Ottimi risultati dagli Stati Uniti con un +15% di bottiglie vendute sul 2018. Il Consorzio di Tutela: intensificare la promozionePeschiera del Garda, 31 gennaio 2020 – Cresce il Lugana nei mercati mondiali e chiude l’ultima campagna di commercializzazione con un +27% sull’anno precedente, raggiungendo le 22 milioni di bottiglie vendute. La DOC conferma ancora una volta il proprio primato dell’export, con oltre il 70% di imbottigliato che oltrepassa il confine e quote maggioritarie da attribuire ancora una volta alla capolista Germania e agli Stati Uniti.Ma sono soprattutto gli USA a mostrare per la DOC performance senza precedenti, con un +15% di bottiglie importate rispetto al 2018, e a confermarsi quindi come mercato di maggior potenziale e interesse per le esportazioni vinicole del Lugana, che continua a guardare a ovest senza timore e anzi con fiducia e ottimismo. Il Consorzio di tutela ha infatti deciso di aumentare gli investimenti e intensificare le iniziative promozionali che interesseranno le principali piazze del vino degli States, da New York a San Francisco, da Seattle a Denver, da Miami a Boston. Certamente preoccupa il tema dazi, che rischia di diventare un conto molto salato anche per i produttori gardesani, in una situazione che a tutti gli effetti mina l’intero comparto vinicolo continentale. E il discorso vale soprattutto per il vino italiano, che resta tra i vini imbottigliati più richiesti dal consumatore medio statunitense. “La temporanea tregua raggiunta in questi giorni tra USA e Francia ci fa sperare” afferma il Direttore del Consorzio Andrea Bottarel, e continua “la tendenza sembra infatti quella di prendere il giusto tempo per raggiungere accordi che tutelino i reciproci interessi, come nel caso Brexit. Il vino italiano esportato in USA e UK muove di fatto un indotto importante anche per gli operatori del settore dei paesi di destinazione. È doveroso essere prudenti, ma sarebbe altresì controproducente arrestare ora la promozione in un momento di effettiva crescita”.La DOC Lugana non registra soltanto un trend di vendite decisamente positivo, ma anche in termini di posizionamento guadagna il podio per essere il vino bianco italiano con il prezzo medio allo scaffale più alto sfiorando quota 8 Euro a bottiglia, con un aumento del 35,7% in valore e del 31% in volume sull’anno precedente (dinamica che in effetti ha interessato l’intero comparto, provocando cambiamenti significativi nei trend di acquisto nazionali e internazionali). Un grande obiettivo per il Consorzio, che proprio negli ultimi mesi si è esposto in favore di interventi e comportamenti, da parte di ogni attore della filiera produttiva, che salvaguardassero ed aiutassero ad aumentare il valore economico della Denominazione Lugana. Dichiara il Presidente Ettore Nicoletto ”siamo soddisfatti dei risultati e pronti ad affrontare la prossima campagna in un clima di serenità commerciale, in un mercato che si prospetta equilibrato, a fronte anche delle misure di governo richieste e messe in atto in vista dell’ultima vendemmia”.Infine il Consorzio del Lugana apre il programma promozionale 2020, come sempre ricco e variegato, al fianco di Slow Wine, nell’ambito degli apprezzati tour che portano l’eccellenza vitivinicola italiana nel mondo, precisamente il 3 febbraio a Monaco di Baviera e dal 18 al 25 febbraio negli Stati Uniti. Il Lugana torna in scena agli immancabili appuntamenti con Prowein a marzo e Vinitaly ad aprile, per proseguire a maggio con due masterclass aperte a stampa ed operatori ad Amburgo e Vienna – che si aggiungono a due panel di degustazione in collaborazione con la rivista di settore di lingua tedesca Vinum – e con la London Wine Fair (UK). Il primo e intenso semestre di attività della Denominazione del Garda si chiuderà con l’attesa kermesse itinerante dedicata esclusivamente al Lugana, declinato in tutte le sue tipologie, Armonie Senza Tempo, che quest’anno ha scelto come proscenio l’eclettica e dinamica piazza di Milano.
