sabato 23 settembre 2017

La cucina di CHIC tra arte e cultura: la prossima jam session culinaria sarà presso l'Az Agricola Riso Buono lunedì 25 settembre

L’associazione CHIC – Charming Italian Chef ha scelto l’Az. Agricola Riso Buono La Mondina di Casalbeltrame (NO) per la prossima tappa di In The Kitchen Tour, il circuito B2B che fa incontrare, in una piacevole jam session, i grandi professionisti dell’alta cucina italiana con le eccellenze dell’enogastronomia del territorio per raccontare e conoscere prodotti di qualità, studiarli, sperimentarli e proporli attraverso creazioni ed impieghi innovativi.

In questo evento speciale la cucina di CHIC si unirà all’arte e alla cultura per dare vita ad una giornata con un programma ricco di eventi.
La giornata inzierà con l'apertura di Villa Gautieri, a Casalbeltrame, dove gli ospiti potranno venire a contatto con l'arte e le bellissime sculture esposte all'interno degli spazi di Materima. All'interno della tenuta di Riso Buono verrà invece inaugurata la mostra  “Emilio Isgrò – Opere” che prende il nome dall'omonimo e noto artista concettuale e che sarà visitabile gratuitamente e su prenotazione all'indirizzo arpitesca@casalbeltrameonline.it fino al 10 dicembre 2017.

Seguirà quindi il momento in cui poter vedere all’opera gli chef di CHIC assieme ad alcuni Chef ospiti, oltre alle aziende partners di Chic e ad alcuni produttori d'eccellenza, che faranno degustare i propri prodotti e metteranno a disposizione dei professionisti presenti gli ingredienti con i quali potranno improvvisare ognuno il proprio piatto guidati dall’ispirazione del momento.

Non mancheranno piatti a base di Riso Buono ma anche dolci e lievitati preparati con le farine di Riso Buono Artemide e Carnaroli.

Una festa che sarà resa ancor più divertente con la preparazione di un risotto all'interno della Guendalina, la padellona firmata Crafond con i suoi 180 cm di diametro.

Il piacevole programma continuerà nel pomeriggio con la cerimonia di conferimento del Premio “Casalbeltrame - La Rana D’Oro”, un evento di altissimo livello che dal 1973 premia chi si è fatto notare con il proprio operato nel campo dell’arte, della medicina, dello sport, dello spettacolo, della cultura. Un premio alla creatività, alla ricerca, alla bellezza e alle capacità umane!

Quest'anno l'Associazone Culturale Arpitesca ha voluto conferire questo prestigioso riconoscimento allo Chef Gualtiero Marchesi, all’imprenditrice e Presidente Onorario FAI Giulia Maria Crespi Mozzoni, all’artista Emilio Isgrò, all’imprenditore e Presidente della Fondazione Comunità Novarese Cesare Ponti, alla campionessa del mondo di sci di velocità Valentina Greggio ed all’attrice Michela Quattrociocche. A condurre questo importante momento c'era la presentatrice tv Francesca Romana Barberini.

La giornata si concluderà con il taglio della suggestiva torta preparata per l'occasione dallo Chef Pier Zuccalla del Biscottificio Rossi di Romagnano Sesia
CRISTINA BRIZZOLARI, TITOLARE DELL'AZIENDA RISO BUONO:
"Ho deciso di ospitare l'evento di CHIC perchè in questa avventura siamo partiti con loro e il primo amore non si scorda mai!"
SCARICA FOTO E CARTELLA STAMPA RISO BUONO 
I PROTAGONISTI

Tra gli Chef soci di CHIC saranno presenti Federico Beretta del Ristorante Feel – Como, Antonio Danise del ristorante Villa Necchi - Gambolò (PV), Mauro Elli del ristorante Il Cantuccio - Albavilla (CO), Alessandro Bellingeri dell’Osteria de L’Acquarol - Panchià (TN), Fabio Groppi del ristorante Escargot - Muravera (CA), Paolo Viviani del ristorante Cascina Faletta 1881 - Casale Monferrato (AL), Edi Dottori del ristorante Sala della Comitissa - Baschi (TR), Roberto Rossi della Locanda del Feudo - Castelvetro (MO), Pier Giorgo Parini - Chef Consulente, Fabio Barbaglini - Chef consulente, Enrico Gerli del ristorante I Castagni - Vigevano (PV), Marco Sacco del Ristorante Piccolo Lago - Verbania.

