blogazzurro

blogazzurro

venerdì 3 novembre 2017

Italia Nostra Alessandria – 10° Corso d'Arte e Architettura ALLA SCOPERTA DELL'ALESSANDRINO Il Patrimonio Museale




Il 7 novembre 2017, alle ore 17,00 presso il Salone d’Onore dell’Ala del Principe di
Palazzo Guasco, via Guasco 47 Alessandria, avrà luogo la presentazione dell’annuale
edizione del corso d’arte e architettura della Sezione di Alessandria di Italia Nostra che
quest’anno ha per oggetto il patrimonio museale Alessandrino, interverranno Francesca
Petralia, Presidente della Sezione e direttore del corso, Enzio Notti, Presidente Onorario di
Italia Nostra di Alessandria e Fiorenza Tento, Presidente dell’Ordine degli Architetti della
Provincia di Alessandria.
Per inquadrare la tematica del corso sarà particolarmente significativa la prolusione
inaugurale della Dott.ssa Annarita Della Penna, coordinatrice dell’ufficio progetti
speciali della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani” di Gardone Riviera (BS) che
illustrerà la trasformazione da luogo di cultura a modello virtuoso di management
culturale del patrimonio culturale costituito dal complesso di edifici, giardini e corsi
d’acqua eretto da Gabriele d’Annunzio con l’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni, che
viene visitata ogni anno da circa 180.000 persone.
L’iniziativa, giunta alla decima edizione, si avvale della collaborazione di numerosi docenti
che, come di consueto, opereranno a titolo volontario e gratuito ed ha ottenuto il
patrocinio della Provincia di Alessandria, della Città di Alessandria ed il sostegno della
Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria nonché l’importante collaborazione, già
intrapresa lo scorso anno, con l’Ordine degli Architetti della Provincia di Alessandria che,
per i contenuti dell’attività formativa proposta, riconoscerà crediti formativi ai propri
iscritti che frequenteranno il corso.
L’ampio patrimonio museale presente nel territorio della provincia di Alessandria, verrà
indagato non solo per quel che riguarda il materiale esposto nei singoli musei, ma anche
per quel che ne concerne la storia, gli specifici aspetti tecnico-scientifici, gli allestimenti e
le forme gestionali.
La musealizzazione, infatti, è uno degli elementi fondamentali della vita culturale di un
territorio e scopo del corso sarà – in particolare – quello di “togliere il velo” sugli aspetti
meno visibili del museo, quali l’edificio ospitante ed i relativi adattamenti, i criteri e gli
elementi tecnico-scientifici di musealizzazione e di allestimento delle collezioni, le forme di
promozione ed i rapporti con il pubblico, in modo da rendere adeguatamente conto anche
del lavoro, spesso – almeno in parte – invisibile, di direttori, curatori, comitati scientifici,
architetti allestitori.
Il corso, aperto all'intera cittadinanza, si svolgerà con cadenza settimanale dal 7 novembre
2017 al 27 marzo 2018 presso il Salone d’Onore dell’Ala del Principe di Palazzo Guasco
nonché con visite guidate e sopralluoghi presso alcune sedi museali ed espositive della
provincia di Alessandria.
L’iniziativa trae origine dalle finalità sociali di Italia Nostra, in particolare per quanto
concerne la salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici nonché la
sensibilizzazione per la tutela e la divulgazione della conoscenza del patrimonio storico,
artistico ed architettonico.
Questo lavoro - presso la sezione di Alessandria - si è concretizzato negli anni con
l'organizzazione di corsi aventi come oggetto i valori artistici, storici e culturali del ricco
variegato territorio alessandrino, corsi che hanno registrato un sempre crescente successo
di partecipanti e di gradimento.
Finalità dei corsi resta infatti - di edizione in edizione - quella di favorire - attraverso una
divulgazione piacevole - l'affezione degli alessandrini per un patrimonio troppo spesso
sconosciuto e altrettanto ingiustamente trascurato, nella convinzione che la conoscenza del
patrimonio e l'affezione che ne può derivare costituiscano la condizione essenziale per una
tutela e una valorizzazione realmente efficaci.
Al termine del corso verrà comunque rilasciata un’attestazione di frequenza a tutti coloro
che parteciperanno, a qualsiasi titolo, ad un congruo numero di incontri.
Le tematiche verranno sviluppate dai seguenti docenti:
Maria Luisa CAFFARELLI, Alessandro CALVI di BERGOLO, Nicolò CALVI di BERGOLO,
Giorgia CASSINI, Claudia DE BENEDETTI, Anna Rita DELLA PENNA, Alessandra
MONTANERA, Luciano ORSINI, Paolo ORSINI, Giovanni POGGIO, Michela RICCO, Lelia
ROZZO, Pier Angelo TAVERNA e Marzia TIGLIO.