blogazzurro
venerdì 31 gennaio 2020
LUGANA DOC UNA DENOMINAZIONE IN CONTINUA CRESCITA
LE INIZIATIVE PER MILANO VETRINA DEL GUSTO
A Milano presentato alla stampa il programma 2020 dell’Associazione Borghi Europei del Gusto e quattro territori con le loro meravigliose produzioni enogastronomiche
Nell' “Osteria della Stazione” di Milano, una deliziosa trattoria “verace” di Milano, i giornalisti dei “Borghi Europei del Gusto”, hanno presentato il progetto 'L'Europa delle Scienze e della cultura', patrocinato dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica- Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella Regione Adriatico Jonica), che si sviluppa per tutto il 2020 in oltre dieci Paesi europei. In tale occasione sono stati presentati ben quattro territori, con i loro prodotti di eccellenza: il Friuli (che giocava in casa, visto che l’Osteria è il tempio della cucina friulana a Milano) il Veneto, la Valtellina e l’Emilia-Romagna.
Si è iniziato con la Degustazione dell’ ”Ostrica Rosa di Scardovari”, nel Delta veneto del Po, presentata da Alessio Greguoldo, che, in collaborazione con l’azienda francese Tarbouriech, ha sviluppato un originale processo di produzione. Non si è trattato di un’impresa facile, visto che la bassa escursione di marea non rendeva possibile l’esposizione delle ostriche all’aria per alcune ore, che è indispensabile per garantire la qualità del prodotto. Si è dovuti quindi ricorrere ad un macchinario, grazie a cui le ostriche nella loro fase iniziale di crescita vengono incollate a funi, quindi messe a dimora in acqua. Poi, azionando un motore comandato da terra e completamente alimentato da energia eolica e fotovoltaica, è possibile metterle periodicamente a secco, simulando così l’effetto della marea.
Il risultato è stato grandemente apprezzato dai giornalisti, grazie anche all’abbinamento con il “Tokai che-non- si- chiama- tokai- ma solo Friulano” dell’Azienda Agricola Mont’Albano di Savorgnano, che non ha fatto rimpiangere qualsiasi Champagne.
Il Friuli ha poi trovato la sua piena espressione nel racconto di David Pesce di “Friulando”, una rete di cinque aziende friulane che amano il proprio territorio, votata alla valorizzazione del territorio con l’organizzazione di piccoli gruppi per tour esperenziali, dedicati particolarmente alla conoscenza di “food&wine” regionali. Non avendo potuto mostrarci meraviglie come la “Casa delle Farfalle” o accompagnarci lungo tutta la Strada dei Vini e dei Sapori, David Pesce, si è limitato a farci degustare il magnifico Prosciutto di San Daniele del Prosciuttificio Prolongo, accompagnato naturalmente dagli altri vini dell’Azienda Mont’Albano , ma ciò è bastato per far innamorare tutti i giornalisti presenti di questo territorio e degli splendidi suoi figli enogastronomici.
E’ stato poi il turno della Valtellina, zona di viticoltura eroica da un bel pò particolarmente apprezzata e comunicata dalla Redazione dellla Testata Borghi d'Europa e ottimamente rappresentata ed illustrata dall'Azienda Agricola Alberto Marsetti di Sondrio con le 2 prestigiose etichette Valtellina Superiore Grumello Docg (che è proprio il nome della sottozona vinicola tipica dov'è situata la Cantina Marsetti) e il Valtellina Superiore Le Prudenze Docg.
Oltre a questi due grandi vini rossi, perfettamente abbinati alla altre portate proposte dall'Osteria della Stazione, va sicuramente menzionato anche lo Sforzato della Valtellina DOCG , sempre di Alberto Marsetti, che ha inaspettatamente accompagnato il dolce a base di cioccolato.