Gli chef ospiti saranno Davide Gnocchi - Pasticcere de La Casa del Dolce - Verbania, Marta Grassi del ristorante Tantris – Novara, Vincenzo Manicone del Cannavacciuolo Bistrot – Novara, Sara Boca e Marco Albergante dell’Osteria Tabarin - Vicolungo (NO), Piero Bertinotti del ristorante Pinocchio - Borgomanero (NO), Stefano Zonca della Locanda 86 - Borgomanero (NO), Paola Naggi del ristorante Impero - Sizzano (NO), Ernesto Tonetto - Chef consulente di Verbania, Agostino Sala del Ristorante Milano – Verbania, Giampiero Cravero del Ristorante Convivium – Novara, Roberto Ghiglia Chef dell’azienda Robo – Stradella (PV), Chef Ruben di Shaurù - Davide Gramegna del Ristorante Rosso di Sera – Castelletto Sopra Ticino (NO), Marc Lanteri del ristorante Al Castello – Grinzane Cavour (CN), Beppe Allegretta pasticcere del Ristorante Unico – Milano, Paolo Gatta del ristorante Pascia – Invorio (NO), Luca Seveso del Maio Restauran – Milano.

Tra le aziende ed i produttori di CHIC ci saranno Mancini Pastificio Agricolo, Il Borgo del Balsamico, Trabo, Valverde Water, Agostinetto, Giardini D’Amore Liquori, Legù, Patate dolci della Carolina del Nord, Nespresso, Chs Group, Birra Amarcord, GICO Cucine, Irinox, Koppert Cress, Piazza, Selecta, Premiere Italia, assieme alle aziende ospiti quali Domori, Tartuflanghe, Agricola Alba, Crafond, Latteria di Cameri, Mepra, Mario Fongo, Cibi Di Versi - Banco 29, Audere, Birra Abbà, Biscottificio Rossi, Az. Agr. La Maddalena, Croce di Malto, Az. Agricola Rita Sala, Az. Agricola Rabellotti Stefano, Cascina San Maiolo, Riso Margherita, Az. Agricola Falasco, Riso Rizzotti, Cascina Grampa, Rovellotti Vini, Cascina Canta, AcquaVerdeRiso, Fior di Gelato - Casa del Dolce, Cipolla Bionda di Cureggio e Fontaneto.

venerdì 22 settembre 2017

Elisabetta Di Maggio Natura quasi trasparente a cura di Chiara Bertola Fondazione Querini Stampalia, Venezia prorogata al 26 novembre 2017





T Fondaco dei Tedeschi, Venezia
«Fili» incontro con Elisabetta Di Maggio
in conversazione con Chiara Bertola e Bianca Tarozzi
25 ottobre, ore 18.30
 

La Fondazione Querini Stampalia e Krizia hanno il piacere di annunciare la proroga della mostra Natura quasi trasparente di Elisabetta Di Maggio, visibile fino a domenica 26 novembre 2017 negli spazi del Museo della Querini Stampalia a Venezia.

L'esposizione, a cura di Chiara Bertola, è stata realizzata in occasione della Biennale Arte da Fondazione Querini Stampalia e Krizia, in collaborazione con T Fondaco dei Tedeschi — DFS e Laura Bulian Gallery.

