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mercoledì 1 dicembre 2021

Mid-century contemporaneo Tra recupero e nuovi inserti in un appartamento degli anni 50 alle porte di Milano

 




La ristrutturazione di un appartamento degli anni 50 diventa per P2A design, studio di architettura fondato da Alessandro Pasini e Paola Renda, l’occasione per l'utilizzo di arredi, tecniche e materiali artigianali coevi.

 

L'appartamento non ha subito modifiche sostanziali negli anni, mantenendo i caratteri originali dell'epoca di costruzione a livello di layout e materiali (pavimenti di tutti i locali in seminato veneziano a disegno), con la sola eccezione del bagno e della cucina, ristrutturati negli anni 90 con scarsa attenzione per le caratteristiche decorative e materiche dell'immobile.

 

Il progetto di ristrutturazione è gravitato intorno al mantenimento dei caratteri originari degli ambienti e al completo rifacimento e disegno dei locali di servizio (bagni e cucina). 


Il vecchio locale bagno, con tipica disposizione a corridoio è stato diviso in due, ricavando un piccolo servizio ospiti e un più grande bagno en-suite. La cucina, che era stata completamente annessa alla zona pranzo, è stata parzialmente nascosta da due spalle in muratura.

 

nuovi pavimenti sono stati legati agli originali realizzando una tecnica a mosaico a tessere, ispirata al pavimento del negozio Olivetti disegnato da Carlo Scarpa, utilizzando il marmo bianco di Carrara e Nero Belgio in luogo delle originarie tessere in vetro.

 

La cucina è stata progettata come un elemento decorativo, accentuandone i caratteri anziché nasconderli. Il piano in marmo di Carrara poggia su basi nere opache con la sola, separato da queste da una gola in ottone; lo stesso materiale è impiegato per la zoccolatura alleggerendo la monoliticità delle basi e fungendo da elemento di raccordo tra la pavimentazione a tessere chiare e le basi nere.

 

Nella zona giorno elementi di arredo mid-century dialogano con arredi contemporanei: una libreria a montanti in mogano con piedi in ottone degli anni 60 separa il corridoio dal soggiorno, dove una più moderna libreria a spalla di B&B con anta scorrevole nasconde la tecnologia Entertainment. 

Photology Online Gallery 1 dicembre 2021 – 28 febbraio 2022 https://www.photology.com/lucavitone/

 



Strappare all’incuria il terreno per riportare in vita la tradizione

 




Gaggiano Viticoltori, gli insegnamenti del nonno e la sfida nell’Alto Piemonte

 

 

In poco più di un secolo l’Alto Piemonte ha perso quasi tutti i suoi ettari vitati. Storicamente regione di vigneti, che erano circa 40.000 agli inizi del ‘900, ha ridimensionato le sue uve in piccolissime denominazioni frammentate tra le province di Biella, Vercelli, Novara e Verbania.

 

A partire dall’inizio del secolo scorso, infatti, anni di fiorente industria tessile e manifatturiera hanno spopolato le campagne, abbandonate poi quasi del tutto con il boom economico degli anni ’60. Negli anni ’80 ebbe poi qui luogo lo scandalo del metanolo nel vino, che mise ulteriormente in ginocchio l’industria vincola un tempo tanto fiorente.

 

Soltanto nei primi anni 2000 questo terreno, così povero di aziende ma allo stesso tempo così adatto alla coltivazione delle vigne è stato riscoperto da alcuni appassionati. Si è avviato così un percorso virtuoso che ha portato negli ultimi vent’anni un progressivo interesse dei mercati internazionali, nonché alla nascita di piccole realtà imprenditoriali.

 

È così che nasce nel 2014 Gaggiano Viticoltori, sulla sponda est del fiume Sesia tra Vercelli e Biella. Seguendo gli insegnamenti del nonno, il titolare Marco Fabris ha dato il via al progetto di recupero di vigneti storici abbandonati o semiabbandonati. Strappando all’incuria questi terreni ha così piantato nuove barbatelle nelle denominazioni Gattinara e Bramaterra.