Nasce DDR 2009, sette anni sui lieviti per il nuovo Lambrusco Metodo Classico di Cantina della Volta






È l’ultima creazione di Christian Bellei, un metodo classico da uve Lambrusco di Sorbara in purezza che riposa per 84 mesi sui lieviti. Struttura e personalità, anche a tavola. Parola di Massimo Bottura.

(Bomporto, 3 novembre 2017) Sette anni sui lieviti, ma anche sette anni da quando nacque l’idea di creare una realtà che sapesse interpretare in modo originale e mai banale un’uva e un vino come il Lambrusco di Sorbara. È proprio questo numero, il sette, il filo conduttore che meglio di altri fotografa il percorso che ha portato Cantina della Volta a presentare ora la sua nuova interpretazione che sta per entrare in commercio. Si chiama DDR 2009, acronimo di “degorgiatura dosaggio recente” come recita in modo esplicito anche l’etichetta.

È una nuova idea di Lambrusco, unica nel suo generecommenta Christian Bellei, deus ex machina dell’azienda di Bomporto, che nel 2009, proprio all’inizio del suo nuovo percorso, ebbe l’intuizione, complice una grande e generosa annata, di pensare ad un metodo classico che potesse rappresentare una nuova via per il Lambrusco di Sorbara. Le sue peculiarità? “Alcool e acidità. Sono le due componenti essenziali di questo nuovo metodo tradizionale della nostra cantina e che ho cercato di interpretare al meglio per poter ottenere un vino che sapesse coniugare insieme equilibrio e longevità”.

Cantina della Volta ha molto in comune con questo vino” sostiene Angela Sini, amministratore delegato dell’azienda. “Abbiamo di fronte qualcosa che è maturato per sette anni, un po’ come abbiamo fatto noi esattamente nello stesso periodo: stiamo cercando di valorizzare un territorio, un’uva e un metodo di vinificazione con grande costanza, rispetto e quel tocco di innovazione necessaria per rendere vivo un grande prodotto della tradizione italiana come il Lambrusco di Sorbara”.

Il DDR. Lambrusco di Modena Spumante DOC Metodo Classico Vendemmia 2009 è uno spumante rosso brut ottenuto dalla vinificazione di sole uve di Lambrusco di Sorbara coltivate nei terreni alluvionali del fiume Secchia. Dopo un affinamento del vino base di sei mesi e la seconda fermentazione in bottiglia come da metodo tradizionale, il DDR ha riposato sui lieviti per 84 mesi, sette anni, un unicum all’interno del mondo del Lambrusco di Sorbara.
Ne è scaturito un vino originale e di grande impatto sotto ogni punto di vista, a partire dall’importante struttura complessiva. La trama colorante, rubina con spuma porpora, è ricca e marcata, tipica dell’annata che contraddistinse sette anni fa la vendemmia nella terra del Sorbara. L’impatto olfattivo è deciso, intensamente fruttato con chiare sfumature di ciliegie, more e ribes, mentre al palato freschezza e potenza complessiva ben si fondono per donare un sorso immediatamente piacevole e di lunghissima persistenza.

Più che degustato, il DDR va bevuto a tavola, con piatti che sappiano tener testa a delle bollicine di grande personalità” consiglia Bellei. “Ha quella forza tipica dei grandi vini rossi, proprio per questo rappresenta una visione originale del Lambrusco”.

E a proposito di visioni uniche, anche contro corrente, perseguite con tenacia, un grande estimatore dei vini di Cantina della Volta e del nuovo nato è Massimo Bottura, chef e patron dell’Osteria Francescana di Modena. Fu lui ad essere testimone delle prime idee e discussioni che poi portarono alla nascita dell’attuale azienda di Bomporto, durante un pranzo invernale di sette anni fa che si consumò a un tavolo del suo ristorante.