Elisabetta Di Maggio ha trascorso molto tempo nella casa museo della Querini Stampalia per il progetto site specific Natura quasi trasparente.
Qui nel Portego l’intervento dell’artista invade lo spazio e crea una relazione con il tempo passato e quello presente, ponendo lo spettatore all’interno di uno straniamento visivo.
La natura che ora ‘occupa’ il museo si presenta come un elemento vivo e germinativo all’interno di uno spazio congelato dalla storia. Come nelle grandi superfici di carta, anche nelle fragili foglie, Elisabetta Di Maggio ripete il rito della vita e del suo diffondersi ineluttabile.
Come dice l’artista stessa: “Sul concetto di tempo declinato in tutte le sue forme ho basato la mia ricerca, tanto da far diventare il tempo stesso la vera materia del mio lavoro.
La memoria e le sue stratificazioni sono sempre fonte di ispirazione per la nostra esistenza, ci danno delle indicazioni preziose e provocano cortocircuiti mentali da cui nascono le idee...”.

Natura quasi trasparente è parte del programma della Querini Stampalia 'Conservare il futuro', che coinvolge artisti contemporanei nella creazione di opere site-specific ispirate al confronto con la storia, gli spazi e le collezioni della Fondazione, con l’obiettivo di proporre sguardi inediti capaci di scardinare le consuete categorie di conservazione, esposizione e fruizione museale dell’opera d’arte.

Un’iniziativa, questa, che ha molte affinità con ciò che è oggi il T Fondaco dei Tedeschi, proprio grazie al progetto promosso dal gruppo DFS: il restauro di Rem Koolhaas e il design interno di Jamie Fobert sono stati realizzati nel cinquecentesco edificio mantenendo vive le testimonianze della sua storia attraverso i secoli. Il dialogo tra antico e contemporaneo lo trasforma in un luogo al contempo legato al passato e proiettato nel futuro, in cui memoria e innovazione si incontrano e creano a loro volta tracce di storia.
A un anno della sua riapertura al pubblico, è proprio a queste numerose testimonianze del lavoro del tempo che T Fondaco dei Tedeschi dedica il suo nuovo calendario culturale intitolato «Diamoci del tempo».  Attraverso una serie di incontri con artisti, musicisti e scrittori che hanno messo il tempo al centro della loro ricerca, i visitatori sono invitati a interrogarsi su questo tema nell’era dell’immediatezza, dell’effimero e dell’accelerazione del ritmo della vita.

Dopo essere stato partner della Fondazione Querini Stampalia nella realizzazione della mostra Natura quasi trasparente e aver reso possibile il restauro e l’apertura di una stanza 'segreta' del Museo, prima chiusa al pubblico, T Fondaco dei Tedeschi ospita nell’Event Pavilion mercoledì 25 ottobre, alle 18.30, «Fili», un incontro con Elisabetta Di Maggio  - che ha fatto del tempo la materia prima del suo lavoro - in conversazione con Chiara Bertola, curatrice della mostra, e Bianca Tarozzi, poetessa e scrittrice italiana.
Come tutti gli appuntamenti organizzati all’interno dell’Event Pavilion, l’incontro sarà aperto al pubblico gratuitamente, su prenotazione scrivendo a fondaco.culture@dfs.com.
 
 
 
Elisabetta Di Maggio
Natura quasi trasparente 
Fondazione Querini Stampalia | Museo Querini Stampalia
in collaborazione con T Fondaco dei Tedeschi — DFS e Laura Bulian Gallery

luogo: Fondazione Querini Stampalia. Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252, Venezia
mostra: 10 maggio – 26 novembre 2017
orario:  10 – 18. Chiuso il lunedì
biglietti: la visita alle mostre è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Fondazione Querini Stampalia. Intero €10; ridotto €8

Per informazioni
Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa, Castello 5252, 30122 Venezia
Tel. +39 041 2711411 / Fax +39 041 2711445
www.querinistampalia.org

LA VITICOLTURA ALTOATESINA: 40 ANNI AL SERVIZIO DELLA QUALITÀ PER ESSERE PRONTI ALLE SFIDE DEL FUTURO






Al via il Wine Summit, l’evento che celebra i vini dell’Alto Adige: il racconto di alcuni dei protagonisti della svolta che alla fine degli anni ’80 ha portato il territorio ai vertici della vitivinicoltura

(Bolzano 22 settembre 2017) Inizia l’Alto Adige Wine Summit, l’evento che fino a domani celebrerà i 10 anni del Consorzio Vini Alto Adige con degustazioni, eventi dedicati e approfondimenti per il pubblico specializzato. Un’occasione unica per fare un bilancio della viticoltura del territorio, con i suoi 5.400 ettari di terreni vitati e delle sfide che attendono le cantine che vi operano.