 

Mentre il Gattinara vanta un nome più rilevante (è una doc dal 1967 e una docg dal 1990), il Bramaterra è una doc meno nota, riconosciuta solo dal 1979, ma sulla quale l’azienda ha deciso di puntare maggiormente. Si tratta di un’area e non di un comune, piuttosto estesa come areale potenziale ma molto meno come ettari vitati (all’incirca 30 ha). La cosa importante è che queste vigne hanno disegnato il profilo di un vino storico, prodotto da secoli tra le colline a cavallo tra Vercelli e Biella. Questi rilievi, unici nel loro genere, sono chiamati “Rive Rosse” per il terreno roccioso di matrice vulcanica ricco di ferro.

 

Il lavoro in questa zona si è posto subito come una sfida: prima di poter pensare all’uva e dunque al vino è infatti stato necessario rendere il vigneto lavorabile. Il processo inizia così con il recupero di antiche vigne da anni abbandonate, con la loro pulizia e recinzione. Si prosegue eliminando gli infestanti, ripiantando nuove barbatelle e adottando nuovi pali, sempre sperando che il clima sia favorevole e non distrugga tutto alla prima grandine.

 

 

 

 

Il risultato di questo duro lavoro sono vini ideali per grandi occasioni così come per una serata in compagnia. L’obiettivo di Gaggiano è quello di “leggere il terroir dell’Alto Piemonte attraverso le uve autoctone e le storiche denominazioni senza perdersi in tecnicismi ma concentrandosi sull’eleganza e la piacevolezza che deve esserci in ogni buon bicchiere di vino.”

 

Nasce così il Gervasio, Bramaterra doc, dedicato appunto al nonno Gervasio “appassionato viticoltore d’altri tempi”, ma non solo. Tra i vini della cantina si trovano anche Timoteo, Gattinara doc, prodotto da uve Nebbiolo in purezza, Leandro, Coste della Sesia Rosso DOC, dalla beva semplice e schietta, e Sandrin, Coste della Sesia Nebbiolo doc, che pur conservando l’austerità tipica del Nebbiolo subalpino è un vino più giovane, di carattere e corpo.

 

La storia di Gaggiano Viticoltori

 

“Sulle orme di chi, prima di noi, ha percorso la strada che porta dai vigneti, alla cantina fino a paesi lontani, il ricordo di nonno Gervasio è più vivido che mai”

 

La storia di Gaggiano, che deve il suo nome alla regione sita nel cuore del comune di Lessona dove è ubicata la cantina, comincia sulle colline vitate dell’Alto Piemonte. Qui, tra i filari di nebbiolo, la famiglia Fabris oggi come allora si riunisce per la tradizionale vendemmia. Nonno Gervasio era solito coordinare con zelo i famigliari lasciando ai nipoti il divertimento di pigiare l’uva nei tini come per gioco, direttamente con i piedi. “Il ricordo di quei momenti felici, il valore della famiglia e la volontà di proseguire il percorso tracciato da nonno Gervasio spingono la Famiglia Fabris, collateralmente all’attività imprenditoriale, alla valorizzazione del nostro territorio” afferma Marco Fabris, attuale proprietario.

L’Alto Piemonte, le sue tradizioni nonché la ricchezza dei suoi terroir, rappresentano al meglio la filosofia di base che spinge Gaggiano a produrre piccoli quantitativi per potersi concentrare sulla qualità, valorizzando l’identità delle singole denominazioni.

Scopri di più su

https://www.cantinagaggiano.it/


Gorgonzola: eccellenza italiana DOP

 






Una storia lunga più di mille anni ricca di momenti importanti, di successi che hanno consentito al Gorgonzola di essere oggi il terzo formaggio DOP italiano a latte vaccino per importanza dopo i due celebri grana. Un’eccellenza adorata per il suo gusto intenso senza dimenticare coloro che lo apprezzano perché è un alimento completo ad alta digeribilità, adatto anche agli intolleranti al glutine e al lattosio.

La sua storia, nata molto probabilmente per una squisita sbadataggine, risale alla cittadina di Gorgonzola (MI) intorno all’anno 1000. Da allora i tanti secoli trascorsi ci rendono consapevoli di un presente che conta molto. Parliamo infatti di oltre 400 maestri casari che sul territorio di produzione (Piemonte e Lombardia) mantengono l’antica tradizione del “Re degli erborinati”.

