Galleria Gracis continua il suo percorso di esposizioni dedicate ai grandi maestri del Novecento italiano scegliendo per l’autunno 2026 di esplorare le figure di due artisti che, ognuno nel suo ambito d’indagine, possono essere considerati dei veri e propri avanguardisti. Atanasio Soldati, artista parmigiano maestro dell’astrattismo italiano del secondo Dopoguerra, viene messo in dialogo con gli scatti di Franco Fontana, fotografo modenese tra i nomi più importanti in Italia negli ultimi decenni le cui opere si contraddistinguono per l’uso del colore e l’equilibrio della composizione.
Atanasio Soldati - Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall'astrattismo all'avanguardia fotografica 1930 - 2017 è la mostra, realizzata in collaborazione con la Galleria Photo & Contemporary di Torino, che dal 7 ottobre al 23 dicembre 2026 vuole creare un dialogo tra due ricerche artistiche che, pur appartenendo a linguaggi differenti, condividono una profonda affinità visiva e concettuale. Attraverso il confronto tra immagini, forme e superfici, il progetto intende mettere in evidenza assonanze formali, ritmi cromatici e tensioni compositive che conducono verso una dimensione di astrazione, dove il colore e la costruzione dello spazio diventano elementi centrali della percezione.
Franco Fontana, scomparso il 29 agosto 2026, nasce a Modena nel 1933 e, avvicinatosi alla fotografia da autodidatta, trasforma ben presto una passione amatoriale in una ricerca professionale che lo porterà a diventare uno dei più autorevoli fotografi italiani sulla scena internazionale.
Fin dagli anni Sessanta sviluppa un linguaggio del tutto personale, rivoluzionando il ruolo del colore nella fotografia: non più semplice elemento descrittivo, ma autentica struttura compositiva dell'immagine. Attraverso campiture cromatiche nette, linee essenziali e rigorose geometrie, Fontana interpreta paesaggi e architetture come costruzioni visive autonome, sospese tra realtà e percezione. Come egli stesso afferma: “Scattare è questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si sente, non quello che si vede [...] le immagini sono un’emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo. Attraverso il suo sguardo, il fotografo rende visibile l’invisibile; ed è allora che la fotografia diventa invenzione" (Franco Fontana, Francesca Parravicini, Fotografia Creativa, Mondadori, Milano, 2016).
I suoi scatti danno vita a spazi permeati da una dimensione di sospensione temporale che supera il limite tradizionale del medium fotografico e non è più registrazione del mondo visibile, ma diventa una visione autonoma, rarefatta e contemplativa dove il colore è il protagonista e non un mezzo.
È proprio questa concezione dell'immagine, intesa come rilettura del reale e non come sua semplice registrazione, a trovare un profondo punto di contatto con la ricerca pittorica di Atanasio Soldati, accomunata dalla medesima tensione verso una sintesi formale, affidata al colore e al rigore delle linee geometriche quali strumenti di costruzione dell’immagine.
Soldati nasce a Parma nel 1896 e scompare nel 1953, si forma come architetto prima di dedicarsi interamente alla pittura e con la sua ricerca artistica ha contribuito alla definizione del linguaggio astratto in Italia: nelle sue opere, Soldati ricostruisce uno spazio mentale, sospeso, enigmatico, atemporale, dove la città e i paesaggi diventano strutture di rapporti formali e volumetrici, nei quali è chiaro il rimando metafisico che fa percepire il silenzio e la sospensione di questi non luoghi. Un’attenzione costante è data al colore, protagonista delle tele, steso a tinte piatte e caratterizzato da toni sgargianti, con contrasti sempre calibrati e saturi in nitide definizioni delle campiture. Nel 1935, scrivendo per il Bollettino della Galleria Il Milione, così descriveva la sua poetica: "I tempi iniziali di tutte le arti sono i più ricchi di poesia, perché la poesia è fatta di primitività e non di esperienza. La pittura astratta (anche se l’aggettivo può non essere adatto) ama l’analisi, l’ordine, gli armoniosi rapporti di geometria, la chiarezza, come è di ogni opera d’arte, di qualunque tempo, dal Partenone a Piero della Francesca. Ogni linea come ogni forma è un miracolo. Mistero dell’arte. Le linee amano lo spazio, creano ritmi, logicamente funzioni. […]”.
Accostando le opere di questi due artisti è semplice tracciare un parallelismo tra le composizioni studiate su linee ritmate, piani sovrapposti, geometrie costruite dalla luce e dal colore, sempre acceso e vibrante. Il paesaggio e la città diventano per entrambi elementi da reinterpretare soggettivamente attraverso il colore, la luce, e i volumi, e così la realtà che non viene documentata ma interpretata; sia l’artista che il fotografo rivendicano nelle loro opere la libertà interpretativa di analizzare il reale.
Nella mostra di Galleria Gracis i paesaggi urbani di Fontana sono accostati alle tele di Soldati, creando armonia tra i ritmi verticali e orizzontali dei due artisti e avvicinando opere che condividono assonanze cromatiche e di inquadratura. Il visibile è rianalizzato secondo schemi nuovi, l’armonia di un oggetto o di un paesaggio diventa oggetto di meditazione e semplificazione formale.
Il percorso espositivo si completa con un focus dedicato ai paesaggi naturali di Franco Fontana, che offre uno sguardo su un ulteriore capitolo della sua ricerca e ne restituisce la straordinaria coerenza del linguaggio, dove anche la natura diviene occasione di una visione essenziale e profondamente personale.
Atanasio Soldati - Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall'astrattismo all'avanguardia fotografica 1930 -2017 si configura così come un’indagine sullo sguardo, in cui pittura e fotografia concorrono a ridefinire i confini della percezione del reale.
La programmazione espositiva di Galleria Gracis prosegue a febbraio 2027 con una mostra sul contemporaneo, una personale dell’artista Giulia Marchi che sta sviluppando un progetto site specific.
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