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martedì 24 marzo 2020

Latterie solidali




Quello che stiamo attraversando è un marzo cupo, che non ci aspettavamo. Sono giorni difficili, non sembrano finire. Per fortuna ogni tanto c’è qualche chiarore, qualche piccolo motivo di soddisfazione che alleggerisce il peso del momento. È il caso dell’articolo pubblicato sul numero di marzo di “Altreconomia”, scritto da Chiara Spadaro e dedicato alle latterie turnarie, che si sono organizzate per fare rete. Non tutte, anche se in attività ne restano pochissime (una dozzina unicamente nell’arco alpino, Slovenia compresa). Campolessi, Peio, Valmorel e la comunità di allevatori del comprensorio di Tolmin si sono proposte di collaborare in modo attivo: su iniziativa dell’Ecomuseo delle Acque e di Slow Food Italia hanno partecipato alla stesura di un decalogo – la Carta dei princìpi delle latterie turnarie – e si stanno organizzando per dotarsi di un marchio comune che le renda riconoscibili.
I valori che le accomunano sono numerosi: dalla qualità del latte all’artigianalità del formaggio, dall’alimentazione naturale delle bovine al benessere animale, dalla conduzione familiare all’economia di relazione. A Gemona, in occasione dell’edizione 2019 della “Festa del Formaggio”, queste realtà si sono incontrate, hanno discusso dei loro problemi, si sono confrontate con altre latterie friulane interessate al progetto. La volontà è di avviare un tavolo di lavoro permanente e di valorizzare tutte assieme un modello che, nonostante i tempi difficili, ha buone prospettive per confermarsi. L’articolo di Altreconomia costituisce un riconoscimento importante, da parte di una rivista indipendente che dedica ampio spazio all’economia solidale, capace di rispettare diritti, ambiente e benessere.

«È fondamentale riuscire a fare rete: insieme sarà più facile far “scoprire il valore sociale che garantiamo alle nostre montagne spopolate”, come dice Ilaria, aiuto casara del Caseificio di Peio, e anche “resistere alla globalizzazione del gusto e all’uniformità dei sapori”, osserva Sergio, segretario della latteria di Valmorel. D’altronde, lo stesso Palomar – il personaggio del romanzo di Italo Calvino – in coda in un negozio di formaggi, quando è il suo turno, “ripiega sul più ovvio, sul più banale, sul più pubblicizzato, come se gli automatismi della civiltà di massa non aspettassero che quel suo momento di incertezza per riafferrarlo”. Le latterie turnarie coprono lo spazio di quell’incertezza, a favore della biodiversità e della stagionalità». Un modello, quello turnario, che sarebbe piaciuto al compianto Gianni Mura.
Costretti in casa proviamo a trascorrere il tempo in modo intelligente: leggendo, studiando, approfondendo. Chi volesse leggere l’articolo di Chiara Spadaro, può farlo sottoscrivendo fino a maggio un abbonamento gratuito ad Altreconomia.

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