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venerdì 28 settembre 2018

AGROALIMENTARE ITALIANO ALLA PROVA DELLA BREXIT: VALE IL 6% DELL’IMPORT UK

E’ quanto emerso oggi in occasione del III Forum Agrifood Monitor di Nomisma e Crif 
Con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l’export agroalimentare italiano, ma il primo per Prosecco (4 bottiglie su 10 esportate finiscono in questo paese), pelati e polpe di pomodoro (20% dell’export a valore). Svalutazione della sterlina e tutela delle indicazioni geografiche rappresentano le grandi incognite collegate alla Brexit, alla luce della “sensibilità” delle nostre esportazioni al tasso di cambio e del fatto che quasi un terzo delle vendite di food&beverage “Made in Italy” sul mercato britannico riguardano prodotti Dop/Igp.
  
Bologna, 28 settembre – A sei mesi dalla data ufficiale del divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea (29 marzo 2019) e ancora in mancanza di un accordo sulle modalità di uscita, al III Forum Agrifood Monitor di Nomisma e Crif si è fatto il punto sul ruolo che questo mercato detiene per il nostro sistema agroalimentare e sui rischi collegati ai potenziali effetti della Brexit.
Oltre all’approfondimento tecnico-scientifico curato da Nomisma, il confronto è stato alimentato dai contributi sul tema delle tutele giuridiche di Dop/Igp forniti da Rebecca Halford-Harrison e Claudio Perrella degli studi legali Keystone Law e LS Lexjus Sinacta, dello stato dell’arte del negoziato da parte del vice ambasciatore britannico Ken O’Flaherty e dell’europarlamentare Paolo De Castro, nonché dalle testimonianze di due importanti Consorzi di Tutela di prodotti per i quali il Regno Unito rappresenta un mercato fondamentale, vale a dire Prosecco e Parmigiano Reggiano, nelle persone dei rispettivi direttori Luca Giavi e Riccardo Deserti.
Con un valore vicino ai 56 Miliardi di euro, Il Regno Unito rappresenta il sesto mercato al mondo per import di prodotti agroalimentari e il secondo per consumi a livello europeo (250 miliardi di euro nel 2017). Si tratta di un paese dove l’autosufficienza alimentare non supera il 50% e per tale motivo fortemente dipendente dalle importazioni, in particolare degli (ancora) partner europei, dato che il 70% delle forniture di prodotti alimentari proviene proprio da questi paesi. In tale ambito, l’Italia figura come il sesto fornitore, con una quota a valore vicina al 6% dell’import britannico.
Vista dall’altra sponda, la Gran Bretagna si configura come il nostro quarto mercato di export alimentare più importante, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Un mercato che nell’ultimo decennio ha aumentato i propri acquisti di prodotti del “Made in Italy” del 43%, ben più di quanto fatto nei confronti dei nostri concorrenti francesi o olandesi, ma meno rispetto a quelli spagnoli o tedeschi (+55%). Nei mesi successivi alla dichiarazione di uscita dall’Ue sancita con il referendum e con un sterlina svalutata di oltre il 10% rispetto all’euro, i tassi di crescita delle nostre vendite sul mercato britannico si sono ridotti per poi riprendersi nei primi sette mesi del 2018, quando l’import di prodotti alimentari dal nostro paese ha registrato un quasi +3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Tuttavia, se dal dato dell’export agroalimentare complessivo si passa a considerare quello delle singole produzioni, la rilevanza del Regno Unito assume ben altri contorni.
“I casi di prodotti fortemente legati agli acquisti dal Regno Unito sono numerosi. Basti pensare al Prosecco, per il quale la Gran Bretagna assorbe circa il 40% di tutto l’export, oppure ai pelati e alle polpe di pomodoro per le quali l’incidenza di questo mercato arriva al 20%” dichiara Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.
Tra i prodotti che vantano valori di esportazione più contenuti (sotto i 100 milioni di euro in questo mercato) vanno poi segnalati anche le zuppe pronte e i fagioli in scatoli per i quali UK assorbe circa un terzo del relativo export. Anche i formaggi grana Dop (Parmigiano Reggiano e Grana Padano) contano sul Regno Unito per il 9% delle proprie vendite oltre frontiera. “E parlando di indicazioni geografiche, non bisogna sottovalutare il fatto che tra vini e prodotti alimentari Dop e Ipg finisce in Gran Bretagna circa un miliardo di euro del nostro export “di eccellenze”, vale a dire quasi un terzo dell’intero valore delle esportazioni italiane di food&beverage in questo mercato”, sottolinea Pantini.
Si tratta di numeri importanti che invitano a prestare attenzione all’evolversi nel negoziato in corso tra Ue e Uk, anche perché da come saranno definiti gli accordi di uscita – e da come questi impatteranno sulla tenuta del potere di acquisto degli inglesi e sul sistema delle tutela delle denominazioni di origine - non dipende solo il futuro di alcuni tra i principali prodotti del food&beverage italiano ma anche delle economie locali collegate: basti pensare che per tre regioni italiane (Campania, Veneto e Basilicata), il Regno Unito arriva a pesare fino al 15% sull’export agroalimentare regionale.

