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martedì 14 settembre 2021

La Stella illumina Modigliana. «Passa per l’Appennino il futuro del vino». L’Associazione Stella dell’Appennino chiude l’evento annuale di presentazioni dei vini con numeri record. E presenze da tutta Italia.




 Sono numeri record quelli dell’evento annuale di presentazione dei vini di Modigliana (FC) che si è tenuto al Borghetto di Brola l’11, 12 e 13 settembre: 40 giornalisti da tutta Italia arrivati ad assaggiare i vini, una degustazione con 95 partecipanti, 200 ristoratori presenti il lunedì alla giornata a loro dedicata, il coinvolgimento delle istituzioni. Sabato 11 settembre, alla presentazione della carta delle sottozone di Modigliana, erano presenti, infatti, Enoteca Regionale Emilia Romagna e il Consorzio Vini Romagna con i rispettivi presidenti, Giordano Zinzani e Ruenza Santandrea, il sindaco di Modigliana, Jader Dardi, la consigliera regionale Manuela Rontini e Davide Baruffi, sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna e quindi di fatto braccio destro del governatore Stefano Bonaccini. Questo perché l’associazione che riunisce le cantine di Modigliana è molto attiva, ma soprattutto perché il lavoro fatto in questi anni sta diventando un prototipo di formula della promozione con contenuti chiari e di qualità: grande identità e qualità dei vini, racconto focalizzato sui temi forti dell’appennino –arenaria (che significa terreni di sabbie e assenza di argille), altitudine e presenza del bosco, addirittura 6000 ettari nel perimetro del comune– e valori classici. Questa la ricetta Modigliana, un territorio emergente del vino italiano che ha costretto gli esperti ha mettere mano alla geografia del sangiovese, la tempesta perfetta evocata nel titolo della degustazione di domenica 12 settembre.

La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo, una meraviglia ai vostri occhi”. Viene dalla Bibbia la citazione che Renzo Morresi, Presidente dell’associazione “Modigliana - Stella dell’Appennino”, usa per raccontare il fenomeno Modigliana. “L’Appennino può esprimere valori e produzioni di qualità, può alimentare il racconto e può ribaltare quel destino che alla fine del Novecento sembrava inevitabile. La produzione di vino in quota, sui suoli poveri figli delle arenarie, con vigne insidiate dal bosco, può essere l’emblema di una rinascita che può trascinare l’agricoltura e l’allevamento. È una rivoluzione culturale prima di tutto e noi siamo orgogliosi di farne parte.” Gli 11 produttori dell’Associazione “Modigliana - Stella dell’Appennino” – Cantine Intesa, Casetta dei Frati, Ronchi di Castelluccio, Fondo San Giuseppe, Lu.Va., Menta e Rosmarino, Mutiliana, Il Pratello, Il Teatro, Torre San Martino, Villa Papiano – rappresentano la quasi totalità della produzione del comune e sono impegnati da anni a portare avanti questo progetto che è diventato il simbolo di una rinascita della montagna. “Il cambiamento climatico valorizza i territori alti che possono esprimere eleganza e finezza. C’è una mappa nuova del vino che sfrutta i suoli di marne e arenarie che accompagnano l’Appennino quando sale verso il crinale. Per noi è l’occasione di una narrazione territoriale che racconta nel dettaglio la diversità e che crede nei valori classici del vino e nel loro valore simbolico. Tra gli altri la longevità che l’Appennino può esprimere.”. Sono parole di Francesco Bordini, agronomo e wine maker, titolare insieme ai fratelli di Villa Papiano.