Ma qual è il territorio di produzione? Per parlare dell’areale dove viene consentita la produzione si deve ricordare che solo il latte appena munto proveniente dagli allevamenti bovini delle provincie di Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese, Verbano-Cusio-Ossola e il territorio di Casale Monferrato può essere utilizzato per produrre il formaggio Gorgonzola conferendogli la denominazione d’origine protetta.

Ed è su queste terre che il legame tra prodotto e territorio è decisamente indissolubile; soltanto qui il Gorgonzola si produce, si stagiona e se ne fanno le porzioni destinate alla vendita. Tutte le forme devono essere marchiate all’origine riportando le corrette diciture per l’individuazione del caseificio in cui sono state realizzate. Il formaggio deve poi essere rigorosamente confezionato in fogli di alluminio riportanti l’ormai famosa  CG  del Consorzio senza la quale non è gorgonzola!

Come si produce? Pensate che per una sola forma del peso di circa 12 Kg occorre un quintale di latte vaccino, intero pastorizzato, al quale si aggiungono i fermenti lattici, il caglio e le spore di penicilli. Una volta ottenuta la coagulazione la cagliata viene posta nelle fascere e lasciata a riposo al fine di ottenere l’eliminazione del siero. Le forme vengono poi girate, marchiate su entrambi i lati e sistemate in celle in cui la temperatura è di 18/24° per essere poi salate.

Trascorse circa 3 settimane di stagionatura, in celle frigorifere a 2/7° C, con umidità del 85/99%, si procede con la foratura con grossi aghi metallici operazione che permette all'aria di entrare nella pasta, consentendo lo sviluppo delle colture già innestate nella cagliata e dare così vita alle inconfondibili venature blu-verdi del Gorgonzola.

Dopo circa 2 mesi, a stagionatura ultimata, si procede con il taglio delle forme ed entrambe le parti avvolte in alluminio riportante l’inconfondibile CG  in rilievo del Consorzio. E’ importantissimo questo passaggio perché garantisce al consumatore l’autenticità del formaggio.

Nell’anno 2020 più di 5 milioni di forme hanno raggiunto vari paesi del mondo per un giro d’affari stimato in circa 800 milioni di euro. Solo nel 2008 le forme prodotte erano 4 milioni e da allora la produzione è aumentata di quasi un quarto. Oltre un terzo del quantitativo di Gorgonzola prodotto raggiunge l’estero, in particolare Germania, Francia e Inghilterra nazioni in cui è apprezzato da tanto tempo.

E’ stato agli inizi del secolo scorso, grazie ai miglioramenti delle tecniche di stagionatura, che le esportazioni si sono ampliate. Il nostro celebre formaggio compariva del menù di prima classe del Titanic a conferma di quanto gli inglesi lo apprezzassero.

Proprio per Londra, nei fine settimana degli anni 40, partiva da Novara un treno merci carico di forme e pensate che una delle destinazioni nella Capitale Inglese era Il ristorante della Camera dei Comuni. Probabilmente proprio al suo interno il giovane Winston Churchill si innamorò dell’erborinato italiano. Si narra addirittura che una volta diventato Primo Ministro durante la seconda guerra mondiale, contrassegnò con un cerchietto rosso la zona di Gorgonzola per evitare che i bombardieri distruggessero i caseifici in cui veniva prodotto il suo formaggio preferito!

Parlando di paesi non europei i dati del Consorzio ci dicono che il Gorgonzola Dop trova posto sulle tavole di tutto il mondo. In Giappone, primo paese extra-europeo per consumo, nel 2020 sono arrivate oltre 31 mila forme, in Australia 26 mila e negli Stati Uniti poco meno di 22 mila. In totale i paesi di destinazione sono oggi ben 88.

Le sue caratteristiche sono davvero uniche. Parliamo di un formaggio appartenente alla famiglia degli erborinati, molle a pasta cruda, che presenta le tipiche striature verdi date dalla formazione delle muffe. Muffe che nulla hanno a che fare con quelle che troviamo su alcuni formaggi troppo stagionati, bensì muffe dovute alle colture di penicilli innestate durante la lavorazione.

Il Gorgonzola DOP piccante si differenzia invece, a parte il suo classico gusto forte e deciso, per il colore delle venature che risultano blu-verdi accentuate e per la consistenza e le friabilità della pasta. La stagionatura è più prolungata e le colture di penicilli sono differenti. La versione piccante rappresenta oggi oltre l’11% dell’intera produzione.

