La mostra di Una Szeemann Il giardino come luogo in cui tutto è connesso di Mai-Thu Perret si relaziona all’idea dell’universo inteso come ecosistema insita nelle opere di Una Szeemann. Per la mostra “Re-imaginings”, l’artista è tornata alle esperienze formative vissute sul Monte Verità ad Ascona, riavvicinandosi alle molteplici narrazioni — artistiche, spirituali e geologiche — che si sono stratificate attorno a quel luogo. Sono stati infatti raccolti sul Monte Verità e nei luoghi limitrofi i rami di betulla, castagno, frassino e tiglio — alberi in passato utilizzati nella medicina e nelle pratiche magiche — che l’artista ha fuso per realizzare la serie di sculture Incantarsi, 2024, coronandoli con una cima ricavata dalla brattea della palma. Nel processo artistico, i rami assumono un aspetto a metà tra fulmini e scope di strega, evocando l'universo orale e animistico dell'Europa precristiana e contadina. Percezione e immaginazione sono inseparabili nella produzione di Una Szeemann. Dall'osservazione della resilienza delle piante di banano del suo giardino a Tegna è nata l'opera The Birds Said You Move (Gli uccelli lo hanno detto, tu ti muovi), 2021-2026. Presentate su un tavolo come un'offerta agli dei, queste sculture trasformano la natura del banano — che racchiude perpetuamente vita e morte — in un veicolo, fisico e spirituale, verso altre dimensioni. Un “paesaggio dell’inconscio”: così l’artista ha definito la sua produzione. Un esempio in questo senso è la scultura monumentale Auf einem langen Schatten (Su una lunga ombra), 2018, formata da pelli di vacca nere. Sottratte alla loro funzione originaria di rivestimento corporeo, le pelli si aprono a nuove interpretazioni, in cui risuonano la metamorfosi di un corpo e un materiale che si apre alla dimensione dell’immaginario, dando forma a elementi magici e mitologici. Un continuum tra mito e materia, paesaggio e leggenda, visibile e invisibile riecheggia anche nell’opera neon As Above, So Below (Come sopra, così sotto), 2026, realizzata dall’artista per la mostra al MASI. Il titolo richiama il principio dell'analogia universale dell'antica filosofia ermetica, poi ripreso dalle tradizioni occulte, secondo cui l'universo è un unico organismo vivente, in cui il microcosmo rispecchia il macrocosmo e la realtà si comprende mettendo in relazione ciò che conosciamo con ciò che resta ignoto. Questo principio prende corpo nella sirena, creatura d’acqua e d’aria protagonista di numerose leggende dei laghi ticinesi, e nella sua iconografia arcaica, con pinna e ali d’uccello. Infine, miti arcaici e immaginario femminile fanno da cassa di risonanza alle sagome di marmo che compongono l’altro lavoro prodotto da Una Szeemann per “Re-imaginings” e intitolato Divine Anomalies (Anomalie divine), 2026. La scultura scava letteralmente e metaforicamente nel tessuto geologico del Ticino — è stata infatti realizzata in marmo Cristallina estratto a Peccia. Le lastre rappresentano quattro sagome che richiamano silhouettes di corpi femminili e sono state incise con simboli ed elementi che attingono al vasto mondo delle divinità femminili, rielaborati in chiave contemporanea — dalle Veneri preistoriche della cava Balzi Rossi di Ventimiglia alla Venere di Waldstetten fino ad Ecate, divinità mitologica greca, signora della magia e della stregoneria, per citarne alcuni. L’insieme di queste divinità in marmo, dal fascino magnetico e ancestrale, forma un cerchio “magico”, la cui energia si estende al pubblico che lo incontra. |
Una Szeemann, Incantarsi, 2024, bronzo Courtesy of the artist Foto: Lucas Olivet © Una Szeemann , 2024, Musée des Beaux-Arts Le Locle |
