagna è nato un nuovo ReBël, per un’estate spumeggiante Esce dalla Tenuta Colombarda di San Vittore di Cesena (Fc) un bianco spumantizzato, leggero e floreale, ottenuto da uve Bombino Bianco




Un nuovo, fresco e accattivante perlage firmato Tenuta Colombarda. Su questa texture si concretizza l'ultima uscita enologica a firma della cantina di San Vittore di Cesena (Fc): il ReBël Bianco, che fa seguito all’uscita di qualche mese fa del ReBël Rosè (da uve Sangiovese).
Il vino è ottenuto da uve Bombino Bianco in cui predominano sapidità, profumi floreali e quella nota inconfondibilmente fresca di una spumantizzazione realizzata con metodo Charmat. Il ReBël Bianco offre in calice una chiara e contemporanea idea vitivinicola che parla la lingua e la cultura del territorio d’origine, la Romagna.
Il ReBël è uno Spumante brut Rubicone Igp Bianco che interpreta in modo identitario un vitigno importante nella storia della Romagna in bottiglia. Grazie alla fermentazione effettuata in acciaio a temperatura controllata, a cui segue la maturazione per due mesi in autoclave e altri due in bottiglia, è un prodotto che sa unire una beva semplice e immediata con una complessità organolettica prodotta da una grande attenzione durante l'intera filiera di vinificazione. Grazie alla texture, resa possibile da un substrato di sabbia da disfacimento di arenaria dei terreni, esposti a nord-est a 170 metri sul livello del mare, a una vendemmia esclusivamente manuale dal quale provengono le uve, questo vino si caratterizza per una struttura succosa e sostanziosa in cui l'effervescenza gioca con una intrigante tessitura del sorso.
Il ReBël Bianco si presenta nel calice di un giallo paglierino brillante e trasparente, sorretto da un perlage gentile, fine e molto persistente. Al naso si caratterizza per la sua spiccata freschezza e intensità dove i sentori di piccola frutta a polpa gialla predominano. Intrigante la nota amaricante tipica del vitigno che si appoggia a una complessità floreale. In bocca esprime tutto un carattere del terroir dal quale nasce. Vino fresco, suadente e capace di arricchirsi ad ogni sorso. In primis emergono le note più sapide e minerali accompagnate da sentori di frutta a polpa gialla non troppo matura e fiori bianchi e gialli. Il tutto sorretto da una spiccata acidità che invoglia al sorso in una scorrevolezza fragrante del suo bouquet. Servito a 8-10° il ReBël Bianco è l'abbinamento perfetto con crudità di pesce ma anche piccoli crostacei, frittura di paranza e primi piatti di mare. Da provare con un classico accostamento di formaggi freschi come lo Squacquerone di Romagna Dop oppure con l'intramontabile saraghina alla brace. Il ReBël bianco è l'ideale accompagnamento in calice per un brindisi festosi o per un aperitivo conviviale e gioviale.


domenica 9 giugno 2019

Il Panificio Righini di Camino al Tagliamento in Borghi d’Europa


Dopo un anno di degustazioni, di acquisti seguendo le ‘voglie’ quotidiane, i giornalisti e i comunicatori della rete internazionale Borghi d’Europa, hanno scelto il Panificio Righini
di Camino al Tagliamento per il Percorso Internazionale ‘I Mulini del Gusto e le Vie del
Pane’.
“ Si tratta di un itinerario culturale che coinvolge sei paesi europei e che suggerisce alcune
soste del gusto presso mulini storici e panetterie artigiane, fortemente impegnate sul versante
della qualità”,osserva Renzo Lupatin,presidente di Borghi d’Europa.

Emiliano fa un pane buono e basta.
Dalla scelta attenta delle farine ( con una attenzione al proprio territorio, quello friulano per intenderci!), alla giusta lievitazione, alla proposta di una ‘carta del pane’ ricca di opportunità,
il panificio Righini difende e valorizza l’artigianalità quasi sacrale dell’arte bianca.