E non poteva che essere il grande interprete modenese della cucina italiana a pensare a un piatto preparato dai ragazzi della Franceshetta58, sorella minore dell’Osteria Francescana, da abbinare al DDR 2009. “Lingua di vitello laccata, crema di topinambur, lattuga grigliata e salsa verde”. Una preparazione di grande personalità che dà vita a un perfetto matrimonio di gusto con la nuova etichetta di Cantina della Volta, che ben si presta ad accompagnare piatti a base di carne e formaggi importanti.

DDR 2009 è disponibile in un numero limitato di bottiglie. Per l’acquisto è possibile rivolgersi alla cantina ai seguenti recapiti:

www.cantinadellavolta.com/contatti

Instagram: https://goo.gl/aCma3o

giovedì 2 novembre 2017

OSSERVATORIO CENTRO STUDI ERICKSON WARM COgNITION: il ruolo delle emozioni nell’apprendimento “caldo”


Cinque domande a Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo presso l'Università degli Studi di Padova, per capire cosa sono le emozioni e come influiscono sull’apprendimento

Qual è l’insegnante che ottiene migliore apprendimento dai suoi allievi? Quello che trasmette maggiore allegria. Le emozioni, infatti, hanno un ruolo molto importante nella qualità dell’apprendimento degli alunni. Questo principio, noto agli insegnanti da secoli di osservazione, è oggi suffragato dalle scoperte delle neuroscienze, che non molto tempo fa hanno dimostrato l’esistenza di una connessione neurale tra sistemi emotivi e sistemi cognitivi.

«Dobbiamo andare verso un “apprendimento caldo”. Se si vuole che i bambini imparino ottenendo il meglio da sé, è importante ritornare a insegnare con il sorriso», dichiara Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo presso l'Università degli Studi di Padova ed esperta di psicologia dell'apprendimento. «Le emozioni accompagnano ogni esperienza di apprendimento. Ed è a scuola che si vivono le esperienze più importanti della crescita e con le figure più significative: gli insegnati e i compagni. Se noi impariamo con paura, anziché con serenità, tutte le volte che riprendiamo dalla nostra memoria quello che abbiamo appreso riportiamo anche le emozioni con cui abbiamo appreso, e quindi la paura. Dobbiamo spingerci verso un’alleanza educativa in cui l’insegnante non è un giudice, ma una persona alleata anche nell’errore».

Sarà proprio la professoressa Lucangeli - membro di associazioni scientifiche nazionali e internazionali nell'ambito della psicologia dello sviluppo e dell'apprendimento oltre che presidente nazionale CNIS (Associazione per il Coordinamento Nazionale degli Insegnanti Specializzati) - a parlare del ruolo delle emozioni nell’apprendimento in occasione dell’undicesima edizione del Convegno Erickson “La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” che da domani vedrà la partecipazione di oltre 4.000 persone al Palacongressi di Rimini.

Come più volte sottolineato dalla Professoressa Lucangeli nei suoi interventi e pubblicazioni, l’intelligenza funziona al meglio quando si è felici. L’insegnante ha un compito non facile in questo senso: non deve far ridere, ma essere mediatore di benessere nell’apprendimento di cose complesse. Deve cercare di esprimere emozioni calde, le cosiddette “warm cognitions”.  Abbiamo quindi posto cinque domande a Daniela Lucangeli per capire cosa sono le emozioni, come influiscono sull’apprendimento e come usarle nell’educazione.

Professoressa Lucangeli, come si possono descrivere le emozioni?
Sono stati mentali e fisiologici che agiscono e condizionano le persone. Sono associati a modificazioni psicofisiologiche per stimoli interni - battito cardiaco, salivazione, temperatura, rossore - ed esterni - pensieri, rumori o altro che generano paura o ansia e possono venire perché́ sono caratteristiche dell’indole delle persone ma possono anche essere state apprese. Quindi fanno parte della memoria, come la lingua che si parla, come gli studi che si fanno a scuola.  Il dolore ad esempio nasce per avvertirci di un fattore di rischio, la sofferenza è invece la memoria del dolore sia a livello psichico che cellulare.

