venerdì 22 giugno 2018

Pasquale Ciacciarelli Presidente Commissione Cultura della Regione Lazio all’inaugurazione della mostra sull’Orlo della Forma di Peter Kim inaugurata ieri al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese a Roma

Roma, 22 giugno 2018. E’ iniziata con grande successo l’anteprima assoluta per Roma della mostra Sull’ Orlo della Forma  dell’artista coreano Peter Kim, inaugurata ieri sera nelle sale del Museo Bilotti di Villa Borghese, che ha visto la partecipazione di Pasquale Ciacciarelli Presidente della Commissione cultura, spettacolo, sport, turismo della Regione Lazio.

Un momento di condivisione nella serata inaugurale della personale di Peter Kim, attualmente residente negli Stati Uniti e presente con la curatrice Maria Giovanna Musso alla mostra che apre da  oggi  22 giugno fino al 4 novembre con  ingresso libero.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata e curata da Maria Giovanna Musso, sostenuta da De Berg e organizzata da Comediarting, al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Per la mostra al Museo Bilotti, sono state scelte venticinque opere dedicate al rapporto tra la forma e il vuoto e, in particolare, al tema archetipico del vaso, insieme a una serie di disegni e ad alcune opere più materiche, matasse informi di fili colorati, poste in una cornice tematica di notevole impatto visivo, che esplorano la memoria di un tempo sospeso tra le sollecitazioni del presente, con particolare riferimento al rapporto fra natura e cultura. 

L’allestimento  della mostra mette in risalto le opere di Kim appositamente selezionate dalla curatrice creando un percorso raffinato tra le preziose quadrerie e sculture della Collezione permanente del Museo Bilotti.

Peter Kim si è formato in Asia e in Europa. Le sue opere sono state esposte in diversi musei e gallerie in Francia, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Belgio, Messico, Serbia.

La sua opera integra ispirazioni provenienti da entrambi gli universi simbolici, quello dell' Oriente e quello dell' Occidente. Kim sceglie la linea come veicolo di accesso alle pieghe più profonde del reale. Nel suo lavoro la linea ripetuta e' usata come un mantra visivo, un' ossessione gestuale che incide nello spazio e costruisce una ragnatela a cui annettere il reale.


Biografia
Peter Kim, nato nel 1967 a Gwangju (Corea del Sud), si diploma nel 1998 all’École Nationale Superieur des Arts Plastiques (Marsiglia) e nel 2000 alla National Superior Diplome of Plastic Expression (Marsiglia), proseguendo la sua formazione in Europa con un Culture Course a Berlino per ricerche su Max Ernst. Attualmente vive e lavora a New York. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche museali fra cui il MAMAC (Modern and Contemporary art Museum di Nizza), l’Art Museum Gwangju e il Gwangju Kumho Culture Foundation di Seoul. Ha all’attivo diverse mostre personali e collettive a Hong Kong, New York, Nizza, Parigi, Seoul, Belgrado, Strasburgo, Merida (Mexico).

Segreteria Organizzativa
Comediarting S.r.l.
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ULTIME DUE SETTIMANE PER VISITARE ALLA FONDAZIONE ADOLFO PINI LA MOSTRA LABYRINTH DI JIMMIE DURHAM a cura di Gabi Scardi Fino al 6 luglio 2018 Fondazione Adolfo Pini – Corso Garibaldi 2, Milano


Fino al 6 luglio 2018 la Fondazione Adolfo Pini presenta la mostra Labyrinth, un progetto site-specific realizzato dall’artista Jimmie Durham, a cura di Gabi Scardi.

Jimmie Durham è una delle maggiori personalità artistiche del presente. Intellettuale, saggista e poeta, oltre che artista visivo, dagli anni Sessanta il suo lavoro evidenzia il sistema di convenzioni all’interno delle quali viviamo; convenzioni che riguardano le idee, i comportamenti, la storia e le sue interpretazioni. Metterle in discussione significa aprirsi al dubbio, evidenziare la sfaccettatura della realtà, lasciare emergere una molteplicità di visioni possibili.        

Le sue opere consistono, in molti casi, in arrangiamenti di materiali naturali o industriali, innestati gli uni sugli altri; materiali che normalmente sfuggono all’attenzione o risultano troppo al di sotto di ogni valore per essere classificati; queste opere equivalgono dunque a commenti sulla natura delle cose e sul loro valore. In altri casi le installazioni si compongono di oggetti trovati o creati: oggetti che sono concentrati di quotidianità, che narrano storie, e ci dicono chi siamo. Alla base della sua pratica c’è infatti la volontà di restituire alle cose la possibilità di presentarsi nella propria essenza; di decostruire le sovrastrutture che le circondano, e con esse i concetti cardine della civiltà del consumo.
 