Ha chiuso l’evento la presentazione di un progetto nato in Emilia-Romagna : “Appennini Ars Coquinaria”, voluto da Rete Esa (Excelentia Superior Animus). Si tratta di una originale iniziativa di imprenditori, locali e non, per valorizzare l’area appenninica, in particolare l’Appennino Tosco Emiliano, un territorio pieno di ricchezze paesaggistiche, storiche e naturali, che tuttavia dagli anni ’50 del secolo scorso ha visto un progressivo impoverimento demografico ed economico.
Per Rilanciare quest’area, il progetto, che vede la collaborazione di Enti come la Facoltà di Scienze e Tecnologie Agrarie dell’Università di Bologna, mira innanzi tutto a riscoprire e valorizzare gli antichi prodotti di queste terre, che sono degli autentici tesori nutrizionali e salutari.
Si è ritenuto che il turismo possa essere individuato come elemento primario di questa ripresa economica. Per attivare un flusso turistico verso le località montane, si utilizzerà innanzi tutto la motivazione enogastronomica, sensibilizzando la rete di ristoranti ed agriturismi locali, così da renderli interpreti di una rinnovata cultura alimentare (che unisca tradizioni, gusto e benessere) per costituire il primo elemento di questo fenomeno di rinascita, che poi riguarderà anche altri comparti, come l’artigianato, la piccola industria ecc.
In quest’ottica Rete ESA - Excellentia Superior Animus, che promuove e patrocina l’iniziativa di Borghi Europei del Gusto, presenterà in particolare il proprio progetto a “TRIESTE ESOF 2020 - Capitale Europea della Scienza”.
In tale occasione infatti, una relazione sarà dedicata al progetto della Rete Esa e dell’Università di Bologna, teso ad una valorizzazione delle coltivazioni antiche e di qualità dell’area appenninica, viste come primo passo verso la rinascita di un’economia ecocompatibile dell’Appennino.
Photo Credits by Endstart Photo
L’INNOVATIVO PIANOFORTE ZB200 DI ZANTA RICEVE IL PREMIO IDA International Design Award CON UNA MENZIONE D’ONORE, IL NUOVO CONCETTO DI PIANOFORTE IDEATO DA ENZO BERTI E REALIZZATO DALLA BOTTEGA ZANTA PIANOFORTI HA OTTENUTO IL PRIMO PREMIO NELLA CATEGORIA “DESIGN FOR SOCIETY”
Da pochi giorni, ZANTA Pianoforti (www.zantavenice.it), storico laboratorio di restauro e creazione di pianoforti è stato insignito del primo premio per la categoria Design for Society del prestigioso IDA International Design Award (https://idesignawards.com/), riconoscimento statunitense che, attraverso una giuria di professionisti affermati in ambiti differenti, celebra e promuove progetti e designer dal piglio visionario e giovani talenti emergenti nell’ambito architettura, prodotto, fashion, interior e grafica: “aspires to draw attention to the iconoclasm of design world wide, conceptualizing and producing great work” recita la sua mission.
Zanta Pianoforti ha vinto ricevendo anche la menzione d’onore per il suo ultimo modello: il pianoforte ZB200.
Questo innovativo concetto di pianoforte, ideato dall’Architetto veneziano Enzo Berti e realizzato dalle mani sapienti del fondatore Silvano Zanta e del figlio Roberto (il nome del modello deriva proprio dall’unione delle iniziali dei due cognomi, 200 è la lunghezza dello strumento) è il frutto – vincente - di una riflessione storica sulla forma, mai messa in discussione dalla sua nascita, unita al vincolo della funzione dell’oggetto.
Un gioiello di ingegneria che, partendo dalle linee tracciate da Enzo Berti, ha richiesto lunghi e complessi studi per il suono, la meccanica e la struttura che hanno dato vita ad una nuova armonia musicale che si fonde con la proporzione delle forme.