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue (italiano/inglese), edito da Verlag Scheidegger & Spiess / Park Books ed Edizioni Casagrande, con un contributo curatoriale di Letizia Ragaglia e saggi di Estelle Hoy e Jennifer Higgie. Il Relax Corner – nato dalla collaborazione del MASI con il Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA) e la Scuola specializzata superiore d’arte applicata (SSS’AA) del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) – trasforma il foyer del secondo piano del museo in un luogo vivo e fruibile. Ispirato al mito di Elpis, dea della Speranza, questo spazio dedicato alla sosta e alla contemplazione celebra, attraverso materiali e colori, la capacità della vita di rifiorire nonostante le avversità. |
Opere della collezione del MASI selezionate da Mai-Thu Perret Adelaide Maraini Pandiani, Giulietta, 1880; Giuseppe Sciuti, Le ghirlande, 1885 circa; Ignoto, Spighe di riso mature, XIX secolo; Ignoto, Taishan Quantu, fine XIX-inizio XX secolo; Adolf Dietrich, Kuckuck auf Tannenzweig, 1928; Meret Oppenheim, Votivbild (Würgengel), 1931; Leonor Fini, Le radeau, 1940-1943; Ignoto, Zhi sheng xian shi Kongzi lin tu, 1945 circa; Meret Oppenheim / Roberto Lupo / Anna Boetti , Auch die Engel können nicht immer fliegen, 1975; Meret Oppenheim, Jardin Japonais, 1977; Meg Webster, White Lingam, 1988. Opere della collezione del MASI selezionate da Una Szeemann Fidus, Walzer I-V, 1894; Leonor Fini, Le radeau, 1940-1943; Nina Barka, Paradiso terrestre, 1969; Meret Oppenheim, Etwas unter einem Heuhaufen, 1969; VALIE EXPORT, Körperkonfiguration: Auflegung, 1972; Margherita Turewicz-Lafranchi, Infiorescenze, 1998; Carol Rama, Untitled, 2003; Karishma D’Souza, Republic 2, 2017; Ulla von Brandenburg, Schlangenfrau / Femme avec serpent, 2023. |
Mai-Thu Perret Mai-Thu Perret (*1976, Ginevra) vive e lavora a Ginevra. Nel 2022 ha presentato il suo lavoro allo Swiss Institute di Roma e in una mostra doppia con le opere di Sophie Taeuber-Arp al Cabaret Voltaire di Zurigo. Nel 2019 è stata invece protagonista di una mostra antologica al MAMCO di Ginevra. Ha tenuto inoltre diverse mostre personali, tra le quali quelle allestite presso: Le Portique – centre régional d’art contemporain du Havre, Le Havre (2020); Badischer Kunstverein, Karlsruhe (2019); Spike Island, Bristol (2019); Nasher Sculpture Center, Dallas (2016); Le Magasin, Grenoble (2012); Haus Konstruktiv, Zurigo (2011); University of Michigan Museum of Art, Ann Arbor (2010); San Francisco Museum of Modern Art (2008); Renaissance Society presso la University of Chicago (2006). Tra le mostre collettive recenti figurano: New Time: Art and Feminisms in the 21st Century, Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive (2021); Les Flammes, Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (2021); Emma Kunz Cosmos. A Visionary in Dialogue with Contemporary Art, Aargauer Kunsthaus, Aarau (2021); Like Life: Sculpture, Color, and the Body (1300–Now), Met Breuer, New York (2018). Una Szeemann Una Szeemann (*1975, Locarno) vive e lavora tra Zurigo e Tegna. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive ospitate in diverse istituzioni, tra le quali: MAN Museo d’Arte Nuoro (2024); Kunsthaus Zürich (2024); Kunsthalle Winterthur (2018); Kunstmuseum Luzern (2015); Kunstverein Hamburg (2015); Museo Cantonale d’Arte, Lugano (2014); Belvedere 21, Vienna (2012); Nam June Paik Art Center, Seoul (2009); Kunsthalle Wien (2005); Contemporary Art Center, Vilnius (2004); Fundació Joan Miró, Barcellona (2004). Ha inoltre esposto a: Manifesta 11, Zurigo (2016); 3ª Biennale Contour, Mechelen (2007); 9ª Biennale di Lione (2007); 52ª Biennale di Venezia (2007); 5ª Biennale di Busan (2006). È stata docente alla Zürcher Hochschule der Künste (ZHdK) e alla Haute École d’Art et de Design di Ginevra (HEAD); ha inoltre tenuto conferenze e workshop all’École cantonale d’art de Lausanne (ECAL), alla Facoltà di Filosofia dell’Università Cattolica di Milano, all’Akademie der Künste di Monaco e all’Akademie der bildenden Künste di Vienna. |
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