EXHIBITION OPENING + PERFORMANCE | Giovedì 16 luglio ore 18.00: Monia Ben Hamouda - opening mostra personale ore 20.00: Kat Válastur & Aho Ssan – MoonJar ore 21.00: Aho Ssan – live set
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17 - 19 luglio LIVE WORKS SUMMIT curato da Barbara Boninsegna e Simone Frangi
venerdì 17 luglio ore 17.00: Angeliki Tzortzakaki – lecture ore 18.30: Pina Danila Gambettola – The Third Bodies ore 19.30: Kristina Kusmina Dreit – Druzhba sent from my iPhone ore 21.30: Tiziano Cruz – Wayqeycuna ore 23.00: Juan Yung-Han – Picking on the Waves
sabato 18 luglio ore 17.00: Hannah Proctor – lecture ore 18.30: Pina Danila Gambettola – The Third Bodies ore 19.30: Luc Ndikumbwimana – RE-VEIL ore 20.30: Katerina Andreou & Melissa Guex – SHOUT TWICE ore 22.30: Publik Universal Frxnd – Born to Lose ore 23.00: Tim Bartel – REMAINS
domenica 19 luglio ore 17.00: Costanza Spina – lecture ore 18.30: Pina Danila Gambettola – The Third Bodies ore 19.30: Abdul Halik Azeez – Authentic Narrative of the Curious Espionage of an Unnamed Moor ore 21.30: Eleni Roberts Kazouri & Vladimir Babinchuk – STRIKE
Ulteriori informazioni e prenotazioni al seguente link
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Giovedì 16 luglio apre l'estate di Centrale Fies il programma di LIVE WORKS SUMMIT (16-17-18-19 luglio 2026) che rappresenta il momento culminante di un processo annuale che unisce scouting, supporto ad artisti emergenti e monitoraggio dei linguaggi performativi contemporanei più innovativi e transdisciplinari. Ad inaugurare la giornata, la mostra personale di Monia Ben Hamouda a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna, che sarà visitabile da giovedì 16 al 26 luglio dalle 18.00 alle 24.00
Ad accompagnare l’apertura della mostra, la performance di Kat Válastur & Aho Ssan, MoonJar (dalle ore 20,00), un’interazione poetica tra suono e movimento. Ispirandosi agli antichi miti della creazione e alla matericità dell’argilla, Válastur e Ssan trasformano lo spazio in un “vaso” magico generatore di suoni, all’interno del quale viene messo in scena un rituale di rinnovamento utilizzando le opere in ceramica dell’artista e ceramista Latika Nehra, che richiamano reliquie e ossa.
La coreografia dialoga con questi oggetti e con i suoni che essi veicolano, evocando preistorici antenati. I movimenti a spirale e circolari di Válastur tracciano archi che riecheggiano i cicli lunari e le torsioni elicoidali del DNA.
A concludere la serata il live set di Aho Ssan (dalle 21,00), compositore e sound designer di musica elettronica di base a Parigi. La sua musica mixa suoni elettronici molto complessi con battiti e ritmi per raccontare la sua esperienza di vita. Ha suonato in molti posti famosi, incluso il Lincoln Center a New York.
La mostra personale di Monia Ben Hamouda, la performance di Kat Válastur & Aho Ssan e il live set di Aho Ssan articolano una riflessione sulle tensioni del nostro mondo sensibile verso il metafisico e l’immateriale.
