– La sicurezza alimentare si
conferma un asset strategico per lo sviluppo internazionale del Parmigiano
Reggiano. È quanto emerso nel corso di un incontro istituzionale promosso
presso la Regione Emilia-Romagna, dedicato ai processi produttivi dei
formaggi a latte non pastorizzato.
I recenti studi presentati dall’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna
evidenziano come il processo di lavorazione del Parmigiano Reggiano consenta
un’inattivazione totale e rapida dei virus dell’influenza aviaria (H1N1 e H5N1),
grazie alla combinazione tra acidificazione della cagliata e riduzione
dell’acqua libera durante la produzione. Le evidenze indicano inoltre che il processo
produttivo risulta equivalente alla pastorizzazione in termini di
riduzione della carica microbica, garantendo standard elevati e pienamente
conformi ai più rigorosi requisiti internazionali.
Nel corso dell’incontro è stato
ribadito il ruolo della ricerca scientifica come leva fondamentale
per assicurare la conformità ai requisiti sanitari richiesti dai Paesi extra UE
e facilitare l’accesso a nuovi mercati. In questo contesto si
afferma un’evoluzione dell’approccio alla sicurezza sanitaria: istituzioni,
enti scientifici e filiera operano sempre più in chiave preventiva, con
l’obiettivo di studiare e validare i processi produttivi prima dell’insorgenza
di eventuali criticità legate a epidemie animali.
Si tratta di un passaggio rilevante
anche per la tutela dell’export. In presenza di focolai sanitari, i
Paesi importatori possono introdurre restrizioni commerciali che penalizzano le
produzioni agroalimentari. Disporre di evidenze scientifiche solide
sulla capacità dei processi produttivi di inattivare eventuali agenti patogeni
consente invece di rafforzare il posizionamento dei prodotti Dop sui mercati
internazionali.
A margine dell’incontro emerge con
chiarezza un cambio di paradigma: non si tratta più solo di rispondere alle
emergenze, ma di anticiparle attraverso un approccio strutturato di ricerca
preventiva. L’obiettivo è verificare in anticipo la capacità dei processi
produttivi di neutralizzare eventuali rischi sanitari, evitando blocchi
commerciali nei mercati internazionali in caso di diffusione di malattie
animali. In questo senso, la sicurezza sanitaria diventa un prerequisito
strategico per la tutela dell’export.
Come sottolineato dal presidente del
Consorzio, Nicola Bertinelli: «In
un contesto globale sempre più complesso, caratterizzato dalla diffusione di
epidemie e malattie che possono colpire gli allevamenti, è indispensabile
rafforzare il presidio scientifico lungo tutta la filiera e investire in studi
sulla sicurezza alimentare che offrano evidenze oggettive e verificabili.
Questi studi tutelano i consumatori e rafforzano la fiducia nel nostro
prodotto, ma rappresentano anche uno strumento strategico per prevenire
l’imposizione di barriere sanitarie da parte dei Paesi terzi, che potrebbero
penalizzare ingiustamente le esportazioni. La scienza diventa quindi un alleato
imprescindibile: non solo per proteggere la salute pubblica, ma anche per
difendere il valore economico e culturale del Parmigiano Reggiano nel mondo.
Per questo continueremo a promuovere iniziative di ricerca e collaborazione con
le istituzioni scientifiche, nella convinzione che trasparenza, conoscenza e
innovazione siano le chiavi per affrontare le sfide future».

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