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martedì 2 novembre 2021

giovedì 11 novembre 2021, alle 18.30 – piazza Vetra 17, Milano Rigenerare la città con l’arte pubblica e l’architettura, Vetra Building inaugura a Milano con Il Prisma e s’illumina con la scultura di Patrick Tuttofuoco

 Con l’iniziativa Facciamo Piazza 2021 – Lights On, promossa da AXA IM Alts e la direzione artistica di Artribune, si svela la valorizzazione di uno scorcio storico del capoluogo.

Sarà presente il sindaco Giuseppe Sala.

 

(ingresso conferenza stampa da via Wittgens, 4)

 
 

Rinnovare uno spazio pubblico attraverso la riqualificazione di un edificio, per ripristinare un nuovo dialogo con la città, anche attraverso l’architettura e l’arte contemporanea. Il link tra la Milano monumentale e la città contemporanea è rappresentato dal Vetra Building (in piazza Vetra, 17), progettato dalla società internazionale di architettura e design, con Dna italiano, Il Prisma, per conto di AXA IM Alts. Inaugurazione prevista per giovedì 11 novembre alle 18.30 con l’installazione luminosa temporanea dell’artista Patrick Tuttofuoco e alla presenza del sindaco Giuseppe Sala e del direttore della direzione Quartieri e Municipi, Franco Zinna.

Il nuovo intervento di arte pubblica, commissionato da AXA IM Alts, si avvale della direzione artistica di Artribune, con la cura di Helga Marsala, e del coordinamento della società di progettazione internazionale, Il Prisma.

Un’esplosione di luce per l’ex Esattoria milanese che si apre al quartiere, uno spazio multifunzionale che si affaccia sulla piazza con la vitalità delle sue attività commerciali e del vicino parco, riqualificato. Con il supporto dei privati, un angolo di Milano trasformato da luogo di passaggio e degrado, a spazio pubblico.

PROGRAMMA

 

CONFERENZA STAMPA – ALLE 18.30

Intervengono:

Giuseppe Sala, Sindaco di Milano

Franco Zinna, Direttore della direzione Quartieri e Municipi

Francesco Rovere, Senior Development Manager, Real Assets, AXA IM Alts

Hermann Montenegro, Local Head of Asset Management and Transactions, AXA IM Alts

Stefano Carone, Architetto, Managing Partner Il Prisma

Sebastiano Pasculli, Architetto, Associate & Team Leader Il Prisma

Helga Marsala, Curatrice Artribune

Massimiliano Tonelli, Direttore Artribune

Patrick Tuttofuoco, Artista

Modera:

Paola Pierotti, Giornalista PPAN

 

ACCENSIONE DELL’OPERA – ALLE 19.15

Si ringraziano gli sponsor tecnici Spaces del gruppo IWG e Benvenuto Family, East River, Genuino, Erbert, Pandenus, That’s Vapore che offriranno un aperitivo diffuso ai cittadini.

Le nuove ed esclusive Suite Cocoon al Dolomiti Wellness Hotel Fanes: ambienti ‘’Adults Only’’ dedicati alla coppia per rilassarsi a contatto con la Natura e coccolati dal lusso.

 



Ideate da Barbara Widmann con il suo staff dello studio Interior Design di Bolzano, le suite Cocoon del Dolomiti Wellness Hotel Fanes sono di recentissima costruzione e offrono la possibilità di dedicare del tempo alla coppia, soggiornando in ambienti raffinati dove lo scambio con la Natura della Val Badia è costante, sia dentro che fuori, la privacy trova pieno rispetto e gli spazi sono studiati affinché ognuno possa godere dei propri in libertà.
 
San Cassiano (BZ), 2 novembre 2021 – Ambiente lussuoso, raffinato, al contempo avvolgente e caldo quello delle nuove suite del Dolomiti Wellness Hotel Fanes. Frutto del progetto di Barbara Widmann e del suo staff, le Suite Cocoon sono state pensate per fare sentire coccolati e rilassati gli ospiti, per fargli vivere un soggiorno costantemente a contatto con la Natura circostante e il panorama senza eguali delle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO. Come è possibile tutto questo? Grazie alle attente scelte attuate in quanto a materiali, tutti di origine naturale reperiti in zona, e di design, per garantire agli ospiti un’area privilegiata dove la comodità si fonde alle mode più recenti. Questo e molto altro sono le nuovissime suite Cocoon.