In questa logica si inserisce l’attenzione che l’artista dedica al tema dell’architettura, elemento da sempre centrale nella sua poetica. Dell’architettura, nel corso degli anni, Durham ha voluto scardinare l’assertività, la monumentalità. L’oggetto della sua critica è il senso di stabilità, che rende l’individuo certo e perentorio e lo sottrae al dubbio imbrigliandone l’attitudine critica.

Per la Fondazione Adolfo Pini l’artista crea un nuovo progetto, appositamente concepito, lavorando sullo spazio esistente e sulle sue strutture. In particolare, Durham porta all’esterno ciò che normalmente è “dentro” il corpo dell’architettura; rende visibili i materiali che lo compongono, rivela ciò che sta sotto il rivestimento: i “visceri”, le “interiora”; il rimosso; Innards, appunto. Per estensione, l’artista affronta così la questione di ciò a cui si dà spazio o ciò che si cela; di ciò che si dice o si omette. Al progetto abbina un video del 1994, The Man Who Had A Beautiful House, video girato da Jimmie Durham in Messico. Vi si vede un uomo, elegantemente vestito, che avanza in un ambiente naturale mentre descrive una casa che non c’è; ma che si trova ovunque la si voglia riconoscere. Una casa che è un concetto e un sogno, che potrebbe anche essere un castello; che ha angoli di pietra e pareti di mattoni; in cui ci sono camere, una cucina, utensili, tessuti, sedie disposte a cerchio. Le parole dell’uomo sono poetiche. I suoi gesti esemplificano il racconto esibendo alcuni degli oggetti menzionati. Il video si inserisce nell’ambito di un’esplorazione dell’idea di abitare intesa come riferimento primo dell’identificazione individuale e sociale e come veicolo di aspirazioni e desideri, visioni del mondo.

Dopo aver presentato i primi tre progetti site-specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci e Memory as Resistance di Nasan Tur, con questa nuova mostra la Fondazione Adolfo Pini prosegue pertanto il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci.

La risposta di Unico Milano Srl

Con riferimento agli articoli di stampa che hanno dato notizia del provvedimento di revoca del titolo abilitativo emesso dal Comune di Milano a seguito di una misura interdittiva ex d.lgs n. 159 del 2011, Unico Milano Srl, in persona del suo amministratore Pietro Genovese, osserva quanto segue:

"Dagli atti attualmente a disposizione della società, la misura interdittiva è stata emessa dalla Prefettura di Milano nell'aprile del 2016 ed è stata inviata al Comune nel maggio del 2018 per i provvedimenti di competenza.
Salvo che gli autori degli articoli di stampa siano – irritualmente – in possesso di informazioni privilegiate allo stato non a disposizione della società - che sul punto si riserva ogni opportuna azione - detta misura era relativa ad un soggetto diverso dal Sig. Massimiliano Ficarra, attualmente facente parte la compagine sociale di Unico Milano Srl.
Pertanto, parrebbe sussistere una evidente questione di attualità della iniziativa prefettizia, assunta senza considerare che i titolari delle quote della società sono nelle more cambiati.
Unico Milano srl procederà comunque ad assumere tutte le iniziative legali volte a contrastare la legittimità del provvedimento di revoca della licenza nonché ad assumere ogni azione giurisdizionale, ma anche societaria, nei confronti di tutti i soggetti che hanno determinato l’odierno stato dei fatti".

Milano, 21 giugno 2018
UNICO Milano Srl

Contatti:
Viale Achille Papa 30,
20149, Milano (MI)
Tel.+39 02 39214847
info@unicorestaurant.it

giovedì 21 giugno 2018

Fondazione Carriero ultimi giorni per visitare Sol LeWitt Between the Lines

a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas
fino a domenica 24 giugno 2018

aperto tutti i giorni con accesso libero dalle 11:00 alle 18:00
Ultimi giorni per visitare Sol LeWitt. Between the Lines presso la Fondazione Carriero, la mostra a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas organizzata in stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt, che rimane aperta al pubblico fino al 24 giugno 2018.

Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007), Between the Lines intende offrire un punto di vista nuovo sulla pratica dell’artista statunitense, esplorandone i confini – nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero – e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano. Attraverso un nutrito corpus di opere che ripercorrono l’intero arco della sua carriera – da 7 celeberrimi Wall Drawings a 15 sculture come Complex Form e Inverted Spiraling Tower, fino alla serie fotografica Autobiography  – e partendo dalla peculiarità degli spazi della Fondazione, il progetto espositivo esplora la relazione del lavoro di LeWitt con l’architettura.
Between the Lines si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l’idea che sia l’opera a doversi adattare all’architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di site­-specific. Con la collaborazione dell’architetto Rem Koolhaas – per la prima volta nella veste di curatore – in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, Between the Lines affronta ampi aspetti dell’opera di LeWitt, con l’obiettivo ambizioso di superare quella frattura che tradizionalmente separa l’architettura dalla storia dell’arte e che caratterizza l’intera pratica dell’artista, rivolta più al processo che al prodotto finale, e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.

Nel 1967 LeWitt pubblica sulla rivista Artforum il testo “Paragraphs on Conceptual Art” – considerato tutt'oggi basilare per la comprensione dell'arte concettuale – che sancisce il primato dell’idea sull’esecuzione, attribuendo così maggior rilievo al concetto e al processo rispetto all’oggetto, segnando l’inizio della progressiva riduzione al grado primordiale dell’opera d’arte. Nel testo LeWitt conia il termine “concettuale”, aprendo la strada a un'idea di arte e a un modo di lavorare che sarà – e continua a essere – rilevante per le successive generazioni di artisti. Il compito dell'artista è dunque quello di formulare il progetto, la sua esecuzione invece può essere affidata a chiunque, purché si rispettino le istruzioni stabilite. Il suo credere nell'artista come generatore di idee ha aggiunto una nuova dimensione al suo ruolo, avvicinandola alla figura di un architetto che crea un progetto per un edificio e poi delega la produzione effettiva ad altri.
Tuttavia, il teorema che LeWitt professava è più ampio di quanto s’immagini: è quel certo, misurato, grado di casualità determinato dall’individualità dell’esecutore ad aprire l’opera al pathos della creazione artistica, al senso determinato dalla coerenza interna del sistema linguistico, e dunque dal metodo e non dall’esito di per sé. Muoversi liberi all’interno di regole. Quando ad esempio, in memoria dell’amica Eva Hesse, l’artista introduce nei suoi Wall Drawings “le linee non dritte”, si abbandona alla comprensione (e all’interpretazione) dell’esecutore, rafforzando ulteriormente il disinteresse per ogni forma di estetica a favore dell’attenzione per la regola, rendendo così le sue opere immortali perché capaci di rinnovarsi ogni volta.

È a questo punto che si inserisce il ruolo dell’architettura (e dell’architetto) nella valutazione dell’opera di LeWitt, non solo per l’affinità nella progettualità delle idee, ma per la capacità che entrambi hanno di rimodellare lo spazio. Le opere di Sol LeWitt non possono essere considerate sculture, né opere pittoriche e neanche strutture architettoniche, si tratta piuttosto di Structures forme inserite nello spazio, a metà tra la bidimensionalità e la tridimensionalità. La loro regolarità geometrica le rende “basi” perfette per i suoi disegni a parete, moltiplicabili, trasformabili in pattern e replicabili in un numero infinito di forme bianche, nere, o colorate, solide o aperte. Sono forme che rivelano il loro attaccamento all'immagine piatta ma al tempo stesso sfidano la gravità, innescando una riflessione che unisce dipinti a parete e sculture, creando una porta d’accesso tra “dimensionalità” e “costruzione”. Molte di queste forme sono incuranti dell’ambiente e delle sue caratteristiche, attraversano porte e pareti in continuità con l’architettura senza essere condizionate dalla specificità del luogo in cui si sviluppano, ripercorrendo in questo modo l’intera storia della pittura murale. L’opera si permea di quel luogo ma non è necessariamente pensata per esso, e in questo modo rivela un nuovo spazio metafisico fatto non di linee, cubi o altre forme geometriche, bensì dell’idea di quelle stesse linee, cubi o forme.

La mostra alla Fondazione Carriero nasce dunque dal desiderio di esplorare i confini dell’opera di LeWitt, considerando i suoi postulati all’interno di un nuovo e più libero sistema di verifica, e di proporre una nuova armonia tra figura tridimensionale e superficie bidimensionale.

Between the Lines si inserisce coerentemente nel percorso iniziato dalla Fondazione Carriero con imaginarii (settembre 2015), FONTANA • LEONCILLO Forma della materia (aprile 2016), FASI LUNARI (ottobre 2016) e PASCALI SCIAMANO (marzo 2017), mostre curate da Francesco Stocchi il cui punto cardine è l’approccio dialogico e la tensione costante verso ricerca e sperimentazione.

