“Lo chiamiamo Dolce di San Gaudenzio e non “pane”, proprio per distinguerlo dalla tradizionale preparazione: è una creazione nostra, legata alla storia della nostra famiglia e a Novara”, spiegano Luisa e Luca Caldarola.
Soffice e avvolgente, il Dolce di San Gaudenzio è un lievitato artigianale arricchito con marron glacés, cioccolato fondente e nocciole, ingredienti che evocano il calore dell’inverno e i sapori delle merende di una volta. A renderlo unico è anche la forma, che richiama la sommità della cupola della Basilica di San Gaudenzio, gioiello architettonico e identitario che da secoli accompagna la vita della città.
San Gaudenzio, primo vescovo di Novara tra il IV e il V secolo, è una figura profondamente radicata nella memoria collettiva. Ogni anno, il 22 gennaio, la sua festa diventa un momento di incontro e appartenenza, in cui la città si riconosce e si ritrova. Caldarola traduce questo sentimento in pasticceria, dando forma a un dolce che non replica la tradizione, ma la racconta attraverso un linguaggio contemporaneo e personale.
“Ai tempi di nostro nonno era un dolce lievitato a forma di cupola, addirittura a tre piani, ricoperto di marron glacé – raccontano i fratelli Caldarola – era una lavorazione molto complessa, ma fortemente simbolica. Con il tempo abbiamo scelto di semplificarlo, mantenendo però la forma e gli ingredienti principali: un omaggio alla cupola del nostro Duomo e ai nostri ricordi d’infanzia, alle bancarelle attorno alla piazza, quando nostro padre ci comprava i marroni affumicati”.
Il Dolce di San Gaudenzio nasce così come una creazione esclusiva di Pasticceria Caldarola, un prodotto artigianale che intreccia territorio, stagionalità e ricordo. Un dolce pensato per essere condiviso in famiglia o regalato come segno di appartenenza alla città e alle sue tradizioni.
Disponibile solo nel mese di gennaio nelle pasticcerie Caldarola, il Dolce di San Gaudenzio invita a vivere la festa patronale oltre la ricorrenza ufficiale, trasformando ogni giorno in un piccolo rito di dolcezza e memoria.
Credits Foto Aromi.Group
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