In inglese la parola Cocoon sta ad indicare un abbraccio, un nido, qualcosa di avvolgente e protettore che è, effettivamente, anche l’obbiettivo delle suite stesse: al loro interno gli ospiti vivono un’esperienza di lusso sentendosi sempre a proprio agio in ambienti che rispettano la privacy; tant’è che la struttura che le ospita si trova in posizione dislocata rispetto a quella principale, con accesso diretto ad un’area relax e alla Skypool, anch’essa Adults Only. Fondamentale per comprendere le nuove suite è il concetto di ''scambio continuo con l’ambiente esterno e con la Natura, desiderio di portare dentro ciò che si trova al di fuori'' come sottolinea l’interior Designer Widmann e che trova perfetta attuazione grazie all’accurata scelta effettuata in quanto a materiali e design. I materiali ricorrenti sono: il legno rovere, con il quale sono stati creati soffitto e pavimenti attuando un gioco di posizionamento al momento della posatura per ottenere un effetto estetico in grado di ricreare una sorta di abbraccio; la corteccia, particolarmente interessante in quanto crea un effetto tridimensionale; il marmo di Lasa, estratto in lastre più o meno grandi da una cava altoatesina in Val Venosta; il vetro, con cui è stata creata la grande vetrata che si affaccia al giardino dell’Hotel e al Lagazuoi, consentendo il continuo contatto con il paesaggio e la Natura; per finire la lana, loden per la precisione, di cui sono fatte alcune parti delle porte e le tende, ovviamente ignifughe per rispettare le norme di sicurezza vigenti. Si tratta di una serie di elementi naturali autentici e, specialmente, reperiti nella zona dell’Alto Adige aspetto a cui, da sempre, la famiglia Crazzolara pone grande attenzione in quanto parte della loro filosofia fin dagli albori. Totale esclusività anche per quanto riguarda i mobili, che sono stati disegnati appositamente per questi nuovi ambienti costituendo una linea a sè. Non solo, all’interno si trovano armadi doppi, di tre ante ciascuno, doppi lavabi, presenza sia di doccia che di vasca, tutte scelte che si prefiggono l’obiettivo di far vivere all’ospite un’esperienza ancora più esclusiva. Una curiosità concerne i sanitari, su cui sono stati installati in anteprima mondiale i rubinetti della linea Narciso prodotti dalla storica azienda italiana Fll. Frattini, che permettono di regolare automaticamente il getto d’acqua evitando così sprechi e garantendo grandi risparmi: altra scelta coerente con l’ottica green portata avanti dalla fam. Crazzolara per l’intera struttura.

Il Dolomiti Wellness Hotel Fanes dimostra, ancora una volta, quanto sia importante saper abbinare comodità e lusso a scelte green consapevoli ed è pronto ad accogliere i suoi ospiti nei nuovi ambienti per un’esperienza di relax unica, difficilmente ripetibile altrove.

IL CONSORZIO VINI ALTO ADIGE TRACCIA UN BILANCIO DELLA VENDEMMIA 2021: UN’ANNATA AMBIZIOSA E MOLTO PROMETTENTE

 



A pochi giorni dalla fine della vendemmia, l’Alto Adige del vino traccia un primo bilancio di quella che si prospetta essere è un’annata ambiziosa e molto promettente. Nonostante una fioritura tardiva e condizioni climatiche in parte avverse, l’annata 2021 si caratterizzerà per vini bianchi eleganti e molto promettenti e vini rossi di grande carattere e struttura.

Con la fine della vendemmia in vigna si chiude un “anno complesso ma con un lieto fine”, come afferma Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige: “I maestri cantinieri, i viticoltori e i vignaioli si aspettano un’annata 2021 molto varia e assai promettente sul piano della qualità. Sarà infatti una buona annata per tutti i vini bianchi senza alcuna eccezione, mentre per i vini rossi ci saranno differenze in base alla zona di produzione, anche se sarà comunque complessivamente molto buona” afferma con sicurezza il presidente Kofler.

Leggermente sotto la media si è rivelata invece la quantità del raccolto, che ha fatto registrare un calo tra il 5 e il 10 per cento. Due le ragioni principali spiega Kofler: “La quantità del raccolto dipende da un lato dalle riduzioni di DOC introdotte nei ricavati per ettaro e, dall’altro, dal peso dei grappoli leggermente ridotto, aspetto quest’ultimo che va imputato alle particolari condizioni climatiche”.