Piace e fa bene. Nel Gorgonzola è alto il contenuto di minerali e vitamine, è un alimento completo ad alta digeribilità ed è naturalmente privo di glutine e lattosio. Il gusto e l’aroma stimolano piacevolmente la secrezione di bile e di succo pancreatico rendendo più agevole la digestione dei grassi e delle proteine.

In cucina il Gorgonzola DOP è un ottimo ingrediente per varie ricette, dagli antipasti ai dolci. Adatto in ogni stagione dell’anno risulta ottimo stimolatore di fantasie sperimentali per coloro che amano creare nuovi abbinamenti, A tal proposito si abbina in modo ottimale con tantissimi alimenti, anche i più curiosi e insoliti come il melone, le chiocciole, l’avocado e volendo anche il cioccolato. Ideale per ricette etniche come il poke e il cous cous.

Si sposa benissimo, dal punto di vista enologico, con vini morbidi e sapidi: Riesling, Pinot Bianco Orvieto Classico, Malvasia Secca, Gavi per quanto riguarda i bianchi, mentre per i rossi citiamo il Dolcetto, il Valtellina Sassella, il Chianti Classico, il Teroldego e poi il Merlot Veneto e magari un Sangiovese di Romagna.

Non solo vino. Ottima è anche la birra, meglio ancora se di doppio malto, magari rossa inglese, oppure le belghe trappiste e le chiare d’abbazia con le quali è ottimo il Gorgonzola nella versione piccante.

Ci sarebbero ancora tantissimi argomenti da affrontare quando si parla di Gorgonzola DOP, ma per ora ci fermiamo qui, rinnoviamo invece il più affettuoso invito al consumo di una grande eccellenza storica del nostro paese. Buono, salutare e garantito. Un prodotto unico che nel tempo continua a piacere a chi ama le cose buone.

 

Fabrizio Salce

 


Salgono a 108 i locali dell’Unione Ristoranti Buon Ricordo, dal 1964 portabandiera della cucina regionale italiana 7 new entry, 4 nuove specialità, 12 importanti partner Pubblicata la Guida 2022, che si può scaricare anche dal sito

 





La Locanda Capolago di Colico (Lecco) e i ristoranti Torcolo di Verona, La Fratta di Verucchio (Rimini), Romanè e Trattoria Santa Pupa di Roma, Al Pescatore di Gallipoli (Lecce), Da Ercole a Crotone: dalla Lombardia alla Calabria, sono questi i 7 nuovi ristoranti che dal 2022 entrano a far parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, la prima associazione di ristoratori nata in Italia.

Salgono quindi a 108 i locali (di cui 9 sono all’estero fra Europa e Giappone) che fanno parte del gruppo, fondato nel 1964 per salvaguardare e valorizzare lo straordinario mosaico delle tradizioni gastronomiche italiane, che - come ebbe a evidenziare il giornalista gastronomo Vincenzo Bonassi – erano allora “sconosciute o neglette” e rischiavano di scomparire.  A lanciare l’idea fu Dino Villani, uomo di cultura e straordinario maestro di comunicazione (a cui si devono, fra l’altro, il primo concorso di Miss Italia, il Premio Suzzara ideato con Zavattini, l’idea di far diventare il 14 febbraio la Festa degli Innamorati), che raccolse la convinta adesione di un gruppo di ristoranti di qualità, accomunati dall’obiettivo di ridare notorietà e prestigio alla gastronomia regionale e valorizzare sulle loro tavole gli innumerevoli piatti tradizionali della penisola. I ristoranti (come accade ancor oggi) dovevano scegliere e tenere in menu un piatto che rappresentasse in maniera significativa la loro terra. A fare da trait d’union fra di loro, era (ed è) un piatto dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale. Viene regalato a chi degusta il Menu del Buon Ricordo (di cui la specialità è sempre portata principale), che ciascun locale può variare anche varie volte all’anno, in modo da far provare ai propri ospiti un emozionante excursus esemplare nella cucina della sua terra.

