Il “costo” della visita in cantina
rafforza i contenuti della Guida per
l’Enoturista
Numeri e dati per indagare scelte e
orientamenti da nord a sud:
sale del 7% la media del costo della
visita base;
solo per il 3,8% la visita rimane
gratuita
per il 27% il costo minimo è fissato a
30 euro
Il tema è sempre più di attualità per i
consumatori
La Guida Cantine d’Italia 2026, presentata
a Milano il 29 novembre, rilancia per il terzo anno uno studio su una materia
sempre più interessante e meritevole di indagine.
Scriviamo del costo della visita in
cantina. Nella naturale evoluzione dell’enoturismo, rappresenta un dato
importante e necessario di conoscenza.
Tutte le cantine, salvo poche eccezioni,
indicano oggi i costi per esperienze da svolgere nel corso di una visita, dando
per acquisito il dato che si accede in cantina pagando un servizio e non più
seguendo forme spontanee basate sull’improvvisazione o sulla gratuità.
Scrivere pertanto il costo della visita
in cantina, a fianco della presentazione di ogni realtà, rappresenta un
servizio per il lettore e una informazione che può orientare scelte e comportamenti.
Ed è anche un modo per rendere la Guida più attuale e aggiornata con le nuove
esigenze.
Vi
è stata una lunga fase, per certi aspetti anche pioneristica, in cui, a partire
dalla metà degli anni ’90, si è progressivamente affermato il concetto di enoturismo;
la pratica della visita in cantina in quel periodo era legata a comportamenti
occasionali, basati sullo spontaneismo. Con le cantine poco organizzate in
merito e con gli enoappassionati che poco per volta crescevano in numero e
qualità di comportamento. Cercando la cantina non solo come occasione di
approvvigionamento di vino, ma come luogo a cui guardare per un incontro con il
viticoltore, per ricevere elementi di conoscenza, per comprendere meglio dove
nasceva quel vino che si era degustato magari in città, al di fuori del
contesto ambientale e sociale in cui la singola cantina opera.
Go Wine, oltre 20 anni fa, nella prima
fase di attività, evidenziava la necessità che questo fenomeno venisse poco per
volta reso sempre più professionale e strutturato; in questo contesto il
pagamento di un servizio era una condizione in qualche modo necessaria.
Ovvero visitare la cantina, come si
visita (pagando) un Museo o un edificio storico in un territorio del vino;
sapendo prima orari e condizioni e in modo da poter compiere un’esperienza
turistica organizzata.
Oggi molte cantine sono attrezzate non
solo per accogliere gli enoturisti ma anche per proporre esperienze. Ovvero una
sorta di piccolo (o grande) catalogo di cosa si può fare in cantina. Con un
prezzo dedicato. Come una sorta di parallela carta di servizi che si affianca
ad una carta dei vini in cantina.
I dati che esponiamo rappresentano il
risultato di quanto emerge da Cantine d’Italia 2026; attestano una situazione
complessa che merita più elementi di riflessione.
Il
prezzo della visita in cantina ha superato quella che era una sorta di “soglia
di ingresso”;
ovvero un modo per rendere ordinati gli accessi in cantina, inserendo il costo
come riconoscimento alla disponibilità del produttore all’accoglienza e come
forma di selezione per persone interessate.
Il prezzo della visita sta ora
diventando una sorta di “secondo costo” – sempre in crescita tra l’altro, anche
nell’ultimo anno – che si affianca all’aumento abbastanza generalizzato del costo
delle singole bottiglie di vino.
I dati della nuova indagine vanno in
questa direzione e si prestano a qualche comparazione con i dati raccolti
appena un anno fa.
Alcuni
dati
Hanno
risposto 637 cantine;
un campione pari all’84% delle cantine selezionate. E’ indicativo perché
riguarda cantine di tutte le regioni italiane e con differente profilo: ovvero
sia cantine di maggiori dimensioni (e più strutturate anche per
l’organizzazione del personale), sia molte cantine di impronta familiare, dove
il viticoltore spesso recita più ruoli, compreso quello dell’accoglienza e del
personale racconto agli enoturisti.
