Senigallia dal 16 al 18 ottobre diventa la capitale dell’Outsider Art ospitando l’XI edizione del Festival dell'Outsider Art e dell'Arte Irregolare dal tema Atelier d’arte: quali mondi?, un evento nazionale itinerante nato per valorizzare la creatività di artisti che operano al di fuori dei canali espositivi tradizionali e delle norme estetiche convenzionali.
Il Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare nasce nel 2014 da un’idea del Comitato il Nobel per i Disabili, associazione voluta da Dario Fo e Franca Rame, e del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. La sua prima edizione si è svolta nel 2016 presso la Libera Università di Alcatraz, il centro culturale fondato da Jacopo Fo e profondamente legato all’eredità artistica e civile dei suoi genitori.
L’obiettivo del Festival è mettere in discussione l’idea tradizionale di arte, mostrando che la creatività non dipende da formazione o riconoscimento istituzionale, ma può nascere ovunque. Inoltre ha un forte valore sociale, perché valorizza persone spesso escluse, trasformando l’arte in uno strumento di espressione e partecipazione. Per questo è sostenuto da una rete di atelier e collettivi storici che non sono semplici laboratori, ma veri centri di produzione culturale dove gli artisti vengono seguiti professionalmente. Luoghi fondamentali perché offrono agli artisti i materiali, lo spazio e, soprattutto, la legittimazione necessaria per passare da "pazienti" a “autori”.
L’XI edizione è organizzata e ospitata da Lapsus, un atelier di arteterapia che opera a Senigallia dal 2013 fondato e guidato dall’arte terapeuta Andrea Simonetti che ha deciso di scegliere come tema per l’edizione 2026 proprio Atelier d’arte: quali mondi?
L'atelier non è semplicemente uno studio d'artista, ma è uno spazio in cui la creatività prende forma, si costruiscono relazioni, si sperimentano linguaggi e si rende possibile l'espressione di ciascuno.
Nel panorama dell'Outsider Art e dell'Arte Irregolare gli atelier sono realtà molto diverse tra loro: alcuni nascono all'interno dei servizi di salute mentale, altri in associazioni culturali, cooperative sociali o spazi indipendenti. Cambiano i contesti, i metodi e le persone che li abitano, ma condividono un principio fondamentale: mettere l'autore al centro del processo creativo, rispettandone tempi, linguaggio e autonomia.
L'atelier è un luogo che si costruisce ogni giorno. Non esiste una formula unica per condurlo: c'è chi interviene con discrezione, chi propone percorsi condivisi, chi privilegia la totale libertà espressiva. Ogni esperienza sviluppa un proprio equilibrio tra ascolto, accompagnamento e sperimentazione. È proprio questa pluralità a rappresentarne il valore. Quindi con questa edizione il Festival sceglie di spostare lo sguardo dalle sole opere ai luoghi che le rendono possibili. Raccontare un atelier significa raccontare il processo creativo, il ruolo degli operatori, il rapporto tra arte e comunità, la costruzione dell'autorialità e il valore della relazione. Significa interrogarsi su come nasce un'opera, ma anche su come nasce un contesto capace di accoglierla.
Senigallia dal 16 al 18 ottobre 2026 diventerà dunque un grande atelier diffuso, costituto da un insieme di mostre, installazioni, laboratori, convegni e tavoli di lavoro che metteranno in dialogo atelier provenienti da tutta Italia, ciascuno con la propria storia e il proprio modo di intendere la pratica artistica. Il Festival diventa così un luogo di scambio tra esperienze differenti, in cui artisti, operatori, studiosi e cittadini possono incontrarsi, osservare, confrontarsi e costruire nuove relazioni.
Con l’apertura del festival inaugurerà una mostra a Palazzetto Baviera che sarà aperta fino al 15 novembre curata da un comitato nazionale e focalizzata sui lavori dei maggiori esponenti della corrente dell’Art Brut di livello nazionale ed internazionale. Si intitola Tum Tum Atelier a cura di Riccardo Bargellini, Chiara Borgaro e Gaetano Verde e, realizzata in occasione del centenario della nascita di Dario Fo, propone una riflessione sul ruolo degli atelier come luoghi di nascita della ricerca artistica, della sperimentazione e della relazione.
Il titolo richiama il battito evocato in Storia della tigre, una delle opere più rappresentative di Dario Fo: un ritmo primordiale che precede la parola e accompagna il gesto creativo. È proprio questo battito a diventare la metafora del fare artistico che anima gli atelier di Outsider Art, luoghi in cui il linguaggio prende forma attraverso segni, immagini, materiali e relazioni.
Il percorso espositivo si sviluppa in quattro sezioni, ispirate ad altrettanti aspetti centrali della ricerca di Dario Fo: ilgrammelot, come espressione di linguaggi non convenzionali; la satira, intesa come sguardo critico sulla realtà; la Comune, che richiama l'atelier come spazio di creazione condivisa e di costruzione collettiva; e infine la poliedricità dell'artista, capace di attraversare discipline, tecniche e forme espressive differenti.
Più che un omaggio celebrativo, la mostra mette in dialogo l'eredità culturale di Dario Fo con le pratiche dell'Outsider Art contemporanea, evidenziando come temi quali la libertà espressiva, la sperimentazione, il lavoro collettivo e la ricerca di linguaggi personali continuino a rappresentare elementi fondanti dell'esperienza degli atelier. Attraverso opere provenienti da atelier italiani, il progetto curatoriale invita il pubblico a guardare oltre il risultato finale, restituendo valore ai processi creativi, ai contesti di produzione e alle relazioni che rendono possibile la nascita di ogni opera.
Oltre alla mostra il programma del festival sarà arricchito da una serie di attività, tra cui workshop per le scuole secondarie di secondo grado, condotti dagli arteterapeuti Andrea Simonetti, presidente dell'Associazione Lapsus e Veronica Cavalloni e un convegno a tema Atelier e Outsider Art. Tra storia e scenari contemporanei a cura di Tea Taramino e Giorgio Bedoni, con il coordinamento di Roberto Boccalon e la partecipazione di relatori di rilievo nazionale e internazionale, tra cui Heike Roegler e Sabine Lessmann. Sarà uno spazio di confronto tra ricerca, pratica e progettazione culturale, per aprire un dialogo sul significato dell'atelier oggi, mettendo in relazione esperienze, approcci e visioni differenti e contribuendo a costruire una rete sempre più ampia tra gli operatori del settore.
Il Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare vuole creare un dibattito sul tema dell’atelier, perchè parlare di atelier significa, in fondo, parlare di comunità, di luoghi in cui l'arte non è soltanto un risultato da esporre, ma un processo da vivere e condividere. Ed è proprio in questi spazi che l'Outsider Art e l'Arte Irregolare continuano a crescere, trasformando non solo chi crea, ma anche chi guarda.
www.lapsuscreativo.org
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