Ma queste emozioni come possono bloccarci?
Succede che, a un certo punto, anziché funzionare da circuito di aiuto, le emozioni vanno in cortocircuito disfunzionale. Cioè diventano elementi che non ci consentono di funzionare bene. Avviene quello che noi chiamiamo il cortocircuito emozionale: le emozioni generano una sofferenza tale per cui si entra in un rischio e ci si blocca. Così molti dei disturbi del comportamento e dell’umore nascono da emozioni che generano forte sofferenza non identificata bene dal contesto educativo.

Quali sono le emozioni peggiori?
A livello cognitivo la noia. A livello emotivo la colpa e la paura. Parto dalla più facile: la paura. Io provo paura quando il mio cervello percepisce un rischio. Se la paura è tremenda, la colpa ancor di più. Il meccanismo di colpa nasce perché chi giudica attribuisce a chi è giudicato l’unica responsabilità dell’errore. Educare attraverso l’emozione della colpa è molto rischioso perché manda sempre in cortocircuito e se io ricevo un atteggiamento in cui è sempre colpa mia, crescendo farò in modo che sia sempre colpa tua.

E quindi gli educatori cosa devono fare?
Una via di uscita ce la indica Malka Margalit dell’Accademia delle Scienze che ha trovato delle emozioni antagoniste: alla noia la gioia, l’allegria, il provare che piace fare una cosa. Alla paura si contrappone l’incoraggiamento. Cioè un atteggiamento che riconosce l’errore, ma propone una via d’uscita e ti incoraggia a uscire dall’errore e ad analizzare la situazione. Gli educatori, per aiutare i loro ragazzi, devono lavorare sulla sofferenza, perché alla memoria del dolore bisogna rispondere cambiando l’atteggiamento che lo ha determinato. Dobbiamo applicare quella che è l’alleanza educativa. Dobbiamo aiutare i nostri figli/alunni a togliere gli errori, a non giudicarli, a non determinare loro sofferenze e trovare insieme una strategia migliore per aiutarli. L’errore non è un giudizio, è una fatica che si toglie insieme a chi è lì per aiutarti: sappiamo tutti che il nemico è l’errore, non la maestra, non i genitori.

Riassumendo: se gli educatori e i genitori riuscissero a essere abbastanza allegri, gioiosi, sorridenti e incoraggianti determinerebbero una “guarigione”. Ma come si fa?
L’atteggiamento è di riconoscere nell’altro la sacralità̀ del suo mondo, così per un bambino: la sua personalità̀ va conosciuta, modificata, non sostituita. Va poi riacquistato il principio del diritto di sbagliare, che non è solo dei nostri figli, ma anche nostro. Imparare a chiedere scusa, un modo per aiutare a liberare dal senso di colpa, e a discernere nel modo giusto. Allearsi – genitori/figli e insegnati/allievi contro l’errore. Promuovere un ottimismo prospettico: noi siamo stati educati all’idea che è difficile modificare le cose che non vanno. Per modificare l’atteggiamento emotivo, non si può far a meno di reimparare le emozioni warm, calde, perché sono le chiavi di accesso all’anima, alla persona viva e profonda.

Tutte queste tematiche verranno discusse in occasione del Convegno Erickson “La qualità dell’inclusione scolastica e sociale” organizzato dal Centro Studi Erickson al Palacongressi di Rimini i prossimi 3, 4 e 5 novembre.  