La svolta nella produzione vinicola dell’Alto Adige avviene a cavallo degli anni 70 e degli anni 80. Fino ad allora, l’orientamento era quello della produzione di massa, che guardava principalmente ai quantitativi e alle rese. Poi, un mercato più esigente e l’esempio di altri territori come le regioni della Francia, la Napa Valley e altre zone d’Italia, ha spinto le cantine dell’Alto Adige verso l’innovazione e la ricerca della qualità: arrivano nuovi vitigni internazionali e nuovi metodi di coltivazione, che rilanciano la produzione locale.

“Alla fine degli anni ’70 avevamo la sensazione che qualcosa dovesse cambiare, e che in Alto Adige si potesse ottenere di più, anche grazie alle fortunate condizioni climatiche”, dice Luis Raifer, allora presidente e direttore della Cantina di Colterenzio, “All’inizio il percorso è stato in salita, ma siamo riusciti a produrre vini che sono diventati fattori trainanti del territorio”.

Per Alois Lageder, dell’omonima storica azienda, la differenziazione dell’Alto Adige in termini di microclimi e terreni è stata decisiva nella svolta qualitativa: “Già nell’800 i nostri nonni si erano resi conto della varietà climatica e avevano capito l’importanza di impiantare il giusto vitigno nel giusto vigneto. Per ragioni storiche, fino agli anni ‘80, quattro quinti della produzione erano Schiava. Ci siamo chiesti su quali vitigni puntare e attraverso Chardonnay e Cabernet abbiamo rilanciato la nostra immagine nel mondo”.

Hans Terzer, winemaker della Cantina San Michele Appiano, è stato uno dei protagonisti di quegli anni dal punto di vista enologico. “Non è tanto la tecnologia a fare il vino, ma la materia prima – dice - il lavoro dell’enologo inizia nel vigneto. La nostra non è stata una rivoluzione tecnica ma di sensibilità, consapevolezza e coraggio di fare a volte scelte istintive. Così siamo stati le ostetriche che hanno fatto nascere la nuova viticoltura dell’Alto Adige, e dopo di noi sono arrivati tanti che l’hanno fatta crescere”.

“Quando rilevai l’azienda di famiglia all’inizio degli anni ‘80, mi trovai con vini che era difficile vendere – racconta Josephus Mayr della tenuta vinicola Unterganzner – per arrivare alla qualità che conosciamo oggi dovemmo cambiare tutto, dalla concimazione all’irrigazione, fino all’imbottigliamento. Si discuteva con i produttori di altre zone vinicole, si imparava a si ottenevano i risultati”.

Oggi, a quasi 40 anni da quella svolta, l’Alto Adige è un territorio dalla varietà unica, con ben 20 vitigni diversi coltivati con cura su aree fortemente diversificate per climi e composizioni del terreno. Secondo i produttori, la sfida dei prossimi anni sarà quella di non adagiarsi su questo risultato, e mantenere nelle bottiglie un’identità altoatesina, che renda i vini riconoscibili in tutto il mondo. L’altro grande nodo sarà quello del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature nei prossimi anni ridisegnerà la microgeografia dei vigneti, spostando le coltivazioni a quote più alte e ridefinendo le scelte dei vitigni. Una sfida costante che i produttori dell’Alto Adige sono pronti ad affrontare grazie alle solide basi tecniche e culturali gettate negli ultimi 40 anni.

