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lunedì 2 novembre 2020

Il Pinot Nero delle Dolomiti Dialogo con Alex Della Vecchia

 

 




 

Alex Della Vecchia è un volto nuovo nel mondo del “vino naturale”; dopo una positiva esperienza professionale nel settore commerciale, la sua scelta è stata il ritorno al mestiere artigianale del contadino.

Come ci racconta, appartenere ad una famiglia che da generazioni lavora la terra ed essere nato in un ambiente rurale, a stretto contatto con la natura, sono i fattori che lo hanno guidato nel desiderio di riappropriarsi di un lavoro che definisce non facile ma appagante e stimolante. Alex considera che fare il vino sia uno dei mestieri più belli perché nel vino si ritrovano la vite, il lavoro in campagna, il vento, il sole, la pioggia ed il processo di trasformazione in cantina.

Il “Pedecastello” da uve Pinot Nero[1], una limitata produzione di circa 5.000 bottiglie, proviene dalla coltivazione di un piccolo appezzamento di terreno di quasi 1,5 ettari posto ad una altitudine di 450 m. s.l.m. nell’abitato di Castion (BL), in località Le Vare, nella via Pedecastello – che dà il nome al vino - nell’azienda agricola di proprietà della sua famiglia.

Il vigneto, messo a dimora nell’anno 2010, si trova nelle Dolomiti Bellunesi, in una di zona di particolare rilevanza paesaggistica. La natura del suolo, con materiale sedimentario ghiaioso-calcareo e le particolari condizioni pedoclimatiche, sono state ritenute da Alex e dallo zio Giannino Tormen idonee per la coltivazione della vite, attività questa che deriva dall’esperienza tramandata dal nonno. La produzione dei vigneti era un tempo destinata prevalentemente all’autoconsumo ed era inserita in una agricoltura promiscua, che garantiva la sussistenza del nucleo familiare; un lavoro svolto in mezzadria fino alla metà degli anni settanta del novecento.

In azienda, accanto alle cultivar autoctone come Pavana - una varietà a bacca rossa coltivata un tempo in Valsugana, nella valle dell’Adige e più estesamente nelle varie province venete[2] - Gata o Trevisana Nera - una delle tante uve minori di cui si sa poco … la sua presenza storica si colloca in provincia di Belluno …[3] e Bianchetta Trevigiana - a bacca bianca - che fanno parte del vasto patrimonio ampelografico Italiano, recentemente è stata impiantata una piccola porzione di vigneto - per auto-sperimentazione - con varietà resistenti alle malattie crittogamiche per valutarne le potenzialità individuali sia in vigna che in cantina.

La viticoltura nella provincia di Belluno sta vivendo in questo ultimo periodo un ritrovato interesse con nuove opportunità per il settore. Oltre al recupero di alcune varietà locali e a cultivar italiane ed internazionali si sta sperimentando una nuova sfida con varietà “PiWi”[4] che sono tolleranti ai due principali patogeni fungini (peronospora e oidio), dimostrando anche di adattarsi bene al clima di montagna. Queste nuove varietà, che necessitano di minori trattamenti antifungini, perseguono l’obiettivo di una sostenibilità ambientale, una sfida ed un dibattito aperto sull’evoluzione della viticoltura e dell’agricoltura.

L’importante è che l’uomo non distolga ”lo sguardo dall’ecosistema nel suo complesso, dalla visione complessiva di questa natura sempre più ibrida e spacciata”[5].

Di particolare interesse la storia della viticoltura in queste aree; racconti, documentazioni, fonti storiche che ci parlano della presenza della vite in tempi remoti accanto alla storia delle genti. Testimonianze che raccontano, ad esempio, della rigidità del clima, di una povera economia rurale, dei conflitti mondiali e della emigrazione dei suoi abitanti - anche al di fuori dei confini nazionali - con il conseguente abbandono della coltivazione della terra.

Durante l’incontro, Alex mi spiega che Il suo obiettivo è la conduzione di un’azienda agricola ecologicamente ben strutturata e produttiva; un podere agricolo a ciclo chiuso dove, oltre alla coltivazione delle vigne, sia previsto uno spazio da dedicare all’allevamento degli animali - anche allo stato brado - come ad esempio una razza ovina autoctona, la Pecora Alpagota o Pagota riconosciuta Presidio Slow Food, nonché la coltivazione di frutta, ortaggi, cereali e legumi, ecc.

Molteplici sono i suoi progetti, volti a valorizzare e promuovere un territorio che vanta una considerevole tradizione enogastronomica, nei quali il vino occupa un posto di rilievo, un prodotto unico, non omologato, con personalità, in grado di trasmettere anche un valore culturale oltre al piacere della socialità e della convivialità.

Una storia di passione, dinamicità, sperimentazione e ricerca con un approccio eco-sostenibile dell’agricoltura, in risposta all’attuale questione ecologica.

