A cura di
Comitato Scientifico Roberto Bartalini, Francesco Frangi, Edoardo Villata
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Torino, 06 marzo 2026. La Fondazione Accorsi-Ometto è lieta di annunciare un’importante rassegna dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena.
La mostra, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale.
Le oltre cinquanta opere presenti in mostra, alcune delle quali inedite o mai esposte prima, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche, come l’Accademia Carrara di Bergamo; il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato (AL); la Pinacoteca di Brera di Milano; il Musée Jacquemart-André di Parigi; i Musei Civici di Pavia; la Fondazione Guglielmo Giordano di Perugia; l’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani e la Pinacoteca Capitolina di Roma; la Collezione Chigi Saracini, Banca Monte dei Paschi di Siena e la Pinacoteca Nazionale di Siena; la Parrocchia Spirito Santo di Sommariva Perno (CN); la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda, i Musei Reali, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino; il Palazzo dei Musei Pinacoteca di Varallo; l’Archivio Storico Comunale e il Museo Francesco Borgogna di Vercelli.
Dalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508), nel Senese, per giungere alle straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire.
A confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia, dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento, sono esposte alcune importanti opere di Macrino d’Alba (come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una inedita predella con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo), di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello. |
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Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Morte di Lucrezia, 1515 circa. Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda |
Formatosi nella bottega di Giovanni Martino Spanzotti a partire dal 1490, Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma (Vercelli 1477 – Siena 1549) inizialmente si nutrì della vivacità figurativa che caratterizzava l’ambiente casalese e vercellese, dove si svolse la vicenda artistica del suo Maestro. Già presente a Roma nel 1497, è possibile che intorno al 1500 abbia iniziato a dipingere gli affreschi ancora oggi visibili nel monastero laziale di Subiaco. Le prime opere documentate sono nel Senese: si tratta degli affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e di quelli del chiostro di Monteoliveto (1505-1508). In questi cicli Sodoma esprime tutta la ricchezza della propria cultura, fra ricordi piemontesi, aggiornamenti leonardeschi e lombardi, derivazioni dall’antichità classica e suggestioni centro italiane, soprattutto in direzione di Pinturicchio e di Perugino. Nel 1508 il pittore venne ingaggiato da Giulio II per affrescare la Stanza della Segnatura in Vaticano, nell’ambito della prima campagna decorativa delle Stanze Vaticane, accanto a Bramantino, Perugino, Lorenzo Lotto e Cesare da Sesto. Qui Sodoma si trovò a lavorare fianco a fianco con uno dei più celebri pittori dell'epoca, Raffaello Sanzio. Sempre a Roma, su incarico del banchiere senese Agostino Chigi, il Bazzi realizzò uno dei suoi capolavori, l’affresco delle Nozze di Alessandro e Rossane nella villa della Farnesina. Inizia così la straordinaria carriera di questo pittore di origini vercellesi, destinato a diventare il più importante pittore della “maniera moderna”. Rientrato stabilmente a Siena, Sodoma continuò a produrre opere di grande rilievo, tra cui pale d’altare, affreschi e dipinti di devozione privata. Tra i cicli più significativi del periodo senese ricordiamo gli affreschi dell’oratorio di Santa Caterina in San Domenico a Siena, oltre alle decorazioni nel Palazzo Pubblico. L'artista morì a Siena nel febbraio del 1549. |

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