30 gennaio – 21 marzo, 2026
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martedì - sabato: 11 – 18 GióMARCONI |
Ricordo quanto è grande la tua casa
Le cucine hanno anime gialle, dense e morbide, appesantite di calore, odori e forme di ogni colore e dimensione, con fondi pesanti e tozzi da spingere in bocca.
Lui, lui e lui, figlio, papà e padre, fratello e amico, tutti qui. La scena non è muta. I corpi parlano forte quanto le voci. Riuniti qui dal Chiamante col grembiule, il custode degli spazi.
Messaggio ricevuto, letto, risposta, messaggi inviati. Ricevi, invia, invia, ricevi, pausa. Ricevi, il donatore è in arrivo. Lanterne punteggiano i marciapiedi del nord dove i gigli dei afferrando i colli, strisciando sul marciapiede, sui sedili dei passeggeri, avvolti in abiti familiari, ubriachi di travestimento. Tutti i ragazzi di giglio, di mattone o di pietra, cercano dolci ripari nelle braccia, nei letti e nelle gambe degli altri. Le loro teste, lampade raggianti di indifferenza. Bulbo avvolto nel nero che guarda soltanto la propria luce
L’ho fatto tutto il giorno
Le piante sono sui davanzali da settimane, i capelli grigi si accumulano sui ripiani e si accalcano negli angoli. Polvere. La cera della candela gocciola, sfuggita al bruciare, punteggia qua e là, trattenendo ogni granello che tocca. Il tempo è migliorato e, da qui, le previsioni apparivano più favorevoli. Pulire rimette in ordine chi indossa questa casa. Lui ha fatto quello che lei ha fatto tutto il giorno. Lavare il pavimento. Tirare via i capelli. Canticchiare in coro con l’aspirapolvere e il suo risucchio. Che fare di tutta questa memoria e di questa età? Nessuna famiglia ha viaggiato più lontano del proprio tappeto. Steso su questa città fatta di divani giace un corpo modellato da una loro linea. La grazia Niente figli, ma gli animali hanno ancora il pelo. .
Devin N. Morris
La Galleria Gió Marconi è lieta di annunciare Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset, la prima mostra personale in Italia dell’artista americano Jonathan Lyndon Chase e la sua prima esposizione con la galleria. La mostra esplora i momenti quotidiani della vita queer nera in città. Riflette sulla memoria e sulla mente, sul corpo e sull’anima, sul passare del tempo, sugli opposti e sull’equilibrio, sulla leggibilità e sull’astrazione. Chase suddivide il piano terra della galleria in spazi interni privati, tra cui un soggiorno, una camera da letto, una cucina e un bagno. Sono questi i luoghi in cui la figura si muove e interagisce, rivelando stati emotivi, mentali e psicologici. Ogni ambiente diventa un paesaggio a sé. Gli interni agiscono come un archivio e un riflesso di questi elementi. Lo spazio stesso sembra vivo, come un corpo, con crepe, fili scoperti, tubi che gocciolano, soffitti che perdono e un tappeto che conserva molte storie. |

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