Fioritura tardiva, vendemmia tardiva

L’anno è iniziato con una siccità straordinariamente lunga, cui è seguito un marzo freddo, con quattordici giorni di gelate. A inizio aprile le temperature sono aumentate per un breve periodo, dopo il quale le condizioni metereologiche sono progressivamente peggiorate toccando l’apice dell’ondata di gelo il 7 aprile. “Questo andamento ha portato a un leggero ritardo nella fioritura delle viti”, afferma Hansjörg Hafner, capo del reparto viticoltura presso il Centro di Consulenza per la fruttiviticoltura dell’Alto Adige.

Nelle zone più calde della Bassa Atesina e della Valle dell’Adige, la piena fioritura è avvenuta solo tra fine maggio e inizio giugno, quindi con quasi due – e nelle zone più elevate anche tre – settimane di ritardo rispetto alla media sul lungo periodo. Questa tendenza è proseguita fino all’inizio della fase di maturazione. Il periodo tra la piena fioritura e l’inizio della maturazione è stato segnato da un giugno secco e caldo, seguito da un luglio eccezionalmente piovoso.

Meteo turbolento prima del raccolto

Con ben 150 millimetri, a luglio si è registrato il 56% di pioggia in più rispetto alla media sul lungo periodo. Notevole è stata anche l’intensità delle precipitazioni che in alcune zone hanno causato danni in parte considerevoli. Alcune zone – soprattutto nell’Oltradige e nella Bassa Atesina – sono state danneggiate da forti grandinate.

Anche nelle prime settimane di agosto si sono registrati maltempo e forti precipitazioni. A fronte di giornate dalle temperature medie, le quantità di pioggia sono state ben oltre i valori medi degli ultimi decenni. Giusto in tempo per l’inizio della vendemmia, il tempo si è stabilizzato, garantendo un clima autunnale pressoché ideale. I primi grappoli sono stati raccolti con temperature elevate di giorno e nottate fresche, nonché giorni di pieno sole. A fine settembre e inizio ottobre sono poi riprese le precipitazioni.

Mentre le condizioni meteorologiche così variabili hanno causato gravi preoccupazioni ai viticoltori nell’imminenza del raccolto, buone notizie sono invece arrivate dal fronte delle malattie. “Nei vigneti non si sono verificati particolari focolai, se si escludono piccoli problemi di putrefazione nella fase di maturazione di alcune varietà di Pinot”, fa notare Barbara Raifer, responsabile del settore viticoltura presso il Centro di Sperimentazione Laimburg. Raifer sottolinea anche come la gestione dell’irrigazione nei vigneti sia uno dei temi centrali del settore, e che lo sarà ancor di più in futuro. “Ci accompagnerà sia nella ricerca che nella pratica, affinché i nostri viticoltori siano in grado di contrastare il crescente stress causato alle viti da caldo e siccità.”

Un’annata molto buona e promettente per i vini bianchi

Quest’anno, in Bassa Atesina e in alcune zone della Valle dell’Adige, la raccolta dei grappoli è cominciata a fine agosto con le varietà bianche Pinot Grigio e Sauvignon, con una decina di giorni di ritardo rispetto all’anno precedente. La vendemmia ha preso poi regolarmente il via a metà settembre, con le varietà bianche nelle zone di coltivazione più basse.

La qualità dei grappoli era ottima, con un equilibrio ideale tra i valori di acidità, quest’anno leggermente più elevati, e le gradazioni zuccherine”, afferma con soddisfazione Stephan Filippi, maestro cantiniere della Cantina Bolzano e vicepresidente dell’Associazione enologi enotecnici italiani. Per Filippi “i giovani vini bianchi 2021 si presentano molto fruttati, piacevolmente freschi, con una struttura vivace e un’elegante sensazione al palato”. Quindi le migliori premesse per vini bianchi promettenti con un grande potenziale di sviluppo.

Anche per Hans Terzer, maestro cantiniere della Cantina San Michele-Appiano e presidente dei Cantinieri dell’Alto Adige, il 2021 sarà un’ottima annata per i vini bianchi. “Siamo contenti di tutte le varietà: Pinot Bianco e Pinot Grigio puntano su una buona mineralità e molta struttura, Sauvignon sui frutti maturi e un bel gioco di acidità, Gewürztraminer sull’eleganza della struttura e Riesling, Sylvaner e Veltliner su aromi classici e freschezza giovanile”, elenca Terzer. “Rispetto alle altre varietà, nel 2021 si è raccolta una quantità inferiore solo per quanto riguarda lo Chardonnay, ma la qualità è comunque altrettanto buona.