MERCATO FIVI A PIACENZA: UN RACCONTO IN QUATTRO DEGUSTAZIONI

Quattro le degustazioni a tema previste per approfondire la conoscenza dei territori. E nel salone di Piacenza Expo più di 500 vignaioli pronti a raccontarsi attraverso i loro vini
Anche quest'anno nei due giorni del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza (25-26 novembre) sono previsti quattro momenti di approfondimento sul rapporto tra vignaioli e territorio. Quattro degustazioni a tema, guidate direttamente da vignaioli, che racconteranno i luoghi e i territori del vino in Italia.
Sabato 25 novembre alle ore 14.00 la verticale di Cuvée Bois Les Crêtes di Costantino Charrere, tra i fondatori della FIVI e suo primo presidente, guidata da Mario Pojer – vignaiolo in Trentino. Un percorso alla scoperta di un vino fondamentale nella storia enologica in Italia, in grado di imporre all’attenzione nazionale una viticoltura, quella valdostana, che viveva prima relegata entro i limiti dei confini regionali.
A seguire, alle ore 17.00 la degustazione dedicata alla Vernaccia di San Gimignano di Montenidoli, guidata da Angela Fronti – vignaiola in Toscana. Elisabetta Fagiuoli, vignaiola dell’anno per la FIVI nel 2015, racconterà il suo vino in un percorso che è quasi un viaggio dentro a se stessa.
Domenica 26 novembre alle ore 14.00 ci sarà la degustazione dei Prosecco Colfondo, specchio della nuova tendenza dei vini rifermentati in bottiglia, guidata da Gigi Nembrini – vignaiolo in Lombardia. I produttori di Conegliano, Valdobbiadene e Asolo racconteranno il loro legame con un vino che è una parte fondamentale di storia del loro territorio.
Sempre domenica alle ore 17.00 la verticale di Rocce Rosse di Ar.Pe.Pe., guidata da Christoph Künzli – vignaiolo in Piemonte - alla scoperta di un territorio difficile e impervio come la Valtellina, della viticoltura eroica e della chiavennasca (nome locale dato al nebbiolo).
Il Mercato di Piacenza è certamente l'occasione migliore dove incontrare i vignaioli aderenti alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Gli espositori di questa settima edizione saranno più di 500. Provenienti dalle diverse regioni d'Italia, sono tutte aziende agricole che seguono l’intera filiera produttiva, curando personalmente ogni passaggio, dalla vigna alla vinificazione, fino ad arrivare alla vendita.
Per iscriversi alle degustazioni: http://www.mercatodeivini.it/prevendita/

PROGRAMMA DELLE DEGUSTAZIONI

Sabato 25 novembre
Ore 14.00
Verticale di Cuvée Bois Les Crêtes di Costantino Charrere
Vini in degustazione:
Cuvée Bois 2015 (vite/ sughero), 2014 (vite/sughero), 2013 (sughero), 2012 (sughero), 2008 (sughero)
Ore 17.00
Degustazione Vernaccia Montenidoli di Elisabetta Fagiuoli
Vini in degustazione:
Vernaccia di San Gimignano 2012, 2002, 1997, 1994,1990

Domenica 26 novembre
Ore 14.00
Degustazione Colfondo
Vini in degustazione:
Ruge 2016
Rosanatale 2016
Collavo 2016
Volpere 2016
Miotto 2016
Rive de Nadal 2016
Follador 2015
Miotto 2014
Bele Casel 2012
Ore 17.00
Degustazione Ar.Pe.Pe.
Vini in degustazione:
Sassella Rocce Rosse 2009 (in anteprima), 2007, 2005, 2002, 2001, 1996

PASTIS, il bistrot al civico 90 di via Marcona a Milano, rinnova la proposta gourmet e per la stagione autunno inverno inaugura due sfiziose novità: le tartare e gli hamburgers di fassona




PASTIS, il bistrot al civico 90 di via Marcona a Milano, non smette di stupire e deliziare i palati dei suoi clienti con proposte gourmet. Dopo i taglieri di formaggi e salumi di altissima qualità, una carta dei vini con oltre 60 etichette e un’attenta selezione di birre artigianali, in occasione della stagione autunno inverno in arrivo, l’ormai noto bistrot a due passi da piazza Cinque Giornate, arricchisce il proprio menù con due stuzzicanti novità: le tartare e gli hamburgers di fassona

Le tartare, di carne fassona cruda, spaziano da quelle più classiche, olio sale e pepe o capperi e acciughe, a quelle più particolari, come ad esempio la tartare Baccus con maionese alle acciughe, riduzione di morellino e tartufo nero oppure la tartare Regina con capperi, caprino fresco, cipolle caramellate ed erba cipollina. Non mancano le proposte più trendy, come ad esempio la tartare Tulum, con cipolla rossa, peperone, coriandolo, avogado e lime o Exotic con mango, cipolla rossa, peperoncino bio, lime e uova di capelin.