Nei prossimi interventi nelle Terre di Mezzo i prodotti di casa Righini verranno riproposti
nel corso delle trasmissioni multimediali di Borghi d’Europa, a significare una scelta meditata
e consapevole : occorre dar voce a chi lavora eticamente !
Risultati immagini per immagini panificio righini camino al tagliamento

sabato 8 giugno 2019

RADICI DEL SUD 2019: I VINCITORI DELLA QUATTORDICESIMA EDIZIONE


75 i vini premiati dalle quattro giurie composte da giornalisti e buyer che hanno assaggiato gli oltre 300 vini in concorso. Lunedì le premiazioni al Castello di Sannicandro di Bari
A Sannicandro di Bari sono stati resi noti i 75 vini vincitori del Concorso Internazionale di Radici del Sud 2019. I tre vini vincitori assoluti verranno invece svelati lunedì 10 Giugno alle 19.00 nel Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari durante la Conferenza conclusiva del XIV Salone dei Vini e degli Oli del Meridione. Per tutta la giornata di lunedì al Castello, il pubblico potrà assaggiare i prodotti di oltre 125 realtà enologiche, olearie e gastronomiche meridionali al Salone dei vini e degli oli del Sud Italia. Dalle 21.00 alle 24.00 l'appuntamento sarà invece con il grande banco d'assaggio nel cortile del Castello di Sannicandro di Bari, dove ad accompagnare gli oltre 300 vini ci saranno le specialità preparate dagli chef Nazario Biscotti, Leonardo Vescera, Michele di Palma, Antonio Scalera e Donato Calvi del Ristorante Calvi.
Alla quattordicesima edizione del Concorso di Radici del Sud hanno partecipato oltre 300 vini, suddivisi per categorie di uvaggio e valutati da quattro giurie: due composte da giornalisti, influencer e wine writer italiani e internazionali e due formate da buyer provenienti da Paesi europei come Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Germania, ed extraeuropei come Svizzera, Russia, Polonia, Australia, Stati Uniti e Cina.
Di seguito i vini che la giuria dei giornalisti ha decretato come primi e secondi classificati nelle diverse categorie.
Spumanti bianchi da uve autoctone: I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi e Couvée Brut Millesimato 2017 Cantine Strapellum; Spumanti rosè da uve autoctone: Dovi Rosé 2015 Ferrocinto e Centocamere Rose' 2017 Tenute Barone G.R. Macrì; Falanghina: Falanghina Del Sannio 2017 Rossovermiglio e Costanza 2017 Cantine Kandea; Grillo: Grillo Parlante, 2017, Fondo Antico; Greco: Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum e Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta; Malvasia: Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi e 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921; Fiano: Contrada Sant'Aniello 2015 Vigne Guadagno e Zoe 2018 Terracalò; Nero Di Troia: Felice Ceci 2012 Giancarlo Ceci e Donna Clelia San Severo Nero Di Troia Dop 2013 Leonardo Pallotta; Primitivo: Papale Oro 2016 Varvaglione 1921 e Tumà 2017 Masseria Cuturi; Aglianico: Likos 2015 Vigne Mastrodomenico e secondi ex aequo Irpinia Aglianico Doc 2015 2015 Tenuta Del Meriggio e Nonna Seppa 2013 Cantine Delite; Rosati da vitigno autoctono del Sud Italia: Terra Cretosa Aleatico 2018 Borgo Turrito e Kreos 2018 Castello Monaci; Gruppo misto vini bianchi da vitigni autoctoni: Pollino Bianco 2018 Ferrocinto e Rocci 2017 Cantina Coppola 1489; Negroamaro: Selvarossa 2015 Due Palme e Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna; Gruppo misto vini rossi da vitigni autoctoni: Barbera Del Sannio 2018 Monserrato 1973 e Gran Tiati Gold Vintage 2013 Teanum; Nero D’Avola: Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello e Baglio Chitarra Nero D'Avola 2018 Cantina Chitarra; Aglianico del Vulture: Likos 2015 Vigne Mastrodomenico e Forentum 2015 Vitis In Vulture; Taurasi: Taurasi Docg 2013 Antico Castello e Pentamerone 2012 Cantine Delite; Vini Bio: Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini, secondo L’Insolito 2018 Michele Biancardi Cantine E Vigne Daune e terzo Clara Fiano 2017 Giancarlo Ceci.
Di seguito i vini premiati come primo e secondo per ciascuna categoria dalla giuria dei wine buyers. 
Spumanti Bianchi da uve autoctone: I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi e Frenesia Rossovermiglio; Spumanti Rosè da uve autoctone: La Stipula 2014 Cantine Del Notaio e Leggiadro 2015 Produttori Di Manduria; Falanghina: Civico 2 2018 Tenuta Fontana e Levata 2018 Monserrato 1973; Grillo: Rocce Di Pietra Longa, 2016, Centopassi; Greco: Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta e Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum; Malvasia: 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921 e Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi; Fiano: Contrada Sant'Aniello 2015 Vigne Guadagno e Biancofiore 2018 Cantine Kandea; Nero Di Troia: primo Troqué 2017 Borgo Turrito e Otre Nero Di Troia 2016 Teanum e secondi ex aequo Cherrug 2013 Cantine Kandea; Primitivo: Artas 2016 Castello Monaci e Tumà 2017 Masseria Cuturi; Aglianico: Nonna Seppa 2013 Cantine Delite e Valentinia 2013 Viticoltori Lenza; Rosati da vitigno autoctono del Sud Italia: primi ex aequo Pescarosa 2018 Elda Cantine, Cirò Rosato Doc 2018 Librandi e Talenti Rosato 2017 Cantina Gentile e secondo Ventifile 2018 Cantine Tre Pini; Gruppo misto vini bianchi da vitigni autoctoni: Grillo Magaddino 2018 Magaddino e AdÈNzia Bianco 2018 Baglio Del Cristo Di Campobello; Negroamaro: Salice 2016 Varvaglione 1921 e Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna; Gruppo misto vini rossi da vitigni autoctoni: Piscriddi 2015 Tenuta Cobellis e Duca Sanfelice 2015 Librandi; Nero D’Avola: Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello e Nero D'Avola Magaddino 2017 Magaddino; Aglianico Del Vulture: Il Nibbio Grigio 2013 Cantine Strapellum e secondi ex aequo Stupor Mundi 2014 Carbone Vini e Calaturi 2014 Tenuta I Gelsi; Taurasi: Pentamerone 2012 Cantine Delite e Taurasi Docg 2013 Antico Castello; Vini Bio: primo Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini, secondo Segreto Di Bianca 2017 Masseria Cuturi e terzo Civico 2 2018 Tenuta Fontana.
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Coffe Encounters: arriva il primo home barista training in Italia