Buone qualità di vini rossi

Per quanto riguarda la raccolta dei primi grappoli di uve nere, Pinot Nero e Schiava, quest’anno i viticoltori dell’Alto Adige hanno cominciato intorno al 20 settembre. Stephan Filippi si dice oltremodo soddisfatto delle qualità della Schiava di quest’annata: “I grappoli sono risultati sani e maturi, con elevati valori zuccherini. Abbiamo riempito le cantine con ottime qualità – molto fruttate, estremamente tipiche e di buona struttura”.

Il clima autunnale ideale ha influito positivamente anche sul Lagrein. Al momento della vendemmia i grappoli erano “meravigliosamente maturi e croccanti, e mostravano dei promettenti valori del mosto”, afferma Filippi. “I vini giovani convincono fin d’ora con un bel fruttato maturo, bei colori, buone acidità e un po’ di alcol in meno.” Per quanto riguarda il Pinot Nero, laddove si è potuto aspettare un po’ con il raccolto, le qualità vanno da molto buone a eccezionali – in particolare nelle classiche zone del Pinot Nero in Bassa Atesina. E, nonostante il clima più freddo, a seconda delle zone si sono raccolte qualità interessanti anche di Cabernet e Merlot.

Con impegno e passione

Anche quest’anno i viticoltori dell’Alto Adige si sono prodigati, sia nei vigneti che durante la vendemmia, afferma Andreas Kofler: “A causa del meteo incostante, quest’anno è stato necessario portare a termine la vendemmia in un tempo relativamente breve. Anche la lavorazione dei grappoli nelle cantine è stata eseguita rapidamente e con grande impegno”, conclude Kofler.

Engine invita Massimo Bottura: in diretta il 2 novembre alle ore 17 su IG @ginengine Il via al nuovo movimento dove la sostenibilità, ambientale e umana è al centro, ora anche nel mondo degli spirits.

 



Fuel for your soul” segna l'inizio di una nuova era per il mondo degli spirits. L’intento di Paolo Dalla Mora, ceo e founder di ENGINE, è di prendere ispirazione dalla filosofia “Food for soul”, l’organizzazione no profit fondata dallo chef Massimo Bottura e da sua moglie Lara Gilmore per contrastare lo spreco alimentare e l’isolamento sociale, dando luce e voce al potenziale di persone, luoghi e cibo.

L'appuntamento è per martedì 2 novembre alle ore 17 in diretta sulla pagina Instagram di Engine @ginengine per affrontare questi temi insieme a Massimo Bottura @massimobottura. La registrazione sarà disponibile subito dopo la diretta.

«Siamo partiti solo da due anni come una start up nel mondo del gin e ora siamo parte di una multinazionale, ILLVA Saronno Holding, che ha acquisito una partecipazione di minoranza qualificata. Con una crescita così rapida mi sento di dover restituire qualcosa al mondo, di lasciare un segno del mio passaggio e lasciare qualcosa. Per ENGINE è importante il fattore B.

B come BE Human, B come Human Being, B come biologico e, non da ultimo, B come Bartender: per noi è necessario porre l'uomo al centro di tutto. E lo vogliamo fare per la prima volta nel settore degli spirits. Siamo vicini ai bartender, una categoria professionale che dopo due anni di pandemia ha sofferto in modo considerevole. Abbiamo già iniziato un percorso per diventare la prima B Corp certificata del mondo spirits, perché oltre a perseguire il profitto, puntiamo a innovare continuamente per massimizzare l’impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operiamo e, non da ultimo, l'ambiente», spiega Paolo Dalla Mora.

ENGINE ha fatto della sostenibilità il suo marchio distintivo: un gin 100% Made in Italy, biologico, fatto con materie prime selezionate con la massima cura, che conserva un forte legame con la tradizione piemontese, grazie alla salvia e al limone, due ingredienti posti al cuore del suo corredo di botanicals.

«Vorremo essere i capifila di un movimento culturale che porti a coinvolgere tanti brand, ma soprattutto persone, del mondo degli spirits. Il settore food e della ristorazione sono molto avanti in questa ricerca. Noi intendiamo essere gli apripista nel settore del beverage», conclude Paolo Dalla Mora.
 