La novità dell’edizione 2021 è nella carta delle sottozone che abbiamo pubblicato, una carta che localizza anche le 11 cantine di Modigliana e le loro vigne e che riproduce sul retro tutte le etichette prodotte nel territorio.” A parlare è il curatore della carta Giorgio Melandri, wine writer e produttore a Modigliana con i vini Mutiliana, che prosegue, “È la prima carta del genere mai fatta in Romagna, un punto di partenza che spinge la produzione di Modigliana sempre di più verso temi artigianali e territoriali. Facciamo vini con l’ambizione di condividere gli odori che sentiamo in alto nei boschi. È un patrimonio sfaccettato e cangiante di profumi – balsamici, speziati, terrosi, fruttati – che cambia valle per valle e che stiamo portando in giro per il mondo. Ci sono tre sottozone finalmente codificate, con confini precisi e una descrizione chiara delle caratteristiche che esprimono nei vini.

Diversi i giornalisti presenti e in particolare le più importanti firme della critica enologica italiana. Un parterre di grande prestigio che ha avuto un ospite d’eccezione: Nelson Pari, senior sommelier del club del vino più importante del mondo, il 67 Pall Mall di Londra. A Nelson è toccato l’onore di guidare la degustazione della domenica dedicata al sangiovese e a Modigliana in particolare. Un record di presenze ed interesse che ha visto protagonisti i vini di Modigliana e un rarissimo Ronco Casone 1980 dell’azienda Castelluccio. “Sto collaborando con le cantine di Modigliana perché credo sia importante che questo straordinario territorio entri nella didattica delle grandi organizzazioni di sommelierie del mondo, come ad esempio la WSET, e nel programma di studio dei Master of Wine, il titolo più prestigioso del mondo del vino internazionale”. A parlare è Nelson Pari, vero e proprio ambasciatore di Modigliana nel Regno Unito, ospite per la seconda volta dell’associazione.


Le tre Valli di Modigliana, approfondimento

Le tre valli che salgono in Appennino a partire dal paese di Modigliana sono Ibola, Tramazzo e Acerreta e danno il nome alle tre sottozone. La matrice geologica del territorio sono le rocce sedimentarie di marne e arenarie, ma alcune caratteristiche di conformazione del territorio, di pedogenesi e di microclimi diversi permettono a ciascuna valle di esprimere caratteristiche diverse nel sangiovese.

 

IBOLA

È la valle più corta e stretta, la “valfredda” per i modiglianesi, una specie di forra dove il torrente Ibola scende precipitosamente verso Modigliana rumoreggiando (da qui il nome dialettale la bobla diventato poi Ibola). Ha pareti scoscese per gran parte della lunghezza e una forte inversione termica che permette addirittura ai faggi di prosperare ben al di sotto della quota altimetrica

a loro ideale. Il sangiovese della valle Ibola è speziato e agrumato, austero e scuro

nei profumi, con tannini che chiedono tempo e pazienza. Esprime mandarino, sanguinella, arance amare, melagrana a seconda delle annate.

 

TRAMAZZO

Una valle che richiama in abbondanza l’aria fresca che si trova in quota, aperta e dolce. Il sangiovese trova qui le note balsamiche –elicriso, cipresso, salvia, ginepro, mentastro– che lo caratterizzano e che evolvono con sfumature minerali e sfaccettature di spezie e fiori. La valle vanta un continuo movimento d’aria che scende dai monti più alti e che garantisce grandi escursioni termiche.

 

ACERRETA

La valle Acerreta deve il suo nome alla presenza storica di boschi di aceri ed è nota per la presenza del monastero camaldolense di Badia della Valle e del suo eremo, l’eremo di Gamogna. La parte vitata è quella bassa, quella storica che insiste tra Brisighella e Modigliana, quella che ha visto la nascita dell’azienda di Castelluccio e dei suoi Ronchi. La parte bassa è molto bella e selvaggia, segnata da forre e strapiombi dove emergono i cuscini di marne e arenarie visibili dappertutto. Il sangiovese è materico e terroso, con un frutto spavaldo e speziature che lo rincorrono su bocche

sapide e ritmate dalla freschezza. Genziana, bosco, melograno e note di terra bagnata che arrivano con l’evoluzione in bottiglia. È l’unica zona di Modigliana che a volte è raggiunta dall’aria dell’Adriatico e che guarda apertamente la fascia dei calanchi.

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