Una serie di appuntamenti per avvicinare il pubblico al mondo dei caffè specialty, anche preparato a casa o nel proprio spazio di lavoro.
Luoghi unici e insoliti dove incontrarsi per degustarlo, reinventando un momento speciale durante un rituale tutto italiano.

Milano, 6 Giugno 2019 – Si è tenuto oggi il primo appuntamento dei Coffee Encounters,
un progetto nato dalla collaborazione con La Marzocco Home e il content creator e food blogger Michael Gardenia, fondatore di Fusillo Lab e grande appassionato di cucina e caffè, nonché esperto Home Barista.

Il nome del progetto, Coffee Encounters, sottolinea il piacere di riunire in luoghi ricercati e
raffinati, persone diverse ma accomunate dalla voglia di ricercare qualità e autenticità in ogni dettaglio, a partire dall’espresso.

Il primo appuntamento si è tenuto nel vivace quartiere Isola, presso Offfi, il bellissimo
negozio di fiori e piante del noto flower designer Mario Nobile.
Si è entrati subito nel vivo dell’evento con il corso Home Barista, dedicato a giornalisti e
influencers. Un modo particolare per far provare in prima persona ad usare la Linea Mini e
ad approcciare il mondo degli specialty, grazie ad un percorso di tasting a base di tre caffè monorigine di Peacocks Coffee Roasters. Espresso, cappuccino ed espresso tonic sono stati preparati e raccontati da Michael Gardenia, in abbinamento ai piatti realizzati e rielaborati in chiave gourmet dallo Chef Gianluca Rossetti, ispirati alla scena delle caffetterie internazionali.

Scram on toast – crostone di pane, scrumbled eggs, toma di alpeggio e erba cipollina; chia pudding con latte di cocco, crema di ananas, menta e fragole; hummus di ceci con pomodorini arrosto, pesche caramellate e finocchietto; crema pasticcera all’acqua, meringa, frutti di bosco e basilico.

Un format innovativo e interattivo che vuol essere un vero e proprio viaggio sensoriale, un
percorso di conoscenza e di consapevolezza su una delle bevande più diffuse ma allo
stesso tempo meno conosciute al mondo.
I prossimi appuntamenti si svolgeranno in posti come uno studio di design, un negozio di biciclette, un barber shop, ecc. Tutti luoghi accomunati dalla qualità degli ambienti e dalla ricercatezza dei prodotti e servizi offerti, per raccontare la lunga storia del caffè, che parte dal territorio di origine e finisce in bocca: un’esperienza da vivere in ogni tazza.

I caffè di Peacocks selezionati da Fusillo Lab saranno da Offfi, in Via Carmagnola 8, per tutto il mese, fino al 30 giungo, a disposizione di amici, collaboratori e clienti che vorranno provare a prepararli in espresso grazie alla Linea Mini.