Il risultato è un pianoforte mezzacoda con le performance di una grancoda che unisce una nuova linea estetica ad un suono inimitabile, realizzato in soli 99 esemplari al mondo, personalizzabili nei colori e nelle finiture.
Secondo i criteri di innovazione, estetica, funzionalità, ergonomia, durevolezza, impatto sull’utente, utilità del progetto, sostenibilità dell’insieme e componente emozionale del prodotto, anche la giuria del premio IDA International Design Award, ha ritenuto che lo ZB200 fosse meritevole del primo posto per la categoria Design for Society, ossia quei prodotti che non sono strettamente di arredamento ma che lasciano il segno per la progettualità alle loro spalle. Una progettualità che coinvolge forma e funzione per creare un impatto reale e duraturo nella vita – in questo caso – di chi lo suona, lo ascolta e lo possiede.
“Ricevere il primo premio con la menzione d’onore all’IDA International Design Award – commentano Silvano e Roberto Zanta – ci conferma che il nostro sforzo produttivo, unito all’orizzonte visionario dell’architetto Berti, ha prodotto un esemplare non solo bello esteticamente, funzionale per il pianista ma anche “comprensibile” per chi gode del suono e del design dello ZB200. Abbiamo “sfidato” lo status quo e il risultato non ha precedenti: è una grandissima soddisfazione che ci ripaga delle lunghe ore di lavoro”
“Quando ci siamo presentati – continuano gli Zanta - per la categoria "Design for society" abbiamo motivato la nostra candidatura descrivendo lo ZB200 come un pianoforte che con la sua voce racconta la musica e ci avvicina all'universo, scatenando emozioni e valori che non hanno confini”.
“Come Architetto, in questo caso vestito dei panni del designer di prodotto - aggiunge Enzo Berti – decidere di analizzare e innovare qualcosa che è rimasto immutato nei secoli ti “costringe” anche ad un rispetto reverenziale che in questo caso è dettato anche dalla funzione. Sono orgoglioso che la giuria abbia compreso lo spirito dello ZB200 nel suo complesso e la sinergia tra me e gli Zanta per superare la dicotomia tra forma e funzione, che solitamente in un pianoforte ha più peso”.
PRESENTATO “RE.NOIR”, IL NUOVO PINOT NERO IN PUREZZA DELL’AZIENDA AGRICOLA REBOLLINI (OLTREPÒ PAVESE)
Gabriele Rebollini: “Abbiamo voluto consolidare il legame con la nostra terra,
vocata all’allevamento di questo importante vitigno internazionale”
vocata all’allevamento di questo importante vitigno internazionale”
Borgoratto Mormorolo (Pavia), 30 gennaio 2020 – Non solo bollicine, ma anche importanti vini rossi, in Oltrepò Pavese! Se, infatti, il Pinot Nero dà prova della sua classe nella produzione di grandi spumanti, è anche vero che i rossi che se ne ottengono sono di raro prestigio. Per questo, l’Azienda Agricola Rebollini, una delle perle vitivinicole della regione, ha voluto affiancare alle proprie eccellenze spumeggianti il nuovo Re.Noir, un Pinot Nero in purezza, frutto della competenza e dell’esperienza dell’illustre enologo e agronomo Leonardo Valenti.
“Proponendo il nostro Re.Noir, spiega Gabriele Rebollini, titolare dell’azienda (che due anni fa ha celebrato il mezzo secolo di attività), abbiamo voluto consolidare il legame con la nostra regione: una terra vocata all’allevamento di questo importante vitigno internazionale, che proprio sulle colline oltrepadane trova l’ambiente ideale per regalarci vini di valore assoluto”.
Re.Noir esordisce sulle tavole e sugli scaffali delle enoteche con l’annata 2016. Si tratta di un Pinot Nero di sorprendente intensità, piena espressione del terroir dal quale proviene. Vino complesso, fine ed elegante, al naso presenta aromi di fiori appassiti, sottobosco, terra e funghi, confermandosi in bocca con persistenza, sapidità, carattere.