Agrifood Monitor è un’iniziativa congiunta di Nomisma e CRIF www.agrifoodmonitor.com

giovedì 27 settembre 2018

La Tiramisù World Cup 2018 apre la ricerca dei giudici di gara




Dall’1 al 4 novembre a Treviso e nelle terre del Prosecco la sfida più golosa per scoprire chi fa davvero “il tiramisù più buono del mondo”
Per la gioia dei golosi di tutto il mondo, la Tiramisù World Cup apre oggi le iscrizioni per diventare uno dei giudici che assaggeranno ben 600 dolci per eleggere quello che verrà eletto il “tiramisù più buono del mondo” nel 2018. Tutti possono partecipare, registrandosi sul sito www.tiramisùworldcup.com.
E’ l’occasione più ghiotta che i “golosi” stanno aspettando già dalla scorsa edizione. La Tiramisù World Cup che si terrà dall’1 al 4 novembre 2018 nelle terre del Prosecco a Treviso va alla ricerca di 180 “giudici buongustai” che faranno parte della giuria che dovrà decretare il “tiramisù più buono del mondo”, sia per la versione “creativa” del dolce, sia per quella “originale” (mascarpone, uova, savoiardi, zucchero, caffè e cacao).
Se per le semifinali e la finalissima (domenica 4 novembre a Treviso) ci sarà quest’anno una giuria di esperti, nella fase delle selezioni (Conegliano, 1° novembre; Pieve di Soligo, 2 novembre; Valdobbiadene, 3 novembre) i “buongustai” verranno scelti fra chi si è registrato nel sito www.tiramisuworldcup.com. Ma non sarà così facile! Quest’anno per diventare “giudice” non basterà la fortuna e l’acquolina in bocca: bisognerà, infatti, superare un mini-test per vedere se si conosce a fondo il regolamento di gara della TWC, la ricetta “originale” e la storia del dolce al cucchiaio per antonomasia. Ci saranno quindi domande come “Gli ingredienti per preparare il tiramisù originale sono 4?”, “E’ consentito sostituire i savoiardi con altri biscotti nella preparazione del Tiramisù Creativo?” E ancora “Nella ricetta creativa è ammesso l’utilizzo di ingredienti alcolici o a base alcolica?”. Sulla base del risultato ottenuto, verrà assegnata una posizione che decreterà se si potrà essere “giudice” in gara, “giudice di riserva” o semplicemente accontentarsi di essere fra il pubblico che osserva i concorrenti.
«Già nella scorsa edizione, con la selezione fra il pubblico presente, abbiamo avuto ospiti stranieri ad assaggiare e votare le centinaia di tiramisù in gara, ma quest’anno vogliamo che arrivino davvero “giurati” da ogni angolo del mondo - spiega Francesco Redi di Twissen, ideatore e organizzatore dell’evento -. Per questa edizione, poi, abbiamo voluto aggiungere questa piccola sfida del questionario da superare per chi vorrà essere nella giuria e che avrà l’occasione di assaggiare quello che potrebbe diventare il Campione del 2018».
La ricerca dei giurati quest’anno è partita da Roma, dove si è tenuto il lancio dell’apertura delle iscrizioni, presso la sala stampa dell’Associazione della Stampa Estera, alla presenza del coordinatore del gruppo del “Gusto” in Italia, Alfredo Tesio. All’evento era presente anche il sindaco di Treviso, Mario Conte, per il quale «il Tiramisù è una motivazione di viaggio accanto agli altri grandi prodotti del nostro territorio, come il Prosecco, appunto, e il radicchio di Treviso. La Marca trevigiana è divenuta famosa per il patrimonio culturale, artistico ed eno-gastronomico che è in grado di offrire ai visitatori.
«La Tiramisù World Cup è un biglietto da visita importante per Treviso e per il Veneto - dichiara Federico Caner, assessore al Turismo della Regione Veneto - . In questo modo, si promuove il nostro brand “Veneto, Land of Venice” che sostiene anche la tradizione culinaria della nostra terra. Quest’anno, poi, il tiramisù si lega alle colline dove nasce un altro nostro prodotto d’eccellenza che è il Prosecco».
Intorno alla gara sono nate molte iniziative: per conoscerle tutte è sufficiente collegarsi al sito www.tiramisuworldcup.com ed entrare nella sezione “Esperienze”. Di più: sempre all’interno del sito, c’è la pagina “Tiramisù Hotel”, in grado di elencare gli hotel associati Confcommercio che offrono un “welcome tiramisù” ai propri ospiti. Dalla sezione sarà, inoltre, possibile ottenere la “Tiramisù Card”: un carnet di convenzioni con bar, ristoranti ed esercizi commerciali associati FIPE-Confcommercio e non solo.
Un
’ultima grande novità è poi la “Tiramisù World Cup Extra”: un set di eventi culturali che permettono di godere in maniera diversa Treviso, dalle “Storie del Tiramisù a Treviso” (31 ottobre) alla “Cantata del Caffè” (3 novembre).
Per la gara, la Tiramisù World Cup ha scelto gli “ingredienti” delle aziende: Matilde Vicenzi (savoiardi), Hausbrandt (caffè), Lattebusche (mascarpone); oltre a loro, anche Astoria Wines, Dolcefreddo Moralberti, Ascotrade, Tognana Porcellane e Best Western Premier BHR Treviso Hotel.