Oltre a seguire l’azienda di famiglia, collabora anche nella gestione della azienda vinicola Costadilà. Un lavoro nelle vigne ed in cantina che svolge, nel segno della continuità, seguendo i principi di Ernesto Cattel, storico produttore di vini “rifermentati in bottiglia da uve autoctone delle colline Trevigiane. Come ricorda Alex, l’incontro con Ernesto Cattel, purtroppo recentemente scomparso, è stato significativo e determinante anche sotto il profilo umano; un vero percorso di conoscenza su ambiente, biodiversità, storia, identità, cultura.

Ringrazio la Famiglia Tormen per la cordiale accoglienza, seguita dalla pausa conviviale, dopo la vendemmia, sotto il portico della vecchia storica casa colonica, un tempo adibita ad abitazione principale e, prima ancora, convento benedettino. Un affresco di vita vera dove si assapora il piacere dello stare insieme.

Durante l’incontro sono stati degustati:

Vino Rosato Frizzante “Pedecastello” – 2019 – alc. 11,5 % vol. – Rifermentato in bottiglia da uve di Pinot Nero

Dopo una pressatura soffice, le uve fermentano spontaneamente con una breve macerazione sulle bucce. Il vino affina in acciaio, dove rimane a contatto con i propri lieviti, per un periodo che varia dai 4 ai 5 mesi. La presa di spuma avviene con l’aggiunta di mosto d’uva messa in appassimento.

Un rosé spontaneo, schietto, di buona beva, che si fa apprezzare per la sua freschezza e sapidità. Un prodotto naturale concepito con una precisa filosofia quella di rappresentare un vino rifermentato genuino ed autentico, da condividere.

 

Metodo Classico “Elevare” – Anno 2015, sboccatura Maggio 2019 – alc. 12,5 % vol. - 100% Pinot Nero

Il metodo classico “Elevare” viene prodotto solo nelle migliori annate. Macera 12 ore sulle bucce. Rimane 48 mesi sui lieviti. Nessuna aggiunta di zuccheri alla sboccatura.

Rosa cerasuolo vivace e luminoso; l’olfatto rivela note fragranti di crosta di pane, profumi di piccoli frutti rossi, seguono sentori di mandorla, mela golden e fiori di campo. All’assaggio la spiccata freschezza e la sapidità sono accompagnate da una carbonica sottile. Buona la persistenza.

 

Antonella Pianca

Per approfondire:

·           Corrado Dottori, Come vignaioli alla fine dell’estate – L’ecologia vista dalla vigna, DeriveApprodi, Roma, 2019

·           Fabio Giavedoni, Maurizio Gily (cur.), Guida ai vitigni d’Italia, Slow Food Editore srl, Bra (CN), 2011



[1] Il celebre Pinot Nero, noto in Borgogna fin dal XIV secolo e considerato uno dei più nobili vitigni a bacca rossa al mondo, è una varietà esigente in termini di terroir, in quanto predilige i climi temperati freschi. In zone troppo calde matura in fretta e non sviluppa appieno i suoi aromi. Nelle migliori condizioni è dotato di raffinatezza aromatica e di una elegante tessitura tannica.

[2] Fabio Giavedoni, Maurizio Gily (cur.), Guida ai vitigni d’Italia

[3] ibidem

[4] PiWi è un acronimo che deriva dalla parola il lingua tedesca Pilzwiderstandfähig, che significa resistente ai funghi e quindi alle malattie di origine crittogamica

[5] Corrado Dottori, Come vignaioli alla fine dell’estate – L’ecologia vista dalla vigna

Dal 12 al 15 novembre 2020 torna in una versione completamente inedita il Festival della Peste! promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto

 

LA PESTE È PAZZA! 
Al centro della terza edizione il tema della pazzia  
con quattro giorni di performance, laboratori, progetti artistici inediti che si alterneranno sia sul web sia nella sede della Fondazione Il Lazzaretto a Milano. 

 

Fondazione Il Lazzaretto 
Via Lazzaretto 15, Milano 
www.illazzaretto.com

 


www.ilfestivaldellapeste.com  

 

Testo alternativo

Torna anche quest’anno dal 12 al 15 novembre 2020 Il Festival della Peste! in una versione completamente inedita, che unisce reale e digitale alla ricerca di una pratica possibile al di là delle limitazioni del momento, ma sempre con l’obiettivo di provare a promuovere una riflessione sui processi di cambiamento e trasformazione individuale e collettiva. Al centro della terza edizione del Festival – promosso dalla Fondazione il Lazzaretto – un’indagine sulla Pazzia, tema guida del 2020 (come ogni anno focalizza la propria programmazione su un argomento rispetto al quale intende stimolare e accogliere sguardi eterogenei e plurali).

Attraverso quattro giorni di performance, laboratori e progetti artistici inediti tra Milano & The World Wide Web, il pubblico sarà coinvolto in una riflessione collettiva sulla follia. Il Festival prenderà vita principalmente online attraverso il sito dedicato ilfestivaldellapeste.com dal 12 al 15 novembre nelle giornate della manifestazione e nella sede della Fondazione Il Lazzaretto, in Via Lazzaretto 15 a Milano, per alcuni progetti speciali. Gli eventi a numero chiuso, reali e virtuali, saranno prenotabili attraverso il sito del Lazzaretto illazzaretto.com. Numerose le tematiche affrontate: parlare di pazzia significa infatti parlare di alterità, di diversità, di incomunicabilità, di paura, di aspetti non normati e non pacificati, di incomprensione, ma anche di gesto creativo, del rapporto tra follia e correnti artistiche nel tempo, di codici di comportamento e di abbigliamento; significa, insomma, affrontare e confrontarsi con l’alterità e con un luogo reale o immaginario e con i suoi eventuali confini.

