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lunedì 2 marzo 2026

OLIO EVO, SOL EXPO: MERCATO VOLATILE TRA CLIMA E DAZI, MADE IN ITALY DEVE COLMARE IL DEFICIT PRODUTTIVO E RAFFORZARE IL POSIZIONAMENTO

 


PROFACI (ASSOCIAZIONE USA): CHIEDIAMO ESENZIONE DAZI PER PRODOTTO SALUTARE COME OLIO
 

Verona, 2 marzo 2026. Un mercato sempre più influenzato dai cambiamenti climatici e dalle tensioni commerciali, ma con buoni segnali per l’olio Evo made in Italy, purché si intervenga sul deficit produttivo, continuando a premere sull’acceleratore del posizionamento. È questa la sintesi del convegno dedicato alle “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia”, il focus che si è svolto oggi a Veronafiere nella seconda giornata di SOL Expo, che ha visto confrontarsi il direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), Abderraouf Laajimi, il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra e il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci, oltre agli interventi del presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, del presidente di Agenzia ICE, Matteo Zoppas, e Daniele Erasmi, presidente Fiesa-Confesercenti. Durante il convegno Evita GandiniHead of Market Insight di Nomisma ha presentato inoltre la consumer survey realizzata dalla società di ricerche per SOL Expo 2026.

“È un momento molto complesso per il nostro settore – ha dichiarato il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci –. L’Amministrazione Usa pensa che i dazi siano una parte importante per l’economia, quindi sono destinati a rimanere. Come Associazione, stiamo facendo del nostro meglio per convincere il Governo che ci voglia un’esenzione per un prodotto salutare come l’olio, la cui produzione domestica non è sufficiente a soddisfare il consumo. Nel frattempo, dobbiamo quindi capire quale sarà l’impatto per l’olio d’oliva. Nel 2024 abbiamo visto i prezzi alzarsi di circa il +25%, ma le vendite nella grande distribuzione si sono contratte solo dell’8%, segnale di un mercato meno elastico di quello che si possa pensare. A diminuire gli acquisti, sono in particolare le famiglie con redditi sotto la media, mentre è aumentato l’acquisto di quelle più benestanti”.  

In questo contesto, la promozione assume un ruolo sempre più cruciale, anche nell’ambito del Piano Olivicolo Nazionale, al vaglio nei prossimi giorni della Conferenza Stato Regioni. E proprio nel merito del Pon è intervenuto il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra: “All’interno dei 300 milioni di euro in discussione per il settore olivicolo abbiamo inserito una prima cifra di 10 milioni specificamente dedicati alla promozione, a cui si aggiungono 175 milioni nei prossimi 5 anni all’interno del framework Ocm da convogliare per gli obiettivi del piano. Inoltre, sulla stessa traccia della campagna di promozione avviata per il vino, realizzeremo uno spot anche per l’olio. L’importante è che le azioni messe in campo siano orientate al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla strategia condivisa con il Governo e con gli stakeholder, anche sul fronte della produzione”.

Secondo i dati presentati dal direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), dopo la disastrosa campagna olearia 2023/24 a 2,58 milioni di tonnellate e il record produttivo dell’annata 2024/25 a 3,57 milioni di tonnellate, si sta per chiudere una campagna equilibrata, intorno alle 3,4 milioni di tonnellate. “La dinamica dei prezzi è strettamente correlata alla produzione – ha spiegato Abderraouf Laajimi –, non si tratta di fenomeni speculativi: la volatilità è una caratteristica strutturale di questo mercato. Ma dobbiamo comprendere e sottolineare l’impatto del cambiamento climatico nel rendere questa variazione più frequente e più intensa, e lavorare per rendere la produzione più stabile a livello internazionale. Quando ci sono scorte da un anno all’altro e una ripresa della produzione possiamo avere prezzi più stabili, garantire una stabilità nel lungo termine.  Per farlo – ha concluso Laajimi –, dobbiamo lavorare insieme per rendere questo settore più capace di adattarsi, attraverso un’irrigazione migliorata, varietà resilienti al clima, pratiche più sostenibili”.