Gli hamburgers di fassona con pane al sesamo completano la novità della stagione autunno inverno. Si potrà scegliere tra il classico Bacon cheese Burger, il Lorina Cheese burger con crema di porcini, erbe fini, rucola, formaggella di Tremosine filante e il Blue cheese burger con gorgonzola, cipolla caramellata, pancetta nostrana croccante.

«Abbiamo sperimentato le tartare e gli hamburger di fassona con i nostri clienti abituali. Le nostre proposte sono piaciute e abbiamo quindi deciso di inserirle nel menù come idea sfiziosa e golosa, in alternativa al classico aperitivo o cena», affermano Roberto e Sabrina, gestori del PASTIS

Oltre alle novità, gli ospiti del PASTIS possono scegliere tra numerose proposte: diversi tipi di taglieri, carpacci e insalate, piatti caldi e dessert, ma anche vintage cocktails e cocktails analcolici, birre artigianali, distillati e liquori, una ricercata selezione di Gin, un’ampia carta di vini e ovviamente il Pastis, l’aperitivo alcolico francese profumato all’anice.

A fare da sfondo ai piaceri del palato, l’ambientazione originale degli interni, dominati dal grande bancone in legno della metà del ‘900, dal pavimento a scacchi bianchi e testa di moro, dai grandi specchi vintage e dalle citazioni celebri trascritte a pennarello sulle piastrelle bianche delle pareti. Atmosfera calda e accogliente anche per il dehor, reso ancora più suggestivo dalla vista, all’orizzonte, del simbolo meneghino per eccellenza: la Madonnina.

PASTIS
Via Marcona, 90
20129 Milano
Aperto tutti i giorni
dalle ore 12.00 alle ore 15.00
dalle ore 18.00 alle ore 24.00
Chiusura: domenica e lunedì mattina
Tel. 333 6729072

La Galleria Fatto ad Arte e l’Associazione DcomeDesign presentano la mostra Non è tutt’oro…quel che luccica

A cura di Anty Pansera e Mariateresa Chirico
 
8 - 25 novembre 2017
Inaugurazione 7 novembre dalle 18.30

Via Moscova 60 - Milano
La galleria Fatto ad Arte, che da sempre porta avanti una ricerca nel campo delle arti applicate, affiancata dall’associazione DcomeDesign, che promuove la creatività femminile nel campo del design, presentano la mostra Non è tutt’oro…quel che luccica. Un titolo che ci trasporta subito nell’ambito dell’alto artigianato artistico e nel campo del bijoux, inteso come raffinato elemento decorativo realizzato è vero con i cosiddetti materiali poveri, ma impreziositi dalle sofisticate tecniche artigianali con cui vengono eseguiti.
 
Tredici artigiane/artiste/designer, hanno creato dei pezzi unici o in piccola serie, utilizzando i materiali più diversi: dalla ceramica al vetro, dalla porcellana al metallo, dalle resine alla carta al tessuto ricamato, ognuna interpretando il tema della mostra con il proprio linguaggio e con modalità espressive personali. È così nata una esposizione di piccole opere d’arte fatte a mano, che rispecchia la diversa creatività e la progettualità delle designer coinvolte con esiti sorprendenti e affascinanti.
 
Ogni bijoux racchiude un mondo e ci racconta una storia fatta di intrecci, intarsi, ricami, linguaggi diversi da scoprire e soprattutto da indossare.
La mitica Muky (classe 1926) presenta le sue preziose porcellane, pendantif da portare al collo, che rimandano esplicitamente all’universo femminile; Antonella Ravagli, più sperimentale ed essenziale, ha sfidato i trasparenti “ceramici avanzati”, guardando al futuro; Silvia Borghi si ispira alla natura e coniuga l’argilla con il metallo; Eleonora Ghilardi invece lavora con il bronzo e la fusione a cera persa realizzando raffinati “ghirigori”; Nadia Nava supera la bidimensionalità dei tessuti con cui di solito lavora e fa dialogare ottone e ardesia; “cravatte/plastron” con paillettes luccicanti sono la proposta di Francesca Fossati; Lucilla Giovanninetti propone complementi per il corpo, monili dalla materica, plasmabile morbidezza; la carta è la protagonista delle poetiche parures di Angela Simone che con la tecnica del quilling e vernici dorate ne esalta l’eterea consistenza; legno, plastica, carta, cera, ma anche zucchero, caramelle gommose, cioccolato caratterizzano gli oggetti di Barbara Uderzo tra gioco e ironia; contaminazione è la parola d’ordine per Alessandra Alfani che unisce materiali “umili” a ottoni, metallo, plastiche; “manufatti magici” che danno una interpreatazione simbolica della natura sono quelli di Maddalena Monaldi; sempre alla natura, alla sua leggerezza, si ispirano i “gioielli” di Dania Corti, essenziali nelle loro equilibrate, ma “imperfette” dinamiche forme; infine Le Ali, al secolo Alessandra Cossu e Alessandra Raggio, che presentano ornamenti di metallo che richiamano la forza e l'asperità della loro terra di Sardegna.
 