AL VIA LA CALL NAZIONALE PER FORMARE UN TEAM CURATORIALE CHE CONTRIBUIRA’ AL NUOVO PROGETTO DELLA FONDAZIONE ADOLFO PINI: @PINI – CASA DEI SAPERI

La Fondazione invita operatori culturali, studiosi e progettisti di età inferiore o pari ai 35 anni, a presentare la propria candidatura.

I dettagli della Call sono consultabili online al sito www.fondazionepini.net
Scadenza per partecipare: 22 ottobre 2018
Un progetto a cura di Valeria Cantoni

Al via la Call nazionale, indetta dalla Fondazione Adolfo Pini di Milano, per formare un team curatoriale di durata biennale. I cinque selezionati contribuiranno al progetto culturale “@Pini - Casa dei saperi”, a cura di Valeria Cantoni, che avrà inizio da febbraio 2019. La Fondazione invita operatori culturali, studiosi e progettisti di età inferiore o pari ai 35 anni, a presentare la propria candidatura entro il 22 ottobre 2018, secondo le modalità consultabili online al sito www.fondazionepini.net.

Il progetto si inserisce nell’ambito delle attività che vedono la Fondazione Adolfo Pini impegnata nella missione di sostegno e valorizzazione dei giovani talenti nelle diverse discipline artistiche e culturali a Milano. Per statuto infatti la Fondazione sostiene le nuove generazioni attive in tutte le arti: istituisce premi, borse di studio, offerte formative, mostre e altre iniziative. In linea con i suoi obbiettivi e con l’intento di approfondirli e svilupparli, la Fondazione offre a cinque under 35 la possibilità di partecipare attivamente alla costruzione della proposta culturale di “@Pini – Casa dei saperi”. Un progetto che vedrà la Fondazione protagonista di un palinsesto di incontri, workshop e master class, conversazioni e approfondimenti critici, giornate dedicate al cinema indipendente, per uno scambio generativo e multidisciplinare tra giovani studiosi, artisti, curatori, filosofi, musicisti, e per chiunque senta il desiderio di avere uno dialogo culturale vivo e orizzontale.

