Continua la quinta edizione del cartellone culturale del Museo Bagatti Valsecchi "Stasera al Museo. Lasciami mezz'ora per vedere" con un nuovo appuntamento teatrale. Dal 14 al 18 ottobre, per cinque repliche, va in scena nel Salone d'Onore La casa in collina, una nuova produzione originale del Museo Bagatti Valsecchi ispirata all'omonimo romanzo di Cesare Pavese, che viene adattato per la prima volta per il teatro.
Lo spettacolo, con la regia di Mario Scandale, la drammaturgia di Giulia Bartolini e l'interpretazione di Noemi Apuzzo e Christian La Rosa, è il quinto spettacolo prodotto dal Museo e il secondo della stagione 2026. Realizzato con la supervisione scientifica di Fondazione Cesare Pavese, il progetto nasce da un percorso di ricerca sviluppato nell'ambito della 48ª edizione di AstiTeatro e rappresenta la prima collaborazione tra il Museo Bagatti Valsecchi e il festival dedicato alla ricerca teatrale contemporanea.
"Lasciami mezz'ora per vedere" è il filo conduttore dell'intera programmazione culturale 2026 del Museo Bagatti Valsecchi: un invito a rallentare lo sguardo, osservare con maggiore attenzione ciò che ci circonda e lasciarsi interrogare dall'arte. In questo orizzonte si inserisce La casa in collina, che restituisce al presente le domande e le inquietudini del romanzo di Cesare Pavese.
Ambientato nell'estate del 1943, la vicenda segue Corrado, professore torinese rifugiatosi sulle colline sopra il Po per sfuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Qui ritrova Cate, un amore giovanile, e il figlio di Cate, Dino, di cui sospetta la paternità. Quando la guerra rende impossibile ogni forma di neutralità, Corrado è costretto a confrontarsi con il peso delle proprie responsabilità, verso il bambino, verso la storia e verso sé stesso. Attraverso questa vicenda, lo spettacolo pone una domanda che conserva tutta la sua urgenza: come reagisce un essere umano quando la guerra irrompe nella sua vita?
Se il Futurismo in quell’epoca celebrava la velocità e la modernità, questa opera teatrale restituisce invece il tempo sospeso dell'attesa, l’inazione e la difficoltà del vedere prima di scegliere. Corrado, il protagonista, osserva il mondo mentre tutto intorno precipita e cerca di comprendere da che parte stare: il suo sguardo, fragile e profondamente umano, diventa una riflessione sulla responsabilità individuale di fronte alla storia in relazione a chi eredita le conseguenze delle nostre scelte.
L’adattamento di Giulia Bartolini conserva il nucleo etico ed esistenziale del romanzo, traducendolo in una drammaturgia contemporanea a due personaggi. Al centro, Corrado e Cate: due modi opposti di attraversare la guerra e di misurarsi con ciò che accade intorno a loro. Mentre Cate sceglie progressivamente di prendere parte, Corrado osserva, comprende, dubita e cerca nella collina una distanza che possa proteggerlo dalla Storia. Ma con l’inasprirsi del conflitto, quella distanza diventa impossibile da mantenere. Attraverso dialoghi, ricordi e confessioni rivolte agli spettatori, la guerra entra così nella dimensione più intima dei personaggi, nei loro legami, nei desideri e nelle responsabilità individuali. Senza offrire risposte o giudizi, lo spettacolo interroga la distanza tra ciò che comprendiamo e ciò che siamo disposti a fare, restituendo al presente tutta la forza delle domande poste da Pavese.
"Questo adattamento teatrale de La casa in collina nasce da un’ipotesi – spiega il regista Mario Scandale – e se un Dino ragazzo, più grande, sopravvissuto al conflitto, incontrasse Corrado e gli ponesse una domanda: cosa deve fare un uomo quando arriva una guerra? Tutta la messa in scena è il tentativo di restare dentro quella domanda. Corrado parla al pubblico come se parlasse a un figlio, a chi viene dopo di lui e gli chiede conto delle sue scelte. È un dispositivo che mi riguarda da vicino. Sono quarantenne, e guerra non è per me una parola astratta, ma qualcosa che sento accadere; è nelle immagini, nelle notizie, nei corpi degli altri, ogni giorno, accanto a me. Corrado cerca per tutto il testo una distanza giusta da questa guerra, abbastanza vicino al fuoco da sentirne il calore, abbastanza lontano da non bruciarsi. Riconosco in questo lo stesso movimento, la stessa tentazione di restare a guardare. Non so se questa regia risponderà alla domanda di Dino. So che nasce da lì. Corrado non sa se è padre, e forse non vuole saperlo. Quella paternità desiderata e mai assunta fino in fondo mi sembra vicina a una condizione più larga, quella di chi fatica ad assumersi una responsabilità, culturale, intellettuale, fisica, verso chi viene dopo. Per la messa in scena ho scelto di affidare il senso del mio pensiero registico all'interpretazione degli attori, Christian La Rosa e Noemi Apuzzo. La messa in scena sarà essenziale, costruita sui gesti, sulla voce, sui corpi. Il Salone d'Onore del Museo Bagatti Valsecchi, con i suoi arredi e la sua memoria, sarà il contrappunto naturale a questa essenzialità. Con Giulia Bartolini portiamo avanti un lavoro che ci sta a cuore, misurarci con grandi romanzi e con la loro trasformazione in scrittura scenica, un esercizio che ogni volta ci costringe a interrogare di nuovo cosa significhi portare un testo in scena. Per me è la seconda produzione con il Museo Bagatti Valsecchi: un percorso che considero un grande arricchimento, un'occasione rara di libertà e sperimentazione."