La personale di Monia Ben Hamouda è un invito ad abitare la complessità, ad accogliere ciò che sfugge alle definizioni e a riconoscere nel linguaggio uno dei luoghi in cui si depositano le eredità che ci attraversano. Nata a Milano da famiglia tunisina, Monia Ben Hamouda, ha sviluppato negli anni una ricerca che attraversa la storia dell’arte del Medio Oriente e quella dell’Europa occidentale, interrogando il linguaggio come qualcosa di vivo, capace di mutare, spostarsi e generare continuamente nuovi significati. Al centro del suo lavoro c’è l’eredità della calligrafia islamica trasmessa dal padre, non una tradizione da preservare immobile, ma una materia in movimento da cui far emergere nuove forme e nuove possibilità di relazione. Sculture monumentali in acciaio, sabbia e spezie abitano lo spazio espositivo trasformandolo in un paesaggio fatto di segni, odori, colori e presenze. In dialogo con la tradizione dell’aniconismo, che privilegia il testo e l’ornamento rispetto alla rappresentazione figurativa, Ben Hamouda costruisce opere che sfuggono a una lettura univoca. Ispirandosi alla poesia najdita, una forma vernacolare nata nella Penisola Arabica del XVI secolo, immagina il linguaggio come qualcosa che attraversa il tempo e le geografie, si trasforma, migra e resiste. A Centrale Fies le grandi sculture sospese sembrano sottrarsi alla gravità, mentre la sabbia invade parzialmente lo spazio espositivo sottoponendo le opere a un lento processo di trasformazione. Non una rovina, ma un modo per interrogare il tempo, la stratificazione della storia e le forme attraverso cui le memorie vengono custodite, tramandate o dimenticate.
Otto artisti selezionati nel 2025 tramite una call internazionale dal board curatoriale di Centrale Fies, composto da Barbara Boninsegna, Simone Frangi, Mackda Ghebremariam Tesfau’, Justin Randolph Thompson, con la curatela esecutiva di Maria Chemello, presentano performance messe a punto durante un anno di residenze, mentorship e formazione. Dal 17 a 19 luglio il pubblico ha l’occasione di assistere alle performance originali di Pina Danila Gambettola (17/18/19 luglio ore 18.30), con The Third Bodies, una performance che prende avvio da un confronto tra la medium Eusapia Palladino e l’antropologo Cesare Lombroso, alla fine dell’Ottocento. A seguire alle ore 20, Kristina Kusmina Dreit presenta Druzhba sent from my iPhone. La performance e l’installazione nascono da un sottile parallelo tra i dipinti del Realismo Socialista e i gesti e le pose presenti nelle fotografie di famiglia dell’artista. Guest artist di venerdì 17 è Tiziano Cruz con Wayqeycuna, ultimo capitolo della trilogia “Tres Maneras de Cantarle a una Montaña”, in cui l’artista articola, attraverso una serie di gesti poetici, i suoi ricordi d’infanzia dell’entroterra dell’Argentina settentrionale con manifesti politici sul mercato dell’arte e sui privilegi di classe. Infine Juan Yung Han con Picking on the Waves esplora attraverso l’animazione il modo in cui gli eventi storici imprimono un movimento persistente nei corpi e nella materia. Parte della programmazione estiva, Luc Ndikubwimana, selezionato per la borsa di studio nominata ad Agitu Ideo Gudeta, fellowship pensata come una forma di affirmative action, dal 2025 in collaborazione con Palazzo Grassi e Fondazione Re Rebaudengo, per contrastare l’assenza di diversità nel panorama artistico legata a barriere materiali e simboliche concrete che si verificano spesso nell’ambito della razzializzazione. Luc Ndikubwimana presenta Re-Veil (sabato 18, ore 19.30) in cui si concentra sullo smascheramento degli archivi ai quali attingiamo quotidianamente evidenziando come siano ancora privi di un approccio decoloniale.
Guest della serata Katerina Andreou e Mélissa Guex che si uniscono in una performance vibrante in cui l’urlo diventa atto di trasformazione dal titolo SHOUT TWICE. A seguire in Sala Comando Publik Universal Frxnd (ore 22.30) presenta Born to Lose, una nuova installazione scultorea e un’esplorazione sonora della morte intesa come transizione da uno stato all’altro, che si articola attraverso l’uso di musica, canne d’organo in legno appositamente realizzate, canto corale e opere scultoree “attivate”. Con REMAINS Tim Bartel esplora l’ambiguità intrinseca del linguaggio attraverso costruzioni e performance basate sull’abbigliamento.