“In linea con la missione della Fondazione, ci è sembrato urgente dedicare uno spazio, a Milano, all’incontro di diversi saperi e mestieri, dove giovani artisti, studiosi, appassionati o anche solo curiosi possono interrogare i maestri sulle loro pratiche e visioni e scambiarsi esperienze, pensieri e competenze su temi che attraversano la contemporaneità”, dichiara Valeria Cantoni, curatore del progetto e membro CdA della Fondazione Adolfo Pini. “Un luogo dove fermarsi a discutere, dove scoprire nuove passioni intellettuali o artistiche e conoscere persone con cui intraprendere un breve tragitto di strada insieme, anche fuori dalle accademie o dopo l’università. Un circolo aperto e inclusivo la cui missione è finalmente dare la parola ai giovani che hanno qualcosa da dire e da ascoltare”.

Il team curatoriale, selezionato da una commissione composta dal board della Fondazione e annunciato a fine ottobre, avrà una durata biennale. Il suo compito sarà quello di proporre e delineare il programma di appuntamenti del 2019 e 2020. Più nel dettaglio, la Call è aperta a operatori culturali, studiosi e progettisti di diverse discipline che, con il supporto della Fondazione Adolfo Pini, dovranno sviluppare, articolare e definire i vari contenuti degli appuntamenti attorno al tema individuato ogni anno; selezionare i partecipanti delle varie iniziative; assistere e supportare la comunicazione con gli ospiti (gli artisti, le organizzazioni); e altro ancora. Lungo il proprio mandato, il gruppo di curatori avrà inoltre la possibilità di incontrare e attivare scambi di idee e di progettualità con gli artisti e gli operatori culturali italiani e internazionali già coinvolti nei progetti della Fondazione.


Filosofi, designer, antropologi, artisti, architetti, economisti, matematici, musicisti, ecc, saranno invitati negli spazi della Fondazione Adolfo Pini con l’obbiettivo di costruire un luogo aperto e inclusivo di relazioni fertili e trasversali; una vera e propria casa dove si incontrano i saperi e le esperienze e dove si può imparare attraverso la lettura, l’ascolto, il confronto, ma anche l’arte contemporanea inserita nel contesto ottocentesco in un dialogo che offre sempre meravigliose sorprese.

Il budget complessivo annuale assegnato dalla Fondazione per la realizzazione e la produzione delle attività del progetto “@Pini - Casa dei Saperi 2019” è di euro 20.000. A tale importo si aggiunge il rimborso spese per ciascun componente del team curatoriale pari a euro 1.000 nette.

Voluta da Adolfo Pini (1920-1986), uomo di scienza e appassionato d’arte, di musica e di letteratura, la Fondazione, che ha sede in uno splendido palazzo nel quartiere milanese di Brera, ha infatti tra i suoi compiti principali il sostegno delle nuove generazioni in tutte le discipline culturali. Ancora una volta pertanto, tramite questa Call nazionale, la Fondazione Adolfo Pini sostiene i giovani, come già avvenuto per altre iniziative di valore fra cui i progetti dedicati all’arte contemporanea che hanno visto collaborare, sotto il coordinamento  e la direzione artistica di Adrian Paci, studenti di NABA e Brera insieme, i giovani pianisti esibitisi in Fondazione durante Piano City Milano, i giovani scrittori presentati in Pini a BookCity, e la costante attenzione anche ai giovanissimi attraverso l’offerta di laboratori d’arte alle scuole materne e primarie.
Informazioni
Fondazione Adolo Pini
Corso Garibaldi 2, Milano
Tel. 02 874502
www.fondazionepini.it
Facebook: Fondazione Pini
Instagram: fondazionepini