“La casa in collina non è un romanzo politico nel senso in cui spesso intendiamo questa parola: non indica una parte, non costruisce eroi, non dà risposte. È politico perché pone una domanda sulla responsabilità individuale: cosa facciamo quando la Storia ci chiede di prendere parte? Nell’adattamento abbiamo spostato questa domanda dal pensiero all’azione, per vedere cosa produce sui corpi e sulle relazioni, cosa accade agli altri quando scegliamo di agire o di sottrarci. Lo abbiamo fatto attraversando la lingua di Pavese, cercando di conservarne l’altezza, il ritmo e la capacità di tenere insieme il quotidiano e il pensiero, e portandola dentro il dialogo e l’azione scenica. Abbiamo cercato così di entrare nel presente senza rispondere a quella domanda, ma consegnandola intatta allo spettatore di oggi, ai figli di oggi: un testamento per noi e per chi verrà dopo di noi.” aggiunge la drammaturga Giulia Bartolini.
L’opera teatrale è nata da un percorso di residenza artistica ospitata lo scorso giugno nell'ambito della 48ª edizione di AstiTeatro. Un’esperienza creativa di cinque giorni, che prevedeva un'immersione nei luoghi pavesiani, attraverso una visita alla Casa Museo di Santo Stefano Belbo per poi proseguire con una visita agli spazi dell'Archivio Storico di Asti. La residenza ha rappresentato un momento di ricerca e sperimentazione dedicato al passaggio dalla parola alla scena, con particolare attenzione alla riscrittura del personaggio di Cate, restituita come una donna concreta e combattiva, al tempo stesso fragile e potente. La lettura scenica ha costituito una tappa fondamentale del processo creativo, offrendo agli artisti l'opportunità di confrontarsi con il pubblico e di affinare la drammaturgia in vista della produzione finale.
Più che una rilettura del romanzo, La casa in collina è una riflessione che guarda all’opera di Pavese come a un testamento: una domanda consegnata alle generazioni successive su cosa significhi restare umani quando la guerra entra nelle nostre vite e ci costringe a scegliere. In questo senso, la messa in scena trova nel Museo Bagatti Valsecchi un luogo naturale: uno spazio dedicato alla conservazione e alla trasmissione della memoria, dove l’arte diventa uno strumento per interrogarsi sul presente e sul nostro rapporto con ciò che scegliamo di custodire.
Attraverso la figura di Corrado, lo spettacolo interroga il nostro presente: che cosa significa oggi custodire ciò che riconosciamo come valore - la bellezza, la memoria, le tracce di ciò che siamo stati - dentro un tempo che sembra continuamente riscriverne il senso? È una domanda che il teatro, come ogni forma d’arte, non si limita a porre, ma rilancia nello spazio condiviso della scena, affidandola allo sguardo dello spettatore.
“Con La casa in collina il Museo Bagatti Valsecchi conferma il desiderio di utilizzare anche il linguaggio teatrale per raggiungere un pubblico sempre più ampio e diversificato” afferma Antonio D’Amico, Direttore del Museo Bagatti Valsecchi. “Immaginare il Museo come un luogo che produce contenuti culturali, pieni di messaggi che migliorano il nostro umore e ci arricchiscono, ci consente di custodire e regalare bellezza, offrendo a ciascuno un piccolo rifugio per l'anima in cui ritrovarsi e sentirsi a casa. La nostra sfida è quella di portare queste attività anche al di fuori delle nostre mura, per raggiungere pubblici fragili e fare in modo che la cultura sia beneficio di tutti. Un obiettivo che perseguiamo anche grazie al prezioso contributo di partner come Altemasi Trentodoc, Amaro Alpino e Valverde, che credono nel nostro progetto.”
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