Ci crede anche Heinz Winkler, uno dei più noti chef altoatesini all’estero e uno dei più importanti ambasciatori del vino dell’Alto Adige nella ristorazione: “Noi spesso dimentichiamo quanti problemi devono risolvere i vignaioli per arrivare a produrre un vino eccellente. Se un vino è veramente buono, è in grado di raccontare la storia e il percorso che ha portato all’eccellenza. Noi possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo realizzato in Alto Adige e possiamo guardare al futuro con grande ottimismo”.

Il programma del Wine Summit prevede oggi, venerdì 22 settembre, la degustazione in anteprima di vini non ancora presenti sul mercato, all’interno del banco di assaggio allestito al Bolzano Meeting and Event Centre, che vedrà la presenza di circa 60 produttori. Domani, sabato 23, la manifestazione prosegue con Wine Stories: un affascinante percorso a 360° alla scoperta dei vini del territorio attraverso sessantotto etichette proposte in degustazione.

Per acquistare il biglietto di ingresso o consultare il programma completo dell’Alto Adige Wine Summit e degli eventi collaterali: www.winesummit.info



Moretti Forni partner delle grandi manifestazioni gastronomiche di fine settembre: Pane Nostrum, Festival della Cucina Italiana e Taste of Rome







Moretti Forni crede nella professionalità e nella qualità di una cucina italiana sempre più al passo con i tempi, per questo è al fianco dei grandi chef nelle più note manifestazioni gastronomiche italiane. In questo fine settembre tante sono le kermesse sul tema alle quali Moretti partecipa in qualità di partner tecnico mettendo a disposizione le proprie attrezzature per showcooking e dimostrazioni in giro per l’Italia.

Si inizia con Taste of Roma dove dal 21 al 24 settembre ai Giardini Pensili dell’Auditorium del Parco della Musica, i più grandi chef della zona saranno presenti per far provare le proprie ricette. Moretti Forni è partner tecnico per la parte pizzeria, mettendo in utilizzo ai pizzaioli presenti la propria serieS S100E.

Spostandoci a Senigallia troviamo Moretti Forni al Festival internazionale del pane: dal 21 al 24 settembre a Pane Nostrum i docenti del MorettiLAB – la scuola professionale organizzata da Moretti per la formazione dei professionisti di panificazione, pizzeria e pasticceria – saranno coinvolti in masterclass e lezioni sui temi dell’arte bianca. Utilizzando i forni Moretti, Cristian Zaghin, Alessandro Lo Stocco e molti altri nomi noti del settore, spiegheranno segreti e tecniche per la realizzazione di un prodotto eccellente.

Moretti Forni continua la sua settimana a Pesaro al Festival della Cucina Italiana (dal 22 al 24 settembre). Tra le vie della provincia marchigiana, stand gastronomici regionali e ospiti come gli chef Davide Oldani e Gianfranco Vissani. Troverete i nostri forni in azione nel corner dedicato alla pizza, dove si alterneranno nomi noti tra i pizzaioli più famosi d’Italia guidati da Leone.

Tre grandi eventi per veicolare la filosofia Moretti che punta alla qualità, professionalità e formazione attraverso i suoi prodotti.

Azienda

Moretti Forni è il leader assoluto nella produzione di forni statici per pizzeria, pasticceria e piccola panetteria e fornaci per ceramica. Nasce nel 1946 a Marotta Mondolfo, nelle Marche, dall’idea di Placido Moretti il suo fondatore. Ancora oggi i suoi valori sono portati avanti dalla terza generazione, con Mario e Luigi Moretti, ampliando e innovando sempre di più l’azienda.
Presenti in ben 120 paesi nel mondo, Moretti Forni propone soluzioni pratiche dall'elevato contenuto tecnologico grazie alle 4 linee guida che compongono la mission dell'azienda: innovazione, affidabilità, sicurezza ed eco-compatibilità. Innovazione "utile" perché mette a disposizione degli utilizzatori finali le più nuove tecnologie già testate da Moretti e quindi immediatamente fruibili. Affidabilità comprovata: ciclo di vita dei prodotti eccezionalmente lungo e servizio post-vendita efficace e puntuale. Sicurezza massima in quanto ogni prodotto viene realizzato con materiali e componenti di prima qualità che vengono sempre collaudati e testati da personale altamente qualificato prima di essere immessi sul mercato: per Moretti la tutela dell'utilizzatore finale è condizione imprescindibile. Eco-compatibilità: da sempre l'Azienda è impegnata a rispettare l'ambiente dove opera ed investe in ricerca di tecnologie evolute e di soluzioni all'avanguardia volte al risparmio di risorse e di energia, come l'utilizzo di fonti rinnovabili, la riduzione di sprechi in ogni fase del processo e la sostenibilità nella filiera produttiva.

