L’esposizione, a cura di Lü Peng (critico e storico dell’arte), con Manuela Schiavano (curatrice indipendente) e Massimiliano Vitali (curatore del MUSEC), è allestita sui due piani nobili di Villa Malpensata a Lugano. Il percorso si articola in sette sezioni tematiche, ciascuna delle quali approfondisce un aspetto cruciale della ricerca di Chen Xi, in dialogo con i mutamenti storici, culturali e sociali della Cina dagli anni ’90 a oggi. La prima sezione, “The Everyday (The 1990s)”, si concentra sulle opere giovanili, realizzate in un’epoca di fermento politico e sociale. In questo periodo, Chen Xi adotta una pittura materica ed espressionista, carica di tensione e vitalità, per rappresentare la quotidianità urbana nella Cina della rivoluzione economica. Le masse in movimento, la disillusione e la speranza collettiva emergono con forza nelle sue tele, dove l’urgenza del cambiamento si manifesta attraverso un tratto diretto e ardente. Con “The Queen’s New Clothes”, seconda sezione della mostra dedicata ai primi anni 2000, l’artista introduce una riflessione sul corpo femminile e sulla tensione tra visibilità e identità. L’emergere di nuove libertà individuali, soprattutto per le donne, si traduce in un cambiamento radicale anche nel linguaggio pittorico: Chen Xi passa da un’espressività deformata a un fotorealismo rigoroso, spogliato di giudizi morali, ma capace di indagare la fragilità dell’apparenza. La precisione dell’immagine mette in primo piano la vulnerabilità pubblica e mediatica, specialmente nel contesto dell’epidemia di SARS del 2003. La terza sezione, “Object Language”, esplora il potenziale narrativo degli oggetti. Chen Xi dipinge nature morte enigmatiche, in cui la rappresentazione di piccole sculture e oggetti comuni creano atmosfere cariche di significati nascosti. Ogni oggetto diventa simbolo di un ricordo o di un legame invisibile con chi osserva. Il senso delle opere non è mai esplicito, ma si costruisce attraverso associazioni emotive e percettive, trasformando ogni elemento in una traccia silenziosa di memoria. |
Installation view, A Rabbit's Tale, FCM MUSEC Lugano |
La quarta sezione, “Rabbit on the Run”, rappresenta il cuore simbolico dell’intero progetto espositivo. Il coniglio, figura ricorrente nel lavoro di Chen Xi, diventa allegoria dell’essere umano: un’entità fragile, sfuggente, carica di interrogativi sull’esistenza, sulla sofferenza, sulla gioia e sul ciclo perenne tra tragedia e commedia. In questa serie, il coniglio è anche il ritratto poetico dell’artista stessa, che attraversa la storia e il tempo senza mai trovare risposte definitive. Questo ciclo si estende fino all’inizio della pandemia di Covid-19, accentuando la sua carica esistenziale e interrogativa. La quinta sezione, “Seeing the Great in the Small”, presenta una serie di schizzi e disegni preparatori che rivelano le prime intuizioni dell’artista. Si tratta di opere poco interessate alla rifinitura o alla perfezione formale, ma capaci di esprimere in modo autentico e coinvolgente l’origine del processo creativo. Questi disegni permettono di cogliere i punti di partenza da cui prendono forma diverse serie, e al contempo possiedono un valore artistico autonomo. Tracciando contorni o lasciando segni d’inchiostro sulla carta, Chen Xi suggerisce la possibilità di intravedere mondi molto più ampi. Nella sesta sezione, “The Lace Paintings”, Chen Xi introduce un elemento apparentemente decorativo ma denso di significati culturali e simbolici: il pizzo. Attraverso questo materiale, l’artista riflette sull’intimità e sul corpo, unendo materia e significato simbolico. Il pizzo diventa così veicolo di una riflessione sottile sulla sensualità, la memoria e la delicatezza della soggettività femminile. L’ultima sezione, “No Island Ever Stands Alone”, presenta un’installazione composta da due sculture che offrono una riflessione sulla condizione umana in un futuro prossimo. In un’epoca segnata da uno sviluppo tecnologico accelerato, crisi politiche e disordini globali, Chen Xi si interroga sul destino dell’umanità e sulla fragilità della civiltà. Le forme scultoree, inizialmente ispirate a figure riconoscibili – come una testa di coniglio – si trasformano nel processo creativo in entità fluide e amorfe, dando forma all’inconscio e all’instabilità dell’esistenza contemporanea. L’“isola” evocata nel titolo non è un rifugio, ma un’illusione: in un mondo interconnesso e precario, nessuno può davvero essere un’isola. |
Installation view, A Rabbit's Tale, FCM MUSEC Lugano |
La mostra si conclude con un video-documentario della durata di circa un’ora che ripercorre la carriera artistica di Chen Xi attraverso interviste, approfondimenti sulle sue opere, visite al suo studio e documentazione delle sue principali esposizioni. “La pratica di Chen Xi rimane ancorata alla realtà cinese, pur aprendosi a una pluralità di esperimenti linguistici. Ancora oggi, la sua ricerca continua a interrogare i dilemmi più profondi dell’esistenza, nella volontà di instaurare un dialogo autentico con il proprio tempo. Questa mostra costituisce, in tal senso, un caso esemplare per comprendere lo stato dell’arte contemporanea in Cina” – dichiara Lü Peng, curatore della mostra e del catalogo. Per l’occasione, sarà pubblicato il catalogo “Chen Xi – A Rabbit’s Tale”, edito da Skira e curato da Lü Peng, autorevole critico e storico dell’arte, che ha contribuito a promuovere all’estero alcuni dei più innovativi artisti cinesi contemporanei. La pubblicazione si inserisce nella collana “Global Aesthetics” del MUSEC e si distingue in quanto prima monografia internazionale in lingua inglese dedicata alla celebre artista cinese. La prima parte si focalizza sulle opere esposte nella retrospettiva allestita a Lugano, la seconda parte è dedicata a otto esposizioni rappresentative della sua carriera. Oltre al testo introduttivo di Lü Peng, la pubblicazione è arricchita dai saggi di Francesco Paolo Campione, direttore del MUSEC, e dei critici Jia Fangzhou, Jeff Kelley, Wang Chunchen, Wang Huangsheng, Yang Xiaoyan e Yin Ying. Nell’ambito di “Global Aesthetics”, progetto di ricerca dedicato alle forme della creatività contemporanea, il MUSEC ha già presentato a Lugano il lavoro di artisti internazionali quali Mr. Savethewall (2025), Hu Junjun (2024), Yang Xiaojian (2024), Luca Pignatelli (2023), Filipe Branquinho (2023), Simone Pellegrini (2023), Attasit Pokpong (2023). |
Installation view, A Rabbit's Tale, FCM MUSEC Lugano |
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