Si sono richieste due indicazioni:
il costo dell’esperienza base; ovvero il
costo minimo per “entrare in una cantina” e poter fare un’esperienza minima,
magari assaggiando 2-3 vini;
il costo di un’esperienza più completa,
che la cantina propone inserendo elementi di particolare suggestione e/o
qualità.
I due costi vengono riportati
nella Guida Cantine d’Italia 2026 utilizzando due distinti simboli: ovvero
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con un
calice il costo dell’esperienza base,
con
il “doppio calice” il costo dell’esperienza più completa.
Una simbologia che richiama quello che
spesso avviene nella ristorazione di qualità, quando si indica il prezzo di un
menu base oppure di un menu più curato o di particolare profilo.
Nel comunicare i dati, precisiamo che si presta a maggiori approfondimenti il
costo per l’esperienza base; è il dato di maggiore tendenza e più indicativo
per comprendere i comportamenti delle cantine.
Il costo per l’esperienza più completa
contiene infatti maggiori variabili. E’ interpretato da alcune cantine come una
sorta di approfondimento dell’esperienza base; per altre è una sorta di evento
in cantina che può raggiungere cifre anche a superiori al costo – per fare un
esempio – di una cena in un ristorante di qualità.
Il campione di 637 cantine in
Italia indica in euro 23,12 il
costo per l’esperienza base; era 21,70 un
anno fa (20,17
due anni fa) e segna in un
anno un aumento del 7% sul dato generale.
Di fatto tutte le cantine
interpellate indicano un costo per un’esperienza base, ad eccezione di una
ridotta percentuale che quest’anno si fissa nel 3,8% per cui la visita è gratuita; un anno fa era del 4,5%.
E, a proposito di costi più
accessibili, solo il 9,9% delle cantine
prevede un costo di ingresso di euro 10 o inferiore ad euro 10, un dato che
è in riduzione rispetto all’indagine del 2024 (12,5%) e del 2023 (15%).
Andando ad approfondire il dato
risulta la seguente situazione fra Nord, Centro e Sud Italia,
euro
21,79 (21,09)
Nord Italia; euro 25,23 (23,35) Centro Italia; euro 23,26
(21,23) Sud Italia.
con una curiosità: il costo medio
è più alto al sud che al nord, anche se di poco; il dato relativo al centro
Italia è influenzato dalla regione Toscana.
Ancora volendo approfondire, se
consideriamo almeno euro 30 come
indicatore di un costo elevato (o comunque non basso) per una visita in
cantina, risultano ben 170 cantine che
applicano tale cifra, per un dato pari al 27% (erano
131 ovvero 24%).
Abbiamo poi selezionato alcune
regioni campione per verificare singole situazioni ed il quadro seguente
riguarda Piemonte e Toscana, Veneto e Sicilia.
Piemonte
euro 22,65 (22,18) Toscana euro 28,56 (26,70)
Veneto
euro 23,03 (21,03) Sicilia
euro 30,22 (26,06)
La scelta della Sicilia risponde
alla regione del sud che sta forse più investendo nel settore: alcune grandi
cantine hanno negli ultimi anni sviluppato azioni importanti nel campo
dell’accoglienza, generando un principio di emulazione all’interno della
regione.
Per quanto riguarda il costo per
l’esperienza più completa la media del campione si attesta in euro 53,03.
Era
di euro 51,19 un anno fa, era 49,79 nel 2023.
A proposito di situazioni top, salgono a 48 le cantine che formulano
esperienze più complete ad un costo pari o superiore a 100 euro (erano 40 un
anno fa e 34 due anni fa).
Il dato comparativo fra regioni
pone la Toscana come la regione “più cara” con costi medi per un’esperienza più
completa che raggiungono euro 68,60 molto al di sopra della media nazionale; il
Piemonte si assesta su euro 50,23.
Considerazioni finali
“I
dati sono tutti in aumento, così come avevamo già registrato un anno fa. Comunicazione
e accessibilità sono due fattori strategici in questa materia – afferma Massimo
Corrado, presidente di Go Wine e curatore della Guida. Comunicare da parte della cantina il costo della visita e indicare
quale esperienza si pratica non può che contribuire a rendere sempre più
professionale la visita e creare un legame fra il viticoltore e l’enoturista:
egli è così in grado di informarsi nello stesso modo con cui legge dei vini
della cantina e si informa sul loro profilo, vinificazione ecc… Tuttavia vi è
da chiedersi se sia opportuno che tale prezzo sia soggetto a continui rialzi
che si stanno scontrando con il potere d’acquisto di molte persone. Ovvero: più
si alzano i costi della visita, più si riduce il potere d’acquisto di bottiglie
in cantina”.