Domenica 19 Abdul Halik Azeez, artista multidisciplinare originario di Colombo, Sri Lanka, indaga le intersezioni tra tardo capitalismo, colonialismo e i processi di costruzione della memoria, della storia e delle politiche identitarie. In Authentic Narrative of the Curious Espionage of an Unnamed Moor il Professor Ifurbad Imurdad inaugurerà la Conferenza Intergalattica sull’Archeologia Mnemonica (ICOMA) presentando le ultime ricerche del Dipartimento MAD (Mnemonics Archaeology Department) dell’Institute of Consummate Memory. Eleni Roberts Kazouri e Vladimir Babinchuk presentano STRIKE, eco di una lotta, in cui tre performer lavorano a partire dalla persistenza di un’immagine di strada, in una lunga sala di cemento che si legge come un corridoio.
A chiudere il weekend di Live Works Summit, la guest artist Alif Hilal (fka Lyra Pramuk) a evocare una rara forma di musica dall’approccio devozionale, di ascolto profondo, contemplazione e trasformazione, quasi un rituale. Artista multidisciplinare americana residente a Berlino (vocalist, compositrice, produttrice, DJ, performer e astrologa), Alif Hilal fonde il potenziale illimitato della voce umana con la magia della tecnologia.
Durante il weekend si terranno le free school, ossia, incontri e lezioni aperte al pubblico a rinforzare le linee culturali e i processi sommersi che guidano la programmazione di Centrale Fies e che costituiscono parte del suo valore. Un momento di “espansione” attraverso lezioni e talk. Ad attivare spazio e pensiero sono: Angeliki Tzortzakaki scrittrice, curatrice e docente nata a Creta e residente ad Amsterdam. La sua pratica, spesso collaborativa e performativa, è stata presentata e pubblicata nei Paesi Bassi e a livello internazionale, presenta una lecture venerdì 17; Hannah Proctor, storica presso la University of Strathclyde, a Glasgow, è ospite a Centrale Fies sabato 18. Attualmente sta lavorando a due progetti editoriali: Communist Cases, dedicato alle scienze sociali negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, e una storia dei “lunghi anni Novanta”. Domenica 19 è la volta di Costanza Spina, vive in Francia da quindici anni, dove ha frequentato Science Po, Istituto di scienze politiche di Rennes. Fonda Manifesto XXI, una delle prime testate queer in Francia.
Il programma prosegue il 22 luglio con Bagnomaria (Milano), Chiara Tagliaferri, Gianluca D’Incà Levis: un’intera giornata dedicata al progetto The Sparks Return, piattaforma di ricerca e alleanza tra pratiche artistiche, territori e comunità. L'estate di chiude con LOVE IS POLITICAL (23-24-25-26 luglio 2026) con Anagoor, Annamaria Ajmone, Chiara Bersani con Lemmo, Dewey Dell, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Industria Indipendente, Laura Tripaldi, LIMINAL, Mali Weil, Michele Bertolino, MOTUS, OPEN GROUP, Rifugio Amore, Sofia Baldi Pighi, Violetta Cottini, Wissal Houbabi, il capitolo dell'estate di Centrale Fies dedicato alle relazioni che attraversano il tempo e continuano a trasformarsi. |
PROGRAMMA E PROTAGONISTI
EXHIBITION a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna 16 - 26 luglio 2026
BLUE BLUE BLUE LIMBO – un-archive, mostra di Industria Indipendente a cura di Michele Bertolino dal 23 al 26 luglio 2026
LIVE WORKS SUMMIT a cura di Barbara Boninsegna e Simone Frangi 17-18-19 luglio 2026 con Tim Bartel, Publik Universal Frxnd, Kristina Kusmina Dreit, Pina Danila Gambettola, Abdul Halik Azeez, Eleni Roberts Kazouri e Vladimir Babinchuk, Juan Yung Han, Luc Ndikubwimana (AGITU IDEO GUDETA FELLOW a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna con Mackda Ghebremariam Tesfau’ e Justin Randolph Thompson), Alif Hilal (fka Lyra Pramuk), Katerina Andreou & Mélissa Guex, Tiziano Cruz, Kat Válastur & Aho Ssan a cura di Virginia Sommadossi ed Elisa Di Liberato 22 luglio 2026
LOVE IS POLITICAL a cura di Centrale Fies 23-24-25-26 luglio 2026 |
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