Facciata Galleria Borghese, ph. Luciano Romano
©Galleria Borghese
Forte del successo di pubblico registrato nel 2025
con oltre 630.000 biglietti venduti,
la Galleria presenta un programma che conferma
la sua vocazione di museo in dialogo con il presente.
Nel 2026 l’istituzione si aprirà a pubblici sempre nuovi e diversificati,
ospitando una mostra straordinaria ispirata alle Metamorfosi di Ovidio,
attivando collaborazioni istituzionali internazionali
e dando spazio a progetti di ricerca e sperimentazione.
Roma, 19 gennaio 2026. Arriva al 2026 forte di un grande successo di pubblico la Galleria Borghese di Roma, che nel 2025 ha registrato 630.759 biglietti venduti, un record che supera di gran lunga il numero di visitatori degli anni precedenti, attestato intorno ai 600.000, e che sottolinea l’impegno dell’istituzione a rendere sempre più accessibili a pubblici ampi e diversificati la sua straordinaria collezione e i suoi spazi unici al mondo.
Anche per il 2026, in linea con questo obiettivo, il museo offrirà al pubblico un programma attento all’inclusione ma volto anche ad offrire sempre nuove chiavi di lettura della collezione, che comprende una grande mostra, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dedicata alle Metamorfosi di Ovidio e un denso calendario che coniuga tutela e valorizzazione, ricerca scientifica e sperimentazione, apertura internazionale e attenzione all’esperienza del pubblico. Il museo rafforza il suo impegno sul piano dell’accessibilità culturale, promuovendo un dialogo continuo tra passato e presente e nuove modalità di relazione con le opere e il patrimonio materiale e immateriale che custodisce.
Il programma si apre il 20 gennaio 2026 con Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco globale, progetto realizzato in collaborazione con il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, in programma fino al 22 febbraio 2026. La mostra presenta per la prima volta in Europa due straordinarie opere di Zanabazar (1635–1723), uno scultore eccezionale che è stato anche una figura centrale della cultura mongola e del buddhismo tibetano. Nel Salone Mariano Rossi, una Tara verde e un autoritratto in bronzo dell’artista in trono, provenienti dal Chinggis Khaan National Museum di Ulan Bator in Mongolia, entrano in dialogo con la collezione di Scipione Borghese, che coltivò intensamente il rapporto con l’estremo Oriente. La presenza dei due bronzi attiva inoltre un confronto inedito con le opere di Gian Lorenzo Bernini. L’accostamento mette in relazione mondi geograficamente e culturalmente distanti, accomunati da una forza creativa e da una profonda capacità di innovazione formale. Il progetto si inserisce idealmente nel solco della mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini (Scuderie del Quirinale, 2025), approfondendo il tema delle connessioni transculturali e della circolazione delle forme nel Seicento.
Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale - Installation view - Ph. A. Benedetti
©Galleria Borghese
Il 2026 riprende il filo delle mostre dossier, progetti di ricerca dedicati a un numero selezionato di opere del museo. Con Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello (10 marzo – 3 maggio 2026) e Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese (17 marzo – 10 maggio 2026), ciascuna allestita in una singola sala, la Galleria Borghese intende restituire al pubblico momenti fondamentali nella storia della collezione, a testimonianza del continuo percorso di ricomposizione del suo aspetto originario, offrendo nuovi punti di vista. La prima delle due esposizioni celebra il ritorno a casa di una preziosa allegoria, recentemente acquisita dalla Galleria Borghese, che nella collezione di Scipione Borghese era attribuita a Raffaello; la seconda riporta all’attenzione del pubblico la figura singolare di Marcello Provenzale, innovatore della tecnica del mosaico nella Roma di Paolo V, uno dei più significativi revival di questa pratica artistica ed è realizzata in collaborazione con la Pinacoteca di Cento.
Cuore del programma espositivo è, dal 23 giugno al 20 settembre 2026, la grande mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, in cui va in scena dal 6 febbraio al 25 maggio 2026. Nato da un dialogo scientifico condiviso, il progetto si sviluppa a Roma in una configurazione autonoma e originale, concepita in stretta relazione con la collezione, gli spazi e la storia della Galleria Borghese. A partire dalle Metamorfosi di Ovidio, uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale, la mostra esplora il tema della metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. Dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco fino ad artisti di secoli più vicini a noi – tra cui Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin, fino a Gerôme, Rodin e Brancusi – l’esposizione restituisce la forza visiva e concettuale dei racconti ovidiani, capaci di dare forma a passioni, desiderio, conflitti, violenza e redenzione. Intorno all’Apollo e Dafne e al Plutone e Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, e agli altri capolavori a soggetto mitologico della Galleria, la mostra riafferma l’attualità del mito e il suo ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario europeo.
La Galleria Borghese ringrazia Intesa Sanpaolo - Gallerie d’Italia e Webuild Spa per il loro sostegno.
A completare il programma contribuiscono nuovi percorsi tematici, didascalie multilingue, audioguide aggiornate ed esperienze immersive: strumenti pensati per approfondire la storia della Galleria, dell’architettura della palazzina e degli allestimenti e sottolineare le trasformazioni che l’hanno attraversata nel tempo, accompagnando il pubblico alla scoperta delle collezioni.
Con il programma 2026, la Galleria Borghese conferma il proprio ruolo nella ricerca storico-artistica, nell’innovazione e accessibilità culturale.
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