Per Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice: “Olio sta vivendo un momento di dinamicità, sul fronte export rileviamo un aumento dei volumi e una contrazione dei ricavi a valore. Dobbiamo concentrare ancora di più i nostri sforzi di promozione e aiutare le imprese e i prodotti a raccontarsi ancora meglio. L’obiettivo è quello di consolidare il posizionamento e uscire dalla categoria delle commodities per rendere la nostra offerta meno sostituibile”.

SOL Expo (Veronafiere, 1-3 marzo, Pad. 12) è la vetrina internazionale dedicata alla filiera dell’olio di oliva e dell’olivo. Forte di un format unico in Italia, l’evento si caratterizza come piattaforma B2B2C, capace di mettere in relazione operatori professionali, aziende, ristorazione e consumatori consapevoli. Un luogo di business, formazione e cultura che valorizza l’eccellenza olearia italiana con una forte vocazione all’internazionalizzazione e al dialogo con il pubblico finale.
 


#Take 2


OLIO EVO, 4 ITALIANI SU 10 COMPRANO DIRETTAMENTE DAL PRODUTTORE: LA QUALITÀ VINCE SUL PREZZO

 

INDAGINE NOMISMA PER SOL EXPO: CENTRO-NORD E GIOVANI RESTANO PIÙ DISTANTI. CRESCE L’INTERESSE PER OLEOTURISMO, SOSTENIBILITÀ E CARTA DEGLI OLI AL RISTORANTE

Verona, 2 marzo 2026. Semplicemente, “più buono”. Il 42% dei consumatori italiano acquista olio extravergine di oliva direttamente dall’azienda, dal frantoio o al mercato contadino, e lo fa per la qualità. È quanto emerge dalla consumer survey realizzata da Nomisma per SOL Expo e presentata oggi a Veronafiere durante la seconda giornata della manifestazione dedicata all’intera filiera dell’olio e dell’olivo. Stando ai risultati dell’indagine, che ha visto realizzare 2mila interviste, il 70% degli intervistati ritiene infatti che la qualità sia migliore se ci si rivolge direttamente ai produttori, ed è disposto a pagare mediamente due euro in più al litro per premiare il prodotto.

“Vediamo che, nello storytelling dei produttori, la percezione della qualità si intreccia alla dimensione della fiducia e del sostegno all’economia locale – spiega Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma –. Si tratta di elementi che interessano soprattutto un profilo di consumatore over 60, che abita al Sud o nelle Isole, con uno stile di vita urbano. Non si tratta meramente di una questione di prezzo, quanto più di una dimensione culturale che sembra essere ancora poco radicata al Centro-Nord e tra i giovani”. Una distanza, quella geografica e anagrafica, che sembra influire anche sulla propensione all’oleoturismo. “Se è vero che complessivamente registriamo un 45% di intervistati aperti a visitare territori vocati per la produzione di olio EVO – prosegue Gandini –, anche in questo caso i più interessanti provengono dal Sud e dalle Isole, hanno tra i 45 e i 60 anni, sono già frequent user di olio extravergine di oliva e acquistano già direttamente dal produttore. Ne deriva la necessità di lavorare sulla comunicazione di un prodotto amato e diffuso al punto di essere tra i prodotti più rappresentativi della cucina italiana, ma allo stesso tempo ancora sconosciuto”. Stando ai risultati della survey, l’Evo italiano è infatti il terzo simbolo della tavola tricolore dopo pasta e pizza, votato da un intervistato su due e presente nel 96% dei carrelli della spesa. Tuttavia, evidenzia l’indagine, 6 consumatori su 10 vorrebbero avere più informazioni circa le proprietà salutistiche del prodotto, e il 74% vorrebbe saperne di più sulla sostenibilità della filiera.

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