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mercoledì 4 novembre 2026

ATTACCHI HACKER: NUOVO INCUBO ITALIANI, OLTRE 1 SU 2 TEME DI RESTARE SENZA CIBO E SERVIZI

 


Il 55% ritiene che l'Italia non sia pronta. Adjimi (Argo): "Fiducia si ricostruisce solo con collaborazione concreta tra Stato, imprese e aziende specializzate"

Milano, 3 novembre 2026 - Gli hacker non rubano più solo password e soldi. Spengono i frigoriferi, bloccano i supermercati, mandano in tilt bancomat e servizi. La paura non è più virtuale: è quella di rimanere senza cibo. È quanto emerge dal sondaggio nazionale "Attacchi hacker: il nuovo incubo degli italiani" realizzato da Spot and Web. Stando alle risposte di un campione di 850 italiani uomini e donne tra i 18 e i 65 anni, alla domanda 'Hai paura che un attacco hacker possa lasciarti senza cibo e senza servizi essenziali?', il 22% ha risposto 'molto', il 32% 'abbastanza', il 35% 'poco' e l'11% 'per niente'. Il 54% dichiara quindi di avere paura. Ma quali sono gli aspetti che spaventano di più? In testa supermercati e farmacie bloccati (28%), poi il furto dei dati personali (25%), conti e bancomat congelati (22%), ospedali e servizi pubblici in tilt (11%). Alla domanda 'Ti sei mai preparato a un'emergenza informatica?', l'11% ha risposto 'Sì, ho scorte e contanti in casa', il 33% 'No, ma ci sto pensando', il 56,4% 'No, non ci credo'. Lo studio prevedeva anche la domanda a risposte aperte 'Di chi ti fidi di più per proteggerti??: il 33% di 'Stato / Protezione Civile', 'Banche e aziende' per il 22%, 'Solo di me stesso' per il 12%, 'Aziende di intelligence' per il 18%, 'Di nessuno' per il 33%. Infine, al quesito 'Secondo te l'Italia è pronta a un grande attacco hacker?', il 55% ha risposto 'No', il 35% 'Sì' mentre il 10% 'Non ne ho idea'.
«I dati di questo sondaggio confermano quello che vediamo ogni giorno sul campo: non è più soltanto cybercrime, è guerra ibrida», commenta Matteo Adjimi, Ceo di Argo Spa, azienda leader nel settore della cybersicurezza in Italia. «Colpire la catena alimentare, i pagamenti o la sanità significa mettere alla prova la tenuta di un intero Paese. Solo l'11% degli italiani si è preparato e il 55% ritiene che l'Italia non sia pronta, una percezione che condivido. Se domani colpissero insieme cibo, pagamenti e sanità, ci troverebbero impreparati. Bisogna passare dalla gestione dell'emergenza alla prevenzione. Alle istituzioni - prosegue Adjimi - spetta investire in piani di resilienza alimentare e digitale, scorte strategiche, sistemi ridondanti ed educazione della popolazione. La sicurezza però non riguarda solo lo Stato. Supermercati, farmacie, aziende di logistica e i loro fornitori sono sempre più esposti, e basta che uno solo di loro sia vulnerabile per bloccare l'intera catena. Che un italiano su tre dichiari di non fidarsi di nessuno è il dato più preoccupante: la fiducia si ricostruisce solo con una collaborazione concreta tra Stato, imprese e aziende specializzate», conclude Matteo Adjimi, Ceo di Argo Spa.

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