ENGINE

Nato da un’idea di Paolo Dalla Mora, imprenditore nel settore della moda, degli spirits, e del food (tra cui l’osteria Campamac a Barbaresco, luogo di culto per tartufi e vini), gin ENGINE celebra un immaginario fatto di lattine di olii e carburanti, gare di motocross e veicoli da corsa – da sempre passione del suo ideatore –, nel ricordo dei grandi miti degli anni ‘80 come l'intramontabile Dodge Charger, l’auto ribattezzata Generale Lee nella fortunata serie tv Hazzard.

Con la volontà di far rivivere questi anni, ENGINE ha deciso di coinvolgere particolari testimonial d'eccezione, legati ad un immaginario che ha segnato un'intera generazione.

Celebre su tutti è il pupazzo rosa UAN con in mano una lattina di gin Engine mentre indossa una felpa della collezione ready to wear, in lancio questa primavera dal brand, a rappresentare un mondo di contaminazioni stilistiche ancora oggi attuali.

Ogni dettaglio del progetto – a partire dal nome, che significa infatti “motore” – è un omaggio proprio a quel mondo di auto e officine caro agli appassionati, ma anche parte di una memoria collettiva più ampia: ENGINE infatti non ha una classica bottiglia ed è contenuto in una vera e propria tanica di latta da mezzo litro - con tappo a vite - che evoca l’iconico contenitore per l’olio delle macchine o per la miscela della Vespa, il Ciao, il Sì, mezzi a due ruote diventati simboli per le generazioni di quegli anni.

Il packaging è originale anche nella grafica che nei suoi vari dettagli è un tributo a segni caratteristici del mondo delle macchine, come la spia dei vecchi Land Rover racchiusa dentro uno scudo d’oro, e il numero 01 che richiama le auto da corsa e la mitica Lancia Delta S4.

 

Note degustative:

ENGINE si contraddistingue per un carattere deciso in cui i profumi balsamici del ginepro sono completati dalle fresche note delle scorze di limone e dall’intenso profumo di salvia, su elegante sottofondo floreale; all’assaggio mantiene un’ottima corrispondenza gusto olfattiva con finale leggermente amaricante delle foglie di salvia, mentre le note dolci della radice di liquirizia danno al prodotto un ideale il bilanciamento finale. La distillazione avviene sottovuoto a bassissime temperature grazie all’uso di un evaporatore rotante di ultima generazione - il brillante motore di questo gin - permettendo una concentrazione elevata di aromi e profumi totalmente naturali. .
 

ENGINE è disponibile nei migliori cocktail bar e sul sito www.engine.land

ENGINE #fuelthedream

BORGHI D’EUROPA ALLA SCOPERTA DI VARIE ECCELLENZE GRAZIE A CASCINE PIEMONTESI

 





Visite mirate e momenti di promozione di alcune zone di livello del Cuneese

 Milano, 29 Ottobre 2021- Nella provincia di Cuneo, ricca di eccellenze agroalimentari, dal 2020 molti produttori hanno iniziato a fare squadra per promuovere  il territorio in maniera efficace: questo grazie al progetto Esperienze del Consorzio Cascine Piemontesi, promosso da Confagricoltura in collaborazione con la Camera di Commercio di Cuneo.

La valorizzazione territoriale è uno dei punti fermi delle iniziative d’informazione di Borghi d’Europa, che ha partecipato con piacere a un tour alla scoperta di varie realtà di Cascine Piemontesi alla fine di Ottobre u.s. .

Sono state visitate Saluzzo, Vicoforte (con la splendida Basilica della Natività) e Dogliani: per ogni tappa gustosa c’è stato un seminario d’approfondimento sulle aziende agricole d’alta qualità e un momento di degustazione di varie eccellenze come  i grandi vini Doc e Docg, il Castelmagno e la Toma Piemontese Dop, la Nocciola Piemonte Igp e il Crudo di Cuneo Dop.

Molto apprezzati poi i piatti proposti dal Ristorante “Le Quattro Stagioni d’Italia” di Saluzzo e da “Il Groglio” di Vicoforte, tutti caratteristici della tradizione culinaria della zona.

A Dogliani, zona vitivinicola rinomata, sono stati assaggiate diverse ottime etichette, soprattutto rossi fermi a base di uve Nebbiolo e Barbera, ma anche qualche ottimo Dolcetto, un rosso che era alla base della beva quotidiana per molte famiglie del cuneese, un po’ oscurato dalla crescita di Nebbiolo e Barbera, che merita di essere valorizzato di più e rilanciato.