La mostra Non è tutt’oro…quel che luccica è anche un modo per regalare e regalarsi degli oggetti unici, soprattutto in vista del Natale. Bijoux differenti e originali, ognuno dei quali può essere indossato con outfit diversi e in più occasioni, sempre con un tocco di ironia e con lo stile inimitabile che contraddistingue un manufatto che è anche una preziosa opera d’arte.

mercoledì 1 novembre 2017

MACULAN SVELA IL SEGRETO DEL SUO PANETTONE AL TORCOLATO

Per la preparazione del suo panettone di Natale Fausto Maculan ha scelto il Torcolato 2012, frutto di un'annata fortunata
L’azienda vinicola Maculan di Breganze (Vicenza) lancia il suo Panettone al Torcolato per il Natale 2017. Una ricetta unica, studiata per esaltare gli aromi del vino ed evitarne l'evaporazione. Il segreto è nell'uvetta: immersa nel Torcolato per lungo tempo, riesce a sprigionare gli aromi quand'è il momento di gustarlo. La lunga lievitazione, la cottura attenta, il lento riposo di raffreddamento dopo l'uscita dal forno ma soprattutto l'aggiunta del Torcolato, sono passaggi che consentono al lievitato di essere leggero, soffice e ricco nel gusto.
Il Torcolato Breganze DOC è un vino dolce prodotto con la Vespaiola, una varietà autoctona di Breganze, i cui grappoli vengono messi da parte e attorcigliati con degli spaghi (da cui il nome: attorcigliato, intorcolato) per essere appesi alle travi delle soffitte per almeno cinque mesi. Ad appassimento terminato, le uve vengono pressate con un torchio fino a dare un succo a bassissima resa, denso e dolce. Dopo cento giorni di fermentazione il vino presenta ancora un sostenuto residuo zuccherino, circa 150 g/l. Segue un anno di affinamento in piccole botti in legno di rovere o di acacia e una sosta in bottiglia.
Per la preparazione del dolce natalizio, quest'anno è stata scelta l'annata 2012, una vendemmia fortunata, che ha dato un vino particolarmente ricco di sostanze aromatiche. Durante la lavorazione l’uvetta è immersa in una bagna speciale a base di Torcolato (50 ml per ogni chilogrammo di panettone) per preservarne i profumi fino al momento dell’assaggio: è questo che lo rende così buono. "L'uvetta - rivela Fausto Maculan - è il cavallo di Troia che porta il Torcolato al consumatore, evitando la sua evaporazione nel forno e diventando così il testimone dell'operazione. Oltre a questo l'uso degli aromi è misurato e delicato in modo da non sormontare quelli del vino che noi consigliamo vivamente in abbinamento al panettone".
Il Panettone al Torcolato è un prodotto della tradizione della casa vinicola, nato nel 2000 dall'incontro con Sonia e Dario Loison della pasticceria Loison di Costabissara. É consigliato gustarlo ad una temperatura non troppo bassa, ideale tra i 25 e i 30 gradi centigradi, per assaporare pienamente gli aromi che sprigiona il Torcolato. É possibile acquistarlo nel suo formato da 1 o 3 kg nelle migliori enoteche e gastronomie d'Italia o direttamente in cantina. Il prezzo è di 28 euro per il panettone nel formato più piccolo, o 60 euro comprensivi di bottiglia di Torcolato da 375 ml e cassettina in legno.