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martedì 8 settembre 2026

I TURCS TAL FRIÙL IL TESTO DI PASOLINI TORNA IN SCENA CON ALESSANDRO SERRA

 


L’11 e il 12 settembre al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

la prima nazionale dello spettacolo

parte del progetto di Cinemazero per i 50 anni dal terremoto

 

 



 

 

Pordenone, 08 settembre 2026. Una tragedia antica, una lingua che diventa poesia, una comunità chiamata a confrontarsi con la distruzione e con la propria capacità di resistere. È I Turcs tal Friùl, l’opera che un giovane Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944 guardando alla tradizione della tragedia greca, e affidando alla lingua friulana una storia di invasione, dolore e resistenza. A quasi ottant’anni dalla sua scrittura e nel cinquantesimo anniversario del terremoto che nel 1976 distrusse il Friuli, il testo torna in scena in prima nazionale in una nuova scrittura di scena firmata da Alessandro Serra. Lo spettacolo è il cuore del progetto di Cinemazero “I Turcs tal Friùl 1976–2026: 50 anni dopo il terremoto”, curato da Luca Giuliani e Roberto Calabretto, un percorso che intreccia teatro, cinema, musica e memoria per rileggere, attraverso l’opera di Pasolini, il rapporto tra comunità, identità, perdita e ricostruzione.

Lo spettacolo - anteprima di Itinerari nel teatro contemporaneo - è una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, con Teatri Stabil Furlan e Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Confindustria Udine e Banca 360 FVG, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine, in collaborazione con Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia, ERT – Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Comune di Casarsa della Delizia e Comune di Gemona del Friuli.

 

Alessandro Serra è tra le figure più riconosciute del teatro contemporaneo, regista, autore e fondatore della compagnia Teatropersona. La sua ricerca, si distingue per un teatro di grande potenza visiva e fisica, costruito sulla centralità del corpo dell'attore, sulla drammaturgia delle immagini e sul dialogo con le dimensioni rituali e archetipiche. Proprio in vista del debutto, fissato l’11 e 12 settembre alle 20.30 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il regista offre alcune anticipazioni sulla sua rappresentazione dell’opera pasoliniana e sul lavoro che porterà in scena, fornendo alcuni punti cardinali della sua ricerca e condividendo il senso della sfida di trasformare in teatro un testo di Pasolini, affidandosi alla forza poetica della lingua friulana, scelta in discontinuità con quella italiana, considerata lingua del regime.

Il regista ha infatti affrontato il testo pasoliniano in una nuova scrittura scenica, ricordando che per comporla, il giovane Pasolini «si rifà alla più antica opera teatrale dell’Occidente: I Persiani di Eschilo» e sceglie di farlo attraverso una lingua appresa da adulto, «ascoltando i contadini, vocabolario alla mano». Una lingua che, sottolinea Serra, «non è fonetica ma poetica e perciò, in qualche modo, musicale».

 

 

 

 

È proprio da questa dimensione poetica che nasce la sfida della nuova messinscena. Pasolini indica un’ambientazione, ma non costruisce uno spazio teatrale, non determina musica o danza. «Queste prodigiose mancanze rendono I Turcs l’opera ideale per una scrittura di scena che si attiva a partire dalla poesia», racconta il regista. Per l’autore, che si è più volte confrontato con le lingue minoritarie e la loro potenza evocativa, nel testo di Pasolini «Le parole sono pure e naturali» e un esempio perfetto di questa natura lo si trova in termini come «rosada, che si staglia su tutte. Significa rugiada, ma nel suono c’è una rosa che si schiude. La pronunci e la realtà si distorce in acqua».

La tragedia racconta l'incursione ottomana del Friuli del 1499 attraverso la vicenda della comunità di Casarsa e dei due fratelli Pauli e Meni.Nella circolarità della Storia, la voce del popolo capace di reagire alla distruzione torna ciclicamente e ne I Turcs sembra anticipare una delle immagini più forti della storia del Friuli dopo il terremoto: quella di una comunità che, il giorno dopo il sisma, conta le pietre e comincia a ricostruire.

 

È anche per questo che il testo pasoliniano è stato scelto come punto di partenza del progetto di Cinemazero. «In occasione del cinquantesimo anniversario del debutto, abbiamo inteso I Turcs come un dispositivo culturale», spiega Luca Giuliani, curatore del progetto, «riconoscendogli quell’insieme di pratiche, discorsi, istituzioni, simboli e relazioni che, da cinquant’anni, contribuiscono a produrre, di volta in volta, un determinato modo di guardare al Friuli e al mondo».

 

La prima rappresentazione dell’opera, avvenuta dopo il sisma, si inserisce infatti in un momento in cui la realtà stessa del Friuli era stata profondamente distrutta. Da allora I Turcs tal Friùl ha assunto progressivamente «il peso di uno dei testi fondativi della cultura friulana, e non solo», conoscendo numerose riprese e riletture. «La riflessione sulle ragioni di una nuova messa in scena e la conseguente rilettura dei Turcs», continua Giuliani, «si configurano come la riattivazione di un paradigma capace di mettere in scena, in forma tragica e rituale, il rapporto tra comunità, storia e perdita».

 

La prima nazionale di I Turcs tal Friùl segna così il punto di partenza di una grande produzione teatrale: un progetto che nasce dall'incontro tra la parola di Pier Paolo Pasolini e la ricerca scenica di Alessandro Serra, ma guarda fin dall'origine oltre i confini del territorio in cui prende forma. Con l'ambizione di portare sui palcoscenici nazionali una rilettura di grande forza e riconoscibilità autoriale.

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