Via Meucci 4 – 61037 Mondolfo (PU)
+39.0721.9616280

giovedì 21 settembre 2017

Fondazione Culturale Noli presenta RASHA di Adrian Paci 15 ottobre 2017 - 14 gennaio 2018 Inaugurazione 14 ottobre 2017

Chiesa di San Francesco, Noli (SV)

In occasione della tredicesima Giornata del Contemporaneo 2017 organizzata dall’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la Fondazione Cultura Noli presenta l’opera di Adrian Paci Rasha.
Sulla facciata della Chiesa di San Francesco per la prima volta nella storia contemporanea, il volto di una donna, una donna palestinese, si sostituisce a una raffigurazione sacra. Patrimonio artistico, architettonico e realtà contemporanea si fondono, contribuendo in modo originale all’innovazione della scena urbana.
All’interno, nel presbiterio, come una vera e propria contemporanea pala d’altare, il video realizzato dall’artista albanese racconta la storia di Rasha Miech, arrivata dal Libano in Italia grazie al corridoio umanitario organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.
Sulla facciata della Chiesa di San Francesco, al posto di un antico affresco svanito, di cui resta solo la bellissima cornice, appare il volto di Rasha. È un fermo immagine del video proiettato all’interno. La collocazione, ideata da Andrea Canziani, produce una novità concettuale. Per la prima volta sulla facciata di una chiesa campeggia il volto anonimo di una donna, per giunta una donna palestinese in fuga, che diventa simbolo di sacralità di tutte le donne del mondo.
L’installazione è stata curata e allestita, in accordo con Adrian Paci, da Francesca Pasini, Andrea Canziani e Gloria Bovio, con il supporto della Diocesi di Savona Noli e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria che hanno riconosciuto il grande valore simbolico dell’opera.
L’edificio diventa parte dell’opera stessa, in cui esterno ed interno dialogano attraverso il video registrato da Adrian Paci proiettato all’interno che si sdoppia letteralmente e idealmente.
Sul limitare del presbiterio un grande schermo scende dall’alto, come fosse una “pala d’altare contemporanea”, proiettata sul fondo del vuoto buio della navata.  Solo quattro banchi della chiesa indicano dove sedersi e obbligano ad avanzare guardando e ascoltando la voce di Rasha.