La mostra è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt e a prestiti provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche, come il Whitney Museum of American Art (New York), e importanti collezioni private, come la Collezione Panza.
I Wall Drawings esposti negli spazi della Fondazione Carriero sono stati eseguiti con la collaborazione di giovani artisti e studenti milanesi, sotto la fondamentale supervisione della Estate Sol LeWitt.

La mostra è accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) edito da Koenig, curato da Francesco Stocchi, che raccoglie le immagini delle opere allestite in Fondazione, con contributi dei curatori Francesco Stocchi e Rem Koolhaas, un saggio scritto per l’occasione dall’architetto e storica dell’arte Adachiara Zevi e una biografia inedita, illustrata con immagini personali e d’archivio, molte delle quali mai pubblicate prima, curata per l’occasione da Sofia LeWitt, figlia dell’artista. Il catalogo è in vendita presso la libreria Armani libri Koenig di Milano.

Continua con il suo impegno per l’ambiente iniziato con il BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ Zanetti lancia la sua linea di prodotti biologici genuini e naturali dalla A alla Zanetti




La gestione consapevole della produzione salvaguarda il rispetto della filiera, assicurando agli animali un'alimentazione corretta ed un allevamento che rispetta le più rigorose regole di benessere.
Il biologico infatti può rappresentare un beneficio per tre grandi categorie:
·         Ambiente: non vengono usati OGM e l'agricoltura è BIOLOGICA e vive perciò della naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuovendo la biodiversità delle specie coltivate (ed allevate), escludendo l'utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati (OGM).

·         Animali: riduzione drastica dell'uso di antibiotici (i trattamenti farmacologici sono rigidamente controllati e ridotti) e spazi maggiori dove far pascolare le bovine per rispettare il benessere animale in allevamento.

·         Consumatore: massima garanzia di filiera e nessun utilizzo di conservanti.
Biologico è quindi il sistema che permette a tutti i passaggi di essere implementati e tutelati, dalla spiga che viene seminata nei terrenti certificati BIO che cresce nel campo, viene utilizzata come foraggio per alimentare le bovine fino al consumatore: questa è la garanzia di un prodotto finale genuino e naturale dalla A alla Zanetti.


La proposta Zanetti-BIO è composta da Grana Padano DOP e Parmigiano Reggiano DOP, anche grattugiato, formaggi italiani naturalmente privi di lattosio che con la loro lunga storia ormai di oltre 1000 anni raccontano le fatiche del lavoro dell'uomo, degli animali e della natura.

Perché acquistare BIO?
Il consumatore finale ha la massima garanzia di filiera: l’ente di controllo assicura che tutte le materie prime e le operazioni di produzione siano conformi ai rigidi ed elevati standard di certificazione.
Il logo e l'etichettatura UE dei prodotti biologici è uno strumento rapido e semplice che aiuta i consumatori a riconoscere questi prodotti, garantendo che mantengano sempre gli stessi standard elevati.
La Filosofia BIO di Zanetti
Il biologico è rispetto per la natura, per gli animali e per la società: rispetta ed incentiva la biodiversità, il buon uso dei trattamenti sanitari e quindi la possibilità di una società più sicura e sana. Per fare questo è necessario:
·         dare maggior valore al lavoro del produttore e quindi al suo prodotto accorciando il più possibile la filiera commerciale;
·         riavvicinare i giovani alla terra ed all'agricoltura;
·         identificare le tanto conclamate idee di "chilometro zero", "impatto zero" e "biologico" con la genuinità;
·         ritornare al valore reale del prodotto agroalimentare, prescindendo dalla distribuzione, dalla logistica e dalla finanza.
Zanetti condivide questi valori esaltandoli e mettendo in primo piano la salute del consumatore, il rispetto dell’ambiente e la salute degli animali credendo nel concetto di “salute unica” che promuove la collaborazione e la comunicazione tra diverse discipline affinché lavorino insieme a livello locale, nazionale e globale, stabilendo un approccio integrato (olistico). L’obiettivo comune è la prevenzione delle malattie ed il mantenimento dell’integrità del nostro ecosistema, a beneficio di tutti gli esseri viventi e a garanzia della biodiversità fondamentale per tutti noi.
La nuova linea di prodotti Zanetti-BIO riflette perfettamente questo approccio olistico presentato nel Primo Bilancio di Sostenibilità. L’azienda crede infatti fermamente che la sostenibilità non possa essere rivolta in modo generale e solo all’ambiente: le materie prime utilizzate sono di origine animale e questo obbliga ad uno sguardo sensibile rivolto sicuramente alla genuinità del prodotto finale e alla sua bontà ma che non si limita alla sola sicurezza.