 

Il Lazzaretto , MAIONESI IMPAZZITE - Cento ricette per perdere la testa

Ad aprire la terza edizione de Il Festival della Peste! sarà uno speciale concerto/performance on line a cura del musicista e visual artist Andrea Marinelli che, proprio per l’occasione, presenterà un’edizione inedita del suo nuovo lavoro Skreen 2020, azione audiovisiva corale sulla difformità del viso per dar vita a nuovi folli “mostri metropolitani”.

 

Tra le novità e gli ospiti dell’edizione 2020 saranno presentati diversi lavori inediti: per la prima volta il team creativo della Fondazione Il Lazzaretto contribuirà con un contenuto originale al palinsesto del Festival attraverso il progetto “Maionesi impazzite” che raccoglie “100 ricette per perdere la testa”; Valentina Furian - vincitrice del Premio Lydia! per artisti under30, promosso dalla Fondazione con la mentorship dell’artista Adrian Paci - presenterà in anteprima “Bastardo”, un’opera originale incentrata sul tema della follia rispetto al rapporto tra umano e animale; la performance “Zooming Rabbits” ideata e curata dal Teatro delle Moire sarà un’incursione digitale straniante – ispirata al personaggio carrolliano del Bianconiglio – che prende spunto da un’immagine divenuta ricorrente in questo periodo ovvero quella di un gruppo di persone inquadrate a mezzo busto in ambienti casalinghi sulle piattaforme digitali; la danzatrice Cristina Negro insieme all’attore Simone Lampis e all’esperta di scrittura creativa Roberta Secchi presenteranno “A Room’s of One’s Madness”, un laboratorio che darà vita ad un’inedita performance interattiva con gli spettatori che saranno “trasportati” virtualmente nelle stanze della follia dove incontreranno folli personaggi; a partire dall’esperienza dello spettacolo teatrale “GIANNI” gli autori Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, attraverso il laboratorio “REC-ALL, chiederanno ai partecipanti di registrare in una traccia sonora alcuni pensieri e riflessioni, al fine di dar vita ad un viaggio soggettivo e interiore; “Le follie del conte Mario”, a cura dell’artista Gianni Moretti e della psicoterapeuta Chiara Ronzoni sarà invece un’occasione per approfondire le varie forme di follia partendo dalla vicenda folle del Conte Mario, l’imprenditore che negli anni ’60 acquistò Consonno, cittadina in provincia di Lecco, per poi demolirla e ricostruirla per la creazione di una “città dei divertimenti”.

Andrea Marinelli, Skreen 2020
A ROOM OF ONES MADNESS (backstage laboratorio)

A questi progetti si aggiungerà anche il lancio di inedite Residenze Internazionali dedicate ad artisti stranieri, realizzate grazie al contributo di Fondazione Cariplo e alla partnership con FARE e AIR – artinresidence. Tra le oltre 47 proposte arrivate da tutto il mondo, sono stati selezionati i progetti dell’artista Bora Baboci (Albania) e della sound designer e sociologa Myroslava Kuts (Ucraina) che saranno presentati in anteprima all’interno del programma del Festival. In un’ottica di sperimentazione e di riconfigurazione delle pratiche artistiche in ambito digitale, la residenza si svolgerà online e con momenti di ricerca, confronto e discussione sul tema centrale del Festival della Peste!. Agli artisti coinvolti è stato chiesto di indagare il tema della pazzia con la più ampia libertà di metodo e lavoro rispetto alla ricerca e alla realizzazione del progetto.

 

 GLI APPUNTAMENTI DEL FESTIVAL DELLA PESTE! 2020 PIU’ NEL DETTAGLIO  
 
Il Lazzaretto  
LE MAIONESI IMPAZZITE, 100 RICETTE PER PERDERE LA TESTA

Le maionesi impazzite, 100 ricette per perdere la testa è il primo progetto realizzato per il Festival dal team creativo del Lazzaretto. Un progetto che parla di pazzia. E lo fa chiamando a parlare poeti, cantanti, artisti, psicologi, registi, scienziati, personaggi famosi e gente comune, gente morta e gente viva, chiedendogli di darci la loro personale ricetta per perdere la testa; per vedere cosa succede se dalle nostre vite sospendiamo il bianco e nero del controllo, la pianificazione, gli obiettivi da raggiungere, se lasciamo dialogare l’ordine col caos, se ci risvegliamo all’imprevisto con tutta la sua inquietudine e tutta la sua bellezza.

Sul world wide web, il sito del festival ospiterà una stanza dove sarà possibile, scegliendo tra una serie di parole-ingredienti, cucinare la propria poesia dada.