Davanti allo schermo, su una base, sono disponibili per il pubblico i manifesti col suo volto, dove sul retro è stampata la traduzione del suo racconto: solo lì al linguaggio del volto e dei gesti si unisce quello del contenuto delle parole di Rasha.
Ho trentacinque anni e sono di origine palestinese”: così comincia il racconto di Rasha Miech, registrato in un intenso video da Adrian Paci. Un racconto fatto di silenzi che, più delle parole, si sono impressi nel suo volto, nei tic di espressione: si mastica il labbro, si tocca il volto, si attorciglia i capelli. Paci dà risalto proprio ai momenti in cui Rasha è rimasta in silenzio aspettando la traduzione dell’interprete, lasciando la sua voce in arabo in sottofondo.
È stata la stessa Rasha che ha chiesto a Paci di poter narrare la sua storia e l’artista, attraverso un’inquadratura fissa, trasforma il suo viso in un vero ritratto, come se lei ascoltasse sé stessa e fosse insieme narratrice e testimone della sua vicenda.
Adrian Paci dà volto, in senso proprio, all’elaborazione del dolore privato di una tragedia pubblica che si consuma ogni giorno sotto i nostri occhi: la guerra siriana, la violenza, la fuga e la salvezza.
É un'opera sulla complessità della biografia, sulla trasmissione dell'esperienza attraverso il linguaggio del corpo, sul senso della ricerca di salvezza e dell’accoglienza. Paci, con grande delicatezza e altrettanta crudezza, permette di vedere e sentire il dolore di Rasha Miech.
Lo stesso video è stato esposte in altre esposizione dedicate all’artista, ma nella Chiesa di San Francesco a Noli siamo di fronte ad un caso davvero eccezionale in cui un’opera d’arte contemporanea determina l’incontro tra arte, architettura, storia e realtà contemporanea, proponendo una interpretazione originale del contesto urbano. È una sperimentazione molto efficace, che in Italia ha una sede privilegiata di ricerca, data l’importanza del patrimonio artistico nazionale.
Questa installazione dimostra che l’eccezionalità è possibile quando è possibile aprire un dialogo con una Soprintendenza sulla base di un progetto forte e ben costruito, che conferma il senso dell’applicazione delle politiche di promozione del Contemporaneo perseguite dal Ministero dei Beni Culturali.

DEDNO: JOSKO GRAVNER E IL SOGNO DI UN GIARDINO VITATO


Un nuovo vigneto cercato e voluto con tenacia da Josko. Iniziati i lavori nel 2000, sarà in piena attività per la stagione 2024/2025
Si trova a Dedno, in Slovenia, il vigneto di 8 ettari che Josko Gravner sta preparando con passione e tenacia da 17 anni. Un progetto che prevede anche tre stagni e un importante lavoro di architettura del paesaggio a completamento dei vigneti, per realizzare un vero e proprio giardino vitato che non comprenda solo viti, coerentemente alla filosofia del produttore goriziano.
Un lavoro lungo e difficile, reso ancor più impegnativo dalla forte pendenza dei terreni, che ha spesso costretto Gravner a realizzare diversi lavori solo a mano. Ma che sta quasi giungendo al termine. Il 2017 ha infatti visto l’impianto delle viti portainnesto, che saranno innestate a gemma direttamente in campo tra due anni, quando si saranno adattate alle nuove condizioni e l’apparato radicale si sarà sufficientemente sviluppato.
Una storia lunga e travagliata, iniziata nel 2000 con la sistemazione in una prima parte dei drenaggi e i terrazzamenti, la maggior parte dei quali sono crollati dopo un’imponente pioggia nel 2001. È stato necessario quindi sistemare i drenaggi e rifare interamente i terrazzamenti, prima di piantare i primi due ettari a ribolla nel 2010.
La seconda parte dei lavori è iniziata nel 2006 e questa volta i drenaggi sono stati fatti con estrema cura sin dall’inizio: scavi profondi anche 4-6 metri, fino ad arrivare alla roccia, 230 camion di ghiaia necessari per avvolgere i chilometri di tubi interrati per far sì che l’acqua defluisca senza fare danni.
Le viti piantate quest’anno, dopo tre anni di sovescio, entreranno in piena produzione durante la stagione 2024/25, e il vino che da esse verrà ricavato finirà in bottiglia nel 2032.
Dati tecnici
Superificie totale: circa 8 ettari
Portainnesto: 110R, BerlandierixRupestris
Sesto d’impianto: 145x80 cm
Densità: 7500 piante/ha

Il pregiato ZAFFERANO 3 CUOCHI colora le ricette autunnali



L’autunno è la stagione dei primi freddi e ritorna la voglia di cucinare piatti che possiamo definire veri e propri “comfort food” da servire a parenti e amici, magari vicino ad un caminetto.
Lo zafferano, oltre ad arricchire i piatti con le sue numerose proprietà nutritive, è considerato la spezia del buonumore, del benessere e della felicità.
Ecco alcune ricette realizzate con i prodotti di stagione al pregiato ZAFFERANO 3 CUOCHI per “riscaldare” le giornate autunnali.
Polenta con radicchio e taleggio

Ingredienti per 4 persone
400 g. di polenta rapida
3 cespi di radicchio
1 porro
150 g. di taleggio
50 g. di parmigiano reggiano grattugiato
30 g. di burro
2 bustine di Zafferano 3 Cuochi
sale q.b.