Per conoscere da vicino i ristoranti del Buon Ricordo e le loro specialità, si può consultare il sito www.buonricordo.com o sfogliare la Guida 2022 appena pubblicata, in distribuzione gratuita nei locali associati e scaricabile dal sito. In ogni scheda un QR Code riporta al sito del ristorante, in modo che si possono avere tutte le informazioni a portata di click. Nella guida si trovano anche gli Hotel Special, che hanno al loro interno un ristorante del Buon Ricordo.

 

Le nuove specialità: 7 quelle delle new entry e 4 i cambi piatto

Queste le specialità delle new entry 2022: Riso e persico, in un raviolo! (Locanda Capolago di Colico), Bollito veronese (Ristorante Torcolo di Verona), Passatelli gratinati con ragù di coniglio, fonduta di formaggio di fossa ed erbette di stagione (Ristorante La Fratta di Verucchio), Pollo alla cacciatora (Ristorante Romanè di Roma), Ravioli d’arzilla alla Vittoria (Trattoria Santa Pupa di Roma), Spaghettone biologico Senatore Cappelli, con tartare di tonno, aglio, capperi e spolverata di bottarga artigianale (Al Pescatore Hotel&Restaurant di Gallipoli),  Carbonara pitagorica (Ristorante da Ercole di Crotone).

Lo Statuto del Buon Ricordo prevede che i ristoranti possano cambiare periodicamente la loro specialità. Per il 2022, lo fanno in quattro. Le nuove proposte sono: il Morone al sale, salsa ai limoni nostrani, sfoglie di patate e caviale del Ristorante Manuelina a Recco (Genova), i Ravioli al San Daniele in salsa Montasio del Ristorante Osteria La Pergola a San Daniele Del Friuli (Udine), i Tagliolini al burro delle vacche rosse e culatello di Al Cavallino Bianco a Polesine Zibello (Parma), i Ferrazzuoli alla Nannarella dell’Hostaria Baccofurore 1930 a Furore (Salerno).

 

I partner

Al Buon Ricordo si affiancano importanti partner, che ne condividono e sostengono i progetti. I loro nomi si accostano a quello dell’associazione per promuovere il meglio dell’enogastronomia italiana. Realtà importanti ed autorevoli, simbolo del Made in Italy, che il Buon Ricordo è orgoglioso, e riconoscente, di avere come partner.  Si tratta di Bellomo, Confagricoltura, Consorzio Franciacorta, Consorzio Parmigiano Reggiano, Coppini Arte Olearia, Filette Prime Water, Illy Caffè, Zanussi Professional, a cui si aggiungono dal 2022 Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, La Giardiniera del Cerreto, Raggio di Sole, Tenuta Margherita.

 

Il Buon Ricordo guarda avanti

Nonostante la pandemia, che ha investito drammaticamente anche il comparto della ristorazione, il Buon Ricordo in questi mesi non si è fermato, ed anzi si sono rinsaldati ancor di più i legami di amicizia e collaborazione fra gli associati, uniti per affrontare insieme, coesi e propositivi, l’emergenza Covid. A guidare l’associazione è il Presidente Cesare Carbone del Ristorante La Manuelina di Recco con il Segretario Generale Operativo Luciano Spigaroli del Ristorante Al Cavallino Bianco di Polesine Zibello, affiancati dalla Vicepresidente Giovanna Guidetti dell’Osteria La Fefa di Finale Emilia.

“Alle nostre tavole si vive un’esperienza conoscitiva ed emozionale, si riscoprono antichi sapori dimenticati nell’archivio della memoria e se ne gustano di nuovi sapientemente composti - dice Cesare Carbone -  La nostra non è solo tutela della tradizione gastronomica del Bel Paese, ma anche e soprattutto valorizzazione in chiave contemporanea di queste radici. Guardiamo avanti, e ciascuno di noi contribuisce a traghettare nel futuro la gastronomia della sua terra.”

“Il fatto che siamo stati uniti, come amici ancor prima che come colleghi, in questo difficilissimo periodo di pandemia, testimonia la vitalità e la forza della nostra associazione - aggiunge Luciano Spigaroli - Il Buon Ricordo è più che mai vivo, tant’è che abbiamo il grande piacere di accogliere ben 7 nuovi ristoranti: la loro adesione è un grande stimolo per tutti noi. E abbiamo l’onore di avere dei nuovi partner, che credono in noi: non possiamo che essere grati per la fiducia che ci dimostrano.”