FONTE MARGHERITA: IL RILANCIO PASSA PER L’ALTA RISTORAZIONE

Prossimo obiettivo dell’azienda, acquisita nel 2017 dal 33enne Denis Moro, sono i ristoranti. L’acqua vicentina presenta una bottiglia di design dallo stile rétro
La prossima sfida dell’acqua Fonte Margherita è l’alta ristorazione. E lo fa con una nuova bottiglia di design che nelle forme ricorda le bottiglie di latta che – tra gli anni ‘50 e ‘70 – erano utilizzate dalle famiglie per andare a prendere il latte nei negozi alimentari. Un omaggio alla tradizione del vuoto a rendere che l’azienda ha sempre portato avanti nel suo stabilimento di acqua e oggi, per la prima volta, anche nel mondo della ristorazione.
Il più antico impianto d’imbottigliamento del Veneto – la fonte risale al 1845 - è stato rilevato a un passo dal fallimento da Denis Moro nel febbraio 2017. Il giovane imprenditore ha sfidato il mercato e le multinazionali con una produzione esclusivamente in vetro puntando su sostenibilità, innovazione di prodotto e creazione di una nuova immagine del marchio. “In questi mesi – spiega Moro – abbiamo gradualmente ripreso in mano tutte le fasi dell’imbottigliamento fino a quando Fonte Margherita è tornata all’equilibrio economico e finanziario. Dopo aver ridisegnato l’azienda partendo dalle radici del suo territorio con l’obiettivo di darle una nuova identità, siamo pronti per lanciarla su scala nazionale. È il momento di puntare in alto e far scoprire le acque delle Piccole Dolomiti, tra le migliori d'Italia per leggerezza, con un residuo fisso di 47 mg/l e un Ph di 6.9”.
Il design della nuova bottiglia è stato sviluppato da Vetrobalsamo, produzione bottiglie speciali di Milano. L’intenzione è quella di richiamare la forma della bottiglia di latte attraverso otto facce o coste poligonali. La particolarità è la scritta che appoggia sul fondo - Acqua da bere – una dicitura insolita che vuole sottolineare la qualità dell’acqua minerale, elevandola ad un livello superiore. Il vetro della nuova bottiglia ottagonale è bianco, una trasparenza scelta appositamente per far vedere il prodotto all’interno. Per produrla – spiega Matteo Scarci, responsabile prodotto e marketing - è stata utilizzata una tecnologia a impatto zero, tramite ossiocombustione, che non crea fumi e prodotti di scarto”.
Una scelta etica che si aggiunge alla pratica del vuoto a rendere, a supportare l’impegno nella sostenibilità che muove le decisioni dell’azienda, a partire dalla scelta di Vetrobalsamo. “Abbiamo scelto di collaborare con loro – continua Moro - perché sono tra i pochi rimasti in Italia a lavorare in modo artigianale, percorrendo allo stesso tempo pratiche ecosostenibili”.
La bottiglia nasce per ricordare la tradizione, anche attraverso il design dell’etichetta. Studio e ricerca sono stati alla base di ogni scelta per rispettare l’immagine del marchio: per questo è stato rispolverato un archivio storico di 110 grafiche, studiate e analizzate per ricreare un’immagine iconica e contemporanea, che rispettasse quella originale, riportando nel 2018 l’identità di un’azienda con radici profonde nel suo territorio.
Fonte Margherita
Fonte Margherita nasce ai piedi delle Piccole Dolomiti, il suo è il più antico impianto di imbottigliamento del Veneto, le proprietà delle sue acque sono infatti conosciute dal 1845. L'azienda è formata da due storici stabilimenti: Fonte Margherita (1845) e Sorgente Alba (1971). Nel febbraio del 2017 viene acquisita da Denis Moro, giovane imprenditore dell’alto vicentino, raggiunto l’anno successivo da Nicola Sartore, Ceo dell’azienda metalmeccanica padovana Sariv. Oggi le sorgenti a cui ogni stabilimento attinge sono tre: Camonda e Alba che imbottigliano le diverse acque Fonte Margherita, Alba e Azzurra, insieme alla sorgente Bolfe Giotti, non ancora commercializzata, per un totale di 13 milioni di bottiglie.

