Quali odori e sapori rendono indimenticabile la cucina tradizionale dell’Iran? Quanto conta il miele nella tradizione dolciaria dell'Azerbaigian? In cosa si distinguono i cacao coltivati in Uganda e Indonesia? Quali erbe aromatiche raccontano la cucina dell'isola di Ulleung, in Corea del Sud? E come si possono trasformare scarti vegetali e quinto quarto (di terra e di mare) in una cena sorprendente? A Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma dal 24 al 27 settembre nel centro di Torino, ogni assaggio è una storia e ogni incontro un viaggio. La 16esima edizione della manifestazione, organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, con il patrocinio del Masaf e di Ismea, e rappresentata dal claim Biodiversity - Be Diversity, invita a esplorare sapori, culture e tradizioni provenienti da ogni parte del mondo attraverso Laboratori del Gusto, Appuntamenti a Tavola, cene e degustazioni.
Nel pieno dell'estate, quando si sogna la prossima meta e si cercano nuove ispirazioni anche a tavola, ecco una selezione di appuntamenti da non perdere: esperienze da raccontare durante una cena tra amici, ingredienti e ricette che sorprendono, e buoni motivi per programmare una visita a Torino.
I Laboratori del Gusto: storie di miele, cacao, erbe selvatiche e sapori mediterranei
Il viaggio parte dall'Azerbaigian, dove tra le foreste e le montagne del villaggio di Ləkit nasce un miele che racchiude i profumi della flora spontanea locale. È l'ingrediente che accomuna alcuni dei dolci più rappresentativi del Paese: l'halva di grano garagilchig, preparata con un'antica varietà di frumento e arricchita con pere e nocciole Atababa, il govut, ricetta a base di cereali tostati tramandata nelle comunità rurali, e uno sciroppo al miele che racconta una tradizione profondamente legata al territorio e al lavoro delle api (L’Azerbaijan al sapore di miele).
Ci si sposta poi sull'isola vulcanica di Ulleung, in Corea del Sud, dove da secoli le donne raccolgono i namul, erbe spontanee che crescono sui pendii più ripidi. Dal profumato aglio di montagna (myungyi) al rarissimo samnamul, una pianta dal gusto sorprendentemente simile alla carne, fino alle specie endemiche che sopravvivono soltanto su quest'isola, il laboratorio offre uno sguardo su una cultura gastronomica poco conosciuta (Le erbe dell’isola di Ulleung).
Dal verde dei boschi si passa al profumo del cacao. Una degustazione comparativa dalla Repubblica Dominicana all'Uganda, dalla Costa d'Avorio fino a Bali accompagna i partecipanti, mostrando come lo stesso frutto possa cambiare carattere in base al terreno, al clima e alle tecniche di fermentazione. Il percorso parte dalla fava intera, prosegue con i nibs tostati e la massa di cacao e arriva fino alla tavoletta, seguendo tutte le trasformazioni di un ingrediente che troppo spesso conosciamo soltanto nella sua forma finale (Cacao Latitudes).
Dall'Anatolia arriva invece un intero menù dedicato a due simboli della dieta mediterranea: olive e vino. Si assaggiano la fresca insalata di olive Bostana, il börek ripieno di olive verdi, le olive saltate con pasta di peperone rosso, noci e aglio, servite con pane, e persino una confettura di olive, in abbinamento a vini ottenuti da vitigni autoctoni coltivati in vigne antiche (Il sapore dell’Anatolia).
A chiudere questo itinerario sono le uve Criolla dell'America Latina, varietà che attraversano la storia di Argentina, Cile e Bolivia e che, calice dopo calice, raccontano il legame tra biodiversità, paesaggio e cultura del vino (Criolla criolla! Storie di uve dall’America Latina).
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