Il Pinot Nero destinato a Re.Noir è allevato a cordone speronato con potatura corta (resa di 50 quintali di uva per ettaro) e con diradamento dei grappoli in agosto. La vendemmia 2016 è avvenuta nella prima decade di settembre, con una doppia selezione dei grappoli: dapprima sulla pianta e successivamente in cantina. La macerazione è durata due settimane, con ripetuti délestage. L’affinamento, al termine della fermentazione malolattica, è avvenuto per 12 mesi in botti di rovere francese e successivamente per 15 mesi in bottiglie coricate.
Fondata nel 1968, l’Azienda Agricola Rebollini ha 35 ettari di vigneti e una produzione annuale di circa 100 mila bottiglie. Oltre al nuovo Re.Noir la cantina propone una gamma di 16 etichette, suddivise in quattro linee: Bollicine, Superiore, “Base” e vini Speciali (Novello e Passito).
“Proponendo il nostro Re.Noir, spiega Gabriele Rebollini, titolare dell’azienda (che due anni fa ha celebrato il mezzo secolo di attività), abbiamo voluto consolidare il legame con la nostra regione: una terra vocata all’allevamento di questo importante vitigno internazionale, che proprio sulle colline oltrepadane trova l’ambiente ideale per regalarci vini di valore assoluto”.
Re.Noir esordisce sulle tavole e sugli scaffali delle enoteche con l’annata 2016. Si tratta di un Pinot Nero di sorprendente intensità, piena espressione del terroir dal quale proviene. Vino complesso, fine ed elegante, al naso presenta aromi di fiori appassiti, sottobosco, terra e funghi, confermandosi in bocca con persistenza, sapidità, carattere.
Il Pinot Nero destinato a Re.Noir è allevato a cordone speronato con potatura corta (resa di 50 quintali di uva per ettaro) e con diradamento dei grappoli in agosto. La vendemmia 2016 è avvenuta nella prima decade di settembre, con una doppia selezione dei grappoli: dapprima sulla pianta e successivamente in cantina. La macerazione è durata due settimane, con ripetuti délestage. L’affinamento, al termine della fermentazione malolattica, è avvenuto per 12 mesi in botti di rovere francese e successivamente per 15 mesi in bottiglie coricate.
Fondata nel 1968, l’Azienda Agricola Rebollini ha 35 ettari di vigneti e una produzione annuale di circa 100 mila bottiglie. Oltre al nuovo Re.Noir la cantina propone una gamma di 16 etichette, suddivise in quattro linee: Bollicine, Superiore, “Base” e vini Speciali (Novello e Passito).
Azienda Agricola Rebollini
Località Sbercia, 1, 27040 Borgoratto Mormorolo PV - t.0383872295
giovedì 30 gennaio 2020
I nuovi tartufi di Gennaro Bottone puntano all'estero
Lo storico laboratorio partenopeo del gusto di Gennaro Bottone, specializzato nel mondo della cioccolateria, lancia sul mercato nazionale e internazionale la nuova linea di tartufi artigianali. “Ho sempre creduto nel “buono” e nella ricerca di materie prime di alta qualità per produrre dolci gustosi e sani” racconta il Maestro Gennaro Bottone. “Per la nostra nuova linea di tartufi gelato artigianali partiamo da latte fresco intero campano e panna fresca che ci vengono forniti da una piccola azienda agricola a chilometro zero. Così scegliamo prodotti certificati come la nocciola Piemonte IGP, tonda gentile delle Langhe, il pistacchio di Bronte DOP, l'amaretto di Saronno, i limoni di Sorrento IGP e una selezione di cioccolato artigianale le cui fave provengono da Perù, Colombia e Venezuela". I nostri tartufi hanno un cuore dolce: cioccolato fondente al 70% (cioccolato monorigine Perù) o un pan di spagna bagnato per il limone di Sorrento o il babà. Nella nuova gamma i gusti sono molteplici: si parte dal classico, quello al Tartufo Nero (con gelato al cioccolato ed alla nocciola, ripieno di cuore tenero al cioccolato fondente, delicata impanatura di cacao e granella di nocciole I.G.P.) o alla nocciola (con impanatura di granella di nocciole IGP); dal caffè al pistacchio di Bronte; dal gusto cocco all'amaretto di Saronno; dal babà al cioccolato&zabaione; dalla Delizia (ripieno di un pan di spagna imbevuto con liquore al limoncello) al croccantino al rhum; dalla ricotta e pera ai frutti di bosco; dal tartufo Roccia (gelato alla gianduja e trionfo di granella di nocciole, ripieno di cuore tenero al cioccolato fondente e impanatura di cialda e granella di nocciole IGP) al torroncino, per 16 golose referenze.