Nella sede del Lazzaretto, a Milano, sarà possibile accedere (previa mail di prenotazione all’indirizzo info@illazzaretto.com)  all’installazione  interattiva  legata  al  progetto,  scegliendo  il proprio personaggio/oggetto totem e seguendo le indicazioni di uno speciale Virgilio...fino a scoprire la propria personale ricetta per perdere la testa!

 

«Per un anno ci siamo messi in dialogo con le nostre parti disordinate, oscure, insensate; qua e là durante l’anno abbiamo provato a smettere di essere ragionevoli come si converrebbe agli adulti, come si conviene in genere a chi è già nell’età della ragione, appunto. Per un anno abbiamo osservato cosa fanno gli innamorati.

La verità del nostro profondo come dialoga con le regole della razionalità?

La nostra identità è qualcosa di fermo, di rigido o invece si tratta piuttosto, se lo vogliamo vedere usando lo strumento della veridicità, di qualcosa di totalmente sfuggente, multiplo, abissale, danneggiato e folle? Ogni tentativo di comprensione emerge da un profondo, cavernoso caos, eppure è proprio da quel caos, se ci mettiamo dentro le mani, che emerge un’apertura, uno spalancarsi, una possibilità che sopravanza il reale. È un pensiero folle? È un pensiero stupendo?».

 

Andrea Marinelli

SKREEN 2020 - HYPER-BOCCACCIA EDITION
In apertura della nuova edizione del Festival, il musicista e visual artist Andrea Marinelli presenta in streaming sul world wide web attraverso il canale facebook del Lazzaretto Skreen 2020 - Hyper- Boccaccia edition, edizione speciale del suo nuovo lavoro Skreen 2020, una performance corale e difforme sulla difformità del viso. Skreen 2020 è un’azione audiovisiva, un larsen tra corpo e digitale, un accadimento corrotto in uno spaziotempo di 6 pollici e più o meno 5 watt. Il progetto, che unisce musica dal vivo e fotografia, lavorerà a partire da un archivio difforme di volti, raccolti a partire da una call pubblica, scomposti, ricomposti e proiettati durante la performance per creare nuovi mostri metropolitani.

 

Premio Lydia 2020

Valetina Furian

BASTARDO

Il Lazzaretto sostiene la ricerca di talenti emergenti. A questo scopo promuove il Premio Lydia!, un bando rivolto agli artisti under30 e intitolato alla memoria di Lydia Silvestri, scultrice allieva di Marino Marini, che per anni ha lavorato negli spazi dove oggi ha sede la Fondazione. Nel 2020 il bando Lydia! ha selezionato idee per un’opera d’arte originale, senza limiti di tecniche o linguaggi, all’interno di una riflessione critica e di ricerca sulla tematica della pazzia.

Accompagnata dal menthor Adrian Paci, la vincitrice dell’edizione 2020 del Premio, Valentina Furian ha scelto di lavorare con Bastardo alla realizzazione di un’opera che declina il tema della follia rispetto al rapporto tra umano e animale: «Il cane randagio - spiega l’artista - è il simbolo dell’animalitas umana. Animale dai tempi antichissimi plasmato dal controllo umano, il cane randagio perde il suo stato di dipendenza umana e rimane sospeso, in limbo tra controllo e perdita del controllo» - racconta l’artista. «La mia ricerca si concentra sulla relazione tra realtà e finzione, mettendo in scena un immaginario che a partire dal quotidiano confluisce in una dimensione fantastica. […] Sono particolarmente interessata ad esplorare l’addomesticamento animale come forma di dominio umana e l’addomesticamento umano in relazione alle regole sociali.» Per il Festival della Peste 2020!, sul world wide web vedrà la luce il protagonista virtuale del progetto, che abiterà una stanza virtuale dedicata sul sito del Lazzaretto - visitabile online e in una installazione dedicata all’interno degli spazi della Fondazione, in Via Lazzaretto 15 a Milano.

 

Testo alternativo

Teatro delle Moire

ZOOMING RABBITS
Zooming Rabbits è il residuato digitale del progetto Verso Alice, che il Teatro delle Moire aveva immaginato per il Festival prima della pandemia. Quel che resta del progetto originario è un frammento del personaggio carrolliano del Bianconiglio, una figura al tempo stesso bizzarra e inquietante, che non si presenta nei fasti di una perfetta maschera, ma al contrario è rimediato e improbabile.

Zooming Rabbits è un’incursione digitale surreale interamente realizzata sul world wide web, che prende spunto da un’immagine che negli ultimi mesi è ricorsa di più negli schermi della maggior parte dei computer: quella di un gruppo di persone spesso inquadrate a mezzo busto in ambienti casalinghi sulle piattaforme digitali. In particolare, il titolo fa riferimento alla piattaforma Zoom, innestando un gioco di parole con il verbo omonimo, cioè ingrandire, mettere sotto una lente di ingrandimento. L’obbiettivo è quello di generare, attraverso i video percorribili nella stanza dedicata del sito, un cortocircuito ponendo sotto osservazione la simmetria di tale immagine, che sembra mettere tutti in bell’ordine, attraverso una sua rielaborazione straniante.