Non va tralasciato un particolare; se
pagare un prezzo significa riconoscere un servizio e una disponibilità, è
altrettanto vero che la visita in cantina ha una peculiarità da non
dimenticare: essa prevede un “secondo momento” che non si riscontra, per
esempio, nella visita ad un Museo o ad un edificio storico.
Ci riferiamo all’acquisto di bottiglie
di vino in cantina. Una pratica valorizzata dalle stesse cantine, nei primi
anni di sviluppo dell’enoturismo, per richiamare le potenzialità del fenomeno.
Ma se è strategico per una cantina
favorire presenze di persone che acquistano vino direttamente, favorendo
incassi immediati ed eliminando oneri di intermediazione, allora occorrono
maggiori attenzioni nell’indicare il prezzo della visita in cantina, evitando
possibili eccessi.
Sono eccessi, e questo è un dato che Go
Wine ha più volte rilevato nel corso del 2025, che impattano su una tendenza ad
un “doppio” aumento: costo di visita in cantina e costo sempre in aumento delle
bottiglie.
Una sorta di corsa verso l’alto che sta
iniziando a generare scompensi al termine di un anno non semplice per il
settore.
La seconda riflessione riguarda una
positiva evoluzione del fenomeno che nasce dal comportamento di molte cantine:
le analisi maturate dalla redazione della Guida Cantine d’Italia 2025 attestano
che esse stanno gestendo con sempre maggiore consapevolezza il tema delle
esperienze in cantina. Il riscontro si rileva nei siti internet dove, a fianco
di alcune voci ricorrenti di presentazione: “chi siamo, territorio, i vini,
dicono di noi, gallery…” compare sempre di più la voce “esperienze”.
Si ottiene così una sorta di doppia
carta che qualifica l’offerta: la carta dei vini che contiene il quadro della
produzione della cantina e la “carta delle esperienze” ovvero la proposta di
che cosa si può in cantina e a quale costo.
Una comunicazione di impatto, destinata
a generare economia e sviluppo, se si sapranno gestire i numeri (alias gli
euro…) con misura e saggezza.
*****
L’obbiettivo della Guida non è solo
quello di valorizzare la grande accoglienza in cantina, ma di comunicare una
visione sociale attenta nel settore e che possa sempre tenere saldi quei
fattori – terra, vigneto, vini, persone – che sono alla base dell’enoturismo e
di un determinato modo di concepire la viticoltura.
Si
ringrazia per l’attenzione che vorrete riservare a questo comunicato, si allega
per completezza il comunicato stampa generale emesso sulla Guida Cantine
d’Italia 2026 e si resta a disposizione per eventuali chiarimenti o ulteriori
informazioni.
Le
911 cantine presenti nel volume sono state scelte in base all'esperienza
diretta.
Per
ogni cantina una pagina ricca di notizie: dall’anagrafica aziendale ai dati
sulla produzione, ai referenti
interni da contattare; dai giorni e
gli orari di visita alle informazioni
stradali; all’inizio di ogni regione
una pagina di copertina presenta le cantine selezionate nelle diverse
denominazioni o aree regionali. Si conferma come importante strumento di
consultazione l’indicazione del costo
della visita in cantina (là ove segnalato dalle cantine medesime),
indicando la cifra per un’esperienza base e la cifra per un’esperienza più
completa. La parte più importante è legata al racconto delle suggestioni che la cantina e il suo contesto offrono
al visitatore, oltre ad una serie di utili appunti sui vini aziendali con
indicazione del vino top e degli
altri vini da conoscere.
Ogni
cantina è presentata attraverso una valutazione in stelle (su scala 5), suddivisa nei tre aspetti che sono ritenuti
rilevanti dalla Guida: il sito, l'accoglienza e i vini.
Resto
confermato lo spirito dell'opera: spingere l'appassionato a viaggiare per conoscere il fascino del territorio del
vino italiano attraverso il racconto di molti suoi interpreti d'elezione.

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