Una maturazione di 24 ore per il latte pastorizzato e una mantecazione del gelato che parte semplicemente dal latte e dalla panna, per una lavorazione a mano con l'ausilio di "parrozzi", le tipiche semisfere di alluminio, per realizzare la tipica forma e una granellatura esterna applicata manualmente.
Il Laboratorio di Gennaro Bottone
Giunti alla terza generazione di maestri cioccolatieri con il figlio Orlando, che porta lo stesso nome del nonno che ha fondato la prima sede napoletana in zona Santa Lucia, dal 1979 Gennaro Bottone lavora in modo artigianale il cioccolato fondente, gianduia, latte, bianco e insegna l’arte del cioccolato a tutti gli appassionati, anche ai più piccini, aprendo il suo laboratorio in via Pietro Castellino, zona Vomero, agli alunni delle scuole elementari, medie e superiori. Un fatturato che si attesta a oltre 1 milione di euro e una produzione di 100 mila pezzi di tartufo artigianale che entro il prossimo anno vuole raggiungere le 200 mila unità per un picco di lavoro che nei momenti di massima affluenza arriva a 30 dipendenti e una distribuzione che si concentra unicamente sul settore HoReCa e alla ristorazione di qualità.
Il 5 febbraio alla Taverna La Riggiola il rinomato riso Magisa della piana di Sibari protagonista di un intero menu dallantipasto al dessert
Un intero menu,
dall’antipasto al dessert, per celebrare il rinomato riso calabrese della piana
di Sibari: questo il leit motiv di “Ris8”, l’evento in programma mercoledì 5
febbraio (ore 20,30) presso la Taverna La Riggiola di Napoli. Ben otto le
portate che lo chef Francesco Pucci preparerà con le diverse varietà di riso
prodotte da Magisa, azienda di Villapiana (Cs) condotta dalle tre giovani sorelle Maria, Giusi e
Sara Praino, affiancate da Paolo e Daniela
Rizzo. Tante le specialità sia campane sia calabresi impiegate nella
preparazione dei piatti. La Campania sarà ben rappresentata dalle torzelle e dai fagioli a formella provenienti
dall’azienda agricola di Pietro Micillo, titolare dalla Taverna La Riggiola; la
Calabria, invece, accanto al riso avrà come altre eccellenze la ‘nduja e il
caciocavallo silano. Il menu della serata spazierà da un classico della
tradizione come il Sartù al più raffinato
Risotto allo zafferano, burro
acido, ostrica grattugiata e caviale, quest’ultimo già presente in carta e
molto apprezzato dalla clientela de La Riggiola.
Anche per i vini che accompagneranno i
piatti dello chef Pucci si è dato spazio sia alla Campania con l’azienda
CantaVitae di Marano di Napoli sia alla Calabria con le Cantine Spadafora 1915 di
Mangone (Cs).