Un grosso plauso al Consorzio Cascine Piemontesi per il lavoro svolto sinora, che vede protagoniste tutte le singole realtà che lavorano in sinergia.

Un anno da incorniciare per il Verdicchio de La Staffa

 




Rincrocca, tra i vini di punta della cantina di Staffolo, è ai vertici di tutte le più importanti guide nazionali, mentre il titolare Riccardo Baldi è stato premiato come miglior vignaiolo d’Italia under 35 al Vinòforum di Roma

 

 

Il 2021 è diventato davvero un anno da incorniciare per l’azienda agricola La Staffa di Staffolo (Ancona), che negli ultimi mesi, oltre a raccogliere grappoli maturi di Verdicchio come ogni anno, ha vendemmiato anche prestigiosi riconoscimenti tra le più importanti guide di settore in uscita con l’inizio dell’autunno.

 

Il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico “Rincrocca” 2018, tra le etichette di punta della cantina biologica marchigiana, è stato selezionato tra i migliori vini d’Italia dalle più importanti guide enologiche nazionali. Dopo essere stato premiato come Vino Slow da Slow Wine sono arrivati per il secondo anno consecutivo i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e alcuni giorni più tardi i Cinque Grappoli su Bibenda. Importanti conferme della costante crescita qualitativa di un’azienda che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi un posto sempre più di rilievo non solo all’interno della denominazione dei Castelli di Jesi, ma anche a livello nazionale e internazionale, accompagnata da un apprezzamento e un’espansione altrettanto marcati anche nel mercato italiano ed estero.

 

A rendere ancor più memorabile il 2021 per il vignaiolo titolare de La Staffa Riccardo Baldi, è stato il riconoscimento come miglior produttore di vino italiano under 35 consegnatogli a settembre al Vinòforum di Roma in occasione della cerimonia di premiazione dei Food&Wine Italia Awards 2021, che celebrano ogni anno i giovani talenti dell’enogastronomia italiana ma anche le aziende, i professionisti e i progetti più virtuosi legati all’innovazione, alla responsabilità sociale, alla sostenibilità e al design nel mondo del cibo e del vino.

 

Dopo un 2020 davvero impegnativo per i motivi che tutti conosciamo – spiega Riccardo Baldi – vivere un anno come questo è prima di tutto una bellissima boccata di ossigeno, ma ancor di più un’ulteriore iniezione di fiducia in quel percorso di conoscenza, amore e racconto del territorio che ho iniziato nel 2010, quando avevo appena vent’anni. Se oggi La Staffa è un nome conosciuto e apprezzato per il Verdicchio in Italia e all’estero, credo che possa esserne contento e andarne orgoglioso anche chi vive in questa splendida terra e da sempre conosce il potenziale enorme del nostro vino. Per anagrafe e carattere sono sempre stato curioso di scoprire nuove strade per tirare fuori il meglio da ciò che faccio e dal luogo in cui vivo e dove ho deciso di investire, pertanto anche se la sfida è davvero impegnativa la speranza è che il 2022 possa essere un anno ancora più memorabile di questo!”

 

Dalla prima vendemmia nel 2010 a oggi Riccardo Baldi ha trasformato una piccola cantina con una produzione poco più che amatoriale in un’azienda vitivinicola di riferimento per il territorio, che esporta il 50% dei suoi vini all’estero. Stati Uniti, Francia, Russia, Giappone e nord Europa sono i mercati in cui il Verdicchio de La Staffa si è fatto sempre più apprezzare negli ultimi anni, diventando una presenza fissa nella carta dei vini di importanti ristoranti come il Marea a New York, il George V a Parigi e il Molto Buono a San Pietroburgo.

 

lunedì 1 novembre 2021

Le Ferrovie Dimenticate a Ponte Priula – La Via del Gusto ci porta al Salumificio Spader e ai vini di casa Ceotto

 





Borghi d'Europa ha proposto un incontro di informazione sul tema delle ferrovie dimenticate a Ponte Priula.

L'intervento del Presidente Renzo Lupatin (fondatore della rivista La Vaca Mora), ha ricordato come dal piazzale della Stazione di Susegana partisse la tranvia diretta a Pieve di Soligo.