A Paestum il Festival delle Mongolfiere dal 29 settembre al 7 ottobre



Il piacere di volare su di un’area archeologica unica al mondo, godendosi dall’alto i templi di Paestum da un punto di vista decisamente privilegiato. Torna come ogni anno il Festival internazionale delle Mongolfiere, che si terrà nelle immediate vicinanze dei templi di Poseidone, Hera e Cerere per consentire ai fruitori di godere di un panorama unico al mondo. La manifestazione, organizzata dall’associazione Vivere Paestum, presieduta da Michele Torlo, è giunta alla decima edizione, ed ogni anno il suo programma attira migliaia di visitatori, attratti sia dalla possibilità di volo che dal desiderio di partecipare alle numerose attività collaterali e - perché no – scattare qualche immagine delle meravigliose mongolfiere coloratissime, che si stagliano nel cielo di Paestum. La manifestazione, che si tiene da sabato 29 settembre a domenica 7 ottobre, ha un ricco programma di intrattenimento e, ovviamente, di volo. Alle ore 11.00 di sabato 29 si terrà l’apertura dell’area villaggio. All’interno parco gioco per bambini, aquiloni, ristoro bar. Alle ore 13.00 nell’area villaggio inizio esibizione degli artisti di strada; alle ore 16.00 inaugurazione e apertura della manifestazione con rilascio dei palloncini in cielo. Alle ore 16.30 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero). Alle ore 17.30 volo vincolato con mongolfiera. Domenica 30 alle ore 7.20 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero) e dalle ore 9.00 fino alle ore 11,00 volo vincolato con la mongolfiera. Alle ore 11.00 apertura area villaggio; alle ore 13.00 inizio esibizione degli artisti di strada nell’area villaggio. Alle 16.30 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero). Alle ore 17.30 volo vincolato con mongolfiera. Lunedì 1 ottobre alle ore 17.00 preparazione e decollo mongolfiere (volo libero). Mercoledì 3 ottobre alle ore 17.00 preparazione e decollo mongolfiere (volo libero) e inizio del gioco chiamato in gergo ‘Caccia alla volpe’ con inseguimento nei cieli tra mongolfiere. Giovedì 4 alle ore 17.00 preparazione e decollo Mongolfiere (volo libero) 2° giorno di caccia alla volpe; alle ore 17.30 volo vincolato. Venerdì 5 alle ore 16.00 apertura bar, e parco gioco per bambini; alle ore 17.00 preparazione e decollo delle Mongolfiere (volo libero); 3° e ultimo giorno di caccia alla volpe con premiazione. Alle ore 17.30 volo vincolato con mongolfiera. Sabato 6 alle ore 7.20 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero); alle ore 9.00 fino alle ore 11,00 volo vincolato con la mongolfiera. Alle ore 11.00 apertura area villaggio; alle ore 13.00 nell’area villaggio inizio esibizione degli artisti di strada. Alle ore 16.30 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero) e alle ore 17.30 volo vincolato con mongolfiera. Domenica 7 Ottobre ultimo giorno della manifestazione, alle ore 7.20 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero) e alle ore 9.00 fino alle ore 11,00 vincolato con la mongolfiera. Alle ore 11.00 apertura area villaggio e alle ore 13.00 inizio esibizione artisti di strada. Alle ore 16.30 preparazione e decollo delle mongolfiere (volo libero) e alle ore 17.30 volo vincolato con mongolfiera. Alle ore 20.30 conclusione del Festival. I voli sono consentiti con condizioni meteo favorevoli.

Predappio, la Notte Europea dei Ricercatori tra film, musica, incontri e aperitivo scientifico



Venerdì 28 settembre dalle ore 18.00 alle 23.00, con film di animazione a teatro, visite guidate al laboratorio CICLoPE, incontri con i ricercatori e musica dal vivo
 
 
 
 
PREDAPPIO (FC) – La Notte Europea dei Ricercatori, ideata dalla Commissione Europea per avvicinare il pubblico alla ricerca in un contesto informale, giunge alla sua terza edizione venerdì 28 settembre. All'evento partecipano in contemporanea tutti i campus dell’Ateneo: Bologna, Ravenna, Cesena, Rimini e Forlì.
 
Ad ospitare l’iniziativa c’è ancora una volta anche Predappio, grazie laboratorio CICLoPE (Centre for International Cooperation in Long Pipe Experiments) realizzato all'interno del tunnel delle Ex Industrie Caproni lungo la Strada Provinciale 47, oggi utilizzato per ricerche avanzate dell'Alma Mater.
 
L’avvio ufficiale di questa Notte Europea 2018 si tiene però alle 18.00 al Teatro Comunale di Predappio (via Marconi 15), con la proiezione del film di animazione “Si alza il vento” del premiato regista giapponese Miyazaki.
 
Ci si sposta quindi nelle Gallerie Caproni, per un aperitivo scientifico realizzato in  collaborazione con il “Panificio Bassini Camillo”, l’associazione per la Promozione del Sangiovese di Predappio, il ristorante “La Vecia Cantena de la Pre”, il ristorante “La Locanda dell’Appennino” e l’azienda agricola “La Pandolfa”.
 
Come negli scorsi anni, si terranno visite guidate al laboratorio (alle 18.30, con replica alle 21.00) con il professor Alessandro Talamelli, docente di Aerodinamica dell'Università di Bologna e direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Aerospace.
 