 

 

Cristina Negro, Simone Lampis, Roberta Secchi

A ROOM OF ONE’S MADNESS
A Room of One’s Madness riprende il lavoro iniziato a febbraio con Save Madness!, coinvolgendo nella sua realizzazione i partecipanti al laboratorio, allora attivato e poi sospeso per l’emergenza Covid-19. L’obiettivo di Cristina Negro, Simone Lampis e Roberta Secchi, autori del progetto, è quello di canalizzare il lavoro sulla follia nella creazione di un’inedita performance interattiva. Lo spettatore sarà singolarmente “trasportato” in una Stanza della Follia, grazie alla possibilità delle Breakout Rooms della piattaforma Zoom. In ogni Stanza, ad attenderlo, ci sarà un diverso personaggio con il suo particolare costume, il suo ambiente, i suoi oggetti, il suo corpo, la sua storia, il suo modo di guardare il mondo, vivere e interagire.

Ogni spettatore dovrà iscriversi alla performance (inviando una mail all’indirizzo robertasecc@ gmail.com), che si svolgerà interamente sul world wide web grazie alla piattaforma Zoom e attraverserà nei 75 minuti di durata tutte le stanze, in un percorso unico. Ciascuna sessione si compone di un momento iniziale e di uno conclusivo a carattere collettivo. Dopo l’introduzione, ogni spettatore verrà “inviato” nelle singole Stanze dei personaggi Folli, caratterizzate in maniera specifica dal punto di vista visivo, fisico, musicale e sensoriale, e potrà ascoltarli e dialogare con essi. Ad ognuno sarà fornito un piccolo kit di oggetti che gli permetterà di interagire con ciò che avviene nelle Stanze. Il visitatore cambierà successivamente Stanza (l’host dell’incontro li sposterà da una stanza all’altra), incontrando un nuovo Personaggio o una nuova coppia di Personaggi e facendo una nuova esperienza che lo metterà in connessione con un diverso tipo di Follia, con una differente possibilità di interpretazione della realtà.

 

Caroline Baglioni - Michelangelo Bellani

REC-ALL
Tre audiocassette, incise a metà degli anni ’80 e ritrovate vent’anni dopo, diventano nel 2015 il materiale di partenza per uno spettacolo teatrale, GIANNI, firmato da Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, trascrizione fedele di un testamento sonoro lasciato da Gianni Pampanini, zio di Caroline. Questi nastri, nei quali Gianni, un uomo con problemi maniaco depressivi scomparso nel 2001, descrive se stesso, le sue inquietudini, i suoi desideri e il rapporto intimo e sofferto con la società, a distanza di anni divengono così la base di un’opera teatrale che continua a viaggiare in tutta Italia, coinvolgendo la sensibilità di chi le ascolta.

Attraverso l’attivazione di un laboratorio digitale, REC / ALL ha scelto di concentrare l’attenzione sul gesto esistenziale di incidere la propria voce e riascoltarsi. Grazie all’ausilio degli innumerevoli strumenti di registrazione utilizzati oggi – registratori digitali, messaggi vocali, app, che inevitabilmente sanciscono un rapporto inedito (tanto massivo quanto inconsapevole) con la propria voce e le voci degli altri – ha chiesto ai partecipanti al laboratorio di elaborare un materiale personale che raccogliesse testimonianze e pensieri sullo stare al mondo, che riflettesse in qualche modo sulla società presente e su come ogni individuo vive il rapporto con il contesto sociale: l’obbiettivo era quello di parlare di sé istintivamente e intimamente, riflettendo su quanto siamo influenzati e/o stimolati dall’ambiente che ci circonda e su quanto la società influisca sul nostro modo di relazionarci agli altri.

Progetto interamente realizzato sul world wide web, entrando nella stanza dedicata sul sito del Festival potrete scegliere tra otto differenti estratti, nati da questo processo e registrati dai partecipanti al laboratorio, per navigare attraverso le differenti sfumature di quella umana Pazzia che ci accomuna tutti.

 

Bora Baboci - Lazaret on the Shore
Myroslava Kuts - Dream Collection

Residenze Artistiche Internazionali [1]

Bora Baboci

LAZARET ON THE SHORE
Quest’anno il Lazzaretto, grazie al contributo di Fondazione Cariplo e alla partnership con FARE e AIR - artinresidence, ha deciso di lanciare un progetto inedito di Residenze Internazionali dedicato ad artisti stranieri e volto alla realizzazione di un progetto all’interno del Festival della Peste! 2020. In un’ottica di sperimentazione e di riconfigurazione delle pratiche artistiche in ambito digitale, la residenza si svilupperà online e non in presenza. Tra le 47 candidature arrivate da tutto il mondo, sono risultate vincitrici quelle di Bora Baboci (AL) e Myroslava Kuts (UKR). Per il suo Lazaret on the Shore, durante i due mesi di residenza Bora Baboci ha deciso di trasformare un appartamento della sua città natale - scelto appositamente per il lavoro - in un atelier temporaneo d’artista, un vero e proprio tempio dedicato alla creazione. Sul world wide web, attraverso il sito del Festival, per tutte i 4 giorni si potrà accedere alla stanza di Bora. Una telecamera riprenderà per tutta la durata dell’evento l’interno dell’appartamento: uno streaming ininterrotto di 96 ore che affianca momenti performativi a immagini e letture dedicate al tema delle Saline della costa del Mediterraneo, alla loro storia e ai contesti sociali e geografici nei quali si inseriscono. La diretta sarà fruibile anche di persona, presso la sede del Lazzaretto a Milano, durante le aperture giornaliere dello spazio su prenotazione, grazie ad uno speciale collegamento con l’Albania allestito per l’occasione.

