"Le dichiarazioni del cancelliere tedesco Merz sono assolutamente condivisibili: resta però da capire quale deve essere la "miglior difesa"! Infatti, le barriere dei dazi troppo spesso finiscono per danneggiare i consumatori del paese che le applica, imponendo costi che vanno a rinforzare le casse del suo paese a danno dei consumatori stessi. Vanno invece fatte politiche di tutela dei marchi e brevetti, applicazione dei principi del WTO, rispetto delle norme europee sulla fiscalità, sulla privacy e antitrust in modo da avere sempre un mercato libero, ma regolato da principi che rispettino i ns fondamenti, compreso giustizia, ambiente, tutela di consumatore e lavoratori, quelli insomma che ispirano la nostra Europa partendo dalla Rivoluzione francese: libertà, fraternità e uguaglianza." Lo ha dichiarato Sandro Bottega, patron di Bottega SPA, l'azienda vitivinicola veneta di Bibano (Treviso) che esporta l'86% dei propri vini tra cui il celebre Prosecco. "Dovremo applicare politiche di promozione dei prodotti europei, che hanno il livello qualitativo migliore del mondo (qualità intesa a 360°, dal prodotto ai mezzi di produzione, lavoratori, ambiente), e che deve essere spiegato e promosso nel mercato. È vero che, a lunga scadenza, i dazi possono tutelare le produzioni locali, ma solo se queste sono in grado di far fronte alle esigenze del mercato. Infatti, quello che è successo negli ultimi 40 anni, è che le imprese del mondo occidentale, hanno delocalizzato verso paesi più convenienti dal punto di vista produttivo, con il risultato che oggi ci troviamo senza strutture e manodopera capace di recuperare quelle attività. Per accelerare il processo di reindustrializzazione bisogna quindi agire su politiche di lungo periodo con un cuneo fiscale ridotto, scuole che formano il personale, educazione a certi tipi di lavoro che oggi possono sembrare troppo umili per un consumatore europeo, strutture produttive e tecnologie d'avanguardia che permettano di ridurre il gap di costi verso i paesi dove oggi si è localizzato, normative adeguate e far rispettare le nostre norme a chi vuole vendere nel nostro continente, in primis tutelare i propri lavoratori come fossero in Europa: se non faremo questo, oltre al danno causato dai dazi, avremo la coscienza di chi fa produrre i propri prodotti in condizioni non inumane; non dimentichiamo che oltre 40 milioni di consumatori americani vive grazie al sussidio alimentare e che il 62% degli americani ha meno di 1.000 $ in banca (in Italia almeno l'80%).

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