 

SOONEAT E PTA GROUP È PARTNERSHIP

 

Si rafforza l’offerta di servizi innovativi di PTA Group nelle food court
Milano, 1 dicembre 2021 – Sooneat, la start-up del “make eat easy”, e PTA Group, realtà leader nei servizi di marketing e monetica nel settore dei centri commerciali in Italia e all’estero, hanno stretto ufficialmente un’importante business partnership. 
La webapp di Sooneat viene integrata all’interno della gamma di proposte di PTA Group, andando a rafforzare ulteriormente l’ecosistema delle soluzioni innovative che PTA Group propone per i visitatori dei Centri Commerciali. La start-up dedicata allo smart eating potrà anche beneficiare dei diversi digital touch point (digitotem e InfoPAD) gestiti da PTA Group consentendo ai visitatori un’esperienza ancora più interattiva e coinvolgente. 
Non solo. Sooneat e PTA Group stanno lavorando per rendere possibile l'integrazione come nuovo metodo di pagamento sulla Piattaforma le GIFT CARD di PTA Payment Solutions, società fintech del gruppo PTA, permettendo di fatto per la prima volta in Italia di utilizzare questo tipo di pagamento anche attraverso un sistema di self-ordering in modalità multi vendor.

Tutto questo con l’obiettivo di rendere l’esperienza di ristorazione all’interno dei mall italiani sempre più facile, sempre più smart e sempre più divertente. Facilità di gestione, possibilità di multi ordine, velocità sono le parole chiave dell’esperienza Sooneat.

Procolo Casella, CEO di Sooneat, così commenta questa nuova avventura: “Siamo veramente soddisfatti della partnership con PTA Group, insieme condividiamo una vision incentrata sull’efficienza e la raggiungibilità di servizi sempre più smart. Sooneat ha l’obiettivo di offrire ai clienti un’esperienza food facile e veloce, mettendoli in contatto con ogni tipo di cucina. L’integrazione della GIFT CARD di PTA è sinonimo di accessibilità e massima condivisione: lavoriamo senza sosta per soddisfare i bisogni sia dei consumatori che dei ristoratori.

PTA Group ha intrapreso da alcuni anni un percorso di supporto e sostegno alle start up innovative, sia come fattore di contaminazione che apporti valore alla nostra vision di new retail, sia per arricchire un ecosistema che ha l’ambizione di coinvolgere i consumatori a vivere esperienze phygital innovative e divertenti all’interno delle “nuove piazze” cittadine. Sooneat si inserisce perfettamente in questa strategia e ci consente finalmente di presidiare in modo molto innovativo anche l’area della food court” dichiara Antonio Negri, DG di PTA Group.

PTA Group supporta i Brand e i Centri Commerciali mediante un ecosistema di servizi e prodotti fortemente phygital nelle attività di drive to store e customer experience. Approfondito know-how dei Centri Commerciali, significativa spinta all’innovazione e un elevato standard di cura del cliente costituiscono i tratti distintivi ed unici del Gruppo. Con una solida presenza in più di 600 Centri Commerciali e 3000 punti vendita tra GDO e GDS, tra Italia ed estero, PTA Group sviluppa strategie marketing altamente personalizzate e servizi dedicati, incluse attività volte alla fidelizzazione della clientela. Per i brand del settore Retail, progetta, coordina e gestisce iniziative promozionali e nuovi canali di vendita aumentando il brand engagement e la loyalty dei visitatori del Centro Commerciale, della GDO e GDS.

Sooneat è una piattaforma online che connette più brand e menù simultaneamente, permettendo ai clienti di ordinare tutto ciò che vogliono con un unico ordine ed un unico pagamento finale. Consente alle aziende di innovare e migliorare la customer experience aumentando parallelamente le vendite: i clienti avranno la possibilità di ordinare piatti da più ristoranti direttamente dal loro smartphone, selezionare la forma di ritiro preferita ed effettuare un singolo pagamento finale!
In questo modo non occorrerà più fare una fila per ogni ristorante, ma basterà sedersi e ordinare con comodità ciò che si desidera. In questo modo, i clienti del centro commerciale avranno più tempo per fare shopping!

AL DI LÀ DELL’ACQUA di Massimiliano Camellini a cura di Manuela De Leonardis e Andrea Tinterri