Menu
Panino con farina Jemma, scarola e
sashimi di baccalà
Risotto
Karnak crema di friarielli, baccalà e 'nduja
Sfoglia fritta, spuma di caciocavallo
silano e tartufo nero
Riso nero al salto con fagioli a
formella e cozze
Risotto Karnak allo zafferano, burro
acido, ostrica grattugiata e caviale
Bottone di riso Jemma con ripieno di
ricotta e torzella, condimento alla genovese
Sartù
Cassata infornata con farina Jemma
In abbinamento:
Madreperla
bianco vino spumante brut 2018 Cantine Spadafora 1915
Rosaspina
Calabria Igp rosato 2018 Cantine Spadafora 1915
Falanghina
Campania Igp 2018 Cantavitae
Peperosso
Calabria Igp rosso 2018 Cantine Spadafora 1915
Primitivo Campania Igp 2019 Cantavitae
Ticket di partecipazione:
euro 40
Ingresso solo su prenotazione
Info e prenotazioni:
Taverna La
Riggiola
Vico Satriano, 11
Napoli
Tel. 081 7647030 – 336
847956
mercoledì 29 gennaio 2020
OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta Dancing is what we make of falling 2 MY BODIES A cura di Valentina Lacinio e Samuele Piazza Video meets performance @ OGR Torino
21 febbraio – 22 marzo 2020
Opening: 21 febbraio 2020 dalle 20.30
> Venerdì 21 febbraio 2020, dalle 20.30 | Hannah Black
> Venerdì 28 febbraio 2020, dalle 20.30 | Patrick Staff
> Venerdì 6 marzo 2020, dalle 20.30 | Lorenza Böttner | Eva Egermann e Viktor Neumann
In collaborazione con OGR Public Program | Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT
> Venerdì 13 marzo 2020, dalle 20.30 | Wong Ping | Beatrice Marchi
> Venerdì 20 marzo 2020, dalle 20.30 alle 03.00 | Colette Sadler | Marianna Simnett | Koreless
Serata Finale: OGR SoundSystem, evento in collaborazione con Club To Club Festival
BINARIO 2
OGR - Officine Grandi Riparazioni
Corso Castelfidardo 22, Torino
INGRESSO GRATUITO
Corso Castelfidardo 22, Torino
INGRESSO GRATUITO
Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano MY BODIES, la seconda edizione del progetto Dancing is what we make of falling, a cura di Valentina Lacinio e Samuele Piazza, che dal 21 febbraio al 22 marzo 2020 animerà gli spazi del Binario 2.
Con questa seconda edizione, le OGR proseguono la ricerca iniziata nel 2018 sulle interrelazioni tra video e performance, con un format sperimentale che unisce screening, performance e conferenze: una mostra di video che si susseguono sullo stesso schermo e cinque appuntamenti serali (tutti i venerdì a partire dal 21 febbraio e fino al 20 marzo) in cui ogni settimana viene presentato un nuovo video legato a un evento performativo pensato per gli spazi delle OGR.
Dancing is what we make of falling nasce con l’obiettivo di creare uno spazio di discussione condiviso sui temi dell’alterità e delle responsabilità dell’arte contemporanea nella creazione di immaginari alternativi.
Grazie a Dancing is what we make of falling, lavori di artisti di provenienza e generazioni diverse si sommano in un racconto a più voci, e su più registri.
In un mondo che vede crescere a dismisura le disparità economiche e sociali, in cui si erigono muri fisici e metaforici per tenere l’Altro lontano dagli occhi, in cui ondate sempre più violente di “espulsioni” e rampanti rigurgiti di razzismo dominano lo scenario politico e sociale, il lavoro degli artisti rimane fondamentale, nella sua creazione di immaginario.
Il titolo della mostra prende in prestito un verso del poeta e ricercatore Fred Moten, e diventa una constatazione di quello che, in tempo di crisi, l’arte è chiamata a fare: trasformare la caduta in una danza.
Il focus della seconda edizione del progetto è evidenziato dalla scelta del sottotitolo, preso in prestito da un video di Hannah Black: My Bodies.
Immagine guida dell'edizione 2020 è la rielaborazione di una stampa secentesca destinata a illustrare un atlante anatomico di Giulio Cesare Casseri: un corpo ripreso dalla statuaria antica si offre allo sguardo dello spettatore scorticandosi il ventre.
