Nella Tenuta della Cascinassa, nel cuore dei Colli Tortonesi, si affronta l’emergenza caldo anomalo. La vigna è monitorata in maniera attenta e maniacale, per cercare di ottenere il miglior risultato in vendemmia, anche in una situazione climatica tutt’altro che consueta.
Il faro di riferimento per questa giovane azienda, che solo nel recente 2022 ha effettuato la prima raccolta e vinificazione completamente nella sua cantina, è uno solo: fare il miglior Timorasso al mondo. La strada non è in discesa e il completamento dell’ambizioso progetto è ancora in divenire, ma i numerosi premi e riconoscimenti ricevuti per l’alta qualità dei vini prodotti, in particolare proprio per il Timorasso, indicano che il lavoro compiuto segue la giusta strada.
“I vigneti, già in primavera, erano in ampio anticipo – racconta Davide Rota, responsabile cantina e vigneto della tenuta – In questo momento sia le vigne di Timorasso, che quelle di Barbera, che sono i nostri principali insediamenti, iniziano a mostrare i primi e inusuali segni di “agostamento”. È la condizione per cui i tralci terminano la loro crescita, quindi, non sviluppano più germogli o foglie e la vite concentra tutte le energie per portare avanti la maturazione dei grappoli. Siamo a inizio luglio e, come dice chiaramente il nome, l’agostamento, in stagioni regolari, dovrebbe avvenire verso metà/fine agosto”.
Un anticipo che obbliga a monitorare le vigne in modo attento e capillare, e a intervenire con iniziative che proteggano i grappoli, senza alterare l’equilibrio della vite stessa.
“Al momento – specifica Davide Rota – le viti non danno segni di stress, grazie anche ai terreni marnosi, tipici della zona, che tendono a conservare acqua e umidità, ma l’attenzione è alta. Chiaramente effettuiamo interventi preventivi, proprio per evitare l’evapotraspirazione. Manteniamo le chiome praticamente integre, evitando il contenimento e le cimature eccessive, proprio perché le foglie creino un cappello protettivo sui grappoli, preservandoli dai forti raggi solari e dal calore, così come non sfalciamo l’erba tra i filari, anche lei contribuisce ad abbassare la temperatura e a mantenere umidità e freschezza nel sottosuolo – e precisa -ci teniamo a gestire al meglio il cotico erboso, anche per favorire un ottima aereazione nel sottofila, ma in condizioni di eccessi di calore scatta un "alert" ed evitiamo sfalci eccessivi. Ma non solo - aggiunge Rota – già da metà giugno effettuiamo trattamenti con polvere di roccia (Caolino) che solitamente si effettuano da fine luglio. La polvere di roccia è di colore bianco, depositandosi sull’acino riflette i raggi del sole, aiutando a dissipare calore, ovviamente è un metodo naturale e assolutamente biologico, come tutti gli interventi che mettiamo in atto alla Cascinassa”.
il Timorasso resta un vitigno assai difficile da coltivare, le sue uve sono soggette a scottature e patiscono gli sbalzi di calore, queste sue caratteristiche, unite alla scarsa resa e a una certa predisposizione alle malattie fungine, ha portato in passato ad abbandonare quasi completamente la produzione, ripresa solo alla fine degli anni ‘80. Per la Tenuta della Cascinassa, che privilegia la ricerca della qualità rispetto ai volumi della produzione, le caratteristiche del Timorasso non rappresentano un problema, anzi negli ultimi anni le viti sono state addirittura diradate, per preservare la qualità del vino e la salute delle piante stesse, che vengono trattate solo con fitosanitari nel pieno rispetto dell’agricoltura biologica.
“La cosa positiva – prosegue Davide Rota, è che attualmente
la produzione è abbondante con uve decisamente belle, caratterizzate da grappoli
molto grandi. Oltre a questo, le viti non sono state ovviamente colpite da
malattie fungine, l’aspetto fitosanitario è stato ben gestito e vista la
scarsità di piogge e il clima ideale, avremmo addirittura potuto evitare i
primi trattamenti preventivi a base di rame contro l’attività fungina della
peronospora (il fungo protagonista della intensa stagione fitosanitaria del
2024). Anche il metodo della “Confusione sessuale” che stiamo applicando per
contrastare la Tignola (insetto in forte pressione generalizzata e temuta nella
scorsa annata), che allo stadio larvale buca gli acini compromettendone il
corretto sviluppo e la sanità, sta funzionando. Applichiamo in vigna degli
erogatori che rilasciano feromoni femminili, i maschi inquinano il loro corpo con
i feromoni rilasciati, rendendo così difficile l’identificazione delle femmine
e di conseguenza la riproduzione dell’insetto adulto”.
Insomma, quello in vigna è un lavoro paziente e complesso, ora però il punto di domanda riguarda l’evoluzione della stagione e il possibile risultato finale.
«Si aprono due possibili scenari – spiega Davide Rota – se dovessimo affrontare una prolungata situazione di eccessi di calore e siccità, entreremmo inevitabilmente in una condizione di stress. Per sopperire alle condizioni avverse, la pianta andrebbe ad assorbire acqua direttamente dagli acini, compromettendone in parte la qualità. In questo caso, potremmo ritrovarci a vendemmiare nelle tempistiche degli ultimi anni, ma con una minore acidità totale, un ph più alto e un'alta concentrazione zuccherina. Se invece dovesse presentarsi un clima più moderato e consono alla stagione, la vendemmia potrebbe essere anticipata (viste le condizioni attuali) ma con dati di maturazione ottimali.
In ogni caso – continua Rota – dovremo fare i conti con gli zuccheri, stando attenti a non raggiungere un grado alcolico eccessivo, un problema sempre più comune negli ultimi anni».
Infine, uno sguardo al futuro:
«Per contrastare il generalizzato aumento delle
temperature non abbiamo molte armi. Qui alla Tenuta della Cascinassa, oltre
alle diverse tecniche di lavorazione sopra citate, stiamo diversificando
l'esposizione dei nostri vigneti. Optando anche per terreni esposti a nord o
parzialmente, e quindi più freschi, è una delle poche ma efficaci strategie che
possiamo applicare».


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