Ghiringhelli Art Gallery presenta a Milano la sua prima mostra Refracted Worlds. Contemporary Japan Through Multiple Lenses dal 8 maggio al 27 giugno 2026, con l’obiettivo di far scoprire lo stato attuale dell’arte contemporanea giapponese, lontana dagli stereotipi più comuni e da una lettura esclusivamente storica o museale.
Ghiringhelli Art Gallery rappresenta un innovativo format di galleria, una pop up gallery, ossia uno spazio espositivo temporaneo che apparirà e scomparirà nel tessuto urbano di Milano, occupando diversi spazi, assumendo differenti forme, dando vita a molteplici esperienze e approfondendo differenti tematiche, ma portando avanti un progetto definito e strutturato che è quello di esplorare e far apprezzare al pubblico italiano l’arte contemporanea giapponese, oggi ancora poco conosciuta in Italia.
L’idea è di Nicola Ghiringhelli Forlani, un giovane entrepreneur che ha unito la sua passione per l’arte e per i viaggi e ha deciso di lanciarsi nel mercato dell’arte, proponendosi con una formula insolita di galleria che gli permette di essere flessibile, ma riconoscibile, che lo porta a muoversi verso il Giappone non appena può e allo stesso tempo a mantenere una presenza a Milano e in Italia.
Nicola Ghiringhelli Forlani, cresciuto fin da piccolo circondato dall’arte, dopo un percorso che ha unito formazione internazionale ed esperienze tra gallerie e case d’asta, ha avuto un’intuizione: puntare sull’arte contemporanea giapponese, scoperta frequentando fiere d’arte internazionali e approfondendo questo ambito attraverso una ricerca personale, lo studio del mercato e il monitoraggio delle aste. Dopo vari viaggi nella terra del Sol Levante, ha deciso quindi di trasformarla in una concreta forma di business, la Ghiringhelli Art Gallery.
La prima mostra che propone Refracted Worlds. Contemporary Japan Through Multiple Lenses, porta in Italia sette artisti giapponesi - Kohei Nawa, Yukie Ishikawa, Kenjiro Okazaki, Mr., Ayako Rokkaku, Yuji Ueda, Noritaka Tatehana – e un collettivo Chim↑Pom from Smappa!Group, inediti o quasi per il pubblico italiano e scelti personalmente da lui. Lavorano principalmente con la pittura, il disegno e la superficie, utilizzando metodi e linguaggi molto differenti fra loro: dalla stratificazione pittorica all’immagine pop, dal gesto corporeo alla mediazione ottica, fino alla materia e alla luce. L’obiettivo finale è quello di offrire al pubblico italiano un’esperienza nuova e accessibile dell’arte giapponese contemporanea, capace di generare interesse critico, dialogo internazionale e anche nuove opportunità di scoperta e collezione.
Il titolo del progetto, Refracted Worlds, introduce il tema della rifrazione: un raggio di luce che attraversa un prisma viene deviato e scomposto in più colori. Allo stesso modo il Giappone e la sua arte contemporanea sono in questa mostra intesi come il raggio di luce e i vari artisti rappresentano una rifrazione attraverso cui quella luce viene filtrata e trasformata: il risultato finale non è quindi un’unica immagine coerente, ma una pluralità di visioni che convivono e si completano a vicenda. L’esposizione non vuole quindi mostrare una singola tendenza o proporre una collettiva chiusa, ma costruire un dialogo tra pratiche diverse in cui ogni artista rappresenta un modo unico e specifico di intendere l’immagine nell’arte giapponese di oggi: superficie, tempo, gesto e trasformazione sono i temi comuni attorno a cui ruotano le varie sperimentazioni artistiche, in un percorso espositivo che unisce ricerca e leggibilità.
“Più che una collettiva, Refracted Worlds si configura come una struttura aperta, in cui ogni opera non aggiunge semplicemente un punto di vista, ma modifica le condizioni di visione delle altre. – afferma Nicola Ghiringhelli Forlani - La mostra non restituisce un’immagine del reale ma ne espone le modalità di costruzione.”
Il tema della superficie è protagonista delle opere di Kohei Nawa (1975), in cui ciò che vediamo è sempre mediato attraverso un filtro e che introduce il pubblico alla condizione fondamentale per cui l’atto del vedere è sempre un vedere attraverso qualcosa; le tele di Yukie Ishikawa (1962) raccontano invece un processo temporale stratificato, sono dipinti a cui lavora in momenti diversi della propria pratica in cui inchiostro e colore si stratificano e la superficie diventa campo di accumulazione dove passato e presente coesistono; Kenjiro Okazaki (1955) realizza opere ad altissima densità concettuale, collegando storia dell’arte, architettura, mitologia e geografica, mai operando d’impulso ma calibrando ogni segno.
L’immaginario pop legato alla cultura visiva di manga e anime che spesso si associa al Giappone è presente in mostra nelle opere di Mr. (1969) che è considerato un traduttore di queste tendenze e rivela come questa estetica sia un filtro attraverso cui desideri, traumi e aspettative sociali vengono mediati e normalizzati. Anche le opere di Ayako Rokkaku (1982) riflettono il suo contesto d’origine a cui si aggiunge una dimensione performativa e corporea che lo porta a dipingere direttamente con le mani e a trasformare la pittura in un atto fisico e immediato in cui il colore non è decorativo ma impulso emotivo.
Ancora Yuji Ueda (1975) utilizza la ceramica per mettersi in dialogo con la tradizione, lavorando con una tecnica classica che viene rivoluzionata introducendo materiali nuovi e diversi che creano risultati imprevedibili.
Chim↑Pom from Smappa!Group, fondato nel 2005, è uno dei collettivi più affermati in Giappone negli ultimi anni, noto per una pratica artistica apertamente politica che agisce nello spazio pubblico e nella sfera sociale. La serie A Hole Within a Hole, a cui appartengono le opere in mostra, è una metafora dell’assenza e suggerisce una realtà composta da livelli di invisibilità, in cui anche ciò che si svela resta parzialmente occultato. Infine, il lavoro di Noritaka Tatehana (1985) si fonda su una attenta riflessione della trasmissione della cultura giapponese nel presente e nelle sue opere elementi della tradizione vengono riattivati attraverso materiali e tecnologie contemporanee.
Refracted Worlds è una mostra costruita come un sistema di relazioni, in cui ogni artista restituisce a una prospettiva diversa della contemporaneità per confluire in un’esperienza strutturata, leggibile e al tempo stesso complessa. Una mostra che non vuole rappresentare la realtà tout court, ma evidenziare i processi di mediazione, trasformazione e connessione che costituiscono l’arte contemporanea giapponese.
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