Osservate nel loro insieme, queste trenta vendemmie offrono una prospettiva concreta su cosa significhi conservare l’identità di un territorio attraverso le sfumature di ogni millesimo, in un processo lento e progressivo in cui il tempo diventa parte integrante della qualità del vino.
BAROLO DOCG CEREQUIO 2022 |
Una conca naturale tra La Morra e Barolo, con esposizioni da sud-est a sud-ovest e suoli tortoniani ricchi di marne calcareo-argillose, in cui la presenza significativa di magnesio contribuisce alla definizione di un profilo distintivo e di una di evolvere nel tempo. È proprio in questo contesto così definito, dove geologia, esposizioni e morfologia concorrono a delineare un’identità precisa, che prende forma la trentesima annata di Barolo Cerequio. Un traguardo che non rappresenta solo una sequenza numerica, ma il punto di sintesi di un percorso costruito attraverso una selezione rigorosa delle sole vendemmie ritenute all’altezza del cru. |
Il 2022 è stato un millesimo caratterizzato da un clima caldo e siccitoso, in cui la sensibilità e le scelte del viticoltore, unitamente alla resilienza della vite, hanno fatto la differenza. A un inverno mite e povero di precipitazioni sono seguite primavera ed estate calde e siccitose, con un anticipo vegetativo di circa due settimane. Una gestione agronomica attenta a preservare la freschezza, unita all’anticipo di vendemmia di una decina di giorni dal 20 al 26 settembre, ha permesso di ottenere uve perfettamente sane e mature, preservando una buona acidità e un profilo aromatico con note eleganti. |
Ne nasce un Barolo che riflette pienamente il carattere del cru: ampio ed espressivo, con note di frutti maturi, menta ed eucalipto. Al palato risulta strutturato ma armonico, sostenuto da una trama tannica fine ed elegante. Un Barolo espressivo al bouquet e già godibile al gusto, sorprendentemente armonico e dai tannini setosi, con una chiara prospettiva evolutiva.
Nel tempo, il legame tra la famiglia Chiarlo e Cerequio ha assunto una forma sempre più ampia. Accanto al lavoro sul vino, si è sviluppata una riflessione sul modo di vivere il cru, che ha portato alla valorizzazione della borgata e alla nascita di Palás Cerequio: il primo relais dedicato ai cru del Barolo, nato dal recupero di un antico complesso settecentesco immerso tra i vigneti. In questo contesto, il cru non è più soltanto interpretato nel vino, ma diventa uno spazio da abitare. L’esperienza del Barolo si costruisce attraverso il paesaggio, l’architettura e la possibilità di entrare in relazione diretta con il luogo, trasformando la visita in una forma di conoscenza. |
«Cerequio è per noi un sogno che nel tempo ha preso forma anche come luogo da vivere» commenta Alberto Chiarlo. «Palás nasce proprio dall’idea di permettere alle persone di entrare nel cuore del cru e comprenderlo non solo nel bicchiere, ma attraverso l’esperienza, in un dialogo continuo tra vino, paesaggio e cultura». |
Qui tutto ruota attorno al vino. Le undici suite, tra atmosfere ispirate ai palazzi piemontesi e spazi dal design contemporaneo, restituiscono una lettura architettonica dei vigneti, in continuità con il carattere del luogo. Il Caveau custodisce oltre 6.000 bottiglie di Barolo, insieme a documenti storici che accompagnano questo percorso. |
Accanto al vino, l’arte e la cultura trovano spazio in modo naturale. Le opere di Giancarlo Ferraris accompagnano il visitatore lungo un percorso dedicato alle grandi vigne, mentre la Libreria di Palás Cerequio, inaugurata nel 2024, introduce una dimensione più raccolta, legata alla lettura e alla permanenza. |
Negli anni, Palás ha sviluppato una visione culturale dell’ospitalità, arricchita con nuovi punti di vista grazie ai recenti ampliamenti pensati per rafforzare il dialogo con il paesaggio. Tra questi, lo Sky Bar offre un punto di osservazione privilegiato sull’anfiteatro di Cerequio, permettendo di vivere il cru in modo diretto, attraverso la degustazione e lo sguardo. |
La trentesima vendemmia segna non solo un traguardo produttivo, ma anche l’evoluzione di questo percorso. Cerequio resta solo una grande vigna da leggere nel bicchiere, ma sempre di più si rivela come uno spazio da vivere, dove il vino si inserisce in una dimensione più ampia, fatta di tempo, luce e relazione con il luogo. |
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