 

 

Residenze Artistiche Internazionali [2]

Myroslava Kuts
DREAM CATALOGUE

Quest’anno il Lazzaretto, grazie al contributo di Fondazione Cariplo e alla partnership con FARE e AIR - artinresidence, ha deciso di lanciare un progetto inedito di Residenze Internazionali dedicato ad artisti stranieri e volto alla realizzazione di un progetto all’interno del Festival della Peste! 2020. In un’ottica di sperimentazione e di riconfigurazione delle pratiche artistiche in ambito digitale, la residenza si svilupperà online e non in presenza. Tra le 47 candidature arrivate da tutto il mondo, sono risultate vincitrici quelle di Bora Baboci (AL) e Myroslava Kuts (UKR).

La ricerca di Myroslava Kuts, artista ucraina attualmente residente in Francia, si muove tra sound e design e sociologia per esplorare i processi del sonno e ai meccanismi del cervello, visti dalla prospettiva della neuroscienza e delle scienze cognitive.

Kuts ha scelto di lanciare una call pubblica nei due mesi di residenza virtuale invitando le persone a condividere con lei una particolare tipologia di esperienza: sogni ricorrenti o esperienze accumulate nei sogni, sogni che hanno la loro memoria interna basata non su eventi della vita reale, ma su sogni precedenti. In questo tipo di sogni si fanno esperienze già sognate: Un episodio che in un modo o nell’altro è già stato sognato, una persona già conosciuta in sogni precedenti, un luogo già visitato in altri sogni. In occasione del Festival, sul world wide web (all’indirizzo festivaldellapeste.com), potrete entrare nella stanza di Myroslava e scegliere di navigare attraverso 5 differenti soundscapes, vere e proprie composizioni create ad hoc a partire dalla speciale collezione di sogni allestita dall’artista.

 

 

Gianni Moretti, Chiara Ronzoni

LE FOLLIE DEL CONTE MARIO
Le Follie del Conte Mario è un progetto incentrato sulla vicenda di Consonno, una cittadina in provincia di Lecco che negli anni ’60 è stata acquistata, demolita e ricostruita per la creazione di una “città dei divertimenti”. Questa vicenda ha fornito a Gianni Moretti (artista) e Chiara Ronzoni (psicoterapeuta) lo stimolo per approfondire le varie forme di follia che essa rappresenta (imprenditoriale, ambientale, culturale, umana), divenendo il punto di partenza per un viaggio straordinario.

Interamente sviluppato sul world wide web, il progetto prevede la costruzione di una folle mappa che guidi lo spettatore, attraverso 13 video realizzati ad hoc, nelle strade della cittadina brianzola alla scoperta della storia del Conte Mario, l’imprenditore che ideò e realizzò questa impresa, ma anche in altre suggestioni ispirate da questa vicenda. La mappa interattiva prenderà vita nella stanza dedicata al progetto e il viaggio attraverso queste straordinarie follie sarà raccontato sul sito e attraverso i canali social della Fondazione dal 12 al 15 novembre 2020.

PROGETTO “M-USE” DI CANTINA PIZZOLATO: A NATALE ARRIVA IL REGALO RESPONSABILE E PLASTIC FREE A SOSTEGNO DELL’AMBIENTE

 


 

 In continuità con quanto assunto nel proprio Bilancio Sociale, la cantina trevigiana si impegna a favore dell’ambiente attraverso un’iniziativa volta ad abbattere lo spreco della plastica e a sensibilizzare i concetti di “REDUCE-REUSE-RECYCLE”.

