Dal 4 al 28 marzo 2026
mercoledì - sabato, dalle 19.00 alle 23.00
garage BENTIVOGLIO
via del Borgo di San Pietro 3A, Bologna
Installation views Gelitin, Untitled, Mona Lisa (without subtitles), 2010, garage BENTIVOGLIO, Palazzo Bentivoglio, ph. Carlo Favero
Bologna, 5 marzo 2026. garage BENTIVOGLIO presenta, nella vetrina su via del Borgo di San Pietro che ogni mese ospita un pezzo della collezione privata del palazzo, un intervento del collettivo austriaco Gelitin. Un appuntamento che propone un’opera che rilegge in modo ironico e dissacrante uno dei capolavori più celebri della storia dell’arte: la Gioconda di Leonardo da Vinci. Realizzata in plastilina e caratterizzata da un grande naso sporgente che ne altera la frontalità, l’opera invita lo spettatore a spostarsi lateralmente per osservarla, trasformando l’atto della visione in un gesto fisico.
Una proposta che guarda all’intervento di Lina Bo Bardi nella sala superiore del MASP, il museo brasiliano da lei creato insieme al marito Pietro Bardi nel 1968 e tuttora uno degli allestimenti più rivoluzionari della museografia del Novecento. Decisero infatti di disporre le opere in modo che saturassero lo spazio senza una gerarchia predefinita, permettendo al visitatore di muoversi in libertà tra i grandi vetri su cui erano sospesi i quadri, costruendo percorsi personali e accostamenti inaspettati tra epoche, scuole e stili diversi.
Liberata da un ordine rigido, la collezione si offriva così a uno sguardo più diretto e intuitivo: tutte le opere erano sullo stesso piano perché arrivate nell’insieme quasi contemporaneamente a San Paolo. L’intenzione era fare in modo che per il visitatore tutto fosse nuovo e suggerire che l’arte realizzata da questa parte dell’oceano dovesse forse essere svestita di tutte le sue sovrastrutture e vista con nuovi occhi. Un dipinto del Quattrocento poteva trovarsi accanto a uno dell’Ottocento, la scuola italiana era capace di incontrare quella fiamminga, e persino maestri come Raffaello e Perugino erano in grado di apparire sorprendentemente simili.
Mescolando artisti e stili in modo leggero e inconsapevole, in un uno spazio aperto di nuove relazioni e possibilità, le opere, liberate da un certo nozionismo, potevano tornare a produrre significati.
È proprio dentro questa libertà di sguardo che si colloca il lavoro dei Gelitin. Il grande naso sporgente che deforma il volto della Gioconda ci obbliga a osservarla più di lato che di fronte, portando alla memoria i ritratti di profilo dei duchi di Urbino immortalati da Piero della Francesca, mentre la plastilina attinge i suoi colori vivaci dai quadri del primo Rinascimento del granducato. Di leonardesco rimangono alcuni elementi fondamentali: la fedele adesione al soggetto, le dimensioni dell’opera e soprattutto l’ossessione quasi feticista per l’originale.
Come spiega il curatore Davide Trabucco: “la copia di un’opera fa i conti con l’idea che di essa ne abbiamo; ridisegnare è innanzitutto entrare in dialogo con l’originale e rileggerne i significati ultimi. Rifare è un atto interpretativo; le equivalenze formali vanno di pari passo con scelte che ci sembrano arbitrarie o incomplete, ma che risultano essere l’unica via per trasformare quei segni antichi in moderni”.
L’opera sarà visibile negli spazi di garage BENTIVOGLIO fino al 28 marzo 2026. A raccontare le attività della vetrina, che da tre anni dà appuntamento ai passanti della via, è stato pubblicato un volume che raccoglie i primi 24 episodi di garage BENTIVOGLIO. Da Ettore Sottsass a Pablo Bronstein, da Superstudio a Eva e Franco Mattes, la serie di appuntamenti mensili trova finalmente una sua forma-libro con questa edizione di CURA, arricchita dalle foto di Carlo Favero e dai testi di Davide Trabucco, Alberto Salvadori e Tommaso Pasquali.
Il volume sarà presentato in una serie di incontri che si apre il 10 marzo a Roma da Basement Cura alle 19 con Jacopo Costanzo e continua il 26 marzo a Venezia da Bruno alle 18.30 per proseguire con altre date in via di definizione.
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