Un’immagine molto diversa da quella a cui l’anatomia contemporanea ci ha abituato: le viscere del modello mostrano globuli e masse, corpi simili a broccoli, che non trovano riscontro nella nostra rappresentazione del corpo umano, elemento non oggettivo, ma definito dal discorso che lo accompagna.
L’idea alla base dell’edizione MY BODIES è che nuovi concetti legati al corpo, nelle sue accezioni sociali e biologiche, possano emergere dalla sua rappresentazione artistica, prendendo come punto di partenza l’evidenza storica che ha visto nella raffigurazione visiva un campo di discussione privilegiato nella ridefinizione dei limiti e delle configurazioni del corpo umano.
I lavori selezionati ci offrono una riflessione sul corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità, le sue relazioni con il concetto di identità, le sue trasformazioni alla luce dei cambiamenti sociali e tecnologici della contemporaneità, la sua evoluzione, ridefinizione e risemantizzazione. Il corpo è visto come interfaccia privilegiata nei confronti del mondo, come veicolo di desiderio e campo di lotta nella definizione dei diritti.
Alcuni dei corpi della mostra ballano davanti agli occhi dei visitatori, come nel caso di Lorenza Böttner, le cui coreografie e performance, documentate in video raramente mostrati al pubblico, saranno presentate in una lecture performance pensata per le OGR da Eva Egermann e Viktor Neumann, nell’ambito del Public Program sviluppato dalle OGR in collaborazione con Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea.
Il corpo smaterializzato, riconfigurato come veicolo dei flussi digitali è al centro dell’assolo Learning from the future della coreografa Colette Sadler.
Nasce da una sensibilità per la performance e per la danza, espandendosi al video e all’installazione, l’attenzione al corpo nella ricerca di Patrick Staff che per le OGR realizza una nuova performance invitando i visitatori ad entrare in uno spazio inquieto e straniante.
Il corpo in varie declinazioni è al centro della produzione di Hannah Black, che nel suo lavoro spazia dal video alla scultura, dalla scrittura alla performance.
Le animazioni di Wong Ping nascondono, dietro l’apparente “caramellosità” dei colori pop e l’ingenua grafica da animazione da videogioco anni Ottanta, un mondo popolato dalle peggiori perversioni.
Un immaginario che unisce scenari da fiaba e disturbanti riflessioni sul corpo, caratterizza buona parte della produzione dell’artista Marianna Simnett, che dà vita a narrazioni surreali che uniscono a una spinta femminista immaginari di forte intimità e al tempo stesso di grande uneasiness.
Attraverso una pratica che spazia dalla performance alla pittura, dall’installazione al disegno, Beatrice Marchi riesce a creare un vocabolario unico e un immaginario personale in cui coesistono ironia e amarezza, amatorialità e complessità. Tenendo fede alla sua ricerca sospesa tra il camp e la critica sociale, Marchi realizzerà per le OGR una nuova performance pensata appositamente per gli spazi di Binario 2.
Tutte le serate saranno accompagnate da un’introduzione musicale, curata da Ramona Ponzini in dialogo con i temi di ogni singolo incontro, e da una fanzine prodotta in collaborazione con Kabul Magazine, che fungerà da foglio di sala e conterrà la traduzione italiana inedita di un testo sulle tematiche trattate nella serata.
Alcune serate prevedono le collaborazioni con OGR Public Program, a cura di OGR Torino e Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT, e con la rassegna OGR SoundSystem sviluppata da OGR e Club To Club Festival.
Si ringraziano: tutti gli artisti, Galleria Isabella Bortolozzi, Berlin; Commonwealth and Council, Los Angeles; The Society of Friends of Lorenza Böttner; Edouard Malingue Gallery, Hong Kong.
Per le immagini e i contenuti trattati è consigliabile la visione al solo pubblico adulto.
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