 Secondo un recente rapporto prodotto dal World Wide Fund for Nature la quantità di plastica prodotta ogni anno nel mondo è di 396 milioni di tonnellate, di cui 100 milioni finiscono dispersi nell'ambiente a causa della scorretta gestione della filiera di questo materiale. Nella consapevolezza che la responsabilità di contenere questi dati allarmanti stia in capo ai singoli ma anche e soprattutto alle aziende, la Cantina Pizzolato di Treviso, considerata una delle aziende leader nella produzione e esportazione di vino biologico e da sempre impegnata a sostegno dell’ambiente, ha assunto nel suo Bilancio Sociale impegni importanti contro lo spreco della plastica e a favore del riuso e del riciclo dei materiali. È da questo spirito che nasce il Progetto M-use, un insieme di iniziative e attività 100% green messe in campo dall’azienda, dall’uva alla bottiglia fino alla sua confezione. Tra queste spicca l’idea regalo “M-USE”, responsabile e sostenibile che la cantina trevigiana ha realizzato in vista del Natale 2020. Si tratta di un cofanetto regalo che contiene uno spumante biologico Rosato Extra Dry nella bottiglia “M-use”, presentata a settembre 2019 e nata come oggetto di design per poter essere riutilizzata, un tappo in vetro da apporre sulla bottiglia per riutilizzarla come la classica bottiglia per l’acqua, da avere quotidianamente sopra le tavole e un set di 6 bicchieri ottenuti dal taglio della stessa “M-use” nel formato da 200 ml.
“M-Use è l’insieme delle idee, dei pensieri e delle ispirazioni nate per regalare ai nostri clienti qualcosa di totalmente nuovo ma che potesse essere anche promotore di una comunicazione mirata alla sensibilizzazione del consumatore verso i concetti chiave di REDUCE, REUSE E RECYCLE, una prospettiva che non può e non deve più essere ignorata” – afferma Sabrina Rodelli, export manager della cantina.
Questa nuova bottiglia, infatti, che evoca nel nome la musa ispiratrice ma anche il concetto di Multi-Uso, nasce per non essere buttata, bensì riutilizzata seguendo il principio di “vuoto a guadagnare” invece che di vuoto a perdere. Un oggetto usato solitamente come “contenitore del vino” assume un altro “abito” e un’altra vita. Tanti sono i riusi promossi dall’azienda nelle sue campagne social per poter sensibilizzare al concetto importantissimo di riuso, oggi più che mai: dal prezioso porta gioielli in camera, al porta sali da bagno o spezie in cucina, dalla creazione di lampade all’abat-jour dove i riflessi di luce creano un’atmosfera romantica. Un progetto quello di M-Use che comprende un’attenzione ad ogni elemento della sua filiera produttiva: dall’uva sana al vino biologico, dalla bottiglia diamantata in vetro leggero al suo cartone completamente in carta riciclata.
Con questa iniziativa Cantina Pizzolato, che dal 1985 ha compiuto la scelta di vivere in armonia con l’ambiente attraverso un lungo percorso dedicato alla produzione biologica, certificata dal 1991, intende proporre ai suoi clienti un regalo responsabile capace di coniugare la bellezza del design, la piacevolezza delle bollicine con l’impegno concreto all’utilizzo responsabile delle risorse.

 

Catering aziendale, riunioni e team building ai tempi del Coronavirus

 

Il Coronavirus sta cambiando il modo di lavorare, e fare riunioni: come le aziende si organizzano oggi…

Milano, 2 novembre 2020 – Il catering aziendale si adegua all’emergenza sanitaria: cambia il modo di lavorare delle persone e aumenta lo smartworking, mentre le riunioni “fisiche” si riducono drasticamente e si svolgono rispettando protocolli e distanziamento.

“Con la parola “riunione” si indica, in realtà, un insieme estremamente articolato di eventi aziendali, con differenti setting, modalità operative e finalità e output attesi: vi sono infatti sette tipologie di riunioni: per decidere, per negoziare, per controllare (gli stati di avanzamento, gli andamenti economici, …), per produrre (un documento, una relazione, un nuovo approccio al mercato, ….), per formare, per illustrare (un progetto, un nuovo prodotto, una scelta aziendale, …) e per intrattenere (alimentando team building e spirito di appartenenza)”, scriveva poco più di una settimana fa Andrea Granelli su Nòva, il supplemento del Sole 24 Ore dedicato ai temi della ricerca, dell’innovazione e della creatività.

Un tema attuale che mette in luce come tipologie di riunioni diverse richiedono contesti appositi affinché possano affrontate, nei modi più efficaci, gli obiettivi aziendali. L’emergenza sanitaria ci ha imposto l’adozione di nuovi sistemi di comunicazione a distanza, dove però non siamo ancora sempre in grado di creare quell’empatia digitale funzionale al raggiungimento del massimo risultato.

Molto grosse aziende lo sanno, e benchè si siano strutturate per affrontare al meglio le nuove sfide dello Smart Working, si sono organizzate anche per mantenere vive forme di riunione e convivialità in luoghi e contesti fisici, nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie e sul distanziamento.

Così, oggi le riunioni aziendali effettuate di persona si sono ridotte molto, ma ne è aumentata la qualità e l’attenzione: da attività quotidiana a evento straordinario, sono diventate un momento di interazione più completo e autentico, durante il quale è possibile instaurare con il gruppo di lavoro un empatia completa.

“Quando decidono di organizzare una riunione in presenza, le grosse aziende non rinunciano al pranzo di lavoro in ufficio o durante il meeting strategico” – racconta Stefano Superina, Ad di BusinessLunch, azienda storica specializzata in catering aziendale – “ma oggi lo fanno in modo diverso. L’attenzione al rispetto del protocollo sanitario e al distanziamento è massima, e al posto del catering tradizionale fatto di buffet serviti, preferiscono soluzioni più pratiche e igieniche come i Lunch Box

Nel catering per il business, il Lunch Box è un box completo di primo, secondo, contorno e dolce con posate e tovagliolo monouso inclusi, il tutto confezionato e ‘impacchettato’ per essere igienico e pronto al consumo ovunque “durante le riunioni aziendali, il team deve mantenere il massimo distanziamento” continua Superina “e questa soluzione permette di creare una situazione di convivialità nel rispetto delle norme sanitarie”

L’idea del business lunch box è stata inventata più di 10 anni fa proprio da BusinessLunch.

