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giovedì 6 febbraio 2020

Lunedì 24 febbraio 2020 ore 18.30 INCONTRO CON ANDREA PINOTTI Introduce Anna Daneri Evento collaterale alla mostra GIORNI SEGRETI di Giovanni De Lazzari Fino al 6 marzo 2020

Fondazione Adolfo Pini – Corso Garibaldi 2, Milano 
In occasione della mostra Giorni Segreti di Giovanni De Lazzari, a cura di Anna Daneri, la Fondazione Adolfo Pini organizza, lunedì 24 febbraio alle ore 18.30, un incontro con Andrea Pinotti dal titolo: Sfarfallamenti. Il dischiudersi dell’immagine, a partire da Warburg.

Fra le molte metafore biologiche impiegate da Warburg per render conto della storia delle immagini e delle sue intricate vicende, particolare rilievo assume quella dello sfarfallamento, del dischiudersi della farfalla dalla crisalide. È il sopraggiungere dell'imago, lo stadio adulto e compiuto della vita dell’insetto. A partire da questa metafora, cara anche a Giovanni De Lazzari, Andrea Pinotti rifletterà sulle direzioni diverse, persino contraddittorie, che questo schiudersi può imboccare.

Andrea Pinotti insegna Estetica all’Università Statale di Milano. Si occupa di teorie dell’empatia e dell’immagine, di cultura visuale, di teorie e pratiche della monumentalità contemporanea. È stato fellow di diverse istituzioni di ricerca internazionali. Fra le sue pubblicazioni i volumi: Cultura visuale. Immagini sguardi media dispositivi (con A. Somaini, Einaudi 2016); Empatia. Storia di un’idea da Platone al postumano (Laterza 2011); Estetica della pittura (il Mulino 2007). Nel 2018 è stato insignito del "Wissenschaftspreis der Aby-Warburg-Stiftung".

LA MOSTRA
Fino al 6 marzo 2020, la Fondazione Adolfo Pini presenta GIORNI SEGRETI, la mostra di Giovanni De Lazzari, a cura di Anna Daneri, appositamente concepita per gli spazi di Corso Garibaldi 2.

Il progetto site- specific intende mettere a confronto i diversi nuclei intorno a cui si sviluppa la ricerca dell’artista. Accanto a disegnicollageopere pittoriche e scultoree, sono esposti una selezione di taccuini, attraverso i quali è possibile ricostruire le diverse tappe del lavoro di Giovanni de Lazzari, fin dalla sua genesi. Frutto di un’indagine meticolosa, le opere sono state create dall’artista durante una lunga meditazione solitaria, come evocato dal titolo stesso.
 
 
Le opere in mostra, realizzate da Giovanni De Lazzari a partire dal 2008, seguono il filo conduttore della relazione con la natura, che origina da un processo di osservazione profondo e prolungato. Attraverso il tratto della matita, lo strumento più assiduamente utilizzato dall’artista, immagini e testi prendono forma come miniature nelle pagine dei taccuini che De Lazzari realizza in una pratica quotidiana, fino ad arrivare alla scala architettonica nel wall-drawing realizzato per la mostra. 

Gli elementi vegetali e animali, ricorrenti nei lavori esposti, stabiliscono un dialogo inedito con le decorazioni e gli arredi della casa-studio, oltre che con i dipinti del pittore Renzo Bongiovanni Radice. È il caso del trittico di disegni Abbracci (2013), in cui l’intreccio tra due serpenti crea un’immagine potente sospesa tra amore e morte.

Fulcro della poetica dell’artista è una riflessione sul significato delle immagini, che egli riporta alla radice etimologica del termine. “Pensando alla zoologia mi piace paragonare lo sviluppo delle immagini a quello di alcuni insetti, per i quali lo stadio conclusivo della loro metamorfosi è definito imago”, afferma Giovanni De Lazzari
GIORNI SEGRETI apre a diverse questioni care all’artista, a partire dal senso stesso che la produzione di immagini assume in un’epoca che ne è ormai satura e che vede il loro uso spesso strumentale alla ‘costruzione’ di realtà e alla propaganda. Alla necessità di stabilire una relazione con la natura che vada oltre le logiche estrattive, nell’ottica di un cambiamento di prospettiva che relativizzi drasticamente la posizione dell’essere umano nel mondo. Dal vivere in un mondo di oggetti da manipolare, all’entrare in relazione con un mondo di soggetti.

La tensione prodotta dei lavori di Giovanni De Lazzari sottende ogni sua opera, scaturita dalla sedimentazione di sguardi e di immagini derivanti da momenti vissuti nel presente o che riemergono dalla memoria, così come dall’archivio personale dell’artista, che elude da ordini valoriali estetici precostituiti. L’accostamento, il montaggio e la creazione di relazioni inedite tra pieni e vuoti, tra centro e periferia, porta a riconsiderare i soggetti, in un atto di costante cura per le immagini attraverso le tecniche tradizionali del disegno e della pittura a olio. L’infinitesimamente piccolo assume quindi una nuova importanza, in un’accensione di sguardi e di pensiero che dà finalmente importanza al margine. 

La mostra rappresenta una ulteriore e importante tappa del percorso dedicato all’arte contemporanea che la Fondazione Adolfo Pini ha avviato nel 2016, sotto la guida di Adrian Paci.

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