La tranvia Susegana-Pieve di Soligo era un impianto noto per il trasporto dei passeggeri e delle merci che a partire dal 1913 prese ad attraversare la valle del fiume Soligo. Gravemente danneggiata a causa della Grande Guerra, durante la quale la sede era stata utilizzata per l'impianto di una ferrovia di interesse bellico, la tranvia passò di mano nel 1921 per poi venire formalmente soppressa nel 1931.



La tranvia, a scartamento metrico, aveva origine nella frazione di Susegana denominata Ponte della Priula, che ospitava la stazione ferroviaria cittadina, con un capolinea situato nelle immediate adiacenze della stessa denominato "Susegana Ferrovia"; nella piazza non era presente alcun cappio di ritorno: i treni retrocedevano fino alla stazione per invertire la marcia. Superato il tempio votivo, nelle cui adiacenze era edificata la rimessa tranviaria, i convogli incontravano poi la stazione tranviaria vera e propria, "Susegana Stazione", per poi dirigersi in direzione nord ovest.



Erano dunque servite, in successione, le fermate intermedie di Colfosco, Falzè di Piave (indicata negli orari dell'epoca con la grafia "Falsè") e Barbisano.



Giunta a Pieve di Soligo, la tranvia presentava una stazione in via Lamberto Chisini, il cui fabbricato è tuttora esistente e presso la quale esisteva una seconda rimessa, per poi effettuare capolinea nella centrale piazza Vittorio Emanuele II, ov'era presente anche un deposito di rotaie raccordato, ospitato dell'edificio poi sede della Cassamarca.



Materiale rotabile

Il parco trazione della tranvia era costituito da tre locomotive a vapore di tipo tranviario numerate 71÷73, costruite dalle officine di Saronno su disegni e licenza della Maschinenfabrik Esslingen; dopo la cessazione della guerra, nel 1918 le stesse furono trasferite a Udine per il prestare servizio sulla tranvia Udine-San Daniele.



Il materiale rimorchiato comprendeva tre carrozze passeggeri di seconda classe e due miste di prima e seconda classe, cui si aggiungevano cinque carri chiusi e cinque aperti per il trasporto merci.

L'inaugurazione della tranvia in una nota cartolina d'epoca


Quadro orario della tranvia nel 1915

La stessa fu peraltro ricostruita provvisoriamente in forma di ferrovia militare, con uno scartamento rispetto al quale le fonti non concordano, riportando i valori di 700 mmo 750 mm]. Tale "ferrovia da campo" (gli austriaci chiamavano "'Feldbahn" tale tipo di infrastrutture) seguiva il percorso originario Ponte della Priula-Pieve di Soligo proseguendo poi su Follina (ricalcando con ciò l'originario progetto della "Veneta") e Revine Lago; una breve diramazione consentiva di raggiungere l'abitato di Falzè di Piave





Ma gli antichi cultori del buon gusto non potevano non fare una tappa a due protagonisti de Le Vie del Gusto. Anzitutto a Mosnigo, al Salumificio Spader.



La caratteristica particolare di questa Azienda è che non si è concentrata sugli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria salumiera, ma si è specializzata nella cottura di grossi pezzi di carne da affettare; ha quindi scelto come proprio target principale quello dei rivenditori (rosticcerie, salumerie, ristoratori).

Porchetta alla Trevigiana

Una scelta coraggiosa che ha avuto grande successo, poiché i rivenditori hanno riconosciuto la grande qualità di questa produzione, che rispetta le tradizioni venete, pur con qualche doveroso excursus nella tradizione del Lazio (ad esempio la Porchetta alla Romana, che fa bella compagnia a quella tradizionale Trevigiana e alla Porchetta Arrosto, o il Guanciale all’Amatriciana, anch’essa affiancata a quella tradizionale, nelle versioni dolce, affumicata, aromatizzata al pepe e aromatizzata al peperoncino; ce n’è per tutti i gusti!).

Forse può meravigliare la proposta della Porchetta alla Trevigiana (che tra l’altro ha un grande successo!) in quanto si pensa che sia un piatto solo romano o comunque del Centro Italia. Invece è documentata come specialità trevigiana fin dal 1919, quando fu proposta da Ermete Beltrame nella sua birreria sotto il Palazzo dei Trecento a Treviso. “ (Gianluigi Pagano)



Poi, se ci spostiamo nei Colli di Colfosco, potrete sorseggiare un buon bicchiere alla azienda agricola Ceotto, che segue i progetti e le iniziative di FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che Borghi d'Europa ha sempre seguito con attenzione.




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