“Fino a prima dell’era Covid, era un servizio richiesto ma meno rispetto ai classici vassoi o ai buffet serviti: oggi è invece la soluzione più adottata. Anche perché non richiede nessuna forma di assistenza al servizio, come camerieri o personale a servire, ma può essere fruito in modalità completamente autonoma” continua Superina.

Il Coronavirus ci ha imposto grossi cambiamenti e ha modificato il nostro modo di lavorare. In BusinessLunch abbiamo per questo adottato criteri molto rigorosi di produzione, in linea con tutte le norme sanitarie, sviluppando un particolare protocollo interno chiamato Safety Lunch, che garantisce la sicurezza a tutte le nostre persone, e garantisce alle aziende clienti un prodotto sano e certificato”.

Per saperne di più sui Lunch Box visitare il sito internet Businesslunch.online.

 

 

Il trattamento RelaxRem di Caveau Beauté al Dolomiti Wellness Hotel Fanes

 


 

Nella rinnovata Spa, il Dolomiti Wellness Hotel Fanes offre i migliori trattamenti wellness e beauty adatti ad ogni ospite. Il trattamento RelaxRem dell’azienda italiana Caveau Beauté unisce la moderna tecnologia brevettata dei cosmeceutici funzionali a protocolli ispirati da antiche tecniche orientali di benessere.
 
San Cassiano (BZ), 30 ottobre 2020 – Al Dolomiti Wellness Hotel Fanes il benessere è made in Italy con gli esclusivi prodotti dell’azienda Caveau Beauté. Prodotti e protocolli di alto livello sposano perfettamente la filosofia della rinnovata Fanes Spa, che assicura a tutti gli ospiti relax e wellness a 360°.
 
Lo speciale trattamento RelaxRem è ispirato da un sapiente mix di antiche tradizioni olistiche orientali unite all’innovativo protocollo massaggio Caveau Beautè, che prevede l’utilizzo di prodotti con tecnologie funzionali brevettate uniche, in grado di donare un effetto di profondo relax. Il trattamento completo, della durata di 50 minuti, è costituito da tre fasi. La prima è ispirata dall’antico massaggio orientale “del vento”, orginariamente effettuato con piume di pavone poi sostituite con setole di visone, e tratta la parte epiteliale più superficiale. I pennelli utilizzati oggi sono realizzati in morbidissime setole sintetiche, cruelty free e facilmente sterilizzabili. Grazie a precise gestualità mirate, il trattamento è in grado di rilasciare tutte le tensioni, lo stress e i pensieri stagnanti, riproducendo la sensazione di un vento leggero che accarezza il corpo fino agli stadi più profondi del riposo, la fase REM. La seconda fase del trattamento, che richiama la filosofia ayurvedica, prevede l’applicazione dell’esclusivo olio Les 10 Huiles con un lungo massaggio funzionale mirato. Si tratta di una miscela di 10 oli preziosi selezionati con pigiatura a freddo, acidi grassi essenziali e vitamine naturali, miscela che produce un olio setoso e non unto, in grado di penetrare in profondità. Nell’ultima fase, il prezioso olio Tzubaki in ampolla viene lasciato cadere a gocce su punti mirati, come fosse una leggera pioggia, con effetto dello shirodara ayurvedico, a cui segue massaggio Relax Exclusive Caveau. Lo Tzubaki della linea Caveau Beauté è estratto puro di Camelia Japonica proveniente dalle isole di Izu del Giappone, ricco di acidi grassi omega-6 e omega-9, vitamine naturali che hanno il potere di elasticizzare, rigenerare lo strato corneo, ridurre le infiammazioni localizzate. Per coprire il corpo viene utilizzato l’esclusivo tessuto Voile Caveau in lino e cotone tramati a mano, in grado di mantenere la perfetta temperatura nelle varie fasi del trattamento. La pelle così trattata risulta morbida e setosa, il corpo completamente rilassato, la mente svuotata, con la sensazione di essersi risvegliati da un sonno profondo e ristoratore. Per beneficiare di tutte le sostanze funzionali è consigliato non lavare il corpo subito dopo il trattamento. I prodotti sono poi acquistabili alla Fanes Spa per godere anche a casa del benessere firmato Caveau.
 
L’esclusivo 5 stelle di San Cassiano ha da poco rinnovato completamente la Fanes Spa, dove è possibile provare una selezione dei migliori trattamenti viso e corpo in ambienti perfettamente studiati per il relax, assicurando a tutti gli ospiti una vacanza rigenerante per corpo e mente nel cuore delle Dolomiti dell’Alta Badia.
 
www.hotelfanes.it/it/wellness/fanes-spa/bellezza-e-benessere