Procedimento
Lavate e tagliate a pezzi i cespi di radicchio, eliminate la parte verde del porro e tagliatelo a rondelle. Scaldate il burro in una padella antiaderente, unite il porro e il radicchio, regolate di sale e sciogliete 1 bustina di zafferano in poca acqua tiepida. Cuocete a fuoco dolce per 5 o 6 minuti. Portate a ebollizione 1,5 l. di acqua salata, versate a pioggia la farina per polenta istantanea, mescolando con la frusta; dopo 6 minuti sciogliete l’altra bustina di zafferano in poca acqua, aggiungetela alla polenta e continuate a cuocere per il tempo indicato sulla confezione.
A fine cottura unite il taleggio e il parmigiano continuando a mescolare. Servite con il sugo di radicchio e porro.

Peperoni con mousse di ricotta allo zafferano
Ricetta realizzata per ZAFFERANO 3 CUOCHI dagli chef di ALMA
Ingredienti per 4 persone
2 peperoni gialli e 2 peperoni rossi
100 g di ricotta
30 g di parmigiano
1 bustina di Zafferano 3 Cuochi
1 mazzetto di erba cipollina tagliata finemente
40 g di germogli di pisello
olio extra vergine di oliva del Garda Orientale q.b.
sale e pepe q.b.

Preparazione
Lavate i peperoni lasciandoli integri, cospargeteli di olio, salateli e arrostiteli su una teglia in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, in modo che possano essere privati della buccia. Eliminate i semi, facendo attenzione a dividere i peperoni in 4 parti ciascuno. Metteteli su di un panno assorbente per eliminare l’acqua di vegetazione e lasciateli raffreddare.
Preparate la farcia mescolando alla ricotta setacciata lo zafferano, il parmigiano, l’erba cipollina, l’olio, il sale e il pepe. Inseritela in una sacca da pasticcere e farcite i peperoni. Arrotolateli su loro stessi formando dei piccoli turbanti, metteteli nel piatto e adagiatevi alcuni germogli di pisello; irrorate con qualche goccia di olio e servite.

Spezzatino di vitello con piselli e patate

Ingredienti per 4 persone
500 g. di polpa di vitello a pezzetti
1 cipolla
1 kg. di patate
3 carote
200 g. di piselli
1 bustina di Zafferano 3 Cuochi
1 ciuffo di prezzemolo
½ bicchiere di vino bianco secco
olio extra vergine di oliva ·sale e pepe q.b.


Procedimento
Affettate finemente la cipolla e lasciatela imbiondire in un tegame con 4 cucchiai di olio. Unite la carne e rosolatela su fiamma moderata. Bagnate con il vino e fate evaporare. Unite il prezzemolo tritato. Coprite a filo con altra acqua. Salate, pepate e cuocete per 20 minuti. Sbucciate e tagliate le patate a dadi, le carote a fette spesse e aggiungetele alla carne, unite i piselli e tanta acqua calda quanto ne occorre per ricoprire il tutto. Cucinate ancora per 10 minuti.
Regolate di sale e pepe e incorporate lo zafferano sciolto in altra acqua calda e cuocete per circa 10 minuti, incorporando altra acqua calda se il fondo tendesse a restringersi troppo. Quando le verdure saranno cotte, spegnete e servite caldo.


Ciambella classica

Ingredienti
300 g. di farina
150 g. di zucchero Zafferano 3 Cuochi
1 bustina di zafferano
3 uova
½ bicchiere di olio di oliva extravergine
½ bicchiere di latte
1 limone
1 bustina di lievito per dolci
burro q.b