Alle ore 20.00 docenti del corso in Ingegneria Aerospaziale si alterneranno negli interventi, descrivendo le loro attività di ricerca e i moderni progressi nel campo delle missioni spaziali, in quello del volo senza pilota e in quello delle tecnologie e dei materiali aerospaziali.
 
A concludere la serata, alle ore 22.00, sarà all’Ensemble Orpheus, con un suggestivo concerto all’interno del tunnel con un programma di musiche tratte dal repertorio barocco.
 
L'ingresso è libero.
 

mercoledì 26 settembre 2018

ECCELLENZE ENOLOGICHE: IL VALTELLINA WINE FESTIVAL 2018 SECONDO L’ITALIA DEL GUSTO






Milano, 25 Settembre 2018- L’Italia del Gusto, attraverso il proprio network d’informazione multimediale “Borghi d’Europa”, già da tempo ha avviato un fitto programma per valorizzare al meglio la Valtellina e alcune sue eccellenze, sia enologiche che agroalimentari, con incontri specializzati e mirati dove i produttori possono fare rete raccontando ognuno le proprie esperienze e la propria passione per il territorio.
Parlando di vino, un appuntamento immancabile per l’Italia del Gusto è stato il Valtellina Wine Festival, giunto alla seconda edizione, svoltosi ancora a Chiavenna in alcune caratteristiche location storiche dal 21 al 22 Settembre c.m. .
Una due giorni importante per addetti ai lavori e per gli enonauti, vista la presenza nel principale banco d’assaggio nell’ex Convento dei Cappuccini di 25 realtà vitivinicole valtellinesi e di circa 15 cantine ospiti da tutta Italia accanto (circa 300 etichette in totale!): una cosa estremamente interessante questa, perché nel confronto con altre grandi etichette italiane, il Nebbiolo Chiavennasca ha rivelato la propria poderosa identità, di vino “montano ed eroico” con un’eleganza unica e una struttura importante.
L’intera manifestazione è stato peraltro costruita molto bene, con dei wine lab e dei momenti artistici inseriti nel contesto giusto, segno dell’ottimo lavoro fatto dal Consorzio Vini Tutela di Valtellina, rappresentato dal produttore Aldo Rainoldi.
I giornalisti dell’Italia del Gusto hanno particolarmente apprezzato il Rosso di Valtellina Nettare 2016 della Tenuta Scerscè, il Valtellina Superiore Crespino 2015 della Cantina Rainoldi, il Valtellina Superiore Creazione 2014 di Rupi del Nebbiolo, il Rosso di Valtellina Senza Fine 2013 di Contadi Gasparotti, il Valtellina Superiore Sassella Il Grisone 2015 di Alfio Mozzi, il Valtellina Superiore Grumello San Martino 2011 di Giorgio Gianatti, il Valtellina Superiore Riserva Valgella Dos Bel 2014 dell’Azienda Agricola Folini, ed ancora il Valtellina Superiore Grumello 2013 di Alberto Marsetti, il Valtellina Superiore Riserva 2014 di Dirupi e quello Superiore La Mossa de La Perla di Marco Triacca.
Per quanto riguarda le cantine ospiti, si sono rivelati molto interessanti l’Etna Metodo Classico Gaudensius Blanc de Noir di Firriato, lo Spumante Metodo Classico La Palazzola Gran Cuvee della Cantina Umbra La Palazzola, l’Etna Bianco Gamma 2015 di Federico Curtaz, il Verdicchio Castelli di Jesi Le Vaglie 2017 di Santa Barbara, ed infine il Ghemme 2011 (Nebbiolo) dell’Azienda Torraccia del Piantavigna di Ghemme, in Alto Piemonte.
Dopo il momento del Wine Tasting, gli operatori de l’Italia del Gusto si sono fermati ad assaggiare alcuni piatti della Valchiavenna al Crotto Al Prato, posto molto autentico che ricorda nei sapori la storicità del territorio e dei crotti, le grotte tipiche dove far riposare al fresco salumi, formaggi e vini.
Sono stati provati i caratteristici pizzoccheri bianchi di Chiavenna, il Misto Piòta (costine e salsicce) con patate e polenta taragna, dei formaggi e dei biscotti locali: tutto ottimo, come ottimi sono stati i vini degustati, a partire dal padrone di casa, il Nebbiolo Chiavennasca, in tutte le sue sfaccettature e sottozone di viticoltura eroica.