ROMA 2019 DI GAMBERO ROSSO: IL FUTURO RIPARTE DAI CUOCHI

Tre Forchette: sei locali al vertice fra città e regione
Beck sul gradino più alto del podio
Tre Gamberi, i nuovi ingressi: Mazzo e Armando al Pantheon
Tre cocotte: arriva Spazio Niko Romito
Tre Bottiglie: Barnaba, l’outsider fra i nomi storici

Roma
21 giugno 2018
Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Resort -  Terrazza Aranci

Presentata la 29esima edizione della guida Roma del Gambero Rosso. Roma conferma la sua capacità di accogliere e di lasciar spazio a tutti. Ma questa volta c’è chi, finalmente, di quello spazio ha fatto tesoro regalando alla Capitale la più importante novità dell’anno: chiaro il riferimento a Spazio, la formula multitasking firmata Niko Romito, rivelatosi l’esperimento più originale in tema bistrot, che si aggiudica subito le Tre Cocotte andando ad affiancare Caffè Propaganda.

Ma per fortuna, nonostante la città non possa vantare ancora la spinta propulsiva che anima altre capitali, nell’ultimo anno qualcosa si è mosso grazie all’intelligenza imprenditoriale di “vecchi” campioni del gusto: è il caso di Angelo Troiani e del “nuovo” Convivio, restyling della struttura e rinascimento culinario; il ristorante si aggiudica, tra l’altro, il premio per la miglior proposta di vino al bicchiere al ristorante. Angelo Troiani è inoltre una delle anime di Assaggia, un altro dei locali premiato come novità dell’anno.

Buone nuove anche nel variegato mondo dei wine bar che arrivano da due capitani di lungo corso come Alessandro Bulzoni, che ha cambiato pelle alla storica enoteca di famiglia trasformandola in enotavola tout-court aggiudicandosi il premio per la miglior proposta di vino al bicchiere al winebar, e Fabrizio Pagliardi, che, dopo Barrique e Remigio, con Barnaba, nuovo Tre Bottiglie, chiude il cerchio dei suoi indirizzi che rendono omaggio a piccole grandi realtà enoiche indipendenti. (Per elenco completo dei premiati del settore vedi allegato).

Novità poi fra i tre Gamberi: accanto a Sora Maria e Arcangelo torna un grande classico come Armando al Pantheon ed entra Mazzo, il progetto di trattoria 3.0 firmato da Francesca Barreca e Marco Baccanelli.

Tutte conferme per quanto riguarda le Tre Forchette: la Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri, La Trota di Rivodutri, l’Imago dell’Hotel Hassler, le Colline Ciociare, Il Pagliaccio, Pascucci al Porticciolo.

Per i Tre Boccali sono confermati Open Baladin e l’Osteria di Birra del Borgo.

E veniamo ai premi speciali: Miglior servizio di sala a Metamorfosi, Miglior servizio di sala in albergo a La Terrazza dell’Hotel Eden e Novità dellʼanno ad Assaggia, Barnaba, Spazio Niko Romito, Retrobottega e Torcè.

Prosegue la collaborazione con Associazione Stampa Estera che ha assegnato a Maledetti Toscani, da Roberto e Loretta, La Rosetta, la Parolina, Gruè e il Cannolo Siciliano il proprio Premio Gruppo del gusto.

CALL FOR ENTRIES - Artistar Jewels 2019 È aperto il nuovo bando di Artistar Jewels 2019.


È ufficialmente aperto il bando 2019 per la sesta edizione di Artistar Jewels, progetto dedicato allo scouting internazionale dei talenti del gioiello contemporaneo d’autore, di design e d’artista.
 
L’evento, cresciuto in maniera esponenziale nelle ultime edizioni, ha ospitato importanti creativi del settore tra i quali Giancarlo Montebello, Philip Sajet, Yoko Ono, Pol Bury, Faust Cardinali e Gillo Dorfles e siglato partnership importanti come quella con la SIERAAD Art Fair di Amsterdam e rinomati concept store europei. La prossima edizione si svolgerà dal 19 al 24 febbraio 2019 durante la fashion week di Milano in una prestigiosa location nel cuore della città.
 
La novità dell’edizione sarà l’aumento considerevole di concept store che selezioneranno direttamente le creazioni da esporre nei loro punti vendita, quest’anno, per la prima volta, anche fuori dall’Europa. La novità più importante del 2019, infatti, è la creazione di un network commerciale che si espande in tutto il mondo.